Viaggio in Kenya

di Fiorella e Stefano –
Amanti della natura in tutte le sue forme, dei paesaggi, degli spazi aperti, dei colori e, non da ultimo, dei sorrisi e del calore che in questo popolo riesci a cogliere tanto da innamorarti come loro di questa terra.
Si va in Kenya!!! La culla dell’umanità.. il cuore dell’Africa, dove si trovano le più svariate specie di animali selvatici di tutto il continente, le riserve più belle, le spiagge bianche, i mari cristallini con la barriera corallina, ma anche paesaggi di montagna e antiche città!! La lingua parlata è lo Swahili, che significa “viaggio”, ed il Kenya è infatti considerato il Paese dei safari. Distese infinite in cui pascolano tranquillamente zebre, antilopi, impala, gnu, giraffe, babbuini, leoni, bufali, elefanti, leopardi, rinoceronti, faraone, geki, formichine…

Con gli amici Franco ed Elena ci affidiamo al tour operator African Safari Club (ASC) e dopo svariate riunioni decidiamo per il soggiorno a Watamu, dove il mare e la spiaggia sono decisamente tra i migliori del Kenya, nonché cinque giorni di selvaggio safari (“Big Five Safari”) nel parco nazionale Tsavo Est ed Ovest, e nei parchi privati Kilimangiaro-Kimana e Masai Mara. Periodo dal 27 luglio al 10 agosto. Costo 780 euro il safari + 806 euro il villaggio a Watamu (in offerta per quel periodo, evvai!!).

Qualche appunto prima di iniziare il diario:
– Gennaio e Febbraio sono i periodi migliori per effettuare questo viaggio in quanto il clima è secco e ci sono notevoli flussi migratori di animali e volatili. Tra marzo e maggio, ed in misura minore tra ottobre e dicembre, si scatenano le piogge. Tra giugno e settembre il clima è ancora piuttosto secco ed inoltre c’è la migrazione delle antilopi dal vicino parco tanzanese del Serengheti e qui ci infiliamo noi!! In questo periodo però purtroppo quasi tutte le spiagge sono invase da alghe.
– Abbiamo scelto ASC in quanto è il tour operator più economico essendo proprietario dei vari lodge/camp ed inoltre dispone di veicoli propri nonché compagnia aerea privata anche per i trasferimenti interni direttamente dal proprio campo fino alla riserva animale o parco nazionale. Gli altri Tour Operator devono invece affidarsi ad agenzie esterne con conseguente lievitazione dei prezzi. I villaggi ASC sono una mezza via tra l’hotel e il villaggio turistico avendo un’animazione discreta! (beh diciamo discreta era nel villaggio a Watamu.. a Shanzu era inesistente!!)
Abbiamo inoltre visto a Watamu i villaggi dei “Grandi Viaggi” e del “Ventaglio”. Nel primo i turisti prendevano il sole vicino a cumuli di alghe puzzolenti, il secondo oltre ad avere la spiaggia impraticabile dalle alghe era pure super isolato..
Avevamo sempre sentito parlare bene di ASC però noi abbiamo avuto degli spiacevoli inconvenienti, che descriveremo ampiamente più avanti; parlando con altre persone ci hanno detto che effettivamente fino al 2004 non c’erano mai stati grossi problemi! Spero che il nostro mese sia stato quello sfortunato altrimenti ..

Prima di partire:
– Come profilassi antimalarica abbiamo usato il Malarone. Controindicazioni: porcacc.. quanto costa..!! 106 euro per due scatole a testa! Ma niente di più… Altri nostri compagni di viaggio che avevano preso il Lariam avevano avuto tutti qualche malessere leggero tipo insonnia, diarrea, ansia..
– Mettete in valigia qualche capo che non usate più, come magliette, cappellini, bandane, pantaloncini, scarpe da ginnastica, sandali.. I kenioti ne andranno pazzi o vi proporranno di barattarle con dei loro manufatti.. Voi invece regalatele, vi sentirete veramente di aver fatto del bene con poco e i loro sguardi di ringraziamento saranno infiniti..
– Abbigliamento: nei villaggi non c’è nessun problema, magari qualche maglioncino per la sera. Scarpette in gomma per i fondali (decisamente “conchigliosi”.), maschera e boccaglio per lo snorkeling. Per il safari giacca antivento, bandana antipolvere da mettere sulla bocca, occhiali da sole e cappellino. Pile/felpona per le ore mattutine più fresche. Un buono zoom per la macchina fotografica (consigliato un 70/210 mm) e possibilmente un binocolo.
– Portate qualche medicinale in più.. aspirine, Aulin, Tachipirina, antibiotici, antidiarretici.. Purtroppo la maggiore causa di decessi infantili non avviene per malaria come saremo portati a pensare ma a causa di comuni infezioni!
– Partite già con Dollari ed Euro che poi cambierete in Scellini Kenioti (1 Euro = .. Sch.K.)
– Per i bambini: caramelle, pastelli a cera, blocchetti, vestiti.. comunque cose piccoline perché il problema maggiore è che .. sono TANTI!! Noi avevamo portato via di tutto un po’ ed è stato molto difficile dover distribuire la merce “equamente”.. Ci sono state scene da “panico” con Elena che correva letteralmente di casa in casa con il codazzo di bimbi mentre tentava di distribuire caramelle ai più piccoli che non ne avevano ancora ricevute; io ho fatto impazzire una classe gonfiando e distribuendo palloncini a tutti!!
– Ed infine ..non fare gli “italiani cafoni” che pensano che tutto sia un loro diritto. Molti dei nostri compatrioti entravano nelle scuole a far foto come se niente fosse e puntavano le telecamere in faccia ai piccoli senza dar loro nulla … un minimo di rispetto in questi casi non guasterebbe!

Ed ora, finiti i consigli/predicozzi.. ecco le nostre vacanze giorno per giorno!!!

Martedì 27 luglio:
Arrivo a Shanzu
Giornata in piena eccitazione da viaggio! Si parte alle 21:30 dall’aeroporto di Milano-Malpensa. Elena ha portato cracker da sgranocchiare ed un numero imprecisato di mele (che a casa le sarebbero andate a male) ed insiste a rifilarcele prima dell’imbarco. Io ne approfitto solamente perché il mio stomachino delicatuzzo puntualmente mi da qualche problema e questa probabilmente sarà la mia ultima occasione di cibarmi di frutta fresca. Si va poi ad imbarcare il bagaglio. Uno dei “difetti” di ASC è di essere molto restrittiva con il peso dei bagagli, max 23 kg a testa incluso il bagaglio a mano.. noi abbiamo usato valigie semirigide e borsoni per il safari. Ci regalano uno zainetto a coppia e poi puntuali ci imbarcano. Il volo è tranquillo (poi io ed Elena soffrendo il ‘mal da movimento’ avevamo preso una specie di droga contro il mal d’aereo che ha l’effetto di rintronarci un po’ facendoci dormire durante il viaggio, e così è stato.).

Arriviamo a Mombasa alle 6:30. Paghiamo il visto di entrata (50 US$, tariffa ufficiale, o 50 Euro! Furbi eh? Cambio 1-1..) il tempo è piovigginoso, saliamo sul pulmino che in circa 40 minuti ci porta all’hotel scelto da ASC, dove pernotteremo 2 notti prima di partire per il safari.
La prima immagine a cui assisto è quella di una donna con pareo multicolore e bimbo sulla schiena a mo’ di fagotto, e penso che come inizio può andare.. questa è l’Africa che conosco dai documentari!
Passiamo poi per la periferia di Mombasa.. Ma dov’è l’Africa di “Pole Pole” (= piano piano) e di “Hakuna Matata” (= nessun problema)?? C’è gente che corre a piedi scalzi tirando carretti, gente vestita all’occidentale, donne in tailleur e donne islamiche con il velo, gente che esce dalla chiesa dei testimoni di Geova (anche qui?!?), clacson sparati (qui vige la legge stradale che chi suona di più ha la precedenza..)
Arriviamo finalmente al Paradise Hotel, facente parte dello Shanzu Beach Resort. Dalla reception dove ci lasciano per il check-in si intravede una splendida piscina ed il verde lussureggiante dei giardini.. nonché delle forme animali strane.. ma si, sono delle scimmiette!! Corriamo a vedere e ne è pieno dappertutto, sono le “blue monkey” di tutte le grandezze che si rincorrono, giocano, saltano .. un divertimento! I maschi hanno gli “attributi” di un bel colore turchese.. molto vanitosi!! Inoltre tutto il parco è popolato da mici che sonnecchiano. Io da brava animalista mi informo dal negretto che ci accompagna alle camere cosa mangiano questi animali. I gatti sono nutriti una volta al giorno mentre le scimmiette.. si arrangiano! Saliti in camera scopriamo come.. Io e lo Ste in terrazzo veniamo “abbordati” da una scimmietta con gli occhietti imploranti.. non possiamo fare a meno di darle qualche pezzetto di fette biscottate fino a che la piccola, forse spazientita dalla mia lentezza, mi prende dalla mano tutto il pacchetto, si sfila le fette biscottate dal cellophane e va a mangiarsele nel terrazzo vicino..a distanza di sicurezza da noi. Di peggio stava succedendo a Franco ed Elena e le loro famose mele.. Dopo essersi pappate i loro cracker al rosmarino (avevano anche quelli normali ma alle piccole non interessavano) sono riuscite ad aprirsi il loro zaino e prendersi una mela.. Yeah.. Meno una!!
Alla fine, chiuse bene le finestre per evitare di ritrovarci i nostri costumi indossati dalle simpatiche bestioline, scendiamo che ci aspetta la colazione buffet delle 10:00. Poi riunione di benvenuto alle 11:00 e pranzo alle 12:00. Come acclimatamento non è male.
Parentesi sul cibo del Paradise/Shanzu Hotel: Franco ed Elena sono buongustai anche se si adattano. Io mangio. Lo Ste apre la bocca ed ingoia. Tutto ciò premesso, farsi 15 gg. in questo complesso potrebbe risultare comunque “pesantino” in quanto, scartate le verdure fresche per i noti problemi di mal (di panza) d’Africa, più di riso/manzo, riso/maiale, riso/pollo, riso/verdure cotte.. non resta molto. Per i nostalgici c’è anche la pasta .. ma dopo il primo “gommoso” boccone ripiegherete al solito riso.. I dolci non sono male anche se sono sempre i soliti ogni giorno. Comunque non morirete di fame eppoi siamo in Africa.. non si viene qui per la novelle cuisine!
Ultimato il programma mattutino, e cibato qualche micetto, (si perché vabbè che vengon cibati ma non hanno comunque l’aspetto sano della nostra micia di casa e soprattutto di quello ‘cicciotto’ della gatta di Franco ed Ele) andiamo a farci un breve riposino per “digerire” la notte passata in viaggio.
Ci troviamo alle 15:30 per fare una capatina in spiaggia con l’intenzione di fare il bagno ma ci rinunciamo a causa delle forti ondate e soprattutto dell’assalto dei venditori che ci sono nel lungo mare… Appena entriamo in spiaggia infatti notiamo il filo di demarcazione villaggio/spiaggia pubblica. Dall’altra parte ci “puntano” immediatamente i negretti del luogo e in anglo-ispanico-italiano ci invitano ad oltrepassare il filo e andare da loro in Kenya!
Noi da bravi italiani curiosi e bramosi di nuove conoscenze accettiamo e ci troviamo già catapultati in fitte trattative.
Lo Ste è “marcato a uomo” da Sanson che gli propone i suoi safari, io sono tampinata simultaneamente da Franzina ed i suoi parei e da un venditore di statuette in legno, Franco ed Elena sempre compatti sono fermi con altri venditori. Alla fine io contratto 3 animali che non volevo + 1 animaletto più piccolo in omaggio al costo di 25 US$+1 penna+1 braccialettino che avevo addosso.. Lo Ste intanto da un altro ha concluso lo stesso affare a soli 10 US$.
Io avevo letto che per trattare bisogna dimezzare il prezzo del 50%.. altroché.. solo che il mio era partito da 65 $.. Praticamente loro sparano un prezzo altissimo, noi dobbiamo esagerare al ribasso fino a che dopo circa un quarto d’ora di trattativa si arriverà al prezzo reale dell’oggetto! Mettetevela via e abbandonate i ritmi cittadini a cui siete abituati.. qui gira così!
Tra una trattativa ed un’altra i beach-boys ci dicono che domani mattina sarà bassa marea e se ci troviamo in spiaggia presto si potranno osservare molti pesci, conchiglie e stelle marine.. vabbèe.. si vedrà.. forse.. può darsi.. se ci svegliamo..
Dopo un po’, esausti, usciamo dalla spiaggia-Kenya e ritorniamo alla spiaggia-Italia dove un animatore alla faccia dell’animazione discreta ci blocca e ci fa usare le residue energie in un’appassionata partita di beach volley dove le urla si sprecano più delle azioni!
Dopo cena visto che al villaggio non c’è nulla di particolare, propongo agli altri di uscire dal villaggio per andare a vedere il paesino di Shanzu ma fuori dalla sbarra del villaggio il buio è pesto, iniziamo a raccontarci storie di horror, le ombre nella notte sono sempre più cupe.. insomma alla fine non ci siamo fidati e siamo ritornati sui nostri passi verso il nostro villaggio..ed i nostri letti.



Giovedì 29 luglio:
Giornata a Shanzu
Seguendo i consigli dei beach boys ci alziamo molto presto e alle 7:15 siamo già in spiaggia per vedere ciò che la bassa marea ci regala.
I nostri amici, quasi lo sapessero con certezza, erano li ad aspettarci e quindi a farci da guida. Con loro a seguito passeggiamo nella zona di bassa marea e vediamo stelle marine bellissime di un rosso vivo, ricci che si muovono nei palmi delle mani facendoti il solletico, il disco fish, uno strano pesce rosso un po’ piatto che in acqua si agita ed ancheggia come se stesse ballando in discoteca, granchi come se piovesse, gli “stronzi di mare”, la cui forma e colore si possono immaginare, e se li prendi in mano ti fanno la pipì, eppoi ancora bellissime conchiglie tigrate, il “verme di mare” tutto morbido che si allunga fino a 2 metri e pesciolini vari. E’ pazzesco ti verrebbe voglia di portarti a casa qualche bellissima conchiglia come souvenir, ma tutte e dico tutte sono abitate!! Non ce la faremmo mai a lasciar morire via seppur qualche minuscolo abitante di questo ecosistema!! Alla fine del giro lasciamo 10 US$ di mancia alle nostre guide improvvisate.
Alle 10.00 abbiamo il ritrovo alla reception per fare snorkeling alla Marina, che si trova a 10 minuti dal villaggio, e con l’occasione ci informiamo per il safari che dovrebbe iniziare il giorno dopo.
Notiamo un po’ di trambusto al banco informazioni.. ci avviciniamo.. ascoltiamo un po’.. poverini a quei ragazzi lì hanno annullato il safari.. a questi altri lo hanno spostato.. ma di quale safari parlano?? Il NOSTROO?!!?!!?!!!!!! La povera rappresentante di ASC Raffaella (tra l’altro era arrivata ieri con noi e non era molto istruita su come funzionasse la struttura) non sapeva più cosa dirci se non proporci di restare a Shanzu tutta la settimana ed iniziare il safari la successiva.. Ma siamo pazzi???
Eravamo in 13 persone con l’unica certezza che il safari era stato annullato. Grosso errore a non informarci prima!! Ma non siamo dei tedeschi boccaloni, siamo Italiani e abbiamo pagato!! Le più incavolate siamo come al solito noi donne. Le imprecazioni e minacce in anglo-italiano si sprecano. Si va dal “telefonerò ai miei avvocati” al “qui salterà qualche testa se non avremo subito risposte chiare”!!!!.
Elena, di indole calma, avendo prenotato presso l’agenzia viaggi in cui aveva lavorato si limita a dire la sua tranquillamente ed invia un sms al suo agente viaggio. Io non potendo fare niente mi inserisco tra i vari gruppetti a fomentare gli animi. Lo Ste è tranquillo che prima o poi tutto si risolverà e se ne sta da parte tanto che mi viene quasi da picchiarlo da quanto è calmo. Franco è pure lui incavolato. Alla fine otteniamo che avremo una risposta certa alle 16.00 del pomeriggio, perché nessuno di noi accetta l’offerta di Raffaella di restare in hotel a Shanzu per altri 7 giorni!!
Nel frattempo avevamo già perso 3 pulmini per il nostro snorkeling. Arriva un quarto pulmino e gli chiediamo di portarci lì lo stesso. Purtroppo quando arriviamo scopriamo che gli altri erano già tutti usciti e non si poteva più raggiungerli. Maledizione all’ASC! Aspettiamo un po’ fino a che il gruppo arriva e lì scopriamo che non ci siamo persi nulla..:acque torbide e correnti forti, non si riusciva a vedere nemmeno un’alga sul fondale! Approfittiamo comunque del pranzo a buffet e ritorniamo al villaggio. Lo Ste preferisce tornare con il pulmino mentre io Franco ed Elena, impavidi degli attacchi dei venditori, ci facciamo scaricare a Shanzu-Villaggio-Turistico, alle porte del villaggio ASC.
Il pomeriggio viene ripartito fra spiaggia e piscina fino a che alle 16:00 si torna alla reception per il temuto responso di ASC.. Che ne sarà di noi?? Ci propongono di ritardare la partenza del safari di ‘soli’ 2 giorni…
A malincuore comunque accettiamo e già le nostre menti stanno cercando di organizzarsi su cosa fare nei due giorni successivi.. qui in albergo non c’è molto a parte nuotare in piscina o sfamare i micetti con i wurstel della colazione…
Andiamo così in spiaggia ‘diritti come fusi’ a contrattare con David un’escursione all’Isola di Wasini a 40 US$ a testa. In spiaggia mi ritrovo alle costole Franzina con i suoi foulard. Mi chiama pure per nome e si ricorda anche la scusa che le avevo raccontato per farla stare buona due giorni fa. Le compero un foulard, (non ne avrei bisogno) a 10 US$ (altri ragazzi al villaggio interno ne avevano presi due per la stessa cifra ..’pasiensa’..).
Alla sera c’è una serata a tema: canti e danze con mostra di quadri, statuette e pure lo sciamano che illustrava le sue erbe per tener puliti i denti, quelle per le donne incinte, per il mal di pancia, il ‘viagra’ locale, le trappole artigianali per i topi.. tutto attraverso quello che madre natura fornisce. Stiamo lì un po’ ad ascoltare musica africana, poi Franco ed Elena si ritirano e noi ci stendiamo su una sdraio bordo piscina a cercar di vedere qualche stella cadente mentre una micia nera che bazzica lì attorno ne approfitta per adagiarsi sulle nostre morbide pance e farci un po’ di fusa.. Goodnight babeee!!!

Venerdì 30 luglio:
Giornata forzata a Shanzu
Mattinata all’insegna della crocodile holiday ovvero ‘vacanza del coccodrillo’, come la chiamano i beach boys, ovvero sole, sdraio e piscina, con però una nuova capatina ad osservare ancora i fondali scoperti dalla bassa marea. Ci accordiamo con Christopher per uno snorkeling con il suo catamarano per 5 $ a testa ed alle 11:00 in punto siamo sulla sua imbarcazione. Beh imbarcazione è un parolone.. trattasi di un insieme di legni legati assieme e pure tanto di vele-lenzuoli, il tutto a dare un’idea di come potrebbe essere un catamarano.. ma dai.. siamo in Africa!! Si inizia a fare snorkeling!! Franco ed Elena da bravi sub hanno le loro maschere e boccaglio mentre io e lo Ste prendiamo quel che capita. Quel che capita a me è uno schifo di maschera larga che continuava a calarmi dagli occhi facendomi entrare acqua. Dopo che la Elena pazientemente me la stringe (Ste e Franco erano già in piena osservazione subacquea) inizio allora a bere dal boccaglio.. è troppo largo non riesco a metterlo bene in bocca.. uffi.. Dopo numerosi tentativi falliti anche a causa delle forti correnti anche Elena si stufa di starmi appresso così io passo un quarto d’ora buono attaccata ad una boa arancione ad osservarne le formazioni alghifere verde-violacee, mentre gli altri vedono pesci vari tra cui anche un pesce palla ed una murena e Christopher se la ride di me!!
Abbattuta e sconsolata non mi fa stare meglio neppure vedere la Elena con le nausee da mal di mare al ritorno dallo snorkeling.. che tristezza.. forse mangiare qualche cosa mi farà passare il malumore..
Ci salutiamo con Christoper con l’accordo di ritrovarci nel pomeriggio quando ci porterà a vedere il vero Shanzu Village e non quello turistico che si trova sulla strada prima di entrare nell’area dell’ASC.
Alle 15:00 ritrovo sulla spiaggia con Cristopher e Francisco. Iniziamo a camminare sulla sabbia ed attraversiamo altri complessi turistici vicino al nostro fino a sbucare allo Shanzu ‘turistico’. Dopo un po’ che camminiamo arriviamo da un gruppo di ragazzi con le bici e con il sellino posteriore imbottito.. Dalle contrattazioni tra loro e Christoper capiamo che saranno il nostro mezzo di trasporto fino al villaggio di Shanzu. Timidamente saliamo (il mio autista era molto mingherlino.. poveretto!) e vai… in ordinata fila indiana ci portano per circa 1 km e ci fanno scendere vicino ad una strada che si inoltra all’interno del villaggio. Qui i primi bambini iniziano a fare capolino: turisti bianchi = caramelle!.. Apriamo un capitolo sui bimbi: noi avevamo portato da casa blocchi, penne, giochini per loro.. ma al villaggio non siamo riusciti a distribuire nulla! Ogni volta che mettevamo mano allo zaino i piccoli ci venivano incontro con le manine tese speranzosi. Ed erano taanti!. Come caramelle io avevo un pacco di dietorelle (non ironizzate.. io le avevo prese perché senza zucchero e anti-carie e non perché i destinatari fossero in soprappeso!!) letteralmente evaporate in pochi minuti. Panico! I nostri accompagnatori ci vengono in aiuto acquistando due pacchi di caramellone appiccicose che vengono consegnati a me ed Elena. Riescono pure ad allinearci i bimbi in fila indiana cosicché noi potessimo iniziare con la distribuzione.. La fila ha resistito 20 secondi dopo di che avevamo l’ammasso di bimbi addosso.. Da qui fino alla fine del giro è stato tutto un rincorrerci, i grandicelli più furbetti che si mettevano le caramelle in tasca e ne chiedevano altre e i più piccoli che le tenevano strette in mano attenti a non farsele rubare.. Ad un certo punto Christopher vedendomi impacciata, che non mi ricordavo più a chi le avevo distribuite e a chi no, mi ha tolto il sacchetto dalla mano e ha iniziato a distribuirle lui, dando delle scudisciate con uno straccio ai più sfacciati. Elena invece correva di casa in casa consegnandole a chi non ne aveva ricevute sempre con il drappello di bimbi che le trottava dietro con le mani tese..
A parte queste scene il villaggio ci è sembrato sì sporco e disordinato, ma comunque a modo suo organizzato in quanto la gente si dava da fare e faceva dei piccoli lavoretti o aveva le gallinelle e le capre che pascolavano fuori dalle case. Ogni tanto qualche cumulo di sporcizia e qualche gatto che lo sovrastava probabilmente a caccia di roditori. C’era anche chi si era organizzato con un banchetto di frutta ben disposta, in una piazzetta c’era gente che ‘pregava’: musica altissima con canti e balli.
Ci dicono che in questo villaggio vivono 15.000 persone e ci sono ben 20 scuole di cui una per gli orfani; comunque sono troppe, aggiungono. Qui muore 1 bimbo ogni settimana e non per malaria, come pensiamo subito noi, ma per infezioni comuni. Normalmente mangiano riso e manioca (una specie di patata dolce) carne e latte di capra. L’acqua si compera, guai bere quella che si trova non confezionata!! Verso la fine della nostra passeggiata ‘turistica’ vediamo ai bordi del villaggio delle belle case bianche con terrazzini e recinzioni di filo spinato. Ovviamente ci dicono sono abitate da bianchi e che costano 90.000 US$. Ritorniamo così al nostro complesso. Ennesima contrattazione per la mancia e salutiamo i nostri accompagnatori. Passiamo la serata post cena a cercare dove, secondo programma appeso nella hall, dovrebbero proiettare delle diapositive tedesche sui safari. Nell’affannosa ricerca di questo luogo finiamo pure per visitare una parte di villaggio chiusa ai turisti perché in ristrutturazione, ma neanche lì troviamo le tanto agognate diapo safaro-tedesche. Mesti ci andiamo a fare una birra e nanne presto.

Sabato 31 luglio:
Gita all’isola di Wasini
Ed eccoci alla prima alzataccia ‘pre-safari’. tanto prima o poi dovremo abituarci!! Oggi è prevista la gita al parco marino di Watamu contrattata con David due giorni fa. Alle sei puntuali, sotto ad un limpido cielo stellato, siamo alla sbarra in attesa di David e dei suoi. Arriva un pulmino.. ci avviciniamo, ma il mezzo prosegue.. non sono loro.. Dopo altri “falsi arrivi” alle sei e venti siamo ancora lì ad aspettare e mugugnare quando finalmente arrivano. C’è Moses, autista “di mondo” come avremo poi modo di constatare e altri due tizi, ma non David. Nel pulmino ci sono anche una coppia di tedeschi, padre attempato e figlioletto seienne, simpatici a prima vista, un po’ più pesanti alla seconda, ed insopportabili a fine viaggio.
Dopo qualche km il pulmino si ferma (per la colazione pensiamo noi!), ci fanno scendere e con qualche giro di parole ci vengono infine chiesti più soldi di quelli pattuiti. Lì inizia un po’ di baraonda e la lite decolla quando chiediamo che ci portino a fare colazione come stabilito con David; non ne vogliono proprio sapere. Alla fine il prezzo resta quello concordato ma ci paghiamo la colazione, ben 4 dollaroni in sei (una cavolata per noi però è il principio che vale!!!!)!!. A questo bell’inizio si aggiunge la pioggia, la Ele che sente il mal di motore (abbiamo constatato che dalla bici in su qualsiasi mezzo di trasporto le fa venire le nausee..), il rubicondo tedescone che continua a parlarci nella sua incomprensibile lingua e a ridere a squarciagola. insomma il nostro umore non è esattamente come quello di una scolaresca che si accinge alle vacanze estive e stiamo tutti sprofondati in cupo silenzio (tranne il tedescone ovviamente, eh eh).
Fuori il paesaggio scorre tra piccoli villaggi immersi nel verde, scorci di vita con bimbi che giocano, e pure un gruppo che sta ‘braccando’ delle galline, donne variopinte che camminano con le loro gerle.. Dopo un’ora e mezzo arriviamo al molo. Noleggiamo 2 maschere ed 1 pinna a 4 euri (ed anche queste dovevano essere incluse, grr..) e si sale in barca. Il motore fa fatica a partire e noi assistiamo divertiti ai vari tentativi di accensione (manca solo che restiamo qui.) ma piano piano il mezzo si avvia e alla folle velocità di 4 nodi molto ond..ulati partiamo. Dopo un pò ci dimentichiamo delle disavventure mattutine: ci sono.. i delfini!! Lì, vicini alla barca, liberi!! In coppia e spaiati, bellissimi!! Dopo un paio di giri per farceli rimirare ben bene si torna sui nostri passi, o meglio sulle nostre onde, verso il parco marino. Circumnavighiamo l’isola di Wasini (P.S.: l’ASC in questa stessa escursione ed al doppio del prezzo ti porta solamente davanti all’isola!) osservando il colore del mare che cambia dal blu intenso al turchese mano a mano che digrada verso la costa. L’ondulazione della barca intanto aumenta finché l’elica del motore si incaglia in qualche cosa, e il motore, che finalmente aveva cominciato e girare bene si inceppa e si spegne. Ordinaria amministrazione, siamo in Africa, “pole pole” tutto si sistema!! Fintanto che i nostri capitani districano le radici impigliatesi nella pala e provano a riavviare il motore l’imbarcazione ondeggia di qua e di la. e dal mio stomachino iniziano a risalire tutti e 4 gli euro della colazione e parte della cena della sera precedente. Anche la Ele non ha il solito colorito fiorito delle sue belle guanciotte rosee ma lei aveva preso la “droga” ed era quasi alla pace dei sensi con quella espressione semi assorta. Prima che a causa mia cambiasse la colorazione dell’oceano si riesce a ripartire e sempre accompagnati dai delfini ci tuffiamo a fare snorkeling vicino ad una bianca isoletta che a poco a poco verrà ricoperta dalla marea. Momento di panico; la maschera a noleggio mi è grande, entra acqua…mi sembra di aver già vissuto la scena!! Lo Ste mi dà della ‘stordita’. Franco mi presta la sua, la Ele me la sistema amorevolmente e finalmente riesco a cacciare la testa sott’acqua e nuotare. Evviva!! Il paesaggio marino è particolarmente generoso: pesci pagliaccio, pesci farfalla, pesci tigre, enormi stelle marine e spugne nonché coralli di tutti i tipi (per le nomee dei pesci si ringrazia Franco ed Ele, provetti sub; io e lo Ste abbiamo visto solo molti bei pesciotti colorati!). Dopo essere risaliti in barca ci dirigiamo verso l’isola di Wasini vera e propria per il pranzo. Sbarchiamo di nuovo con lo stomaco un pò in subbuglio e saliamo al ristorante terrazzato dove tutta la tavola è addobbata con fiori e petali gialli e fucsia!! Il panorama e soprattutto il menù ci fanno passare tutti i possibili malesseri. Si inizia con l’antipasto di crocchette di ceci e cipolla fritti su olio di cocco. Gnam. Primo piatto di riso dolce, cotto nell’acqua di cocco con una cremina strepitosa sempre al cocco e pomodoro. Pezzo forte (e il più divertente da mangiare) il granchio che deve essere aperto abbattendo più o meno violentemente sulla corazza e le chele un pestello in legno, tipo matterello! Schizzi a parte il contenuto è delizioso, Rignam!! Figurarsi cosa non è volato tra getti e pezzi di corazza!! (io avevo l’odiato tedeschino seduto alla mia sinistra che infieriva sul povero cadavere di crostaceo.. e se io schizzavo un pò di granchietto, dalla parte sua mi arrivavano schegge intere di chele!!).
Si continua poi con triangoli di pane morbido africano con alghe cotte (buone!) e chili piccante, quindi pesce dentato e patate al pomodoro. Per finire il dessert di frutta tropicale e caffè con zollette rosa di cocco. A questo punto nemmeno il figlioletto del tedescone che, finito di schizzare cibo, tocca qualsiasi pietanza e soprammobili sotto lo sguardo benevolo (!?) del padre riesce a toglierci il sorriso soddisfatto e satollo. Finito il pranzo veniamo condotti al villaggetto adiacente dove i bimbi si accalcano festosi e speranzosi di qualche bon bon o penna. Ritorniamo verso le 18.00 con Moses che nel frattempo si è fatto un bel pisolino e durante la traghettata per attraversare il fiume riesce a farsi tamponare da un’auto finendo però con una risata, riesce a “tener buone relazioni” con la polizia keniota ed infine abbordare e scambiare i numeri di telefono con due negrette.. Nell’ultimo km di strada si fermerà pure a caricare un’amica.. molto carina, l’amica.. Siamo veramente soddisfatti della giornata ma il pensiero vola diritto verso il safari che inizierà domani mattina!! Andiamo in camera a preparare la sacca con qualche cambio per i prossimi 5 giorni! Magliettine zebrate ‘attira predatori’ e via!! Per la serata, tanto per cambiare, non c’è niente di organizzato in hotel ma chi se ne importa?!? A letto presto che domattina è il grande giorno!

Domenica 1 Agosto:
Inizio Safari – Tsavo Est
Tanti auguri allo Ste, tanti auguri allo Ste overtrentenne.. non c’è miglior modo di festeggiare un compleanno o no?? La sveglia è alle 4:45 e alle 6:00 siamo già sulla nostra jeep zebrata che ci porterà allo Tsavo la riserva animale più grande del Kenya con un’estensione di circa 20.000 kmq. tra foreste di baobab ed acacie dai colori intensi!!
Abbigliamento da veri safaristi: cappello a falda larga, occhiali da sole, giacca antivento e bandana antisabbia sulla bocca. Ovviamente macchine fotografiche reflex zoom 28-80 e 70-210 mm per primi piani belve nonché macchinetta digitale, rullini e batterie a go-go. Tutto è perfetto. In totale siamo una ventina di persone distribuite su tre jeep, la maggior parte dei quali nostri compatrioti con i quali si è creata una bella intesa tranne.. beh con i nostri tre compagni di jeep. Apriamo una piccola parentesi sui queste persone: furono soprannominati “facoceri” dal resto del nostro gruppo (termine derivante dal muso ‘lungo’ dell’animale in questione). Verso la fine del safari abbiamo capito che si trattava di una coppia di fidanzati trentenni + la sorella quarantenne di lui, una triade perfetta ed in sintonia fra loro. Infatti le due componenti femminili erano la prima preoccupata che leoni, elefanti, gazzelle, tacchini, formiche. non interagissero con noi entrando nella jeep o nelle tende. La seconda (maestra ‘zitella’ d’inglese delle medie) si preoccupava soprattutto di quanta esperienza avessero le nostre guide e pretendeva che non andassero fuori pista alla ricerca degli animali (si sa, i leoni preferiscono sdraiarsi ai bordi della strada ed aspettare i turisti..). Entrambe non volevano dormire su campi tendati o non protetti da sbarramenti e si sinceravano che i nostri accompagnatori fossero sempre armati anche al costo di farsi deridere dai responsabili dei lodge ai quali chiedevano le cose più disparate per sentirsi sicure. Io non so quanto possano aver apprezzato del fatto di essere in mezzo alla natura selvaggia, sicuramente si sarebbero rilassate di più se fossero andate a qualche zoo in Italia! Il maschio del gruppo non si pronunciava, bastavano già le parole continue delle sue donne.
La convivenza è stata comunque pacifica ed educata, con una leggera punta di panico quando all’ultimo giorno di safari si rifiutarono di sedersi al nostro tavolo (inc… con noi??) ma vi furono costretti dal cameriere, ih.. ih..!!
Chiusa questa parentesi partiamo verso lo Tsavo Est, regno incontrastato degli enormi elefanti rossi. Prima di entrare al parco le jeep si fermano ad un villaggio masai lungo la strada. Mentre l’autista ci spiega che con 7 $ a testa possiamo visitarlo e fotografare qualsiasi cosa, ci vengono incontro i masai addobbati a festa, uno addirittura con l’orologio digitale.. sentiamo odore di bufala per turisti e chiediamo di poter andare oltre mentre le altre due jeep si fermano. Varchiamo così la soglia del parco, il terreno è rosso (PS: qualcuno potrebbe raccoglierci un po’ di terra?? Ce ne siamo dimenticati!), la savana è arida con qualche piccolo alberello e dei cespugli. In mezzo a questo panorama subito un’atletica gazzella ci attraversa la strada a pochi metri dalla jeep. Sembra che voli da quanto è aggraziata nei movimenti. E’ solamente la prima di tanti animali ma tutti noi siamo già in fibrillazione con le bocche spalancate e le macchine fotografiche iniziano a clicchettare! A ruota seguono due ippopotami ben immersi in una pozza (sono animali notturni ed escono dall’acqua solamente la notte per cibarsi di qualche . tonnellata di erba..), gazzelle, impala, zebre a righe nere e ..rosse (eh si, tutta la terra), tacchini selvatici, giraffe ed una coppia di struzzi, il maschio bello nero e bianco e la femmina grigetta un pò più sciatta e finalmente un branco di enormi elefanti rossi con tanto di piccoli.
Praticamente siamo sempre in piedi con la testa fuori dal tetto. Il nostro autista intanto ci sta facendo fare le corse perché dalla radio lo hanno informato più in là della presenza di leoni! Arriviamo così alla scena più emozionante di tutto il safari, quella che ricorderemo con maggiore intensità ed alla quale nessun documentario ci aveva mai preparati: notiamo sulla nostra destra due bisonti africani, di una mole pazzesca, fermi, in attesa.. Un terzo bisonte a circa 100 m sulla nostra sinistra, in piedi, circondato da quattro leonesse e presentava una vistosa macchia rossa di sangue sul retro. Lo stavano divorando vivo… Inutile per lui provare a scappare. Era in trappola e non riusciva muoversi se non per girarsi con il muso tentando inutilmente di scacciarle come si fa con le mosche.. Le leonesse da parte loro sapevano che oramai il bisonte non poteva più reagire e quindi non si preoccupavano più di tanto di finirlo. Non era necessario… Abbiamo assistito per quasi mezz’ora alla scena con il binocolo.Da una parte le leonesse, una per una, con il muso dentro la natica squarciata della povera bestia, dall’altra lo sfortunato animale ancora in piedi!!! Crudele come non mai… Alla fine il bisonte non ce l’ha più fatta ed è rovinato a terra e tutti noi siamo stati sollevati pensando che finalmente per lui fosse finita la sofferenza ed il dolore. Potete immaginare il raccapriccio quando dopo mezz’ora che le signore della savana stavano ancora banchettando, il bisonte ha trovato non si sa quali forze ed ha provato a rialzarsi, riuscendoci quasi! Dopo pochi ma interminabili minuti la povera bestia è crollata a terra questa volta definitivamente e noi ci siamo diretti al Voi lodge per il pranzo anche se avevamo decisamente tutti lo stomaco chiuso.
Arrivati al lodge abbiamo iniziato a guardarci intorno: il Voi lodge infatti è situato sulla cima di una collina, in una posizione veramente splendida. Le camere, il ristorante e la piscina sovrastano il parco ed una pozza artificiale alla quale gli animali vengono per abbeverarsi. All’ingresso veniamo accolti da un geco e da una famigliola di toponi! Io e la Ele da vere amanti degli animali ci facciamo fare una bella foto dallo Ste divertito poiché non capisce come mai ci teniamo tanto a farci fotografare con delle ‘pantegane’ senza coda. Gnurante!! Questi sono i famosi ‘topi della roccia’ ed appartengono alla famiglia delle procavie!! Alla fine abbiamo pranzato molto bene e come gran finale abbiamo scoperto che si può scendere dal lodge tramite dei cunicoli che arrivano praticamente giù alla pozza! Che emozione, abbiamo assistito da un metro di distanza all’arrivo di una famiglia di elefanti con tanto di piccolino (beh si fa per dire).. che si sono abbeverati e lavati fino a che sono stati letteralmente scacciati da altri quattro elefantoni più vecchi e navigati!!
Prima di risalire sulla jeep io e lo Ste incontriamo e salutiamo Moses che era venuto ad accompagnare degli Italiani che avevano prenotato un mini safari con i beach boys e avrebbero pernottato qui. Che invidia! Rimontati sulla jeep, il nostro autista ci riporta nella zona dell’imboscata. Due delle leonesse killer sono infilate all’interno di grosse tubature accatastate per terra. Sono lì, spaparanzate e satolle a pancia all’aria e gambe aperte a farsi la pennichella post pranzo. L’autista ci porta proprio di fianco, ed è buffo vedere questi spietati felini da 150 chili ronfare tranquilli come la nostra micia di casa.. ora ci fan quasi tenerezza..
Usciamo dallo Tsavo per arrivare al Camp tendato dell’ASC; il Crocodile Camp! All’ingresso c’è un ponticello di legno, che sovrasta uno stagno molto curato pieno di fiori, dove ci accolgono due iguane che pigramente sono costrette a buttarsi ‘a mare’ per farci passare! Il camp è praticamente di lusso: piscina e tenda con aria condizionata e WC. Dopo aver fatto check-in e lasciato i “facoceri” a disquisire su perché il camp non abbia recinzione lo Ste tenta di fare un bagno in piscina per togliersi velocemente il rosso-Tsavo dalla pelle prima di accorgersi che un omino aveva appena versato un liquido sospetto verdognolo, probabilmente un qualche non-molto-salutare disinfettante; dopo una lunga doccia andiamo a vedere il panorama dai bordi del campo. A ridosso c’è un fiume che scorre con immersi parecchi ippopotami. Ma l’attrazione principale del Camp sono ovviamente i coccodrilli che dopo la nostra cena accorrono per la loro cena, ovvero pezzi di ossa di mucca gettati vicino al fiume dal guardiamo che sbatte un pezzo di metallo e li chiama a squarciagola.. MAARY, ROOSY, GIUUSY..
Di solito arrivano circa una ventina a banchettare.. la sera che eravamo lì noi sono saliti timidamente 4 ‘crocchi’.. e non sembravano certo patiti.. Incuranti dei flash con la loro flemma si sono pappati i pezzettoni di bovino e sono stati lì a digerire.. Lo Ste intanto offriva giustamente da bere a tutti i presenti.. Auguri Vecio!! E lì io scoprivo l’Africoco, un buonissimo liquorino a.. che gusto sarà mai?? Quattro chiacchiere e poi si va alla tenda! Ovviamente ci vantiamo con i ragazzi delle altre jeep di aver visto tutta la scena del “Buffalo Party” delle leonesse esibendo le prove fotografiche dalla macchinetta digitale dello Ste, (gli altri essendosi fermati al finto villaggio masai non avevano visto nulla) ed inizia così tacitamente una gara a chi colleziona più animali feroci.. Intanto 1 – 0 per noi!!

Lunedì:
Tsavo Est ed Ovest
Sonno breve visto che alle 5:30 c’è la sveglia e alle 6:30 la partenza. Ci gustiamo l’alba facendo colazione (o viceversa?). Davanti alla terrazza dove si mangia ci sono ancora 3 ‘crocchi’ (vedi ‘coccodrilli’) dalla sera precedente (erano troppo ‘ciompi’ per entrare in acqua..). Rimontiamo sulle jeep e rientriamo allo Tsavo Est per uscirne poco dopo facendo tappa forzata al paesino di Voi.. la nostra jeep ha qualche problemino ed ha bisogno di un check-up! Mentre viene riparata noi ne approfittiamo per visitare la scuola lì vicino. Io ed Ele consegniamo qualche regalino per i piccoli alla maestra e poi ci mettiamo a gonfiare palloncini ed a distribuirli ai bimbi che ci guardano ad occhi sgranati. Sono tutti dolci e teneri e tendono le manine speranzosi di aver il loro regalino.. quando i palloncini finiscono e la maestra ci domanda se non ne abbiamo altri ci sentiamo sprofondare.. Non ci eravamo aspettati così tanti piccoli da soddisfare ed è impossibile scegliere chi accontentare e chi no. Dopo averli salutati usciamo dalla scuola appagate nell’aver ricevuto così tanto da questi bambini pur facendo così poco.. Che mi stiano venendo istinti materni?? D’altra parte nella vita non serve porsi obiettivi troppo ambiziosi altrimenti si finisce per non apprezzare mai nulla e così anche questa scena resterà scolpita indelebile nei nostri cuoricini!! J
Ripartiamo con il mezzo rimesso a nuovo e dopo un po’ di strada asfaltata rientriamo nello Tsavo ad ammirare l’altopiano Yatta con la più grande colata lavica del mondo. Camminiamo un po’ fra le rocce nere vulcaniche e risaliamo sulla jeep dopo aver accuratamente scelto ognuno la sua “pepita” ricordo. Arriviamo poi nello Tsavo Ovest. Qui c’è un altro panorama rispetto a ieri: la terra è sempre rossa ma tutto è molto più brullo, con rovi e sterpaglia ovunque. Di animali vediamo solo delle gazzelle nane (sono le uniche che non rischiano di riportare qualche scorticazione in mezzo a tutte queste spine..!!). Su una pozzanghera ammiriamo quattro ippopotami ed un coccodrillo ma per il resto è il nulla. Schiacceremmo anche un pisolino in mezzo a questa desolazione ma la strada non può essere che a tema.. sembra di andare in tagadà da quanto è sconnessa.. Ovviamente le battute si sprecano: dalla cellulite che viene debellata alla similarità dell’effetto sexy centrifuga-lavatrice (cosa che alla Elenuzza bisogna ben spiegare visto che quando sente parlare di lavatrice pensa subito ai panni sporchi di polvere ..).
Il pranzo è al sacco (panino con polpetta ed uova sode.. neanche in colonia!!) presso una più che secondaria ed isolata uscita del parco. Abbiamo mezz’ora ma basterebbero solamente dieci minuti. Per passare il tempo giochiamo al lancio delle uova, secondo noi immangiabili ma che vengono alquanto apprezzate da dei babbuini nelle vicinanze. Finito il ‘lauto’ pasto veniamo scortati da delle guardie armate (chebbello, ci proteggono, pensiamo noi.. invece è per proteggere gli animali.. nel caso fossimo ‘noi’ dei bracconieri! Tse!). La strada prosegue con ancora più buche di prima.. non si sa come ma ‘l’abbiocco’ post pranzo coglie un po’ tutti quanti.. il silenzio cala nella jeep: lo Ste, Franco ed io ciondoliamo con la bolla al naso mentre Elena è con lo sguardo vitreo sicuramente in preda agli effetti soporiferi della sua ‘droga’. Il “dolce” dondolio del mezzo fa il resto.
Dopo un pò si ha la velata sensazione di non respirare molto bene.. apro gli occhi e scopro di aver pure problemi alla vista.. insomma l’interno del pulmino è tutto rosso, la sabbia non so come si è infilata all’interno e fluttua nell’aria depositandosi ovunque (ne avremmo trovata anche sulle mutande!)!!. Messa la bandana davanti alla bocca e chiuso nelle varie custodie le macchine fotografiche dopo un pò il pulmino si ferma e veniamo letteralmente circondati da un gruppuscolo di Masai intenti a venderci qualunque cosa.. Presi dal panico da tanta merce a prezzi stracciati prendiamo una lancia masai in legno intagliato e ferro battuto a soli 150 K.Sh. (poco più di un euro!!) che ora fa bella mostra appesa nei nostri salotti e subito ci saremmo pentiti di non averne acquistate di più come souvenir. Si riparte ed entriamo finalmente in territorio Masai, valorosi guerrieri un tempo e ora un popolo di pastori, che vivono negli spazi aperti del Kenya e della Tanzania. Essi perpetuando antiche tradizioni e vivono come i loro antenati secoli fa, noncuranti del passare del tempo. Sono alti e slanciati con bei lineamenti, noti per la loro audacia e il loro coraggio, si solito i Masai non si vedono mai senza la loro lancia ben affilata.
Qui tutti quanti, dalla gente intenta a lavorare o pascolare le capre, ci salutano sbracciandosi. I bambini addirittura ci corrono dietro, incuranti del polverone! E’ molto toccante, pur essendo consapevoli che non avranno niente da un mezzo in corsa ci accolgono festanti nel loro territorio.. e noi come al solito ci sentiamo felici di ciò ma anche un po’ in imbarazzo essendo i soliti turisti “danarosi” che comunque facciano o donino sarà sempre troppo poco!
Verso le 18.00 arriviamo al Leopard Lodge, in territorio Kilimanjaro-Kimana con vista meravigliosa sul Mount Kilimanjaro (se solo andassero via le nuvole dalla cima!).L
Subito dopo il check-in, malgrado la necessità di una doccia approfondita ed i vestiti che implorano di essere cambiati, andiamo in esplorazione. Anche questo campo è veramente bello, immerso nel parco Ambroseli con la pozza d’acqua per gli animali davanti alla terrazza panoramica dove c’è la zona ristorante e pure una piscina. Uno gnu circola tranquillamente e anche qualche Masai. Ciò che colpisce a prima vista è il loro abbigliamento estremamente pittoresco con sgargianti drappi rossi e blu avvolti attorno al corpo. Le donne di solito si adornano con larghi collari piatti fatti con perline e hanno fermacapelli multicolori. Attorno a braccia e caviglie portano massicce spirali di rame. Qui nel campo però sono solo per coreografia, infatti ci chiedono se vogliamo fotografarli.. ma no money, no photo.. pertanto salutiamo e li lasciamo ad altri turisti più sfacciati! Alla fine si va tutti alla meritata doccia tranne lo Ste che, abbordato un giovane Masai, parte con le ‘ciacole’..

Martedì 3 agosto:
Safari al Kilimanjaro Kimana
Solita sveglia antelucana (5:30..), the-caffè veloce e partenza alle 6:00. Fa piuttosto freddo. L’alba è avvincente, sul chiarore appena accennato del cielo spiccano le forme scure degli alberi di acacia e lunghi colli di giraffe che ci osservano. Dopo avere ammirato qualche iena, facoceri e gnu ecco scorgere una figura in movimento sinuoso nell’erba.. è un ghepardo che ci cammina a fianco!! Dopo aver cercato di segnalare l’avvistamento con i fari alle altre jeep (qui non si può usare il walkietalkie – altro motivo di preoccupazione dei nostri compagni ‘facoceri’ L) partiamo all’inseguimento, disturbando non poco il felino che era senz’altro in cerca della ‘colazione’. Lo immortaliamo prima mentre cammina nell’erba a fianco alla nostra jeep, poi quando “segna” il territorio su un albero, ed infine mentre ci attraversa la strada e salta sopra un altro albero con graziate ed agili movenze. Verso le 9:00 torniamo al campo esaltati più che mai e pavoneggiandoci con gli altri ragazzi che avevano visto il ghepardo solamente di sfuggita nell’erba. Punteggio 30 – 0!! Raccontiamo la nostra avventura persino ai camerieri che ci servono la colazione e tutti ci fanno i complimenti, e ci dicono che il ghepardo è piuttosto raro da vedere!
Sempre gasati alle 10:00 partiamo per il secondo safari e salutiamo il Kilimangiaro (ancora offuscato dalle nuvole!) visto che questo safari terminerà alla pista privata dell’ASC dove ci aspetta un bimotore che ci porterà al Masai Mara, a ben 800 km da Mombasa.
Vediamo qualche altro animaletto, ma oggi ci siamo già guadagnati la giornata! Anche questo safari dà le sue soddisfazioni; la strada costeggia un fiume dove gazzelle e facoceri vanno ad abbeverarsi, verrebbe voglia di scendere, stendere la tovaglia a quadroni e fare un pic-nic assieme a tutti gli animali tanto ci sentiamo parte del loro habitat! Vediamo anche alcune antilopi giganti. Finalmente ci fanno scendere, non lungo il corso d’acqua ma in un pianoro dove si può salire su una torretta ad osservare il parco Kimana. Qui c’è un raduno di zebre, antilopi, gazzelle, facoceri nonché qualche elefante, siamo vicini al confine della Tanzania e fra una nuvola e l’altra si ha pure qualche scorcio delle cime sempre innevate del vulcano Kilimangiaro, di quasi 6000 metri.. cosa chiedere di più!
Arriviamo quindi al ronzino da 20 posti che in un’ora di volo ci porterà al Masai Mara, il parco più famoso del Kenya. Saliamo e quando a balzelloni l’aereo si lancia sulla pista sterrata per prendere il volo io e la Ele ci guardiamo intensamente negli occhi e con grande apprensione ci rendiamo conto che nessuna di noi due ha preso la “droga” per il mal d’aereo!! Panico!! Il nostro stomaco viene sballottato su e giù.. il cervelletto a sinistra e destra contro la scatola cranica! L Ho solo delle Travelgum scadute che divido con la Ele.. Ovviamente l’effetto è nullo (a pensarci bene, visto che erano scadute, forse è stato meglio così..). Io stringo tra le mani l’apposito sacchettino concentrandomi intensamente sul mio stomaco mentre Ele, più delicata ed ‘allenata’, riempie accuratamente il suo con la colazione mattutina.. I nostri uomini in questi momenti sanno che abbiamo bisogno più che mai del loro supporto.. quindi se ne stanno tranquilli e zitti per evitare che gli venga lanciata oltre a qualche imprecazione pesante anche il sacchettino con tutto il suo contenuto!
Chi invece è riuscito a godersi il viaggio, data anche la bassa quota di sorvolo, ha potuto osservare un panorama meraviglioso, la cima del Kilimangiaro tra le nuvole, coccodrilli nel fiume, villaggetti masai e gli splendidi colori della savana!
Finalmente atterriamo, la Ele dal suo colorito potrebbe fare la comparsa in sala autopsie per C.S.I.-Kenya, io ho un mal di testa ‘fotonico’ e nessuno osa rivolgermi parola..
Il Mara Buffalo Camp è proprio all’interno del Masai Mara. I furbastri dei Masai hanno dato in locazione decennale all’ASC il terreno su cui costruire il campo. In cambio ASC oltre a pagarli (si pensa) profumatamente deve anche non farli incavolare.. quindi raccomandazioni a noi di non fotografare gli indigeni ed in generale di starcene tranquilli.
Mentre osserviamo il nostro camp non capiamo come mai ci siamo affannati a fotografare tanti animali quando ora davanti all’entrata dei nostri lodge, quasi in posa circolano liberamente zebre, babbuini, gazzelle, gnu e pure (scoperto più tardi, alla sera) un ippopotamo.
Mentre la Ele con gambe malferme si trascina verso il letto, noi andiamo a pranzo e ci prepariamo al safari delle 15:00. La Ele non ce la fa, è sfinita, e noi le promettiamo che fotograferemo il più possibile, che le racconteremo tutto e che la penseremo tanto… Il paesaggio è molto diverso dai precedenti.. questa è vera Savana africana di colore giallo paglierino con immense distese erbose sulle quali spicca raramente qualche verde albero di acacia. La cosa bella è che la nostra jeep con un nuovo e panzuto autista era costretta ad addentrarsi in mezzo all’erba della savana tra guadi e fuori pista alla ricerca di qualche animale nascosto. Yaahuuuu!! E la cosa ancora più bella era stare in piedi con l’aria secca a sferzarti la faccia cercando di ‘puntare’ con lo sguardo qualche animale!! Purtroppo qui pare che gli animali siano ben nascosti.. più di qualche Topo (=gazzella Masai), gnu e giraffe altro non si vede. Eppoi assistiamo all’ennesimo attacco isterico della maestra d’inglese torinese che è letteralmente terrorizzata dal terreno accidentato e che si ripropone di starsene a casa l’indomani (evvai!!!)… Ce ne ritorniamo per il the sulla terrazza vista fiume con tanto di ippopotami che spruzzano e si ‘lamentano’.
Qui purtroppo dobbiamo abbandonare il fare da gradassi che ci aveva contraddistinto nei giorni precedenti: le altre due jeep si erano imbattute in una leonessa con la sua preda. Punteggio attuale 30 – 15. Ma restiamo ottimisti. la gara è ancora aperta! Domani c’è un mega-safari della durata di un giorno intero!! Dopo cena un negretto ci accompagna dietro al ristorante dove c’è un grosso ippopotamo che ha trovato accoglienza qui nel campo dopo essere stato ferito e cacciato dai suoi simili. Il “piccolino” si nutre di soli 90 kg di erba a notte!! Rimaniamo impressionati dalla sua mole enorme anche perché non ne avevamo mai visto nessuno allo scoperto fino ad ora! Nel campo c’è anche un recinto dove ci sono gli animali in convalescenza raccolti feriti nel parco. Ce ne andiamo a letto presto accompagnati da un micio rosso che si accampa davanti il bungalow di Franco ed Ele, nonostante sia io che gli do alcune salsiccette prese al buffet! Ingrato!

Mercoledì 4 agosto:
Safari al Masai Mara
Oggi Gran safari al Masai Mara, detto anche il Parco dei Leoni!! Gran Safari “de ‘sta ceppa”!!
Premetto che nei mesi di luglio-agosto (eccoci qua!) si possono incontrare molti animali selvatici quali zebre, antilopi, gazzelle e gnu che, migrando verso nuovi pascoli, si fermano ad abbeverarsi lungo le rive dei fiumi. E questi spostamenti vengono seguiti dai grandi predatori: leoni, leopardi, ghepardi e iene. Qual periodo migliore quindi di quello attuale??!?
Alle 9:00 si parte. Ci sono 10°C. Nonostante i buoni proponimenti la maestrina è lì.. seduta vicino all’autista e (forse per esorcizzare la paura) continua a parlargli rivolgendogli le domande più disparate.
Si ripercorre più o meno il tragitto di ieri pomeriggio, questa volta solo su strada sterrata e gli animali si lesinano. Per fortuna il conducente di un’altra jeep avvista una leonessa che se ne sta fra i cespugli spaparanzata con la sua preda, una zebra già cadavere (..e per fortuna vista la precedente esperienza). La ‘miciona’ stava riposando.. noi le siamo andati ben vicino, riprendendola da tutte le angolazioni! (abbiamo dovuto trattenere Franco che voleva scendere ad accarezzarla.). Dopo di ciò ci siamo diretti a vedere gli unici tre rinoceronti (dono del vicino parco della Tanzania, il Serengheti) che vengono tenuti sempre vicini e sotto controllo in un area protetta ed isolata, essendo appunto i soli esemplari di tutto il Kenya. Abituati a tanti animali liberi e selvaggi ci è parso di essere accompagnati allo zoo, non che ci fossero recinti, ma si sapeva già dove andare per vederli.. a colpo sicuro! Non c’eravamo abituati..troppo facile!! Dopo altro vagare con la jeep ce ne stiamo un’oretta a pranzare su un bivacco allestito apposta per noi e nel quale il nostro autista, dal fisico decisamente ‘tracagnotto’, ci ha ‘dato dentro’ alla grande! Alle 15:00 si riparte e anziché continuare col safari ci viene proposto di visitare un villaggio Masai al costo di 6 euro a testa. Alle nostre domande all’autista per sincerarsi che non fosse una ‘visita per turisti’ come il villaggio precedente ci viene risposto che in fondo cosa sono 6 euro per noi che ne paghiamo più di 600 per il solo safari. La risposta fa imbestialire soprattutto Franco, non è per essere taccagni ma siamo ben 4 jeep con 6/7 persone a jeep il totale moltiplicato per 6 euro a cranio.. la cifra è piuttosto notevole per i loro parametri! I ‘facoceri’ sono ovviamente pro-villaggio, lo Ste e la Ele avrebbero la curiosità di vederlo. Io e Franco preferiremmo continuare col safari. Alla fine tutte le jeep convergono verso il villaggio. Lungo la strada notiamo molti Masai che portano al pascolo mandrie di bovini e capre (la loro ricchezza) e donne con otri pesanti sulla schiena (come le leonesse fanno loro i lavori più faticosi.) che si riforniscono d’acqua nelle stesse pozze usate dagli animali!! Ma che razza di anticorpi avranno?? Il villaggio ha forma ovoidale con le abitazioni disposte lungo il perimetro esterno l’una accanto all’altra a proteggere il bestiame che viene radunato al centro per la notte. L’intero perimetro è recintato con rami aguzzi e spinosi che proteggono sia i masai che il bestiame da iene, leopardi ed altri predatori.
All’interno è sistemato l’immancabile mercatino di manufatti locali con prezzo ovviamente contrattabile.. Franco decide di non venire. Noi entriamo e veniamo accolti da una fila di donne agghindate che ci cantano una canzone-nenia di benvenuto. Alcuni si fanno fare le foto assieme a loro (il commento: cheppuzza che emanano!!). Con lo Ste e la Ele iniziamo a girovagare mettendo il naso dentro le abitazioni.. ciò che sembrava argilla nella composizione delle pareti era invece un altro tipo di materiale da costruzione: MERDA. Le abitazioni infatti sono costruite dalle donne con rami e erba intrecciati e poi rivestite di letame. Spiegato quindi anche l’odorino delle signore. Oltre a ciò dentro “casa” c’è anche qualche vitellino o capretta, troppo piccoli per passare la notte all’aperto e quindi tenuti amorevolmente a dormire con loro. I Masai hanno un legame affettivo con il loro bestiame: ogni animale ha una ‘voce’ ed un temperamento particolare che la famiglia conosce bene. Si cantano canzoni che descrivono la bellezza fisica di certi capi di bestiame ed esprimono affetto per loro. I tori dalle grandi corna ricurve sono particolarmente apprezzati ed i vitellini vengono trattati con tenerezza e coccolati come se fossero bambini appena nati. Apperò!!!
Intanto gruppuscoli di bimbi ci osservano dall’esterno delle loro abitazioni. Sono tutti sorridenti e pieni di mosche. Lo Ste si fa spiegare alcune cosucce dalla guida Masai: ci sono 120 persone nel villaggio in 40 abitazioni. I giovani portano gli animali al pascolo mentre i vecchi (oddio.. sopra i 30 anni!!) stanno nel villaggio o nelle immediate vicinanze. Le donne, oltre a raccogliere l’acqua dalle pozze, fanno lavori con le perline. Le madri decidono quali dei loro sei/sette figli, a seconda della predisposizione ed attitudine personale, dovrà perpetuare la tradizione masai e così verso i 14 anni di età gli istruiscono sugli usi e le cerimonie antiche che segnano il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Gli forano i lobi degli orecchi con delle forbici modellandoli con pesanti orecchini di perline. Gli altri figli verranno mandati a studiare. Ovviamente questi ultimi sono quelli che gestiranno il business, imparando l’inglese e trattando gli affari con i bianchi, e non abiteranno nelle cascine ‘puzzose’.
Mentre noi stiamo all’interno del villaggio, Franco è fuori ad assaporare il silenzio della savana ed osserva il conducente della Jeep dei nostri amici che scruta con il binocolo in cerca di tracce. Il nostro autista è invece impegnato a chiacchierare con i Masai del villaggio. Alla fine si ritorna. La maestrina continua a chiacchierare in inglese con l’autista.. ed onestamente non se ne può più della sua voce. E’ freddo ed il sole inizia a scendere. Ce ne torniamo in fretta e furia al nostro campo e dopo un po’ arrivano i nostri amici tronfi dalla vista di una cucciolata di leoncini. Con questo il punteggio è di 30 – 1000 per loro!!!! Noi quattro siamo veramente incavolati. Io non mi sento neppure troppo bene, ho qualche linea di febbre, la Ele sempre amorevole mi presta il suo pile della Nike (mi sta proprio bene..rischia la ragazza!! J).
Ci troviamo in camera nostra prima di cena e decidiamo il piano d’attacco: domani c’è l’ultimo safari al Masai Mara detto, ripeto, il Parco dei Leoni.
1° fase: discorsetto ai ‘facoceri’ affinché se ne stiano seduti dietro e buoni in silenzio senza distrarre l’autista e senza attacchi di panico.
2° fase: discorsetto all’autista che deve fare il possibile (anche andando fuori strada) per farci vedere qualsiasi cosa semovente. Ste propone di dare la mancia proporzionale in base agli animali che ci farà vedere, ogni leone 5 dollaroni.
Franco che oltre a essere un ‘compagnone’ sa anche essere molto incisivo e diretto assolve durante la cena al compito con i ‘facoceri’ (i quali fanno orecchie da mercante essendo stati ben contenti della giornata e dell’autista!?!). Dopo le pappe si sta un po’ fuori seduti attorno al falò e poi nanne.

Giovedì 5 agosto:
Alle 5:00 siamo già a fare colazione, bisogna arrivare per primi alla jeep per prenderci i posti davanti e parlare subito all’autista. Ghe penso mi!!! Gli faccio un sermone basato sul fatto che gli altri hanno visto più animali di noi e che non siamo stati contenti dei safari precedenti.. e lui risponde che è solo questione di fortuna. Quando arrivano gli altri la maestrina insiste ed ottiene di sedersi come al solito in fianco all’autista e Franco finisce dietro con la coppia.
Si parte alle 6:00 per il primo safari. L’alba è mozzafiato. Vediamo in lontananza una mongolfiera che si muove molto vicina al suolo e che avrà sicuramente una vista eccezionale. Il costo di un giro è di circa 500 euro a testa.. Li vicino c’è anche un lodge per soli giapponesi (eh si anche qui.. pochi, ma ci sono) che pagano circa 1000 $ a notte; noi ipotizziamo che per quella cifra invece di avere le gazzelle e le zebre in giardino come da noi, loro abbiano leoni e leopardi addestrati che gli fanno le fusa ai piedi del letto. Il secondo ed ultimo safari è dopo colazione, dalle 10:30 alle 12:30. Assaporiamo per l’ultima volta l’aria della savana sul viso e questo panorama infinito anche se di animali non v’è traccia. Come gran finale ci portano dove sguazzano gli ippopotami.
Saluti all’autista con mancia 0 da parte di Franco ed Ele, 5 dollari da parte di Ste (“Good driving but bad sighting..”) e Fiò (litigando da parte mia che erano troppi) e ben 10 dollari dai tre facoceri (pure taccagni!).
Pranziamo per l’ultima volta nel bellissimo camp e diciamo bye bye ai gatti, gazzelle, zebre e babbuini del giardino. Si torna sulla costa. Alle 14:30 ci imbarchiamo nel solito bimotore da battaglia (io ed Ele ci eravamo ben drogate.. nanne per un’ora di volo) e atterriamo su un verde praticello sempre di proprietà ASC. Da qui ci riportano tutti al Paradise di Shanzu e ci lasciano soli all’ingresso con i nostri bagagli. Panico.. noi dobbiamo andare alla bellissima Watamu.. avevamo già rischiato prima di restare a Shanzu!!
I dubbi iniziano a serpeggiare soprattutto quando la nostra amica Giulia trova lì il fratello che doveva essere a Watamu da ben tre giorni e che invece era stato ‘parcheggiato’ lì..
Per fortuna dopo un’ora di congetture, richieste alla reception, controllo nella stanza bagagli che non ci fossero le altre valigie destinate a Watamu .., arriva un pulmino super moderno (si.. negli anni 40.) con molti meno posti di quanti fossimo noi. Hakuna Matata!! Sistemati i bagagli per terra, come per magia dal corridoio centrale spuntano dei sedili senza schienale permettendoci di incastrarci tutti, e così ben compattati si parte! Il mezzo ha qualche difficoltà a tenere il minimo del motore dando ogni tanto qualche segno di cedimento nel tenere i giri… Ad una media di circa 40 km orari veniamo ad un certo punto sorpassati da un camion che fa un rientro piuttosto brusco spigolandoci e tranciando di netto lo specchio laterale. Hakuna Matata!! Ci si ferma per un controllo dei danni e con difficoltà dopo qualche “finta” si riparte. Al primo dosso i 40 km orari diventano 20 e poi c’è il crollo. Ci ritroviamo in mezzo alla strada fermi sul dosso, al buio ed a fari spenti. Hakuna Matata!! Dopo aver urlato all’autista di accendere almeno i fari si riparte sempre più a fatica. Dopo un altro paio di pause di riflessione del motore lungo il ritorno (ormai facevamo la hola ogni volta che riprovava a partire) arriviamo finalmente alle 20:30 al Watamu Beach Hotel. Bacio del terreno, check-in ed assalto al Buffet!!
E che buffet!! Nessun paragone con quello dello Shanzu. Zuppa e pasta per iniziare (pure la matriciana e la carbonara, buone!!), supreme di verdure crude e cotte, delizie di carni alla griglia e al forno e squisitezze di dolci vari, mousse, gelatine e budini di tutti i gusti. Con in più i formaggi, stagionati e non, serviti dal cameriere. Eh si, dopo tanta fatica quale posto migliore per ritemprare lo spirito!!

Venerdì:
Watamu:
Dolce far niente tra spiaggia e piscina attendendo con ansia le ore pasto. Conoscenza dei beach boys locali e contrattazione del giro alla laguna di Mida Creek a 25$ a testa per domenica (siamo in 11 persone) con inclusa scorpacciata di aragoste. Acquisto sempre in spiaggia di belle ciotoline a 200 sh. (scopriremo che al mercato dei turisti praticamente te le tirano dietro). Alle sei e mezza di sera al bar della spiaggia c’è l’happy hour e io e lo Ste non ce ne saremo persi neanche uno! Cena ‘abbuffosa’ e serata disco organizzata al villaggio (finalmente!! Altro che Shanzu!!). Lo Ste poco avvezzo alle danze mi propone di andare romanticamente ad osservare il cielo stellato dalla scogliera dove si trovano gli alloggi più belli vista mare!! Effettivamente la stellata è notevole ma fa freddo, tira una bava paurosa e ci stiamo a ghiacciare così l’osservazione è molto veloce e si torna dagli amici bordo pista.

Sabato: la mattina facciamo un giro in paese sempre ‘scortati’ dai nostri amici beach boys. Io ed Ele ci prenotiamo dei bellissimi sandali con le perline a circa 10 US$ che saranno pronti l’indomani. Si ritorna al villaggio a finire la mattinata ai bordi della piscina dove io e la Ele ci lanciamo con l’acquagym, altra attività che assieme a biliardo, bocce, scacchi, pallavolo e tante altre è contemplata qui a Watamu! Più che acquagim dalle movenze sembra acqua-gin .. inutile dire che le urla e l’acqua al petto coprono fortunatamente le nostre (beh più mie) mancanze attitudinali in questa attività, e comunque abbiamo quasi imparato a contare in Swahili per merito del nostro piccoletto ma molto ‘tonico’ istruttore.. che braavee!!! Dopo il lauto pranzo ci ‘fiondiamo’ tutti e quattro in spiaggia poiché alle 13:30 c’è la bassa marea e si può raggiungere a piedi l’Isola dell’Amore e della Tartaruga!! Non possiamo evitare un giovane beach boy che insiste ad accompagnarci nonostante gli diciamo che non abbiamo soldi. Alla fine gli diamo qualche cosa, ma perché ci lasci da soli!! Insomma siamo due coppie innamorate in piena sintonia in questo mare verde azzurro e vogliamo godercelo!! Ci fotografiamo a quattro ed a due cercando di non rovinare con le nostre buffe espressioni il paesaggio da cartolina.
Prima di cena abbiamo preso l’abitudine di farci una partitella al calcio-balilla. Siamo anche molto portati, nonostante ci continuiamo a scambiare i posti perché non si capisce chi sia “migliore” in attacco o in difesa. Addirittura l’Herr Direktor (svizzero) del villaggio si mette ad osservarci e dopo pochi colpi mi prende rudemente per le spalle, mi sposta e senza dire ‘ne ah ne bah’ si mette al MIO posto a giocare (‘sto sozzone maleducato..). Io col sorrisetto stampato me ne sto lì a guardare e a far finta di tifare. Il clou si ha quando l’Herr Direktor se la prende con un povero cameriere per una sciocchezza e gli fa una lavata di capo davanti a noi condita da vari fuck.. Schiavista!!

Domenica 9 agosto:
Gita a Mida Creek
Siamo in 11, più 4 persone aggiunte all’ultimo momento. Non siamo molto entusiasti di ciò in quanto avevamo confermato ieri a Michael il numero esatto delle persone soprattutto per le aragostone che dovevano essere procurate fresche fresche.. Alle 9:00 puntuali arrivano i nostri beach boys Michael, Ozman e ‘Ravanelli’ e quando gli diciamo delle quattro persone extra. beh business is business.. Hakuna Matata, il posto si trova!! E così i tre beach boys si mettono simultaneamente con i loro cellulari a riorganizzare il tutto. Dopo mezz’ora arrivano due pulmini e siamo tutti sistemati. Attraversiamo il paese con puntata in pescheria a ritirare il nostro pranzo e dopo una mezz’oretta si arriva all’approdo dove troviamo il battello ad aspettarci. Oltre a noi c’è una coppia di napoletani; il marito è il cugino del cantautore Roberto Vecchioni e lui e la moglie sono ospiti nella sua casa qui a Watamu. Il cantautore è molto amato dai kenioti dato che ha dedicato il suo ultimo CD a Malindi ed inoltre sua moglie Daria sta aprendo una scuola per bambini poveri a pochi km da qui. Ci raccontano delle vicissitudini avute con l’aereo dato che hanno viaggiato con la ora defunta North East Airways e che stanno spendendo pochissimo dato che i pescatori vanno a casa loro a vendergli il pesce e che solo il giorno prima si erano sbafati 1 kg di gamberoni al costo di soli 400 Sch. (5 Euro!!) Io e la Ele “puntiamo” un bel tatuaggio fatto con l’henne alla caviglia della signora. Ci dice che ce l’ha da una settimana e così decidiamo di farcene fare uno l’indomani alla spiaggia da sfoggiare tornate a casa! Nel frattempo abbiamo attraccato all’isoletta dove pranzeremo. Mentre i nostri beach boys preparano il pranzo su dei barbecue noi veniamo condotti a visitare un villaggetto abitato da uno smilzo ed incanutito capo villaggio, le sue dieci mogli e gli innumerevoli figli. Diamo qualche souvenir ai piccoli chiedendoci come abbia fatto il vecchietto a conquistare le dieci pulzelle! Presto fatto. Ci fanno sedere sotto una capanna ad assistere ad una danza di corteggiamento. Maschi attenzione!! Il ‘vecio’ prende una postura tipo ballo del qua-qua mimando un gallo e le fanciulle in fila indiana che ancheggiano ed urlano (beh, sicuramente era una canzone.). Anche qualcuna del nostro gruppo viene invitata al ballo, forse con la speranza di farla entrare nell’harem (ah ah). Dopo lo spettacolino ritorniamo al nostro isolotto dove le braci sono pronte. Ci accomodiamo e ci viene servito il riso al cocco, il polipo con un sughetto saporitissimo, da farci scarpetta col pane abbrustolito, il king-fish un pesce bianco simile al pesce spada ed il piatto forte, le mitiche aragostone!! Frutta come dessert e non si può fare altro che distenderci un pò a digerire.. peccato che il sole se ne sia andato! Dopo un’oretta si parte per lo snorkeling ma visto il brutto tempo e soprattutto la digestione ancora in corso molti non si lanciano nelle fredde acque. E così io e la Ele ci limitiamo a lanciare del pane in acqua per vedere i pescioloni che ci mangiano dalle mani e a controllare i nostri uomini che con maschera e pinne nel frattempo sono scesi in acqua. Durante il tragitto in barca passiamo davanti al villaggio Ventaclub, isolatissimo e con la spiaggia sporchissima. Tutti i villeggianti sono attorno alla piscina. Ci riteniamo fortunati di essere con ASC soprattutto dopo che veniamo sbarcati davanti al villaggio Blue Bay de I Grandi Viaggi; qui gli ospiti prendono il sole in giardino perché in spiaggia ci sono enormi cumuli di alghe con un puzzo da discarica! Finita l’avventura torniamo al nostro villaggetto dove passiamo una tranquilla serata con i nostri amici.

Lunedì:
Ultimo giorno al villaggio! La mattinata ci troviamo con il nostro beach boy Michael che ci deve accompagnare alla scuola degli orfani dove vogliamo lasciare ai piccoli le ultime cose rimasteci. Prima però passiamo a ritirare i nostri sandalucci!! Splendidi, 3000 Sch. di quattro paia! Dopo di che veniamo portati alla scuola dove ci sono una trentina di bambini cristiani e mussulmani che quando ci vedono ci deliziano con una canzoncina di benvenuto. Jambo!! Nonostante il mio scarso istinto materno la scena è veramente emozionante. Una bambina che ci seguiva già dal calzolaio avendo visto una Barbie spuntare dal mio zaino mi tallona, ma è grandicella e soprattutto non orfana quindi si prende solo un braccialettino. Il resto, blocchi, pennarelli, quaderni, giochini.. viene dato al maestro. Ho la sensazione che la Barbie e qualche altro gioco non finiranno a questi piccoli. ma che ci possiamo fare? A qualcuno comunque andrà! Avendo portato due confezioni per le bolle di sapone ne apro una per mostrare ai bimbi come si fa. Immergo il bastoncino e soffio dolcemente.. beh non troppo visto che non esce nemmeno una bolla anzi spruzzo acqua saponata dalla veemenza! La classe scoppia in una fragorosa risata! Rossa paonazza riprovo e finalmente esce una gragnuola di bolle e tutti i bimbi prorompono in un ‘ooohhh’ di stupore tendendo le manine per prenderle. Ala sinistra, centro ed ala destra e quando tutti le hanno toccate salutiamo e ce ne andiamo. Il maestro ci fa compilare il registro delle visite con nome, provenienza, commento ed importo donato (noi a questa voce scriviamo “materiale didattico”). Torniamo al villaggio passando per la spiaggia perché io e lo Ste abbiamo uno zaino pieno di magliette e pantaloncini da smerciare! Regaliamo il tutto causando qualche parapiglia e nonostante fossimo contrari al baratto del nostro “usato” con due magliette e 500 sch. ci portiamo a casa 2 bei portasapone di pietra saponaria del monte Kilimangiaro!!
Dopo di che io e la Ele ci presentiamo dalla ‘mama’ che ci deve fare il tatuaggio!! Visto che probabilmente sarà il primo e l’ultimo decidiamo di farcelo fare alla grande anzi.. perché non un paio?? Dopo aver consultato il ‘book’ decidiamo per uno sulla caviglia di entrambe più un tribale al polso per la Ele e uno a ‘bracciale’ al bicipite mio.
I tatuaggi alla caviglia sono riusciti proprio bene mentre quelli altri.. Beh diciamo che il mio nell’immaginario doveva riuscire tipo quello che ha la Hunziker, piccolino e appena sopra il muscoletto del bicipite. Forse la ‘mama’ il mio muscolo non lo aveva visto bene dato che me lo ha fatto in basso e pure storto.. Alla Ele non andava molto meglio dato che il suo polso è tipo stecchino e il tatuaggio lo ricopriva tutto.. Noi comunque la ringraziamo e le diamo 10 US$ più un paio di magliette e i medicinali avanzati visto che l’indomani saremmo partiti.
Il pomeriggio io e lo Ste ci spaparanziamo sulla bianca spiaggia del nostro villaggio per l’ultimo sole mentre Franco ed Ele con altri amici decidono di fare una puntata al mercato dei turisti per le ultime compere.
I poveretti ritornano si con la merce mancante, ma con gli occhi fuori dalle orbite dallo sfiancamento. Praticamente il mercato dei turisti è composto da tanti sgabuzzini l’uno vicino all’altro e mentre sei in trattativa con il primo ci son già ad aspettarti i proprietari del secondo, terzo e quarto sgabuzzino e non appena ti liberi sono subito a supplicarti di guardare anche i loro articoli..
Ultimo happy hour al bar della spiaggia ed ultima cena in compagnia dei nostri amici. La mattina dopo alzataccia alle 3:00 per prendere il volo delle 6:00 mattutine.
All’aeroporto pesano qualsiasi cosa con i bagagli, zaini, marsupi.. tutto per sforare i famosi 23 kg e farti pagare l’eccedenza. Incontriamo Raffaella, la nostra assistente a Shanzu già di ritorno verso Milano.. ma come? Era arrivata come noi due settimane fa!! Ci racconta che non ne poteva più dei disguidi sorti e che aveva deciso di ritornare prima.. Troviamo pure i nostri ex compagni ‘facoceri’ che erano volutamente restati a Shanzu (si perché la maestra aveva letto che a Watamu c’erano le alghe in spiaggia..)
Finalmente ci imbarchiamo, è sempre bello il rientro a casa quando si è appagati da una bella vacanza e anche questo continente ci rimarrà impresso come la sua gente ed i suoi colori! Africa.. torneremo! E’ una promessa!!

MUSICA HAKUNA MATATA!!

DISSERVIZI ASC:
Indico alcuni dei disservizi incontrati da noi ed altri turisti durante la permanenza. Faccio presente che persone che viaggiavano da più anni con questa compagnia hanno detto che fino all’anno scorso non c’erano mai stati problemi..
Ø Ci hanno spostato il safari di 3 giorni lasciandoci in un villaggio qualitativamente inferiore a quello prenotato e pagato;
Ø Il fratello di una nostra amica doveva fare una settimana nella bellissima zona di Watamu ed è stato portato per tre giorni al Villaggio di Shanzu. Speriamo si sia fatto rimborsare la differenza di costo del villaggio.
Ø Dei nostri amici francesi avevano pagato 6000 euro per farsi la vacanza in suite.. solo che le suite erano tutte occupate e si sono dovuti accontentare delle camere normali. Idem come sopra per il rimborso.
Ø A delle altre persone è stato annullato il safari in Tanzania che avevano prenotato dall’Italia;
Ø Dei ragazzi non riuscivano a fare 1 o 2 giorni di safari ed erano “bloccati” nel villaggio di Shanzu dove c’è veramente poco da fare. Li abbiamo mandati in spiaggia dai beach boys;
Ø I nostri amici non hanno avuto le capannine vista mare a Watamu per overbooking (ed ovviamente già pagate in precedenza.);

 
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