Rodi…, in lungo e in largo

di Maurizio Fabbri –
10/24 Agosto
1.514 km. percorsi con sede fissa

10/11 Agosto 2002 – Partenza, Petaloudes, Kameiros, Skala Kamirou, Kalavarda.
Piove, tanto per cambiare…, ma non è il classico temporale estivo che dura mezz’ora, che si forma dal nulla e scassa e sconquassa con la furia di un uragano per poi sparire nello stesso modo in cui si era formato, nel nulla, lasciando al sole il palcoscenico incontrastato dell’estate. Piove e sembra autunno…; é una giornata grigia, triste, spenta e ci sono 15 gradi : meno male che si parte ! Via verso Rodi, l’isola del sole : destinazione ideale, se solo guardo fuori…
Lo zaino è pronto ! Compatto e leggero; mi soffermo un momento a guardarlo soddisfatto. Poi via…, chiudo la porta dietro di me e lascio casa; finalmente si parte !
Passo a recuperare Cinzia e “Tuta”, il suo bagaglio, (vedi diario di viaggio a Creta, n.d.r.).. Arrotondato e pesante; mi soffermo un momento a guardarlo pensando : “che ca…volo ci sarà dentro ?”.
Ma la voglia di fuggire da questa estate uggiosa spazza via i futili pensieri e siamo già in autostrada verso Malpensa, terminal 2.
Il volo é fissato per Domenica 11 Agosto alle 01.20 e visto che non voglio costringere nessuno a portarmi in aeroporto e poi tornarmi a riprendere, lo raggiungiamo con la mia “pandina”, che lasciamo al parcheggio Malpensa 2000 : 15 giorni, posto scoperto, euro 58,50. Ecco il prezzo dell’indipendenza !
Il servizio é comunque efficientissimo : da quando ti registrano a quando lasci l’auto, chiavi nel quadro e prendi il bus navetta che ti porta al terminal, passano 10 minuti.
In aeroporto tutto tranquillo; check-in in perfetto orario, partenza in perfetto ritardo di 1 ora e mezza !
Due ore e quaranta di volo e siamo a Rodi, recuperando qualcosa sul nostro ritardo, ma poco importa, visto che ci vorrà più di un’ora per recuperare i bagagli… W la disorganizzazione !
Sono le 07.00 del mattino e fa un caldo allucinante : ci sono già 30 gradi ! Ma il Melteni, che soffia senza sosta, spazzando la costa orientale dov’é ?
Le sorprese non sono comunque finite; meno male che ho dormito durante il volo e sono relativamente e stranamente calmo.
Con l’agognato bagaglio lasciamo la zona arrivi e subito ad attenderci ci sono le hostes della Columbus, tour operator che per 1.200 euro a testa, ci ha venduto volo, appartamento e auto per 15 giorni; le gentili signorine mi dovranno indicare dove si trova la mia sistemazione e consegnare il mezzo.
Il catalogo recitava testualmente : “…tutti gli appartamenti, di cui si conoscerà l’ubicazione sul posto, non distano più di un chilometro dal mare e sono ubicati a Sud dell’isola…”
Mi ritrovo invece a Tolos, a 6 Km. dall’aeroporto… Abbozzo una protesta, ma non serve a nulla, visto che non dipende dalle hostes sul posto, che per altro non possono farci niente : quindi buon viso a cattiva sorte ! In seguito, però, non disdegnerò questa sistemazione.
L’assegnazione dell’auto é immediata e senza l’elargizione di alcuna caparra; mi viene consegnata una “Suzuki swift GL” verde acqua, in seguito ribattezzata simpaticamente “il bolide”.
Lasciamo l’aeroporto, che si trova a Paradissi e seguendo la strada principale che percorre la costa orientale dell’isola, agevolmente e in meno di 15 minuti raggiungo Tolos, posto a 1 Km. da Theologos e l’appartamento, di cui prendo autonomamente possesso, visto che la chiave é attaccata alla porta.
Non é poi così male. Una camera ampia con due letti singoli e angolo cottura con frigo, un balcone grande con tavolino e sedie, un bagno piccolo, ma con acqua calda sempre presente : cosa si può volere di più ?
Velocemente, smonto lo zaino e dopo una doccia rigeneratrice, siamo pronti all’esplorazione.
Siamo posti nella zona che fu interessata dal primo impulso turistico che ebbe l’isola negli anni ’70 e che vide il sorgere di un numero impressionante di grandi hotel che si susseguono lungo la costa da Kritika, subito fuori Rodi città all’inizio della baia di Trianta, sino a Tolos.
Questo tratto di costa però non é per nulla bello; é battuta infatti dal Melteni, che soffia da Ovest senza sosta, o almeno così dicono, da Giugno a Settembre e il mare é sempre mosso. La spiaggia, di sabbia e ghiaia é stretta e poco piacevole alla vista. Il turismo, esclusivamente inglese.
Visto che non siamo molto lontani, come prima escursione scegliamo Petaloudes, dove si trova la famosa “valle delle farfalle”.
Per raggiungerla seguo la strada principale verso Paradissi e dopo 3 Km. svolto a destra in direzione Petaloudes; superati i paesi di Kato Kaloamonas e Kalamonas, piccoli e insignificanti, si arriva alla valle delle farfalle, dopo 7 Km. di strada.

Parcheggio di fronte all’entrata e dopo aver pagato il biglietto di ingresso di 3 euro, accedo alla “valle”, che non é altro che una piccola gola solcata da un ruscello, su un lato della quale é stato ricavato un sentiero artificiale con scalini, parapetti e punti sosta.
L’impatto visivo é carino, ma ho come l’impressione di trovarmi nel classico “specchio per allodole” per turisti… In effetti, la mia ricerca in rete aveva evidenziato in tutti i diari una tendenza negativa nei confronti di questo luogo, ma di fatto non mi é sembrata tale alla fine della mia visita, anche perché le farfalle ci sono davvero e sono moltissime, tutte uguali, con il loro mantello nero e rosso, puntinato di bianco. Attenzione, sono soprattutto nella parte bassa del sentiero, molto meno in quella alta.
Forse il giudizio negativo é dettato dal fatto che molti, arrivando dalla strada che giunge dalla costa opposta e passa per Psinthos, si fermano al parcheggio superiore e fanno solo la parte alta del sentiero, tralasciando quella bassa, che invece é la più bella e maggiormente popolata dalle farfalle. Ho parlato infatti con alcune persone durante il mio soggiorno, che si lamentavano della scarsità delle farfalle, ma che non sapevano dell’esistenza della parte bassa del sentiero, avendo fatto solo quella alta !
Quindi se decidete di visitare Petaloudes, percorrete il sentiero per intero : se partite dall’alto, sappiate, che al disotto della strada, oltre il bar, c’é l’ingresso alla parte bassa della “valle”, la migliore, e non bisogna pagare di nuovo, basta far vedere il biglietto acquistato per visitare la parte superiore.
La visita dura circa un’ora e se decidete di farla, cercate di arrivare presto al mattino, verso le 09.00, quando ancora non c’é molta gente, in modo da godervi il luogo da “soli” : dopo con la folla e la coda lungo il sentiero, si perde quel poco di poesia che Petaloudes possiede e questo contribuisce a descriverlo in seguito con toni negativi, cosa che non mi sento assolutamente di fare.
Il biglietto di ingresso da inoltre diritto anche alla visita del museo, ma noi non ci siamo andati !
Siamo infatti ritornati sulla strada costiera e abbiamo preso in direzione Sud per raggiungere Kamiros e visitare le rovine della città antica.
Seguendo la costa superiamo i paesi di Soroni, Fanes e Kalavarda; 3 Km. dopo trovo ben segnalata la deviazione a sinistra per l’antica Kameiros; ancora un chilometro e si giunge in uno spiazzo, che funge da parcheggio, alle porte del sito archeologico : biglietto di entrata, 4 euro.
Il sito é molto ben tenuto ed é evidentissima la pianta della vecchia città di Kameiros, soprattutto dalla collina che la sovrasta e che garantisce un pittoresco colpo d’occhio sulle rovine, offrendo come sfondo il mare e la vicina costa Turca. Peculiarità di questo antico insediamento sta nel fatto che non era visibile dalla costa : in questo modo si preservava dagli attacchi dei pirati.
Il caldo é opprimente, anche perché ormai é mezzogiorno e dopo una piccola sosta all’ombra di un albero sulla cima della collina, lasciamo Kameiros.
Riprendo la strada costiera e proseguo verso Sud per 15 Km. sino a raggiungere Skala Kamirou, piccolo paesino da dove partono i traghetti per Chalki.
Mi informo sugli orari : tutti i giorni per Chalki partenza alle 14.30 e ritorno il giorno successivo con partenza da Chalki alle 06.00; la domenica invece è possibile fare un tour giornaliero con partenza alle 09.00 e ritorno da Chalki alle 17.00. Durata della navigazione poco più di un’ora.
A ridosso del porticciolo di Skala Kamirou ci sono due ristoranti, praticamente l’uno di fronte all’altro, che come specialità offrono pesce; guardo incuriosito i menù esposti, ma i prezzi mi sembrano tutt’altro che convenienti : praticamente costa come in Italia !
Se si vuole mangiare del buon pesce fresco ad un prezzo ragionevole bisogna andare invece al ristorante che si trova sulla strada principale, proprio di fronte alla deviazione per Skala Kamirou. Si chiama “Ristorante Macedonia” e lo apprezzerò moltissimo l’ultima sera, quando consigliati da una signora conosciuta a Paradissi ci siamo fatti un’abbuffata di pesce.
Sono le 14.00 ed é sempre più caldo; prendiamo da bere dal frigo di un piccolo “baracchino” posto sulla piazzetta di Skala Kamirou, usata come parcheggio per le auto di chi prende il traghetto per Chalki. Il simpatico vecchietto che lo gestisce parla italiano, come tutti quelli di una certa età a Rodi; ai tempi del dominio italiano, infatti, la nostra lingua si insegnava nelle scuole.
4 Km. più a Sud si trova il Castello di Kritinia, ma il caldo e un improvviso abbiocco, ci fanno desistere dall’idea di vederlo. Facciamo così ritorno all’appartamento e ci regaliamo un paio di ore di sonno; quindi rinvigoriti e soprattutto svegli, decidiamo di andare al mare.
Purtroppo la costa tra Paradissi e Kalavarda non é nulla di particolare : stretta, ciottolosa, maltenuta e con il mare sempre mosso e poco “greco”.
La località migliore segnalata sulla cartina é Livadia, qualche chilometro prima di Kalavarda e lì di conseguenza ci rechiamo. Purtroppo non troviamo nulla di diverso a quello precedentemente descritto, quindi proseguo e mi fermo qualche chilometro dopo, prima del paese di Kalavarda.
Qui la costa é lievemente migliore; almeno a ridosso della stretta spiaggia ci sono dei piccoli alberi, che oltre a garantire un’ombra naturale, rendono più pittoresco l’impatto visivo. La spiaggia é di sabbia, ma molto stretta e siccome di notte é continuamente bagnata dal mare, é umida. L’acqua é chiara, anche se ci sono a riva molte alghe, mentre più avanti é di un azzurro intenso : comunque nulla di particolare !
Verso le 20.00 rientriamo in appartamento e dopo la solita doccia rigeneratrice, via a mangiare…
Mi attira molto una taverna, la “Taverna To Petrino”, a poche centinaia di metri dal nostro appartamento, che ho visto più volte oggi e lì ci rechiamo. I tavoli sono sotto un porticato ricoperto di canne, in un contesto grazioso arricchito da uno stile da vecchia locanda greca.
Il menù non é esposto all’esterno, ma entrando sento che le persone ai tavoli, per altro quasi tutti occupati, parlano greco; la mia esperienza dice che qui allora si mangia bene e si spende il giusto, quindi ci sediamo e dopo aver dato uno sguardo al menu, ho la conferma di non aver sbagliato.
I piatti serviti sono abbondanti, ben cucinati e buoni; il servizio e il prezzo ottimi : in due spendiamo euro 12.40 !
Dopo andiamo a prenderci un bel caffè ellenico in un bar poco distante, il “Bella Vista”, pieno di turisti inglesi; molto carino con un pergolato di fiori rossi e sottofondo di musica greca.
Il caffè ellenico ci viene servito in tazza grande accompagnato dai tradizionali bicchieri d’acqua; costo, forse un pò eccessivo, euro 2.50.
Alle 24.00 siamo già a letto : per essere il primo giorno, non male !

12 Agosto 2002 – Panagia Tsapika, Tsampika Beach, Arhangelos, Stegna.
Sveglia alle 08.00 e partenza alla volta della costa orientale : meta di oggi Tsampica, monastero e spiaggia omonima.
Prendo la strada costiera in direzione Sud verso Soroni, dove ci fermiamo a prendere un bel caffè greco, che questa volta oltre che essere in tazza piccola, ci costa solo euro 0,80 : scegliere gli “ouzery” non é mai una cosa sbagliata !
Appena terminato l’abitato di Soroni svolto a sinistra verso l’interno dell’isola, seguendo le indicazioni per Dimylia ed Eleoussa.
La strada é molto bella, immersa completamente nella pineta e mi mostra un’isola ricca di verde, di vegetazione e rigogliosa. Si sente un intenso odore di resina oltre ad una tanto agognata frescura.
Sono solo le 08.30 e ci sono già 30 gradi; il cielo non é terso ed è presente una foschia diffusa che si nota chiaramente guardando l’orizzonte, dovuta sicuramente all’eccessivo caldo e alla ridottissima escursione termica notturna.
La strada comincia a salire lievemente e dopo 4 km. si giunge al monastero di Syla, che il 27 Luglio si anima per una grandiosa festa.
Altri 5 Km. e siamo a Dymilia, piccolo paese che si sviluppa ai lati della strada principale, sulla quale si trovano due ristoranti.
Fatti altri 2 Km. ecco Eleoussa, dove si trova la deviazione per Profitis Ilias. Eleoussa é un bel paese con due ristoranti, una grande piazza in cui si fronteggiano la stazione di polizia e una graziosa chiesa cattolico-ortodossa e un’immensa fontana circolare.
Proseguo verso la costa orientale seguendo le indicazioni per Archipoli; la strada comincia a scendere. Superata l’insignificante Archipoli e fatti altri 5 Km. trovo sulla destra la deviazione per Epta Piges, le sette sorgenti, meta di una futura escursione.
Altri 3 Km. e finalmente incontro la strada principale che percorre la costa orientale in località Kolimpia; il caldo é incredibile, ho viaggiato tutto il tempo con i finestrini abbassati, ma a poco é servito, visto che l’aria é calda ! C’é solo ad intermittenza una piccola brezza…
Prendo a destra, verso il Sud dell’isola e dopo solo 2 Km. incontro sulla mia sinistra la deviazione per il monastero di Tsampica; la strada da asfaltata diventa “cementata”, nel senso che é costituita da una stretta e sconnessa striscia di cemento, che si arrampica per 1,8 Km. sulle pendici della montagna in cima alla quale é posto il monastero, terminando, superato l’omonimo ristorante, in un piccolo spiazzo che funge da parcheggio per le auto.
Siamo i primi, visto che non c’é nessun altra auto; parcheggio e cominciamo a salire seguendo il sentiero, che parte poco più avanti.
Quest’ultimo, che porta sin dentro al monastero, si compone di 296 gradini di cemento ben architettati, che, senza far troppo “soffrire”, consentono di ultimare, tra i pini, l’ascesa al Monastero.
Gli isolani sono molto devoti alla Beata Vergine di Tsampica, a cui la tradizione vuole che si rivolgano le donne per ottenere la grazia di un nascituro. Se le loro preghiere sono esaudite, il bimbo prenderà il nome di Tsampico o Tsampica, che per questo motivo é molto diffuso sull’isola e se fate attenzione quando siete nelle vicinanze di bambini, sicuramente sentirete qualche mamma chiamare il proprio figlio con questo nome.
Il monastero, tuttavia, é ben poca cosa; é costituito infatti da una piccola cappella, nella quale si trova l’icona della Beata Vergina di Tsampica, che ha una peculiarità che la rende diversa da tutte le altre; é l’unica, in cui il piccolo Gesù é raffigurato al centro, tra le braccia della Madonna e non in braccio come in tutte le altre icone.
La cosa bella di Panagia Tsampica é comunque un’altra : la splendida vista panoramica che si gode dall’alto…
A sinistra la vista spazia sulla spiaggia di Kolimpia e su tutta la baia di Afantou; a destra sulla splendida spiaggia di sabbia dorata di Tsampica. Peccato che ci sia un pò di foschia…
Dopo una breve sosta per godere del panorama, ritorniamo all’auto e ci dirigiamo alla spiaggia di Tsampica, che tanto mi ha impressionato dall’alto.
Raggiungerla é veramente facile; basta infatti riprendere la strada principale verso Sud e dopo 300/400 metri si trova a sinistra l’indicazione per “Tsampica beach” !
Seguo la strada per 1,8 Km e giungo sulla spiaggia, dove l’asfalto finisce e comincia lo sterrato.
Sul primo tratto di spiaggia che si incontra ci sono ombrelloni e lettini, ma in fondo a destra c’é un ampio tratto completamente libero.
Chiaramente ci dirigiamo lì e, parcheggiato purtroppo al sole il “bolide”, ci sistemiamo nei pressi della riva sfruttando al meglio l’ombrellone acquistato il giorno prima, che verso le 13.30 diventerà provvidenziale; oggi infatti é il primo giorno di mare e sole !
A ridosso della spiaggia attrezzata con gli ombrelloni ci sono alcuni bar, dove riparare nelle ore calde, bevendo o mangiando qualcosa; i prezzi non sono per nulla proibitivi, come la favorevole posizione farebbe pensare, anche se tutto quello che offrono, in generale, costa 0,50 centesimi in più del normale.
Per esempio, una bottiglia d’acqua di 1,5 litri costa 1 euro, quella da 0,5 litri 0.50 centesimi; un’insalata di frutta (cocomero e melone) 2 euro.
La spiaggia é veramente bella… Lunga e larga con la classica forma a mezza luna e composta interamente di sabbia dorata. L’acqua é limpidissima e di un brillante colore verde; non é fredda ed é un piacere cercarvi refrigerio.
Verso le 17.30, dopo un’esposizione di quasi otto ore al sole, decidiamo di dare tregua alla nostra pelle e lasciamo Tsampika e ci dirigiamo verso Arhangelos, situato 3 Km. più a Sud. Le informazioni ricavate dalla rete ne parlano molto bene, descrivendolo come il posto ideale per l’acquisto di tappeti intessuti a mano e soprattutto ceramica.
In effetti il paese, che non é poi così piccolo, é molto carino; la strada principale é ricca di bar e ristoranti, ma anche quelle limitrofe e centrali non sono da meno.
Tuttavia non si può dire che sia fuori dalle mete turistiche; il dispiegamento di locali, lascia infatti intendere il contrario…, c’é persino una palestra !
Fortunatamente i prezzi, almeno nei bar, sono normali : un frape (nescaffè scekerato con ghiaccio), mi costa 1,50 euro. La ceramica invece é intoccabile : un piatto, obiettivamente ben lavorato, costa 40 euro ! E il resto non é da meno…
Abbandonata l’idea di fare acquisti, proseguiamo il nostro giro nel paese.
Da vedere c’é la bella chiesa ortodossa, posta nella zona alta, che ha un magnifico campanile bianco tutto lavorato; sembra avorio ! Inoltre é bella tutta la struttura, con un giardino antistante la chiesa, con alberi e panche a l’ombra, dove riposare al fresco; c’é anche una piccola fontanella con cui rinfrescarsi.
Poco più in alto c’é anche l’acropoli, ma oltre ad essere difficile da raggiungere, grazie ad una segnaletica pressoché inesistente (…dovrete andare a naso), non é niente di particolare.
E’ infatti diroccata, inagibile e mal tenuta; praticamente restano solo le mura perimetrali e non é accessibile. In poche parole, non é di alcun interesse !
Ritorniamo verso il centro del paese, ma prima di raggiungerlo devio a destra seguendo le indicazioni per la spiaggia; dopo 2 Km. di discesa, raggiungiamo Stegna, sulla baia di Arhangelos.
Il paese é carino, con locali e ristoranti, ma la spiaggia non é niente di particolare, chiaramente per gli standard della Grecia; é costituita infatti da due piccole baie di sabbia e ghiaia, divise da un porticciolo, che sembra più un ormeggio per le barche del luogo.
In entrambe le spiagge sono presenti ombrelloni e lettini (costante, con rare eccezioni, di tutta l’isola) e l’acqua, pur essendo limpida, risente dell’aspetto poco accattivante del luogo, che nonostante tutto possiede un certo fascino.
Ritorniamo sui nostri passi e prendiamo la via di “casa”; giunti a Kolimpia svolto a sinistra e ripercorro a ritroso i 27 km., di quella che in seguito chiamerò “la solita strada”, che separano Tolos dalla costa orientale.
La sera ceniamo nuovamente alla “Taverna To Petrino”, dove nuovamente veniamo trattati benissimo, per prezzo, qualità e quantità.
Prendiamo il caffè poco distante, al bar “Lemmon Tree”, che praticamente si trova di fronte al nostro appartamento; poi a letto per recuperare…
Purtroppo, però, non dormiremo molto a causa delle zanzare, che ci tormentano e massacrano tutta la notte; il mio vape portatile gli fa il solletico !
E’ la prima volta che trovo zanzare in Grecia e la cosa non mi rallegra affatto…
Inoltre c’é un caldo opprimente, ma fortunatamente questo problema é risolto verso le 04.00 dall’arrivo del Melteni, che rinfresca l’aria, ma non la libera dalle zanzare !

13 Agosto 2002 – Castello di Kritinia, Siana, Castello di Monolithos, Prassonissi, Plimmiry.
Dopo una notte insonne alle 08.00 siamo in piedi, si fa per dire, ma per nulla riposati.
Come prima cosa andiamo a fare un pò di spesa : acqua, frutta e succhi di frutta, che stiviamo nel frigo, portando con noi solo un melone e una bottiglia d’acqua.
Facciamo rotta verso il Sud dell’isola, ma seguendo la costa occidentale, quella dove soggiorniamo.
Dopo una sosta a Soroni per un buon caffè greco gustato ai tavolini di un “ouzery” al costo di 0,80 euro, riprendiamo il nostro spostamento, che ci consente di constatare quanto poco battuta sia questa costa, fondamentalmente perché poco attraente.
La spiaggia é molto frastagliata, estremamente corta e soprattutto di ghiaia; per molti tratti é a ridosso della strada, praticamente deserta e il mare é mosso e anche se di un bel colore azzurro pastello, appare poco pratico per potersi bagnare, tranne che in alcuni punti, come a Kalavarda. Inoltre c’é sempre vento, ma questa, forse, é l’unica nota positiva, visto che può essere un piacere quando si prende il sole.
Superato Skala Kamirou e fatti altri 2 Km., sulla destra, incontriamo la deviazione per il castello di Kritinia (fortezza medievale di Kastellos), che il primo giorno non avevamo avuto la forza e la voglia di visitare.
Imbocco la strada e dopo circa 800 metri veniamo fermati con ampi gesti con la mano da una signora che ha un bar a ridosso del castello. Ci mostra un foglio con una frase scritta in più lingue, tra cui l’italiano, in cui si legge che lei garantisce la pulizia del luogo senza ricevere nulla come sussidio dal comune di Kritinia e in cambio di un pò di frutta chiede un’offerta per “auto-finanziare” la sua opera.
Ci credo poco, ma proposta in questo modo la richiesta di un’offerta può anche essere accettata; compriamo così un cestino di uva per 2 euro !
Proseguo quindi lungo la strada e dopo una curva e altri 200 metri arriviamo al castello, costruito dai Cavalieri nel 16° secolo, per proteggere la costa occidentale dell’isola.
L’esterno sembra in buono stato, sono presenti tutte le mura perimetrali ed in effetti appare ben tenuto; per lo meno non ci sono rifiuti sparsi in giro.
Indossiamo le scarpe da tennis e entriamo da una fenditura nelle mura di cinta, agevole, ma non troppo.
L’interno é assai spoglio e di fatto quello che resta sono solo le mura, ma la vista che si gode dall’alto del colle é molto bella; a destra si domina la costa occidentale sino a Kalavarda, con Capo Kopria in primo piano, mentre di fronte sono ben visibili le isole di Marry, Strongyli, Tragoussa e più defilata, la grande Alimia. A sinistra si scorge invece la baia di Glyfada.
Tutto intorno la vegetazione é molto rigogliosa con predominanza di conifere e altri arbusti sempre-verdi.
Qualche foto e poi via, anche perché iniziano ad arrivare diversi gruppi di turisti e il luogo perde molto del suo fascino pieno di gente e con stuoli di bambini vocianti.
Ritorno sulla strada principale e proseguo verso Sud alla volta di Monolithos, dove si trova un’altra fortezza suggestiva a picco sul mare.
Supero la piccola cittadina di Kritinia, che possiede una graziosa chiesetta e un non ben individuato museo; quindi seguo le indicazioni per Siana.
Il panorama che vediamo é suggestivo e al tempo stesso strano, visto che siamo su un’isola greca; alla nostra destra infatti a tratti si scorge il mare della baia di Glyfada di un azzurro intenso, mentre alla nostra sinistra domina incontrastato l’Attaviros, che con i suoi 1.215 metri, é il monte più alto dell’isola.
Massiccio, verde sino ai 1.000 metri e quindi brullo fino alla vetta, con un colore rossastro e una forma particolarissima, levigata e arrotondata dall’erosione del vento.
Questo paesaggio ci accompagna fin quasi a Siana, che non é per nulla il paese sperduto e sprovveduto che si potrebbe pensare guardando la cartina; al contrario é organizzato e pronto a ricevere le comitive di turisti che giungono sin qui da Rodi o in generale dalla costa orientale.
I pullman che li conducono all’esplorazione della costa occidentale infatti fanno tappa “obbligata” qui, prima di proseguire per Monolithos e la fortezza.
Siana é caratterizzata da una bella piazza; sul lato destro si affacciano due ristoranti, su quello sinistro una graziosa chiesetta cattolico ortodossa.
Di fronte a quest’ultima, lungo la strada principale, ci sono, uno di fila all’altro, due negozi che vendono i caratteristici tappeti di cotone tessuti con il telaio a mano. Il costo stranamente non é proibitivo; contrattando un pò si portano via per 10 euro !
Altro prodotto caratteristico in vendita é l’olio d’oliva, che costa un pò caro, a mio parere; una bottiglia da un litro, 3 euro (due, 5 euro).
Lungo la strada che va verso Monolithos, si trovano inoltre diversi punti in cui é in vendita il miele di Siana, che dicono essere molto buono e particolare; non ho la riprova di questo, ma so per esperienza che é la frase tipica di tutti i produttori di miele al mondo !
Fatti 5 Km. giungiamo a Monolithos : qui subito dopo essere entrati nell’abitato si trova, sulla destra, la deviazione per il castello.
La imbocco e percorsi altri 2 Km. lo scorgiamo dalla strada; da questo punto di vista si apprezza la straordinaria architettura di questa fortezza, costruita su uno spuntone di roccia e si comprende il motivo per cui fu l’ultima fortezza a cadere sotto l’assalto turco. Del resto Monolithos é un nome composto da due parole, “mono” e “litho”, che significano appunto, roccia solitaria !
Chiaramente scatto qualche foto, quindi al sopraggiungere di un pullman, ci fiondiamo in macchina e proseguiamo verso il castello per raggiungerlo prima dei turisti in arrivo.
Solo dopo scoprirò che questo pericolo era inesistente : coloro che optano per la visita della costa in pullman si devono infatti accontentare di vedere la fortezza dal punto di vista di cui dicevo prima. Non sanno cosa si perdono a non calpestarne il suolo, o meglio, lo vedono, ma non possono farci nulla !
Noi invece percorriamo ancora 800 metri e arriviamo proprio sotto la fortezza; qui c’é un piccolo spazio per parcheggiare, di fronte all’immancabile bar. Potenza dell’auto a noleggio !
Anche per l’accesso a questa fortezza non si paga alcun biglietto di ingresso : cosa molto bella e oserei dire, con una lieve vena polemica, civile.
Per accedere alla fortezza basta seguire il piccolo sentiero, con tanto di scalini, che parte proprio dai bordi della strada; poche decine di metri e si é all’interno.
E’ incredibile, possente e fiera, ma ancora più impressionante é il colpo d’occhio che offre sulla costa : a destra si scorge nitidamente la baia di Kimarassi, di fronte Capo Ag. Georgios con l’inconfondibile isoletta e a sinistra la lunga baia di Apolakkia.
I colori sono intensi e profondi. Il mare é blu, ma verso la costa diviene di un azzurro vivo; tutto intorno domina il verde della pineta, fitta ed ininterrotta.
I sensi sono colpiti principalmente dal forte e acre odore di resina e dal continuo canto delle cicale.
Scatto chiaramente un bel pò di foto, aiutato dall’incredibile impianto scenografico che la fortezza propone, quindi, dopo una bevuta rinfrescante al bar, che ha un pò i prezzi da strozzino, via alla volta della baia di Apolakkia, che vista da qui promette bene.
Ritorniamo verso Monolithos e prendiamo a destra seguendo le indicazioni per Apolakkia.
Il paese mi appare spoglio e isolato; c’é qualche ristorante, ma é deserto, forse perché i pullman si fermano a Siana. Un grande cartello sul tetto di una casa reca la scritta “room to let”, ma mi chiedo, chi mai vorrebbe prendere una camera qui, isolato e lontano da tutto.
Percorriamo 7 km. di strada interna e giungiamo ad Apolakkia. Il paese si sviluppa tutto intorno alla piazza in cui la strada principale mi fa giungere.
Ci sono tre ristoranti e un mini-market, nonché un discreto movimento. Tuttavia, non mi sembra nulla di particolare, anzi un pò trasandato e improntato esclusivamente alla ricezione dei turisti di passaggio, che possono sostare qui durante lo spostamento alla volta di Prassonissi.
Anche se la fame comincia a farsi sentire, noi non ci fermiamo e prendiamo a destra seguendo le indicazioni per Kattavia.
Mai scelta fu più azzeccata : 3 Km. dopo aver lasciato Apolakkia, infatti, su una curva, troviamo il ristorante “Chisama”.
Vista splendida su tutta la baia, tavolini all’aperto sotto un pergolato di vimini, piatti abbondanti e prezzi normali !
Ci fermiamo e mangiamo. Scegliamo l’insalata greca, ma i piatti di pesce che vedo passare sono allettanti, anche se gli spaghetti, ad occhio, sembrerebbero scotti.
La baia di Apolakkia ha dei colori incredibili; il mare é mosso e il Melteni soffia incessante da Ovest.
La spiaggia é una sottile lingua di sabbia su cui si infrangono spumeggianti le continue onde trasversali, ma l’acqua é di un blu profondo al largo, poi diventa di un intenso azzurro pastello verso riva, dove compare anche il bianco spumeggiante delle onde. Sembra disegnata da quanto i colori si staccano fra loro : bellissima.
Dopo pranzo ripartiamo alla volta di Prassonissi, la punta estrema dell’isola.
Riprendo quindi la marcia verso Sud; la strada corre per ben 10 Km. costeggiando il mare e il panorama è una delizia per gli occhi.
Bello e strano. Non smetterò di ripeterlo e forse sarà quello che più mi resterà in mente : la contrapposizione tra il mare, la verde collina e l’aspra montagna, che ha Rodi dominano il paesaggio.
Dopo 10 km. la strada piega a sinistra verso l’interno e percorsi altri 3 Km. incontriamo, la deviazione per Prassonissi; prendiamo a destra, percorriamo altri 5 Km. e dopo aver scollinato ecco di fronte a noi lo stretto e lungo istmo di sabbia che collega Rodi alla piccola e deserta isola di Prassonissi.
Quest’ultima incarna perfettamente la contraddizione che regna sulla natura di tutta l’isola e di cui dicevo prima; infatti qui si incontrano e fronteggiano i “due mari” : quello mosso della costa occidentale e quello calmo della costa orientale.
Sembra incredibile ma é così e dall’alto del punto di vista panoramico la cosa é evidentissima; ha destra il mare si infrange con piccole onde sulla spiaggia, a sinistra é una tavola piatta, solcata da moltissime vele, quelle dei surfisti, che qui sono numerosissimi.
Dopo alcune foto dal punto panoramico, proseguiamo la discesa verso l’istmo; fatti altri 500 metri, la strada asfaltata termina e comincia la sabbia.
Nel punto in cui inizia la spiaggia ci sono diversi locali e ristoranti e subito a ridosso, lungo l’istmo, i camper dei surfisti.
La strada prosegue, ma solo idealmente e sulla scia delle auto passate in precedenza e che hanno lasciato l’impronta dei loro battistrada sulla sabbia, percorrendo tutto l’istmo e giungendo sino a Prassonissi.
Qui la strada si arrampica per il colle e subito dopo ridiscende, sino ad arrivare al faro, dove la forza impetuosa del mare si infrange sulle rocce.
Se non avete un fuoristrada non provate a raggiungere il faro; meglio lasciare l’auto e proseguire a piedi, tanto la strada non é molta !
Noi ci fermiamo più o meno al centro dell’istmo, parcheggiamo e raggiungiamo la spiaggia posta sul lato orientale, quello contraddistinto dal mare calmo.
La spiaggia é di sabbia bruna abbastanza grossa e l’acqua cristallina e di colore verde; l’unico neo é il vento, che soffia fortissimo, scaraventandoti addosso sabbia e ancora sabbia.
Stare sdraiati al sole è un’impresa titanica, soprattutto di pazienza, visto che in pochi minuti si vieni riempiti di sabbia…, trasformandosi in “sofficini” giganti !
Noi tutta questa pazienza non l’abbiamo e data una rapida occhiata ci lasciamo alle spalle Prassonissi e i sui “conflitti”, dirigendoci verso la baia successiva : Plimmyri.
Ritorniamo quindi sulla strada principale e prendiamo a destra, verso Kattavia, che dopo solo 1 Km. incontriamo.
Mi dirigo dentro il paese incuriosito dal campanile della chiesa e scopriamo un villaggio semplice e fuori dalle rotte turistiche, imperniato sulla piccola piazza dove sono disposti due ristoranti all’ombra di un pergolato coperto di edera.
I pochi abitanti seduti ai tavoli delle taverne ci guardano incuriositi; probabilmente sono pochi i turisti che si fermano qui !
Io parcheggio e mi dirigo verso la chiesa, che raggiungo facilmente in pochi minuti. E’ semplice, ma carina, di un tenue colore rosa e con un campanile grazioso.
Anche qui qualche foto e poi via; lasciamo Kattavia e ci dirigiamo verso Plymmiri.
Sorpasso Ag. Pavlos e dopo 2 Km. ecco, sulla destra, la deviazione per la spiaggia di Plymmiri; la strada prosegue per altri 3 km. e termina a fondo cieco a ridosso della stessa. Sulla sinistra c’é un piccolo ristorante che affitta anche camere e di fronte un porticciolo artificiale costituito da un’enorme e orribile muro di cemento armato, che stride con l’ambiente circostante. La spiaggia é a destra; una lunghissima baia praticamente deserta !
Subito all’inizio ci sono sette ombrelloni con lettini, che vengono affittati dal proprietario del ristorante, il resto é solo per noi…; almeno un paio di chilometri, un’ampia e perfetta mezza luna, composta esclusivamente da ghiaia.
E’ perfetta per prendere la tintarella; il Melteni infatti, oltre a non “soffiarci” addosso la sabbia, non ci fa affatto sentire il calore del sole ! L’ideale per gli amanti dell’abbronzatura e della tranquillità : qui se ne trova quanta se ne vuole !
Restiamo per circa un’ora e mezza, poi, verso le 19.00, prendiamo la via del ritorno, ripercorrendo a ritroso la strada che ci ha condotto sin qui.
Ad Apolakkia mi fermo per fare il pieno; c’é ancora un terzo del serbatoio, ma voglio stare tranquillo ! 
La benzina normale (verde con 95 ottani) costa 0,77 euro, la cosiddetta “super” (verde con 98 ottani) 0,82 euro e il diesel 0,66 euro.
Raggiunta la piazza del paese ci fermiamo con l’intenzione di prendere una gyros pita; fra i tre, scegliamo il ristorante che si trova a destra guardando la piazza.
Purtroppo la scelta risulta sbagliata : la gyros non é male come sapore, ma é poco condita e scarsa di carne ! Mancano anche le patatine fritte ! Meno male che la paghiamo solo 1,50 euro.
Ci rimettiamo in marcia e nel tratto di strada che va da Siana a Kritinia, con il tramonto alle porte, l’Akrotiris appare ancora più rosso e imponente di prima.
Verso le 20.15, dopo aver percorso in tutto 204 chilometri, arriviamo a Tolos.
Ceniamo con l’anguria comprata la mattina, quindi dritti in branda : siamo distrutti…, ma é stata una bella giornata.

14 Agosto 2002 – Kolympia – Epta Piges – Saint Nectarius
Sveglia alle 08.00 e via versa la costa orientale attraverso la “solita” strada, quella che tocca Dymilla, Eleoussa, Archipoli e Epta Piges.
Giunto all’incrocio con la strada principale della costa orientale, per recarmi a Kolimpia, nostra meta giornaliera, dovrei andare diritto, ma visto che é presto, decidiamo di dare un’occhiata alla vicina baia di Afantou.
Svolto quindi a sinistra, percorro 5 Km. e dopo aver superato la deviazione che indica Afantou centro, sulla destra, trovo quella per la spiaggia; altri 800 metri ed eccoci sulla strada che costeggia la baia di Afantou.
Quest’ultima é lunghissima e ben attrezzata anche se non mancano i numerosi tratti deserti in cui ci si può ritagliare il proprio spazio personale.
Il mare é celeste e calmissimo, una tavola piatta; la spiaggia é di ciottoli e sabbia. Bellina, ma non certo caratteristica, come spero sia Kolimpia, quindi retro marcia e via oltre Capo Vagia, che separa le due località.
Ritorno sulla strada principale e fatti 5 Km. verso Sud, svolto a sinistra in direzione Kolimpia; altri 2 Km. e sono in riva al mare, dopo aver attraversato il centro del paese, che sembrerebbe estremamente turistico, data l’alta concentrazioni di locali, negozi e ristoranti. C’é pure una discoteca.
Giunto sul mare, la strada si biforca e le indicazioni recano scritto su entrambi i lati “beach” ! A sinistra si trova la parte di spiaggia che, in sostanza, é la parte finale della Baia di Afantou, a destra, invece, superato Capo Vagia si trovano due baie, separate tra loro da scogli, che avevo visto nitidamente dall’alto di Panagia Tsampica.
Non ho dubbi, si va a destra ! La strada termina a fondo cieco praticamente all’inizio delle due baie.
A sinistra, dopo una piccola discesa di una ventina di metri, superato un rudimentale campo da basket, si trova la prima baia; piccolina, stretta e di sabbia. Una perfetta mezza luna, che purtroppo é completamente occupata dagli ombrelloni e dai lettini, posti probabilmente dal bar che si trova a ridosso.
Di fronte c’é il parcheggio del ristorante, costruito sugli scogli che separano le due baie e la piccola discesa che da accesso alla seconda di queste. Molto più ampia e lunga, ma completamente di ciottoli, é costellata lungo tutto il suo perimetro da residenze e villaggi. In particolare il primo sulla destra é immenso !
Ci sono ombrelloni e lettini nel primo tratto, ma poi la spiaggia regala ampi tratti dove stendere il proprio telo; non c’é alcun bar, se non il ristorante sugli scogli.
E’ presente anche un ormeggio con i classici giochi d’acqua; serve tutti e non solo gli ospiti dei villaggi.
La baia, che ha sulla destra il massiccio sul quale troneggia Panagia Tsampica, é battuta da un leggero vento e l’acqua é stupenda; cristallina e trasparente verso riva, di un azzurro profondo più al largo. Diventa subito profonda e non è affatto fredda.
Verso le 17.00 lasciamo la spiaggia e riprendiamo la strada di “casa”, facendo però sosta a Epta Piges, le sette sorgenti, di cui la guida parla usando toni entusiastici.
E’ facilmente raggiungibile da Kolimpia; 2 Km. dopo aver preso la strada che porta ad Archipoli, infatti, si trova la deviazione sulla sinistra.
La stretta lingua di cemento che segue si erpica all’interno della pineta per 800 metri e termina in un ampio spiazzo adiacente ad un bar, che ha numerosi tavolini posti sulla sponda di un piccolo torrente all’ombra delle conifere.
Questa é la “famosa” Epta Piges ! Tutto si risolve nel piccolo ponte di fianco al bar dal quale si vedono le sette sorgenti; io, però, ne ho contate solo quattro ! Forse l’arido Agosto non é il mese adatto per vederle; infatti anche il ruscello ha poca acqua, che viene raggruppata in una sorta di mini diga poco più in basso, prima di essere diramata in stretti e lunghi canali di irrigazione, che si sviluppano per tutta la vallata sottostante.
Oltre il ponte c’é una grossa pineta, ricca di alberi e vegetazioni e con molti sentieri; purtroppo questi ultimi non portano da nessuna parte; percorrerli vi consentirà esclusivamente di fare una bella sudata !
In alto, infatti, il confine del bosco è delimitato da una rete metallica oltre la quale c’é un uliveto. Unica attrazione sull’altra sponda del torrente é una coppia di pavoni, che girano in perfetta libertà.
Epta Piges mi da l’idea dell’attrazione costruita per i turisti, un pò come a Petaloudes la valle delle farfalle; si può considerare esclusivamente un buon diversivo alla spiaggia, verso fine giornata, quando, annoiati dal sole e dal caldo, si vuole bere qualcosa, nel fresco della pineta.
Unica consolazione : non si paga ingresso ! Ma solo le consumazioni al bar, che ha prezzi, per altro, normali.
Trascorsa un’oretta ad Epta Piges ci rimettiamo in marcia verso casa, ma dopo altri 4,2 Km., facciamo un’altra sosta a Saint Nectarius, facilmente riconoscibile, visto che c’é l’immancabile ristorante e di fronte un grande parcheggio.
Saint Nectarius non é altro che una graziosa chiesa ortodossa posta alle pendici di un alto colle.
Di fianco al cancello oltre il quale ci sono le scale che consentono l’accesso alla chiesa, si trova una fontana con tre beccucci dai quali sgorga un’acqua fresca e potabile; qui nei giorni successivi, ogni volta che passeremo, riempiremo le nostre bottiglie, evitando di comprarle al supermercato.
Di fronte alla fontana si erge un enorme platano orientale con il tronco cavo.
Ci sono inoltre due sentieri da poter percorrere : il primo parte dal parcheggio e, attraversando la pineta, scende sino al fiume sul fondo della vallata limitrofa; il secondo invece, parte dietro il platano e, passando intorno alla chiesa, si arrampica sino in cima al colle che le sta alle spalle, dove é situato un “belvedere” che consente di ammirare la valle sino al mare.
Proseguiamo verso Tolos, ma visto che la fame si fa sentire e abbiamo voglia di addentare una gyros pita, faccio rotta verso Theologos; percorro circa 1 Km. dopo aver lasciato la strada principale della costa occidentale e termino la mia corsa a ridosso della chiesa del paese, dove non posso più proseguire, visto che la strada, in rifacimento, é interrotta.
Continuiamo a piedi all’interno dell’abitato : non troviamo la gyros, ma scopriamo un bel paese, caratteristico e tradizionale, che culmina in una piccola piazza, occupata quasi interamente dai tavolini di un ristorante, la “Taverna Drossia”.
Una rapida occhiata e poi, ripreso il “bolide”, ripartiamo in direzione di Paradissi; lo stomaco comanda in questo frangente…
Paradissi dista 4 Km. e ci arriviamo agevolmente e velocemente; il punto centrale del paese é la bella e nuova piazza con tanto di fontana, su cui si affacciano due ristoranti, la panetteria, un bel locale e il piccolo esercizio di Xepi, che fa le gyros !



Siamo arrivati alla meta…; prendiamo posto nei tavolini e ordiniamo la nostra cena.
Mentre aspetto ho il tempo di guardarmi intorno e noto di fronte alla piazza, dall’altra parte della strada, un tradizionalissimo “ouzery” con i tavolini di legno sotto una veranda ricoperta di edera, pieno degli anziani del luogo e di fianco un piccolo ristorante.
Anche vicino a noi ci sono solo greci, siamo gli unici stranieri e la cosa mi piace molto; le poche parole di greco che conosco e che mi aiutano nell’ordinare le gyros sono un viatico formidabile che ci permette di inserirci rapidamente in questa piccola comunità, dove spesso, dopo questa sera, saremo presenti.
Principalmente per le gyros di Xepi, che finalmente sono fatte a regola d’arte ! Ben farcite di tsatsiki, pomodoro, cipolla e prezzemolo, abbondanti di carne e con qualche patata fritta : costo, 1,30 euro…, il paradiso !
Questo idillio purtroppo é interrotto troppo spesso dagli aerei che decollano da Rodi; la pista dell’aeroporto é infatti proprio dietro di noi ! Qui però si sono abituati a conviverci, visto che nessuno ci fa più caso e siamo solo noi a girarci, ogni qualvolta il rumore sordo delle turbine squarciano il brusio della piazza.
Torniamo a casa veramente contenti e soddisfatti e dopo una bella doccia, facciamo una passeggiata nei dintorni dell’appartamento, curiosando nei negozi lungo la strada; chiaramente vendono solo paccottaglia per turisti, ma ne approfitto per comprare cartoline (0,20 euro) e francobolli (0,60 euro).
Chiudiamo la serata in un locale carino e suggestivo dove sorseggiando un frape stendo le mie impressioni di giornata.

15 Agosto 2002 – Castello di Feraklos, Agia Agathi, Psinthos.
Sveglia alla 08.00, che ormai é divenuta una consuetudine e non mi pesa più di tanto e partenza alla volta di Haraci, sulla costa occidentale.
Attraversiamo l’isola ripercorrendo la “solita” strada, anche questa ormai una consuetudine, che però non altera il mio stupore nel vedere l’imponente vegetazione di cui é ricca l’isola.
Giunto all’incrocio con la strada principale della costa occidentale prendo a destra; superato Arhangelos e il bivio per Malona, la strada comincia a salire e dopo la curva sul punto di scollinamento, dall’alto, scorgiamo la baia di Charaki.
Terminata la discesa, sulla sinistra si trova la deviazione per Haraci, che chiaramente imbocchiamo; altri 800 metri e sempre sulla sinistra notiamo la deviazione per Agia Agathi, più nota come “Gold Beach” e il castello di Feraklos.
La ignoro e proseguo diritto verso l’abitato di Haraci; giuntovi a ridosso la strada si biforca : a destra si va verso i parcheggi alle spalle del paese, a sinistra verso il castello.
Prendiamo a sinistra; la strada si restringe e dopo 500 metri termina l’abitato e l’asfalto. Parcheggio in uno spiazzo sulla destra e proseguiamo a piedi lungo la strada sterrata, che comincia a salire verso il colle dove, ben visibili, sono le rovine del castello.
Sembrerebbe che sia impossibile raggiungerlo, poiché la strada é interrotta da una sorta di cancello costituito da una rete metallica; niente di più falso ! Infatti basta spostare il gancio di corda che lo tiene chiuso, aprire e richiuderlo dopo essere passati, proprio come recita il cartello adiacente.
La strada sterrata diviene ben presto sentiero; ci si arrampica, nel vero senso della parola, lungo il colle, anche se l’ascesa è facilitata dal posizionamento delle pietre, che creano dei rudimentali scalini e si giunge in cima, all’interno del castello.

Rimane ben poco di questa fortezza; qualche piccola parte delle mura perimetrali e poco più !
Comunque la vista che si gode é molto bella : da una parte si domina il piccolo centro di Haraci, di cui é possibile ammirare la perfetta baia concentrica e quasi completamente chiusa; oltre la lunga baia di Charaki e di Kalathos e sul fondo, perso nella foschia, Lindos.
Dalla parte opposta invece si vede molto bene Agia Agathi e la sua spiaggia di sabbia dorata e si capisce perché la chiamino “Gold beach” !
Ridiscendo il sentiero e ripreso il “bolide” ci dirigiamo ad Agia Aghati. Il viaggio é breve e la strada sterrata termina proprio a ridosso della spiaggia.
Ci sono molti ombrelloni con lettini, quasi per tutta la sua lunghezza e due bar a ridosso.
Solo a sinistra, in prossimità degli scogli c’é un piccolo spazio per stendere il proprio telo e meno male che andiamo lì ! Infatti il vento incessante non smette mai di soffiarti contro la sabbia, che sarà anche dorata, ma dopo un pò ti snerva !
Al riparo parziale degli scogli, diciamo che si riesce a “sopportare”…
La sabbia é di un beige molto scuro e l’acqua limpidissima e cristallina; una piscina a cielo aperto.
Inoltre il mare è molto vivo; ci sono pesci di varie forme, dimensioni e colori.
Verso le 10.30 ecco arrivare le barche che portano i turisti in tour per le spiagge della costa e lasciano il loro carico umano sulla spiaggia; di colpo Agia Aghati si affolla…
Molti, volendo evitare di pagare l’ombrellone (7 euro) vengono nell’unico lato di spiaggia libero e in un momento ci si ritrova in mezzo alla gente…
Fortunatamente, come anticipato, ci siamo sistemati in un’ansa tra gli scogli, occupando e dividendo lo spazio con le poche persone che c’erano quando siamo arrivati, costituendo una piccola oasi a cui non si può aggiungere nessun altro.
Verso le 17.30 la nostra sopportazione arriva al limite…; decidiamo quindi di lasciare Agia Agati e di andare a bere qualcosa ad Haraci.
Ancora una volta lo spostamento e breve e in poco più di cinque minuti ci troviamo ad Haraci.
La baia ha alle spalle un bel lungo mare sul quale si affacciano locali e ristoranti; ci sediamo in uno di questi e prendiamo da bere.
Qui si sta veramente bene; c’é il vento, ma non la sabbia, visto che siamo nell’abitato, ma questo problema non sussiste nemmeno in spiaggia dato che é fatta di ghiaia !
Haraci mi fa una bella impressione…; mi ricorda il paesaggio delle cicladi e in particolare di Amorgos e della sua baia di Katapola.
Alle 19.00 togliamo le tende e riprendiamo la strada di casa… Per rompere la monotonia dello spostamento, superato Saint Nectarius, imbocco, a destra, la deviazione per Psinthos.
La strada é segnalata come asfaltata, ma dell’asfalto rimane ben poco…; ogni tanto qualche pezzo… Diciamo che é una strada sterrata, che una volta era asfaltata !
Percorriamo i 10 Km. che ci separano da Psinthos non incontrando nessuno…; e ti credo, su questa mulattiera !
Il panorama in compenso é bello : una continua pineta, non sembra neanche di essere su un’isola…
Finalmente arriviamo a Psinthos, piccolo paese con una grande e bella piazza, su cui si affacciano diversi ristoranti e dove convergono tutte le strade che portano qui. Infatti appena superatala, la strada si biforca : a destra si va in direzione di Rodi, a sinistra verso Petaloudes.
Noi prendiamo a sinistra, inconsapevoli di ciò che ci aspetta, anche se guardando la cartina, so perfettamente che la strada è un pò tortuosa; ma questo me lo tengo per me…
La strada continua a salire per diversi chilometri in mezzo ad una pineta fittissima, sino a giungere in vetta, dove é posto il Monastero di Kalopetras, che ad occhio non mi ispira per niente e che quindi saltiamo a piedi pari !
Da qui in poi si scende lungo le pendici della montagna, con piccole e continue curve da nausea, sino a giungere a Petaloudes, la valle delle farfalle; dopo il cammino si fa più rettilineo e in breve tempo ci ritroviamo sulla costa occidentale.
La cosa che più mi ha colpito di questo spostamento é sicuramente la vegetazione; in alcuni tratti sembrava di essere in una foresta…
E’ ferragosto, quindi per cena decidiamo di andare a mangiare alla “Taverna Drossia”, che abbiamo “scoperto” qualche giorno fa a Theologos; la scelta si rivelerà perfetta !
Arriviamo nella piccola piazza di Theologos, dove sono posti i tavolini intorno alle 21.30; molti di essi sono già occupati da allegre e numerose comitive di gente del posto… Noi siamo gli unici turisti.
L’atmosfera é molto carina; le luci soffuse illuminano la piazza e i tavoli, un brusio continuo di voci si disperde per le piccole vie limitrofe e una leggera brezza rinfresca l’aria…
Il trattamento sarà straordinario : mangiamo molto, molto bene e spendiamo poco… Specialità della trattoria é la carne; non c’é in menù alcun piatto di pesce.
Le porzioni sono abbondanti e la carne é ben cucinata, spezziata e saporita. Prendiamo un’insalata greca, il tzatziki, due piatti di polpette al sugo di pomodoro (6 a porzione…), uno spiedino di carne di pollo, che si rivelerà una spada, Retzina, acqua e due caffé ellenici, il tutto per 21 euro.
In particolare rimango piacevolmente colpito dal riso con i pinoli, che accompagna i piatti di carne : é squisito !
Sono strapieno… e faccio uno sforzo immane a mandare giù qualche boccone di cocomero e melone, che ha fine pranzo ci offrono…
La “Taberna Drossia” assurge a mito di questa vacanza e se mai vi troverete da queste parti, non mancate di andarci…, ve lo consiglio, anzi stra-consiglio !

16 Agosto 2002 – Kalathos, Baia di Vlicha, Baia di Agia Ioannis.
Tanto per cambiare sveglia alle 08.00 e poco dopo partenza alla volta di Kalathos, località a 10 Km. da Lindos.
Ripercorriamo per l’ennesima volta la “solita” strada, che ci porta sulla costa opposta dell’isola, fermandoci a Saint Nectarius a riempire le bottiglie con l’acqua dell’omonima fonte; se c’è la possibilità, perché non approfittarne ?
Giunti sulla strada principale della costa orientale, prendiamo verso destra, dirigendoci a Sud in direzione Lindos; il traffico é pressoché nullo.
Supero Arhangelos e Charaki, quindi fatti altri 5 Km. arriviamo a Kalathos.
Incontriamo una prima indicazione, sulla sinistra, per “Kalathos beach”; la seguo e dopo circa 1,5 Km., ci ritroviamo sulla strada a ridosso della costa.
la spiaggia é di sabbia e ghiaia ed é la continuazione naturale della lunga baia di Charaki.
Il mare, neanche a dirlo, é azzurro, ma di un azzurro scuro, intenso e profondo.
La cosa che mi colpisce di più, però, é l’assoluta assenza di persone : é praticamente deserta ! Qui veramente, ci si può ritagliare un angolo proprio e isolarsi completamente da tutto e tutti, restando a contatto solo col mare.
Più avanti, sul versante nord di capo Agia Aimilianos, c’é la piccola baia di Vlicha, che dovrebbe essere più caratteristica, quindi, andiamo a dare un’occhiata.
Ritorno sulla strada principale e prendo a sinistra per Lindos; dopo circa 1,5 Km. trovo la deviazione per “Vlicha beach”, altri 800 metri e siamo sul mare.
C’é subito un primo parcheggio con diversi alberi sulla sinistra; un’altro si trova alla fine della strada, che segue la spiaggia.
Visti sia il tratto iniziale di spiaggia, che quello finale, scegliamo il primo dei due; quindi ritorno indietro e parcheggio all’ombra il “bolide”. Motivo di questa scelta ? La presenza del bar !
La baia é abbastanza lunga con alle spalle vari villaggi e hotel; é di ghiaia e presenta tre file di ombrelloni. Fortunatamente é anche larga, quindi nei 10 meri che separano la prima fila di ombrelloni dal mare, ci si può tranquillamente sistemare; cosa, che fanno in molti, visto che un ombrellone e due lettini costano 7 euro al giorno !
L’acqua é cristallina ed ha un colore verde tenue, per poi divenire, più al largo, blu scuro.
C’é un bel venticello di terra, che placa l’arsura. Nonostante questo, verso le 12.30 il sole ha la forza di un martello pneumatico, quindi andiamo a cercare ombra e fresco sotto il pergolato del bar.
I prezzi non sono poi così eccessivi; come sempre riscontrato, c’è una differenza che varia tra 0,50 e 1 euro con i prezzi normali.
La ragazza che serve ai tavoli mi parla in inglese, anche perché é inglese e di conseguenza il mio rudimentale greco non serve a nulla.
In generale a Rodi, gli autoctoni parlano più lingue e comunque si rivolgono al turista con un idioma che raramente è il Greco. I toni sono gentili e i modi garbati; cercano sempre e comunque di capire cosa il cliente vuole e cercano in tutti i modi di accontentarlo. Questo atteggiamento cela la forte impronta turistica che ha quest’isola del dodecaneso, la più europea tra le isole greche, che io abbia visitato.
Verso le 15.00 lasciamo la baia di Vlicha e ci dirigiamo a Sud; la strada sale sulle pendici di Capo Aimilianos e dall’alto si ha un ottimo colpo d’occhio sull’intera baia di Vlicha, Kalathos e la baia di Charaki.
Appena scollinato e fatte altre due curve, ecco davanti a noi un’altro punto di vista privilegiato : consente di ammirare infatti in tutta la sua bellezza Lindos, con il caratteristico paesino di case bianche a ridosso dell’imponente fortezza e sulla sinistra, in basso, una delle sue due baie, la più ampia, con un mare azzurro pastello.
Questa é la meta di domani, quindi supero il paese e proseguo oltre il promontorio, scoprendo una baia, stranamente non segnalata, fra Lindos e Capo Lardos.
Unica costruzione presente é il “Residence Lindos Memories”, costruito proprio nel centro della baia. Per raggiungere la spiaggia, basta seguire le indicazioni che portano a quest’ultimo e lasciare la macchiana nello spiazzo alla sua destra. Da qui parte una stradina piastrellata, che fa parte del complesso, ma utilizzabile da tutti, che porta in riva al mare.
Di fronte al residence, chiaramente, ci sono gli ombrelloni e i lettini destinati ai suoi ospiti, ma a destra la spiaggia é completamente libera…
E’ costituita di sabbia e ghiaia fine; non é troppo larga ed é lunga circa 300 metri. Alla sua sinistra la delimitata il massiccio di Capo Lardos, sulla cima del quale si trova la piccola chiesetta di Agia Ioannis.
L’acqua ha dei colori incredibili…; verso riva é verde brillante, a causa dei numerosi scogli presenti, ma più al largo é di un blu intenso, nel quale si aprono delle vere e proprie chiazze turchesi, in corrispondenza del fondale sabbioso.
Un incanto…; infatti qui si fermano i battelli che portano a fare il giro delle baie della costa, per consentire ai turisti di fare il bagno in queste “pozze”, che sono comunque agevolmente raggiungibili anche da riva.
Incomprensibile come un posto di tale bellezza non venga segnalato; la spiaggia infatti é deserta e credo che chi venga qui, non lo faccia con intento, ma ci capiti per caso, un pò come è successo a noi.
Alle 18.00 riprendiamo la strada di casa… Prima di rientrare, però, andiamo al supermercato di Paradissi, “The Corner”, facilmente raggiungibile; andando verso l’aeroporto, infatti, basta prendere la prima strada a sinistra, dopo aver superato la piazza. In questa via, ci sono due ristoranti e un internet-café.
Il supermercato é fornitissimo e ne approfittiamo per comprare la retzina, il tradizionale vino greco, da portare a casa; scegliamo la “Kourtaki”, che insieme alla “Boutari” é la migliore e costa 2,83 euro la bottiglia.
Dopo la spesa, una bella gyros pita da “Xepi”, che ci lascia soddisfatti, quindi il rientro a “casa”; un’altra giornata si é conclusa. 

17 Agosto 2002 – Lindos, Pefki, Lardos.
Alle 07.30 siamo già svegli e pronti per la partenza alla volta Lindos; vogliamo vedere e “godere” del paese e della sua acropoli senza la ressa dei turisti, che ogni giorno la frequentano, giungendo da ogni parte dell’isola.
Dopo una piccola sosta per fare il pieno al “bolide”, in mezz’ora raggiungiamo la parte opposta dell’isola e, incontrata la strada principale della costa orientale, ci dirigiamo a Sud; praticamente, siamo quasi da soli ! Dopo 26 Km. arriviamo a Lindos : tempo impiegato 45 minuti.
Seguo le indicazioni per il parcheggio, che mi invitano a svoltare a sinistra e dopo aver percorso 500 metri, giungiamo in una piccola piazza, all’inizio della zona pedonale, con una rotatoria, dominata da un enorme albero. La faccio completamente, mi metto nel senso opposto di marcia, quindi mi infilo nella stradina sulla destra, seguendo le indicazioni per la spiaggia.
La strada si stringe per circa 100 metri, poi si allarga di nuovo e superato un negozio e un ristorante, sulla destra comincia il parcheggio; qui lasciamo il “bolide” e ci affidiamo alle nostre gambe.
Proseguendo diritti lungo questa strada, dopo 800 metri, si arriva a ridosso della spiaggia più grande di Lindos; noi però vogliamo prima visitare la fortezza e parcheggiare a metà strada di entrambe i luoghi che vogliamo vedere, mi sembra la cosa migliore. Unico neo, la mancanza assoluta di ombra…
Il parcheggio é praticamente vuoto : “bene” dico, fra me e me, “non ci sarà molta gente !”
Ritorniamo a piedi verso il paese di case bianche e la zona pedonale, sopra la quale si erge la fortezza e addentrandoci nelle viuzze che lo costituiscono ed orientandoci “a vista”, cominciamo l’ascesa verso di essa.
La salita, se così si può chiamare, non è niente di impossibile; sarà circa 1 Km. di passeggiata, lungo un pendio non troppo scosceso e comunque ben percorribile, visto che per 2/3 é all’interno del paese e nell’ultima parte il sentiero é ben segnato e tenuto.
Se proprio non si sopporta camminare, allora si può ricorrere agli asinelli…; appena entrati in paese, sulla destra si trova il punto di partenza di questi “poveri” animali, che per tutto il giorno portano i turisti alla fortezza : costo del trasporto, 4 euro.
Sono ottimi anche come punto di riferimento e di orientamento per l’individuazione della strada da percorrere : si può seguire loro o i loro escrementi !
In poco meno di 10 minuti, siamo all’entrata. L’ingresso si paga, e non poco; 6 euro.
L’area intorno all’acropoli fu portata alla luce nei primi anni del 1900 dai danesi, che ritrovarono e si portarono via, uno dei reperti più importanti, conosciuto col nome di “Cronaca del Tempio di Atena da Lindos”; si tratta di due lastre di marmo, con iscrizioni di Timochide, sacerdote di Atena, datate 99 a.C., che ora sono in bella mostra al museo di Copenhagen !
L’acropoli, disposta su 4 diversi livelli, si erge su una roccia triangolare, alta 116 metri sul livello del mare; é più larga e bassa sul lato Nord e più alta e stretta su quello Sud. Tutto intorno si erge la muraglia costruita dai cavalieri, che a differenza delle antiche mura originarie, impedisce di vedere le costruzioni che ci sono all’interno.
Superata una piccola rampa di scale, accediamo al primo livello; sotto gli scalini si trovano gli antichi depositi per l’acqua e recipienti per il grano di epoca bizantina.
Sulla sinistra si domina la baia e la spiaggia principale di Lindos.
Tutto intorno é pieno di basamenti di statue, che riportano iscrizioni. Se ne vedono moltissimi, in ogni angolo, anche negli altri livelli dell’acropoli e sono dovuti all’abitudine che avevavo i ricchi visitatori del tempio, di dedicare statue alla dea Atena.
Le statue, però, non ci sono più ! E soltanto poche furono trovate durante gli scavi; pare infatti che Cassio, nel 42 a.C., esportò dall’isola di Rodi ben 3.000 statue e molte, probabilmente, provenivano da Lindos !
Sul primo livello, oltre ad una magnifica vista, si trovano due monumenti scolpiti sulla roccia : un’esedra e una nave in rilievo. L’esedra, una sorta di piattaforma, era usata come seggio; la nave doveva servire da sfondo alla statua di Agesandro, il miglior capitano di Lindos.
A ridosso di essi, inizia la gradinata più lunga dell’acropoli, quella che portano al secondo livello; fu costruita dai cavalieri nel 15° secolo, come dimostra l’emblema del Gran maestro d’Aubusson sul muro sovrastante il portone di accesso e si differenzia molto da quella originari, ancora ben visibile sulla sinistra.
Entriamo nel cuore del castello, passando attraverso due stanze aperte, attigue, che confinano con la piccola chiesa bizantina di San Giovanni.
Nello spiazzo che si apre alle sue spalle, é ben visibile, a pochi metri di distanza, una piattaforma, dove la storia vuole che le novizie venissero iniziate ai misteri del culto della dea Atena e più a sinistra, sul fondo, iresti di un piccolo tempio romano.
La scalinata sulla destra ci conduce invece al terzo livello, dominato dalla “Galleria Ellenistica”, a forma di P greco, che mi appare incredibilmente grande; infatti é lunga ben 87 metri, che si componeva originariamente di 42 colonne doriche, molte delle quali sono state resturate, mentre altre lo sono ancora oggi.
Da qui un’altra scalinata più ampia, ci conduce ai “Propilei”, attraversati i quali accediamo al quarto livello, dove si trova il “Tempio della dea Atena di Lindos”.
L’acropoli nel suo insieme é’ in perfette condizioni, con tutti i muri perimetrali eretti, spessi e rocciosi e i monumenti interni ben tenuti.
L’atmosfera è stana, quasi magica; sembra di trovarsi su un grande set cinematografico; l’unica cosa che ti tiene attaccato alla realtà sono i rumori del paese sottostante, che si stende come un lenzuolo bianco, intatto e non deturpato da alcuna costruzione moderna. Il governo greco ha infatti vietato qualsiasi tipo di speculazione edilizia e se si vuole dormire qui, bisogna prendere in affitto le camere che gli abitanti mettono a disposizione dei turisti, che non sono ne poche, ne a buon prezzo.
In lontananza e parzialmente coperta dal corpo centrale del castello dei Cavalieri, si vede la baia più grande di Lindos, mentre sul retro, dal Tempio di Atena, si apre completamente alla vista la piccola baia di San Paolo, il porticciolo di Lindos, ricavato in un anfratto naturale circolare, quasi completamente chiuso.
Questa eperienza la facciamo per larghi tratti in solitaria; la fortezza sembra nostra e visto quanto ho pagato per entrare, forse un pò lo é davvero !
Quando la lasciamo e cominciamo la discesa verso la spiaggia, incontriamo i primi grossi gruppi di turisti, molti dei quali in spalla agli asinelli, si avviano ad intraprendere la visita.
Anche il paese è molto più popolato e il parcheggio che avevamo lasciato quasi vuoto, ora é pieno e le auto cominciano a essere lasciate anche sui lati della strada, che porta al mare.
Noi il “bolide” non lo muoviamo; indossiamo solo i sandali e attraverso il vicolo, che parte tra il ristorante e l’inizio del parcheggio, scendiamo verso la baia.
Poche centinaia di metri e siamo in spiaggia : sono le 10.00 e c’é ancora poca gente.
Purtroppo, la spiaggia é relativamente piccola; é infatti stretta e lunga circa 200 metri, ma la cosa peggiore sono gli eccessivi ombrelloni !
Praticamente la occupano per la sua quasi totalità e lo spazio per stendere il telo é ridottissimo : una decina di metri tra la prima fila di ombrelloni e il bagnasciuga !
La sabbia ha un colore beige chiaro e prosegue sin dentro l’acqua; ciò fa del fondale uno scenario poco accattivante per gli amanti dello snorkeling.
Il mare in compenso é molto bello; calmo e liscio come una tavola, cristallino e azzurro tenue. 
Ci sistemiamo nella posizione che ci sembra la più congeniale, dove crediamo di avere un più di spazio a nostra disposizione, ma la “tranquillità” durerà relativamente poco.
I traghetti che partono e arrivano sono abbastanza numerosi e i turisti che dopo aver visto la fortezza scendono alla spiaggia, in breve tempo vanno ad occupare ogni posto disponibile. Mi addormento un attimo e al mio risveglio sono in mezzo alla folla !
Il luogo perde tutto il suo fascino e dato che sono le 12.30, togliamo le tende; andiamo a cercare un pò d’ombra in paese, approfittandone per visitarlo.
Purtroppo la ressa che c’é in spiaggia non é niente confronto a quella che si trova in paese. La rotatoria é addirittura intasata dalle auto e dai bus, clacson che suonano gente che va e viene, vicoli brulicanti di persone…
Con questo scenario da “kasba” mussulmana, ci addentriamo, non a fatica, nel cuore del paese. I negozi sono ora tutti aperti e mettono in mostra la loro mercanzia; i vicoli sono completamente tappezzati di merce, che non varia poi molto da un esercizio all’altro. Fondamentalmente vendono tutti le stesse cose : paccottaglia per turisti, cara e di poco spessore caratteristico…
Non a caso non compro niente, principalmente perché non mi attrae nulla ! Tuttavia girare per questi vicoli risulta comunque piacevole.
Anche i locali e i ristoranti sono moltissimi, si ha l’imbarazzo della scelta, ma i prezzi sono molto più alti.
Ci sediamo in un bar con le sedie e i tavolini di legno, posto in un’ansa di un vicolo non troppo affollato e all’ombra delle abitazioni e del pergolato, sorseggiamo un “frape”; costo 3,00 euro ! Anche il café greco costa come l’espresso in Italia, anzi di più, euro 1,50 !
Trascorriamo un’ora al fresco, quindi la voglia di mare torna a stuzzicarci e lasciamo Lindos, la cui baia sarà ormai un carnaio; proviamo a vedere com’é Pefki e Lardos.
Il “bolide”, al sole da ore, é un forno; fortunatamente lo spostamento per raggiungere Pefki é molto corto, 4 Km. e 15 interminabili minuti di sofferenza…
Pensavamo di trovare un piccolo paesino, ma superato Capo Ioannis, troviamo una bella località balneare, che non ha niente da invidiare a Lindos, se non la fortezza…
Finita la discesa, sulla sinistra si trova, nell’ordine, la deviazione per la piccola chiesetta di Agia Ioannis, che si intravede sulla cima del massiccio omonimo e poche centinaia di metri dopo, quella per Pefki.
Percorriamo la strada che porta in paese, ma sarebbe meglio dire che delimita verso terra il perimetro di quest’ultimo, scorrendo un’interminabile fila di ristoranti, negozi, bar e locali; altro che Lindos, qui lo sviluppo urbanistico non ha avuto freno…
Ogni cinquanta metri sulla destra si incontra una traversa che va verso il mare; noi invece andiamo sino in fondo e alla fine ci troviamo al capo opposto del paese, ottimo, per dominare la baia dall’alto e vedere così qual’é il posto migliore dove sistemarci.
La vista, purtroppo, complice una forte mareggiata, non é affatto delle migliori ! L’acqua é di un azzurro intenso, quasi pastello al largo, ma diventa color sabbia verso riva…
La spiaggia, oltre ad essere stretta, é costellata di ombrelloni e lettini, vista da lontano sembra molto affollata…; non siamo certo scappati dalla padella per finire nella brace ! Quindi anche se i nostri pareri sono discordi, visto che a me non piace, mentre Cinzia non la disdegna, prevale l’idea di proseguire per vedere cosa ci può offrire Lardos, consentendoci di fare una scelta.
Ritorno sulla strada principale e proseguo verso Sud; dopo 3 Km. incontriamo il bivio per Gennadi e Kattavia e, pur se in piccolo e leggermente sbiadito, l’indicazione per “Lardos beach”. La strada, però, non promette nulla di buono : é costellata da hotel, villaggi e abitazioni, chiaramente estive…
Orientiamo il nostro senso di marcia affidandoci alla “vecchia” segnalazione e dopo 1,5 Km., sulla sinistra, troviamo la deviazione per la baia di Lardos; svoltiamo, ma già dall’alto della strada, quello che vedo non mi soddisfa molto…
Ci fermiamo subito, dopo solo 100 metri, alla fine della lunga baia e, nonostante l’insoddisfazione, decidiamo di fermarci qui, dato che ormai sono le 16.30 e ci sono due piccoli alberelli, proprio a ridosso della spiaggia, che garantiscono un pò d’ombra naturale.
Dietro le nostre spalle, dal lato opposto della strada, i soliti ristoranti e hotel; sulla spiaggia, i soliti ombrelloni e lettini…
Non é niente di particolare, anzi sicuramente il tratto di costa meno attraente che abbiamo visto sino ad ora. Ci sono sabbia e ciottoli e l’acqua, pur avendo un colore verde brillante, non é completamente limpida.
Terminiamo comunque qui la nostra giornata e verso le 18.30, quando il sole scompare dietro l’altura alla nostra destra, facciamo ritorno verso Tolos; il viaggio mi sembra più lungo e noioso di quanto sia realmente, ma forse é la stanchezza ha condizionare questa percezione…
Per cena, dopo una giornata a digiuno, ritorniamo alla “Taverna To Petrino”, dove ci rifocilliamo mangiando piatti tradizionali greci : insalata greca, dolmados e gemista !
Per la cronaca, i dolmados sono degli involtini fatti con foglie di vite, contenenti del riso, molto saporito e speziato di timo; i gemista invece non sono altro che pomodori e peperoni ripieni, sempre dello stesso riso.
Dopo cena raggiungiamo la vicina Paradissi, convinti di trovare un pò di vita e i negozi aperti; rimaniamo, però parzialmente delusi, visto che tutti i negozi sono chiusi e di aperto ci sono solo i locali che si affacciano sulla strada principale e sulla piazza. Ci sediamo nel più carino (o perlomeno, quello che a noi sembra essere il più carino…) e prendiamo un café greco.
Rimaniamo soddisfatti, per servizio, musica e prezzi e nelle sere successive non disdegneremo di tornarci.

18 Agosto 2002 – Kiotari, Gennadi.
Sveglia tranquilla verso le 08.30 e dopo una bella colazione a base di frutta e yogurt sul “nostro” balcone, partiamo alla volta di Gennadi, paese che si trova a Sud della costa orientale dell’isola.
Invece della “solita strada” questa volta seguo un nuovo percorso; scopo del cambiamento, la curiosità di vedere il paese di Profitis Ilias, posto al centro del massiccio omonimo.
Supero quindi Soroni e arrivato alle porte di Kalavarda, prendo a sinistra in direzione Salakos.
La strada si allontana dalla costa e comincia a salire; dopo 7 Km. incontriamo le prime case di Salakos, piccolo centro ben curato e accogliente, almeno all’apparenza.
A colpirmi é soprattutto la zona principale del paese, che si sviluppa ai lati della strada e che si estende per circa 1,5 Km. Presenta nella zona di maggior concentrazione di case, due “ouzery” carini e caratteristici; inoltre sia all’inizio che alla fine dell’abitato, sono posti due enormi cartelli di legno che recano la scritta “Benvenuti” e “Arrivederci”. Questa “raffinatezza” la riscontreremo solo qui !
Niente di particolare, sono d’accordo, ma ti danno l’impressione di essere ben accetto…
Oltre il cartello di commiato dai visitatori, la strada continua per altri 5 Km., salendo le pendici occidentali del monte Ilias e lasciando intravedere a tratti la costa sottostante.
Si giunge quindi ad un bivio : a destra si va verso Emponas; a sinistra verso Profitis Ilias. Noi prendiamo a sinistra, anche se Emponas é uno di quei posti che stuzzicano la mia curiosità; magari nei prossimi giorni ci andremo (questo é quello che pensai, ma purtroppo resterà soltanto un pensiero…).
Due chilometri dopo ci troviamo di fronte ad un’altro bivio : questa volta vado a destra !
I seguenti 5 Km., che conducono sino al paese di Profitis Ilias, sono, per il panorama che regalano, eccezionali, incredibili e particolarissimi.
La strada sale al centro della montagna tra piccole e continue curve nel bel mezzo di un vero e proprio bosco di conifere, pini e abeti; una vegetazione incredibilmente florida e bella ci inghiotte e di colpo diventiamo anche noi parte di questa pineta fittissima, in cui i raggi del sole filtrano a fatica e soltanto a tratti, creando un crepuscolo di luce, che rende pieno di fascino questo spostamento.
Chi l’avrebbe mai detto ? E soprattutto, chi se lo poteva aspettare, visto che non é riportato in nessuna guida ?
Rimaniamo stupiti e sbalorditi della bellezza di questo luogo, della stranezza e delle contraddizioni che questa isola ancora una volta ci regala. Perché siamo su un’isola greca e non bisogna dimenticarlo !
Giunti alle porte del paese, un’altra scoperta strana e affascinante ci aspetta : nel cuore di questa pineta, infatti, sulla sinistra, proprio a ridosso della strada, troviamo due alberghi. La cosa non avrebbe niente di particolare, se questi non fossero costruiti in stile alpino : due baite, come ce ne sono tante in Tirolo, nel cuore di Rodi !
Sono detti “il cervo” e “la cerva” e sono, purtroppo, in stato di abbandono; peccato, perché sono molto belli, curati nei minimi particolari e si integrano benissimo nell’ambiente circostante. Al loro interno ci sono ancora gli arredi, che dovevano essere molto fini. Ignoto il motivo della loro costruzione e tanto meno quello del loro abbandono…
Proseguiamo, lasciandoci alle spalle Profitis Ilias, verso Eleoussa, dove ci ricolleghiamo all’ultimo tratto della “solita” strada, che utilizziamo per raggiungere la costa orientale.
Arrivati a Kolimpia chiaramente andiamo in direzione Lindos, ma questa volta evitiamo di passarci, svoltando a destra per Lardos, al bivio che si incontra subito dopo aver superato Kalathos.
Voglio evitare la costa e soprattutto Lindos, dato che é domenica e il traffico é sostenuto. Raggiungo il mio scopo a discapito del panorama, visto che senza troppa fatica, superato Pylonas e dopo aver costeggiato per 6 Km. le pendici occidentali del monte Marmari, arriviamo a Lardos.
A differenza di Pylonas, che un piccolo centro costituito soprattutto da case bianche, nella migliore tradizione greca, Lardos, mi appare poco tradizionale e in grossa espansione; ovunque infatti ci sono case in costruzione e cartelli che ne offrono e pubblicizzano l’acquisto. Il più grande e ripetitivo é quello che riguarda le villette e gli appartamenti del centro “White House of Lardos” !
L’impossibilità di costruire a Lindos, a portato alla eccessiva “colonizzazione” dei paesi limitrofi e Lardos non fa certo eccezione !
Superato il paese si incontra un altro bivio : se si prosegue diritto, si arriva a Pefki e poi di nuovo a Lindos lungo quella che é la strada costiera; se si svolta a destra si va verso Gennadi e Kattavia.
E’ superfluo dire dove ci dirigiamo…; superata l’indicazione per la baia di Lardos, dove siamo stati ieri, dopo una curva ad angolo retto verso destra, si apre di fronte a noi la baia di Gennadi.
Percorriamo costeggiandola 9 Km. e incontriamo Kiotari, che per il momento non prendiamo minimamente in considerazione. Altri 4 Km. e siamo a Gennadi.
Il paese é molto grande e sembrerebbe abbastanza turistico, visti i numerosi bar, ristoranti e hotel. Attrazione principale : la bella e grande chiesa di San Giorgio.
Imbocchiamo a sinistra una delle numerose piccole strade che vanno verso il mare e che normalmente culminano con un ristorante o un bar a ridosso della spiaggia; percorriamo circa 800 metri e arriviamo sulla costa.
La baia di Gennadi é lunga e ininterrotta; costituita di sabbia e ghiaia e con diversi punti in cui ci sono ombrelloni alternati ad ampi spazi deserti, in cui regna la quiete e la tranquillità.
Purtroppo l’unica ombra disponibile é quella che offrono gli ombrelloni; niente alberelli, ne scogli. Decidiamo così di provare a vedere se a Kiotari riusciamo a trovare un angolo adatto alle nostre esigenze.
Marcia indietro e percorsi 4,5 Km. svolto verso la costa, seguendo le indicazioni per “Kiotari beach”; meno di 1 Km. e siamo in riva al mare !
L’aspetto sembra più carino o forse é solo un’impressione…; ci sono 7 ombrelloni con lettini e un grosso scoglio, sormontato da una capanna, che separa la baia dal piccolo ormeggio del luogo.
A ridosso, dall’altra parte della strada, il bel “Ristorante Stefano” e, a seguire, due bar, il primo dei quali non é aperto di giorno.
Prendiamo posto sotto lo scoglio, che ci assicura ombra per le ore più calde e ci godiamo la spiaggia.
Quest’ultima e fatta interamente di ghiaia, che prosegue sin dentro il mare; l’acqua ha un acceso colore verde ed molto limpida. Tutto sommato un bel posticino…
Verso le 14.00 decidiamo di mangiare qualcosa e andiamo al “Ristorante Stefano”; il pesce é carissimo a discapito delle numerose barche che si trovano nel piccolo porticciolo e che presupponevano la presenza di numerosi pescatori.
Le altre pietanze sono nella norma; prendiamo una moussaka (4,20 euro) e un’insalata greca (3,50 euro). Le porzioni sono abbondanti e buone; il caffé greco é fatto veramente bene !
Ritorniamo in spiaggia per qualche ora; poi alle 17.30 decidiamo di togliere le tende.
Prendiamo un bel frape nel bar di fianco al ristorante (1,50 euro) e ripartiamo alla volta di Tolos.
Invece di ripercorrere a ritroso la strada da cui siamo arrivati, ritorniamo a Gennadi, dove, prima di entrare nell’abitato, giriamo a destra verso l’interno in direzione Vati, che raggiungiamo dopo 7 Km. Il paese é insignificante, anzi un pò squallido, forse perché completamente fuori dalle rotte e mete turistiche.
Proseguiamo per Apolakkia; altri 10 Km. di strada interna, quindi riassaporiamo i panorami che l’escursione dei giorni scorsi ci ha regalato, attraversando nuovamente Monolithos, Siana e Kritinia, costeggiando prima il massiccio dell’Akramytis e poi quello dell’Attaviros.
Ancora una volta rimango entusiasta di ciò che la natura mi offre, compreso uno splendido tramonto sulle piccole isole di fronte al Castello di Kritinia.

19 Agosto 2002 – Rodi, Felirimos, Baia di Trianta, Ialyssos.
Ci alziamo prestissimo per la visita alla capitale dell’isola; sappiamo che é sempre piena di turisti e visto che vogliamo vedere la città vecchia senza troppa folla per godere a pieno del suo fascino, alle 07.15 siamo già in viaggio.
Risaliamo verso Nord la costa occidentale e superato l’aeroporto, seguiamo le indicazioni per Rodi.
La strada abbandona la costa e piega verso destra; é una sorta di superstrada, scorrevole, rettilinea e veloce, che consente di evitare il caos dei paesi affacciati sulla baia di Trianta.
In circa 15 minuti siamo in città; qui mi oriento più a logica che seguendo la cartina, per altro poco particolareggiata e che quindi mi potrebbe dare ben poco aiuto. Il mio senso dell’orientamento funziona, o forse é solo fortuna, ma ci ritroviamo in Odòs Papagou, la strada che porta al porto di Mandraki, costeggiando le mura della città vecchia.
Lasciamo qui il “bolide”, nei parcheggi a destra della carreggiata. Sono a pagamento; bisogna fare il biglietto e esporlo sul parabrezza. Evitare di fare i furbi é consigliabile, visto che controllano e proprio a metà della stessa via c’é la caserma della polizia turistica !
Il distributore é situato circa a metà della discesa; lo raggiungo e faccio un biglietto per una sosta di 4 ore. Il costo é di 0,60 euro all’ora : inserisco 2,40 euro e fino alle 13.00 sono a posto !
Sbrigate queste piccole faccende burocratiche, invece di scendere verso il porto, risaliamo Odòs Papagou, costeggiando il parco. Poche centinaia di metri e incrociamo Odòs Dimokratias, che prendiamo andando verso sinistra, tenendoci sempre a ridosso del parco, nel quale ogni tanto ci addentriamo, per vedere le mura della città vecchia.
Altri 500 metri e giungiamo alla porta Agios Athanasiou : questo é il nostro ingresso per la città vecchia !
Le mura sono già uno spettacolo; imponenti e massicce. La loro forma definitiva si deve al Gran Maestro d’Aubusson, dato che i cavalieri si limitarono esclusivamente a restaurare le antiche mura bizantine.
In alcuni punti sono spesse 12 metri e il fossato arriva a 21 metri di larghezza. Se ciò stupisce, quello che si trova al loro interno é qualcosa di unico e indescrivibile…
La città vecchia infatti é un vortice di vicoli e piccole stradine che si intrecciano tra loro in un enorme labirinto con un fascino inconsueto e particolarissimo. Perdersi e ritrovarsi al suo interno é una vera e propria gioia…
Tutte le costruzioni sono in sasso e sono le stesse, spesso fedelmente ristrutturate, di sei secoli fa; mi sembra, infatti, di attraversare una porta nel tempo, che ci proietta indietro negli anni, sino al medioevo.
La città medievale, detta “Kastro” é suddivisa in due settori : quello Nord, che comprendeva l’acropoli interna e il Castello dei Cavalieri, detto “Collacchio” e quello Sud, la “Chora”, più vasto, dove abitava il popolo.
Ci aggiriamo stupiti nei vicoli della “Chora” e giungiamo senza neanche renderci conto in Odòs Sokratous, meglio nota con il nome di “lungo bazar”; proprio questo sembra, con i negozi che si susseguono su entrambe i lati della strada, che culmina con la Moschea di Solimano, di cui é ben visibile solo l’alto minareto, visto che il resto é inpacchettato per il restauro.
Poco distante si scorge la “Torre bizantina dell’orologio”, circondata da un bel cortile ombreggiato da platani.
Scendendo dalla parte opposta invece, al termine della via, sulla sinistra troviamo la biblioteca turca, quindi si apre la bella “Piazza Ippocrate”, con al centro la fontana turca. Qui l’unico edificio salvatosi dall’espansione edilizia é la “Castellania”, ben individuabile per la grande scala esterna, dove in molti si siedono a riposare. Costruita nel 1507 era il luogo dove si radunavano i commercianti.
Non si può sbagliare o pensare di non trovarlo; circondato da locali, ristoranti e negozi, la sua architettura, fortunatamente intatta, stride come il canto di una sirena in una discoteca !
Poco distante c’é la “Porta del Porto”, affiancata da due torri; oggi il mare non la raggiunge più, ma in passato, come testimoniano alcuni disegni, sicuramente la lambiva.
Seguendo Odòn Aristotelous, in pochi passi, arriviamo nella “Piazza degli Ebrei Martiri”, al centro della quale si trova una fontana con tre ippocampi di metallo nero che si fronteggiano.
Sul lato Nord della piazza, un altro importante monumento : il “Palazzo dell’Episcopato”
Proseguiamo ancora imboccando Odòn Pindarou, alla fine della quale, le rovine della chiesa gotica della Madonna della Chora, ci ricordano, quanto insulsa può essere la natura umana; esse infatti, sono tagliate in due dalla strada asfaltata !
Ritorniamo sui nostri passi e seguendo Odòn Ermou, ci immettiamo in Odòn Apellou.
I negozi ormai sono tutti aperti e la città vecchia brulica di turisti; l’impatto visivo di cui abbiamo “goduto” al nostro arrivo, nel silenzio e nella solitudine, irrimediabilmente viene ovattato dalla massa. Per questo motivo consiglio a chiunque di recarsi a Rodi nelle prime ore del mattino, per assaporare a pieno tutto il fascino di questo incanto, sospeso nel tempo.
Sono le 10.00 e decidiamo di fare colazione, anche perché siamo attratti da un bel localino, che ci riserverà, in questo senso, molte soddisfazioni…
Io trovo finalmente un’ottima “spanecopita” (sformato di spinaci e formaggio); la Cinzia una prelibata torta al cioccolato, porzione super, che le fa luccicare gli occhi !
Rifocillati, ripartiamo alla scoperta della città. Seguendo Odòn Apellou, sulla sinistra, troviamo “l’Ospedale dei Cavalieri”, che testimonia quello che era il compito primario dell’ordine : ospitare e prendersi cura dei pellegrini che tornavano dai luoghi santi, prima; dei crociati, dopo.
Oggi invece, la struttura ha una destinazione meno gravosa; ospita, infatti, la sede del Museo Archeologico di Rodi.
L’Ospedale dei Cavalieri fa angolo con la bellissima Odòn Ippoton, dove si trovano le sedi dei consolati e che conduce al Palazzo dei Gran Maestri.
La risaliamo tutta e giungiamo all’entrata del Palazzo, posta sotto una volta alta e straordinaria a livello architettonico (alzare il naso per credere). Purtroppo oggi é Lunedì, ed il Palazzo é aperto dalle 12.30 alla 19 ! Tutti gli altri giorni, invece, esclusa la domenica, dalle 09.00 alle 19.00; bella sfiga !
Decidiamo di continuare il nostro giro, attendendo le 12.30, quindi ripercorriamo a ritroso Odòn Ippoton e giunti in cima ci fermiamo a guardare la chiesa bizantina della “Madonna del Castello”.
Il suo interno é rimasto intatto nonostante durante l’invasione turca, fosse stata trasformata in moschea, ma il campanile non c’é più, visto che era stato trasformato in minareto.
Proprio di fronte, dall’altro lato della strada c’é la “Locanda dei cavalieri di Auvergne, che mostra una caratteristica architettonica particolare ed unica : la scala costruita sulla facciata, infatti, é un elemento tipicamente Egeo e non certo di origine occidentale.
Proseguendo, oltrepassiamo una piccola arcata, che ci inserisce nella piazza di Argirokastrou, al centro della quale c’é una fontana. La base di quest’ultima, che non é altro che un fonte battesimale, fu trovata da archeologi italiani nella chiesa di Sant’Irene, nel villaggio di Arnitta e trasportata nel luogo attuale.
Rimango colpito dalle numerose sfere di pietra che si trovano sparse in giro; non sono altro che le palle di pietra utilizzate nella difesa della città, durante l’invasione turca.
Dietro la fontana si erge una delle più antiche costruzioni del castello, datata 14° secolo, dove oggi ha sede l’Istituto storico Archeologico.
Oltre si apre la grande Piazza di Symi, proprio all’imbocco della Porta di Eleftherias (della libertà).
Qui si trovano le rovine del tempio di Afrodite, che risalgono al 3° secolo a.C. e che costituiscono uno dei rari monumenti dell’antichità, che si possono trovare in città.
Superiamo la piazza e usciamo dalla città vecchia attraverso la Porta Eleftherias. Ci ritroviamo così di fronte al porto di Mandraki, porto di battaglia dell’antica Rodi, dove oggi sono ormeggiate le imbarcazioni private e i piccoli traghetti che giornalmente collegano Rodi con le isole limitrofe.
Risaliamo la darsena destra, su cui si trovano i tre mulini a vento, dove un tempo veniva macinato il grano scaricato dalle navi commerciali.
Questa lingua di terra culmina poi con il faro di Agios Nikolaos, anch’esso fortificato e visitabile, senza spendere nulla. Da qui si può vedere a destra il nuovo porto commerciale, dove attraccano i grandi traghetti e oltre il secondo porto, Akantia.
Inoltre, guardando verso la città, si notano benissimo, le mura fortificate e su tutto il magnifico “Palazzo dei Gran Maestri”, ricostruito pietra su pietra durante il dominio italiano.
Il lato opposto del porto costeggia, invece, la città. All’inizio si trova il parcheggio dei taxi, proprio di fronte alla “verde” piazza Alexandrias, quindi la nuova piazza del mercato dove i negozi si susseguono gli uni agli altri.
Alle spalle del nuovo mercato, in Odòs Aveof, c’é la stazione degli autobus; la linea Roda, copre la costa occidentale, la linea Ktel, quella orientale.
All’inizio del lungo mare, infine, c’é la fermata dei bus che seguono l’itinerario cittadino; in tutto 8 linee.
Proseguendo, passiamo davanti alla banca di Grecia, al palazzo di giustizia e alle poste. Di fronte al palazzo delle poste si trova la “Chiesa dell’Annunciazione”, costruita dai cavalieri e copia fedele della chiesa medievale di San Giovanni.
Alla sua destra, ben visibili, le due colonne che delimitano l’ingresso al porto, sulla cima delle quali svettano le statue del “Cervo” e della “Cerva”, simboli della città. Qui la tradizione colloca il mitologico colosso di Rodi.
Terminato questo giro, sono ormai le 12.10 e decidiamo di ritornare al “Palazzo dei Gran Maestri” per potervi entrare.
In poco meno di 10 minuti, attraversando di nuovo la “Porta Eleftherias”, raggiungiamo l’entrata del Palazzo; é ancora chiuso e c’é una calca di gente che attende.
All’apertura, tutti si affrettano ad entrare e, dato che si paga l’ingresso, si crea una lunga coda davanti alla maestosa entrata posta in mezzo a due grandi torri.
Di fare coda non abbiamo, ne voglia, ne tempo (dato che il parcheggio é pagato sino alle 13.00), quindi ci accontentiamo di di vedere l’ingresso del palazzo e poi ci dirigiamo alla macchina.
Rodi é fantastica, incredibile, bella e affascinante; ci si può tranquillamente passare un’intera giornata, tanti sono i monumenti che possiede. Anzi forse non é affatto sbagliato pensare che sia tutto l’insieme un’enorme monumento, che é arrivato intatto sino a noi…
Lasciamo Rodi seguendo la costa occidentale; scendendo da Odòn Papagou, prendiamo a sinistra, costeggiamo il porto, passiamo di fronte all’acquario e torniamo indietro seguendo le indicazioni per Ialyssos.
Subito dopo l’acquario, che si trova sulla punta occidentale della città, si apre una piccola e stretta spiaggia, costellata di ombrelloni e piena di gente : é la spiaggia della città.
L’aspetto non é particolarmente invitante, ma l’acqua ha un colore fantastico : azzurro pastello.
Superiamo Kritika e Ixia, costeggiando la baia di Trianta, dove i grandi alberghi si susseguono; questa é la zona della prima grande espansione turistica.
Dopo 8 Km. entriamo nell’abitato di Ialyssos, altro grosso centro turistico e sulla sinistra intravedo il cartello che indica la deviazione per il colle di Filirimos, dove si trova l’acropoli di Ialyssos.
La strada, 5 Km. in tutto, va verso l’interno e per i primi 3 Km. resta pianeggiante; poi comincia a salire, con vari tornanti, in mezzo ad un bosco di pini, per giungere in cima al colle, dove di fronte ad un ampio parcheggio, c’é l’ingresso all’acropoli.
Non si paga nulla per accedervi e superato il cancello e l’immancabile bar, si hanno due scelte : a sinistra si sale verso l’acropoli, a destra si può seguire un lungo cammino alberato, denominato “Via Crucis”, che raggiunge la sommità occidentale del colle.
Ci avviamo verso l’acropoli e fatta una breve salita, arriviamo alla piccola chiesa di Panagia Filerimou. Carina e strana al tempo stesso, con un campanile che sembra più una torre, la chiesetta si integra benissimo nel paesaggio brullo, grazie al colore delle pietre che la costituiscono. L’interno é però spoglio e oscuro; la sola luce presente é infatti quella che filtra dalle strette finestre.
Sulla destra si trova il corpo centrale del Monastero dedicato alla Madonna, che continua girando dietro la chiesa. Opera del 15° secolo, durante l’occupazione turca, venne utilizzato come stalla della cavalleria ottomana e solo con l’occupazione italiana tornò al suo splendore.
Le celle che lo compongono si susseguono lungo uno stretto e basso corridoio, dove tra una porta e l’altra si trova il dipinto di un santo.
Torniamo indietro e usciamo dall’acropoli, rinunciando a fare la “Via Crucis”; ci attira molto di più vedere il paesaggio che si gode dal colle, proprio alla fine della salita, sulla sinistra, terminata l’ultima curva, prima del breve rettilineo, che porta al parcheggio.
Ci sono due sedie rosse; le raggiungiamo a piedi e ci sediamo di fronte a questa stupenda cartolina. Di fronte a noi c’é la baia di Trianta e lo sguardo segue l’orizzonte, da Rodi a Kremastì !
Restiamo per una mezz’oretta, anche perché al fresco e con la brezza che soffia leggera, é veramente un piacere stare lì seduti a guardare lo sfondo che Rodi ci offre.
Ripartiamo intorno alle 16.00 e scesi a Ialyssos, seguo le indicazioni per la spiaggia. Arriviamo così in riva al mare, all’altezza di un grande hotel e stendiamo il nostro telo sui ciottoli grossi che costituiscono la spiaggia.
C’é molto vento e il mare é abbastanza mosso; l’acqua non é limpida, ma ha un colore azzurro intenso. Prendere il sole non é per nulla “faticoso”; il vento non ci fa percepire il suo calore, anzi ho un pò di freddo.
Restiamo sino alle 19.00, poi facciamo ritorno a casa. La sera ceniamo nuovamente alla “Taverna To Petrino”, un pò per pigrizia, un pò per stanchezza, un pò perché siamo sicuri di mangiare bene; in effetti il buon “Petrino” non si smentisce neanche in questa ventosa serata, lasciandoci “pienamente” soddisfatti.

20 Agosto 2002 – Terme di Kallithea.
Sveglia finalmente tranquilla, alle 09.00, per la visita delle terme di Kallithea, poste all’inizio della costa orientale, a 15 Km. da Rodi città.
Per raggiungerle ripercorriamo la super-strada con la quale ieri siamo giunti a Rodi, ma arrivati al semaforo, che di fatto, ne sancisce la fine, invece di girare a sinistra, verso la città, prendiamo a destra verso Faliraki.
Faliraki è il cuore del nuovo sviluppo turistico dell’isola; la “Rimini” del luogo, con grandi alberghi, numerosissimi locali e discoteche. Arrivarci di mattina, già da un’idea di quello che si potrà trovare la sera; il turismo é cosmopolita con una predominanza di inglesi.
Fortunatamente e senza rimpianti, la tocchiamo solo marginalmente, di passaggio; prendiamo infatti la strada costiera, ritornando verso il capoluogo e fatti 6 Km., sulla destra, troviamo la deviazione per Kallithea.
Percorriamo altri 500 metri e siamo nel grande parcheggio delle terme, di fronte al quale si trovano due piccoli bar.
L’entrata alle vecchie terme é gratuita, anche perché sono state abbandonate e solo ultimamente si sono fatti dei lavori per poterle recuperare. Di questi lavori, troviamo tracce tangibili, una volta entrati nel centro; il corpo principale delle terme, quello posto a ridosso della minuscola spiaggia, presenta ricoperto di una gettata di cemento grigio, che fa svanire il fascino naturale della costruzione. L’interno invece é fortunatamente ancora salvo e garantisce un pò di quella caratteristica atmosfera, che doveva respirarsi al suo interno nei momenti di massimo splendore.
Il resto della struttura é completamente in rovina e aggirarsi per quelli che erano gli spogliatoi e i padiglioni laterali sembra un viaggio all’interno di una città fantasma.
Tuttavia ciò che resta consente di farsi un’idea della bellezza e del fascino che questo luogo doveva avere, quando dalle sue fonti sgorgava un’acqua dalle qualità terapeutiche.
L’insenatura su cui si affacciano le terme ha un’acqua limpida e di colore verde; anche qui é pieno di lettini e volendo si può rimanere per trascorrere una tranquilla giornata al sole. Il complesso termale é stato riciclato e trasformato così in stabilimento balneare !
Noi decidiamo, invece, di raggiungere la spiaggia posta dalla parte opposta, proprio sotto il parcheggio, da cui parte il breve sentiero che consente di accedervi.
C’é una piccola spiaggia di sabbia, con ombrelloni e lettini, ma l’accesso al mare avviene esclusivamente dagli scogli e in alcuni punti, ciò é facilitato da apposite passerelle di legno al termine delle quali si trovano delle corte scalette che si gettano in mare. Sul lato sinistro invece ci sono solo scogli, fortunatamente abbastanza levigati e piatti.
Ci sistemiamo proprio qui, sfruttando al meglio l’ombra che i macigni più grandi possono offrire.
L’acqua é limpidissima e di un colore verde acceso. Entrarci non é poi così difficile, anche senza l’ausilio delle passerelle e delle scalette. Unico neo : la quasi totale assenza di vento, visto che la spiaggia si trova in una baia molto coperta. Oggi il sole si sente… e quanto si sente !
Sulla sinistra, all’inizio della spiaggia, c’é una taverna con diversi tavolini, posti sotto un pergolato coperto d’edera.
Verso le 13.30 abbiamo l’occasione di saggiare la sua utilità e funzionalità ! I prezzi sono nella norma; c’é una differenza minima con i bar dei centri più grandi, che si può stimare nell’ordine di un euro in più per ogni consumazione. Per farsi un’idea : il frape costa 2 euro, una bella fetta di anguria, 2,50 e una bottiglia di Fanta da 0,33 cc., 1,50.
Dopo aver trascorso le ore più calde comodamente seduti al bar, ritorniamo sugli scogli, dove rimaniamo sino alle 19.00; praticamente sino a quando il sole sparisce dietro la collina adiacente, quindi ritorniamo a Tolos.
La sera ceniamo a Paradissi, con le gyros di “Xepi”, che sono proprio buone. Terminiamo infine la serata, prendendoci un buon “kafedaki”, ovvero un café greco servito nel bicchiere di vetro e non nella tradizionale tazzina.

21 Agosto 2002 – Capo Ladikò, Baia di Anthony Quinn, Trogonou.
Torniamo ad alzarci presto perché é nostra intenzione andare alla baia di Anthony Quin, che sappiamo, per sentito dire, essere meta di molti turisti.
Dato che si trova subito dopo Faliraki, per raggiungerla ripercorro la strada che da due giorni ci consente di arrivare dalla parte opposta dell’isola e giunto a Faliraki, prosegui verso Sud. Percorro poco più di 1 Km. e sulla sinistra trovo la deviazione per Ladikò e la baia di Anthony Quin.
La strada sale per 500 metri, quindi ridiscende per circa 200 metri e si biforca; prendendo a destra si scende per altri 150 metri arrivando a ridosso della baia di Capo Ladikò. Qui si trova una piccola e stretta spiaggia di sabbia e ghiaia occupata completamente da ombrelloni e lettini, alle spalle della quale c’é una Taverna.
Andando a sinistra, invece, la strada continua per circa 200 metri, terminando in uno spiazzo sterrato che funge da parcheggio per coloro che vogliono scendere alla baia di Anthony Quin, oppure al porticciolo di Capo Ladikò, costituito da una banchina in cemento, sulla quale sono disposti ombrelloni e lettini.
Lasciamo il bolide all’ombra dei numerosi alberelli presenti e ci dirigiamo alla baia di Anthony Quin. Questo nome deriva dal fatto che il governo, ai tempi del film “Zorba il greco”, aveva regalato la baia al popolare attore; alcuni anni dopo, però, cambiato il governo, lo stato si riprese il regalo ! L’attore non si rassegnò all’idea di perdere questo piccolo angolo incontaminato e aprì un contenzioso legale, che ancora oggi si trascina senza giungere ad una soluzione.
La scalinata che consente di raggiungere la baia, comincia proprio dal parcheggio, a ridosso del minuscolo bar, che dall’alto la domina.
C’é anche un sentiero, che parte dal bar e si erpica sul promontorio a sinistra della baia, dal quale é possibile godere di una bella vista sulla baia stessa.
Quest’ultima é dotata di una spiaggia ridottissima; forse sarebbe meglio chiamarla riva, visto che é larga 3/4 metri, costituita completamente di ciottoli e molto frastagliata.
I lettini sono ovunque e comunque…; più gente arriva, più cercano di sistemarne e dato che costano 7 euro al giorno, se ne comprende il motivo. Gli ombrelloni invece sono pochissimi, ma del resto non si saprebbe dove piantarli…
In compenso l’acqua é straordinaria; limpidissima e di un colore particolare, che va dal verde all’azzurro tenue.
Purtroppo, data la sua notorietà, si riempie subito e in breve tempo ci troviamo in un carnaio; praticamente siamo gomito a gomito e poco ci manca che ci calpestino !
Questa situazione diviene insopportabile intorno alle 12.30, quindi decidiamo di abbandonare la baia e spostarci oltre. Visto che siamo vicini, proviamo ad affacciarci sulla spiaggia di Capo Ladikò, ma anche questa é stracolma; tutti gli ombrelloni sono pieni e c’é una concentrazione di gente eccessiva per il corto e stretto litorale, di cui la baia dispone.
Non é molto diverso da quello che abbiamo appena lasciato, di conseguenza optiamo per un’altro spostamento.
Tuttavia la fame ci invita a sfruttare la taverna alla spalle della spiaggia e dato che c’è un tavolino libero, ci sediamo.
Ordiniamo un’insalata greca ed una moussaka; i prezzi sono leggermente più alti del normale, ma non così eccessivi. Il cibo comunque é ottimo, quindi non badiamo più di tanto ai 12 euro che spendiamo.
La particolarità del posto si rivela però un’altra : nel tavolo di fianco al nostro, scoviamo l’attrice Elena Sofia Ricci, con la figlia e i genitori ! In seguito verremo a sapere, che ogni anno passano il mese di Agosto proprio qui, soggiornando nel residence situato sulla collina adiacente. Guarda un pò i casi della vita !
Terminato il nostro spuntino, lasciamo Capo Ladikò e ci dirigiamo verso la baia successiva, quella di Afantou. 
Lo spostamento é breve, solo 1,5 Km a Sud. La prima deviazione che troviamo, é quella che indica “Trogonou beach” e non ce la facciamo scappare; svolto a sinistra e dopo 500 metri siamo in riva al mare. E’ il tratto iniziale della lunga baia di Afantou.
Parcheggiamo il “bolide” nello spiazzo a ridosso della spiaggia, proprio di fianco alla taverna omonima e ci dirigiamo verso il mare.
Sulla destra noto subito un presidio militare; una sorta di parcheggio per auto civili, piantonato da un militare, ma non capisco immediatamente di cosa si tratta. L’arcano si svelerà in seguito.
Di fronte alla taverna ci sono degli ombrelloni azzurri, comodamente raggiungibili utilizzando le passerelle di legno, che anche noi sfruttiamo, per camminare agevolmente sui ciottoli grossi, di cui il litorale é composta.
Un centinaio di metri più a destra, c’é un’altro gruppo di ombrelloni, tutti bianchi, con alle spalle una seconda taverna.
Proseguendo verso destra si arriva a ridosso delle pendici del colle che delimita la spiaggia. ci dirigiamo proprio là, sistemandoci sotto questi piccoli “faraglioni”, tra i quali si aprono anfratti e grotte.
Camminare al di fuori della passerella non é molto agevole, ma neanche così impossibile e anche se la gente non manca, l’estensione della spiaggia, assicura un ampia porzione di spazio vitale ! Almeno non ho il complesso da scatola di sardine che Capo Ladikò e la baia di Anthony Quin, mi hanno suscitato !
Come detto la spiaggia é interamente composta da ciottoli grossi, bianchi, levigati e arrotondati, che caratterizzano anche il fondale circostante. L’acqua é molto bella; limpida e di un colore verde intenso nei primi 10 15 metri, diventa lentamente blu scuro più al largo.
Oltre all’ombra della scogliera, si é rinfrescati da una leggera brezza; in sostanza un bel posticino !
Rimaniamo sino alle 19.00, quindi facciamo ritorno a Tolos.
Durante il ritorno ci fermiamo a Paradissi per la consueta “visita” al supermercato e da “Xepi”, dove ormai siamo clienti fissi, per riempire lo stomaco con le sue appetitose e abbondanti “gyros pita”.

22 Agosto 2002 – Trogonou.
La baia di Afantou, ci ha lasciato soddisfatti e visto che riteniamo meriti molto di più di qualche ora rubata alla fine di una giornata, decidiamo di dedicargli interamente il nostro terz’ultimo giorno a Rodi.
Ci dirigiamo, proprio alla spiaggia che ieri ci ha lasciato così soddisfatti : “Trogonou beach”.
Ripercorriamo l’iter di ieri, andandoci a sistemare, proprio all’estremità sinistra della spiaggia, dove c’é una sorta di grotta, molto affascinante, sotto la quale disporsi.
Lo scenario é incredibile : di fronte, a pochi metri, il mare col suo continuo andirivieni, a destra tutta la lunga baia di Afantou, sopra di me la scogliera !
Le persone sono veramente poche e per molto tempo ci godiamo questo anfratto da soli; poi, verso le 11.00 siamo costretti a dividerlo con qualche altro, anche perché cominciano ad arrivare le barche che conducono i turisti al “tour delle spiagge” e figurarsi se non fanno tappa qui !
Verso le 12.30, ripariamo all’interno della grotta, dove oltre all’ombra si gode un bel fresco e inevitabilmente ci addormentiamo…
Ci risvegliamo un’ora dopo, sollecitati da un leggero languorino, quindi prendiamo la via delle taverne, che abbiamo a disposizione.
Solo per motivi logistici (é la prima che incontriamo…) ci dirigiamo a quella posta a ridosso del gruppo di ombrelloni bianchi; é carina, pulita e stranamente vuota.
Immediatamente mi viene incontro il cameriere, o forse dovrei dire il militare, dato che porta i pantaloni della mimetica; chiedo se posso mangiare e lui gentilmente mi spiega che la taverna, come gli ombrelloni bianchi di fronte, sono riservati solo ai militari e alle loro famiglie. Ecco svelato l’arcano del giorno prima; é una sorta di spiaggia privata, adibita ad uso militare.
A questo punto non abbiamo scelta : si va alla taverna successiva, quella che porta il nome della spiaggia, poche decine di metri più avanti.
Qui la gente c’é e tutti i tavoli sono occupati; ne dividiamo così uno da quattro posti, con una coppia di greci, che già sta mangiando e che di buon grado accetta la nostra “intromissione”.
Se una cosa del genere la facessimo in una pizzeria del nostro “civilissimo” paese, rischieremmo la denuncia nel peggiore dei casi, gli insulti e i più svariati commenti, nel migliore !
I prezzi sono abbordabili, anche per il pesce, quindi ne approfittiamo e prendiamo un’insalata greca (3 euro), calamari (5 euro) e pesciolini fritti (5,50 euro) e una porzione di tzatziki (1,80 euro); il tutto bagnato da una birra Mythos (greca, 2 euro) e una bottiglia d’acqua da 75 cc. (1,50 euro).
Le porzioni sono abbondanti e tutto é buono e ben cucinato. Anche la coppia al nostro fianco mangia pesce, ma a differenza nostra, pasteggia con il tradizionale “ouzo”, allungato con acqua e qualche cubetto di ghiaccio.
Appena si rendono conto che anche noi mangiamo pesce, ma beviamo birra e acqua, subito tentano di comunicare con noi e tra qualche parola di greco a me nota e di inglese comunemente conosciuta, riusciamo a capirci. Il messaggio é chiaro : “psari me ouzu, ne me bear !”, ovvero “il pesce va mangiato sorseggiando ouzo e non birra !”
Questa é la migliore tradizione greca, che esalta il sapore del pesce. Mi chiedono se ne voglio e io accetto volentieri; perché disdegnare una tradizione ?
Alla mia risposta affermativa il signore si alza e va a recuperarmi il piccolo e largo bicchiere normalmente usato per questa bevanda e mi versa un pò di ouzo, aggiungendo del ghiaccio; quindi mi porge il bicchiere. Io, un pò di esperienza delle tradizioni greche la porto con me, così, ci aggiungo un pò dell’acqua di Cinzia, accompagnato da un segno di approvazione di entranbi gli ellenici e brindo con loro.
L’alta gradazione alcolica dell’ouzo (40°, praticamente grappa di anice, molto simile alla nostra sanbuca) é stemperato dall’acqua e dal ghiaccio, che addolciscono anche il forte sapore di anice, che lo contraddistingue. Ne viene fuori una bevanda dal colore grigio chiaro, torbida e all’anice, che accompagna, contrastandolo con forza il delicato sapore del pesce.
Continuiamo il nostro pasto con la compagnia discreta di questa gentile coppia, con la quale abbozzo qualche altra parola, quindi dopo un buon café greco, ritorniamo al nostro “rifugio”.
Lasciamo a malincuore la spiaggia di Trogonou, quando il sole viene nascosto dalla scogliera e ritorniamo a Tolos.
Ceniamo in appartamento con le ultime vettovaglie rimaste; ormai siamo agli sgoccioli della viaggio…

23 Agosto 2002 – Haraci.
Ci alziamo con tranquillità e andiamo a fare colazione a Paradissi. Ci rechiamo da “Xepi”, in piazza e ordiniamo due “kafedaki”, che sono ormai diventati una nostra consuetudine, dopo averne scoperto l’esistenza.
Qui conosciamo una gentile signora, Mia Papas, che ha vissuto per oltre quarant’anni in Italia con la quale parliamo amichevolmente. Ci spiega, che l’euro non é ancora stato ben digerito, almeno sulle isole e anche se facilita il turismo, in molti non ne sono contenti. Inoltre ci dice che quest’anno la stagione non é andata poi così bene; di solito Rodi é meta di circa 6 milioni di turisti l’anno, mentre nel 2002 se ne sono visti soltanto la metà ! Eppure a me sembrava che ci fosse molta gente !
Parlando del più e del meno, scopriamo che questa sera a Kremastì ci sarà una festa di paese, con la fiera; una sorta di “Festa dell’Unità” in stile greco, e che anche suo marito, genovese di nascita, che fa lo scultore, ha uno spazio di esposizione.
Visto che siamo entrati in confidenza ne approfitto per chiedere dove possiamo andare a mangiare il pesce, bene e senza spendere un patrimonio.
Ci risponde che il posto ideale é a Skala Kamirou, ma non nei due ristoranti a ridosso del porto, bensì, in quello sulla strada principale, di fronte alla deviazione per quest’ultimo. Il suo nome é “Ristorante Macedonia”; la cucina é pulita, il pesce fresco e ben cucinato, il prezzo giusto !
“Molto bene”, penso tra me e me, “questa sera ci si va di sicuro !”.
Intanto dobbiamo passare la giornata e decidiamo di tornare ad Haraci, che ci era piaciuta, optando però per la spiaggia del paese e non per la “Gold beach”.
Ripercorriamo forse per l’ultima volta la solita strada per attraversare l’isola e in poco più di mezz’ora raggiungiamo Haraci.
Giunto a ridosso del paese, prendo a destra verso i parcheggi e lasciato il bolide in sosta, raggiungiamo la baia, che si trova poche centinaia di metri più avanti.
Ci sistemiamo tra la “Taverna Argo” e la “Taverna Thalassa”, vicino ad un alberello che ci assicurerà l’ombra nelle ore calde.
Una parola sulle due taverne appena menzionate : la prima si trova all’inizio della baia, sugli scogli che la delimitano e a discapito di un aspetto affacinate, propone prezzi altissimi; la seconda posta invece lungo la strada che costeggia la spiaggia, pur avendo un aspetto più tradizionale con tavolini e sedie in legno, offre un menù con prezzi abbordabili (insalata greca euro 2,90; tzatziki, 1,50; filetto di cernia, pesce spada o tonno 8,70;pesce spada lla griglia 8,70; calamari 5,60).
La baia é molto carina e soprattutto tranquilla; ci sono pochissime persone, molte delle quali sono gente del luogo.
La spiaggia é di ciottoli piccoli, che continuano sin dentro l’acqua e il mare é cristallino e calmo.
Essendo protetta dal promontorio, su cui si erge il castello medievale di Feraklos, é riparata dal vento, che é quasi completamente assente; e questa é forse l’unica nota stonata del posto.
Restiamo tutta la giornata qui, in tranquillità e quiete; solo alle 18.30, dopo aver sorseggiato un buon frape in uno dei numerosi bar che si susseguono sulla strada che costeggia l’intero perimetro della spiaggia, torniamo verso Tolos.
La sera, come anticipato, abbiamo deciso di seguire i consigli della nostra nuova “conoscente” e raggiungiamo così Skala Kamirou, prendendo posto ad uno dei tavolini di legno, posti sotto il pergolato, del “Ristorante Macedonia”.
L’accoglienza é calorosa e gentile e abbiamo l’imbarazzo della scelta per decidere dove sederci, visto che oltre a noi c’é solo un’altra coppia, che dopo capiremo essere di italiani.
In un tavolo sulla sinistra invece siedono i genitori della proprietaria che discutono, sorseggiando “ouzo”, con un’altra persona.
Chiedo il pesce e subito la signora mi dice tutto quello che può offrirmi, facendomi scegliere direttamente dal contenitore pieno di ghiaccio il pesce pescato la notte precedente.
Ordiniamo quanto segue : polipo, calamari, gamberetti di Simi, un fagri di mezzo chilo con delle melanzane grigliate come contorno e una bottiglia di retzina di accompagnamento.
Mi chiede se il pesce lo voglio fritto o grigliato; propendo per la seconda scelta. Chiaramente calamari e gamberetti saranno fritti.
La signora ravviva la brace utilizzando il fon e comincia a grigliare il polipo e il fagri.
La prima portata ad arrivare sono le melanzane, che dopo essere state grigliate, vengono schiacciate e mescolate con olio e aglio, in modo da costituire una sorta di salsa molto saporita, ma difficilmente digeribile !
Quindi arrivano i calamari e i gamberetti di Simi. Questi ultimi sono piccolissimi; grandi quanto la falange del mignolo e si mangiano interamente. A discapito della loro dimensione, però, sono saporitissimi ! Anche i calamari sono ben fritti e tenerissimi.
Le porzioni sono abbondanti e davvero ben cucinate.
Ancora qualche minuto e ci servono il polipo e il pesce. Anche il polipo risulta tenero e il fagri, una sorta di orata, ma di colore rosa, saporitissimo.
Al termine della cena siamo pieni e soddisfatti e ancora di più dopo aver bevuto il café greco, fatto ad arte e visto il conto : solo 42 euro in due !
Nei ristoranti poco distanti, un pasto del genere ci sarebbe costato almeno 20 euro in più.
Contenti, riprendiamo il “bolide” e facciamo rotta verso Kremastì, che raggiungiamo facilmente seguendo la costa, subito dopo aver superato l’aeroporto.
La fiera é veramente animata; ci sono moltissime persone e dobbiamo lasciare l’auto leggermente al di fuori del centro del paese, nel cui parco, sono allestite le varie bancarelle.
Girelliamo per la fiera per circa un’ora, poi torniamo al nostro appartamento per consumare l’ultima notte.

24 Agosto 2002 – Kalavarda e ritorno…
Ci alziamo con calma e come prima cosa ci rechiamo al supermercato di Paradissi, per comperare qualche prodotto tipico da portare a casa.
Poi dopo il consueto “kafedaki” da “Xepi”, torniamo in appartamento e cominciamo a raccogliere e sistemare le nostre cose, quindi, verso le 10.30, decidiamo di andare a prendere l’ultimo sole della nostra vacanza e siccome non abbiamo voglia di fare molti chilometri torniamo a Kalavarda; in pratica finiamo da dove avevamo cominciato…
La giornata fila via veloce e alle 16.30 facciamo ritorno in appartamento.
La preparazione dei bagagli é lunga, noiosa e delicata, visto che devo stivare nello zaino, tutto quello che ho comprato da portare a casa.
Una bella doccia e qualche ultimo ritocco da perfezionista allo zaino e siamo pronti.
L’appuntamento in aeroporto é per le 20.20 e visto che abbiamo quasi due ore di margine, decidiamo di andare a mangiarci un’ultima “gyros” da “Xepi” a Paradissi !
La soddisfazione é totale ! Restiamo lì sino alle 20.00, poi, mentre il giorno comincia a dissolversi nell’oscurità della sera, ci dirigiamo al vicino aeroporto.
Lascio il “bolide” negli appositi parcheggi riservati alle auto a noleggio e dato che la nostra compagnia non ha un ufficio in loco e non c’é nessuno a ritirare la macchina, lascio le chiavi sotto il tappetino, come mi aveva spiegato di fare il ragazzo che me l’aveva consegnata al nostro arrivo.
Tuttavia non sono convinto di questo metodo e per stare tranquillo faccio un colpo di telefono alla compagnia; mi risponde un gentile signore, che mi ribadisce di fare, quanto ho appena fatto !
L’aereo parte in perfetto orario e il viaggio é tranquillo e piacevole, visto che a differenza dell’andata, ci danno la cena, che non é per niente male !
L’atterraggio a Milano, sancisce la fine delle vacanze e d il ritorno alla normalità… E in effetti non é per niente caldo !
Il ritiro bagagli é forse più lungo del ritiro dell’auto… Il “pandino” ci aspetta e in poco più di mezz’ora ritorniamo a casa.

Il Viaggio Fai da Te – Hotel consigliati a Rodi

 

 
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