In ginocchio da te

Niente di nuovo a Roma: sono secoli che la città alterna periodi di grandezza e di decadenza e da secoli le definizioni degli ammiratori e dei detrattori si accavallano. La Città eterna, la Capitale del mondo, Gerusalemme celeste, ma anche la Babilonia infernale o Città libertina e sanguinaria; la “Roma, che ‘l buon mondo feo” di Dante, la “Roma sola mirabilis toto orbe terrarum” del Petrarca e la “madre di tutte le città” come la definì Goethe nel suo viaggio in Italia in contrasto con Shelley che la bollò come “patria delle tombe, città dei morti”.

Poco resterà della Roma ladrona di bossiana memoria e della vicenda di Mafia Capitale, come sempre a prevalere su ogni aggettivo sarà la ricchezza architettonica e culturale della città.

Un soggiorno a Roma risulta indimenticabile ma, per quanto prolungato e ben organizzato, permette di vedere soltanto una parte dei tanti, tantissimi, siti di interesse che varrebbe la pena di visitare. Chiedete ad un cittadino romano e vi dirà che conosce molto bene la sua città ma che ha ancora luoghi interessanti da scoprire.

Accanto agli “imperdibili” raccontati sul web da Ferny Forner in “Passeggiando a Roma” e da Paola e Michela in “Una settimana a Roma” ci sono luoghi che vengono risparmiati dall’invasione di comitive di turisti e pellegrini.

Nel quartiere di San Giovanni, una zona semicentrale della città, ben collegata dalla metropolitana al centro storico e all’aeroporto di Ciampino dove fanno scalo i voli delle compagnie low cost, si trova la Scala Santa uno dei luoghi sacri più venerati dai fedeli romani.

Una tradizione del tardo medioevo attribuisce a Sant’Elena, madre dell’Imperatore Costantino, l’iniziativa di far trasportare, nel 326, da Gerusalemme a Roma la scala del Palazzo Pretorio del governatore Ponzio Pilato, la stessa sulla quale sarebbe passato per due volte Gesu’ Cristo durate il processo del Venerdì santo che ne sancì la condanna a morte.



La scala venne collocata all’interno dei Palazzi Lateranensi e solo in seguito Sisto V la fece spostare di fronte alla cappella papale dove si trova tutt’oggi.
Tale è il rispetto verso i marmi che danno il nome alla Scala Santa che durante i lavori di spostamento nella sua sede attuale, che avvenne in una notte illuminata dalle torce e rallegrata dai canti dei fedeli, i gradini vennero posati dall’alto verso il basso per fare in modo che non venissero calpestati dalle maestranze ma toccati soltanto dalle loro ginocchia.

Gli originali 28 gradini di marmo, successivamente fatti ricoprire da Papa Innocenzo VIII con tavole di noce per mantenerne l’integrità, ancora adesso possono essere percorsi dai fedeli soltanto in ginocchio e se l’ascesa viene compiuta “con cuore contrito” i pellegrini potranno ottenere l’indulgenza parziale o quella plenaria se la salita viene effettuata il venerdì nel periodo di Quaresima.

Chi non e’ interessato all’indulgenza sarà comunque ricompensato, una volta giunto in cima alla scalinata sacra, dalla vista del Sancta Sanctorum che si apre proprio di fronte alla sommità del percorso. I primi elementi che si notano sono le tre finestre con inferriate che guardano all’interno della Cappella, che era già nell’alto Medioevo oratorio privato del Palazzo lateranense dei Papi. In origine il sacello era dedicato al martire romano San Lorenzo, e se ne hanno notizie già in alcuni documenti dell’VIII secolo. In seguito per le numerose reliquie che vi erano custodite sotto l’altare in un’arca ingabbiata al pavimento da una griglia massiccia, comincio a essere definito Sancta Sanctorum.

Era un luogo di grande importanza anche per solenni liturgie papali che vi si celebravano, specialmente durante la Settimana Santa. “Non vi è luogo più santo in tutta la terra”, fece incidere Sisto V sull’architrave sovrastante l’altare. Era una definizione appropriata che mantiene il suo valore malgrado la cappella non corrisponda più allo scopo per cui fu eretta: molte reliquie ed oggetti liturgici preziosi sono stati trasferiti in Vaticano ai primi del ‘900. Anche la struttura architettonica non è più la stessa delle origini perché a causa dei danni subiti, specialmente nel terremoto del 1277, fu restaurata per volere di Nicolò III che introdusse alcuni elementi architettonici di influenza gotica: una vera chicca per gli appassionati di architettura che potranno beneficiare dei restauri pittorici e architettonici ultimati nel 1994.

All’interno del Sancta Sanctorum si trova lo splendido pavimento in tessere policrome di porfido che formano varie figure geometriche. Le immagini di apostoli e santi che si affacciano dal finto ambulacro formato da colonnine sottili e archetti gotici sono opera di un gruppo di artisti “sistini”. La cappella e’ stata aperta ai fedeli a partire dal XVI secolo e il segno della devozione dei pellegrini è chiaramente visibile osservando il marmo del pavimento ormai consunto da tanto passaggio. Il più antico, celebre e venerato fra gli oggetti sacri conservati nel Sancta Sanctorum è l’Immagine del Cristo ritenuta acheropita, cioè non fatta da mano umana.
Secondo la tradizione, dopo la morte del Cristo, la Vergine e gli Apostoli chiesero a San Luca di riprodurre il volto del Cristo su una tavola, ma prima che mano umana potesse tracciare alcun segno si materializzò il volto del Salvatore. Un’altra leggenda che riguarda questa immagine è quella che racconta del suo trasporto dall’ Oriente a Roma quando, per salvarla dalla distruzione dei persecutori della fede cristiana, il Patriarca di Gerusalemme la gettò in mare: la tavola iniziò a navigare ignorando le correnti e, grazie ad un sogno rivelatore, Papa San Gregorio II si recò sulle rive del Tevere dove giunse l’immagine sacra e la recuperò.

Pur non essendo piu’ oggetto di particolari liturgie come in passato questa icona è sempre molto venerata dai fedeli che la ritengono salvifica nelle calamità pubbliche e negli eventi memorabili dell’Urbe.

Dal giugno del 2015 chi visita l’edificio sacro può apprezzare in tutto il suo splendore la cappella di San Lorenzo dopo i restauri dei mosaici “sistini” durati alcuni anni. I lavori hanno restituito luminosità agli affreschi e corretto alcuni interventi degli anni precedenti. Nelle decorazioni della volta a botte della Cappella sono rappresentati la Santissima Trinità e gli otto Dottori della Chiesa: Ambrogio, Agostino, Gregorio, Crisostomo, Basilio, Girolamo, Tommaso e Bonaventura; i quattro profeti maggiori: Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele, angeli e figure allegoriche. Nelle lunette laterali ci sono affreschi con paesaggi dipinti alla maniera della scuola fiamminga.
Alle molte curiosità di questo luogo si aggiunge l’”Angelo nascosto”, rimasto per secoli celato, venuto alla luce durante i lavori di restauro. Ora il profilo del cherubino dalla gote di un bel rosa delicato e con un ciuffo biondo è visibile in cima alla quarta rampa della scalinata.

La Scala Santa si trova in Piazza San Giovanni in Laterano ed e’ visitabile tutti giorni dalla 6 alle 13 e dalle 15 alle 19,10. Per pregare e salire non occorrono prenotazioni o biglietto. Per il Sancta Sanctorum il prezzo del biglietto è di 3,50 euro dalle 9,30 alle 12,40 e dalle 15 alle 17,10 esclusi i festivi.
Chi non vuole, o non può, percorrere la scalinata sacra in ginocchio, può usufruire di una rampa laterale che conduce al piano superiore.

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