A spasso col monsone

di Giacomo Morganti –
Dati del Tour
dal 13/12/2014 al 30/12/2014 – Viaggiatori: Giulia Fronza (33) giulia.fronza@libero.it, Giacomo Morganti (37) morgantigiacomo@gmail.com, Fabrizio (57), Aldo (61), Giovanni (19)
Tuor operator: Michelle Tours, info@michelletous.com, tel. 0094 (0) 777801724, sede in Kandy SL Driver: Ariyatilara Hewupathiran (per noi Ari), , tel. 0094 (0) 714925259
Moneta locale: Rupia (Rs) 1 euro vale circa 160 rupie, 1000 Rs = 6,25 E PREFAZIONE

Quest’ anno per realizzare questo diario ho dovuto “scopiazzare” da quello di Giulia e personalizzarlo (nei mesi successivi) con i miei punti di vista dal momento che ho visto bene di fratturami (ed anche benino!!) il metacarpo della mano dx 10 gg prima della partenza. Ho viaggiato quindi con una stecca fino al 24 dicembre per poi toglierla ed utilizzare un tutore. Logico quindi che non potevo scrivere, ma fortunatamente sono riuscito a scattare molte foto.
Come di consueto ho iniziato a preparare il viaggio molto prima, da maggio ed ho avuto molto aiuto da un amico Cingalese che si è trasferito a Roma, Shawn Landersz. Conosciuto sui mille forum presenti, si è prodigato di consigli su luoghi da visitare, cose da fare, da non fare e sulle mille agenzie presenti in loco; peccato non avergli dato retta in tutto, specie per l’agenzia.
La scelta è ricaduta su Michelle Tours, pronta nel rispondere a tutte le mie mail con velocità, cortesia ed ottima preparazione, ho proposto il mio itinerario di 16 giorni e loro mi hanno fornito i riferimenti degli alberghi ed il prezzo. Io ho modificato alcune sistemazioni e come sempre contrattato fino alla cifra di 2910 euro da dividere per 5 quali eravamo. La cifra comprendeva le sistemazioni, l’autista, la guida per 3 gg di trekking.

Le sistemazioni si sono rilevate buone ed anche il nostro autista, Ari, si è ben presto rilevato un amico con cui abbiamo condiviso delle bellissime giornate, davvero una persona da ricordare, così come tutti i Cingalesi. Il problema piuttosto grave che abbiamo avuto con l’agenzia si è palesato durate il trekking concordato, presso alcuni villaggi di coltivatori di riso. Sicuramente l’inclemenza delle piogge che aimè ci ha accompagnato nel viaggio non ha aiutato nessuno, ma noi ci siamo trovati a percorrere chilometri a piedi nella giungla sotto il diluvio universale, anche di notte, guadare fiumi in piena (5 !!!!) e “divorati” dalle sanguisughe. Il tutto per sentirsi dire dagli abitanti dei villaggi che da novembre a gennaio lì piove tutti i giorni …… ovviamente l’agenzia non si era minimamente preoccupata di verificare nulla, ma si era solamente affidata ad una guida, sicuramente ottima (quella menzionata sulla Lonely Planet), ma che ha badato a guadagnare con noi piuttosto che alla sicurezza. Non esagero nel dire che ci sono stati dei momenti in cui sicuramente abbiamo rischiato mooooolllto più del dovuto ed …… abbiamo avuto culo! Io i soldi tuttavia li ho dati all’agenzia e quindi la ritengo l’unica responsabile dell’accaduto!
Decidete in libertà l’agenzia che userete e sicuramente la nostra per viaggi standard è ottima, ma se volete qualcosa di più particolare ….. guardate altrove!
Due parole le voglio spendere sul popolo Cingalese, in tutti i miei viaggi mai ho incontrato persone così semplici ed allo stesso tempo cordiali e curiosi di instaurare un rapporto con noi con il solo intento di conoscerci, senza i classici doppi fine per guadagnare 2 lire. Un popolo che ha saputo conquistarci, al nostro arrivo nelle varie destinazioni trovavamo sempre un sorriso ad accoglierci che riscaldava i nostri cuori e ci faceva dimenticare la pioggia incessante.
Infine alcune considerazioni sul meteo; come detto abbiamo avuto moltissima sfortuna nel beccare tanta acqua quanta non ne avevo mai incontrata sommando tutti i viaggi svolti, tuttavia se decidete di andare in Sri Lanka, mettetela comunque in conto. Se girate l’isola come abbiamo fatto noi troverete sempre un lato della stessa o luoghi all’interno dove è periodo di piogge ….. l’unica differenza è che lì la pioggia è calda!
Ma veniamo al viaggio…..


13 Dicembre – Partenza!!!

In aeroporto incontriamo Aldo con cui abbiamo viaggiato lo scorso anno in India, ormai un amico, Fabrizio, esperto viaggiatore palermitano, e Giovanni di Senigaglia alla prima esperienza di viaggio.


Sembrano due persone tranquille, taciturne, fino ad ora i nostri contatti sono intercorsi via web. Con Aldo abbiamo molte avventure e aneddoti di viaggio da raccontarci. Volo Srilankan Airline per Colombo puntuale, scomodo, affollato. A/R 680 euro circa.

14/12/2014 – COLOMBO – NEGOMBO

Arrivo a Colombo alle ore 5.30 locali; nottata persa. Ritirati i bagagli e sbrigate le pratiche del visto siamo pronti per uscire dall’aeroporto alle 7.00 con il sole e 33°C. Ci accoglie il nostro driver Ari che sembra a metà tra un surfista ingrassato e un figlio dei fiori; “mamma mia in che mani siamo!!!” Penso io…… . Niente di più sbagliato!! Ari è davvero una gran persona, uno di quelli che se ritorno in Sri Lanka vorrò incontrare di nuovo, parla un ottimo italiano, per cui i miei studi di inglese invernali andranno a farsi benedire…… Con una macchina lussuosa, un pulmino Toyota con 8 posti, Ari ci accompagna alla guest house Serendib a Negombo, circa mezz’ora di strada a nord dell’aeroporto. Usciamo subito per una gita in barca sulla laguna, 11000 Rs in totale. La natura è rigogliosa, percorriamo un canale artificiale lungo le cui sponde i pescatori rifilano le reti e ci salutano con la mano, oggi è domenica e non sono usciti per pescare.


Navighiamo tra i canali del fiume che si immette nella laguna, tra le mangrovie, cercando di avvistare coccodrilli, scimmie e molti uccelli. I coccodrilli non sono sul nostro percorso ma i barcaioli sanno dove trovare una famiglia di scimmie e offrendo loro delle banane le fanno avvicinare all’imbarcazione: scatta la frenesia fotografica. Al ritorno avvistiamo una decina di varani di taglie diverse che convivono pacificamente con i pescatori e le loro famiglie affacciate sul canale.

Il nostro barcaiolo decide di darci un primo assaggio dell’ospitalità cingalese e ci accompagna a casa sua per farci conoscere la moglie ed i figli, niente doppi fini, solo per stare insieme e conoscere una realtà diversa dalla loro. Come dico sempre, sono queste le cose che alla fine mi rimangano di un viaggio, i rapporti umani. Rientriamo alla gues house per un riposino.
Alle 5.00 usciamo per vedere il tramonto sul mare, ci sono molti cingalesi, qualche giovane coppia, famiglie intere e gruppi di amici, qualche turista occidentale; camminiamo sulla vasta spiaggia e ci accorgiamo della presenza di molti buffi granchi. Giulia saluta una bambina e la madre gli chiede di fare una foto con tutti i suoi figli, quattro. Proseguiamo la passeggiata sulla strada dei ristoranti e alberghi, le strade sono pulite ed il traffico ordinato, tutto il contrario dell’India. Scegliamo di mangiare pesce al Bolonghe’s restaurant. Whole Fish eccellente e riso fritto con verdure (5200 Rs per 5 persone). Ottima scelta! Fabrizio si scioglie e si rivela un gran chiacchierone.

15/12/2014 NEGOMBO- KALPITYA

Sveglia e colazione alle 7.00: faraonica. Subito gita al mercato del pesce dove le barche dei pescatori sulla battigia stanno ancora togliendo i pesci dalle reti. C’è un gran brulichio di persone al lavoro, le donne si occupano di pulire e stendere il pesce sulle stuoie di cocco per l’essiccazione. Scatto molte bellissime foto puntando l’attenzione sugli sguardi fieri delle persone. Giriamo tra i banchi e la merce a terra, tra le barche e le stuoie, le persone sono cordiali. Siamo incuriositi da uno squalo ed il pescatore ci chiama per una foto di gruppo con il suo trofeo. E’ bello stare qui, mi sento a mio agio e mi diverto in mezzo alle persone ed ai pesci.

Ripartiamo alla volta di Kalpitiya dove alloggiamo nel Kappalady Kite Garden, lontano una decina di chilometri dal paese, immerso in un palmeto a due passi dalla laguna. Il posto è molto bello ed in via di ultimazione, praticamente nuovo! Ci propongono una gita in barca per l’avvistamento dei delfini (l’obiettivo della nostra visita in questo posto) a 45 euro a persona, contrattiamo, ed arriviamo a 30 con la barca che l’indomani mattina ci verrà a prendere sulla spiaggia vicinissima al lodge. Nel pomeriggio passeggiata a Kalpitiya.

Il paese non offre nulla anche se è piacere girare, le persone sono riservate e sembrano quasi incuriositi della nostra presenza, incontriamo solo un’altra coppia di turisti ed un cingalese che ci ferma per strada raccontandoci con entusiasmo la sua storia di emigrazione in Italia. Non ci sono donne in giro, solo qualcuna affacciata alla porta di casa. Il paese è a maggioranza islamica e si nota. Fabrizio riesce a trovare un sarto che per ben 50 Rs gli rattoppa i pantaloni.
Rientriamo al lodge in tempo per fotografare il tramonto mozzafiato tra le palme, cielo e mare infuocati, bellissimo!!! Cena al lodge un po’ scarsa nelle dosi, ma gustosa e compresa nel prezzo. Il padrone non si scioglie in sorrisi e parla per sillabe: non sarà mica che la contrattazione per la barca gli abbia rovinat o un facile e truffaldino guadagno?

16/12/2014 KALPITYA – ANURADHAPURA

Sveglia presto, colazione e poi via! Il nostro barcaiolo, Shanaka della Ocean Lanka di Kalpitiya ed il suo aiutante sono pronti su una spiaggia pazzesca a poche centinaia di metri d al lodge con la loro barca per iniziare il dolphin-whatching. Che spettacolo!! Siamo abituati a vedere i delfini sui documentari piccoli gruppi ed io stesso ne avevo visti (da lontano) max 2/3 ma mai avrei pensato di trovarmi tra un branco di un centinaio di delfini.

Si esibiscono in salti carpiati e spuntano tutt’attorno alla barca; scatta scatta due ore di contemplazione e foto di cotanta natura sono volate! Attorno a noi ci sono otto barche di turisti e cinque o sei di pescatori. Shanaka ci spiega che stanno pescando i tonni che di solito stanno a profondità maggiore dei delfini ma a noi non siamo convinti… Con il passare del tempo i branchi si dividono e riusciamo ad intercettare solo piccoli gruppi di delfini, tre o quattro per volta. Iniziamo a rientrate a riva.

La spiaggia aranciata con le palme alle spalle ed il tappeto di erbetta verde è davvero incantevole, c’è anche una piccola moschea affacciata su questo tratto di costa e una capanna di pescatori, il mare è azzurro e contrasta con la sabbia, sembra di essere in una cartolina. Shanaka ci scatta una foto di gruppo e si raccomanda di lasciare per lui una buona recensione. Be’, se la merita.

Partenza per Anuradhapura dove arriviamo per le due e mezza. I trasferimenti nel nostro itinerario sono sempre piuttosto brevi, le strade sono buone ed è un piacere stare a curiosare dal finestrino. Arriviamo sotto uno scroscio d’acqua che un po’ ci intimorisce. Ari ci accompagna a visitare l’albero di Buddha, un figlio dell’albero di Bo sotto cui Siddharta ricevette l’illuminazione. Interessante e frequentato da fedeli che porgono offerte e preghiere. V isitiamo poi le rovine dell’antica città reale di 2500 anno fa (3250 Rs a testa) saltellando da un sito all’altro con l’auto e con Ari che talvolta scende

con noi per raccontarci qualche dettaglio storico. Piove e smette, piove e smette per fortuna senza impedirci di visitare il sito. Ci sono tre grandissime stupa (pagode in cui viene murata una reliquia del Buddha) e qualche altra rovina del tessuto urbano originario. La terza stupa che visitiamo è stata di recente restaurata ed è meta di pellegrinaggio: una bella atmosfera. Nel complesso, nonostante il sito sia ben curato e valorizzato, mi viene da pensare che all’estero siano molto più abili di noi italiani a vendere a caro prezzo la loro storia e cultura…
Ci sistemiamo in albergo, uno dei moltissimi della zona, Palace Hotel, piuttosto piccolo ma le stanze con
zanzariera sono pulite e ben arredate. Cena presso il ristorante di albergo presso cui ci accompagna Ari. 6300 Rs in totale. Sporco e piatti non freschi, al limite della sufficienza. Ritorno al Palace Hotel con il tuc tuc 300 Rs. Nanne.

17/12/2014 ANURADHAPURA – SIGIRIYA

Dopo una notte di pioggia incessante partiamo per Mihytale un duomo vulcanico su cui sono state erette delle stupa con un grande Buddha bianco ed attrezzata la salita ad un punto panoramico. Assieme a noi dei devoti e dei monaci buddisti che ci chiedo di farci fotografare insieme con i loro smartphone, non esistono più i monaci di una volta!!!! Oppure noi abbiamo visto troppi documentari…..

Tutta l’area va visitata a piedi scalzi, per fortuna la pioggia ha lasciato la temperatura delle lastre di porfido gradevole. 500 Rs a testa. Molto suggestivo, peccato per il panorama offuscato dalle nuvole basse. Ripartiamo per Polonnaruwa e si fa sosta in un villaggio per comperare dell’acqua. La nostra presenza incuriososce un po’ tutti e vengo invitato a fare delle foto in una macellerie di forse 4 metri quadri. Aldo e Fabrizio si avventano sul fritto e sui rotti venduti dalla trattoria a fianco, che buoni!!!!



Lungo il tragitto attraversiamo il Minneriya National Park ed avvistiamo da lontano un paio di elefanti solitari al bordo di un grande lago intenti a mangiare e scatto delle buone foto col mio nuovo cannone da 400 mm, un portento! A Polonnaruwa piove a dirotto e temporeggiamo mangiando qualcosa. Infine decidiamo di abbandonare l’idea di visitare le famose rovine con il Buddha sdraiato e decidiamo per un massaggio ayurvedico consigliatoci da Ari non prima di aver visitato una “fabbrica” di maschere e sculture lignee tradizionali: un enorme shop dai prezzi esorbitanti. Alla spa ci facciamo fare il massaggio ed il bagno di vapore per 3000 Rs a testa. Più che un centro ayurvedico mi sembra un ospedale squallido, tante stanzette con i lettini affacciate su un corridoio. Ma tant’è. Il massaggio di un’ora per lo meno è valido e ci rilassiamo piacevolmente.

Direzione Sigiriya con sosta presso una famiglia contadina amica di Ari che ci offre grandi sorrisi, un buon te e la famosa grappa di cocco, l’arrak. Mamma, papà e tre figli, che si fanno volentieri fotografare, vivono in una casa di fango vicino ad poche altre dello stesso tipo, ma hanno la corrente elettrica, antenna e tv, che stranezza questa accozzaglia di tecnologia e povertà. Ovunque ci fermiamo i cingalesi sono molto cordiali e gentili; noi ricambiamo con qualche maglietta per i piccoli, una preziosa Ritter ed altri oggetini portati dall’Italia.

Arriviano a Sigiryia con il buio e ancora piove, piove, piove. Un solo giorno di questa pioggia e in Italia sarebbe “stato di calamità naturale”, ma qui sembra che scivoli tutta chissà dove. Cena (600 Rs a testa più bevande) e pernottamento al Sigiryia Coctage: siamo i soli ospiti e cucinano per noi dell’ottimo riso, pollo e verdura. Ci fanno compagnia dei gatti in cerca di affetto, ma che miagolano a squarciagola ….. pussa viaaaaaa. Nel frattempo piove.

18-19-20/12/2014 SIGIRYIA – TREKKING MEEMURE

Il racconto di questi 3 gg è raggruppato in un’unica fase. Troppo difficile separare certe emozioni e certe considerazioni. Tre giorni folli. Il 18 mattina sveglie presto e visita a Sigiriya, le rovine di un palazzo reale arroccato, molto arroccato. 3900 Rs a testa. Il sito è estremamente curato e pulito, purtroppo non c’è tempo per visitare il museo perchè apre alle 8.30 e noi oggi abbiamo orari rigidi. La salita all a rocca si fa in un’oretta di ripidi gradini, a tratti scivolosi; si possono vedere dei bellissimi affreschi miracolosamente scampati all’alterazione del clima tropicale e un panorama mozzafiato a 360°. Peccato per le nuvole basse che ci limitano l’orizzonte. Il palazzo è raso al suolo, si può intuirne la pianta ed il sistema di terrazzamenti realizzati sulla cima del picco su cui sorgeva. Scendiamo proprio mentre l’afflusso di turisti, stranieri e locali, diventa sostenuto, tanto da rendere difficile gli spostamenti sulle strette gradinate, ringrazio per la dritta sul miglior orario per la visita i molti diari letti da visitatori precedenti che hanno consigliato appunto una ascesa mattiniera per evitare la calca.

Poco prima delle 11.00 partiamo alla volta di Dambulla dove incontreremo la nostra guida per il trekking tra i villaggi immersi nella giungla. Nishantha ci racconta di aver fatto conosce al mondo questa zona del paese, i villaggi Veddah in particolare, grazie a dei documentari girati con Discovery Channel. Ci mostra il suo nome sulla Lonely Planet e va molto fiero del suo lavoro. A noi Nishantha è stato assegnato dalla nostra agenzia quindi siamo piacevolmente stupiti di avere a che fare con un’autorità. Facciamo un po’ di spesa di biscotti e acqua e con l’auto iniziamo la tappa di avvicinamento al trekking. La logistica dei prossimi giorni è un bel guazzabuglio, rispetto al programma stabilito ci sono delle variazioni, ancora non abbiamo capito bene dove dormiremo e come saremo organizzati per i pasti perché Nishantha ci dice che nei villaggi non c’è proprio nulla. Bene!! Noi abbiamo preparato gli zaini da portare a spalla con l’indispensabile per trascorrere due notti fuori.

Dopo 2 ore di strada sterrata molto dissestata, arriviamo in prossimità della partenza del trekking, a Narangamuwa, e troviamo la strada interrotta per il crollo di una spalletta di un ponte. Quindi iniziamo anticipatamente a camminare lungo una strada molto ripida. Nishantha, cha a differenza di noi, conosce la strada da fare, inizia a correre e noi non riusciamo a tenere il passo in salita. Cinque minuti ed inizia a piovere: non la pioggia italiana… qui, come dico io, la pioggia ‘un sente ragioni!!! Immaginate gli scrosci estivi…… ora immaginateli per 4 giorni consecutivi…….!!!! La pendenza della strada è notevole e la fatica si fa sentire. Ci raggiunge un aiutante della guida, che capiremo poi essere il fratel lo del nostro padrone di casa: lui è in infradito, noi bardati per una spedizione alla Rambo. E qui tra me e me dico….. come cazzo pensavano gli americani di vincere la guerra in Vietnam???? (so che è molto lontano da qui, ma la pioggia monsonica è la stessa!!!!) E’ strabiliante come queste persone sono in simbiosi con l’acqua e si muovono come nulla fosse in maglietta a mezze maniche, pantaloncini ed infradito, talvolta anche senza ombrello. E loro pensavano di andare lì e far mambassa ….. Piove. Entriamo nella giungla già stanchi e fradici. Il nostro aiutante ci spruzza gli scarponi con un repellente contro le sanguisughe. Anche dentro la giungla fitta comminiamo velocemente, non abbiamo tempo di guardarci attorno, dobbiamo concentrarci su dove mettiamo i piedi perché il sentiero è scivoloso e buio: le nuvole e la vegetazione non fanno filtrare abbastanza luce. Tutti siamo in difficoltà ed immaginate i miei sensi di colpa, sono io che li ho portati tutti a fare il trekking, certo, nessuno si aspettava tutto questo casino, ma mi sento davvero in difficoltà verso tutti i miei compagni. Nishantha corre. Mi rendo conto di essere su un versante molto ripido, scivolare sarebbe rovinoso, quando ci approssimiamo ad alberi molto alti filtra un pochina di luce in più ed i tronchi sembrano argentati. L’aiutante ci mostra uno scorpione nero lungo una spanna: la segnalazione è unicamente relativa al pericolo, non certo a scopo naturalistico… Il peggio arriva quando, dopo l’ennesimo torrente guadato con l’acqua alla vita, ne dobbiamo attraversare un altro più grande e pericoloso, decisamente in piena che in questo tratto forma impetuose cascate. Proprio in corrispondenza dell’attraversamento incontriamo tre cacciatori scalzi e con il saron rimboccato (il pareo maschile) che ci aiutano a fare la catena umana. Una bella botta di culo!! Inizialmente ho creduto che fossero persone mandate dal villaggio in nostro aiuto, invece no, loro erano le persone giuste al momento giusto. Procedendo incontriamo altri guadi, di poco meno difficoltosi, superati con l’aiuto di Nishantha e dalla seconda guida a cui ho dato la mia attrezzatura fotografica. Io sono in difficoltà, mentre l’aiutante viaggia nella giungla praticamente scalzo, con il mio zaino e con l’ombrello…… più che altro sembra un polpo!!!! Poveri americani…… Gli scarponi in goretex a quel punto erano già fradici, come le mantelle impermeabili, i vestiti, gli zaini e il loro contenuto. Dopo quattro ore di camminata nelle condizioni descritte e con la pioggia battente che non ci ha dato un momento di tregua, arriviamo a delle risaie strappate alla giungla che ormai è buoi e accendiamo i frontalini. Da lì al nostro rifugio a Meemure mancano ormai una ventina di minuti. Siamo esasperati.

La famiglia che ha attrezzato casa per ricevere i turisti che si spingono fino a qui ci accoglie col sorriso e subito dopo si prodiga per accoglierci e scopriamo di essere stati risucchiati dalla sanguisughe. Che schifo!! Bucano in corrispondenza delle vene dove riescono ad infilarsi sotto i vestiti e visto che non provocano alcun dolore succhiano indisturbate. Fermare l’emorragia è piuttosto lungo. Ne ho una enorme sulla pancia e una sul braccio, Giulia ed Ado per adesso l’anno scampata. A quel punto cerchiamo di capire cosa sia rimasto asciutto del nostro bagaglio. Santa Giulia a mattino ha avuto la geniale idea di infilare i vestiti di ricambio ed i medicinali in un sacco della spazzatura dentro lo zaino. Questa roba ed il passaporto sono salvi. Del resto nulla, nemmeno il telefono e i soldi dentro al portafogli.

Doccia fredda, cena ottima preparata dalle due signore di casa e a letto. Ah no… Sul materasso a terra. L’indomani (19 dicembre) sembra abbia smesso momentaneamente di piovere e con Giulia e Aldo facciamo una passeggiata di tre ore nei dintorni, tra le risaie allagate e incolte accompagnati da quattro cani curiosi della nostra presenza. In questa breve passeggiata ci rendiamo conto comunque della bellezza dei luoghi e della natura, bella ed allo stesso tempo tremenda, con cui questi piccoli contadini convivono in simbiosi tutto l’anno. In giro non c’è nessuno, ci spiegano che tre mesi fa qui è arrivata la corrente elettrica e tutti stanno in casa a vedere la TV. Se sia vero non lo so, ma di certo in un villaggio di soli contadini nella stagione delle piogge non c’è motivo di uscire nei campi. Sulla via del ritorno si rimette a piovere. Attorno a noi intuiamo un paesaggio montano dominato da un picco roccioso; scorgiamo il passo attraversato il giorno precedente, che matti!! Le nuvole sono basse e la nebbia si alza dai versanti intrisi d’acqua.
Pranzo a casa e pomeriggio tra partite di briscola e sonnellini. La casa è circondata da palme su cui si rampica la pianta del pepe nero. Prima dell’arrivo dei turisti l’unica fonte di reddito della famiglia era il commercio del pepe e nella produzione del miele, Meemure infatti (il nome del paese) significa “Tanto Miele”. Qui tutto quello che serve per sopravvivere lo danno la terra e la giungla, autoproduzione.

Presso il nostro rifugio i turisti arrivano circa ogni due settimane. Ci spiegano che nei mesi di novembre, dicembre e gennaio piove tutti i giorni, molto e che sul finire della stagione piovosa si cominciano a dissodare i campi e piantare il riso. La stagione giusta per visitare questi luoghi è la primavera-estate. La nostra agenzia non ci aveva assolutamente preparato sulle condizioni che avremmo trovato. Né diari di viaggio, né la Lonely fanno cenno a tante precipitazioni. Siamo stati esposti ad un pericolo serio , non abbiamo potuto gode re dei luoghi e nemmeno visitare il villaggio di Hasalaka, come da programma, semplicemente perchè in questa stagione non ci si può arrivare, il sentiero è troppo pericoloso. Nishantha è stato contattato da George, il titolare di Michelle Tours, che gli ha detto di portare il nostro gruppo a fare tre giorni di trekking in queste zone. Il programma che noi, dall’Italia, abbiamo concordato con George non era praticabile. Tant’è vero che abbiamo chiesto ed avuto inserito nel tour un pernottamento nel villaggio da cui siamo partiti per la camminata del giorno precedente, ma pare che là non sia possibile pernottare perchè non ci sono strutture di nessun tipo ne famiglie organizzate ad ospitare turisti. Inoltre percorrere il sentiero nella giungla al pomeriggio (12 km), con l’incombere del buio, è stato un azzardo che non abbiamo deciso noi. Michelle Tours non ha pianificato nulla del nostro trekking. Credo che Nishantha avrebbe dovuto mettere in guardia George sui rischi, invece, evidentemente si è preoccupato solo di prendere il cliente. Michelle Tours è responsabile dell’accaduto, non doveva non sapere delle condizioni meteo di una regione ad un’ora e mezza di strada dalla sua sede, ed avrebbe dovuto accertarsi della serietà della guida che ci ha procurato.
Il giorno 20 dicembre ricominciamo a camminare per raggiungere l’appuntamento con Ari a Loluat di nuovo sotto la pioggia per fortuna non così intensa come i due giorni precedenti , ma continua. La famiglia, dopo aver saldato i conti dei pasti (9000 Rs in totale per 2 cene, 1 pranzo e un pranzo al sacco) ci propone un passaggio con il fuoristrada per circa metà del percorso. Accettiamo al volo (3000 Rs). Rimangono da fare a piedi 8 Km, quasi tutti in salita, su una strada pavimentata molto sconnessa invasa dalle sanguisughe che approfittano abbondantemente del nostro passaggio nonostante il repellente. Da programma avremmo dovuto seguire una scorciatoia nella giungla, ma è evidente che andava seguita la via alternativa. A Loluat arriviamo in anticipo e ci rifugiamo in un piccolo bar dove, come sempre, l’ospitalità non manca mai. Ci riscaldiamo con un buon te e mangiamo qualcosa. Facciamo la conta e la bonifica delle sanguisughe. Oggi peggio che nella giungla. Finalmente arriva Ari come se fosse l’elicottero del soccorso alpino, o meglio Noè con l’Arca….. !!!

La strada che percorriamo per Kandy attraversa versanti ricoperti di piantagioni di te. Tra gli arbusti spuntano alberi di alto fusto che servono a stabilizzare il terreno ed evitare l’innesco di frane. La scarpata del lato di monte della strada è invece franata in più punti, non ci sono reti o muri di contenimento ed evidentemente la coesione dei suoli rossi tropicali non è sufficiente a garantire la stabilità dei fronti di scavo quali verticali. Arriviamo a Kand y verso le due e mezza del pomeriggio, dormiamo alla OP guest house, una struttura nuova di cinque stanze sulla collina di fronte al grande lago artificiale della città. Noi sembriamo degli sfollati, occupiamo le stanze e facci amo un po’ di bucato, laviamo gli scarponi, etc… Giulia tende il bucato come può nella stanza nella speranza che il condizionature riesca a togliere abbastanza umidità. Anche il ragazzo della guest house, quando entra in stanza per consegnarci gli asciugamani (nuovi perché una frana ha interrotto la strada che porta alla lavanderia), fa una faccia sconcertata. A cena Ari ci accompagna al DJ resturant, segnalato anche sulla Lonely, cena buona ma cara (6900 RS in totale). Prima di andare a nanna festeggiamo in anticipo il Natale, o megli o la fine del trekking, con il Rotari e lo zelten (torta tipica trentina natalizia) portati da casa; offriamo il brindisi anche al ragazzo della guest house che timido accetta con un grande sorriso.

21/12/2014 KANDY

Visita alla città di Kandy, ultima capitale prima dell’arrivo degli Inglesi e sede della reliquia del dente di Buddha. Al mattino passeggiata, finalmente con il sole, al giardino botanico (500 Rs a testa) molto bello e rilassante.

Un po’ deludenti le orchidee che sono poi quelle che si trovano a comprare da noi. Il bamboo gigante invece è una scoperta sorprendente. Ci facciamo accompagnare in centro, evitando visite a “musei” di pietre preziose e batik, ed iniziamo il nostro girovagare tra la gente, finalmente ciò che più mi piace. Girovaghiamo per le viuzze e tutti cercano di incrociare il nostro sguardo per poi sorriderci o provare ad approcciare una breve conversazione, davvero una bella sensazione. Ci dirigiamo al mercato, un tripudio di colori e facce; solo qualcuno tenta di invitarci a comperare, il resto continua tranquillamente il suo operato senza badare a noi.

Di turisti occidentali nemmeno l’ombra, o quasi. Siamo incuriositi da un negozio con bellissimi batik ed entriamo; il ragazzo, che è il figlio del titolare dell’attività sta disegnando su un grande foglio a terra, ci spiega con delle foto il processo di lavorazione del batik, ci mostra la sua famiglia all’opera e alcuni lavori bellissimi spediti per mezzo mondo. Trattiamo il prezzo di un piccolo telo a nostro avviso molto ben fatto. Da 45 euro scendiamo a 30. Scopriamo che il negozio è recensito su Tripadvisor e su alcune edizioni della Lonely. Anche a noi viene chiesta una recensione positiva: devo dire che quello che abbiamo visto è davvero molto bello. Jayamali Batiks: showroom No. 196, 1st floor, Central Market, Kandy; factory No 192/2, Dharmashoka Mw, Lewella Kandy. info@jayamalibatiks.com
Torniamo poi lentamente in città dove alle 16.30 abbiamo appuntamento con Ari che ci porta a vedere una danza tradizionale di un’ora con bellissimi costumi in un teatro che aveva a che fare con una struttura della Croce Rossa usata durante la guerra civile. Interessante, 500 Rs a testa.

A questo punto rimane il tempio del dente di Buddha. Alle 18.30 c’è una cerimonia che abbiamo atteso per tutto il giorno. Ci sono moltissimi devoti e quasi altrettanti turisti (1000 Rs a testa). Il templio è meraviglioso. La cerimonia consiste nell’apertura della camera del dente custodito sotto sette campane d’o ro. Mica la vorrai vedere la sacra reliquia… C’è una lunghissima fila di fedeli che sfilano davanti le campane, noi rimaniamo in disparte e sbirciamo quel poco che si vede tra le numerose teste.
Decidiamo di cenare in città e rientrare alla OP guest house con il tuc tuc. Scegliamo il Muslim Hotel.

Spendiamo poco, ci sbagliano il conto al ribasso (1000 Rs per 4 persone), ma il servizio è pessimo e il cibo medio. Rientriamo stanchi sotto la pioggia che nel frattempo è ripresa, ma rinfrancati.

22/12/2014 KANDY – NUWARA ELIYA

Ci svegliamo con la pioggia e partiamo per la Hill Country, cioè verso le piantagioni di te. Facciamo una deviazione poco fuori Kandy per visitare tre templi buddisti antichi. Nell’ordine: Gadaladeniya, Lankatilake, Embekka Devale (300 Rs a testa per ogni tempio).

Arrivati al primo tempio, piccolo e interamente di granito scolpito, ci propongono un’escursione a piedi per raggiungere gli altri due templi ma piove e non ci pensiamo nemmeno. Purtroppo il tempo ci tà mettendo a dura prova e ci porta a stravolgere i nostri programmi. Ci accoglie un costude-guida molto gentile che ci fa una piccola spiegazione. Il tempio è compromesso dalle infiltrazioni d’acqua, avrebbe bisogno di un restauro per salvare i meravigliosi affreschi e statue d ipinte. Il grande Buddha di legno dorato è bellissimo, le piccole cappelle che circondano i quattro lati della stupa dei gioielli. Probabilmente, per me, il più bello che abbiamo visto fino ad ora.
Il secondo tempio è più grande e costruito con mattoni e terra cruda. È molto particolare perchè da un lato si accede all’area induista (offerta libera obbligatoria), un corridoio a ferro di cavallo in cui ci sono nicchie che custodiscono le statue dipinte delle principali divinità. Alla sala centrale del tempio, l’area buddista, si accede dal lato opposto ed è un ambiente molto simile a quello del primo tempio, meglio conservato e con decorazioni ancora più ricche. Purtroppo arriviamo proprio a ridosso dell’orario della cerimonia, le 11.00, ed il monaco bambino ci permette di stare pochissimi minuti all’interno, poi ci caccia in modo risoluto. Alle cerimonie buddiste non possono assistere nemmeno i fedeli. Tutto si consuma tra pochi religiosi che, se ho capito bene, offrono cibo al Buddha.

Il terzo tempio è una delusione. Il colonnato di legno intarsiato esterno è però molto bello. Noi arriviamo che la cerimonia delle 11.30 è appena iniziata e dobbiamo aspettare la fine sotto il portico con due suonatori di tamburo poco fantasiosi e una scolaresca in visita. L’attesa è piuttosto lunga e quando finalmente entriamo nella sala del tempio troviamo una stanza intonacata di giallo, con delle brutte piastrelle moderne e qualche oggetto usato per le processioni e una tenda ricamata. Proprio brutto. Tuttavia, nel tempo dell’attesa, abbiamo potuto scattare delle buone foto ed Aldo ha instaurato l’ennesima conversazione con alcuni ragazzi curiosi della scolaresca. Piove.

Partiamo alla volta di Nuwara Eliya e sulla strada ci fermiamo alla prima fabbrica di te. La strada attraversa le piantagioni, quel poco paesaggio che si scorge tra le nuvole basse è del tutto simile a quello di qualche giorno prima. Peccato non poterlo vedere con il sole, ma da queste parti, da quel che ho letto, il clima è questo più o meno sempre, quindi questa volta era nel conto. La fabbrica di te della Glengloch è un turistificio (ingresso gratuito!). La visita fatta liberamente con Ari che ci spiega qualcosa è molto interessante e le lavoratrici al suo interno, tutte le donne si fanno fotografare
volentieri elargendo dei bei sorrisi quando orgoglioso gli faccio vedere il risultato. Tutti in Sri Lanka sembrano essere rilassati e sorridenti, anche di fronte alle difficoltà quotidiane che non sono certo le stesse che noi abbiamo in Italia, come sempre abbiamo molto da imparare dalle persone che incontriamo durante i nostri viaggi….. Giulia, accanita bevitrice di te (anche io a dire il vero) finalmente scopre i segreti del te nero. Lasciamo una mancia al box all’uscita. Il te allo shop non è affatto conveniente, nemmeno paragonato ai prezzi italiani, decidiamo quindi di non acquistare qui, ma di provare altrove. Facendo 2 calcoli una lavoratrice della fabbrica, secondo Ari, guadagna circa 300 dollari americani al mese, quindi una confezione di te costerebbe quasi quanto una giornata di lavoro di un’operaia. Una esagerazione!
Proseguiamo la strada per Nuwara Eliya dove arriviamo a metà pomeriggio. Prendiamo le nostre stanze al Binota Hotel, fino ad ora il peggiore, comunque discreto. Torniamo subito in città a fare una semplice passeggiata tra i colori e la confusione degli ombrelli, mangiamo delle frittelle comprate da un ambulante, calde, croccanti, piccanti. Slurp! Divertente è vedere il “sacchetto” dove le mettono, in pratica fogli di quaderno usati dove sono riportati dei conti di chissà quale contrattazione o cosa….. A cena scegliamo il Pub Restaurant a prezzi ragionevoli: birra Lion Stout in bottiglia assolutamente da provare. Cibo discreto (circa 850 Rs a testa). Torniamo all’hotel in tuc tuc e facciamo un lungo discorso con Ari relativamente al nostro trekking.

In estrema sintesi Ari collabora da anni con Michelle Tours e la ritiene un’agenzia seria, nonostante concordi con noi che la gestione del trekking sia stata sbagliata. Ci dice inoltre che Nishantha avrebbe fatto il sentiero nella giungla per la prima volta con noi, gli altri suoi gruppi avrebbero sempre raggiunto Meemure dalla strada da cui ce ne siamo andati l’ultimo giorno. Mah…… non sappiamo che dire, l’unica cosa è che abbiamo deciso di saltare l’Adam’s Peak, non avremmo sopportato un’altra acquata, di notte, sarà per la prossima volta!! Inoltre iniziano a scarseggiare anche i vestiti asciutti ….. incredibile! Decidiamo infine di saltare la notte a Delhoise per stare un giorno di più al mare. Inutile continuare a stare in montagna a prendere acqua!!! L’agenzia, visto i casini che ha combinato potrebbe anche fare poche storie, invece, oltre che farla un pochino pesare, ci farà pagare anche l’extra……. Meditate gente meditate!

23/12/2014 NUWARA ELIYA – ELLA

Piove ancora, lasciamo Nuwara Eliya, dove per altro fa anche freddino, ed iniziamo a scendere verso la nostra prossima tappa: Ella. Lungo strada scorgo delle raccoglitrici di te che lavorano sotto la pioggia, non mi faccio scappare l’occasione e chiedo ad Ari di fermarci 5 minuti per qualche foto, che risulteranno bellissime, racchiudendo in se tutta la fatica e le difficoltà di questo lavoro. Ci fermiamo inoltre a fotografare un bel tempio induista, molto colorato dove non mancano le solite scimmie a far da cornice. Facciamo una sosta a Bandarawela per fare due passi e cambiare dei soldi.

Dalla nostra partenza il cambio sta peggiorando. Troviamo finalmente un negozio di te con dei sacchi enormi, come quelli che abbiamo visto alla factory; il li stino è esposto e vengono a comprare anche i cingalesi. Ognuno di noi rifornisce di te sé e i parenti per un anno almeno. Prezzi dell’alta qualità tra 700 e 750 Rs al chilo. Il te trinciato fine, che qui chiamo dust, costa 300 Rs al chilo (1,90 E). Creiam o trambusto nel negozio: a volte quando ci muoviamo tutti e cinque sembriamo l’armata Brancaleone…, ma tutti cercano di attaccar bottone con noi ed il clima è sempre quello gioviale e scherzoso. Troviamo poi la banca. Aldo inizia le pratiche per il cambio mentre io Fabrizio e Giovanni approfittiamo del bagno dei dipendenti. Sbirciamo i quotidiani e scopriamo che alcune zone del paese sono state evacuate per gli allagamenti; ci sono molte
frane. A quanto pare, e ci spiegano, il cattivo tempo in questo periodo è anomalo, sembra si tratti di una coda del monsone…… alla faccia!! Solo nel nord del paese dovrebbe piovere, mentre nel resto dovrebbe splendere il sole, al massimo qualche acquazzone nel pomeriggio. Nulla di ciò che abbiamo incontrato. Per non perder e l’abitudine anche a Bandarawela piove. Pranzo con qualche frittella per strada e via verso Ella.
Il nostro hotel sta in posizione panoramica, pericolosamente al margine di una scarpata artificiale: Green Sky Hotel. Anche qui il panorama si può solo intravedere. Andiamo in città, paese meglio, dove ci sono molti alberghi e ristorantini, qualche negozio come nel resto del paese e molti turisti occidentali. Ad Ella arriva il famoso treno fotografato da mille turisti che decidono di utilizzarlo come mezzo di trasporto. Non c’è nulla da vedere. Noto le indicazioni per visitare una factory; io e Giulia ci dividiamo dal resto del gruppo ed andiamo. Un tuc-tuc ci accompagna fino là passando per le piantagioni e le campagne, al momento non piove. Alla Uva Halpewattha Tea Factory arriviano alle 16.20; troppo tardi perchè la produzione ci dicono sia ferma per colpa del maltempo. Noi vediamo comunque persone al lavoro e camion di raccolto ar rivare. Non è chiaro se l’orario di chiusura delle visite, le 16.00, sia il vero motivo del diniego. L’ingresso sarebbe costato 300 Rs a testa con il divieto di fotografare. Beviamo un ottimo te sulla terrazza panoramica poi lentamente rientriamo ad Ella con il nostro tuc-tuc Ape Piaggio 4 tempi. Paghiamo il nostro autista 800 Rs più una piccola meritata mancia e torniamo a piedi all’hotel. A cena mangiamo al fish&chips, di fronte alla Bank of Celyon. Spendiamo poco (3600 Rs in tutto) e mangiamo benissimo riuscendo ad evitare sia riso che noodles.

24/12/2104 ELLA –TISSAMAHARAMA

Al risveglio piove di nuovo. Colazione mediocre ed attendiamo le nove per decidere il da farsi. Miracolosamente la pioggia ci dà un po’ di tregua e decidiamo di scalare il Little Adams Peack. Avremmo dovuto salire al vero picco di Adam la notte tra il 21 e i l 22 ma per il maltempo abbiamo rinunciato. Facciamo una breve deviazione verso le piantagioni viste il giorno prima da tuc-tuc e troviamo qualche donna al lavoro che si fa fotografare volentieri dietro modesta ricompensa, scatto molte foto, finalmente!!!!

Ogni viaggio mi prefiggo degli obiettivi relativamente alle foto da scattare ed uno era quello di aver la possibilità di farne alle lavoratrici. Sono quindi soddisfatto!. La salita al piccolo picco è una passeggiata, ma noi partiamo con scarponi e balsamo ayurwedico contro le sanguisughe. Vediamo finalmente un panorama seppur nuvoloso. In paese compriamo qualche genere di conforto e mi scopro ottimo contrattatore…….. A mia insaputa contratto il prezzo di un casco di banane. Mi spiego: il venditore non parla inglese, arriva l’immancabile intermediario che mi spara una cifra che non capisco, chiedo di nuovo, di nuovo non capisco, chiedo ancora… Nemmeno l’intermediario capisce e ad ogni richiesta di chiarimenti abbassa il prezzo fino ad arrivare esasperato a 10 Rs, probabilmente il giusto prezzo. La scenetta si conclude comunque con grandi sorrisi e un casco di ottime bananine. Che drago che sono ? !!!!
Ripartiamo per raggiungere T issamahrama e si rimette a piovere. Tissamahrama è una cittadina insignifcant e avamposto per le escursioni allo Yala National Park. Alla periferia vediamo delle Stupa che non visitiamo per il brutto tempo e un grande lago. Ci sono risaie allagate molto belle. Il nostro albergo è a circa 4-5 Km dal paese, T issa inn Hotel, una struttura grande, un po’ vecchiotta, ma confortevole. Verso l’ora di cena assistiamo in paese a una recita desolante in cui, su un palco ricavato da cassone di un un gruppo di adulti “travestiti” con tuniche gialle e rosse e cappellino da Babbo Natale si esibisce con canti in playback; il prete a bordo palco interviene tra una canzone e l’altra, qualcuno a terra accende delle fontane (fuochi artificiali) e ad un tratto… un furgoncino scarica un gruppo di comparse saltellanti vestite da Babbo Natale. Il tutto si svolge con il traffico che scorre indisturbato e sotto la pioggia battente. Che vigilia pirotecnica!!
Ceniamo al Roots Restaurant; dopo aver fatto battute sul titolare, tipo gentilissimo, ma molto particolare di aspetto, ci racconta di aver vissuto in Italia (AAAA!!!!!!!!! Avrà capito le nostra battutacce???? ), anche lui è molto gentile e ci procura il tuc-tuc per rientrare. Mangiamo molto bene e spendiamo il giusto (tot 4400 Rs). In hotel beviamo dell’Arrak con Ari (grappa di cocco): assomiglia più al whyski e a noi tutti piace. Ari l’indomani ci lascerà e saremo raggiunti da un altro autista. Così ha deciso l’agenzia.

25/12/2014 TISSAMAHARAMA – TANGALLE

Sveglia prima dell’alba e partenza per il safari nello Yala National Park. L’ottima jeep che ci accompagna ci è stata procurata da Ari per 5500 Rs. L’ingresso del parco dista circa 30 Km dal paese. Il nostro autista fa i biglietti per noi, non capisco quale sia il vero costo dell’ingresso perchè ci mostra una ricevuta di qualche settimana prima ma poi dice che si farà fare lo sconto. Mah?! Paghiamo 3000 Rs a testa e passiamo il controllo delle guardie. Tanto per cambiare piove senza un attimo di tregua e dopo poco siamo fradici. Il parco è allagato ma le piste rialzate sono percorribili senza problemi. Ci sono un infinità di jeep, mi viene in mente il film “Cuori ribelli” dove nelle scene finali i pionieri intraprendono una disperata corsa con i carri per aggiudicarsi un pezzo di terra… La vegetazione è composta per lo più da boscaglia, impossibile avvistare animali che non stiano al bordo strada, le radure sono ampie e piatte, di conseguenza allagate, frequentate da uccelli acquatici e da qualche bufalo solitario. La caccia si conclude dopo poco più di tre ore con un magro bottino: avvistate molte specie di uccelli, bufali e sambar (simili a caprioli), cinghiali, tre coccodrilli in acqua e qualche babbuino lontano. Vale la pena visitare la Yala? Per noi assolutamente NO, ma sicuramente abbiamo avuto sfortuna, con tutta quell’acqua nemmeno gli animali si sono azzardati ad uscire! Ormai siamo tutti esasperati dalla pioggia e questa delusione non ci voleva.

La giornata difficile non è ancora finita. Partiamo per Tangalla, andiamo verso il mare e diluvia, lungo la strada vediamo allagamenti in ogni dove. L’albergo di Tangalla è il Fangipane Guest House, direttamente sulla spiaggia, molto bello ma il servizio non funziona, disorganizzazione cronica. A questo punto Ari ci deve lasciare, chiediamo notizie del nuovo driver e scopriamo solo ora che l’agenzia ci h a tirato un altro brutto scherzo. Non avremo un driver nonostante nel programma e nel prezzo fosse previsto. Molto arrabbiati facciamo fare delle telefonate a George da Ari. Riusciamo ad ottenere l’autista dal 28/12 a mezzogiorno, l’indomani a Mirissa ci porterà una macchina procurata dall’hotel. Per cercare di arginare il danno Michelle Tours ci offre la cena al Frangipane. Nonostante avessimo verificato le recensioni lasciate su Tripadvisor contattando gli italiani che avevano viaggiato con lui e letto alcuni diari, la scelta di questo tour operator è stata pessima. Passiamo il resto del pomeriggio a giocare a carte al riparo dal diluvio ma io e Giulia non rinunciamo ad un bagno nell’oceano sotto la pioggia, l’acqua è sorprendentemente calda , ma c’è molta corrente e rimaniamo in battigia, al sicuro. La cena è ottima anche se il servizio non adeguato.

26/12/2014 TANGALLE – WELIGAMA

Finalmente ha smesso di piovere e le nuvole non sono più molto fitte. Abbandoniamo Tangalle senza essere usciti dall’hotel con un driver procuratoci da George attraverso l’albergo che guida piuttosto male. Direzione Mirissa: in realtà la nostra sistemazione è 6 Km oltre Mirissa,a Weligama, ed il driver ci chiede un supplemento di prezzo, che assolutamente non paghiamo, giocandosi pure la mancia. E che palle!!!!!!
Il Bay Whacht Villas è una casa appena ristrutturata con tre stanze e una zona giorno tutta per noi. Il capo è gentilissimo, schivo e avaro di sorrisi, parla inglese molto bene e lentamente, ci dà un sacco di utili informazioni accogliendoci con un bel cocco reale decorato con un fiore di frangipane. Alla fine si rivelerà una persona davvero squisita con cui siamo tuttora in contatto con FB, ci ha promesso che verrà a trovarci in Italia e c’è da scommetterci!!!

Weligama, paese di pescatori, ha una brutta spiaggia alle cui spalle scorre la nuova strada costruita dopo lo tzunami dove sono concentrate le strutture ricettive e i ristoranti; sul lungomare è in costruzione un ecomostro di cemento, un albergo di centinaia di stanze di almeno una decina di piani. La spiaggia è popolata da surfisti e a tratti ci sono le barche dei pescatori tirate in secca; l’arenile è bagnato a causa dell’oscillazione della marea e non è comodo sdraiarsi a terra con l’asciugamano. Noi facciamo il b agno e poi andiamo alla scoperta del paese. Il centro, lungo la vecchia strada è vivo, con molti negozi e gente ad ascoltare un comizio politico. Si percepisce che le persone stanno bene, credo grazie al turismo, ma non ho la sensazione che l’arrivo degli occidentali abbia cambiato il ritmo di vita rilassato di questo posto.
Ceniamo sul lungomare al Junroot indicatoci da un ragazzo che ci ha intercettato sentendoci parlare italiano.

Ci racconta che vive a Catania; ora è in ferie ed ha appena comperato un albergo da sistemare. Il cingalese con l’accento catanese e la maglietta “scuderia Ferrari”sulle prime ci sembra un volpone, ma poi capiamo che anche lui desidera solo fare quattro chiacchiere. Qui tutti sono stati a lavoro in Italia, ci lavorano ed adesso sono in ferie od hanno avuto amici o parenti da noi e vogliono dimostrare con questo semplice gesto la loro riconoscenza verso la nostra ospitalità. In effetti mi vengono in mente i Cingalesi che intravedo, spesso, nell a mia città e riconosco solo adesso quel senso di tranquillità che trasmettono.

27/12/2014 WELIGAMA

La colazione è spettacolare, un vassoio di frutta fresca gustosissima, uova, pane e marmellata. Usciamo per vedere il mercato del pesce ma non troviamo nulla, avevamo capito che le bancarelle lungo mare erano un piccolo , ma che il grosso del commercio si svolgeva altrove. Invece no. La guardia costiera ci spiega che il mercato è proprio quello lungo la strada aperto tutta la giornata, i pesci arrivano alla spicciolata.

Vediamo dove sta la barriera corallina e iniziamo a pensare di procurarci maschera e boccaglio. Vedremo… Contrattiamo il prezzo di un tuc-tuc per andare al paese successivo, Ahangama, per vedere i famosi pescatori sul palo. Le spiagge qui sono spettacolari e non c’è nessuno. Camminiamo sulla battigia e ci imbattiamo nei famosi pescatori. Contratto la mancia da lasciare per le foto e inizio a scattare entrando in acqua in mutande e scorticandomi i piedi nei coralli. Ma con grande soddisfazione!!!! Ormai è mattina tarda e i proventi principali derivano dalle foto, non dal pesce; ad ogni modo noto che il sacco del pescato è pieno per metà e solo uno dei tre si interessa a noi per la riscossione. La trattativa è tranquilla, il clima rilassato ed alla fine tutti ci divertiamo, io a scattare e loro a vedere me in mezzo all’acqua in quelle condizioni. Continuiamo la nostra passeggiata ed entriamo in paese per mangiare qualcosa per strada, “rotti” (delle specie di piadine con ripieno di verdura piccante), ormai la base della nostra dieta assieme la riso. Cerchiamo un tuc-tuc per rientrare, Giovanni rimane ogni volta sorpreso dalle trattative: 350 Rs l’andata, al ritorno siamo stati più bravi, 300 Rs. Nel pomeriggio bagno ala mare, con il sole (!!), e poi…

Spesa per fare cena a base di pesce alla guest house. Comperiamo riso e verdure con cui Giulia tenterà di fare il riso fritto, mentre io cucinerò ben due chili di mazzancolle presi alle bancarelle per 1000 Rs il chilo, senza trattare. Più o meno 5 euro ……. Come da noi!!! Invitiamo a restare a cena con noi Nuwan, il capo della guest house, che nel frattempo ha procurato a me e a Giulia la gita di domani per l’avvistamento delle balene. Piuttosto costosa (6500 Rs a testa) ma speriamo ne valga la pena. Nuwan declina l’invito, ma decide di cenare con noi il ragazzo factotum.

Cucinare alla guest house è un’impresa perchè la cucina è attrezzata solo per la colazione: cuocere un chilo di riso in due padelle antiaderenti da uovo strapazzato è un’impresa. Il risultato è mangiabile con l’aggiunta delle verdure ma di certo non buono. Ah… cari spaghetti!! Invece i mazzancolli hanno bisogno di una scottata veloce, senza condimento. Contando che Giovanni e Kumara non mangiano il pesce, che Giulia non mi si è strafogata, è probabile che a me, Aldo e Fabrizio spunteranno le zampette da gambero. La serata casa è molto piacevole, scorre veloce tra chiacchiere e risate e lezioni di lingua italiana a Kumara che impara con una certa facilità. Diciamolo sottovoce… Sono due giorni che non piove, sole p oco, ma finalmente siamo all’asciutto!

28/12/2014 WELIGAMA

Nuwan alle 5.40 è già pronto per accompagnarci a Mirissa. Ci porta in una struttura dove ci accolgono con una piccola colazione (te e biscotti) e con le pastiglie per il mal di mare. Il centro si chiama Mirissa Water Sports – Whales & Dolphin Watching, www.mirissawaterspots.com, mirissawaterspots@gmail.com. C’è molto personale e moltissimi turisti, un po’ di trambusto. Ci accompagnano alla barca , piuttosto grande, una dozzina di metri, e con un piano rialzato per l’avvistamento; a bordo ci sono una quarantina di persone e noi andiamo in alto. Navighiamo al largo, il mare è mosso. Ci portano un panierino con la colazione, dolce e salata, e una bottiglietta d’acqua: non ce lo aspettavamo. Abbiamo detto che in Sri Lanka i costi dei vari luoghi da visitare costano tantissimo rispetto al costo della vita, tuttavia qui sanno come valorizzare quello che hanno dandoti sempre gadget od altro all’ingresso che giustifica il costo…. E tutto è pulitissimo!!!!! Mi viene tristemente in mente Pompei……..
Dopo un’oretta e mezza avvistiamo il primo spruzzo d’acqua, poi il secondo. Whaleeeeeees!! Grida l’avvistatore…… le balene!! Sono lontane, risalgono in superficie per respirare, due o tre respiri e poi si immergono per molti minuti. Riusciamo ad intravedere il dorso che punta a pelo d’acqua. La caccia ha inizio. Per fortuna avvistiamo qualche balena più vicina a noi, sembrano lente e tranquille. All’improvviso una molto grande emerge proprio a fianco alla nostra barca, il dorso è più lungo di noi.

Per tutti è una grande emozione, anche per l’equipaggio che è entusiasta per questo avvistamento. Un ragazzo che ci lavora mi dice che da così vicino ne ha viste solo 3, 4 e loro escono tutti i giorni. Riusciamo anche a vedere un paio di pinne caudali emergere. Ci spiegano che solo quando le balene si preparano ad un’immersione profonda fanno uscire la coda dall’acqua per via dell’inclinazione del corpo. Quando ormai siamo riusciti ad avvistare una decina di dorsi ed innumerevoli spruzzi si fa ritorno a Mirissa dove arriviamo verso mezzogiorno e dove veniamo accolti con un bel cocco reale e Nuwan che ci aspetta. Ecco l’avvistamento balene sono stati soldini spesi bene. Siamo entusiasti ed io porterò con me le foto, difficilissime da scattare viste le continue vibrazioni della barca e gli spostamenti delle balene, ho fatto del mio meglio, ma non sono contentissimo.
Torniamo alla guest house e su suggerimento di Nuwan andiamo a visitare un tempio molto vicino a dove ci troviamo. Davvero un gioiello con degli interni in legno intarsiato e dipinto e un pacifico grande Buddha sdraiato. Ci accompagnano due guardiani, uno dei due si prodiga nello spiegare un sacco di cose sull’iconografia, ma parla cingalese e non c’è modo di capirsi… Andiamo anche a curiosare l’altro hotel gestito di aNuwan, la Robin Hill House, la villa del governatore inglese della regione, ristrutturata e arredata con pezzi di antiquariato sia inglese che di arte buddista. Davvero molto elegante, quasi un museo. Nuwan ci spiega di essere il direttore e che il mestiere di albergatore lo impegna part-time mentre la sua principale attività è la compravendita immobiliare.

Nel secondo pomeriggio, accompagnati dall’autista Nixon, finalmente arrivato, torniamo alla bellissima spiaggia di Ahangama nel tentativo di fotografare i pescatori al tramonto. Ce ne stiamo stesi in battigia, facciamo il bagno, vicino a noi ci sono anche dei ragazzi cingalesi, maschi e femmine e una donna con dei bambini che si godono la spiaggia.

Scopro sulla pelle che l’oceanoè meno salato dal nostro Mediterraneo! Gironzolo con Aldo senza la reflex intorno ai pescatori che ho fotografato il giorno prima e scopro con gran soddisfazione che pescano davvero e non sono lì per la mancia. E’ bellissimo inoltre vedere che dove pescano loro ci sono anche degli uccelli acquatici che si lanciano e riemergono con pesci in bocca! Sembrano far a gara, loro e gli uomini, a chi ne prende di più! Una scena bellissima. Alla fine, al tramonto, inforco la reflex e scatto alcune foto con il cielo infuocato. Ne verranno fuori delle buone foto che porterò con me come un bel ricordo.
Torniamo a cena al Junroot, questa sera ci diamo alla pazza gioia con il pesce, ma il servizio è inspiegabilmente lento. 6600 Rs in totale.

29/12/2014 WELIGAMA – GALLE – COLOMBO

Ultimo giorno, siamo ormai alla fine di questo viaggio reso burrascoso da una situazione meteo non proprio che ci aspettavamo. Ora posso dire gran gruppo! Era facile in questa situazione perdere le staffe tra di noi, ma invece la nostra reazione è stata contraria, abbiamo fotto gruppo e ci siamo stretti. Possono dire con orgoglio che siamo degli ottimi combattenti oltre che viaggiatori!!
Fatte le valigie io e Giulia andiamo a fare l’ultimo bagnetto, mentre gli altri fanno altro, quindi verso mezzogiorno partiamo con Nixon, il nuovo driver (anche lui ottima persona) prima a visitare il forte di Galle e dopo verso l’aeroporto di Colombo.
Gli chiedo di andare in un villaggio dove mi dicono che sono realizzate le maschere tipiche dello Sri Lanka, non vi dico la cavolata che ho fatto!! Il povero Nixon si prodiga nel cercare di esaudire il mio desiderio, cercando il luogo, ma presto capiamo che è difficilissimo e dopo aver perso un’ora ci dirigiamo verso Galle. In tutto questo però abbiamo almeno capito come sono realizzate tali maschere e sculture in legno. Al contrario di quello che si può pensare sono fatte davvero in casa, gli artigiani hanno il laboratorio lì e lavorano i vari pezzi di legno uno ad uno. Ogni artigiano poi è specializzato in una tipologia di figura. Chi realizza animali, chi maschere, chi piccoli Buddha. I negozi commissionano i lavori e successivamente li comprano agli artigiani stessi.
Visitiamo Galle ed il famoso forte, tutto molto bello e come dicono in molti sembra di essere in uno spaccato dell’Europa, piuttosto che in Sri Lanka. Il passaggio degli Olandesi si vede eccome. Gironzoliamo per le vie, ma ormai si sente già l’aria di partenza e tutto assume un sapore diverso. Ripartiamo e dopo una breve sosta a mangiare gli ultimi buonissimi rotti in una stamberga (Nixon è rimasto sorpreso da dove siamo infilati ) eccoci già all’aeroporto, ovviamente sotto la pioggia!!!
Ciao Sri Lanka…….. con te non finisce qui ? !!!!!


Altri racconti e foto nel sito di Giacomo: www.ilmiomondoinunalente.webnode.it

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