48 ore (o quasi) a Zurigo

di Mirella Marchese –
Siamo partiti dalla stazione di Milano che era mattino presto. Il treno Cisalpino ci porta a Zurigo partendo dalla stazione centrale milanese alle 7:10: due chiacchiere con i compagni di viaggio, un pisolino, un cambio treno a Lugano e alle 10:51 siamo a destinazione. Una volta arrivati, decidiamo di non andare subito in albergo: la curiosità è tanta, la fame pure. Presi subito da un’efficienza oserei dire… svizzera, cambiamo gli euro in franchi, lasciamo i bagagli negli armadietti e ci muniamo di cartina della città. Tutto questo in stazione, che ospita, tra le altre cose, un ufficio cambi, un deposito bagagli e una sede di Zurigo Turismo, dove è comodo fare un salto appena arrivati per farsi dare indicazioni, prendere una carta della città e acquistare la Zurich Card. La Zurich Card è uno strumento prezioso, una carta che consente di viaggiare per 24 o 72 ore su tutti i mezzi pubblici della città e in più permette di entrare gratis in molti musei.
Un caffé veloce, giusto il tempo di guardarsi intorno e vedere nella hall della stazione le casette del mercatino di Natale, il mercatino natalizio coperto più grande d’Europa, in mezzo al quale svetta un altissimo albero decorato con più di 15.000 cristalli Swarovsky. Alziamo gli occhi verso l’alto per vedere fluttuare nella hall l’angelo custode di Niki de St. Phalle e Nova, un gigantesco rettangolo di luci appeso al soffitto della stazione e dotato di 25.000 sfere luminose contenenti ciascuna 12 LED. Mica male le opere d’arte in stazione! Passiamo attraverso le casette senza fermarci, perché al mercatino dedicheremo le nostre ultime ore in città l’indomani, prima di prendere il treno del ritorno.

Saltiamo su un tram diretti verso un pranzo veloce ed economico. Viaggio a ZurigoStreet food, ecco cosa ci vuole. A Zurigo lo street food per eccellenza si chiama bratwurst e lo trovi nei chioschi per strada. Pochi franchi, tanto gusto, magari una birretta per mandarlo giù. The best bratwurst in town, ci spiegano, si trova da Sternen Grill una vera istituzione sia per gli zurighesi, che qui pranzano o fanno uno spuntino, sia per i turisti affamati come noi che infatti qui ci accomodiamo. Sternen Grill è poco più grande di un chiosco, ha un lungo bancone dove ordinare, pochi tavolini dove sedersi all’interno e una serie di tavoli alti dove appoggiarsi e mangiare in piedi all’esterno. Il menù da Sternen Grill non è molto lungo e sta scritto su una lavagna sopra al bancone. La scelta base è tra una salsiccia bianca fatta metà di carne di manzo e metà di carne di maiale, oppure una salsiccia rossa chiamata Servelat interamente di maiale. Quando al bancone ci viene consegnato il nostro bratwurst (niente piatti, street food in piena regola qui), noi con l’altra mano libera ci prendiamo un panino rotondo e croccante e una mini vaschetta di senape. La senape è quella forte e piccante: attenzione ai palati deboli!
Rifocillati e dissetati da una bella Radler (una bevanda fatta di birra e gazzosa, subito eletta drink ufficiale della nostra due giorni a Zurigo), decidiamo di farci una passeggiata di digestione/esplorazione. Zurigo è bella da girare a piedi, anche per scoprirne le anime diverse.
La Zurigo pre-natalizia poi è tutto un tripudio di decorazioni e luci. Strade diverse hanno temi di luci differenti. C’è la modernità dei tubi al neon che creano effetti mobili di luce sulla Kunsthalle, lo spirito ecologico delle luci a stella fatte con bottiglie di plastica riciclate sulla Löwenstrasse e la più classica e comunque bellissima tradizione delle cascate di luci gialle in altre strade e viuzze. E molto altro ancora.

Dopo questo primo assaggio andiamo a posare i bagagli in albergo. Dormiamo easy in un easyHotel che presenta una serie di vantaggi:
1 è economico
2 è in centro
3 ha camere essenziali, direi modernamente zen: un letto, le luci, uno specchio, un bagno che imita quello degli aerei, ma che in più ha la doccia. Pochi orpelli = poche brutture, o anche, se vogliamo: less is more.

La pausa in albergo è veloce, perché la curiosità di vedere la città ci spinge a uscire, esplorare, curiosare. E allora via! In giro per le vie illuminate, per i negozi, a passeggiare lungo il fiume, a vedere il lago. Appena calano le luci, si accendono le decorazioni e c’è una bella atmosfera da inverno al nord.
All’ora dell’aperitivo ci aspetta la pista di pattinaggio su ghiaccio nel cortile interno del Museo Nazionale Svizzero, a pochi passi dalla stazione. Il Museo si trova in un edificio ultracentenario, che ha tornite torri, ma senza essere un castello. All’interno, un cortile ospita concerti ed eventi culturali e nel periodo natalizio una pista da ghiaccio, dove esibirsi in eleganti evoluzioni e/o goffe cadute. Intorno alla pista si può ammirare lo spettacolo dei pattinatori bevendosi qualcosa.



Zürich West è la nostra prossima tappa; saltiamo su un tram e scendiamo in un’altra Zurigo. Zürich West è infatti un ex quartiere industriale, dove le vecchie fabbriche sono state convertite in locali, ristoranti, gallerie, spazi culturali. Come lo Schiffbau, un ex cantiere navale che oggi ospita un ristorante, un teatro, un jazz club, un bar panoramico e che ci piace per la fusione di vecchio e nuovo e per la capacità di trasformare gli spazi grandi delle strutture industriali, che hanno ripreso vita sotto l’insegna di una contaminazione estetica stimolante.
A cena si va a mangiare al ristorante Gnüsserei un ex fonderia dove gli arredi ricordano l’utilizzo originale del luogo e il menù è di ferro. Anche il nome è frutto della mescolanza e della contaminazione, con gnuss che significa godere e gusserai che vuol dire fonderia; e noi qui ci godiamo un piatto tipico lo Zürcher Geschnetzeltes, uno spezzatino a base di carne di vitello e funghi, accompagnato dal classico rösti, un croccante tortino di patate del quale chiediamo la ricetta per poter rifarlo a casa.

Bicchiere della staffa? Ma sì! vediamo un po’ com’è la notte zurighese. All’uscita del ristorante ce ne andiamo niente-popò-di-meno-che nella culla del dadaismo, in quel Cabaret Voltaire dove nel febbraio del 1916 venne fondato il movimento Dada. Qui tra una birra e l’altra ci guardiamo attorno e alle pareti scopriamo testimonianze del dadaismo: ritagli di giornale, fotografie, poster. Il locale alle sue origini ospitava il cabaret e anche oggi nella sala sul retro del bar, quella dove noi ci gustiamo le nostre Radler, c’è un palco; il cabaret ha infatti ripreso vita, dopo un lungo periodo di chiusura, con un fitto programma di eventi ed esibizioni.
Soddisfatti dall’esperienza cultural-mondana-dadaista decidiamo che ora di andare a nanna. Ci avviamo verso l’hotel e buona notte.

Il giorno dopo…
Mattinata a zonzo tra shopping e cultura. Depositiamo i bagagli in stazione, così da poterli recuperare all’ultimo momento prima del treno e andiamo laddove la città si vede in un colpo d’occhio: al Lindenhof, sulla collina che segna l’inizio della storia di Turicum, la stazione doganale romana qui fondata nel 15 a.C. Da qui si gode di un panorama eccezionale sul nucleo storico della città e per gli appassionati di scacchi si può fare una partita usando la scacchiera gigante che si trova in questa splendida piazzetta.
Un paio di foto e abbandoniamo la vista per andare a gironzolare a Schipfe, uno dei quartieri più antichi della città, con una bella posizione sul fiume. Schipfe è anche il quartiere delle botteghe artigiane, dove ci infiliamo a curiosare e a comprare.
La chiesa tardo romanica di Fraumünster con le bellissime vetrate di Marc Chagall è la nostra prossima tappa. Ammiriamo incantati i cromatismi delle variopinte vetrate che ornano il coro e poi altro shopping: siamo in mood pre-natalizio e abbiamo voglia di regalini e di auto-regalini. C’è chi tra di noi si infila in un negozio di giocattoli in legno, chi si dà al vintage, chi agli oggetti di design.
Affamati e carichi di pacchetti, è ora di gustare qualche altra specialità della cucina svizzera e così ci accomodiamo al ristorante Swiss Chuchi dell’Hotel Adler, che si trova nel cuore della città. Il ristorante con i tavoli in legno e un’atmosfera un po’ da montagna offre cucina tipica, un tripudio soprattutto di raclette e fonduta di formaggio. Appena entrati il profumo di formaggio lo sentiamo nell’aria e subito decidiamo: raclette per tre. Di lì a poco ci cimenteremo col fornelletto fondi-formaggio. Dobbiamo anche fare da guide esperte e spiegare il da farsi a una signora spagnola e a sua figlia che ci chiedono incuriosite come si mangia questo piatto. Siamo esperti di Svizzera, oramai.

Tappa finale: il mercatino di Natale nella hall della stazione. Più di 160 casette ci aspettano per assaggiare, guardare e comprare. È bello girovagare qui al coperto e scaldarsi con una tazza di vin brulè, provare formaggi e salsicce. Ci piacciono particolarmente i biscotti alle spezie a forma di stella, cuore, pupazzo di neve, che acquistiamo in quantità. Ci piace il profumo, diverso da uno stand all’altro, ci piacciono i colori e gli effetti di luce con stelle luminose proiettate nel cielo della hall.
Altri pacchetti, altri sapori ci portano fino all’ora del nostro treno che, puntuale come un orologio svizzero, ci riporta a casa a Milano. Per ora ce ne andiamo, ma promettiamo di tornare la prossima estate a farci un bel,bagno nel lago. By bye Zurich.

Per altre informazioni e foto su Zurigo vedi: http://whynotzurich.tumblr.com

Il travel blog di Mirella lo trovi qui: http://nomadistanziali.wordpress.com

Il Viaggio Fai da Te – Hotel consigliati in Svizzera

 

 
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