Mi era gia’ capitato di conoscere Zurigo

di Luca Volpi –
Mi era già capitato di conoscere Zurigo.
Ma era stata una di quelle cose un po’ strane un po’ poco coinvolgente. Tipo, “ora ci provo offrendole un drink, tanto mi dirà che è lì sola ma sta aspettando qualcuno”. In effetti il suo fidanzato si è presentato di lì a breve. Insomma, solo il tempo di un timido “ciao, ciao” e nulla più Zurigo non è grande, anzi, tra le “metropoli” europee forse non viene neanche conteggiata. E’ famosa certo. Svizzera al cento per cento, pulitissima, bei negozi, molte banche, qualità della vita elevata. C’è la Street Parade, in agosto e ci sono molte discoteche e molti famosi Dj ci passano. Si parla anche italiano e, se proprio non è lingua principale, ti puoi far capire alla perfezione. Poi è cara. Questo è quello che dicono. E se ti capita di parlarne alla macchinetta del caffè e dici che invece vivi benissimo con poco, si mettono a ridere.

Eppure.

La mia vera avventura con Zurigo inizia con una telefonata seguita da un’email seguita da altre telefonate. “Ciao”. “Ciao”. “Ti va di andare a Zurigo due giorni per viverla un weekend?”. Dire di no sembrava così stupido, tanto che la mia smisurata voglia di vivere in città quasi non si era neanche svegliata.

“Certo”. Però, c’è una sfida. Siccome dicono che Zurigo è cara (sempre quelli della macchinetta del caffè, che magari non ci sono neanche mai stati) noi ci facciamo una due giorni Low Cost. Poca spesa, tanta resa.

Zaino, valigetta, due magliette, una camicia per la sera e il costume. Poi capirai perché a Zurigo, d’estate, è meglio andarci con il costume.

Non saremo del tutto soli. Qualche dritta, qualche consiglio ci verrà sussurrato da ZurigoTurismo (www.zurigoturismo.com) così da non perderci l’essenza di quello che, alla fine, risulterà un’avventura che, per chiunque, potrebbe essere riproposta ora, adesso, fra qualche minuto.

Tre ore e mezza, giusto il tempo di un sonnellino, pianificare qualche museo e controllare la connessione (sì, i nostri sforzi convogliano in un apposito blog: whynotzurich.tumblr.com) e ci siamo.



Guardando la cartina di Zurigo, si capisce facilmente come si sviluppa questa città. Non è un cerchio come Milano, non è una grossa ragnatela come Londra, non è una gigantesca stella come Parigi. Abbraccia il Lago e con questo si sviluppa.

E’ facile girarla e pure spendendo poco. Volendo, se hai le gambe buone la fai tutta a piedi oppure ritiri una bicicletta (è gratis, cauzione 20 franchi). Spendi, subito, una decina di euro per la ZurichCard. Un specie di Jolly-libera-tutti. Con la Zurich Card vai ovunque, qualsiasi mezzo, qualsiasi museo anche i battelli.

La nostra scoperta rivelerà, alla fine, due stili perfettamente conviventi. Il primo, industriale, di recupero, di movida alla moda rispettosa dell’ambiente, rispettosa della storia lavorativa. Così tra travi di metallo, cantieri navali, fabbriche ci trovi tutto quello che ti serve. Un supermercato, un ristorante stiloso, un bar / mercatino / negozio di biciclette / ristorante (forse anche discoteca e centro sociale). Aspetti il passaggio del treno dei rifornimenti (sì in piena città) e continui a scoprire casettine, piccoli negozietti, una torre di container che contiene uno shop da rivista patinata.
C’è anche il vintage, il recupero, il riciclo, qualche tocco di modernariato e la terrazza dove l’aperitivo lo prendono i veri hipster di Zurigo. Pulito anche tra la ruggine. Nel quartiere, latino / tailandese / italiano / cinese ecc. ecc. dove si vendono i tappeti, i prodotti tipici e il parco degli operai è un parco con il campo da beach volley.

Biciclette, borse a tracolla, una “moda non moda” che si vive così. E si vive bene. Se ti organizzi, puoi sempre comprare al supermercato qualche wurstel e cucinarlo sulle griglie a disposizione di tutti lì a bordo lago.

Il secondo è quello fighetto, quello bello, quello patinato. Chiaro, come in tutte le città, con i negozi di grido (alcuni da urlo anche), con i brand store, i manager, le tabaccherie e il cioccolato fatto a mano. Ah, anche le catene commerciali del fast food e del caffè, più o meno sempre presenti, più o meno sempre utili a far sentire più a casa, non si sa bene chi.

C’è il locale con i buttafuori, con le macchine di lusso le fotografie e il bagno con un via vai di gente che sembra particolare. Gli occhialoni anche alla sera, qualche abito e il tacco.

Puoi anche prenotare un tavolo e guardare il tramonto che si nasconde dietro le fontane in mezzo al lago. Ci sono i “bagni”, dove prendere il sole e fare qualche tuffo di giorno, che alla sera diventano il luogo migliore dove sorseggiare un cocktail sdraiato su un cuscino, con accanto la tua lady.

Tra il primo e secondo round della visita, in mezzo c’è la storia, c’è la città che lavora, c’è la città che si diverte, la Zurigo che ti vive addosso.

E’ precisa, è piccolina (ma non troppo), è grande (ma senza disperdersi). C’è tutto quello che ti serve. E se guardi un po’ più in su, trovi tanto verde, tanti piccoli angoli dove nasconderti, dove degustare, dove fermarti a bere qualcosa, un museo da divorare, un palazzo da abitare, l’università da fotografare.

Poi ci sono i piacere personali. Che, fosse per me, basta e avanza per tornarci. C’è una pausa pranzo sugli argini del fiume, una torta di spinaci pagata due euro e un tuffo al fresco che non ha valore. La prima cosa che ho pensato è stata: “lavorassi qui, non ci rientrerei più in ufficio!”. Ma gli svizzeri lo fanno. Bene, si siedono, mangiano discutono, tuffo, un po’ di sole, bicicletta e via.

Due giorni soltanto. Anzi, con il treno da prendere e che parte perfettamente in orario, un giorno e mezzo completo, devo dire. Manca di vederla d’inverno. Manca di scoprire mille altre strade. Mancano ancora tanti altri paragoni con la Berlino del caso, o con la Vienna più italiana, o con la confusionaria ma calda Roma.

Ma già così, senza un solo particolare, un solo nome, un solo vero e proprio punto da cui partire, la voglia di tornarci è ancora alta. Due giorni, magari con una serata in discoteca e un bel sole alla mattina. Torni che sei più carico, che sei più rilassato, come dopo una bella corsa.

Mi era già capitato di conoscere Zurigo. Ma non così.

 
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