Sul tetto dell’Africa

di Eno Santecchia –

Ivano Palmioli, un caldarolese trapiantato a Milano e grande appassionato della montagna, da due anni aveva in mente una sfida con la natura e con se stesso. Ha preso parte ad una spedizione ed è salito sul Kilimanjaro “il tetto dell’Africa”, riuscendo così a concretizzare la sua idea. 

Il massiccio del Kilimanjaro, situato nella Tanzania nord orientale nei pressi del confine con il Kenya, è composto di due vette d’origine vulcanica: il Kibo e, a 11 km di distanza, il Mawensi. Il cratere del Kibo, che si trova a circa 340 km a sud dall’equatore, tra il lago Vittoria e l’oceano Indiano, è largo intorno ai 2 km e profondo 300 m; le ultime attività vulcaniche sono state registrate nel 1943. Sulle pendici inferiori si trovano coltivazioni di caffè ed a quote più alte ricche foreste d’alberi a foglie caduche, popolate da leopardi e scimmie Blu Monkey, poi brughiere e vegetazione alpina. Dal 1968 la zona è protetta da un parco nazionale di oltre 750 km2; il Kibo è stato conquistato per la prima volta nel 1889.
Kilimanjaro, la bianca montagna che sale al cielo dalle savane africane, è stata ammirata da esploratori, scrittori, studiosi e dalle popolazioni Masai che lo hanno identificato con diversi nomi: piccola montagna, punto di riferimento (per le carovane di passaggio) o sorgente di luce (per merito delle bianche nevi perenni).
I partecipanti all’impresa sono giunti domenica 15 gennaio 2006 all’aeroporto di Moshi in Tanzania, ex colonia tedesca nata dalla fusione di Tanganica e Zanzibar. Il giorno successivo si sono recati a Machame, luogo che dà nome alla pista, più impegnativa e bella. La partenza è iniziata alle 12.00 ora locale, salendo dal versante sud-ovest. La spedizione, partita con 34 partecipanti di cui una guida, due aiuto guide, un cuoco e venti portatori, si è assottigliata via via a causa delle dure difficoltà ambientali.
L’arrivo in vetta dello sparuto gruppetto finalista, composto di sole sette persone (di cui tre donne), è avvenuto alle ore 7,30 di venerdì 20 gennaio; la temperatura era di -15 C°, ma con il vento gelido può scendere in un baleno di almeno 7 gradi. Dopo la pausa di rito per ammirare lo stupendo panorama che, in mancanza di foschia, spazia sulle savane del Kenya e della Tanzania, e le foto ricordo, hanno ripreso la via del ritorno sulla pista Maweka (versante sud-est). La discesa è stata più diretta, sono giunti al campo base alle ore 12.45 di sabato 21.
Tra i conquistatori della cima c’era anche Tiziana Cicerone, una decisa ragazza di Porto Recanati. La sorella di Tiziana, Barbara aveva raggiunto la cima del Kilimanjaro l’anno scorso. Durante la salita, i due maceratesi Ivano e Tiziana hanno avuto occasione di conoscersi, scoprendo d’essere originari della stessa provincia.
La conquista del gigante africano non è stata priva di difficoltà, tra le quali due giorni di piogge insistenti e nebbia.
Deve essere stato meraviglioso e commovente giungere sulla vetta a quota 5.895 m s.l.m., toccare il precario cartello di legno e leggere l’iscrizione in inglese: “Congratulazioni tu adesso sei a picco Uhuru … il punto più alto dell’Africa … uno dei più grandi vulcani del mondo, benvenuto”.
Dopo la scalata, Ivano è rientrato a Milano, mentre Tiziana, beata lei, ha proseguito il tour con fotosafari nei parchi Serengeti e Ngorongoro, senza dubbio tra i posti più belli dell’Africa, dove la natura è protetta e gli animali “sono ancora i protagonisti”. La seconda parte del viaggio per Tiziana – amante dell’Africa – è stata anche “terapeutica”; un’efficace cura del mal d’Africa è quella di rivedere periodicamente questa terra meravigliosa, origine del genere umano!
Ivano è un assiduo frequentatore e conoscitore delle Alpi e discreto fotografo. Quando d’estate trascorre diverse settimane a Caldarola non disdegna le escursioni sui monti Sibillini organizzate dagli “Amici della Montagna” di Caldarola.



 

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