Uganda e Kenya fai da te

di Andrea Sanò –
Abbiamo deciso: quest’anno si va in Uganda e Kenya! Siamo un “gruppo di tre persone” formato da Emilio, compagno di tanti viaggi, da Erna (mia moglie) e dal sottoscritto Andrea.
Noi abitiamo in Liguria, mentre Emilio abita nel Veneto, ma ci siamo conosciuti in Madagascar quindici anni fa. Appuntamento a Milano stazione centrale.
I treni dalla Liguria e dal Veneto arrivano quasi in contemporanea.
Dopo gli abbracci di rito ,andiamo a prendere l’autobus che ci porta a Malpensa da dove partirà l’aereo dell’Egypt air che, via Cairo, raggiungerà l’aeroporto di Entebbe in Uganda.
Superiamo le solite menate del check in e finalmente siamo in partenza.
IL volo è regolare ma ci dispiace che sugli aerei della egypt air non servono nessun alcolico ,mentre a noi piace bere un bicchiere di vino e magari anche un cognachino!
Arriviamo al Cairo dove dobbiamo cambiare aereo e ci fanno restare in zona transito per circa due ore .
Si riparte dal Cairo :destinazione Entebbe.

3/10
L’aereo atterra ad Entebbe alle 3,45 e comincia l’avventura …
sbrighiamo le formalità doganali pagando per il per il visto 50 dollari a cranio (il visto si può fare in arrivo) Recuperati gli zaini andiamo a cercare una banca per acquistare dei shelling ugandesi, ma, solita sfiga, la banca dell’aeroporto che ufficialmente dovrebbe essere aperta, ovviamente è chiusa!
All’esterno dell’aeroporto troviamo un taxi, che per 25 dollari, accetta di portarci al” Backpacker Red Chilli di Kampala” che avevamo già contattato telefonicamente dall’Italia per prenotare due camere.
Le telefonate dall’Italia le faccio con skype(internet)e costa molto poco.
Arriviamo al Red Chilli (http://www.redchillihideaway.com/) che è ancora buio pesto e il guardiano notturno non sa niente di una nostra prenotazione.
Comunque dopo aver dovuto discutere un po’ riesce a procurarci le sospirate camere.
Le prime luci dell’alba ci fanno intravedere il posto in cui ci troviamo.
Infatti di notte l’illuminazione non funziona e si può camminare solo usando la torcia elettrica.
Intorno a noi si cominciano ad intravedere alcuni piccoli bungalow immersi nel verde e nel fango.
Dopo aver dormito qualche ora, iniziamo a gironzolare ed a scoprire veramente dove siamo.
Il tanto decantato su internet Red chilli non è poi così speciale.
C’è un gran andirivieni di tutti i tipi di viaggiatori :gruppi di circa venti persone con camion e tende, altri con mezzi propri e solo alcuni che viaggiano come noi, cioè con i trasporti locali.
Insomma un gran casino; inoltre il personale non sembra molto disponibile e soprattutto ha poca voglia di lavorare.
Sul sito internet del Red Chilli avevamo letto che le lenzuola e gli asciugamani erano compresi nel prezzo, però non ci hanno dato niente di ciò.
Per riuscire ad avere lenzuola ed asciugamani abbiamo dovuto parlare con una bianca che gestisce il posto, ma se non avessi portato con me lo stampato, scaricato da internet, in cui si specifica la cosa, non avremmo ottenuto niente.
Ma non è che ci arrabbiamo , quando si viaggia bisogna prendere tutto con filosofia, anche se è meglio non farsi fregare!!
Verso le 11 del mattino prendiamo un taxi per raggiungere il centro di Kampala ,purtroppo il Red Chilli si trova nell’estrema periferia della città e noi non sappiamo come regolarci con i trasporti pubblici.
A Kampala ovviamente la prima cosa che facciamo è quella di cambiare degli euro in shilling.
Il cambio è di circa 2400 shilling per un euro : così ci ritroviamo ad avere pacchi di soldi da tutte le parti, ma ci accorgeremo presto di quanto poco valga la valuta locale.
Dopo aver ingurgitato un pranzo a base di patate fritte ed uno stufato di origine misteriosa, torniamo al ns. albergo con un “matatu”.
(pulmini che usano per i trasporti locali e che solitamente sono stracolmi di persone).

4/10
Ieri sera, dopo aver cenato, siamo andati praticamente subito a letto: la fatica del viaggio aereo sta facendosi sentire!
Oggi siamo tutti e tre discretamente in forma, anche se Emilio dice che nel bungalow dove si trova lui, c’era della gente che ha fatto un sacco di casino fino a notte inoltrata.
La Erna ha avuto il suo primo battesimo dalle zanzare che le hanno massacrato un avambraccio.
Speriamo che non ce ne siano troppe!
A me ed Emilio, le zanzare quasi non si degnano di guardarci, mentre la Erna ,sembra essere per loro un pasto eccellente!!!
Oggi il programma è di andare a kampala, dove dobbiamo prenotare un trasporto per andare a Masindi.
Masindi è una cittadina che si trova abbastanza vicina alle Murchison Fall (cioè il posto da cui dicono nasca il fiume Nilo).
Dal Red Chilli andiamo a piedi sulla strada principale; qui passano continuamente dei matatu ma il problema è che non sappiamo quale prendere, così decidiamo di provare a prenderne uno a caso, fortunatamente si dirige proprio nella zona centrale di Kampala.
Abbiamo deciso di andare a Masindi con l’autobus del servizio postale, perciò la prenotazione si fa proprio negli uffici della posta.
La decisione di andare a Masindi con il “Post Bus “ è nata ieri perché, abbiamo visto la stazione degli autobus e ci è venuto male a vedere il gran caos che c’era.
Inoltre ci vorrebbe un sacco di tempo per arrivarci al mattino presto con il traffico e qui in quanto a traffico ed inquinamento relativo non si scherza!
Oltre a questo sappiamo anche che gli autobus non partono finche non sono pieni.
Così chiediamo informazioni all’interno dell’ufficio postale , dove veniamo trattati molto gentilmente e così decidiamo di acquistare i biglietti per il giorno dopo : partenza probabile del bus ore 8.
Dopo aver acquistato i biglietti, Emilio che è appassionato di filatelia, ha acquistato parecchi francobolli per la sua collezione.
Usciti dall’ufficio postale andiamo a fare un giro di esplorazione di Kampala.
La gente, in genere è gentile e non sembra che sia pericoloso passeggiare per le strade, perlomeno in pieno giorno.
A parte questo, non è che ci siano delle cose particolari da vedere, salvo che su alcuni alberi, nidificano degli enormi uccelli che si chiamano marabù.
Questi uccelli si sono adattati alla città e si cibano di rifiuti, come succede anche in certe zone d’Italia con i gabbiani.
Dopo qualche ora di girovagare ed aver messo a tacere lo stomaco con una bistecca e patate fritte, ci siamo rotti le scatole di stare in mezzo al casino del traffico, perciò andiamo a prendere un matatu e torniamo al Red Chilli

5/10

Alle 8,oo siamo sull’autobus delle poste per Masindi.
Partiamo più o meno alle 8,15:il traffico è come al solito intasato e ci vuole un’ ora buona prima di lasciarci alle spalle Kampala.
All’inizio la strada è discreta.
Il bus si ferma spesso per caricare e scaricare persone e pacchi di posta agli uffici dei vari paesi.
Quando non siamo ancora a metà del viaggio la strada comincia a peggiorare ed è sempre più costellata di buchi.
L’autobus procede lentamente, facendo continui slalom per evitarli, perché se ci va a finire dentro, rischia di inchiodarsi!
Comunque alle 14 arriviamo a Masindi.
Andiamo in cerca di un alberghetto e dopo aver girato per una mezzora decidiamo di fermarci alla “Alinda Guesthouse”
L’albergo non è niente di particolare ma le camere sono abbastanza grandi anche se si muore dal caldo e spesso manca l’elettricità.
L’unico pregio di questo albergo è che la camera doppia costa circa 12 euro colazione inclusa.
Dopo aver portato gli zaini in camera ,scendiamo in strada e veniamo abbordati da un tizio di un agenzia che si trova proprio di fronte all’albergo.
Sembra una persona seria così dopo un poco di trattativa ci accordiamo con lui per farci portare il giorno dopo a Budongo Forest (foresta in cui vivono degli scimpanzé) mentre per il giorno successivo ci accordiamo per la visita alle Murchison Falls con pernottamento al “Red Chilli Campsite”
Il tutto per dollari 550 cioè circa 180 dollari a testa.
La cifra non è alta e perciò speriamo di non prendere qualche fregatura !

6/10

Questa mattina sveglia alle 5,30 e alle sei partiamo per la visita alla Budongo Forest.
Il percorso da Masindi alla foresta è piacevole e offre dei bei scorci di paesaggio.
Ogni tanto troviamo la strada invasa da gruppi di babbuini, che non accennano a spostarsi finche la jeep non gli è quasi addosso.
Arrivati all’ingresso del parco e pagato il biglietto, ci avviamo accompagnati da una guida all’interno della foresta.
Giriamo in mezzo a degli alberi immensi per quasi tre ore, ma di animali non se ne vede neanche l’ombra.
L’unico animale che abbiamo visto è stato un grosso millepiedi che si arrampicava sopra ad un albero.
Ci dispiace un poco ,ma comunque la foresta ha un suo particolare fascino.
Debbo anche dire che se non abbiamo visto animali terrestri, abbiamo però visto parecchie specie di uccelli con dei colori spettacolari.
Finito il giro non ci resta che ritornare a Masindi, dove arriviamo nel primo pomeriggio.
IL pomeriggio lo dedichiamo alle faccende domestiche ,così oltre a lavare qualche capo di biancheria , prepariamo una borsa di plastica, con dentro il necessario per due giorni.
Ci siamo anche informati sui mezzi pubblici per andare da Masindi a Fort Portal
Purtroppo, ci hanno detto che a causa delle forti piogge degli ultimi giorni, la strada per Fort Portal, è interrotta a causa del crollo di un ponte.
Quindi se non troviamo un mezzo privato in grado di guadare il fiume, saremo costretti a tornare a Kampala e da lì raggiungere Fort Portal ,seguendo ovviamente un altra strada.
Ne abbiamo parlato con il tizio dell’agenzia, che propone di farci portare da un suo conoscente, il quale chiede ben 300 dollari!
Ci riserviamo di parlarne tra di noi e di dargli al più presto una risposta.

7/10

Sono le otto del mattino e sta piovendo a dirotto, ma noi dobbiamo andare ugualmente ,anche se con una jeep non ci dovrebbe essere nessun problema!
Il tragitto dura circa due ore e per fortuna nel frattempo ha smesso di piovere.
Arriviamo sopra ad una collina nelle vicinanze delle cascate, ma da li, bisogna camminare per circa 20 minuti per poterle raggiungere.
Man mano che ci avviciniamo, sentiamo sempre di più il fragore dell’acqua e l’umidità comincia a farsi sentire.
Eccoci arrivati, è veramente un grande spettacolo della natura : una enorme massa d’acqua che cade per 43 metri attraverso una gola di solo 7 metri.
Abbiamo dovuto indossare gli impermeabili, perché a tratti, arrivano spruzzi anche sulle rocce dove ci troviamo.
Ci siamo fermati per circa 20 minuti a guardare, ma siamo bagnati dalla testa ai piedi, perché malgrado gli impermeabili l’acqua si infiltra dappertutto, così torniamo alla jeep e ci facciamo portare al campo del Red Chilli.
Il campo è vicino al lago ed è molto carino.
La struttura è composta da un capannone centrale, che fa da bar e ristorante e da alcuni piccoli banda,(capanne senza servizi igienici); inoltre vi sono parecchie tende già installate che si possono affittare.
In giro ci sono almeno una decina di facoceri domestici (almeno sembra, ma è meglio non toccarli).
Erna ed io abbiamo preso un banda(servizi esterni a circa 50 metri);mentre Emilio ha preso una piccola tenda.
Dopo aver posato il nostro bagaglio, mangiamo dei toast e beviamo birra in attesa di fare la gita sul barcone che parte nel primo pomeriggio.
Verso le 14 ci invitano a raggiungere una barca ;oltre a noi ci sono una ventina di persone di ogni nazionalità.
Il barcone risale lentamente il lago Albert in direzione delle cascate.; già prima di salire abbiamo visto nell’acqua a poche decine di metri alcuni ippopotami, ma, man mano che si risale il fiume, si vedono un sacco di ippopotami ed anche molte specie di uccelli acquatici.
Sulla riva si vedono anche delle gazzelle, qualche coccodrillo ed alcuni bufali.
Il barcone arriva vicinissimo alle cascate, ma ad un certo punto deve tornare in dietro perché la corrente è diventata fortissima.
Il ritorno verso valle, lo fa costeggiando la riva opposta, che però non ospita apparentemente molti animali.
Dopo essere tornati al campo, ci rilassiamo un poco bevendoci una birretta, intorno a noi razzolano dei facoceri che pare abbiano anche la funzione di brucare l’erba tenendola così rasata.
All’imbrunire cena e poi tutti a nanna.

8/10

Oggi si va a fare un game drive dall’altra parte del lago.
Il paesaggio è molto bello ed assomiglia maggiormente alla savana.
Man mano che ci inoltriamo nel parco vediamo parecchi tipi di antilopi ,giraffe, un solo elefante, svariati bufali e una moltitudine di uccelli coloratissimi.
Verso le 11 riprendiamo il traghetto che ci riporta sull’altra sponda da dove subito siamo ripartiti per Masindi.
Lungo la strada discutiamo con il ns. autista sul costo per farci portare a Fort Portal.
Offriamo 200 dollari per poi arrivare ad accordarci per 250 (che francamente sono molti soldi)
Il ns. autista contatta telefonicamente il proprietario del 4×4 che dovrebbe portarci e riceve la conferma per la cifra pattuita(chiaramente lui ci fa la cresta).
Quindi ci dice di farci trovare pronti per il mattino successivo alle ore 8.

9/10

Al mattino alle 8 circa ,arriva un pulmino 4×4 su cui saliamo dopo aver caricato i nostri zaini.
Dopo pochi chilometri la strada non è più asfaltata ma sembra abbastanza decente.
Anzi, sembrava, perché pian piano diventa tutto fangoso, con grandi pozze d’acqua che bisogna guadare.
Dopo alcune ore di questo andazzo, restiamo bloccati per parecchio tempo poiché un grosso camion è slittato sul fango e si è messo di traverso bloccando completamente la strada.
Riescono infine a farlo ripartire, trainandolo con delle grosse funi.
Ancora qualche peripezia e qualche torrente passato a guado, finalmente ritroviamo una strada decente ,addirittura asfaltata e senza buchi.
La strada che da Masindi va a Fort Portal, merita di essere percorsa, sia per i bei paesaggi, sia per le coltivazioni di te che si vedono tutto intorno: noi avevamo già visto delle piantagioni di te, ma in Sri Lanka e non ci aspettavamo di vederle in Africa.
Arriviamo a Fort Portale alle 4 del pomeriggio ed affittiamo le camere all’Hotel Continental(uno dei più convenienti e centrali).
La città non sembra un granché, ma la utilizzeremo solo come base per esplorare i suoi dintorni.

10/10

Tramite il personale dell’albergo abbiamo contattato un tizio che ha una macchina privata, ci mettiamo d’accordo per fare un giretto nei paraggi.
Abbiamo visto delle grotte abbastanza carine, ma il problema è raggiungerle, perché l’entrata si trova a qualche decina di metri giù per uno scosceso dirupo: c’è si un sentiero, ma è molto scivoloso e bisogna procedere con prudenza per evitare di rompersi una gamba.
Dopo la visita alla grotta siamo andati anche a vedere un lago che si trova nelle vicinanze(intorno a Fort Portal ci sono un sacco di laghetti)
Dopo la visita al lago (l’abbiamo guardato solo da dentro la macchina perché sta diluviando) facciamo ritorno alla base e visto che con l’autista di questo taxi ci siamo trovati bene, ci accordiamo per andare il giorno dopo alla foresta di Kibale dove si trova, una numerosa colonia di scimpanzé.

11/10

Si parte che sono le sette del mattino: per la prima parte del viaggio non ci sono problemi, ma qualche chilometro prima di arrivare al parco, troviamo un camion carico di legname che è slittato sul fango e blocca quasi completamente la strada.
Il ns. autista guida molto bene e con una manovra abbastanza coraggiosa, passa con la macchina sotto al carico di alberi che sporgono paurosamente dal camion.
Noi nel frattempo eravamo scesi dalla macchina ed avevamo superato il camion a piedi.
Raggiunto l’ingresso del parco, chiediamo se è possibile vedere gli scimpanzé : normalmente bisognerebbe prenotare la visita, ma noi ci abbiamo provato ugualmente e di fatti come per magia sono saltati fuori dei posti liberi.
Il costo per la visita è tutto compreso dollari 95 a testa: cavolo !!
Siamo in totale 6 persone, cioè noi tre, più due argentini ed un ragazzo olandese(gli olandesi sono come il prezzemolo e li troviamo dappertutto).
Dopo circa un’ ora e mezza di cammino, vediamo il primo scimpanzé, da quel momento , per quasi due ore continuiamo a vederne : a volte stanno da soli ed a volte sono in coppia.
Sono quasi sempre sugli alberi a mangiare bacche, ma ogni tanto scendono a terra.
Abbiamo fatto un sacco di foto, ma sarà difficile che vengano bene perché non stanno mai fermi e sono abbastanza lontani.
Mentre gironzoliamo tra gli scimpanzé a Erna si strappano i pantaloni fino all’altezza della coscia.
Questi pantaloni erano già a pezzi prima della camminata, ma adesso sono quasi inservibili; mi sono offerto di cambiare con lei i miei pantaloni, perché non vorrei che da un momento all’altro si ritrovi in mutande.
Se per un uomo non sarebbe piacevole, per una donna sarebbe sicuramente un disastro!!
Usciti dal parco, si presenta il problema di come rientrare a Fort Portal ,dato che, la macchina che ci ha portato, l’avevamo lasciata andare via, altrimenti ci sarebbe costato troppo caro.
Restiamo sulla strada per circa un’ ora, quando vediamo arrivare una macchina, è pena di gente ma l’autista, comincia a spostare due uomini nel portabagagli dove già si trovano due sacchi di cereali; fa spostare al suo fianco una donna (cosi davanti sono in quattro)poi con un gioco ad incastro riesce a far entrare anche noi!
Ovviamente tutto questo non lo fa per bontà ma per guadagnare un pò di soldi.
Bene o male arriviamo Fort Portal, ma all’entrata del paese la macchina si guasta e non vuole più ripartire, così raggiungiamo a piedi l’albergo.
Sono circa le tre del pomeriggio ed è da ieri che manca la corrente elettrica,(una cosa che succede spesso).
Abbiamo ritrovato l’autista e ci siamo accordati per andare il giorno successivo a vedere un villaggio di pigmei ed alcuni laghi.
Ci chiede 80000 scellini (circa 33 euro)mentre un agenzia in cui avevamo chiesto informazioni, per farci fare lo stesso giro ne chiedeva 230000.
Sono circa le sette della sera e andiamo (sotto la pioggia) a cena.
Il mangiare in generale non è granché, il pregio del cibo è che costa molto poco e quasi sempre, si mangia con circa 2 euro a persona.

12/10

Il ns. autista è puntuale ed alle nove siamo in macchina direzione monti Rwenzori.
La distanza dal villaggio e di circa 2 ore di macchina(qui non bisogna tanto contare i chilometri ma le condizioni della strada).
La strada è in parte in terra battuta, ma comunque piuttosto regolare.
Sul lato a monte si vedono le montagne del Rwenzori, mentre a destra si vede parco nazionale Semliki che confina a sua volta con il Congo.
Si susseguono dei paesaggi straordinari da cui restiamo incantati.
Arriviamo infine nel villaggio dei pigmei.
Il capo del villaggio per prima cosa ci chiede di pagare una sorta di tassa di ingresso comprensiva del diritto di fare delle foto.
La richiesta non è molto piacevole, ma o facciamo così, oppure non si potrà neanche entrare nel villaggio.
(abbiamo pagato 20000 scellini( circa 3 euro a testa) contro una richiesta iniziale di 50000).
Gironzoliamo per il villaggio ,e compriamo alcuni oggetti di artigianato locale :noi abbiamo acquistato due archi con tanto di frecce(i pigmei ci dicono che gli archi li usano ancora per la caccia), Emilio invece ha comperato due pipe a fornello doppio.
Finito di visitare il villaggio, non c’è niente di particolare che ci invogli a fermarci ulteriormente, perciò riprendiamo la strada in direzione di Fort Portal e dei laghi .
Vediamo così tre bei laghi montani ,uno dei quali era sovrastato dall’arcobaleno, si perché a tratti, cadono dei forti acquazzoni, frammisti ai raggi di sole, che fanno capolino tra le nuvole.
Torniamo nel ns. albergo verso le 16 e dato che non sappiamo se alla sera avremo l’elettricità, approfittiamo del chiaro per preparare gli zaini perché il giorno dopo andremo a Kasese una cittadina abbastanza vicino al Queen Elisabeth park che intendiamo visitare.

13/10



Verso le 8, issati gli zaini in spalla, percorriamo alcune centinaia di metri per raggiungere il tratto di strada principale da cui partono i matatu per varie direzioni tra cui Kasese.

Ci fanno salire sul furgone, incastrandoci in mezzo agli altri passeggeri.
Ho contato ben 23 persone in uno spazio che normalmente dovrebbe ospitarne non più di 8!
Fortunatamente è un viaggio abbastanza breve e dopo un’ ora arriviamo a Kasese.
Kasese :cittadina squallida , calda e polverosa.
Troviamo due camere all’Hotel Zebra e chiediamo subito se conoscono qualcuno che ci può portare al Queen Elisabeth Park.
Dopo neanche mezzora, arriva un tizio con un gippone nuovo fiammante, che si dice disposto a portarci.
Contrattiamo per il prezzo e alla fine ci accordiamo per affittare la jeep con autista per due giorni per la somma di 495000 scellini (circa 200 euro).
Lasciamo gli zaini in albergo e partiamo immediatamente per il parco dove arriviamo dopo un’ ora circa. Appena arrivati, prenotiamo un giro in barca sul Kazinga channel che unisce il lago George con il lago Edward.
Percorrere con una barca questo canale è un esperienza unica: veramente ci sono un infinità di animali ;gli ippopotami sono centinaia, mentre sulla riva si vedono un sacco di bufali, di gazzelle ed alcuni elefanti.
Ma, una cosa che ci colpisce tutti, è l’estrema quantità e varietà di uccelli :tutti bellissimi e coloratissimi.
Verso l’imbrunire torniamo a Kasese :siamo veramente contenti per quello che abbiamo potuto ammirare!!

14/10

Questa mattina sveglia alle 4,30 ed alle 5 si parte per il safari nel Queen Elisabeth park.
Sulla jeep abbiamo caricato anche gli zaini, perché, dopo il game drive, andremo direttamente in un altro parco che fa parte del Queen Elisabeth ma che si trova alla sua estremità sud a quasi 100 chilometri di distanza.
Arriviamo all’ingresso del parco che è ancora buio e non c’è neanche il ranger che il giorno prima avevamo contattato per accompagnarci.
Dopo circa venti minuti arriva il ranger ,cosi possiamo entrare nel parco.
A questa ora del mattino non si vedono altre jeep nei dintorni: meglio così!
Il paesaggio è molto bello , la savana sembra svegliarsi lentamente sotto i primi raggi di sole.
In verità di animali non se ne vedono molti, (staranno ancora dormendo ?)
Comunque abbiamo visto due leoni ma molto distanti da noi, inoltre si vedono vari tipi di antilopi: una di questa la chiamano topi.
Vediamo anche degli elefanti solitari e dei bufali.
Dopo tre ore dobbiamo lasciare libero il ranger, cosi torniamo all’ingresso e prendiamo la strada per raggiungere il sud del parco che si chiama Ishasha.
La distanza è notevole , ma il problema soprattutto è dovuto alle pessime condizioni della strada.
Sembra di essere in un mare di fango ed anche se la jeep ha la trazione integrale rischia più di una volta di impantanarsi.
Lungo la strada abbiamo visto due gruppetti di elefanti con tanto di cuccioli al seguito; inoltre su di un albero abbiamo visto un leone.
Questa zona del parco è nota soprattutto per i cosi detti leoni rampicanti (salgono sugli alberi per rimanere al fresco in mezzo alle fronde).

Arriviamo così al gate sud del parco e un ranger sale con noi in macchina per guidarci sulle piste.
Il sole picchia forte e di animali proprio non se ne vedono!
Gli unici animali che abbiamo visto sono state alcune antilopi che stavano all’ombra di un albero.
Visto l’andazzo della giornata ,chiediamo al ns. autista , di portarci fino alla città di Mbarara.
Arriviamo a Mbarara che sono circa le 17.
Salutato l’autista, ci facciamo scaricare di fronte ad un albergo, di cui avevamo letto sulla guida della Lonely Planet.
L’albergo sembra essere più che altro un bordello, così Emilio ed Erna vanno a cercare un altro posto, io invece resto sulla strada a fare la guardia agli zaini.
Abbiamo trovato un posto accettabile : la guesthouse Bena (prezzo per camera circa 13 euro compresa colazione).
Sistemati i bagagli , ci ficchiamo sotto la doccia :questa volta c’è pure l’acqua calda !
Dopo esserci ripuliti, andiamo a fare un giro di esplorazione della città.
E’ una città molto attiva, ed una con la maggior crescita economica dell’Uganda.
Soprattutto la vita si svolge in uno stradone centrale, da cui si dipartono delle viuzze, ognuna dedicata ad un settore commerciale.
C’è la strada dei lattonieri, la strada dei sarti ed anche la strada dei venditori di carbone.
Alla sera andiamo a cena al “motel Agip” che però non ha niente a che vedere con l’Agip italiano.
Se capitate a Mbarara vi consiglio di andare a mangiare in questo posto; non è che il cibo sia eccezionale ma direi che è discreto.

15/10

Oggi faremo una giornata di ozio ed andremo ad informarci per l’autobus che va al lago Bunyonyi.
Nella piazza da cui transitano tutti gli autobus, ci informano che al mattino alle 9,30 parte un autobus per Kabale, una città che si trova nelle vicinanze del lago.
Trascorriamo il resto della la giornata in completo relax, leggendo e facendo qualche foto nei dintorni dell’albergo.

16/10

Oggi si parte per il lago Bunyonyi.
Alle nove andiamo alla stazione degli autobus da dove un pullman della compagnia “ Horizon” dovrebbe partire intorno alle 9,30 : illusione!! Per vedere arrivare il bus dobbiamo aspettare per oltre due ore.
L’autobus arriva da Kampala, ed è stracolmo di gente, ma evidentemente, siamo dei viaggiatori privilegiati perché malgrado sembrasse non ci fossero posti a sedere, riescono in qualche modo a trovarci un angolino.
Ci sembra quasi di essere delle sardine in scatola, non c’è l’olio ma in compenso dato che sta piovendo comincia a cadere dell’acqua dal tetto!
A parte i disagi, il viaggio verso Kabale offre dei panorami molto belli, sembra quasi di essere in un paesaggio alpino.
Arriviamo a Kabale dopo due ore; da lì bisogna prendere un taxi per Bunyonyi.
Kabale è anche il posto, da cui partono le escursioni, per vedere i gorilla di montagna. Noi purtroppo abbiamo rinunciato ad andare a vederli, sia perché la visita dovrebbe essere prenotata 6 mesi prima(ma credo che se si allungano dei soldi sottobanco si possibile avere ugualmente il permesso)sia perché da luglio di quest’anno il costo per persona è di ben 500 dollari(per noi è decisamente troppo).
Peccato, faremo a meno dei gorilla!!
Nel primo pomeriggio siamo a Bunyonyi : restiamo incantati dal meraviglioso lago che si presenta ai nostri occhi.
Il lago Bunyonyi si trova ad un altitudine di 2000 metri s.l.m ed è esteso per 25chilometri in lunghezza e 7 in larghezza.
All’interno del lago ci sono ben 29 isolotti ,tutti lussureggianti.
Il bello di questo lago è che oltre al paesaggio che lo circonda, è possibile fare il bagno senza problemi, perché è un dei pochi laghi liberi dalla bilharzia.
Erna ed Emilio vanno in cerca di camere, mentre io faccio il guardiano ai nostri averi.
Abbiamo preso un cottage con tre letti sulla riva del lago.
Il prezzo è ragionevole : 15 euro (5 a testa).
IL posto è molto bello :tanto verde e tantissimi uccelli coloratissimi.
Alla sera ceniamo al ristorante del camp; in questo complesso ci sono 5 cottages, ma in questo momento siamo gli unici clienti.
Il cibo è buono , però dopo cena non c’è altro da fare, se non guardare le stelle.
La vista del lago di notte è piacevole, la luna fa già capolino e l’acqua sembra d’argento.
Restiamo a guardare per un po’, ma comincia a fare veramente freddo, cosi andiamo nel cottage e ci infiliamo al calduccio nei nostri letti.
Adesso abbiamo capito perché in camera ci sono parecchie coperte!!

17/10

Dopo aver fatto colazione, facciamo una passeggiata nei dintorni : tutto molto bello e rilassante.
Verso le dieci affittiamo una barca con equipaggio e facciamo un giro di qualche ora sul lago, approdando anche su alcune isole.
Se di notte fa freddo, di giorno a questa altitudine il sole ti arrostisce e dato che la barca non ha nessuna copertura, dobbiamo per forza rientrare.
Passiamo il resto della giornata, alternando brevi passeggiate a lunghi periodi di sosta per ammirare il paesaggio.
In breve, direi a qualcuno che va in Uganda: non perdetevi questo lago!!

18/10

Si torna a con un taxi a Kabale, da lì parte un autobus per Kampala.
L’autobus e della stessa “eccellente ? ”compagnia Horizon.
Ci dicono che dobbiamo salire subito perché sta per partire ,cosa che avviene dopo due ore di attesa !
A parte questo alle 9,30 si parte.
Meno male che abbiamo un posto (stretto) ciascuno.
Si arriva a Kampala che sono le 16,30.
La stazione degli autobus è un caos indescrivibile, sommersa da una cappa di gas di scarico.
Ciliegina sulla torta…
Nel prendere lo zainetto, Erna si accorge che c’è una cerniera aperta ed è sparito il ns. telefonino.
Guardiamo dappertutto sotto i sedili, sperando che sia scivolato fuori inavvertitamente, ma del telefono neanche l’ombra.
Siamo abbastanza incavolati!
Fortunatamente, Emilio ha anche lui un cellulare, così ci mettiamo in contatto con l’Italia e blocchiamo la scheda.
Questa volta non torniamo al Red Chilli(troppo in periferia)
Ma cerchiamo alloggio in una zona di Kampala abbastanza centrale.
Troviamo l’Hotel New Diplomate, che si trova in una strada abbastanza tranquilla e ad un prezzo abbordabile: camera doppia per 14 euro (colazione inclusa).

19/10

Questa notte abbiamo dovuto usare i tappi per le orecchie: purtroppo poco distante da qui c’è una discoteca.
Pazienza, bene o male abbiamo dormito ugualmente !
Dopo colazione, andiamo a piedi alla stazione dei bus da dove partono i pullman internazionali.
Pensavamo di prenotare con la compagnia “Scandinavian” che è la più quotata, ma il pullman di questa compagnia parte solo al pomeriggio ed arriva a Nairobi in piena notte,
Optiamo per un’altra compagnia.
C’è la Akamba che ha un autobus “Royal Coach” che parte al mattino alle sei.
Decidiamo di prendere i biglietti, sperando che vada tutto liscio.
Il resto della giornata lo passiamo gironzolando tra vari mercatini di souvenir.
In un emporio gestito da una associazione di disabili abbiamo comperato un piccolo strumento musicale .
Per altri eventuali acquisti, aspettiamo di essere a Nairobi, dove si trova qualunque oggetto artigianale.

20/10

Giornata del cavolo: piove a dirotto e sembra non voglia più smettere, così restiamo rintanati per quasi tutto il giorno in albergo, salvo una breve uscita nel pomeriggio (sembrava che avesse smesso di piovere, ma dopo neanche mezzora che camminavamo ha ricominciato a diluviare) così non possiamo far altro che tornare in albergo.

21/10

Alle 6 prendiamo un taxi e raggiungiamo la stazione degli autobus.
Non abbiamo fatto colazione perché ci hanno detto che verrà servita sul bus (compresa nel prezzo).
Arrivati nella stazione, dobbiamo aspettare un po’ di tempo prima di poter caricare gli zaini e sistemarci a bordo.
Il pullman, da vedere è piuttosto scassato, ma i sedili sembrano comodi e larghi

Prima della partenza (ore 7,30) hanno distribuito la colazione: 1 samosa + due salsicce, nonché una specie di aranciata contenuta in una tanica di plastica.
Abbiamo mangiato la samosa e le salsicce, ma preferiamo lasciar perdere l’aranciata!
Procediamo lentamente, anche a causa delle condizioni della strada e le numerose deviazioni.
Nei tratti dove si può andare un po’ più veloci, l’autobus trema e balla tutto come una vecchia carretta.
Dopo 14 ore di sobbalzi e qualche breve sosta, di cui una alla frontiera con il Kenya, (bisogna pagare 25 dollari a testa per il visto), arriviamo a Nairobi.
Sono quasi le dieci di sera; prendiamo un taxi e ci facciamo portare al Backpackers di “papà Ken” dove eravamo stati alcuni anni prima.
Non abbiamo fatto nessuna prenotazione, ma fortunatamente ci danno una camera strettissima con due letti a castello. Chi si accontenta gode!
Ken , il proprietario dice di ricordarsi di noi.
Comunque malgrado sia quasi mezzanotte, ci preparano dei panini, che mangiamo accanto al fuoco nel giardino.
Il Backpackers è quasi uguale a come era prima, cioè, molto spartano e la manutenzione è quasi inesistente, ma qualche miglioria è stata fatta: hanno costruito un patio nel giardino al cui centro scoppietta un bel fuoco; intorno al quale ci sono alcuni tavoli, mentre da un lato c’è una vera e propria cucina all’aria aperta.
C’è anche un piccolo bar self service (bisogna scrivere su dei fogli quello che si ha consumato).

22/10

Questa mattina dopo aver fatto colazione (yogurt +frutta), ci siamo accordati con Ken per fare un Safari di 8 giorni (costo per persona 600 euro tutto compreso: jeep con autista – guida + cuoco tende grandi per dormire (con veri letti) e tutti gli ingressi nei parchi.
Speriamo che ci piacerà !
Andiamo in centro per cambiare dei soldi ed acquistare dei crackers, delle noccioline e due bottiglie di vino da portarci dietro.
Ci siamo fermati a pranzare in un ristorante in cui eravamo stati 4 anni fa ed il cibo è ancora buono come allora.
Purtroppo Emilio accusa dei disturbi intestinali e deve correre in bagno, lasciando il suo piatto intatto.
Vista la situazione siamo ritornati alla ns. guesthouse .
Emilio continua a star male ed è costretto a prendere l’imodium.
Dopo poco tempo, ed un po’ di branda ,sta’ decisamente meglio!
Alla sera ceniamo sotto alla tettoia dell’albergo.
In un angolo del giardino cresce un albero di jacaranda in piena fioritura ed i suoi fiori blu ne ricoprono la chioma.
Ken, è molto allegro, forse ha bevuto qualche bicchiere in più del necessario.
Si mette a cantare ad alta voce: ha una voce potente ed intonata, peccato che a volte la usi un po’ troppo, specialmente con i suoi dipendenti !!

23/10

Si parte per il safari.
Siamo in cinque persone, noi tre ed una coppia olandese.
La vettura per la prima parte del viaggio è un furgone 4×4 abbastanza comodo.
Peccato che la strada per andare al Masai Mara (primo parco del ns. giro) sia in condizioni pietose: una volta deve essere stata asfaltata, ma adesso sembra di guidare sulla groviera.
Dopo circa 4 ore, facciamo una sosta per il lunch (io ho mangiato molto poco perché il cibo è pieno di coriandolo, un gusto che a me proprio non piace).
Dopo il pranzo proseguiamo tra scossoni e sbalzi improvvisi; dobbiamo anche fermarci per sostituire una gomma bucata.
Ad un certo punto, il ns. autista lasciata la strada principale, si inoltra in una pista secondaria che dopo circa una trentina di chilometri, ci porta al campo tendato.
La prima impressione del posto non è delle migliori: le tende sono fatiscenti ed i letti hanno ancora le lenzuola sporche degli ospiti che ci hanno preceduto.
Il tempo di posare i bagagli e si parte per un piccolo safari prima che scenda il sole.
L’ingresso del parco è a pochi chilometri.
Subito vediamo una mandria di gnu, parecchie gazzelle, alcune giraffe e le prime zebre.
Le zebre e gli gnu in Uganda non li abbiamo mai visti.
Abbiamo visto anche alcuni leoni.
Il tutto sarebbe anche bello, ma ci sono un sacco di jeep che girano da tutte le parti :quasi quasi sarebbe meglio che mettessero un vigile per regolare il traffico!!
Il ns. autista dice che domani andremo in una zona del parco meno trafficata.
Speriamo !!!
Tornati al campo facciamo una doccia calda (fanno scaldare l’acqua in un bidone sotto il quale accendono un fuoco a legna; l’acqua così riscaldata esce da un tubo posto sulla parte alta e raggiunge un gabbiotto vicino, dove si può fare la doccia.)
Tutto questo, si svolge alla luce delle torce, perché qui non c’è elettricità.
Ceniamo al lume di lampade al petrolio.

24/10
Dopo una colazione a base di uova, salsicce, pane e caffè partiamo per il “game drive”.
Poco dopo l’entrata nel parco, vediamo parecchi leoni che hanno ucciso degli gnu e stanno mangiandoli.
Ci siamo fermati a pochi metri di distanza, ma i leoni non ci guardano neanche, continuano a divorare le carcasse ancora fumanti.
Spettacolare!!!
Per tutta la mattina giriamo per il parco, vediamo veramente molti animali, tra i quali centinaia di gnu che stanno migrando verso il Serengeti.
Verso le 14 ci siamo fermati per mangiare sotto ad un albero :cibo al sacco molto scadente.
Prima di fermarci eravamo stati sul confine tra il Masai Mara e il Serengeti.
Siamo stati anche sul bordo di un fiume in cui vivono molti ippopotami e coccodrilli.
La riva di questo fiume è piena di carcasse di animali che nel cercare di attraversarlo sono stati divorati dai coccodrilli.
Nell’aria c’è un odore nauseante di putrefazione, non si riesce a resistere che per pochi minuti !!
Dopo aver “pranzato” continuiamo il ns. giro e ci imbattiamo in un leopardo !!
E’ bellissimo, ma è molto difficile da distinguere in mezzo all’erba, perché è capace di mimetizzarsi in modo incredibile in pochi centimetri di vegetazione.
Ormai si sta facendo tardi, così rientriamo al campo.
Come arriviamo, l’autista ci informa che l’indomani mattina saremmo tornati tutti verso Nairobi, ma gli olandesi gli dicono che loro hanno pagato per rimanere un’altra giornata al Masai Mara.
Adesso l’autista non sa più che pesci prendere: noi il giorno dopo dobbiamo continuare il nostro tour.
Ma il problema è che di macchina c’è né una sola !
L’autista contatta Ken e gli spiega l’inconveniente.
Dopo la telefonata ci dice che durante la notte una jeep sarebbe partita da Nairobi per essere a ns. disposizione al mattino.
Sperando che la questione sia risolta, andiamo nelle ns. tende a riordinare gli zaini.
Seconda cena al campo: mezzo pollo da dividere in cinque persone accompagnato da riso in bianco.
Che abbondanza!!
Abbiamo capito che il cuoco fa sparire il mangiare, perché lungo la strada per venire qua, ha comperato parecchie verdure e carne: tutto sparito tutte nel nulla .
Gli olandesi dicono che al ritorno lo diranno a Ken, ma il cuoco fa finta di non capire!

25/10

Questa mattina saremmo dovuti partire verso le 7,ma la jeep non è ancora arrivata.
Il ns. autista ci propone di fare ancora un breve game drive.
Accettiamo volentieri e riusciamo a vedere un leone che sta cacciando una gazzella : attacco fallito e gazzella in fuga!
Rientriamo al campo verso le 8,30.
Della jeep non c’è nemmeno l’ombra; chiediamo spiegazioni e ci viene detto che arriverà al massimo entro un’ ora.
Le ore di attesa diventano 4, poi ecco arrivare un pulmino invece di una jeep.
Ci fanno salire; il pulmino percorre un centinaio di chilometri per poi fermarsi presso lo stesso ristorante dove ci eravamo fermati a pranzare all’andata.
E’ qui che arriva la jeep che dovrebbe portarci per il resto del viaggio.
Caricando gli zaini ci accorgiamo che nel bagagliaio ci sono delle tende di tipo canadese; chiediamo spiegazioni e ci dicono che sono le tende in cui dobbiamo dormire .
Ovviamente rifiutiamo in quanto l’accordo prevede tende grandi con i letti all’interno.
Nuova telefonata a Ken, il quale conferma la nostra versione.
Si parte … destinazione Naivasha (conosciuta sia per il suo lago ricco di uccelli sia per il suo parco naturale)
La strada, prima di arrivare a destinazione passa in mezzo a decine di serre in cui coltivano le rose (un business tutto in mano agli occidentali) che vengono esportate in Olanda e da lì in tutta Europa
Dopo alcune ore arriviamo a destinazione: tende grandi non ce ne sono, perciò ci alloggiano all’interno di un container trasformato in camera.
Il posto è bello e si trova sulla sponda del lago.
Riusciamo anche a farci una doccia decente, infatti siamo pieni di polvere per via della strada in terra battuta.
Il nostro nuovo cuoco, accende nel frattempo la carbonella ed in poco tempo ci prepara dei discreti spaghetti alla bolognese
Adesso sembra che vada tutto per il meglio!!

26/10

Colazione alle 7: solite uova salsicce e caffè (viva il colesterolo!)
Dopo la colazione, andiamo al parco naturale di “Hell’s gate”
Per alcuni chilometri la pista si snoda in mezzo a delle colline non molto alte, ci sono alcune zebre e qualche cerbiatto che pascolano tranquillamente.
Ma la bellezza di Hell’s gate non sono solo gli animali, ma il panorama, che si può vedere dopo aver percorso una gola un po’ particolare.
Con una guida, iniziamo la discesa.
Subito ci troviamo a scendere per degli scalini intagliati nella roccia.
Dato che ha appena smesso di piovere, tutto è molto scivoloso e bisogna fare delle acrobazie per non cadere.
Arrivati nella gola pensiamo che il cammino sia più facile: errore!!
Siamo costretti a passare in posti molto pericolosi con il rischio di cadere da un momento all’altro.
Per fortuna che Emilio è agile come una capra e si dà da fare ad aiutare sia la Erna che me.
Oltre a questi passaggi da funamboli, bisogna superare delle cascatelle di acqua di origine vulcanica.
L’acqua è bollente e rischiamo addirittura di ustionarci.
Dopo varie peripezie, finalmente raggiungiamo il punto panoramico: vista spettacolare …ma meno male che siamo arrivati sani e salvi !!
Dopo il giro, torniamo al camp-site dove restiamo ad oziare fino a sera.
Dimenticavo di dire che bisogna stare attenti alle formiche che nel giro di qualche secondo si infilano sotto i vestiti e mordono dolorosamente.
Mentre siamo super rilassati, arriva l’autista, che dice di non avere più soldi per proseguire il viaggio ma che stava partendo una persona da Nairobi per portargli il malloppo.
Restiamo cosi in attesa sino al mattino successivo, quando veniamo a sapere che i soldi sono arrivati.
L’autista dice che non ci dovrebbero essere altri problemi fino alla fine del viaggio : HAKUNA MATATA
(quando dicono così è il momento di cominciare a preoccuparsi)

27/10

Rieccoci per strada: destinazione Nakuru.
Dopo dieci minuti dalla partenza, ci fermiamo ad un distributore di benzina e così veniamo a sapere che dovremo rimanere fermi per parecchio tempo dato che c’è un ammortizzatore rotto.
Ma non poteva farlo riparare il giorno prima !! ?
Dopo un’ ora e mezza si parte : finalmente ! (pensiamo).
Invece pare che qualcuno ci abbia fatto il” malocchio”.
Siamo quasi a Nakuru (dopo due ore e mezza); quando sotto la pioggia battente ci ritroviamo con due gomme a terra.
Meno male che ne abbiamo due di scorta: ERRORE !!
Anche una delle gomme di scorta è forata!
L’autista ferma un matatu che va a Nakuru e sale con le gomme bucate.
Restiamo così sul bordo della strada in compagnia del cuoco.
Continua a piovere forte e non si può restare all’interno della jeep per via dei camion che passano rasenti ai bordi della strada rischiando in ogni momento di trasformarci in una frittata.
Abbiamo perciò indossato le mantelline e siamo andati in mezzo ad un campo.
L’attesa del ritorno dell’autista si protrae per ben tre ore!
Siamo piuttosto incavolati(se avesse controllato le gomme di scorta non avremmo avuto nessun problema).
Sistemate le gomme, continuiamo verso Nakuru.
E’ pomeriggio inoltrato ,quando riusciamo ad entrare nel parco.
Il lago è ricoperto da migliaia di fenicotteri rosa e da una moltitudine di pellicani.
Sulla riva del lago ci sono anche parecchi rinoceronti, alcuni con i cuccioli.
Oltre ai rinoceronti si possono ammirare parecchie zebre e gazzelle ed anche qualche giraffa.
Intorno al lago ci sono delle colline ed è su una di queste che saliamo per raggiungere una postazione panoramica che permette di vedere il lago dall’alto.
Ormai il sole sta tramontando e i riflessi di luce sull’acqua si confondono con il colore rosa dei fenicotteri.
Uno spettacolo straordinario che ci ripaga dei disagi avuti durante il viaggio !!!
Ormai è quasi buio, con la jeep raggiungiamo un albergo (questa notte niente tende).

28/10

Ore 7,30 : si parte per la riserva di Samburu.
Viaggiamo dal mattino fin alle prime ore del pomeriggio.
La strada a tratti è discreta, mentre alcuni pezzi sono una pista di fango viscido nella quale si rischia di impantanarsi.
L’autista riesce comunque a districarsi egregiamente.
Durante la strada ci siamo fermati a pranzare a Nanyuki una cittadina che si trova nelle vicinanze di Laikipia (dove abita Kuki Gallmann) autrice di alcuni libri ,tra cui “Sognavo l’Africa”.
Dopo aver mangiato, pensiamo di poter partire, ma scopriamo che l’autista aspetta nuovamente un tizio, in arrivo da Nairobi, che deve portargli degli altri soldi.(la faccenda dei soldi ci verrà spiegata al ritorno, giustificandola con il fatto che, se al personale danno troppo denaro, c’è il rischio che se lo intaschino e spariscano nel nulla).
L’attesa si protrae per un oretta, ma ad un certo punto si ferma un matatu da cui scende “il portavalori !! “
A questo punto si riparte !
Arrivati a Samburu ci fermiamo in un posto sulla riva di un fiume.
Ci sono tre banda ed una piccola tettoia che funge da sala pranzo e da cucina.
Lasciamo gli zaini al campo e partiamo subito per fare il primo giro nel parco.
Il pezzo di strada per raggiungere il parco è veramente africano: savana punteggiata da acacie e da baobab mentre ogni tanto emerge, adagiato nel nulla e circondato da rovi spinosi, qualche piccolo villaggio di capanne costruite con il fango.
Qui sembra che la “civiltà” non sia ancora di casa.
Il safari pomeridiano è piuttosto breve, ma ci permette di vedere alcuni leoni e soprattutto delle meravigliose giraffe reticolate(una specie di giraffa che vivono a Samburu).
Tornati al campo ,ci danno una lampada a petrolio (unica fonte di luce oltre alle torce elettriche)
Ceniamo sotto alla tettoia (cena romantica al lume di candela !?)
Dopo cena ed un po’ di chiacchiere, non possiamo far altro che andare a dormire.
Essendo vicino al fiume, purtroppo ci sono tante zanzare; inoltre la zanzariera sopra al letto è piena di buchi.; così succede che Erna viene quasi divorata viva: al mattino ho contato le punture che le hanno fatto: circa 100 !!
A me invece ne avranno fatte si e no una o due :boh ?

29/10

Colazione al campo : uova + salsicce e caffè.
Alle 7,30 siamo già nella riserva.
Abbiamo scorrazzato per tutta l’area per ben otto ore.
Samburu è una delle più affascinanti riserve del Kenya.; tutto sembra molto selvaggio e di turisti non se ne vedono.
La savana è attraversata da un fiume, sulle cui sponde c’è una ricca vegetazione; ed è lì che vediamo tantissimi elefanti.
Ad un certo momento ci siamo avvicinati troppo, un maschio ancora abbastanza giovane ha barrito verso di noi e poi è partito alla carica : non c’è rimasto altro da fare che battere velocemente in ritirata !
Verso le 16, decidiamo di tornare al campo.
E’ stata una giornata fantastica. l’abbiamo battezzata “giraffa day” per via del grande quantitativo di giraffe che abbiamo visto.
Dato che è ancora chiaro, ci facciamo la doccia, perlomeno Erna ed Emilio riescono a farla, mentre io, rimango senz’acqua subito dopo essermi insaponato e così mi sciacquo con l’acqua minerale!
Dopo aver cenato, cerchiamo di arginare l’assalto delle zanzare accendendo tre zampironi ed impregnando anche il letto di repellente.

30/10

Ci alziamo come al solito molto presto.
Questa notte le zanzare sono state sconfitte dagli zampironi ma anche per noi l’aria era quasi irrespirabile!
Fatta la solita colazione a base di uova, si parte: destinazione Nairobi.
Il viaggio verso Nairobi si svolge in modo tranquillo ed in mezzo a dei bei paesaggi.
Abbiamo attraversato delle magnifiche colline intensamente coltivate.
Lungo la strada, l’autista ha riempito fino all’inverosimile la jeep con sacchi di carbone e caschi di banane.
Una volta arrivati a Nairobi ha scaricato il tutto presso una bancarella gestita dalla sua famiglia.
Ed eccoci di nuovo al Backpackers guesthouse.
Il viaggio è andato bene ma siamo comunque abbastanza stanchi.
Cena accanto al fuoco(a Nairobi di sera fa piuttosto freddo) e poi tutti a nanna !

31/10

Oggi ci siamo dedicati allo shopping: abbiamo acquistato tre dipinti ed alcune ciotole intarsiate.
Nairobi sembra più tranquilla (per lo meno nel centro)di quando ci siamo stati l’ultima volta, cioè quattro anni fa.
Una curiosità è che vige il divieto assoluto di fumare anche per strada: se vieni sorpreso a farlo rischi l’arresto e una multa salatissima !!
Una cosa come questa non me la sarei aspettata visto che non succede nemmeno in Europa !!
Emilio ha riempito il suo zaino fino all’inverosimile di regali per i suoi cari.
Questa notte si ritorna in Italia; l’aereo dovrebbe decollare alle due di notte.
Passiamo il resto della giornata a riposarci ed a preparare i nostri zaini.
Abbiamo prenotato un taxi per le 11.
Il taxi arriva puntuale ed a mezzanotte siamo già in fila per il check-in.

ARRIVEDERCI AFRICA

NOTE DI VIAGGIO

Costo volo aereo da Milano a Entebbe e ritorno da Nairobi euro 530 a testa.
Costo medio alberghi in Uganda euro 12 per notte
Costo totale per persona comprensivo di tutto euro 2200.

Consiglio: sito utilissimo per chi vuole andare in Uganda : http://www.traveluganda.co.ug/index.html
Sito di papà Ken : http://www.nairobibackpackers.com/

Il Viaggio Fai da Te – Autonoleggio Low cost in Kenya

 

 
Commenti

Ciao Andrea, sto cercando di organizzare un tour di 3 settimane in Uganda fai da te per la prossima estate e avrei qualche consiglio da chiederti. Avresti una mail alla quale posso contattarti?