Quattro passi lungo la West Coast

di Valeria Barosselli e Luca Barberini –
Eccoci di nuovo in partenza! Eh si, questa volta io e mio marito Luca ci avventureremo alla scoperta della costa occidentale degli Stati Uniti.
Abbiamo studiato i vari itinerari, calcolato indicativamente le miglia da percorrere in modo da garantirci sempre la possibilità di godere appieno il luogo che stiamo visitando ed evitare di trascorrere la vacanza al volante di un auto. Il viaggio lo abbiamo organizzato, come sempre, tutto da soli, dopo aver letto guide , riviste, racconti di viaggio e aver passato ore su internet per ricavare più informazioni possibili su alloggi, escursioni, notizie sui vari parchi e tante curiosità.

SITI UTILI:
www.NPS.GOV (per le info sui parchi)
www.VACANZEINAMERICA.net
WWW.AMERICAONTHEROAD.IT
WWW.TURISTIPERCASO.IT
WWW.USATOURIST.COM
WWW.IMONDONAUTI.IT

VOLO: Air France da Milano Malpensa a Los Angeles con scalo a Parigi, prenotato via Internet un paio di mesi prima, al costo di 442 euro a persona A/R.

AUTO: Pontiac G6 3 porte noleggiata via Internet con la compagnia National al costo di 470$ con tutte le assicurazioni e 2° guidatore compreso.

ASSICURAZIONE MEDICA: stipulata via internet con “Viaggi Sicuri.com” per l’importo totale di 159 euro.

Gli alloggi non sono stati mai prenotati in anticipo, volevamo avere la massima libertà nei nostri spostamenti, avere la possibilità di variare il programma se fosse stato necessario, il tutto reso possibile dal fatto che in questo periodo non c’è molto affollamento di turisti.

20 MAGGIO 2009
Partiamo puntuali alle ore 13 da Milano Malpensa con il volo Air France diretto a Parigi Charles De Gaulle, dove faremo scalo per un paio d’ore per poi imbarcarci sul Boeing 777 diretto a Los Angeles Airport (LAX).
La giornata trascorre piacevolmente anche se le ore di volo sono tante e l’aeromobile è strapieno di persone.
Arriveremo puntuali alle ore 19 locali (sono le 4 di notte in Italia) e dopo un po’ di coda alla dogana, ritiriamo i nostri bagagli e usciamo dall’aeroporto, dove passano frequentemente i bus navetta gratuiti che ti portano alle compagnie di noleggio per il ritiro dell’auto. Il servizio è davvero comodo e veloce, su ogni bus è presente il nome delle varie compagnie di noleggio per cui è impossibile sbagliare.
Dopo 10 minuti, arrivati alla National e sbrigate le procedure per il ritiro, partiamo con la nostra Pontiac G6 e l’aiuto delle cartine stampate con Google Map, diretti a casa di Enrico, mio cugino, che da un anno studia e lavora a North Hollywood e che ci ospiterà per qualche giorno.
Siamo stanchi e un po’ stufi per le lunghe ore di volo ma soprattutto un po’ frastornati per il fuso orario.

21 MAGGIO 2009
E’ incredibile …. alle 5 siamo svegli e riposati, pronti per partire alla scoperta di Los Angeles!
Oggi Enrico è libero e a nostra disposizione, così in sua compagnia andiamo a zonzo per la città.
Visitiamo il Griffith Observatory da cui è possibile godere un bellissimo panorama di questa immensa città e del famoso Hollywood Sign, scendiamo verso Hollywood e passeggiamo in Hollywood Blvd, lungo il Walk of Fame sopra alle stelle dei divi, vediamo il Kodak Theater, il Mann’s Chinese Theater con di fronte le impronte delle mani e dei piedi dei grandi attori del passato e del presente; ci spostiamo lungo Sunset Blvd e arriviamo in Beverly Hills, passeggiando per Rodeo Drive, circondati da boutique di grandi stilisti e ricordando le scene del film “Pretty Woman”.
Visitiamo inoltre gli Universal Studios e il City Walk, pieno di bar e negozi, passiamo davanti ai Disney Studios e infine percorriamo al tramonto Mulholland, una strada tutta in salita dai cui punti panoramici è possibile vedere parte della città (Downtown, Hollywood Sign, Glendale, West Hollywood e in lontananza Santa Monica).
A cena andiamo con Enrico e Kalli al Bob’s Big Boy, uno storico locale in Burbank, famoso per i suoi ottimi hamburger.
Ho letto in diversi racconti che Los Angeles non piace perché è caotica e non c’è nulla da vedere, beh non sono d’accordo perché è vero che ci sono in giro migliaia di auto ma il traffico nelle freeways lo abbiamo trovato sempre scorrevole. Dal punto di vista storico, L.A. è una città “giovane, recente”, non ci si può aspettare di trovare i monumenti che ci sono a Roma o a Parigi, ma trovo che sia comunque interessante da visitare e poi è bello scoprire una città che normalmente viene usata come set cinematografico.



22 MAGGIO 2009
Anche questa mattina la nostra sveglia biologica interiore ci dà il buongiorno alle 5.30.
Organizziamo le nostre cose, passiamo da Ralphs a comprare acqua e cibarie e usciamo da L.A., direzione Olancha, alle porte della Death Valley.
La giornata si prospetta bella e calda, c’è poco traffico e attraversiamo paesaggi semidesertici dalla terra e dalle rocce rosse dove le uniche piante esistenti sono cespugli e joshua tree.
La Highway 14 scorre proprio in mezzo al deserto del Mojave da un lato e al Red Rock Canyon dall’altro; è possibile fermarsi per una pausa all’ombra nelle diverse aree attrezzate che ci sono lungo il percorso.
Arrivati ad Olancha, deviamo verso Panamint Springs, per poi proseguire lungo la 190 e attraversare la valle della Morte.
Sono le 12.40 e ci sono già 31 °C.
Proseguiamo verso Panamint Springs e poi Stovepipe Wells dove troviamo ristorante, general store, motel e rifornimento carburante.
Il paesaggio circostante ti lascia senza fiato, non solo per la bellezza e i colori ma anche perché la temperatura sfiora i 40 °C e l’aria è talmente calda che ti sembra di avere un phon che ti soffia sul viso.
Qualche foto alle sand dunes e si prosegue verso Furnace Creek. La strada inizialmente è un continuo saliscendi, bisogna guidare con attenzione, cercando di non far surriscaldare troppo il motore, spegnere l’aria condizionata e controllare ogni tanto sul computer di bordo la temperatura dell’acqua e delle gomme.
Attorno a noi c’è il nulla, la desolazione, l’aridità, bassi cespugli la cui crescita è ostacolata dal vento caldo e costante che soffia nella zona, montagne le cui rocce assumono colorazioni diverse a seconda dell’orientamento del sole, ampie distese biancastre di sale cristallizzato (Devil’s Golf Course ad esempio).
Arriviamo a Furnace Creek che sono già le 17, il ranger ha appena chiuso il Visitor Center e ci dice di proseguire tranquillamente e di acquistare il Park Pass a Zion Park, la nostra prossima meta: la temperatura a quest’ora è di 45 °C! E siamo a maggio … chissà a luglio!Proseguiamo verso Badwater, il punto più basso degli Stati Uniti, 85 metri sotto il livello del mare, percorriamo la passerella accanto al letto di acqua salata e ricca di minerali in costante evaporazione; la luce del sole che crea riverbero con i cristalli di sale è talmente forte che quasi non riusciamo a tenere gli occhi aperti.
Torniamo verso Furnace Creek e attraverso un percorso panoramico detto Artist’s Drive, ammiriamo i colori dell’Artist ‘s Palette, una serie di variopinti minerali e ceneri vulcaniche.
Riprendiamo la HWY 190, sono ormai le 18, ci godiamo il panorama meraviglioso da Zabriski Point con le luci del tramonto, che spettacolo!
Il tempo purtroppo è tiranno, si son fatte le 19,30 per cui non riusciamo ad andare a Dante’s View, il sole è ormai tramontato e conviene cercare alloggio per la notte.
Ci fermiamo a Death Valley Junction, che non lo si può definire paese, ci sono 3 case e un hotel, appunto, l’Amargosa Hotel, dove per fortuna troviamo una camera con letto matrimoniale a 67 $.
La titolare dell’hotel è un’eccentrica signora, Marta Becket, ballerina di Brodway che quasi da sola ha ridato vita a questo villaggio minerario abbandonato, dopo che le si ruppe l’auto nei pressi, nel 1967.
All’ingresso ci sono le foto di Marta e dei suoi spettacoli, le camere sono spartane ma pulite, non c’è tv, né telefono, è un posto molto caratteristico, ci è piaciuto.
Nei pressi dell’hotel c’è un ristorante che però ha chiuso alle ore 20, così Marta ci consiglia di proseguire per circa 7 miglia, appena oltre il confine con il Nevada, ad Amargosa Valley, dove troviamo il Longstreet Inn Casino, un hotel – ristorante dove ceniamo con hamburger, pollo fritto e patatine: buono.
Il locale è pieno di gente, c’è chi gioca alle slot machine e chi si diverte con il karaoke, anche Luca si è lanciato con la canzone “Blowin’the wind” …….

23 MAGGIO 2009
Sveglia ore 5,20, colazione con caffè e muffins offerta dalla signora Marta, si parte in direzione di Zion Park.
Percorriamo la Hwy 95 fino a Las Vegas, il traffico qui aumenta ma è sempre scorrevole, vediamo lo Stratosphere da lontano in tutta la sua altezza, con le giostre sulla sua sommità … da brivido!
A Las Vegas ci ritorneremo tra qualche giorno, ci hanno sconsigliato la permanenza durante il fine settimana, è molto affollata e i prezzi lievitano vertiginosamente.
Proseguiamo lungo la Interstate 15, il paesaggio cambia continuamente, abbiamo lasciato il deserto circostante Las Vegas e troviamo zone montuose dalle rocce rossastre e folta vegetazione: ora siamo nello Utah.
Arrivati a Springdale, parcheggiamo l’auto e con la navetta gratuita ( il traffico alle auto è vietato da aprile ad ottobre) arriviamo fino al tempio di Sinawawa, da lì a piedi percorriamo il sentiero fino ai narrows, una spettacolare gola con pareti alte 30 metri, molto ravvicinate tra loro.
Il parco è ben organizzato, pulito, non trovi cartacce in giro, i sentieri sono ben tenuti, mentre passeggi gli scoiattoli ti corrono vicino.
Al Visitor Center si può trovare molto materiale informativo e i ranger sono molto disponibili.
Nel tardo pomeriggio riprendiamo l’auto e attraversando Carmel Mount e la sua stretta e bassa galleria, procediamo verso Panguitch, lungo la UT89 appartenente alle Scenic Byway.
Troviamo alloggio a Panguitch all’Adobe Sands Motel, molto carino, ceniamo in un piccolo fast food che ha la connessione wi-fi libera così da poter riprendere i contatti dopo 2 giorni di assenza.
Abbiamo trovato molto utile il sito www.NPS.gov sui parchi nazionali.

24 MAGGIO 2009
Lasciamo il motel alla volta di Bryce Canyon National Park, il tempo è sereno ma fa proprio freschino, dopo le temperature dei giorni scorsi, non ci siamo più abituati.
Paghiamo l’ingresso al parco (25$ per auto con validità 7 giorni) ed entriamo diretti a Rainbow Point cioè alla fine del percorso, al ritorno ci fermeremo ad ogni punto panoramico così da averli sullo stesso lato in cui ci troviamo.
Dalla strada non si vede nulla di particolare, poi ci si ferma nelle diverse aree di sosta, si percorrono poche decine di metri a piedi ed eccoci di fronte a panorami mozzafiato.
Bryce Canyon non è propriamente un canyon ma un enorme anfiteatro celebre per i caratteristici pinnacoli, gli hoodoos, prodotti dall’erosione delle rocce sedimentarie fluviali e lacustri, erosione dovuta all’azione di acqua, vento e ghiaccio.
Le rocce hanno un’intensa colorazione che varia dal rosso all’arancio, al bianco e assume diverse gradazioni. Il panorama da Inspiration Point, Sunset Point e Sunrise Point è qualcosa di meraviglioso ed emozionante.
In tarda mattinata, lasciamo il parco e ci dirigiamo verso Page, lungo la Hwy 89, il paesaggio cambia di nuovo e si fa più arido, siamo in Arizona.
Arriviamo nel tardo pomeriggio, troviamo alloggio a Page al Super 8 motel. Prima di cena, andiamo a visitare Glen Canyon Dam, un’immensa diga sul fiume Colorado.

25 MAGGIO 2009 – MEMORIAL DAY
Questa mattina dopo un’abbondante colazione in motel, andiamo a Horseshoe band, un fantastico punto panoramico sul fiume Colorado. Non è un posto molto frequentato, si trova 5 miglia a sud di Page, lungo la Hwy 89, c’è un piccolo spiazzo dove lasciare l’auto, si cammina lungo un sentiero sterrato per circa un quarto d’ora e poi ci si trova di fronte ad uno spettacolare paesaggio.
Rientriamo a Page, gironzoliamo un po’ per il paese e poi alle 11,20 ci troviamo davanti all’agenzia “Antelope Canyon Tour” di Roger Ekis per andare appunto ad Antelope Canyon, una meraviglia della natura che si trova a 15 minuti da Page in territorio Navajo ma è raggiungibile solo se accompagnati dai Navajo stessi che gestiscono le varie agenzie.
Arriviamo al Canyon in fuoristrada dopo aver attraversato un tratto sterrato e sabbioso che sembrava di essere nel deserto; sono le 12 circa, l’ora migliore per la visita è tra le 11 e le 14 quando il sole penetra quasi perpendicolarmente all’interno del canyon e offre la possibilità di vedere colori indescrivibili.
All’interno si entra a piedi, accompagnati da una guida Navajo, per terra c’è solo sabbia, le rocce sono rossastre e assumono colorazioni e sfumature diverse a seconda della luce; le pareti sono strette, si cammina in fila indiana e ci si ferma lungo strette rientranze per lasciare passare i visitatori che tornano indietro.
E’ assolutamente un posto da non perdere.
Dopo un’ora e mezza rientriamo a Page, ci gustiamo un frappuccino da Starbucks e poi via, alla volta di Kayenta, alle porte della Monument Valley.
La nostra intenzione è quella di arrivarci al tramonto ma siamo stati colti da un improvviso temporale, eravamo in mezzo ad una vera e propria tempesta di sabbia, la polvere che si sollevava nascondeva parzialmente le rocce ma ci ha permesso di godere panorami quasi surreali.
A Kayenta non troviamo alloggi per la notte così decidiamo di proseguire verso Mexican Hat, lungo la US 163, avendo così un primo approccio con butte, mittens e mesas che costituiscono la Monument Valley. Che spettacolo e che emozione!
Troviamo una camera al Mexican Hat Motel, facciamo appena in tempo a portare le valigie in camera che si scatena un violento acquazzone con grandine e pioggia a volontà e un “fiume” di terra e sabbia che scorre lungo la strada.
Il tutto è durato 5 minuti esatti, poi è tornato il bel tempo e siamo usciti per cenare:stasera cucina tipica Navajo al San Juan Motel.

26 MAGGIO 2009
Ci siamo: oggi finalmente attraverseremo la Monument Valley. C’è una splendida giornata, percorriamo la Hwy 163 che segue un percorso rettilineo in leggera discesa e ti da l’impressione di calarti all’interno della valle; proviamo un’emozione fortissima, sono momenti che non dimenticheremo mai. E come sottofondo musicale per esacerbare la nostra gioia, non poteva mancare Ennio Morricone.
Arriviamo al Monument Valley Visitor Center, paghiamo l’ingresso al parco (5 $ a persona) e percorriamo un sentiero sterrato che ci porta direttamente in mezzo alla valle, vicino ai mittens, ai butte, ci permette di godere appieno questa meraviglia. Lungo la strada incontriamo indiani Navajo che qui ci abitano e gestiscono il parco; vendono collane, bracciali, scaccia sogni; altri ti offrono la possibilità di fare una passeggiata a cavallo.
La tentazione è forte, io e Luca non siamo mai saliti su un cavallo ma perché non farlo proprio qui?
La nostra cavalcata dura mezz’ora ma è stata intensa ed emozionante, dopo i primi momenti di incertezza, ansia e forse anche un po’ di paura, prendiamo confidenza con il cavallo e cavalcare in quel contesto è stato favoloso, ci siamo sentiti un po’ John Wayne o Tex Willer!
La mattinata scorre velocemente, usciamo dal parco e ci dirigiamo verso Cameron ma l’unico alloggio è al completo, così poche miglia oltre la Junction per il Grand Canyon troviamo il motel Anasazaki Inn, carino, spartano e pulito, gestito appunto da una coppia di indiani.

27 MAGGIO 2009
Di buon ora partiamo verso Desert View, lungo la strada ci sono diversi viewpoints dove poter ammirare in tutta la sua bellezza e maestosità il Grand Canyon South Rim.
Arriviamo al Canyon Village, parcheggiamo l’auto e con la navetta gratuita proseguiamo fino a Hermits Rest; anche qui da aprile ad ottobre non è possibile utilizzare la propria auto per percorrere questo percorso, c’è il servizio navetta che è molto funzionale e puntuale ed evita un eccessivo iperaffollamento di persone e auto in un luogo così bello dove regna la tranquillità e il silenzio.
Lungo il percorso ci sono numerose fermate, è possibile scendere, percorrere un tratto del sentiero Rim Trail che costeggia tutto il canyon e poi risalire più avanti; il sentiero è bello e ben tenuto e vale la pena percorrerlo perché ti offre vedute spettacolari.
Nel primo pomeriggio lasciamo con dispiacere il Grand Canyon e ci dirigiamo a Williams, graziosa cittadina sulla Route 66; qualche foto, due passi per sgranchirsi un po’ le gambe e poi di nuovo in auto, pronti per avventurarsi nella mitica Route 66, ora non più molto frequentata ma davvero carina , è un must!
Incontriamo lungo il percorso tanti motociclisti in sella alla propria Harley Davidson ( o magari presa a noleggio a Las Vegas) e diversi paesini molto caratteristici, sembra di tornare indietro nel tempo, negli anni 60. Vista l’ora decidiamo di fermarci a Seligman, dormiamo all’Historic Route 66 , all’apparenza decadente ma le stanze sono belle e pulite. Cena in un locale davvero carino, stile” Arnold” nel film Happy Days.

28 MAGGIO 2009
Torniamo nel locale di ieri sera a fare colazione: uova, bacon salsiccia, pancakes, sciroppo d’acero…fino a stasera siamo a posto! Tappa odierna: Las Vegas.
La giornata è serena e fa caldo, arriviamo alla Hoover Dam proprio nel mezzogiorno, ci sono 40 °C! Parcheggiamo l’auto e passeggiamo sopra alla diga che appartiene metà al Nevada e metà all’Arizona, fu completata nel 1935 ed era il più grande impianto di produzione di energia elettrica e la più grande struttura in calcestruzzo.
Stanno costruendo un ponte proprio sopra alla diga: mette i brividi vedere gli operai che lavorano sui ponteggi a quell’altezza.
Il tempo per qualche foto e poi si riparte; attraversiamo il downtown, incrociamo Freemont Street dove si concentrano gli alberghi e i casinò più vecchi di Las Vegas, arriviamo in Las Vegas Blvd e percorriamo tutto lo Strip in auto, c’è molto traffico. Incontriamo lo Stratosphere Tower (380 metri di altezza) sulla cui sommità ci sono le giostre più alte del mondo, il Sahara ispirato al Marocco; il Circus Circus, il Treasure Island, il Venetian, il Bellagio, insomma non crediamo ai nostri occhi: siamo a Las Vegas!
Notiamo un Travelodge proprio di fronte al Montecarlo Resort e ci fermiamo, hanno disponibilità per la notte, il prezzo è ottimo, non poteva andarci meglio, siamo proprio in mezzo allo Strip.
Sono le 16 e si muore di caldo. Ci riposiamo un po’ in piscina e verso le 18.30, dopo una doccia fresca, usciamo e ci avventuriamo lungo lo Strip, entrando e uscendo dai vari casinò, le luci si accendono e il tutto è ancora più spettacolare.
In giro c’è tantissima gente che ha voglia di divertirsi, non scendo nei particolari ma le cose che più ci hanno colpito sono state le bellissime fontane danzanti del Bellagio che offrono una coreografia di giochi d’acqua a tempo di musica ogni mezz’ora fino a mezzanotte; il Venetian con il Canal grande e le gondole che portano in giro i turisti, il cielo azzurro come in una bella giornata di sole in piazza San Marco ed era mezzanotte; la Tour Eiffel; passeggiare sul ponte di Brooklyn con alle spalle la Statua della Libertà e l’Empire State Buildings.
Las Vegas è detta “sin city”, la città del peccato ed è davvero questa l’impressione che offre, qui tutto sembra possibile, regno di trasgressione e vizi.
Completamente catturati dalla città non ci accorgiamo che sono già le 2!

29 MAGGIO 2009
Questa mattina ce la prendiamo comoda, gironzoliamo ancora un po’ per i negozi del Caesar Palace e di altri resort e poi decidiamo di andare a fare un po’ di shopping all’Outlet Premium Village.
Sono le 16, adesso ci aspetta un bel po’ di strada, vogliamo arrivare sulla Pacific Coast.
Ci fermeremo a dormire a Barstow, a metà strada tra Las Vegas e Los Angeles.

30 MAGGIO 2009
Da Barstow, deviamo lungo la 58, attraversiamo ancora il deserto del Mojave e arriviamo a Bakersfield, il panorama è completamente cambiato, siamo in California.
Il terreno è pianeggiante e molto coltivato, soprattutto vigneti e alberi da frutto. Da Bakersfield arriviamo dritti al Pacifico, ci fermeremo a Pismo Beach, un bellissimo paesino, molto tranquillo dove ci riposeremo qualche giorno.
Il cielo è nuvoloso e l’aria molto fresca, andiamo subito sulla spiaggia e sul pier a passeggiare. Ceniamo in un localino molto caratteristico, si chiama Splash Cafè, dove ci servono un’ottima clam chowder (zuppa di volgole) in un contenitore alternativo: un grosso panino scavato al suo interno.
Dormiamo al Blue Seal Inn, un motel proprio carino che ha anche una piccola piscina.

31 MAGGIO 2009
Oggi giornata di relax. Il cielo è nuvoloso e l’aria frizzante, andiamo in spiaggia, passeggiamo, leggiamo poi decidiamo di coricarci sui lettini attorno alla piscina del motel: errore fatale! Ci siamo appisolati, nel frattempo il cielo si è aperto ed è uscito il sole. Risultato: ci siamo ustionati!
Nel tardo pomeriggio andiamo a curiosare da Wal Mart che si trova a pochi km dal centro, poi ceniamo e a nanna ma sarà dura: la pelle è così arrossata che ci da il tormento.

01 GIUGNO 2009
Lasciamo Pismo Beach e ci dirigiamo verso Santa Barbara, facendo una piccola deviazione a Los Olivos, passando da Santa Ynez vicino al lago Cachuma, in mezzo a immensi vigneti, il paesaggio è davvero molto bello.
Percorriamo la Hwy 1, molto più panoramica rispetto alla più interna Hwy 101 e arriviamo nella splendida Santa Barbara, una graziosa città incastonata tra l’oceano e le Santa Ynez Mountains, molto elegante e signorile, con ville lussuose e un lungomare da favola, dove si può passeggiare, pattinare, correre, riposare sotto una palma, il tutto in piena tranquillità.
Abbiamo pranzato lungo lo Stearns Wharf, un grezzo pontile in legno con negozi di spuntini e souvenirs, passeggiato lungo State Street, piena di locali, ristoranti e tanti tanti negozi.
Ceniamo in un ristorante messicano davvero carino e dormiamo al Pacific Crest, un graziosissimo motel proprio di fronte alla spiaggia.
Santa Barbara ci è proprio piaciuta.

2 GIUGNO 2009
Siamo agli sgoccioli della nostra vacanza, oggi si torna da Enrico a Los Angeles, non prima di aver fatto due soste fondamentali: Malibu e Santa Monica.
Lasciamo a malincuore Santa Barbara, oggi c’è una bella giornata di sole, percorriamo la Hwy 1 che costeggia proprio le spiagge e l’oceano, numerosi ragazzi si divertono a cavalcare le onde con i loro surfs.
Ci accorgiamo di essere arrivati a Malibu quando cominciamo a notare splendide e lussuose ville disseminate ovunque, lungo la strada, la spiaggia e sulle montagne: cose da non credere.
Parcheggiamo e andiamo qualche ora a goderci il mare a Malibu. L’acqua è freddissima, non riusciamo proprio a tuffarci ma è così bello starsene sdraiati sulla sabbia, ascoltare il mare e godersi questi momenti!
Io e Luca cominciamo a sognare ad occhi aperti, che bello sarebbe avere una casetta proprio lì sulla spiaggia…. torniamo alla realtà quando ci accorgiamo che il sole comincia ad essere un po’ troppo caldo, la nostra pelle già molto provata, comincia a non tollerarlo più.
Riprendiamo la macchina ed entriamo in L.A., il traffico è caotico ma scorrevole, ci dirigiamo verso Santa Monica, parcheggiamo e gironzoliamo un po’ lungo la spiaggia che è favolosa, lunghissima e molto larga, con le piste ciclabili, la pista per correre, le zone attrezzate all’ombra delle palme, disseminata di torrette dei guardaspiaggia, in lontananza c’è il Santa Monica Pier e il piccolo parco dei divertimenti.
Ci sediamo sulla sabbia, pensiamo a tutto ciò che abbiamo fatto, a quanto siamo fortunati, siamo entusiasti di questa vacanza, ancora una volta è stata meravigliosa, abbiamo visto luoghi stupendi che resteranno per sempre nella nostra mente ma soprattutto nei nostri cuori.
Raggiungiamo casa di Enrico, lui è ancora al lavoro così facciamo un salto al supermercato e compriamo qualcosa per la cena.
Raccontiamo le nostre esperienze e le nostre emozioni, il tutto in compagnia di un buon bicchiere di vino ovviamente della Napa Valley.

3 GIUGNO 2009
Ultimo giorno a L.A., uffa, non voglio tornare a casa!
Gironzoliamo per la città, ritorniamo a Hollywood Blvd, ci avventuriamo tra le lussuose ville di Beverly Hills, curiosiamo tra i negozi di alta moda del Beverly Hills Center, ceniamo con Enrico e Kalli in un ottimo ristorante thailandese in Sunset Blvd; siamo arrivati al termine di questa vacanza ma siamo tanto soddisfatti e una cosa è certa: in California ci ritorneremo presto.

Il Viaggio Fai da Te – Autonoleggio Low cost negli Stati Uniti

 

 
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