Viaggiare per conoscere e capire

di Eno Santecchia –

La signora Delia, Rocchi ottuagenaria di Caldarola (MC), può ragionevolmente vantarsi di aver viaggiato molto; l’hanno spinta il desiderio di conoscenza e la curiosità. Sin da piccola ha avuto una grande passione per la lettura, sì da lasciare la scuola con dispiacere.
La sua famiglia è originaria di Vestignano, la migliore frazione di Caldarola. Il bisnonno della nonna materna fu il generale Vanni protagonista della cacciata dei Francesi nel 1799. In quella frazione Delia possiede una casa arredata dentro il castello: un minuscolo museo da vedere.
Quando aveva sedici anni, nel 1942, Delia si recò a Roma con un’amica della madre, il cui marito era maresciallo della milizia antiarea che trascorreva le vacanze estive a Caldarola. Raggiunse la capitale in treno e vi rimase due mesi, ma in tempo di guerra non poteva trattarsi di un vero e proprio soggiorno! I suoi occhi di adolescente di provincia furono colpiti dalla bellezza della basilica di San Pietro, che, come altri monumenti in quel periodo, era riparata da sacchi di sabbia. In città vide persone che pativano la fame e cucinavano tutto ciò che capitava, anche i baccelli vuoti dei legumi. La notte era in vigore l’oscuramento, si notavano appena le lampadine blu.

La bella Delia si sposò giovedì 30 maggio 1946 con Spartaco. Partirono in luna di miele per Ancona con una Balilla nera, portarono sul portabagagli una tanica di benzina per riserva perché non c’erano distributori di carburanti in funzione. Nella città dorica rimasero meno di tre giorni poiché il 2 giugno il marito dovette ritornare per andare a votare il referendum istituzionale che trasformò l’Italia monarchica in repubblica.
Il marito Spartaco aveva sempre avuto una grande passione per i motori. Durante l’ultima guerra, come autiere, aveva fatto le campagne di Francia, d’Albania e di Grecia per complessivi quattro anni. Nel dopoguerra, dagli iniziali 17 compagni d’armi erano poi arrivati a 170 reduci che s’incontravano periodicamente nei raduni.
Nel 1949 Spartaco si trasferì per lavoro in Argentina, dove l’anno successivo lo raggiunse anche lei. Il viaggio, effettuato nella Pasqua del 1950 a bordo del transatlantico Conte Grande, durò quindici giorni.
Il transatlantico aveva già un passato di notevole riguardo: reduce dalla guerra, era stato rammodernato da poco. Varata nel giugno del 1927, dopo aver prestato servizio alla linea del Plata, durante la guerra la nave fu requisita dai Brasiliani e venduta agli Americani che la utilizzarono come trasporto truppe dal 1942 con il nome di Monticello. Fu restituita all’Italia nel 1947 e dopo una profonda ristrutturazione riprese servizio nel luglio 1949 sulla rotta per l’America meridionale.
Della piacevole traversata in seconda classe ricorda la sosta a Barcellona in Spagna, il superamento dello stretto di Gibilterra (le mitiche colonne d’Ercole), il porto di Dakar nel Senegal con gli abitanti dai variopinti vestiti, in tutti gli scali non mancò di far visita a terra. Dopo quattro giorni di navigazione in aperto oceano giunse a Rio de Janeiro di cui ricorda il Cristo Redentore, la statua dedicata a Marconi, il Pan di Zucchero e poi il porto di Santos. Infine giunse nel Rio della Plata, l’estuario dove il Rio Paraná entra nel mare senza che l’acqua si mescoli.
Visse tre anni e mezzo a Buenos Aires nei quartieri Palermo e Devoto lavorando da sarta. Si ambientò subito; gli Argentini erano cordiali e accoglienti, ma il marito non era del tutto felice, aveva nostalgia dell’Italia. L’Argentina usciva da una congiuntura favorevole che le aveva portato pieno sviluppo, mentre l’Italia stava ancora curandosi le ferite della recente guerra. Ricorda che allora un pesos argentino valeva 125 lire italiane.
Eva Duarte detta Evita, seconda moglie del presidente argentino Juan Domingo Peron, aveva un ampio consenso popolare, ma scomparve a soli trentatré anni il 26 luglio del 1952; la sua figura entrò nel mito. Delia ricorda ancora l’interminabile fila di persone che si recarono a rendere gli onori alla salma esposta per ben diciassette giorni in una sala del Ministero del Lavoro.
Delia, che da adolescente aveva assistito alla fine del fascismo, lasciò l’Argentina insieme al marito nel 1954, quando il peronismo stava declinando. Infatti, nel settembre 1955, dopo dimostrazioni di piazza, incendio di numerose chiese, la scomunica di Peron, un colpo di stato dei militari l’uomo politico argentino fuggì in Paraguay, Panama, Venezuela e Repubblica Dominicana per poi stabilirsi in Spagna.
In quegli anni l’economia italiana ebbe notevole sviluppo per questo i due coniugi decisero di ritornare; erano riusciti a risparmiare una piccola fortuna tanto da coprire in parte l’acquisto di una casa a Caldarola.
Spartaco aveva il cugino Bruno che abitava a Dole a 30 km a sud-est da Digione (nella Franca Contea) ed era rivenditore di mietitrebbie, tra le prime comparse in Europa. Bruno gli chiese di lavorare d’estate come conduttore di quelle macchine, non ancora diffuse in Italia ed egli accettò. Per alcune stagioni estive Spartaco condusse le mietitrebbie alla raccolta dei cereali francesi.

Iniziano i viaggi di piacere
Dopo l’esperienza dell’emigrazione, il desiderio di viaggiare in Delia aumentò e riuscì a contagiare anche il marito. I veri viaggi di piacere iniziarono per lei solo nel 1959 in Francia nelle zone di Parigi e Digione e in Svizzera ove la prima volta rimase estasiata dal verde delle piante e dei pascoli. A Parigi Delia rimase molto meravigliata quando per la prima volta vide un grandissimo ristorante self-service, il primo in Europa. Delia era una donna cresciuta in un piccolo paese con i valori dell’Azione Cattolica, quindi si stupì notevolmente vedendo le coppiette d’innamorati che si baciavano sui marciapiedi. Assistette anche a un numero di strip-tease al grandissimo teatro Folies-Bergère, famoso per i grandi spettacoli di rivista e ammirò le ballerine del minuscolo Crazy Horse, dove occorreva la prenotazione e il biglietto era costoso.
In un bar una volta i cugini di Spartaco la invitarono caldamente ad acquistare e provare un tipo di caramelle. Aprendone una ecco la sorpresa: era a pressione e saltò fuori un profilattico.
In seguito visitarono la Francia per cinque volte, compresa Bordeaux, la Champagne e la Val d’Aosta in Italia.
I contadini francesi della Costa d’Oro erano così orgogliosi del loro lavoro che, appena arrivava qualche ospite, lo portavano a visitare il vigneto. Una volta vicino a Lione, essendo rimasti senza benzina e senza soldi, rimasero fermi per tre, quattro ore, poi, percorsero un chilometro a piedi. Ad un certo punto si fermò un furgoncino con un italiano che fornì loro il denaro, li accompagnò a fare rifornimento e poi sulla strada per Dole se ne andò, fidandosi della restituzione del denaro.
A Becançon con una cugina francese dello sposo si trovò in imbarazzo a mangiare la fonduta, un formaggio fuso in una pentolina con liquore, quella pietanza non le piaceva affatto. Spartaco, per non far torto alla cugina, mangiò la sua porzione senza dare troppo nell’occhio.
A Digione notò l’amore dei Francesi per la natura: all’interno della città si trovava un ciliegeto, dove tutti andavano a cogliere le ciliegie senza rompere nemmeno un rametto (nelle Marche è comune vedere alberi di ciliegie carichi di frutti che nessuno ormai coglie più, oppure con i rami rotti). Chi sapeva veramente raccogliere le ciliegie badava bene a non rompere i piccoli rami che l’anno successivo avrebbero prodotto nuovi frutti.
Dopo l’Argentina e la Francia, visitò in vari periodi la Sicilia, la Puglia, la Basilicata, il Lazio, l’Emilia Romagna, la Lombardia, e il Friuli Venezia Giulia. Ebbe occasione di osservare da vicino un’eruzione dell’Etna che ricorda pauroso e simile a un inferno di pietre nere.
Visitò in pullman la Yugoslavia prima della morte di Tito, Zara, Zagabria e le grotte di Postumia.
Poco dopo il crollo del muro di Berlino visitò l’Ungheria. Si trovava a Budapest, l’itinerario prevedeva un’escursione in battello sul Danubio; dal fiume si vedevano Buda e Pest stupendamente illuminate. Ad un certo punto iniziarono a suonare il valzer viennese, il marito era un appassionato ballerino: senza accorgersi si ritrovarono sulla pista a ballare da soli. Furono applauditi e festeggiati come grandi personaggi. Durante la stessa gita, il giorno dopo, lungo la strada per la Cecoslovacchia avevano trasportato ed eretto blocchi del muro di Berlino.
A Praga in piazza San Venceslao posero un ricordo per lo studente Jan Palach che si era immolato per la libertà del suo paese, vi erano migliaia di candele in suo onore. Nel vicino ghetto Delia si commosse con i biglietti e le lettere scritti dagli ebrei come ricordo, preghiera e ringraziamento.
Nella medesima città notò tantissimi italiani, i quali piuttosto che interessarsi al ricco patrimonio storico-culturale facevano lunghe file per acquistare cristalli di Boemia. I cristalli erano di scarsissima qualità e non c’era neanche un grande assortimento: il governo non consentiva la vendita di oggetti di lusso.
Precedentemente alla prima Intifada (dicembre 1987) visitò Israele e la Giordania; Gerusalemme e tutti i luoghi della cristianità, poi Amman, Petra e il mar Morto. In Giordania incontrò molti nomadi; durante il viaggio ricorda che, all’improvviso, dal deserto comparve la bella città di Amman.
In Russia si è recò nell’inverno del 1989 dopo la caduta del muro di Berlino; in quell’occasione visitò Leningrado (dopo il 1991 la città cambiò nome in San Pietroburgo) e il museo dell’Hermitage. Il più grande museo russo è particolarmente ricco di dipinti italiani. Delia ricorda a Mosca che la visita al mausoleo di Lenin iniziava dalle 11,00; c’era una doppia fila di persone lunga 3-4 Km. Il marito indossava un impermeabile slacciato, arrivò una guardia e glielo allacciò. Tutto in un silenzio glaciale, un’atmosfera incredibile, Delia era impietrita e tremava. Ebbe occasione di vedere anche la chiesa interna del Cremlino con il trono del Patriarca ortodosso.
Nel 1996 -1997 con una gita di sedici giorni raggiunse la Spagna e il Portogallo in pullman. A Fatima vide delle persone che camminavano in ginocchio fino a ferirsi; tra tutti i santuari visti, la sensazione più mistica l’ha provò proprio lì. Ascoltare in silenzio il rosario in tutte le lingue la scosse e toccò spiritualmente.
A Cascais visitò la villa dove il re Umberto II di Savoia trascorse l’esilio. Suonò il campanello, si affacciò il custode e Delia gli disse: “Siamo Italiani”, l’uomo scese e si mise a raccontare evidenziando che il re era un uomo buono e raffinato. I Giapponesi stavano trattando l’acquisto di quella villa.
A gennaio ha viaggiò in Marocco, visitando Marrakech e Casablanca dove il clima è sufficientemente mite. Insieme con altre due donne Delia salì sul treno che da Casablanca conduceva a Marrakech. Dopo molti chilometri passò il controllore che chiese: “Dove vanno loro?” proseguendo con “Questo treno va all’aeroporto” al viso sconcertato delle donne disse: “Calma”. Chiamò il capotreno e insieme fecero scendere le donne in una stazione morta, dove i treni normalmente non si fermavano e le fecero salire sul treno che andava verso la loro meta. Alle donne sembrò di essere trattate come principesse, tanta fu l’indimenticabile cortesia ricevuta.
Nel 2001 ritornò per un viaggio di piacere in Argentina, percorrendo in automobile la Patagonia fino ad Ushuaia (Terra del Fuoco argentina). In questa regione si possono percorrere tranquillamente oltre cento chilometri senza trovare una curva, un dosso: si ha l’impressione che la strada sbuchi in cielo.
Osservò sulla spiaggia leoni marini e pinguini e vide avvicinarsi anche le orche marine. Nella bassa Argentina si fece fotografare vicino al monumento ai nonni, che non aveva mai notato in giro per il mondo. Nella provincia di Santa Cruz (a 35 km a est del confine con il Cile), vicino alla cittadina El Calafate, si è emozionò ammirando gli spettacolari ghiacciai di Perito Moreno. Questi luoghi sono visitati più dagli stranieri, per gli Argentini sono troppo costosi. In questi ultimi anni a causa dell’effetto serra il ghiacciaio si sgretola ogni anno, fenomeno questo che in passato avveniva ogni 12 – 15 anni.
A El Calafate visitò un lago dal colore celeste che cambiava incredibilmente colore. Non distante in un laghetto più piccolo Delia poté osservare il tramonto, ammirando le numerose varietà di uccelli acquatici multicolori, anatre, pappagalli, ecc.
Ammirò anche le pitture rupestri, ancora di proprietà privata.
Nella località chiamata “Comandante Luis Piedrabuena” trovò da dormire presso un affittacamere, il proprietario era chiamato “Il mendosino”: un uomo che aveva sofferto molto ed era invecchiato precocemente. Fu molto gentile e offrì un rinfresco come si usava nella zona. Sulla tavola al suo posto Delia trovò un bouquet di fiori stupendi simili alle orchidee tutti bianchi e profumatissimi. Solo alla mattina prima della partenza la nostra donna trovò il coraggio di rivelargli che aveva venti anni più di lui, l’uomo ci rimase molto male: aveva sperato che restasse con lui.
Non distante dalla medesima località sempre in Patagonia, Delia, che viaggiava insieme a suo cugino e la moglie, trascorse la notte in un affittacamere. A Delia toccò una camera senza serratura alla porta, allora che fece? Avvicinò un tavolino alla porta ci appoggiò la valigia con sopra una bottiglia. Un leggero urto avrebbe fatto cadere la bottiglia svegliandola!
A Ushuaia, in un ristorante nel menù trovò le tagliatelle italiane. Dopo averle gustate, volle sapere chi le aveva preparate così bene. Si presentò una ragazza di origine piemontese che le aveva imparate dalla nonna.
Al nord Delia soggiornò all’Esturion, un bell’hotel a quattro stelle immerso nel verde, posto a 15 km dalle cascate di Iguazù e a 100 m dal confine tra l’Argentina, il Brasile e il Paraguay. Nei pressi fu girato il film Mission.
In questa zona chiamata anche “La Tripla Frontiera”, prospera il commercio di oggetti rubati, prodotti di marchi contraffatti, il contrabbando, ecc. La UE ha denunciato La Tripla Frontiera (e La Salada il famoso mercato di Buenos Aires) come il paradiso del contrabbando e della contraffazione, ma nessun governo europeo né sudamericano ha il coraggio di controllare la situazione.
Nel ristorante fecero una bella gaffe, si servirono al buffet, poi si accorsero che vi erano trenta camerieri che aspettavano di servirli: il tavolo delle vivande era solo per gli assaggi! Una bottiglia di vino la pagarono 27 pesos, la cerveza (birra) ne costava solo tre.
In Paraguay comprò un rullino fotografico dai cinesi i quali cercarono di adattare alla fotocamera uno non idoneo tanto da lasciarla aperta, Delia, dopo un’accesa trattativa, restituì il rullino prendendo in cambio un profumo.
I cittadini di Buenos Aires canzonavano gli italiani per l’elezione al parlamento della porno star Cicciolina (Ilona Staller) nel 1986. Insieme con un ingegnere e un’amica visitarono in motoscafo un’isoletta abitata con le palafitte. C’erano alcune famiglie di piemontesi che producevano in proprio frutta e marmellate. Quando il livello delle acque fluviali aumentava sommergendo i loro terreni, si riparavano sulle palafitte. Comprò frutta e confetture.
L’ultimo viaggio al di fuori dell’Italia fu in Messico nel 2004, dove rimase per due mesi ospite di un’amica a Città del Messico nel quartiere Paseo della Riforma. Durante quel piacevole soggiorno lesse ben sei libri. In questo paese si rese conto come il mondo può dividersi tra poveri e ricchi. Alla ricchezza di favolosi grattaceli di multinazionali e di ostentate auto di lusso, si contrappone la miseria dei quartieri poveri. Anche le chiese messicane presentano questi estremi contrasti, all’interno sono lussuosamente addobbate con oro e argento, fuori attendono adulti e bambini malati ed anche senza gambe che chiedono l’elemosina. Cuernavaca e Acapulco sono i templi del consumismo d’elite. Guadalupe è la città dove è più visibile il dislivello sociale. Delia ammirò i templi aztechi e il museo dell’archeologia di Città del Messico. Tutto sommato il popolo messicano è allegro e felice anche per merito del clima, il cibo non manca. I messicani sono grandi credenti e hanno veramente bisogno della fede: le pensioni minime sono basse, si aggirano sui 50 dollari il mese, ma non tutti la percepiscono.
Nonostante Mexico City si trovi in montagna, l’aria è spesso pesante per questo le finestre rimangono serrate; anche l’acqua non è potabile. Lo smog deriva dalle auto, le abitazioni in città non hanno il riscaldamento. I gravi problemi d’inquinamento che affliggono la metropoli iniziarono intorno agli anni ’70 a seguito di un boom demografico.
In questa nazione centroamericana l’assistenza sanitaria non è gratuita i poveri si curano con le erbe, numerose sono le persone senza denti e con le grucce fatte a mano. Anche le visite al pronto soccorso e i ricoveri ospedalieri sono a pagamento.
Rimase estasiata dalla grandezza del tempio dedicato al sole e alla luna con migliaia di scale al vertice del quale si svolgevano i sacrifici umani.
Comunque l’alimentazione è abbondante si fa largo uso di verdura e mais bianco, lungo le strade si vendono tortillas che si possono imbottire con ripieni piccanti, di carne e formaggio. A Taxco c’erano grandi miniere d’argento ora chiuse, permane l’artigianato locale sulla lavorazione di questo metallo che gli Aztechi chiamavano “le lacrime della luna”. I mercati messicani sono indimenticabili per i brillanti colori della merce: argento, fiori, vasi, oggetti di tutti i colori. La musica anima tutto.



La Donna e il personaggio
Delia è una donna coraggiosa e anticonvenzionale; non ha alcun timore di visitare nuovi paesi, di adattarsi a usi, costumi e cucina diversi. Ammira anche il folclore e le tradizioni, si adegua, conversa, chiede e cerca di comprendere. Si preoccupa anche delle problematiche socioe-conomiche delle popolazioni locali. Una viaggiatrice interessata, riflessiva ed esemplare; di certo non una frettolosa turista.
Ammiro questa donna, della quale condivido la curiosità e la voglia di sapere, conoscere e comunicare. Abbiamo in comune parecchie cose: entrambi ci siamo fatti da soli un’idea dei viaggi e dei costumi degli altri popoli. Il risultato non è conforme ai luoghi comuni sulla bocca di tutti e alla pubblicità sempre più aggressiva che vuole uniformare la mentalità e condizionare pesantemente le scelte di vita. Condividiamo anche una certa ingenuità: entrambi abbiamo creduto che il progresso e la cultura avrebbero migliorato il mondo. Da piccolo passavo ore ad ascoltare chi aveva viaggiato molto, coloro che non si erano mai allontanati da casa mi annoiavano.
Delia, da perfetta autodidatta, mentre viaggia, è attenta, guarda e osserva la natura, le persone, i monumenti, i costumi, la cucina; s’interessa di tutto quello che può. Ci tiene anche a comunicarci la sua spiritualità e le sue riflessioni velate di pessimismo.
Evidenzia che, ovviamente, viaggiare significa vedere e venire a contatto con aspetti positivi ma anche con lati negativi. In ogni caso i viaggi consentono sempre una notevole elevazione morale anche a chi possiede solo una modesta cultura. Dopo aver girato il mondo, è come se si vivesse in una nuova dimensione: non si dà peso a chi ragiona e parla con mentalità provinciale. Dopo aver conosciuto usi e costumi diversi, non si fa più caso alle dicerie e maldicenze. Ha cercato di capire l’arte, a volte senza riuscirci, adora le piante e la natura con la quale si sente in piena armonia ed è molto attaccata alla famiglia. Con tutti i luoghi visti, non le mancherà certo di che raccontare ai nipotini!
Ringrazia la divina provvidenza che gli ha permesso di girare il mondo perché i viaggi e i ricordi aiutano anche a vivere l’età avanzata.
Ha incontrato tante persone buone, ha avuto sempre tante amiche che non può dimenticare, ha visto feste meravigliose. Ha incontrato persone che viaggiavano superficialmente, ovviamente ricordando ben poche cose; al contrario lei custodisce gelosamente ricordi e sensazioni.
Molti, infatti, considerano il viaggiare un fenomeno di costume, di moda: non hanno un vero interesse conoscitivo e non apprezzano cose che non riguardano la loro realtà. Rimanendo così impermeabili non riescono ad arricchirsi interiormente.
Viaggiare amplia gli orizzonti, apre la mentalità ed eleva lo spirito, anche se ovviamente crea nuove perplessità e interrogativi. Delia ha sofferto osservando i poveri, i luoghi e i paesaggi esageratamente sfruttati per fini commerciali.
Uno dei suoi motti imparato dal marito è: “Volersi più bene e amare il prossimo”.
Negli anni Cinquanta la notte spesso svegliavano Spartaco per un guasto al veicolo o perché rimasti senza carburante, egli interveniva senza protestare e senza pretendere di guadagnarci. Frasi che ripeteva molto spesso erano: “La religione non è un’abitudine, un sorriso fa più di qualsiasi altra cosa; solo il calore umano ci può dare forza”.
Delia non smette di meravigliarsi e si pone degli interrogativi come: “Perché l’uomo non cerca il meglio della natura e deve essere obbligato con la forza a rispettare le regole?”. Alla fine, non nasconde una vena di pessimismo, sostenendo che la sua generazione è delusa per lo sviluppo degli eventi e soprattutto dei costumi; afferma che oggi la persona che fa del bene sembra avversata.

Il viaggiare d’altri tempi
Può andare fiera di aver visitato i paesi europei, quando si mettevano ancora timbri e visti sul passaporto da conservare con cura. Quando il turismo era giovane e non ancora diventato una macchina ben oliata e collaudata che, come un rullo compressore, schiaccia le iniziative individuali. I viaggi organizzati oggi prevedono sempre più ferrei programmi e tabelle di marcia dense di visite e impegni, senza possibilità di aggiunte, varianti e ripensamenti.
In ogni città esistevano già l’hotel storico e il caffè letterario, dove si potevano incontrare poeti, pittori, scrittori, dive dello spettacolo e personaggi famosi. Anche le grandi traversate dell’Atlantico avevano un colore diverso: ogni crociera, ogni nave aveva la sua magia e le sue storie particolari.
Certo c’erano problemi di cambio, tutti risolti dalle carte di credito, non senza addebitare le relative commissioni. Prima, per tutto il periodo del soggiorno ci si doveva abituare a ragionare e contare nella valuta locale e in dollari, onnipresenti come valuta di cambio. Chi rimaneva senza denaro contante e non aveva la possibilità di ottenerlo in prestito doveva recarsi al Consolato o accontentarsi del primo lavoro che capitava.
Non esistevano navigatori satellitari, eppure da sempre si attraversavano deserti e lande desolate orientandosi con le stelle e la bussola.
Le valigie, non erano ancora provviste di ruote ammortizzate, avevano le chiusure che cedevano di schianto (anche perché troppo piene). Le foto erano grigie, ma i ricordi avevano i colori e che colori!
A cominciare dagli inizi dell’Ottocento nobili e benestanti si recavano nelle terre a clima caldo asciutto attorno al Mar Mediterraneo per curare malattie polmonari o da raffreddamento. Oggi invece molti cercano il freddo esagerato e artificiale dei condizionatori, sottoponendo il fisico a dura prova con il rischio di procurarsi quelle malattie che gli antenati dei secoli scorsi cercavano di evitare.
Un modo di viaggiare affascinante ormai dissolto, per fortuna salvato nei dipinti, nei bei libri illustrati di viaggi e nelle foto di reporter e viaggiatori ormai scomparsi.

Copyright © 2008 Eno Santecchia
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