Viaggio nel cuore del Perù

di Massimo Gallizia –
In questi giorni in casa c’é un po’ di maretta. Richy, il maggiore dei due figli della mia compagna non studia,non s’applica, io mi arrabbio, con il risultato che alla fine litighiamo Ana ed io. Decido di partire per un viaggio da tempo programmato e che mi porterá a visitare luoghi poco frequentati, dalle Ande alla Selva sino ad Iquitos. Naturalmente questo non fá che rendere la situazione in casa ancora piú critica. Normalmente la lontananza rinsalda gli affetti e quindi vado.

Martedí, 17 Giugno 2008 (fortuna che non é Venerdí 17). Parto alle 22,15 con la compagnia di trasporti “Aquarius” di Trujillo con destino Cajamarca. Ho giá prenotato il passaggio per Celendin sfruttando al massimo le coincidenze. Risultato: dopo 15 ore di viaggio mi ritrovo sulla piazza di questa simpatica cittadina coloniale posta a 2625 mt. di altitudine e con un clima decisamente estivo. Sistemazione in albergo e via subito a prenotare il passaggio sul bus che in 8 ore mi porterá a Leymebamba. Ho scelto di compiere il tragitto meno facile epiu’ lungo, ma molto piú panoramico, percorribile solo nella stagione secca in quanto le strade non sono asfaltate e nel periodo delle piogge divengono impraticabili. Sintomatico é il nome di un punto posto a circa 3700 mt. chiamato “ Passo del fango nero”. Ora vado a zonzo per le strade di Celendin e domani alle 9 partenza per l’avventura.

Giovedí, 19 Giugno 2008. Gli orari in Perú sono molto flessibili, infatti partiamo alle 9,45. Il mio compagno di viaggio é della zona e quindi nessuno meglio di lui puó essere esauriente nel fornire informazioni. Il bus di medie dimensioni é pulito ed assai comodo. Alla una ci fermiamo per il pranzo in mezzo al nulla, con 4 nuevo soles (l’equivalente di 1 euro)si mangia stufato di pollo e patate accompagnando il tutto con un bicchiere di limonata. La strada come giá detto, é in terra battuta, ma molto ben tenuta, lo spettacolo che offrono valli e monti, piacevole, la breve sosta in Balsas, sulle rive del Rio Marañon, é occasione per rinfrescarsi con una bibita gelata ed effettuare l’acquisto di frutta. Da quí la strada sale sino a 3700 mt. per scendere velocemente a Leymebamba posta a 2050 mt. e sede della mia prima tappa esplorativa. Prendo domicilio all’Hostal “Laguna de los Condores” e do’ incarico al propietario di organizzare il trekking sino alla laguna omonima, poi, rápido vado alla “Plaza de Arma” per scattare alcune foto mentre ancora c’é luce sufficente. In un attimo sono attorniato da un nugolo di bambini e bambine che vogliono essere fotografati. Li accontento e poi giú al torrente che é semplicemente fantastico. La síndrome del pescatore di trote mi perseguita ovunque. Alle 18,30 mi incontro con la guida per definire le modalitá ed i costi per un tour di 5 giorni alla “Laguna de los Condores” ed al “Mausoleo” dove sono state ritrovate le mummie esposte al museo. Sono tre giorni di camino nella foresta pluviale con dislivelli importanti. Stabiliamo quali indumenti e quali viveri portarci appresso e… sorpresa: la mia guida é anche pescatore di trote. Ci accordiamo per dedicare una intera giornata alla pesca nella laguna. Ottimizzato il tutto, ci diamo appuntamento per il Sabato 21 alle ore 7 di fronte all’ hostal con cavalli, attrezzature e provviste. Il Sabato, in quanto il Venerdí voglio dedicarlo alla visita del museo ed a riposare.

Venerdí, 20 Giugno 2008. Il museo é veramente piacevole da visitare ed organiza trekking ai luoghi di interesse archeologico. Il pomeriggio é lungo da trascorrere, faccio una puntata ad “internet” e poi vorrei dedicare qualche ora alla pesca nel torrente, ma mi dicono che la pesca é stata proibita in tutto il territorio circostante per il fatto che i locali abusano usando addirittura la dinamite. Vado alla stazione di polizia dove mi confermano il divieto. Dopo aver chiesto di poter pescare “ por deporte” e per il fatto che sono straniero, mi concedono il permesso. Evidentemente la dinamite ha fatto il suo effetto perché non sento una tocca. Mi rassegno a passeggiare per la piazza e le vie limitofe riscontrando nella gente del posto una cordialitá incredibile. Stó aspettando con un sentimento di impazienza misto ad ansia l’ indomani mattina. Impazienza perché il vedere luoghi di interesse archeologico che pochi visitano é eccitante. Ansia per un viaggio tanto lungo, con dislivelli di 2000 mt. fatto per buona parte nella foresta pluviale. Non ultimo, una certa preoccupazione per il mio fondoschiena che non ho mai posato sul dorso di un cavallo. Bah, chi vivrá vedrá, per ora vado a zonzo per il paese in attesa della cena.

Sabato, 21 Giugno 2008. L’appuntamento con la guida é per le 6,30. Mi sveglio alle 5,55, mi tuffo sotto alla doccia, veloce per non essere in ritardo, ma la ormai arcinota flessibilitá degli orari peruviani, mi consente di farmi anche la barba. La mia guida arriva alle 7, carichiamo le provviste ed alle 7,15 pongo il mio fondoschiena sul dorso del mio cavallo. Intorno a me, una frotta di ragazzini sghignazza dopo aver visto come sono montato sul destriero, decido di dar loro corda e domando dove stá il freno. Il viaggio inizia su sentieri sterrati che peggiorano sino ad assumere la forma di percorsi trialistici. Per uno come me che non ha mai avuto contatti equini, vedere come l’animale afronta ostacoli incredibili, é fonte di estrema meraviglia. Dopo 4 ore di cammino, é evidente che gli animali sono stanchi e smontiamo. Da qui in avanti sará un alternarsi di montare e smontare, si sale dai 2050 di Leymabamba ai quasi 4000 del punto di massima altitudine per discender ai 2700 della laguna. I 40 km. Per raggiungerla sono una prova durissima, si attraversano zone paludose dove i cavalli sprofondano sino al ventre per ritrovarsi poi a discendere canali pietrosi dove gli zoccoli non hanno appiglio. Alle 12,30 sostiamo per il pranzo ed incomincia a piovere. D’ora in avanti la pioggia non ci abbandonerá. Sono disfatto, i pali infissi nel terreno che indicano i chilometri percorsi sembrano sempre piu distanti un dall’altro. Il corpo é indolenzito,e non risponde, in una circostanza in cui devo smontare, mi rimane impigliato il piede nella staffa e finisco sotto la pancia del cavallo. Fantozzi non avrebbe saputo far di meglio. Come Dio vuole, giungiamo al punto di pernottamento che sono le 17,20, esettamente dopo 10 ore di cammino e 36 km. di percorso. La base di pernottamento é una casona con pareti di tronchi e fango, il tetto édi lamiera, ma sembra una reggia. Qui vivono come eremiti Santo di 25 anni e sua moglie di 19, accudiscono una cinquantina di vacche e buoi. Non hanno la luce, l’acqua é quella di un ruscello. Si cucina sú di un sasso ove si accende un fuoco di legna. Un trespolo di ferro sostiene i tegami. Il fuoco é il centro d’incontro: noi, i due cani ed il gatto. Una típica scena di vita familiare di 150 anni fá. Santo e sua moglie hanno un contratto di due anni per accudire le bestie di proprietá altrui percependo un salario di 150 nuevo soles mensili in due ( meno di 20 euri cadauno). Il luogo si chiama “Perla escondita” ed é appropriato. La mia guida, don Clemente, prepara la cena, io sistemo le mie cose nella stanza che mi é stata assegnata. Le mie ginocchia, entrambe reduci da un’operazione al menisco dolgono ed i miei ospiti mi danno una pomata da spalmare dal risultato miracoloso. Sono persone semplici e buone, la moglie é sempre pronta al riso, Santo é semplicemente………non trovo parole per definirlo, ne uso una a caso: fantastico. Giunge il momento di andare a letto, nel mio sacco a pelo godo del calore del mio corpo, fuori é freddo e piove. Domani mi aspetta un’altra dura prova: giungere fino al mausoleo dove si sono tróvate 217 mummie.

Domenica, 22 Gigno 2008. Alle 3 del mattino il rumore della pioggia mi sveglia, pare la fine del mondo. Alle 6 mi alzo, non ha smesso di piovere. Colazione con gli spaghetti avanzati la sera, mate di coca e via sotto il diluvio. I 4 km. per giungere alla laguna non sono molto impegnativi, ma il resto del percorso sotto una pioggia battente sono un calvario. Per raggiungere il “mausoleo” bisogna arrampicarsi sú scale di legno, alcune con i pioli rotti mentre quelli sani sono scivolosi, fortunatamente robuste corde con nodi aiutano nella salita. Imperativo: non cadere. Il mausoleo é posto in un’incavo della parete a picco sulla laguna. La pioggia non lo raggiunge e la sensazione che si prova al riparo dal diluvio é di un ambiente dal clima secco, al contrario di quello che s’incontra camminando nella selva. Forse il calore che si accumula nella parete di roccia annulla l’umiditá circostante. Il microclima che si crea ha contribuito a conservare le mummie per secoli sino al loro ritrovamento. Salita l’ultima delle cinque scale,due teschi sbiancati dal sole ci danno il benvenuto. Le costruzioni che ospitavano le mummie sono in pietra e súbito sale la domanda di come abbiano potuto costruire fin lassú con il problema del trasporto e la quasi inacessibilitá del luogo. La guida mi indica alcune tombe poste piú in alto non raggiungibili se non da un provetto scalatore, infatti sono ancora intatte. Brandelli della tela che avvolgeva le mummie sono sparsi un po’ ovunque, frutto del saccheggio da parte dei tombaroli che aprivano i corpi a colpi di machete per depredarli di eventuali monili. Tibie e femori si vedono un po’ dappertutto, l’aviditá dell’uomo prevarica il rispetto per i defunti. La vista della laguna posta a 150mt. sotto di noi é única ed inquietante. Scatto foto a raffica e poi sollecito la guida a ritornare , non sono tranquillo, mi preocupa il cammino per il ritorno. Siamo zuppi e rimanendo fermi il freddo si sente. Il viaggio fatto in queste condizioni climatiche é per chi non si vuol bene. Raggiungiamo la laguna e decidiamo di pescare un’ora le trote che albergano numerose. Vorrei disporre di una canna per la pesca all’inglese, sarebbe un facile bottino. Quí pescano con un semplice spezzone di filo armato di un’amo su cui innescano un lombrico e che lanciano a breve distanza. Il risultato é notevole: anche 10/15 trote in un’ ora. Non é giornata, in un’ ora ne prendiamo cinque. Giungiamo al rifugio che sono le diciotto, zuppi, ma soddisfatti. Domani riposo piú che necessario.



Lunedí, 23 giugno 2008. Anche questa notte non ha smesso di piovere, gli indumenti non si asciugano, mi piacerebbe andare a pescare, ma non posso poi tenermi addosso l’unico paio di pantaloni asciutti ridotto ad una spugna imbevuta d’acqua. Trascorro parte della mattina a buttar giú questi appunti ed a conversare con Santo e sua moglie. Mi raccontano alcune avventure occorse ad i primi coloni che esplorarono questi luoghi. Sono le storie che si raccontano la sera accanto al fuoco e che quasi sicuramente hanno un fondo di veritá, ma che nel corso degli anni si sono modificate ed amplifícate come quella dell’uomo che andando a caccia s’incontró con un’orsa in calore seguita da sette maschi. Súbito pensó: non debbo uccidere per prima la femmina altrimenti i maschi inferociti mi sbranano. Prese la mira ma sbaglió uccidendo proprio la femmina, i maschi ri rivoltarono contro di lui. Il malcapitato trovó rifugio fra le radici di un grosso albero e di quí uccise sei dei sette maschi, l’ultimo si dette alla fuga. Sempre in tema di orsi un’altro racconto divertente é quello dell’incontro avvenuto tra un montanaro ed il plantigrado, questi assale l’uomo e lo afferra in un abbraccio, il montanaro riesce ad afferrare un sasso con il quale colpisce violentemente la bestia sul naso uccidendola. La mattina trascorre cosí tra racconti e domande postemi su quella che é la vita in un paese come l’Italia dagli usi e costumi tanto diversi. Alle 10,30 la mia guida, malgrado la pioggia, decide di andare a pescare, rientrerá per la cena. Trascorro l’ultima mezz’ora prima del pranzo ad insegnare a Santo come si lancia con una canna da pesca, gli pongo un piatto ad una distanza di 10 mt. ed egli s’impegna sino a centrarlo. Non lo tengo piú, pranziamo velocemente e poi con la canna in mano, si lancia sulle orme della mia guida per sfidarlo all’ultima trota. Io vado a riposare pensando ai 36 km. Che mi separano da Leymebamba.

Martedí, 24 Giugno 2008. Il ritorno é senza storia, otto ore e mezza di cammino sotto una pioggia battente e con il fango sino ai polpacci.

Mercoledí, 25 Giugno 2008. Giornata dedicata a lavare gli indumenti pieni di fango ed a riposare.

Giovedí, 26 Giugno 2008. Sveglia alle 4,15 ed alle 5 partenza sú di un pulmino strapieno con arrivo a Chachapoyas alle 8,30. Tempo di depositare lo zaino all’ hotel Revash che alle 8,45 parte il mezzo che mi porta alle rovine di Kuelap con rientro alla sera. Cena in un ottimo ristorante con abbuffata di carne alla brace. A letto presto perché domani (questa volta che fortuna ) sveglia non alle 4,15 ma alle 4,30 con partenza alle 5 per la Cascata del Gocta, la terza al mondo in ordina di altezza.

Venerdí, 27 giugno 2008. I miei compagni di viaggio sono un ragazzo ed una ragazza di Lima ed una tedesca. Partiamo per raggiungere il piccolo pueblo da dove parte il trekking. Per raggiungere la cascata, sono due ore circa di cammino, parte fra colture di fagioli e parte in un bosco dove, la pubblicitá dice, s’incontrano scimmie dalla coda gialla e galletti delle roccie. Le scimmie sono emigrate ormai da tempo ed i galletti s’incontrano raramente. La cascata ha una notevole altezza mitigata dai due salti. Il primo si vede solo da molto lontano. La portata d’acqua é minima per cui piú che una cascata sembra un velo da sposa che il vento fá ondeggiare a suo piacere. Notevoli sono gli spruzzi che ci raggiungono a causa appunto del vento. Discreto fuoriprogramma, il bagno della tedesca che indossato il costume si tuffa nella pozza al fondo della cascata. Anche quí ritorno senza storia con pranzo nel piccolo pueblo composto da una quindicina di case.

Sabato, 28 Giugno 2008. Non c’é proprio spazio per migliorare: anche questa volta levataccia alle 4,15. Partenza alle 5. Con me ci sono marito e moglie canadesi, giovanissimi. Devono raggiungere un grupo che percorre il “Gran Vilaya Tours”. L’auto che ci trasporta, affrontati i primi tornanti che s’inerpicano sui contrafforti andini, fora un pneumatico. Quello di scorta come quello sostituito ha terminato il battistrada da tempo immemorabile, guardo gli altri : stesse condizioni. Mi preoccupo, alle 19,30 parte il mio bus per Trujillo, le strade sono pessime e senza ruota di scorta… trasbordiamo su di un’ auto che incrociamo. Dopo circa un’ ora, ci blocca un camion affondato nel fango. Lavoriamo tutti per circa due ore fino a liberare la pista. Finalmente si giunge alla valle del Belen, la vista spazia a perdita d’occhio. In lontananza la “Cordillera” gioca a nascondino fre le nubi, é fantástico. Siamo fortunati perché incrociamo súbito il gruppo che cercavamo ed io posso dedicarmi alla pesca. Il rio che scorre zigzagando per la pianura é límpido con fondo ghiaioso. Ad ogni curva l’acqua rallenta formando pozze meravigliose. I locali pescano con la rete ottenendo risultati assai positivi in termini di quantitá. Peccato che asportino anche la trotella di 8/10 cm. creando nel tempo un’impoverimento delle acque. Lancio il cucchiaino nella pozza dove la corrente genera ampi rigiri. Non ricupero piú di 3 mt. di filo che una trota abbocca, é sui tre etti, buon inizio. Alla pozza successiva, altre due della stessa taglia finiscono nel cestino mentre la successiva si libera. Decido di camminare per vedere quali sorprese mi reserva il fiume. Nella pianura che si estende per circa 10km. sino ai contrafforti andini, il rio che ha un andamento tortuoso é lungo tre volte tanto. La mia guida mi assicura che nel punto in cui la pianura lascia il posto al monte, le pozze sono molto profonde, lí la rete non serve per pescare e le trote sono molto piú numerose e grandi. Memorizzo e decido: lí andró la prossima volta. Ho camminato parecchio, mi conviene ritornare all’ auto che mi riporterá a Chachapoyas. Nel cestino ho parecchie trote, decido un ultimo lancio attraverso alla corrente, chiudo l’archetto ed inizio il ricupero, l’esca non ha il tempo di percorrere piú di 3/4 mt. che la trota abbocca. Mi accorgo inmediatamente che le dimesioni sono di tutto rispetto, al peso saranno 1200 grammi. Basta, bisogna porsi dei limiti, sono soddisfatto e posso tornare a casa. Il viaggio che doveva portarmi fino ad Iquitos termina qui. Hanno rapinato la mia compagna in pieno centro a Trujillo derubandola di cellulare e 200 dollari. Ora é abastanza scossa e preferisco starle accanto. Iquitos aspettami.

Appunti e consigli per chi sosta in Leymebamba. Per chi decide di fare il trekking fino al mausoleo posto sulla “Laguna de los Condores”, il viaggio non vá affrontato con leggerezza. Necessita essere allenati ed in buona salute. Le condizioni igieniche che s’incontrano, non sono in assoluto le migliori, quindi: le solite pastiglie di “Dissenten” ,un insettifugo, un disinfettante per piccole ferite ed eventualmente pastiglie per potabilizzare l’acqua che é torbida. Abbigliamento: pantaloni robusti, calzettoni, scarpe leggere da calzare al termine del cammino quando si sosta a “Perla escondida”, camicia o polo con una giacca leggera ed impermeabile o gilet multitasche, cappello ed occhiali da sole. Nello zaino un ricambio di pantaloni, camicia, sacco a pelo (assolutamente indispensabile), calzettoni, 2 o 3 paia (li bagnerete). Importante un maglione per la sera. Un poncho cavalcando vi ripara anche lo zaino, camminando nella selva pluviale e sopratutto nel salire al mausoleo, vi intralcerá e sarebbero meglio giacca e pantalone, non troppo pesanti ma robusti. Tutto questo in caso di pioggia, ma non sperate in un tempo molto secco. Per quanto riguarda le scarpe da trekking, scordatevele in quanto vi rifileranno un paio di stivali da ortolano alti sin sotto il ginocchio con i quali non camminerete molto bene, ma sono indispensabili nei percorsi acquitrinosi dove si sprofonda fino al polpaccio nel fango (una malizia é porsi due paia di calzettoni in modo che il piede risulti piú fermo all’interno degli stivali). Non meno importante una torcia a pile, ve ne sono di quelle che nel gambo incorporano una lampada al neon, a “Perla Escondita” non c’é luce, la vostra stanza é di un buio pesto e vi servirá. Se decídete di fare questo viaggio, a Leymebamba, vi converrá alloggiare all’ Hostal Laguna de los Condores. Il propietario, don Julio Ullilen Hidalgo, é anche il propietario dei terreni intorno alla laguna e vi organizzerá il trekking fornendovi anche i famosi stivali da ortolano. Una guida non puó portare piú di due turisti, chiedete che vi assegnino Clemente, ha dei cavalli eccezionali, é un ottimo cuoco e se vorrete, vi pescherá delle trote fantastiche.

Costi per persona per un trekking di tre giorni alla laguna.
cavallo : 60 soles
guida : 75 soles ( nel caso di due persone il costo della guida viene ripartito)
pernottamento a Perla Escondita : 60 soles
foraggio per il cavallo : 6 soles
tasse (INCH) : 10 soles
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TOTALE 211 soles (pari a 60 Euri ai quali bisogna aggiungere il costo dei viveri)

Appunti e consigli per chi sosta in Chachapoyas. Consiglio vivamente l’”Hostal Revash”, l’accoglienza é ottima, le ragazze alla reception gentilissime all’inverosimile. Don Carlos, il propietario, insieme a sua moglie sono impareggiabili. Se siete un grupo, potreste aver la fortuna di farvi accompagnare da loro nel “gran vilaya tours” , sono da tre a cinque giorni di cammino con sosta in un lodge nella Valle Belen che renderá il vostro viaggio indimenticabile. Grandi bevute di distillato di canna da zucchero. Serata intorno ad un gran fuoco per fugare le rigide temperatura notturne e dove avrete l’ opportunitá di ascoltare la splendida voce baritonale di don Carlos. É necesario spendere due parole per comprenderé il personaggio don Carlos. All’epoca del gruppo terroristico Sendero Luminoso, si rese indispensabile organizzare una vigilanza armata per salvaguardare la proprietá dei campesinos derubati del loro bestiame dai militanti del gruppo terroristico e dalle fazioni opposte. Ma non solo, anche da parte di chi approfittava di questo contenzioso. Don Carlos organizzó in modo efficace la difesa confermandosi leadr indiscusso. Questo fece sí che i terroristi lo condannassero a morte ed i regolari lo cercassero per imprigionarlo. Don Carlos si diede alla latitanza fino a che non fú preso ed incarcerato. Piú di 2000 persone invasero la piazza reclamando a gran voce la sua liberazione, cosa che avvenne. Con l’avvento del governo Fujimori, venne ampiamente riabilitato e gli fú dato l’assessorato al turismo per il distretto di Amazonas. Ora gestisce il suo albergo ed organizza i vari tours ai siti di interesse archeologico. Con lui sarete in buone mani.
Massimo Gallizia
Av. La rivera 750 Huanchaco – Trujillo (Perú)
maxgalli_3@hotmail.com

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