Welcome to Brazil

di Maurizio Colombini –
Non dimenticherò mai quel mio primo viaggio in America Latina, nel novembre del 1975,
Il mio sogno si stava avverando, sei mesi a disposizione per attraversare il continente da
Nord a sud viaggiando in autostop attraverso il Venezuela sulla transamazzonica , inaugurata quell’anno, e poi in barca sul rio delle amazzoni,in treno attraverso le Ande boliviane ed il Perù Risalendo poi la cordillera colombiana verso l’Ecuador….

Botafogo ,Titicaca,Macchupicchu,Cartagena,Mato grosso.
Il suono per me magico di quei luoghi mi avevano aiutato a sopportare quell’autunno piovoso nella campagna svizzera
Con le ginocchia nel fango raccogliendo carote , con il padrone che passava tra le file di casse Urlando “ramasse le carrot!!” e le raccoglitrici slave che danno il ritmo con le loro canzoni.

Ma la paga in pregiati franchi svizzeri era buona e il mio sogno ormai vicino.
Sul 707 della Caribbean Airways le hostesses Creole servivano Margaritas ad inglesi ormai ubriachi che svernavano A Barbados,
io da li avrei proseguito fino a Trinidad e poi in Venezuela con un Caravelle dell’ Aeropostal….
Non dimenticherò mai l’emozione del mio arrivo nel Caribe, con l’aria profumata di mare e di spezie che entrava dal portellone del Boeing .i doganieri impeccabili nelle loro divise stile British
Coloniale. La luna piena e la lunga corsa nella notte sulla strada verso il mio ostello e poi il risveglio e il primo bagno sulla spiaggia di corallo che sempre avevo sognato.,sotto una pioggerellina calda tropicale!
Santa Helena de Uiren è un villaggio nell’estremo sud della provincia di Guyana che segna il confine tra Venezuela E Brasile Il viaggio fino a li era stato agevole, il Venezuela allora era uno stato ricco e i suoi abitanti generosi e ospitali con gli stranieri , o per lo meno con quello strano giovane gringo che viaggiava in autostop verso il Brasile, i camionisti che mi davano i passaggi erano incuriositi dallo straniero che viaggiava da solo e da cosi lontano con poco bagaglio e le conversazioni nelle lunghe ore di viaggio non si allontanavano molto dai soliti tre argomenti possibili,calcio donne musica, l’Italia godeva di grande reputazione a quei tempi,grazie a
Sofia Loren Mazzola e Gianni Morandi..
quei giorni attraverso il Venezuela sono stati tra i più intensi della mia vita e
soltanto trent’anni dopo, lungo la carrettera central cubana. In viaggio con mio figlio,avrei provato la stessa intensa felicità che il viaggiare mi ha sempre procurato, amplificata
dalla gioia di condividere quel meraviglioso febbraio con un bimbo di 6 anni alla scoperta di Cuba e di un nuovo mondo, fregandocene allegramente io del lavoro e lui della scuola
Santa Helena de Uiren era il tipico villaggio di frontiera da spaghetti western, con i cow boys i cercatori d’oro, i banditi e le puttane,cercai di dormire una notte in una bettola dividendo la camerata con un di questo campionario di umanità.
tra un gruppo di letti e un altro, la puzza di piedi ed. improbabili pareti fatte di lenzuola appese al soffitto per dare una parvenza di intimità.
all’indomani avrei passato il confine brasiliano
ogni passaggio di frontiera per me è sempre stato motivo di grande agitazione, al di la di una linea
una nuova lingua,una nuova moneta nuovi odori e nuovi sapori altre facce e colori diversi.
E poi il brasile, concentrato di tutti i miei sogni tropicali, tra poche ore la sua musica mi avrebbe avvolto in un caldo abbraccio di benvenuto, mulatte dagli occhi profondi e dalle forme sensuali
Mi avrebbero ascoltato sedotte nelle calde notte amazzoniche, sorseggiando cachassa mentre avrei raccontato le mie avventure di viaggio, argomento che sempre.colpiva dritto al cuore le fanciulle
Ad ogni latitudine
Finalmente arrivai alla frontiera , tra il caldo e le zanzare il doganiere rovescio per terra il contenuto del mio zaino.
Dove vai, da dove arrivi?
Sono in viaggio per conoscere il tuo paese ,Risposi con un sorriso
Lui studiava la mia faccia e la foto sul passaporto, cercava di interpretare il timbro afgano e quello indiano, Serissimo e incurante dell’umidità e del sudore che gli appiccicava i capelli



Se ne andò con il mio passaporto..
Lo aspettai per quasi un ora ….ma che importava..finalmente ero in Brasile! O quasi..
Dopo un ora ritornò e senza ridarmi il passaporto mi disse di aspettare che sarebbe arrivato un
Funzionario competente.
Aspettai ancora mezz’ora quando tra un rumore assordante di freni e arrivò una camionetà dell’esercito e si fermo nella piazzola della dogana, una dozzina di soldati saltò giu con il moschetto
In mano ,gridando: cade o gringo!—cade o gringo! (dove è il gringo!)
Mi circondano puntandomi le armi e mi buttano per terra, poi mi caricano a spintoni dentro il camion e ripartono, io rimango sdraiato sul fondo ,i fucili sono puntati contro di me..
Corriamo attraverso la selva sulla strada sterrata verso chissa dove, io rimango annichilito dalla paura
Attraversiamo un villaggio e alcuni ragazzini, meninos da rua ,vedendo il camion dell’esercito che arriva a 100 all’ora Nella piazza del paese scappano spaventati.
il camion li insegue, i soldati, cominciano a sparare Verso di loro,
uno resta per terra ferito, i soldati scendono e lo caricano a calci dentro il camion,
lo sbattono sul fondo addosso a me..il viaggio continua ,
In quel momento pensai che la mia vita presto sarebbe finita. Che sarei stato gettato con una pallottola in testa in mezzo alla Selva in compagnia del il poveraccio che gemeva vicino a me..
Arriviamo invece in una caserma in mezzo alla foresta, a calci e spintoni i soldati mi spingono contro il muro con le braccia appoggiate e mi perquisiscono nuovamente, di fianco a me il ragazzino ferito
Sembrava tranquillo, probabilmente era abituato alle retate
A quel punto reagisco.
Voglio parlare col comandante della caserma! Non ho fatto niente! Sono italiano!
Arriva un ufficiale che cominciò ad interrogarmi
Che ci fai qui!
Sono un giornalista italiano! La mia ambasciata è informata del mio viaggio! Protesto
Per questo trattamento, lei dovrà rispondere di questi abusi..
L’ufficiale sembrava perplesso, indeciso se fucilarmi o lasciarmi andare, la due alternative
Sembravano entrambe possibili e della stessa importanza come se mettere x o 1 sulla schedina
Nel derby juve torino., poi guardando la borsa con la Nikon egli obbiettivi decise che avrei vissuto e lo stesso fece con il ragazzino che si allontanò zoppicando verso il portone della caserma

Mi guardò di nuovo , mi restituì il passaporto e mi disse che potevo andare, ma che dovevo pagare
Una “multa”di 50 dollari + 50 dollari per la gasolina per poter essere riaccompagnato a Boa vista.

Non seppi mai il perché di quella multa, so solo che fu l’unica contravvenzione della mia vita
Che pagai pronto cassa e felice, e che quelli furono i cento dollari meglio spesi nei 20 anni
Che avevo vissuto fino ad allora.
il camion mi riportò a Boa vista e li iniziò il mio vero viaggio In Brasile verso sud, verso
Manaus Belem Recife dopo alcuni giorni, sulla spiaggia di Fortaleza, raccontavo quest’avventura a una mulatta
Che mi guardava rapita e ammirata, sorseggiando cachassa , all’ombra delle palme in una notte
Tropicale che si annunciava piena di promesse.

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