Zimbabwe, il paradiso dell’Africa

di Alessandro Zanazzo –

C’è un luogo nel quale di notte brillano miliardi di stelle, e puoi persino percepire il loro suono nel silenzio surreale che ti circonda.
C’ è un posto dove al mattino può capitarti di trovare un ippopotamo nel giardino, o di incontrare un elefante che passeggia indisturbato nelle strade cittadine.
C’ è un posto dove il dolce profumo dei fiori di frangipane si unisce al profumo della legna che arde. C’ è un posto dove il sorriso della gente ha la stessa luce del sole e dove l’Uomo e la Natura vivono in una simbiosi mutualistica .

Le immagini del viaggio nell’ album fotografico

Al crepuscolo, nella savana, le ombre creano forme immaginarie e la notte reca con sé sogni propiziatori, ancestrali magie che ci aprono altri mondi fantastici.
C’ è un posto che si chiama Zimbabwe, una terra che vibra di luci, colori e suoni e dove riscopri il valore del rapporto umano, dell’ amicizia, della cortesia, il piacere di incontrare uno sconosciuto e conoscere l’ altro, l’emozione profonda di uno sguardo, la gioia di stare insieme agli altri.
Mauya! Semukele! Benvenuti nel Paradiso!


Lo Zimbabwe è situato nell’ Africa del Sud, fra i fiumi Zambesi e Limpopo. In un area di 390.245 km quadrati, uguale allo stato della California . E’ attorniato e adornato da una collana preziosa di Paesi che lo circondano: lo Zambia, a nord, il Mozambico a est, il Botswana a ovest e a sud il Sud Africa. La lingua ufficiale è l’ inglese, ma sono molto diffuse anche le lingue Chishona e Sindebele, oltre ad altre come Sotho, Venda, Tonga, Kalanga.

Sono arrivato all’ aeroporto di Harare, la capitale, in una fresca mattina di Giugno. Il volo della compagnia Air Zimbabwe proveniente da Londra Gatwick è stato del massimo comfort grazie alla inconfondibile professionalità e gentile cordialità del personale di bordo.
Harare, la capitale dello Zimbabwe è lì davanti a me: esco dall’aeroporto e mi accorgo che il cielo qui è più alto, immensamente alto sopra di me.
Harare, una città a dimensione umana, ricca di cultura, di arte, di storia e di vita.
Harare fu fondata nel 1890 e prende il suo nome da un capo della tribù locale Shona,”Harare -the one who never sleep”.
Harare, soprannominata “The Sunshine City”, ti accoglie con un ritmo tranquillo e cadenzato come il suono dei tamburi africani, ti sorprende con la bellezza della sua Galleria Nazionale d’ Arte, dove si possono ammirare esposizioni di arte antica e contemporanea. Harare ti ipnotizza, come un cobra, regale, maestosa , tutta da scoprire.
Il clima è ideale, lo Zimbabwe si trova a sud dell’Equatore, quindi le stagioni sono l’ inverso rispetto all’emisfero nord. Harare si trova a 1.492 metri sul livello del mare, qui l’ inverno (che va da maggio ad agosto) si manifesta con temperature primaverili che accompagnano il visitatore nelle sue escursioni e passeggiate durante il giorno, alternandosi a notti fresche. Fiori e alberi ovunque incorniciano gli edifici e le strade: a settembre “The African Unit Square” si accende improvvisamente di un vibrante color porpora con i meravigliosi alberi di Jacaranda in fiore.
Mbare è il mercato tradizionale dove si possono trovare ogni genere di prodotti artigianali, statuine, strumenti musicali come la Mbira, tessuti pregiati, mobili in tek e lavorati a mano: l’atmosfera è veramente straordinaria per la vivacità e la moltitudine di persone. Qui si può acquistare con dollari americani oppure con la moneta locale, ZimDollar il Dollaro dello Zimbabwe.
Fuori alcuni bambini mi vedono fotografare e si avvicinano a me incuriositi . Mi chiedono di far loro una foto, ed io scatto la fotografia e poi mostro loro l’immagine nello schermo dell’ apparecchio digitale: il gioco comincia così. Risate innocenti, volti meravigliati, stupore, gioia, e ognuno vuole rivedersi, rispecchiarsi in quello schermo digitale, mi circondano, e scopro la bellezza di quei bambini così veri, puri, semplici, genuini, intorno a me, straordinariamente sereni e felici, nei loro occhi grandi c’è tutto il mistero e la profonda dignità e verità di questo continente.

Harare è anche la città che ospita il Summer Jazz Festival, dove partecipano musicisti da tutti i paesi Africani per una settimana di suoni e ritmi senza confronti. Harare è la città che ospita anche l’ HIFA, Harare International Festival of Arts (musica, teatro,danza ) ogni anno in Aprile, e poi c’è il famoso Souther African Film Festival in Novembre. Anche la vita notturna è vivace e rivela sorprese inaspettate, esistono numerosi locali, nighclubs e discoteche come “ Stars“ accanto al Rainbow Tower Hotel, dove poter ascoltare musiche d’avanguardia, dance, hi-pop, tra proiezioni multicolori di video che no vedresti altrove.
Nel Rainbow Tower Hotel si può cenare in un ristorante francese “La Chandelle” oppure sedersi al “Aviator’s Arms” pub in tradizionale stile inglese. La notte scivola via fra danze sensuali, ritmi, suoni avvolgenti e cocktail preparati con creatività e maestrìa.
In Harare c’è uno degli alberghi più esclusivi ed eleganti del mondo, il Meikles Hotel, inaugurato il 21 Novembre del 1915, con la sua piscina al 13° piano, il suo centro benessere e relax, col suo bar d’ ispirazione francese “il Can Can” e un raffinato ristorante “La Fontaine” dove poter assaggiare piatti prelibati in un ambiente di alta classe . Qui l’ ospite è sempre un Re, ovunque, in Zimbabwe , il visitatore è accolto con una frase “How are you?”. E nel ristorante del Meikles Hotel incontro proprio una “Regina”, con la corona in testa, è Miss Zimbabwe, Caroline Marufu vincitrice quest’anno del concorso nazionale. Una modella di indescrivibile fascino e bellezza originaria di Bulawayo, la seconda città dello Zimbabwe , con un sorriso indimenticabile, un’ andatura maestosa e sinuosa come un leopardo, una vera Regina dell’ Africa moderna , capace di una grande umanità, un grande cuore, una sensibilità e naturalezza che ti lasciano incantato e disarmato di fronte a tanto splendore.
Attorno ad Harare le attrazioni per i turisti:The Lion and Cheta Park” e “The snakePark” dove ammirare una infinita varietà di serpenti.
Esistono numerose attività sportive : cricket, tennis, polo, golf, c’è n’è davvero per tutti i gusti.




Poco fuori Harare ci sono le Balancing Rocks, a Epworthy. Sono distese di rocce ciclopiche poste in bilico una sull’altra, in un improbabile equilibrio, che sembra creato da un Dio giocoso, burlesco e deciso a stupire, a meravigliare gli umani con il suo potere e la sua abilità . Queste rocce sono lì da secoli, a volte sembra che siano sul punto di crollare al primo soffio di vento, eppure rimangono lì immobili, nella loro possente mole, ma al tempo stesso leggere, si stagliano contro il cielo azzurro, a strabiliare il viaggiatore : un mistero, una sfida alla legge di gravità.

Andiamo a visitare il parco Chapungu, atelier degli scultori, dove si possono ammirare e acquistare capolavori dell’ arte contemporanea dello Zimbabwe. Abili e sapienti scultori sono lì, a piedi nudi, sotto il sole, con un semplice martello e uno scalpello : come magici prestidigitatori impiegano settimane, a volte mesi, per estrapolare dalla pietra un volto, un corpo, un animale, una visione dell’animo, un sogno o un pensiero che riconduce ad antichi riti e simbolismi, echi perduti nel tempo.
Qui sembra che al di là delle lingue ciò che conta sia comunicare con la gente, e si riesce a comunicare con uno sguardo, un gesto, un sorriso, riscoprendo l’ essenza dell’ esperienza del vivere quotidiano, lo scambio di anime che in occidente abbiamo dimenticato nella nostra corsa per “avere”, dimenticandoci chi “siamo“ .

Lasciamo la capitale e attraversiamo in pullman trecento chilometri per arrivare a Masvingo. Durante il percorso incontriamo centinaia di piccoli villaggi, con le capanne dai tetti di paglia e dai muri di argilla, dove vivono piccole comunità, famiglie, con le loro organizzazioni e antiche tradizioni , luoghi nei quali si resta affascinati dalla serenità con la quale gli abitanti vivono e ti accolgono per farti visitare le loro case. Qui lo spazio è riempito da emozioni, da sentimenti, da un “esserci “ e vivere nel presente ascoltando gli altri, facendo parte di un insieme di esistenze. Una vera lezione di vita.

Lasciato il villaggio, arriviamo a una maestosa costruzione di pietre, con un cammino che ci conduce in cima ad una montagna : siamo nel “ Great Zimbabwe“, il cuore spirituale e storico del Paese. Sito archeologico fra i più interessanti al mondo, il maggiore nell’ Africa sud-Sahariana. Un luogo misterioso, sulle cui origini e sulla cui storia ancora tutti i misteri non sono stati svelati.
Si tratta del secondo monumento in dimensioni e importanza in Africa dopo le Piramidi, una vera e propria reggia di pietre, capitale religiosa e spirituale, una monumentale struttura che si staglia contro il cielo, un invito agli Dei a scendere e visitare la Terra. Qui all’apice del suo splendore e al culmine della sua civiltà vivevano circa 20.000 persone.
Queste rovine datano fra il 1250 e il 1459 AD, dalla loro cima la veduta sul panorama sottostante lascia senza fiato. L’aura mistica che si respira fra gli stretti cunicoli e i passaggi fra le enormi rocce ci conducono alla parte più alta 2593 metri sul livello del mare. Pura poesia visiva, poesia per gli occhi, e per lo spirito che qui ritrova pace e serenità . Il mistero che avvolge il luogo ci racconta di una grande capitale, un fortunato impero. Li risiedeva il Re, in quel luogo di elevazione e venerazione. Nella valle sottostante si trovano il “Grande Recinto di Mura” (“Great enclosure”) e la strabiliante architettura della Torre conica , dalle linee regolari e pure che lasciano il visitatore stupefatto da tanta sapiente abilità costruttiva.
E qui, nel 1987, R.N. Hall, archeologo, trovò l ‘uccello in pietra usato come simbolo rituale, “Zimbabwe Bird” o “Fish Eagle” che da allora è divenuto l’ emblema nazionale visibile anche nella bandiera del Paese.
Purtroppo il sito è stato depredato dei numerosi tesori che qui erano custoditi : gioielli, oro e pietre preziose che appartenevano al Regno di Munhumatapa.

Nelle vicinanze c’è uno degli Alberghi più originali e fantasiosi, “Lodge at the Ancient City”, con vista sul “The Great Zimbabwe” . In questo albergo l’ architettura contemporanea si ispira ad antichi pensieri e credenze, componendo sale dove rocce e legni pregiati si intersecano armoniosamente per una esperienza indimenticabile di equilibri naturali e significati mistici.
Poco distante il Lake Mutirikwy è una meta da appassionati per poter avvistare ippopotami, rinoceronti, antilopi, coccodrilli.
Nella zona visitiamo le grotte “Pomangwo “ dove i “bushmen “, nomadi e abitanti delle caverne, dipingevano 20.000 anni fa le scene preistoriche di caccia, animali, uccelli, danze tribali e momenti di vita quotidiana. Disegni, segni, tratti proporzionati e stilizzati, che le mani abili di quegli uomini hanno tracciato col sangue animale e coi colori della terra e delle piante per tramandare la loro presenza e la loro storia fino ad oggi, disegni e pitture che come per magia ci ritroviamo davanti ai nostri occhi increduli, a parlarci di un mondo lontano, un linguaggio di secoli, un linguaggio del silenzio.

Lasciato quel paradiso ci dirigiamo verso Bulawayo, la seconda città dello Zimbabwe , con le sue tipiche case in stile coloniale e una ricca vita artistica e culturale. “The City of Kings” anche detta “Il gioiello sotto il sole dello Zimbabwe” ospita un meraviglioso Museo Nazionale di Storia Naturale, con animali e minerali che raccontano le mille storie sconosciute di questo inimmaginabile universo.
In questa città la ferrovia arrivò nel 1897 facendola diventare un importante centro per lo scambio e il commercio.
30 chilometri a sud di Bulawayo c’è il “Matopos National Park” , dove il vento ha scolpito le granitiche rocce delle montagne per creare giochi di volumi e di forme di ineguagliabile e drammatica bellezza.
Matobo Hills è un area di mistero e di leggende, luogo di culto dei Dei Africani. Nell’ area ci sono circa 2.000 San (bushman) dipinti preistorici sulle rocce e i leopardi regnano sovrani ovunque nella zona .

Matobo Hills Lodge è per il turista un luogo di inenarrabile tranquillità e relax, dove le case che ti ospitano sono in materiali naturali, accoglienti, arredate in stile etnico con gusto e sensibilità, arroccate su rocce e con vista su una immensa vallata dove si possono vedere le aquile nere volare insieme, maschio e femmina, le quali rimangono insieme, fedeli, per la vita.
L’ atmosfera al Matobo Hills Lodge è naturale e tranquilla, si possono assaggiare cibi locali e poi l ‘organizzazione “Touch the Wild” ci porta a visitare la Tomba di Cecil John Rhodes (1853-1902), da cui il nome antico “Rodhesia” dello Zimbabwe odierno, un colono che, innamorato del luogo, ha voluto che il suo corpo fosse seppellito in cima ad un monte da dove si puo’ guardare l’ infinito “The View of the World”. Fra le rocce gigantesche che circondano la sua tomba cresce una pianta la “Resurrection plant”, dei ramoscelli secchi che, se messi in una ciotola d’acqua, dopo poche ore fanno sbocciare come per incanto foglie e fiori.
Nel Parco Nazionale Hwange (un area di 14,600 sq km, la più grande area selvaggia protetta nel sud dell ‘Africa, grande quasi quanto il Belgio) si possono effettuare gite coi fuoristrada 4×4 con guidatore e guida specializzata, per il “Game Drive” che ti permette di ammirare e fotografare una fauna straordinaria: 90 specie diverse di animali, Elefanti a centinaia, Giraffe (3.000) che con eleganza scivolano nella foresta, Bufali (17.000), Impala (antilopi africane, 6.000), Scimmie, Leoni, Gnu, Struzzi, 400 specie di uccelli, mille tra alberi e piante differenti.
Il Hwange National Park è una delle regioni africane ancora da scoprire, intatte nella loro bellezza senza tempo, qui un safari rivela sempre sorprendenti visioni inaspettate e incontri ravvicinati con gli animali, uno scenario irresistibile, che ti ipnotizza e ti coinvolge profondamente.
Ci si ritrova immersi in un mondo magico, un mondo di fiaba, una sorta di Paradiso terrestre, dove gli animali sono liberi e la natura regna sovrana da sempre e ci racconta storie incredibili.
Viene da stropicciarsi gli occhi, increduli, per capire se ciò che stiamo vedendo è davvero lì davanti ai nostri occhi oppure se si tratta di un miraggio, di un’ allucinazione. Eppure è tutto così meravigliosamente vero e sublime, perfetto, un’ armonia di vita e di abbondanza .
Quando cala il tramonto tutto si accende di arancio, poi di rosso, il paesaggio sembra bruciare , esplode in colori irreali . Poi scende la notte, candele accese, i falò , la legna che arde davanti le capanne, per riscaldarsi nella notte invernale (anche se siamo in Giugno). E il cielo brilla delle stupefacenti galassie dell’ emisfero sud .


L’ attrattiva più nota dello Zimbabwe sono senz’altro le Cascate Vittoria. I Makalolo , la popolazione del luogo, le chiamavano “Mosi oa Tunva” (ovvero :”Il fumo che tuona”): gli spruzzi delle cascate si innalzano verso il cielo e sono visibili a chilometri di distanza. Il fiume Zambesi, il più grande fiume dell’ africa Australe, ha una lunghezza di 2.660 chilometri e precipita lungo un fronte di 1.700 metri di larghezza. Le cascate furono scoperte dall’ esploratore inglese David Livingstone nel 1855 che diede loro questo nome in onore della sua Regina.
Oggi le cascate sono meta turistica di gente proveniente da tutto il mondo per ascoltare quel frastuono formidabile e immergere il proprio sguardo in quella visione infinita di acqua, arcobaleno e denso fumo di pioggia. Non esistono parole per descrivere una tale meraviglia che ha creato nella zona circostante una foresta tropicale, dove vari sentieri conducono il visitatore in diversi punti di osservazione di questo unico fenomeno naturale.
Uno dei modi più belli di ammirare le cascate Vittoria è dall’elicottero che si puo’ noleggiare o da un aeroplano ultraleggero, per effettuare quell oche viene denominato a ragione il “Volo degli Angeli”. E da lassù ci si sente davvero degli Angeli, in ammirazione per la stupefacente creazione divina del mondo.
Le Victoria Falls offrono una scelta considerevole di alloggi ed Hotel, tutti con suites di lusso, piscine, cocktail-bars, sale per conferenze ed ogni tipo di comfort.
C’è l’elegante e in puro stile Vittoriano “Stanley and Livingstone Hotel” dove stile e ospitalità offrono al cliente un tuffo nel passato e nella storia leggendaria. “The Kingdom at Victoria Falls” dall’architettura che rimanda visivamente ai monumentali resti storici dello Zimbabwe. Sulle rive dello Zambesi River si erge “ The Elephant Hills Resort“: un cartello nel giardino adiacente avverte :”attenzione ai coccodrilli”…e sulle finestre delle stanze un altro insolito avvertimento “tenere chiuse le finestre,scimmie e babbuini possono entrare nelle stanze”…
C’ è poi “L’Ilala Lodge” che offre una distinta atmosfera e il cui arredamento evoca le prime avventure degli esploratori in Africa. Il “A’ Zambesi River Lodge” col ristorante che ci seduce con piatti prelibati a base di carne di struzzo e coda di coccodrillo. E poi c’è il “Victoria Falls Hotel” uno degli Hotels più lussuosi e rinomati al mondo, con una bianca terrazza e un rigoglioso giardino con vista sullo spettacolare panorama del “Mosi oa Tunya” (il fumo che tuona) in lontananza e il ponte sulle Cascate.

Per una cena veramente particolare e immancabile il “Boma Restaurant”, in puro stile africano, offre anche danze, musicisti, folklore oltre alla sua cucina tradizionale di alto livello.
Nei pressi delle cascate Vittoria sono numerose anche le attività che vengono offerte al turista: “Shearwater Adventures“ è un’ associazione che ti offre emozioni e adrenalina con il Rafting, la Canoa, il Bunji Jumping dal ponte, la indimenticabile “passeggiata con i leoni“ (dove si possono finalmente guardare i “Re della Foresta” nei loro occhi profondi e fieri e accarezzarli come se fosse la cosa più naturale al mondo ), e infine la “passeggiata a cavallo degli elefanti” .
E poi ci sono tanti sports da praticare, dal golf alla pesca .

Per una romantica serata si può scegliere una barca che scivola leggera e silenziosa sul blu profondo del fiume Zambesi per portarti all’appuntamento col suo eccezionale tramonto, di fronte al sole d’ Africa, sorseggiando un cocktail o una birra Zambesi.
Il fiume Zambesi scorre fra lo Zimbabwe e lo Zambia, e lì regna il leggendario Dio delle acque “Nyami Nyami”.
La sera ci si può recare ad uno spettacolo di varie danze tradizionali “Traditional Dance Magic of Africa” (Marimbus dancing, Shangan Dancers, Nyau e Makishi Dancers) e lasciarsi trasportare dai ritmi avvolgenti e dalle straordinarie acrobazie e movimenti incantevoli dei danzatori. Uno spettacolo da non perdere.

Sul volo Air Zimbabwe che mi riporta a Londra la cortesia e la spontanea gentilezza del personale di bordo mi fanno sentire a casa .
L’ aereo si inoltra nel cielo profondo, attraversando la notte stellata. Sembra di lasciare un altro pianeta .
Mi addormento, sogno di un luogo fantastico dove nel cielo di notte brillano miliardi di stelle, e puoi persino percepire il loro suono nel silenzio surreale che ti circonda.
Sogno di un posto dove al mattino può capitarti di trovare un ippopotamo nel giardino, o di incontrare un elefante che passeggia indisturbato nelle strade cittadine.
Sogno di un posto dove il dolce profumo dei fiori di frangipane si unisce al profumo della legna che arde … un posto dove il sorriso della gente ha la stessa luce del sole e dove l’Uomo e la Natura vivono in una meravigliosa simbiosi mutualistica . Sogno Zimbabwe…nella notte che mi riporta a casa.
Al risveglio ho una sola certezza, quella che in quel Paradiso voglio tornarci presto, per ritrovare quell’ incanto perduto, per continuare la scoperta affascinante di quella vita selvaggia tropicale vera e incontaminata.
Mi avevano parlato del “Mal d’Africa”, quella indefinita e impalpabile nostalgia che ti affiora nello spirito dopo un viaggio in Africa e che non ti lascia più solo : ora so cosa significhi.
Ti prende nel cuore, ti entra nel respiro, fa parte di te, ti riempie l’anima di emozioni, di sogni, di speranze e di meraviglia. Non ne puoi più fare a meno del Paradiso.
Grazie Zimbabwe. Tatenda. Siyabonga.

Per saperne di piu’ sul professor Alessandro Zanazzo consultate il suo CV

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