di Stefania Grasso –
Il Passo della Bocchetta segna il confine tra le Alpi e gli Appennini e costeggia una serie di località molto interessanti da un punto di vista storico, scientifico e fotografico. Si tratta di un valico di assoluta parte integrante del tracciato storico della Via Postumia, l’antica via romana consolare che collegava Aquileia a Genova e unisce la Val Polcevera con la Val di Lemme.
Voltaggio
Partendo dal Piemonte merita una visita a Voltaggio, in provincia di Alessandria ma culturalmente legata a Genova, la località di Voltaggio è strettamente legata all’Impero Romano per la presenza del Ponte sul fiume Lemme, simbolo del borgo, caratterizzato da due campate asimmetriche molto robuste per resistere alle improvvise piene del torrente. In centro paese merita una visita la chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta e ai Santi Nazario e Celsio edificata nel 1202, modificata nel 1595 e messa a punto alla fine del XIX secolo fino ad assumere la conformazione attuale. La facciata è a capanna con rivestimenti in mattone, l’interno presenta tre navate divise da colonne marmoree.Di autori quasi tutti ignoti sono alcuni dipinti collocati all’interno:






– San Giuseppe con Gesù bambino, un’opera accostata allo stile di Guido Reni
– La Madonna con il Bambino e i Santi Giovanni Battista e Francesco, una scuola di ambito genovese della metà del XVII secolo
– Il Battesimo di Gesù
– Il Cantico alla Beata Repetto, pala d’altare di Mombelli del 1989. Una scena corale con diverse figure tra cui donne e bambini all’interno di una struttura architettonica caratterizzata da una pittura a tratti espressiva e a tratti drammatica con colori intensi e contrastanti
– I dipinti ovali che raffigurano episodi legati a contesti religiosi, di devozione, di visioni spirituali.
– La Madonna del Rosario sull’altare laterale, opera del maestro Batta Gallo, di suo figlio Antonio e di Solari che ne ha completato la realizzazione nel 1647.






Il legame con la Liguria (ingiustamente l’orribile città di Alessandria si è impossessata di quest’area) è testimoniato dai colori delle case (giallo ocra, arancione, rosso mattone e verde brillante) e dalle edicole votive che caratterizzano Genova. In Liguria piccoli suggestivi centri prima di arrivare al cumine del passo sono Campomorone con le sue frazioni Langasco e Pietra Lavezzara.
Campomorone
Il nome deriva da “moro” che indica un antico terreno coltivato a gelso. Ai tempi dell’antica Roma non c’era un centro abitato ma un ambiente selvaggio, un luogo boscoso ricco di foreste e pascoli con insediamenti sparsi, villaggi in zone più elevate a scopo di controllo e di difesa. Il grande ponte ferroviario che unisce Genova con Milano e Torino è denominato viadotto verde ed è stato costruito in miniatura di mattoni tra il 1883 e il 1886.
Il principale edificio di culto è rappresentato dalla chiesa parrocchiale di San Bernardo con uno stile architettonico neoclassico con rosone circolare, un bassorilievo rettangolare al di sopra del portone principale che mostra al centro la figura di San Bernardo con le braccia aperte in estasi, in gloria con una raggiera di luce. Nella parte destra inferiore il demonio sconfitto, il simbolo del bene che trionfa sul male.






Langasco
Il nome di questa frazione di Campomorone deriva dalla denominazione latina Veiturii langenses che indica gli abitanti dell’alta Valpolcevera. Il monumento di interesse maggiore è la chiesa di San Siro dalla vivace tonalità rossa, tipico dello stile ligure. Non è stato possibile ammirare l’interno per via di una comunione tuttavia si è apprezzato l’altare maggiore unito alle decorazioni pittoriche e stucchi sul soffitto. Tra le gli alberi maestosi si nascondono piccole cappelle, simboli storici di devozione locale lungo questa strada panoramica ricca di eleganti dimore ad impreziosire il paesaggio. E’ tutto come prima. Sono passati quasi più di trent’anni, poco prima della mia conversione alle Scienze Naturali. C’è ancora la meridiana ma soprattutto c’è ancora quel locale, la storica antica trattoria da Cucco a conduzione familiare ora molto gettonata sui moderni canali social dedicati al mondo della ristorazione e delle strutture ricettive. E’ bello constatare che nonostante i periodi di crisi economiche aggravatesi con la pandemia, questi locali hanno resistito e continuano con successo nella loro attività. La semplicità delle piccole cose. La semplicità che si accompagna all’umiltà. La nostalgia di un passato con la pace del presente. Anche se lontani per tanto tempo una grande sensazione di protezione guardando verso il cielo. La contemplazione del paesaggio e il ricordo delle persone che non ci sono più e che tanto abbiamo amato placano un odio profondo interiore.






Pietra Lavezzara
Su questa frazione non ci sono informazioni precise in epoca romana, si pensava si trattasse di un importante centro minerario ma in realtà Pietra Lavezzara rappresentava un punto di passaggio strategico nell’ambito della Regia IX Liguria, una delle undici regioni in cui l’Imperatore Augusto divise l’Italia tra i secoli VII e VI a.C per scopi amministrativi e di censimento e che aveva individuato in Libarna e Genova importanti snodi commerciali. Il nome deriva dalla roccia tipica della zona e dal termine dialettale ligure laveggi , il recipiente per contenere la pietra ollare, una formazione rocciosa di colore verde opaco, molto tenera. La roccia che caratterizza Pietra Lavezzara è la serpentinite, una roccia metamorfica dal tipico colore verde scuro con sfumatura di nero e verde chiaro che trattiene il calore e con venature lucide e levigate che ricordano la pelle del serpente. Si tratta della pietra che decora la maggior parte delle facciate delle chiese genovesi. In via dei Marmi si trova la Chiesa dell’Ascensione di nostro Signore risalente al XVI-XVII secolo a tre navate con elementi interni in ocra e marmo verde, quest’ultimo a decorare l’altare con la pala dell’Ascensione di Gesù Cristo al cielo, il Cristo risorto avvolto dalla luce che si irradia sugli Apostoli e la Madonna in preghiera. Il dipinto è opera di un ignoto artista ligure del periodo di edificazione della parrocchia. In marmo verde scuro la porta con il bassorilievo con la figura associata al Cristo. Questo tipo di marmo presenta sopra la serpentinite anche una struttura di calcite carbonatica andando a costituire una combinazione che lo rende suscettibile a una lucidatura a specchio estrema esaltandone la profondità. Si tratta di una zona tutelata per la grande importanza che rivela dal punto di vista mineralogico, petrografico e geologico. Sarebbe stato bello sostare per il pranzo presso il ristorante Moretto, ancora attivo nel corso di tutti questi anni ma non è stato possibile a causa di una comunione con invitati molto numerosi. Chissà se è rimasto al suo interno quel vecchio jukebox con le canzoni degli anni Novanta. A quei tempi la musica leggera era così gradevole e bastava una canzone per rievocare un dolce ricordo. Ora è tutto così tremendamente caotico, perchè allora non fermarsi un attimo e ricordare in armonia lasciando la rabbia e l’angoscia per un momento alle spalle?? Ci sono così tante cose da imparare anche in piccoli e semplici luoghi come questi qui trattati.
Al culmine del Passo della Bocchetta si trovano la cappelletta rifugio degradata da numerosi e indegni atti vandalici, le lapidi dedicate a Coppi e a Luigi Ghiglione, il fondatore del giro dell’Appennino, la chiesa rurale in cemento grezzo, punto di riferimento per gli appassionati di trekking e di mountain bike. Infine la Big Bench 233 che offre una vista su tutta la Val Polcevera, a volte si vede il mare, sul Santuario della Madonna della Guardia, e punto di partenza per escursioni al Monte Leco, al Monte Taccone e Figne. Attorno alla panchina un cuore, un cuore che rammenta le proprie origini, che piacciano o meno. Io nel mio cuore conserverò sempre questo paesaggio.






Giunti al punto più alto del Passo della Bocchetta, prima di scendere verso Campomorone, si può deviare in direzione Isoverde e visitare Cravasco, sede della chiesa di San Bartolomeo edificata nel 1335 e ampliata nel 1840. Il portale è caratterizzato da formelle in bronzo con scene legate alla Passione e alla Risurrezione.
Il paesaggio circostante è legato alla cava di Castellaro formata da calcare e dolomie (rocce chimiche classificate come sedimentarie) sulle pendici del Monte Carlo, ripida montagnola di roccia dolomitica contigua al Monte Carmelo con formazioni carsiche. Si tratta di rocce impiegate nella costruzione del terzo valico dei Giovi, al fine di potenziare il collegamento tra Genova con il Nord Italia attraverso una linea più veloce. Da un punto di vista storico Cravasco viene ricordata per l’eccidio del 1945, una delle più feroci rappresaglie nazi-fasciste avvenute in Liguria durante la seconda guerra mondiale.
L’arte sacra lungo l’Appennino Ligure simboleggia un’espressione di fede profonda, che non si ricollega nel contesto delle edicole votive che caratterizzano la città di Genova ma si riconduce essenzialmente alla devozione popolare di queste zone.




