Syros, l’isola che non recita

di Marcella Scrimitore
Nelle Cicladi c’è una capitale che pochi italiani visitano: una città neoclassica con il teatro dell’opera, spiagge da girare in scooter e un vento, il meltemi, che decide al posto tuo dove fare il bagno.

Il traghetto della Seajets molla il Pireo a metà mattina e in poco più di due ore è già lì. Non è un dettaglio da poco: Syros è la più raggiungibile delle Cicladi e, insieme, la meno frequentata dagli italiani. Mentre il mezzo veloce scarica la maggior parte dei passeggeri più a est, verso Mykonos e Paros, chi resta a bordo per Ermoupoli si accorge dell’anomalia appena entra in porto. Nessuna fila di taxi acquatici, nessun cartello in cinque lingue. Davanti c’è una città vera, di quelle che continuano a funzionare anche a novembre: circa undicimila abitanti, uffici della Regione, un’università, il mercato del pesce.



Ermoupoli non somiglia a nient’altro nell’arcipelago. Al posto dei cubi bianchi e delle cupole blu del catalogo cicladico, ha palazzi ocra, rosa e grigio perla, tetti a spiovente, timpani, cornici di marmo.
La spiegazione sta in una data: 1822. Quando i turchi rasero al suolo Chio, e due anni dopo Psara, i profughi si riversarono su questo scoglio neutrale sotto protezione francese e in vent’anni ne fecero il primo porto commerciale della Grecia indipendente, prima che il Pireo la superasse. Il nome se lo scelsero da soli, e non è una dedica ma piuttosto una dichiarazione d’intenti: Ἑρμούπολις, la città di Hermes, messaggero degli dei, dio dei commerci, dei viaggi e dei confini. Per mezzo secolo quel nome funzionò da profezia: cantieri che varavano navi a centinaia, filande, la prima compagnia di navigazione a vapore della Grecia, e un porto dove sul molo si sentivano più lingue che in qualunque altro punto dell’Egeo. Con i soldi delle navi arrivarono gli architetti, molti dei quali italiani e bavaresi: il municipio su piazza Miaouli è di Ernst Ziller e il Teatro Apollon è una riduzione in scala di un teatro d’opera italiano: le fonti litigano su quale, tra la Scala, il San Carlo e la Pergola, ma i sirioti hanno risolto la questione da soli e lo chiamano da sempre ‘la piccola Scala’. Il risultato è una città borghese e ottocentesca piantata in mezzo al mare Egeo, con i marmi consumati dai passi e non dalle guide turistiche.

Vivere in salita

Abbiamo soggiornato una settimana in una bellissima casa a Vrontado: la collina che sale alle spalle del porto, strade larghe quanto un tavolino, scale al posto dei marciapiedi, vicini che alle nove di sera annaffiano i gerani. È il quartiere ortodosso dell’isola, quello sormontato dalla cupola blu della chiesa dell’Anastasi, la Resurrezione, inaugurata nel 1909 sul punto in cui doveva sorgere un monumento alla rivoluzione greca. La città si apriva come un anfiteatro dal terrazzino della casa: sotto, la vista del porto con i traghetti e le navi che entravano lente al mattino, di fronte l’altra collina, quella cattolica di Ano Syros con il campanile di San Giorgio, e a nord l’Egeo aperto verso Tinos. Quel terrazzino ci ha accolto ogni mattino per una colazione di frutta fresca e frutta secca, miele e yogurt, con il rumore delle sirene di bordo in sottofondo che segnalavano l’arrivo e la partenza delle imbarcazioni. Da lassù, in otto minuti di gradini, si arriva a piazza Miaouli, che al tramonto diventa il salotto dell’isola: bambini in bicicletta, anziani sulle panchine, camerieri che escono dai vicoli laterali. In uno dei vicoli c’è Seminario, taverna con la pergola di bouganville: cucina greca rivista senza pretese d’autore, porzioni generose, prezzi da isola e non da resort. La moussaka merita la fama. A pochi passi Django gelato, gelateria di quartiere con le vasche che cambiano ogni giorno: ci siamo tornati anche di ritorno dalla spiaggia, un passaggio veloce in scooter prima di salire a casa. La sera in cui siamo arrivati, piazza Miaouli ospitava l’ultima delle tre serate dell’8º Festival di danze tradizionali “Συριανοπατῶ”, grande rassegna nazionale di folklore e danze popolari greche: venticinque associazioni di danza e cori, circa mille partecipanti, costumi regionali di mezza Grecia e l’accompagnamento dal vivo dell’orchestra tradizionale Chorostalites.

Cento metri più a nord si entra a Vaporia, il quartiere degli armatori (il nome viene dai vapori, i piroscafi) dove i palazzi finiscono direttamente sulla scogliera e la chiesa di Aghios Nikolaos, con la sua cupola blu, sembra affacciata su un balcone d’acqua. Sotto ci sono le piattaforme di marmo di Asteria da cui i sirioti si tuffano ogni mattina prima del lavoro: la cosa più vicina a una spiaggia urbana che si possa immaginare, con l’aggiunta di un bar dove prendere il caffè con i capelli ancora bagnati. Sulla stessa lingua di cemento, verso sera, Ciel trasforma il bagno in aperitivo: lettini, musica, cocktail e la vista sui neoclassici che si specchiano nell’Egeo. Non è economico, ma la posizione è imbattibile. A metà della scalinata che scende verso il mare, su una terrazza sospesa, si trova il ristorante Astakos: è il posto dove abbiamo festeggiato il compleanno di Marcella con la sensazione di essere tra i pochi stranieri al tavolo.
Per il bicchiere della sera l’isola offre due indirizzi molto diversi e molto belli. Il primo è il rooftop dell’Aristide Hotel, sempre a Vaporia: un palazzo neoclassico di fine Ottocento restaurato da due sorelle, Oana e Jasmin, tra arte contemporanea, marmi e ossessione per la sostenibilità. Dalla terrazza si vedono la città, il porto e l’acropoli di Ano Syros; ai cocktail pensa Konstantinos Kostopoulos, che l’hotel presenta con civetteria come “l’uomo più pericoloso di Syros”: chi si siede al suo bancone, sostengono, rischia di passarci la vacanza. Il secondo è Porte Galleria Del Cocktail, a due passi da piazza Miaouli: un’altra casa neoclassica riportata in vita, lampadari, dipinti alle pareti, soffitti affrescati e una carta che gioca con miele locale, mastice e rum. Clientela in buona parte del posto, prezzi sorprendentemente onesti per quello che è.

La città di sopra

Ermoupoli è ortodossa e ottocentesca. Ano Syros, il borgo medievale che le sta sopra la testa a dieci minuti di scooter, è cattolica e veneziana: la fondarono i latini nel Duecento, e ancora oggi il campanile di San Giorgio guarda dall’alto le cupole della città bassa. Nell’arcipelago è un’eccezione che non ha eguali: un’isola con due confessioni, due calendari, due cimiteri. E con un accordo locale che, unico in Grecia, fa celebrare la Pasqua a cattolici e ortodossi nello stesso giorno. Si sale a piedi lungo un unico vicolo a gradoni, largo quanto un mulo, e in cima si mangia. Apanochoritissa (il nome è il femminile di “quella del villaggio di sopra”) è una taverna a gestione familiare aperta solo di sera, con la vista che dalla terrazza scivola giù fino al porto e alle isole dirimpetto. Formaggio di capra locale con pistacchi e marmellata, salsiccia al finocchio, patate fritte come si deve, e una torta all’arancia che vale la salita. Da queste parti è nato Markos Vamvakaris, il padre del rebetiko, il blues urbano greco, nato tra i porti e i quartieri dei profughi dell’Asia Minore. C’è un piccolo museo a lui dedicato lungo la salita, e nelle sere d’estate capita ancora che qualcuno tiri fuori uno strumento senza che sia previsto dal programma.


Il meltemi decide, tu segui

Il giro delle spiagge in senso orario, partendo da Ermoupoli, tocca una ventina di baie e si fa comodamente in scooter in una settimana o poco più. La prima regola, quella che nessuna brochure spiega, è che a scegliere la spiaggia non sei tu: è il meltemi, il vento secco da nord che in luglio e agosto può soffiare per giorni. Quando tira forte, il lato ovest e nord diventa impraticabile e ci si sposta sul versante sud-orientale, dove la costa resta riparata e il mare piatto come una piscina. A circa 5 km verso sud da Ermoupoli c’è Azolimnos: spiaggia sabbiosa, acque generalmente tranquille, tamerici per l’ombra, ombrelloni, taverne e ristoranti sul mare. Nelle giornate limpide dalla baia si vedono Tinos, Mykonos e l’isolotto di Lefko.




Immediatamente più a sud, la baia di Vari è la più riparata dell’isola dal meltemi: sabbia fine e argentata, fondale che degrada lentamente, sole fino a tardi. È la spiaggia delle famiglie e di chi non ha più vent’anni, attrezzata con lettini e ombrelloni, ma anche con parasoli pubblici di paglia gratuiti, rampe di accesso all’acqua per persone con difficoltà motorie e una fermata del bus a cinquanta metri dalla riva. Dietro l’arenile, in posizione sopraelevata, corre la stradina con appartamenti e case vacanza. A soli 2 km da Vari si apre la piccola spiaggia di Fabrika: metà sabbia e metà roccia, ombrelloni forniti gratuitamente dal comune, una cabina per cambiarsi. Ai due estremi ci sono scogli dal colore rosato che fanno la gioia di chi porta maschera e pinne; al centro della baia, davanti alla spiaggia, l’isolotto di Ampelos, raggiungibile a nuoto dai più allenati. Continuando verso sud si incontra Megas Gialos, spiaggia lunga e sabbiosa, con l’ombra naturale delle tamerici e un mare basso e trasparente. Proseguendo lungo la costa meridionale si trova la piccola Ampela: sabbia mista a ghiaia, tranquilla, con l’acqua forse più limpida di tutto il versante.
Quando il meltemi allenta ci si può spostare sull’altro lato dell’isola. Sul lato sud-occidentale, Agathopes e Komito, nell’area di Posidonia (località elegante e storica, conosciuta per le ville signorili e le residenze neoclassiche di fine ottocento), hanno l’acqua più turchese dell’isola e il fondale basso,



ideale con i bambini; ad Agathopes crescono i gigli di mare selvatici sulla sabbia, mentre Komito è più sassosa e guarda l’isolotto di Strongilo, che sembra una pinna di squalo. Risalendo verso nord si entra nella cintura dei tramonti: la baia di Finikas, riparata e con il suo piccolo porto di pescatori, e la minuscola Kokkina, remota e poco conosciuta. Poi Galissas, ampia e sabbiosa, con l’orizzonte occupato dalla sagoma di Kythnos; Kini, borgo di pescatori con le taverne sull’acqua e la statua bronzea della sirena vicino alla riva; Lotos e Delfini, più selvatiche, l’ultima raggiungibile per una pista sterrata che scoraggia gli indecisi. Da Delfini, con un percorso di circa 1,2 km a piedi, si arriva a Varvarousa: sabbia e ciottoli scoscesi, rocce che la incorniciano, zero servizi — nessun lettino, nessun ombrellone, nessun chiosco. In auto non ci si arriva, ed è esattamente il motivo per cui è così bella. A Galissas c’è il colpo di teatro dell’isola, e costa venti minuti di salita. Dalla spiaggia si prende il sentiero verso la cappella di Agia Pakou, un cubo bianco e blu su un promontorio: sotto ci sono i resti della città antica di Galissos, citata da Strabone tra le principali di Syros, un insediamento fortificato preistorico, una torre del IV secolo a.C., un cimitero, un santuario. Da lassù il sole cade in mare dietro le isole e la baia diventa uno specchio. Attenzione: sono molti gradini e un sentiero sconnesso, e in agosto bisogna essere in cima entro le 19.30. Il trucco è guardare il tramonto da lì e scendere a cena dopo, in paese, dove AVentoura serve piatti semplici in uno dei punti più belli dell’isola. Dallo stesso promontorio un sentiero laterale scende verso Armeos, caletta naturista molto discreta.


Il nord che Syros si tiene stretto

A nord-ovest comincia Apano Meria, l’altopiano protetto di muretti a secco e ovili dove la strada asfaltata finisce e cominciano i sentieri. È l’area dove crescono i capperi selvatici, dove pascolano le vacche del formaggio San Michali e dove si trova uno dei vigneti terrazzati più antichi d’Europa. Le spiagge di Grammata, Amerikanos e Lia si raggiungono solo a piedi o in barca dal porticciolo di Kini.
Vale la pena arrivarci. Grammata significa “lettere”, e il nome non è un vezzo: la baia era uno degli ancoraggi più sicuri dell’Egeo, e sulle rocce lisce restano oggi un centinaio di iscrizioni incise dai naviganti tra l’antichità classica, l’età romana e Bisanzio. Sono quasi tutte preghiere e ringraziamenti (a Helios, ai Dioscuri, a Iside, a Serapide) di equipaggi che avevano appena scampato una tempesta.
Ci si arriva in barca da Kini, oppure a piedi da Kampos lungo il sentiero n. 5, che passa accanto all’antica cava di marmo da cui è uscita buona parte di Ermoupoli: circa un’ora di cammino, ben segnalato ma esposto, quindi acqua nello zaino e partenza presto. Lo stesso vale per Lia: auto fino a Kampos, poi cinquanta minuti di sentiero.



Sull’altura di San Michalis, davanti alla cappella cattolica di San Benedetto, c’è la Chatzakis Winery, piccola cantina fondata nel 2011 dall’enologo Nikos Chatzakis. Il paesaggio è quello egeo puro, pietre, fichi, cicale, e dalla terrazza la vista sulle Cicladi toglie il respiro. Si visita su appuntamento, a prezzi che in Toscana sarebbero un errore di stampa. Il bianco Fabrica, blend di Monemvasia e Kountoura bianca, è la cosa migliore che si beva sull’isola: teso, salino, senza sconti; accanto ci sono il San ta Maratha da Assyrtiko, che con quello di Santorini non ha quasi niente a che vedere, e un rosso da Mandilaria. Ottima l’ospitalità di Nikos ed eccellente il percorso di degustazione accompagnati da Giorgia. Poco distante, nello stesso villaggio, si cena da Plakostroto: taverna di famiglia dal 2001, pareti tappezzate di vecchie fotografie, gallo cotto lentamente, agnello, coniglio alla brace e gli hilopites, pasta fatta in casa simile ai noodle. I tavoli guardano il tramonto e, con loro, Tinos, Mykonos, Kea, Gyaros ed Evia. Conviene arrivare prima che il sole scenda: la strada per salire è già metà dello spettacolo.

Semplicemente autentica

Se Syros resta addosso è per questo: la capitale amministrativa delle Cicladi non ha imparato a mettersi in posa. Un’isola dove il souvlaki costa quanto un caffè in centro a Milano, e il formaggio San Michali DOP lo trovi in una salumeria dietro la piazza e non in un negozio di souvenir.


Dove l’aria di Apano Meria sa di timo e di origano bruciato dal sole, e quella di Ermoupoli di gelsomino e di zucchero caldo che esce dalle botteghe dei loukoumi. E dove, se ti fermi a chiedere una strada, chi risponde ha tempo di intrattenersi con te e finisce per raccontarti tanto altro. Resta un dettaglio da mettere in conto: Ermoupoli si sale, non ha strade pianeggianti, ha rampe e gradinate, e Google Maps ha l’abitudine di suggerire in auto scorciatoie che sono scalinate. Meglio scoprirlo prima di avventurarsi. In cambio, ogni salita finisce su un affaccio, e da lassù la geografia dell’isola diventa improvvisamente chiara.


INFORMAZIONI

Come arrivare

Volo per Atene, poi traghetto dal Pireo. I mezzi veloci Seajets impiegano circa 2 ore–2 ore e mezza secondo la nave e gli scali intermedi; i traghetti convenzionali tipo Blue Star 3 ore e mezza–4. Esiste anche un piccolo aeroporto con voli nazionali da Atene (circa 35 minuti), a dieci minuti di taxi dalla città. Collegamenti anche con le altre Cicladi, il Dodecaneso e l’Egeo
settentrionale.

Come muoversi

Noleggi di auto e scooter lungo il porto. I bus partono dal porto di Ermoupoli accanto alla stazione di servizio, biglietto a bordo intorno ai 2 euro, corse a cadenza circa oraria su un anello che tocca i principali villaggi. Fuori città le strade sono belle e vuote; in città meglio restare sulle arterie larghe.

Quando andare

Giugno e settembre: mare caldo, meltemi più clemente, taverne tutte aperte. Luglio e agosto sono animati, ma ventosi. Fuori stagione parte dei locali chiude, ma Ermoupoli, a differenza degli altri capoluoghi cicladici, non chiude mai del tutto.


Dove mangiare

  • Astakos — Athanasiou Krinou 2, Ermoupoli. Tutti i giorni 13–23.30. Terrazza sull’Egeo.
  • Ciel — Asteria, Ermoupoli. Bar-ristorante sul mare con piattaforma per il bagno; aperto in alta stagione.
  • Seminario — Kiparissou 7, Ermoupoli. Tutti i giorni 12–23.45.
  • Apanochoritissa — Alexandrou Ypsilanti 10, Ano Syros. Solo cena, 18–00.30, chiuso lunedì.
  • AVentoura — Galissas, sulla spiaggia. Tramonto e cucina rilassata.
  • Plakostroto — San Michalis, Apano Meria (nord dell’isola, 15–20 minuti d’auto da Ermoupoli). Cucina greca di casa, vista sul tramonto. Meglio prenotare.
    Dove bere
  • Rooftop at Aristide Hotel — Babagiotou 27, Vaporia, Ermoupoli. Locale serale; il bar in giardino è invece aperto tutto il giorno.
  • Porte Galleria Del Cocktail — Androu & Vokotopoulou, Ermoupoli. All-day: caffè e brunch di giorno, cocktail la sera.
  • Chatzakis Winery — San Michalis, Apano Meria. Visite e degustazioni, solo su appuntamento.
    Dolci/gelati e street food
  • Django Gelato — Ermoupoli, vicino a piazza Miaouli. Gusti a rotazione.
  • Artisti Prozymi — pasticceria tradizionale, ottima scelta di dolci greci.
  • Gnusion Souvlaki — in pieno centro. Da asporto: gyros di pollo, carne alla griglia, insalate.
    Prodotti tipici da assaggiare
  • Loukoumi, il dolcetto gelatinoso spolverato di zucchero a velo, portato sull’isola dai greci dell’Asia Minore nell’Ottocento e diventato il prodotto locale. Aromi classici: acqua di rose, mastice di Chio, bergamotto. Alcune fabbriche si possono visitare per vedere la lavorazione nei calderoni di rame.
  • Halvadopita, torrone appiccicoso di miele, zucchero, albume e mandorle, chiuso tra due cialde. E i pastelari, barrette di sesamo con fichi secchi e mandorle.
  • Il formaggio San Michali, stagionato da 4 a 8 mesi, prodotto dal latte di vacche che pascolano sulle erbe aride di Apano Meria; DOP dal 1996. Lo chiamano il parmigiano greco.
  • Salumi aromatizzati con semi di finocchio selvatico, aglio e pepe. Cercare la louza (lombo di maiale stagionato con pepe, pimento, chiodi di garofano e cannella, essiccato all’aria nei soffitti delle macellerie) e lo skordoloukaniko, la salsiccia all’aglio.
  • Kaparosalata, pesto di capperi selvatici di Apano Meria. Da provare anche la maindanosalata, insalata di prezzemolo con limone, cipolla e capperi.
  • Zafferano di roccia, pomodori secchi, olive schiacciate in salamoia con semi di finocchio, miele di timo.
    Piatti da cercare al ristorante: marathopita (torta di finocchio selvatico), atherinopita (piccoli pesci infarinati con menta e prezzemolo, fritti), revithada (zuppa di ceci cotta lentamente nei forni
    tradizionali), kokkinista karavola (lumache al pomodoro e salvia), melomenes melitzanes.
    Dove comprare
  • Avocado Natural Selection: prodotti biologici e tradizionali greci. Akti Ethnikis Antistaseos 10, Ermoupoli.
  • Kostas Prekas e Topon Gefseis Organic Super Market: gastronomie nella zona centrale e del mercato di Ermoupoli.
  • Sklavenitis, Kritikos e AB Vassilopoulos: le catene di supermercati presenti sull’isola.


Escursioni in barca

Escursioni in barca da Kini verso le spiagge del nord-ovest (Grammata, Amerikanos/Gria Spilia, Aetos, Varvarousa, Lia), altrimenti irraggiungibili via terra. Alcuni tour combinano barca e trekking fino alle iscrizioni antiche di Grammata. Operatore locale: Syros Adventures (https://syrosadventures.gr).

Marcella & Antonello

Chi siamo
Marcella è economista e professoressa universitaria; Antonello è architetto. Vivono a Lecce, amano la loro città barocca e bellissima, ma se ne allontanano volentieri quando impegni di lavoro e familiari lo permettono. Tra gli ultimi viaggi: Istanbul con i suoi bazar e moschee, l’Irlanda, percorsa in auto sul lato ovest (da Cork fino a Galway, soggiornando a Killarney e nella contea di Clare) e con mezzi pubblici sul lato est (baia di Dublino); il giro delle capitali scandinave, immergendosi nei musei d’arte del nord; tanta Spagna, con più ritorni a Barcellona e le tappe di Madrid e Siviglia; in Francia la Bretagna e la Normandia, la valle della Loira e l’Aquitania. A Parigi tornano regolarmente: è la città che amano. Si sentono a casa anche ad Amsterdam, a Lisbona e ad Atene. A Londra e Berlino Marcella ritrova pezzi della sua giovinezza, e con Antonello ci è tornata apposta per riviverli insieme.
In Grecia hanno visitato di recente Santorini e Creta. Marcella ha un debole per il Mar Egeo e le Cicladi, Antonello anche per le Ionie.

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1 Commento
Antonella
Antonella
4 giorni fa

Ho viaggiato con voi rapita dalle vostre descrizioni, colte e raffinate, da intenditori del vivere semplicemente e bene. Grazie per le preziose informazioni e non vedo l’ora di partire per quei posti meravigliosi, ricchi di storia ed umanità, che avete saputo cogliere ed apprezzare con grande sensibilità.