di Stefania Grasso –
Il sentiero che collega la frazione di Ferrate a Carcoforo attraversa la suggestiva e storica mulattiera della valle d’Egua nel comune di Alto Sermenza all’interno del sentiero CAI 381. Il percorso dura circa 2 Km lungo un pendio molto dolce e ogni tanto in salita offrendo splendide testimonianze artistiche e naturalistiche.
A tal proposito emerge un’architettura rurale che ospita al suo interno l’antico affresco quattrocentesco con la Madonna incoronata e San Giacomo che indossa le vesti di pellegrino di Compostela.






Questo tipo di pittura murale frammentaria esprime il passaggio tra il gotico alpino e le prime rappresentazioni rinascimentali della Valsesia che si riconduce sia alla Scuola dell’Anonimo di Boccioleto sia alle successive decorazioni presenti nelle varie frazioni. Sulla sinistra il ritratto di Santa Caterina d’Alessandria con la spada con la quale venne decapitata dall’imperatore Massimino e sulla destra Santa Marta icona dell’ospitalità alpina e delle fatiche quotidiane della vita di montagna. Le fotografie dovrebbero dare idea della bellezza di questi tesori nascosti che troppo tardi ho scoperto.
Ho sempre pensato nel mio inquieto vagabondare alla ricerca della pace, sfogando i miei dolori tra le braccia di Madre Natura, che la preghiera all’aperto potesse riportarmi un pò di tranquillità. Alla fine tutto è nelle mani della Natura, la vera e suprema Madre, così misericordiosa con chi la ama ma altrettanto crudele contro coloro che non la rispettano.





E in questo vagabondare nel sentiero che da Ferrate conduce a Carcoforo, grazie alla preziosa compagnia di cari amici, trovo alle porte della bellissima località valsesiana della Val Sermenza una graziosa chiesetta che arreca il cartello Madonna del Gabbio Grande in realtà l’oratorio della Madonna della Neve a quota 1300. Il termine locale “gabbio” indica storicamente un terreno protetto, chiuso e delimitato tra il letto del corso d’acqua (Egua) e il versante della montagna. La leggenda narra che, mentre un gruppo di pastori portava la Madonna a valle, all’improvviso la statua divenne pesante a tal punto come indicare che dovesse fermarsi proprio in quel preciso pascolo. Distrutta in seguito all’alluvione del 1755, la chiesetta venne ricostruita tra il 1758-1759. L’esterno presenta un porticato arricchito da pitture del Contini mentre all’interno vi sono gli affreschi dell’Orgiazzi purtroppo non visibili in quanto la chiesa era chiusa fino alle 18,30 orario di messa feriale. Contini era un importante pittore, restauratore e studioso d’arte originario di Varallo, attivo tra fine 800 e prima metà del 900, direttore anche della Pinacoteca Calderini.






Ferrate ospita la chiesa di Santa Maria Assunta e costituisce il punto di partenza del breve ma stupendo sentiero per Carcoforo. L’affresco della facciata si inserisce perfettamente nel contesto della pittura valsesiana ed è stato restaurato nel 1951. La Vergine Maria assunta compare al centro con lo sguardo verso il cielo e le braccia aperte circondata dagli angeli. A sinistra San Pietro con le chiavi e il libro e a destra San Giuseppe con Gesù Bambino. Lo stile pittorico richiama il barocco alpino del 1600 anche se con il rifacimento del 1951 spiccano le tonalità pastello molto calde (i gialli accesi, l’oro e i rosa dello sfondo) unite al panneggio morbido della veste della Vergine che dimostrano l’influenza della pittura sacra italiana della prima metà del Novecento. L’autore purtroppo resta anonimo. Molto spesso le comunità montane della Valsesia ingaggiavano pittori o botteghe itineranti provenienti da Varallo o dalle valli biellesi e novaresi per decorare le facciate delle chiese e non si sapeva quasi mai il nome dell’artista