In viaggio prima di Internet

di Eno Santecchia
In Dalmazia
Isidoro, dal greco antico significa “dono di Iside”, il protagonista di questa avventura, nacque a Zara (oggi Zadar) nel 1935, quand’era italiana.
Fondata nel IX secolo a. C. dalla tribù illirica dei Liburni, divenne colonia romana, e poi dal 1202 al 1797, per 595 anni, veneziana. Dal 1920 al 1947 fu Provincia italiana.

Da piccolo con la famiglia è scampato agli orrori, alle bombe ed alle privazioni dell’ultima guerra. Cresciuto, trovato lavoro e l’amore è diventato anche un buon viaggiatore, come vedremo meglio. Dopo le sofferte vicissitudini durante il periodo bellico, le sue esperienze di viaggio, pur frammentarie, sono anche un mini-reportage. Infatti, negli anni ha affinato dei metodi che gli hanno consentito di passare con successo dalla fase di semplice turista a quella di viaggiatore.


zadar

La sua famiglia viveva in calle del Teatro Vecchio, a lato del municipio di Zara. Era all’ultimo piano e ricorda ancora le due canne fumarie del riscaldamento del vicino teatro.  Piazza del Popolo si chiamava piazza del Signore. La sponda ovest di quella penisola era chiamata Riva Nuova, quella est Riva Vecchia. Da bambino biciclette non ce n’erano, non restava che sgambettare; le auto le possedevano solo i notabili, il podestà e i gerarchi. Il padre lavorava alla manifattura dei tabacchi. Il nostro bambino frequentava la scuola elementare “Antonio Cippico”, uno storico edificio dedicato all’intellettuale e irredentista zaratino.

Tra le ore 11:30 e le 12:00 di martedì 2 novembre 1943 gli Alleati bombardarono il centro storico di Zara, ci furono morti, feriti e restarono danneggiate molte abitazioni della Riva Nuova.

Dopo altri ripetuti bombardamenti quasi tutti gli italiani fuggirono nella Penisola con le navi e i battelli che trovarono. Dopo la fine della guerra, gli stessi che erano riparati in Italia emigrarono in Canada, Australia, America del Nord, Venezuela e Argentina. Perché la nostra patria era distrutta e non offriva posti di lavoro: bisognava rifarsi una vita, loro scelsero di emigrare.

All’epoca Josip Broz Tito (1892-1980) era un maturo capo partigiano e rivendicava come suoi quei territori.

Nel complesso Isidoro conserva un ottimo ricordo di Zara, bella città dove ho soggiornato con piacere alcuni giorni nel luglio 2026.


Profugo

Nel 1943 la sua famiglia riparò a Venezia con una nave, il padre era un tecnico e trovò lavoro in una manifattura tabacchi veneziana. In questo passaggio il nostro bambino non subì un trauma linguistico perché il dialetto zaratino era simile a quello veneziano.

A Venezia Isidoro aveva otto anni e ricorda di avere trascorso più ore nei rifugi antiaerei che a scuola: ogni volta che un aereo passava nei paraggi suonavano le sirene d’allarme, ma sostiene che la città lagunare non fu bombardata.

Alloggiavano in una casa in Fondamenta Corner Zaguri, vicina alla Prefettura.  Furono considerati profughi dall’Istria e dalla Dalmazia, l’ufficio alloggi assegnò loro un’abitazione requisita ad una nobile russa.

Quella famiglia restò a Venezia fino al 1946, poi il padre decise di trasferirsi a Bologna, città che ricorda molto colpita dalle bombe. Andarono in coabitazione: chi aveva una casa sufficientemente ampia affittava due-tre stanze.

Isidoro studiò alle scuole medie nel collegio di San Luigi dei padri Barnabiti. All’epoca gli insegnanti civili e religiosi erano molto severi e in tutte le scuole si praticavano le punizioni corporali. Frequentò l’Istituto Tecnico Commerciale; l’aspirazione massima dei giovani dell’epoca era il posto fisso.


Nel mondo della finanza

Trovò impiego nell’ufficio titoli di una banca, in seguito confluita in Unicredit. Lavorare in banca era gratificante anche perché era un impiego meglio pagato.



Si occupava di azioni, obbligazioni e certificati; i fondi e l’uso dei computer fecero la loro comparsa verso la fine degli anni Ottanta del Novecento.

Ha lavorato per tanti anni nella finanza e ha visto passare anche molte “crisi”. Negli investimenti finanziari il rischio era insito anche allora, però meno frequente di oggi che i computer e Internet ha reso il tutto frenetico. Ritiene che i piccoli risparmiatori-investitori debbano accontentarsi dei consigli dei consulenti finanziari e in pratica guadagnano solo le briciole.


In viaggio

Le motivazioni che l’hanno stimolato a viaggiare sono: voleva scoprire come vivevano le comunità umane all’estero e conoscere altre realtà. Nel tempo libero ha viaggiato per piacere in: Europa, America, Russia (fine anni Settanta), Cina e India, comprese dodici crociere, anche in nord Europa.

Dopo la seconda crociera, invece di compiere le escursioni a terra organizzate dalla compagnia di navigazione, noleggiava un taxi per 3-4 ore e si faceva condurre nei luoghi più caratteristici e interessanti. Ci si può fermare nei siti tutto il tempo che si desidera: si vede e ci si diverte di più e si spende di meno. Con questo metodo a Barcellona ad es. ha visitato la Sagrada Famiglia in tutta comodità.

Negli Stati Uniti esisteva l’associazione studentesca “Ymca”, per telefono lui prenotava uno studente disposto a fargli da guida con compenso giornaliero. Nell’aprile del 2025, al Cairo, ho avuto con me uno studente del Dipartimento di Italianistica dell’Università di Helwan.

Con questo metodo Isidoro riuscì a visitare luoghi fuori dagli ordinari itinerari turistici, avendo un risparmio notevole per i ristoranti e l’acquisto dei souvenir. Lo applicò anche in Inghilterra, in Cina e in Croazia (all’epoca Jugoslavia). In Croazia il giovane se lo trovava il mattino in attesa nella hall dell’hotel dove alloggiava. Con una persona del luogo spostarsi in autobus o in metropolitana non si commettono errori nello scegliere la linea o scendere nella corretta fermata.

Visitò Parigi 6-7 volte dove ricorda una cena di Capodanno al Lido, un cabaret concorrente del Moulin Rouge. Partiva la sera da Bologna in vagone letto e alle ore 7:30 del mattino si trovava alla Gare de Lyon.

Viaggiare a Londra lo ricorda come “un tuffo nel passato” per i negozi e lo stile di vita dei britannici: si nota ovunque che hanno avuto un grande impero coloniale. In India ha notato ancora l’organizzazione e l’impronta amministrativa britannica, nonostante i decenni trascorsi dall’indipendenza.

Quando si recò a Vienna notò che i biglietti degli autobus erano a tratte, se non le si conoscevano era facile sbagliarsi.

A Monaco di Baviera partecipò ad una Oktoberfest e notò che gli italiani, a volte, alzavano troppo il gomito e disturbavano, così venivano messi alla porta dagli addetti alla sicurezza.

D’inverno, si è recò due-tre volte l’anno, quand’era presidente Zine El-Abidine Ben Ali (1987-2011), nel centro nord della vicina Tunisia, dove si poteva godere di un clima mite.

In oriente

In India, negli anni Ottanta e poi nei primi anni Duemila visitò Nuova Delhi e Benares. Un po’ ovunque notò dei ragazzini di buona famiglia che si affiancavano ai turisti nel giro di negozi e mercati: volevano solo apprendere qualche parola d’italiano e di altre lingue. Anche ad Istanbul i ragazzini volevano imparare.

In barca a remi sul Gange visse un’esperienza indimenticabile: nel silenzio si udiva solo lo sciacquio dei remi e il suono dei cimbali provenienti dalle rive … dove ardevano le pire. All’epoca, a causa della scarsità di legna da ardere, le pire erano molto costose e le famiglie s’indebitavano per onorare i loro defunti. Su quella specifica escursione fluviale desidero non scendere in ulteriori dettagli.

Notò che le motocarrozzette tuk-tuk, agili ad infilarsi nel pauroso traffico, erano state riparate con ricambi di marche diverse.

Sempre in quel subcontinente, a causa della grande escursione termica causata dall’aria condizionata come si dice a palla, al rientro in hotel da qualche escursione erano forniti dei maglioni!

Nonostante facesse parte di un viaggio organizzato, un anziano, con la lunga barba, conducente di risciò, si mise a sua disposizione. Ma poté farlo lavorare solo l’ultimo giorno, quando ebbe una mezza giornata libera.

Il velocipede fu investito da una tempesta di sabbia, ma l’uomo seguitò a pedalare imperturbabile e instancabile. L’uomo si era così affezionato che seguì persino il pullman che lo conduceva all’aeroporto … continuando a ringraziare.

Ritiene la Cina una “contraddizione vivente”: da un lato la modernità estrema, dietro l’angolo si può trovare la Cina dei secoli passati dove il tempo sembra si sia fermato.

Ci si recò due volte, prenotando solo volo e primo hotel (dal 1956 al 1980); nel primo tour classico girò 10-12 città, il secondo trascorse 20 gg solo a Pechino con la moglie, senza assistenza. Gli hotel gli sembrarono progettati tutti dallo stesso architetto.

Per recarsi a compiere qualche visita mostrava il nome della destinazione in mandarino, che gli avevano annotato in hotel: i tassisti non conoscevano altre lingue … ma annuivano sempre! Ciò è successo anche a me con l’arabo in Medio Oriente.

All’acquisto di un oggetto si formavano due gruppetti di persone: uno tifava per il venditore, l’altro per l’acquirente. Le due fazioni scommettevano su chi la spuntasse … la trattativa poteva durare a lungo.

Da un hotel di Pechino fu testimone di un fatto non certo comune. Dalle ore 8:00 di mattino alle 8:00 di sera vide nascere dal nulla un giardino … andiamo a vedere.

Nei pressi dell’hotel c’era un campetto incolto, un giorno arrivò un “battaglione” dell’esercito (immagino del Genio), spianò il terreno poi piantò alberi non piccoli, cespugli e siepi. Alla fine, il giardino era completo di un bel tappeto erboso verde. Vide anche costruire tratti di autostrada con soli piccone e badile da persone che avevano necessità di lavorare … un cantiere sociale.

Nella metropolitana della capitale sovietica, all’epoca di Leonid Brežnev (1964-1982) c’era una cassettina di legno dove si mettevano le monete per pagare il biglietto … si prendeva il resto da soli. Alcune stazioni erano molto belle: lampadari, statue, mosaici, opere d’arte. Dice l’intervistato: “I (nuovi) zar volevano stupire gli stranieri con quella magnificenza”. Si diceva che anche durante la seconda guerra mondiale la costruzione e la decorazione del metrò non s’interruppero.

L’amore trovato e … ritrovato

Conobbe la bella Elisabetta della quale conserva un pregevole ritratto fotografico. Forse anche per il taglio corto dei capelli allora in voga, secondo me somigliava un po’ alla cantante Wilma Goich. Ironia della sorte anche la famiglia di quella cantante proveniva da Zara!

Dopo il matrimonio Elisabetta lo seguiva volentieri nei viaggi, partecipava e si divertiva, non brontolava, come può accadere, anche se si condividono le scelte. In altre parole: non è facile avere un’eccellente compagnia in viaggio.

Trascorse 54 anni insieme alla consorte e soffrì molto per la sua scomparsa. Dopo qualche tempo, per caso ad un concerto, incontrò la fidanzatina di quando aveva 17 anni che non aveva più rivista per 60 anni. Era rimasta vedova anche lei, così si rimisero insieme.

Sin dagli anni Cinquanta fino all’avvento del digitale, Isidoro è stato appassionato di fotografia analogica. La sua prima piccola fotocamera fu una Elvo Maf Ferrania in bachelite (l’antenata della plastica). Isidoro aveva creato 18.000 diapositive, per un periodo erano più economiche della stampa. Impacchettate per un trasloco, andarono perse a causa di un disguido.

Oggi, il nostro protagonista ritiene che i pericoli più gravi siano una guerra nucleare, il decadimento dei valori, le enormi diseguaglianze, ecc. Dice: “Il mondo del Novecento si è disfatto”.

Abbiamo visto come, prima dell’avvento di Internet, degli smartphone e delle onnipotenti App, in viaggio ci si arrangiava bene, con minore stress.

Recentemente Isidoro è riuscito a rimettere in funzione un piccolo orologio a cucù fermo da dieci anni. Ciò mi ha ricordato il capitolo 11 “L’orologiaio di Ataba” del mio ultimo libro “Oltre l’orizzonte. Varia umanità tra incontri e viaggi”, quando l’orologiaio Ashod Papazian riuscì a rimettere in funzione, dopo 167 anni, il grande orologio regalato, nel 1831, dal re di Francia Luigi Filippo al pascià Mohamed Alì.

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