{"id":1203,"date":"2016-11-29T18:48:37","date_gmt":"2016-11-29T17:48:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.markos.it\/viaggi\/?p=1203"},"modified":"2016-11-29T18:48:37","modified_gmt":"2016-11-29T17:48:37","slug":"sikkim-buthan-mountainbike","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/sikkim-buthan-mountainbike\/","title":{"rendered":"Sikkim e Buthan in mountainbike"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"mailto:marco_scattolon@yahoo.it\">di Marco Scattolon<\/a>\u00a0&#8211;<br \/>\n Eccoci ancora pronti a partire con i nostri \u201cbagagli\u201d <br \/>\n (http:\/\/digilander.libero.it\/markska2000): <br \/>\n i soliti due zainetti-bagaglio a mano. Questa volta abbiamo in pi\u00f9 due biciclette da portare in viaggio con noi, montate e impachettate per farle rientrare nelle dimensioni richieste dal bagaglio ordinario. In Bhutan non esistono mountain-bike. Per organizzare il nostro viaggio ci sono voluti mesi di preparativi e di allenamento. Abbiamo dovuto pensare a tutto quello che poteva servirci nel tragitto, considerando che avremmo avuto poco aiuto nel caso di imprevisti. Altra grande difficolt\u00e0 \u00e8 stato convincere i bhutanesi a lasciare a noi l\u2019organizzazione dell\u2019itinerario, completamente fuori da ogni loro schema. <!--more--> Il nostro progetto \u00e8 quello di viaggiare in bicicletta, dormire in abitazioni locali e stare a contatto con la gente del posto. Tutte cose difficili da capire per un bhutanese; i 4000 turisti annui che visitano il Bhutan sono per lo pi\u00f9 ricchi, anziani e si spostano in comitive soggiornando in hotel di lusso.<\/p>\n<p>\n 22\/02. Siamo partiti da Venezia alle 6:45 e via Zurigo arriviamo a Delhi il 23 alle 00:10.<br \/>\n Avevamo letto sulla guida Lonely Planet che : \u201cl\u2019arrivo a Delhi \u00e8 un vero e proprio assalto ai cinque sensi, che intimidisce tutti quelli che giungono in questa citt\u00e0\u2026..\u201d Siamo dunque preparati al peggio. Prima di buttarci nella mischia controlliamo che tutto sia al suo posto: carte di credito, passaporti e contanti opportunamente nascosti e divisi tra tasche sotto la camicia e marsupio. Afferriamo gli zaini e le scatole con le biciclette e \u201ccoraggiosamente\u201d usciamo, pronti a dribblare tra la folla per evitare il temuto attacco\u2026. Invece, sar\u00e0 perch\u00e9 siamo fortunati o che siamo abituati a viaggiare in Asia, l\u2019aeroporto della capitale ci sembra come tanti altri, anzi, con meno procacciatori d\u2019affari del solito. Dopo poco pi\u00f9 di 10 minuti siamo fuori dall\u2019aeroporto, dopo aver recuperato le nostre bici ed aver spiegato ai doganieri perplessi qual \u00e8 il nostro progetto. Ci \u00e8 venuto a prendere un tassista che ci ha portato all\u2019 hotel Namaskar (Namaskarhotel@yahoo.com). Il traffico per la citt\u00e0 \u00e8 ancora molto intenso, nonostante sia oramai mezzanotte passata e con le bici legate in qualche modo nel bagagliaio posteriore del taxi, arriviamo in hotel verso le due. La stanza che scegliamo \u00e8 ovviamente la \u201csuite de luxe\u201d, per 400Rs (8 Euro): almeno questa ha delle finestre, un bagno con un microlavandino impraticabile e acqua calda a secchi. Dalla strada arrivano per tutta la notte i soliti latrati dei cani randagi e rumori di ogni genere.<\/p>\n<p>23\/02. Sveglia alle 8:00. Il proprietario dell\u2019 hotel appena ci vede tenta , come previsto, di proporci il tour del Rajasthan, 15 giorni tutto compreso oppure un tour in cammello nel deserto e ci fa vedere album di foto con turisti dall\u2019aria soddisfatta. Non serve a nulla dirgli che vogliamo andare in Sikkim e che abbiamo gi\u00e0 i voli prenotati. Ci vuole almeno mezzora per scrollarselo di dosso , anche se sappiamo che al nostro rientro ricomincer\u00e0 a proporci altri itinerari. Finalmente fuori in strada! Siamo nel centro di Delhi, nel quartiere di Paharganj. E\u2019 presto, i negozi sono ancora chiusi e regna una calma apparente, lungo la strada solo mucche sacre. E\u2019 domenica e preferiamo visitare i monumenti della citt\u00e0, perci\u00f2 contrattiamo per salire su un autorisci\u00f2 che ci porta alla moschea di Jama Masjid. Questa moschea \u00e8 la pi\u00f9 grande di Delhi e la pi\u00f9 importante della zona, qua i mussulmani pregano il venerd\u00ec riempiendo il grande cortile dell\u2019edificio.<br \/>\n Sempre in autorisci\u00f2 andiamo a visitare il complesso del Qutb Minar, 15 km a sud della capitale, esempio di architettura afghana dove domina la torre alta 73 metri e la prima moschea costruita in India. Lungo la strada ci siamo fermati al Gandhi Memorial e al Parlamento. Rientriamo nel nostro quartiere che nel frattempo ha cambiato completamente aspetto: i negozi hanno aperto e in ogni angolo ci sono \u201cvenditori di tutto\u201d, guide improvvisate, risci\u00f2 a pedali e a motore che dribblando cercano di evitare la folla che riempie le strade, formando un autentico groviglio umano. Abbiamo fatto bene a lasciare, per ora, le bici in camera. Anche qui come in Nepal per sopravvivere al traffico sono necessarie tre cose: un buon clacson, buoni freni, e\u2026buona fortuna. Le mucche sono le uniche che camminano tranquille, non curanti degli sforzi fatti per evitare di investirle. Moto, risci\u00f2, biciclette e mezzi di ogni genere si incrociano strombazzando per segnalare la propria presenza. Per riuscire a sopravvivere, dopo l\u2019impatto iniziale, ci vuole un po\u2019 di tempo. Quando si cammina, l\u2019importante \u00e8 seguire il flusso, evitando movimenti bruschi e fermate improvvise. Se si vuole attraversare una strada \u00e8 buona regola imitare gli altri. Le immondizie della strada vengono continuamente spostate dai lati al centro per essere poi riportate nuovamente davanti ai negozi al passaggio del traffico.<\/p>\n<p>\n 24\/02. Giornata dedicata alla visita di Old Delhi, dove andiamo a piedi partendo dal nostro hotel. La citt\u00e0 vecchia si estende in un groviglio di viuzze a ovest del Red Fort. La via principale \u00e8 Chandni Chowk da cui partono infinite stradine piene di negozi di ogni genere, suddivise in zone a seconda della merce venduta. I gusti, gli odori e l\u2019atmosfera che si respira sono sicuramente un\u2019 esperienza indimenticabile. In qualunque momento della giornata c\u2019\u00e8 chi fa bollire, friggere o arrostire qualcosa da mangiare per attirare i passanti. Le strade sono vive, piene di gente e di musica. E\u2019 quasi inutile cercare di orientarsi ed \u00e8 naturale perdersi, attirati dalla variet\u00e0 delle merci in vendita, compresi i barbieri, i pulisciorecchie, calzolai e dentisti che in strada espongono e \u201criparano\u201d denti e dentiere.<\/p>\n<p>\n 25\/02. Affittata una macchina con autista andiamo a visitare Agra, a 204 km da Delhi e circa 4-5 ore di macchina. Evitato il proprietario dell\u2019 hotel, usciamo quasi furtivamente in strada alle 6 del mattino, non riusciamo invece ad evitare un altro venditore di tour del Rajasthan che a tutti i costi vuole farci salire sul suo autobus. Dopo pi\u00f9 di mezz\u2019ora arriva finalmente il nostro autista che non smentisce la consuetudine asiatica di considerare il tempo come qualcosa di poco importante. <br \/>\n Visitiamo il Taj Mahal, mausoleo Moghul che viene descritto come il pi\u00f9 stravagante monumento eretto per amore e divenuto il simbolo turistico dell\u2019India. Sotto l\u2019enorme cupola si trova la tomba della seconda moglie dell\u2019imperatore, il quale fece erigere questo monumento in marmo bianco finemente lavorato per ricordare la propria amata prematuramente scomparsa. La visita continua con il Forte di Agra, costruzione di arenaria rossa del 16\u00b0 secolo, prima struttura militare, poi palazzo e infine prigione dell\u2019imperatore.<\/p>\n<p>\n 26\/02. Non senza un certo coraggio, attraversiamo da soli una trafficata strada del centro di Delhi e assaliti da guide improvvisate e venditori di biglietti aerei, riusciamo ad arrivare indenni a Connaught Place, vasta rotatoria delimitata da una serie di edifici che rappresenta il centro commerciale della citt\u00e0. La nostra intenzione \u00e8 quella di visitare l\u2019emporio di stato e i vari mercatini. Non riusciamo per\u00f2 ad evitare, anche se consapevoli del pericolo, un lustrascarpe che, con una azione fulminea, riesce a lanciare sulle nostre scarpe della cacca per poi innocentemente proporsi per pulirle. Quando dietro di noi ci sentiamo dire :\u201d sir, you have something on the shoes\u201d \u00e8 oramai troppo tardi, la scarpa \u00e8 coperta di merda. Pensiamo che sia meglio mandarlo via e pulirci in qualche modo, altrimenti altri potrebbero seguire il suo esempio; con le scarpe troppo pulite siamo un vistoso obiettivo per altri lanci. <br \/>\n Comunque, cacca a parte, ormai ci siamo abituati e ci muoviamo quasi tranquillamente in mezzo alla gente evitando senza troppe difficolt\u00e0 i venditori e i procacciatori d&#8217;affari. Ci troviamo a nostro agio in questo disordine che ci sembra quasi normale.<\/p>\n<p>\n 27\/02. Alle 7.30 con un taxi pre-pagato e con le bici legate in qualche modo sul portapacchi arriviamo all&#8217;aeroporto terminal-1 voli domestici. Non c&#8217;\u00e8 modo di evitare i facchini improvvisati che si impossessano velocemente dei bagagli e che tu voglia o no ti accompagnano al check-in. Il volo parte in orario alle 10:10 , la compagnia aerea \u00e8 la ottima Jetairways (avevamo gi\u00e0 preso i biglietti in Italia con disappunto del proprietario dell&#8217;hotel che tra le altre cose possiede un ticketing-office). <br \/>\n Arriviamo a Bagdogra alle 12.05 e ci viene a prendere Luis (Bhutan Tourism Services slg_jyotirai@sancharnet.in ) che ci accompagner\u00e0 nel nostro viaggio in Sikkim. Ci accoglie con un &#8220;namaste&#8221; regalandoci due sciarpe tibetane di benvenuto ( di cui ormai abbiamo una discreta collezione ) e ci sentiamo gi\u00e0 a nostro agio. Luis \u00e8 una persona con una grande cultura e conosce ( cosa abbastanza rara da queste parti ) molte cose del nostro paese. Con il suo aiuto riusciremo finalmente a capire qualcosa di pi\u00f9 del buddismo e della sua complessa filosofia. All&#8217;aeroporto riempiono il nostro passaporto di timbri e timbrini ( alla fine del viaggio avremo consumato 5 pagine ). Gli indiani hanno una passione per la burocrazia , per le carte e per le ricevute; non perdono mai occasione per compilare moduli che nessuno legger\u00e0 mai e che non servono assolutamente a niente. <br \/>\n In jeep partiamo per Ganktok capitale del Sikkim, 110 Km in circa 5 ore. Il Sikkim, regione a statuto autonomo dell&#8217;India, \u00e8 stato indipendente fino al 1975. Per entrare in Sikkim \u00e8 necessario un permesso ( facile da ottenere ) in cui vanno indicate tutte le tappe del viaggio . Prima di arrivare al confine attraversiamo una parte del West-Bengala, regione che rappresenta esattamente l\u2019idea nostra dell\u2019India. La strada \u00e8 una sottile striscia d\u2019asfalto con due fasce sterrate ai lati; camion che strombazzano e gente che corre indaffarata. Tutti trasportano tutto, dalla legna alle banane e spingono ogni sorta di carretti nel solito disordine. Le donne si notano per i loro colorati sari, al contrario degli uomini che portano camicie di tipo occidentale abbinate a quello che capita. Al check-point di confine tra West-Bengala e Sikkim ci aspettano altri moduli da compilare e altri timbri. La strada \u00e8 sconnessa, a strapiombo e da brivido, specie quando si incrociano i camion che guidano come dei matti e pi\u00f9 di una volta rischiamo l&#8217;incidente. Durante la stagione dei monsoni che inizia in maggio, le strade franano e nel periodo secco vengono ricostruite ogni anno. Poi la neve nei mesi successivi fa il resto. Il Sikkim \u00e8 molto diverso dall&#8217;India vera e propria, pi\u00f9 simile a certe parti del Nepal e ha come religione principale il buddismo. Il confine con il Nepal \u00e8 vicinissimo (70 Km) e ci sono moltissimi emigrati, tanto che la lingua principale \u00e8 proprio il nepalese. Ci sono anche molti profughi tibetani e campi di rifugiati in tutto il paese. La tentazione di attraversare il confine per raggiungere Kathmandu \u00e8 forte; il nostro amico Ram ci ha invitati molte volte ma sappiamo che la situazione nel paese non \u00e8 ancora sicura e poi non abbiamo tempo.<br \/>\n Gangtok, la capitale del Sikkim, non \u00e8 un gran che: \u00e8 costituita da un groviglio di palazzoni costruiti senza un piano regolatore. Ci sistemiamo in hotel (Hotel Anola) che \u00e8 completamente vuoto, in citt\u00e0 non ci sono altri turisti. Questa perfetta solitudine ci accompagner\u00e0 per tutto il viaggio in Sikkim, con hotel e ristoranti aperti solo per noi. Facciamo un giro per Gangtok e notiamo che i negozianti non sono stranamente interessati a noi, riusciamo a camminare senza difficolt\u00e0, senza che nessuno ci fermi per venderci o proporci qualcosa. Luis ci spiega che il Sikkim \u00e8 molto ricco grazie alle grandi sovvenzioni statali e quindi il livello di vita medio \u00e8 buono rispetto ai paesi confinanti. Mangiamo nel ristorante dell&#8217; hotel che ha aperto per noi ed \u00e8 completamente al buio fino al nostro arrivo. Ci presentano un men\u00f9 ricchissimo per poi scoprire che, come \u00e8 logico dal momento che siamo gli unici avventori, hanno solo due o tre cose: riso, riso con verdure, riso con carne e chapati. L&#8217;attesa \u00e8 infinita, come sempre in India, e per pagare siamo costretti ad aspettare a lungo perch\u00e9 il proprietario deve preparare una ricevuta e non ha il resto. Risaliti in camera montiamo le bici (3 ore) e dato che l&#8217;hotel \u00e8 vuoto danno una camera gratis anche alle bici.<\/p>\n<p>\n 28\/02. Oggi iniziamo il nostro viaggio in bici. Con partenza alle 8:00 andiamo al monastero di Rumtek, residenza del Karmapa, capo dell&#8217;ordine dei berretti neri. Il complesso monastico \u00e8 la copia del monastero tibetano di Tsurphu che abbiamo visitato l&#8217;anno scorso in Tibet. A differenza di quello che potrebbe sembrare c&#8217;\u00e8 una forte lotta per la successione tra i vari ordini religiosi e all&#8217;interno dello stesso ordine; l&#8217;attuale karmapa da molti viene considerato un impostore. La reincarnazione precedente \u00e8 infatti morta nel 1981 in circostanze misteriose e ha lasciato un testamento che forse \u00e8 stato contraffatto. Alcuni soldati circondano il monastero per controllare la situazione.<br \/>\n Il 3 di marzo ci sar\u00e0 il capodanno tibetano, il Losar, e fervono i preparativi. Ovunque ci sono monaci in preghiera e all\u2019interno del monastero sono presenti doni di ogni genere. Lungo la strada i bambini ci vengono incontro incuriositi dalle bici e la gente \u00e8 meravigliata: ci sentiamo osservati come se fossimo degli UFO! E pensare che, per non spaventare troppo i locali, abbiamo cercato di evitare l\u2019abbigliamento appariscente, anche se comodo, che normalmente usano i ciclisti, rinunciando anche al casco. Le uniche cose che abbiamo deciso di portarci sono i guanti e i pantaloncini protettivi.<br \/>\n Lasciato il monastero visitiamo il Namgyal Institute Of Tibetology, centro di cultura tibetana e il monastero Do-Drul Gompa, sulla collina sopra Gangtok. Qui abbiamo la fortuna di incontrare la 12a reincarnazione del Guru Rimpoche (fondatore del Tibet e del Bhutan) che \u00e8 in visita al monastero. Siamo per\u00f2 impuri e per assistere alla sua cerimonia dobbiamo aspettare la benedizione. Ci versano in mano del liquido giallo (cosa sar\u00e0??) che con la mano destra dobbiamo passarci sulla fronte e sulla testa (in realt\u00e0 dovremmo berlo ma non \u00e8 il caso!!). Inizia la celebrazione: i primi 10 minuti sono anche piacevoli e interessanti ma poi tutto si ripete sempre uguale, almeno per noi. Cerchiamo di trovare il modo di uscire (in tutto durer\u00e0 5 ore) senza offendere i presenti. Finalmente fuori! Di nuovo in sella per il monastero Enchey Gompa, posto su una collina vicino a Gangtok e la scuola professionale. Il governo paga il corso di studi di 3 anni ai bambini scolasticamente poco dotati e d\u00e0 un contributo di 800 rupie (16 euro) alle famiglie che hanno un figlio a scuola. In questo modo si evita che i genitori mandino a lavorare nei campi i figli senza farli studiare.<\/p>\n<p> 01\/03 Ore 8:00 si parte per il Phodong Monastery, 40 Km a nord di Gangtok. Arrivati al monastero i monaci ci invitano a mangiare con loro riso e interiora e siamo costretti ad accettare per non offenderli; nel piatto anche pezzi del sacco di iuta, sassolini ed altre cose non identificate. Proseguiamo per 4 Km fino al monastero di Labrang dove troviamo molti monaci-bambini che ci chiedono palle da cricket. Il cricket (sport di cui non conosciamo neanche le regole) \u00e8 lo sport nazionale indiano, retaggio della colonizzazione inglese. Il tifo \u00e8 simile al quello per il calcio in Italia. Tra l&#8217;altro in questi giorni ci sono i campionati mondiali di cricket in Sudafrica e l&#8217;India ha vinto la semifinale (si festeggia con canti e fuochi d&#8217;artificio: impossibile addormentarsi, o meglio lui ha dormito come un sasso e lei \u00e8 rimasta sveglia tutta la notte). Al rientro facciamo una breve deviazione per il Phensong Monastery dove troviamo i monaci in festa per i preparativi del capodanno tibetano. Sono tutti molto cordiali e felici di vederci. <\/p>\n<p> 02\/03. Ore 6:00 partenza per Pemayangtse, 112 Km in circa 10 ore. Visita del Pemayangtse Monastery. Arriviamo che \u00e8 ormai sera a Pelling, paese costituito solo da hotel (tipo Nagarkot in Nepal). Da qui si ha una spendida vista sul Kangchendzonga, terza vetta pi\u00f9 alta del mondo (8598 mt). Troviamo il solito hotel vuoto (Hotel Norbughang) e ci accolgono con le sciarpette di benvenuto. Visitiamo anche il poverissimo monastero di Sangachoeling, situato in una collina sopra il paese. Anche qui i monasteri sopravvivono grazie alle offerte dei fedeli e in particolare delle donazioni fatte dagli occidentali. Di conseguenza da una parte alcuni edifici religiosi, frequentati magari da Madonna e Richard Gere, vengono continuamente restaurati, e dall\u2019altra altri edifici pi\u00f9 antichi e belli come questo di Sangachoeling cadono in rovina. Dopo cena e usando una torcia cerchiamo di fare un giro per il paese, ma \u00e8 troppo buio e rischiamo di perderci. Decidiamo quindi di rientrare in Hotel. <\/p>\n<p> 03\/03. Capodanno tibetano. Sveglia alle 5.30 per vedere il sorgere del sole sul Kangchendzonga, anche se siamo piuttosto pessimisti dopo l&#8217;esperienza di Nagarkot in Nepal, e invece stranamente il cielo \u00e8 sereno e la vista \u00e8 piuttosto buona. Proseguiamo per Yoksum passando per Khecheopari Lake. Lungo la strada incontriamo sempre molti bambini i quali fanno a gara per salire sulla bici e Marco ha il suo da fare per accontentare tutti. La gente ci saluta e rimaniamo senza fiato a forza di rispondere con hallo e namaste. L\u2019ideale sarebbe correre senza mani sul manubrio per poter rispondere ai continui saluti congiungendo le mani. Una signora per\u00f2 si spaventa e scappa urlando terrorizzata dalla nostra presenza, tanto che ci dobbiamo allontanare in fretta. Il lago sacro di Khecheopari \u00e8 circondato da bandiere di preghiera ed \u00e8 molto suggestivo. Nel tardo pomeriggio arriviamo a Yoksum che \u00e8 stata la prima capitale del Sikkim, dove il primo re venne consacrato nel 1641 D.C. da 3 Lama illuminati. Dormiamo nell&#8217; Hotel Tashigang, un grandissimo e vuoto edificio sulla sommit\u00e0 della collina di Yoksum. Poche case e uno splendido panorama sul Kangchendzonga. Ci dicono che nei boschi dietro al villaggio vive addirittura lo Yeti. Di sera ci offrono la birra tibetana (chang) in contenitori naturali fatti di legno con una cannuccia di bamb\u00f9 pi\u00f9 alta di noi e berla diventa davvero difficile, soprattutto per Silvia che ha la cannuccia pi\u00f9 alta. Oltretutto il cameriere \u00e8 imbranatissimo e ci rovescia il te addosso. <\/p>\n<p> 04\/03. Visitiamo il Dubdi Monastery, primo monastero del Sikkim situato su una collina vicino a Yoksum e poi trascorriamo il resto della giornata a riposarci delle pedalate dei giorni precedenti in perfetto relax, anche se non rinunciamo ad un giro con la bici per il villaggio. In tutta l\u2019India oramai il modo pi\u00f9 comodo per comunicare con l\u2019estero \u00e8 spedire email dai numerosissimi punti internet disseminati in tutto il paese. I telefoni con linea internazionale invece sono ancora rari e la qualit\u00e0 del servizio \u00e8 pessima. Anche nel villaggio sperduto di Yoksum \u00e8 possibile inviare email; basta rivolgersi alla maestra del paese che gentilmente ci apre la scuola. Con nostro stupore ci troviamo di fronte ad una stanza con modernissimi computer, tutti connessi alla rete internet. Di sera ci invitano a mangiare in un ristorantino locale. L&#8217;unico problema \u00e8 che per arrivarci dobbiamo usare la torcia perch\u00e9 \u00e8 buio pesto e siamo inseguiti dai molti cani randagi.<\/p>\n<p> 05\/03. In jeep proseguiamo per Kalimpong, 125 Km 6 ore. Lungo la strada visitiamo il monastero di Tashiding sulla cima di una collina fatta a forma di cuore con la vista del sacro monte Kangchendzonga. Superiamo il confine tra West Bengala e Sikkim previo timbro di uscita e siamo di nuovo in India. A Kalimpong andiamo al mercato del mercoled\u00ec, dove si incontrano tutti gli abitanti della regione. Visitiamo il chorten Thong-Wa-Rang-To e il Zangdog Pelri Phobrang Monastery. Pernottiamo all\u2019 Hotel Park.<\/p>\n<p> 06\/03. Ore 6 partenza per Phuentsholing, citt\u00e0 di frontiera tra Bhutan e India. Ci vogliono circa 4-5 ore di macchina. Lungo la strada foriamo ma non \u00e8 un problema. Montata la ruota di scorta, ci fermiamo dopo qualche chilometro al primo villaggio per riparare il foro. In India l\u2019inventiva \u00e8 tale che con un po\u2019 di gomma e del fuoco riescono a riparare qualunque foratura in poco tempo. <br \/>\n Riprendiamo il cammino e lungo la strada ci fermiamo in una delle tante piantagioni di t\u00e8. Il raccolto viene fatto prevalentemente da sole donne che camminando tra le grandi distese di cespugli di t\u00e8, selezionano le foglie migliori. Il maggior pericolo in questo lavoro \u00e8 rappresentato dai serpenti velenosi come il cobra reale, il crotalo, il pitone e le vipere volanti. Le lavoratrici non sembrano particolarmente preoccupate perch\u00e9 dicono che \u00e8 abbastanza raro essere morsi, tanto che ci invitano a raggiungerle in mezzo alla vegetazione. La sensazione \u00e8 quella di trovarci in un film tipo \u201cVia col vento\u201d tra le piantagioni di cotone. Siamo in Assam e la lingua parlata da queste parti \u00e8 completamente diversa da quella della regione di Darjeeling, Luis fa non poca fatica a farsi capire. Questa regione dell\u2019India, a causa di scontri tra le etnie locali, \u00e8 potenzialmente pericolosa. Spesso le macchine vengono fermate e banditi armati e bendati tentano di estorcere denaro. Noi fortunatamente non abbiamo fatto brutti incontri. <\/p>\n<p> Alle 11.30 arriviamo in Bhutan dove ci aspetta Renzine, ragazzo bhutanese che ci accompagner\u00e0 nel nostro viaggio. Passata la dogana indiana dobbiamo aspettare 1 ora perch\u00e9 i bhutanesi compilino i documenti necessari per farci ottenere il visto. Abbiamo subito occasione di scontrarci con il modo di ragionare dei bhutanesi che sar\u00e0 un grosso problema per tutto il viaggio. Abbiamo l&#8217;itinerario che ci ha mandato l&#8217;agenzia di Thimphu, ma la nostra guida non \u00e8 stata assolutamente informata delle nostre richieste, di cosa vogliamo fare e soprattutto non sa nemmeno che faremo il viaggio in bici. Tutto questo lo mette immediatamente in crisi, perch\u00e9 non sa cosa deve fare e cerca di convincerci a cambiare itinerario. La situazione \u00e8 alquanto imbarazzante anche perch\u00e9 non abbiamo alcuna intenzione di cambiare idea e la cosa \u00e8 resa ancora pi\u00f9 fastidiosa dal fatto che la tassa turistica in Bhutan \u00e8 di 230 USD al giorno a testa e quindi, nel vero senso della parola, il tempo \u00e8 denaro. Eppure ci siamo organizzati con largo anticipo appunto per evitare problemi di comprensione reciproca e l&#8217;agenzia bhutanese ci aveva assicurato che era tutto a posto, nonostante le nostre inusuali richieste. Di fronte all&#8217;evidente imbarazzo della guida, mentre l&#8217;autista \u00e8 andato a cercare non si sa dove un portabagagli per le bici, capiamo che agitarci non serve a niente e cerchiamo di sorridere dicendo che non c&#8217;\u00e8 problema. Dopo 3 ore di attesa (equivalenti in tassa turistica a circa 60 Euro a testa) finalmente ritorna l&#8217;autista con un portatagli montato sul tetto della macchina. La cosa assurda \u00e8 che il mezzo a nostra disposizione pu\u00f2 portare circa 15 persone e quindi sarebbe stato sufficiente mettere le bici dentro, magari togliendo la ruota davanti. Niente da fare, vogliono caricarle sul tetto ma non sono capaci (forse non hanno mai visto una mountain-bike!) e perdi pi\u00f9 le vogliono mettere in piedi!! Finalmente dopo un\u2019ora partiamo con le bici legate in un modo tale che per scaricarle ci vorranno almeno due ore! Nonostante tutto continuiamo a sorridere per cercare di far sentire a suo agio la guida, anche se vorremmo buttarla in fosso. In compenso ci sentiamo dire :\u201d meno male che voi siete cos\u00ec tranquilli, non capisco perch\u00e9 questi turisti occidentali hanno sempre cos\u00ec tanta fretta, specialmente i tedeschi si arrabbiano per qualche minuto di ritardo\u2026\u201d. Almeno cos\u00ec ci consoliamo: non siamo gli unici malcapitati. Arriviamo a Thimphu, la capitale del Bhutan alle 21 (dopo 6 ore e 175 km). La strada \u00e8 sconnessa, polverosa e trafficata da tantissimi camion indiani. Lungo il percorso gente del Nepal che lavora alla manutenzione stradale in condizioni pietose in mezzo al fumo dell\u2019asfalto. Il Bhutan \u00e8 un paese ricco grazie alla vendita di elettricit\u00e0 e alle continue sovvenzioni dei paesi occidentali. I bhutanesi evitano quindi i lavori faticosi, perch\u00e9 sanno che ci sono stranieri disposti per poche rupie a farli al posto loro e d\u2019altro canto non sarebbero in grado di svolgerli ( da poco tempo a Thimphu \u00e8 stata aperta una scuola che ha lo scopo di avvicinare i bhutanesi ai lavori manuali).<\/p>\n<p> 07\/03 Dopo la colazione visitiamo il Memorial Chorten, costruito in memoria dell&#8217;ultimo Re del Bhutan nel 1974, visitiamo poi il tempio Changangkha del 15\u00b0 secolo. Proseguiamo poi per Sangyegang, punto panoramico da cui si pu\u00f2 vedere tutta la valle. Ci fermiamo poi al Zilukha Nunnery e all&#8217; &#8221; Institute of Arts and Crafts&#8221;. La mattinata termina con il &#8221; National Textile museum &amp; the Folk heritage museum&#8221;. Come da programma avevamo richiesto di evitare ogni giorno le soste per il pranzo, che ci avrebbero fatto perdere troppo tempo e comunque di cenare sempre in ristoranti locali. Questo perch\u00e9 gli hotel sono normalmente lontani dai centri abitati e il turista finisce per rimanere isolato dalla vita di tutti i giorni. Per lo stesso motivo avevamo richiesto di dormire in case locali. Vista l\u2019esperienza del giorno precedente e avendo capito che sarebbe stato difficile ottenere quanto previsto da programma, gi\u00e0 nella prima mattinata avevamo iniziato a ripetere alla nostra guida quello che volevamo fare e che c\u2019era ben scritto sul foglio che la sua agenzia gli aveva consegnato. Pensavamo che il nostro continuo ripetere avrebbe finalmente sfondato quel muro. Avremmo poi scoperto che questo modo di ragionare cos\u00ec diverso da quello di ogni altro paese \u00e8 comune alla maggior parte dei bhutanesi ed \u00e8 causato anche dall\u2019isolamento in cui sono vissuti gli abitanti del Bhutan fino a 50 anni fa. Per quanto la situazione sia per noi difficile da affrontare, continuiamo a ripeterci che non \u00e8 assolutamente giusto giudicare un modo differente di vivere. Gli indiani in particolare considerano i bhutanesi come degli allocchi da spremere in ogni modo. Questa ingenuit\u00e0 mista a onest\u00e0 e assoluta mancanza di conoscenza del mondo esterno, rendono gli abitanti del regno del drago facili prede \u201cdell\u2019inventiva indiana\u201d. Ad esempio i bhutanesi non scendono mai dalla macchina in territorio indiano, perch\u00e9 sanno che gli indiani, riconoscendo la targa (BT=scemo) e l\u2019abbigliamento, li fermano e con ogni sorta di pretesto gli estorcono denaro (in mezzora di strada anche alla nostra guida hanno richiesto ed ottenuto l\u2019equivalente di 40 euro!). <br \/>\n Ritornando alla nostra seconda giornata in Bhutan, la guida ci porta a mangiare a pranzo in un ristorante locale, facendoci perdere almeno due preziosissime ore. Nel pomeriggio finalmente siamo liberi di girare per la capitale con le nostre bici. Visitiamo il mercato settimanale della verdura dove vengono tutti gli abitanti della valle e pedaliamo tra gli sguardi incuriositi della gente. Anche noi siamo meravigliati nel vedere i loro vestiti, uguali a quelli che portavano mille anni fa. Se non fosse per le poche macchine che circolano, sembrerebbe di essere in pieno medioevo. Unica capitale al mondo senza semafori e unica forse dove \u00e8 impossibile perdersi. Infatti Thimphu ha solo una strada principale ed \u00e8 veramente molto piccola per essere una capitale (circa 40.000 abitanti).<\/p>\n<p> 08\/03. Dopo la colazione partiamo in bici per Punakha (77 km e circa 7 ore). Lungo la strada ci fermiamo al passo Dochula (3100m) per vedere le montagne dell&#8217; Himalaya orientale ma siamo immersi nelle nuvole. Se non fosse per le moltissime bandiere di preghiera, il paesaggio sarebbe simile alle nostre alpi, con i pini e i cipressi. La definizione di \u201cultimo Tibet\u201d ci sembra completamente fuori luogo, niente ci ricorda questo paese, ad iniziare dai panorami cos\u00ec diversi. Proseguiamo e in un villaggio ci vengono incontro alcuni bambini che vogliono provare le nostre bici. <br \/>\n Arrivati vicino a Punakha, ci accordiamo per l\u2019inevitabile pranzo: mentre preparano da mangiare, possiamo andare in giro per il paese. Arrivati in citt\u00e0, visitiamo il Punakha Dzong e ci sistemiamo in una casa locale, ospiti di una sorella di Renzine. Abbiamo vinto\u2026. per ora. La stanza che ci preparano \u00e8 quella dedicata alla preghiera. Le coperte sono abbondanti anche perch\u00e9 non ci sono vetri ed \u00e8 tutto aperto, considerato che siamo a 2300 mt e fa freddino di notte. La famiglia che ci ospita \u00e8 ricca e la casa \u00e8 molto grande, con due camere per dormire e la stanza da pranzo. Di sera mangiamo con loro. Il tipico pasto bhutanese (colazione,pranzo e cena ) \u00e8 costituito da riso bianco o di qualit\u00e0 rossa con peperoncino e verdure. Tutta la famiglia siede per terra e con le mani lavora il riso a cui aggiunge il peperoncino fino a formare una pallina. A causa della religione buddista non \u00e8 permesso uccidere animali e quindi la carne viene importata dall\u2019India e poi essiccata. Nei ristoranti locali si trovano anche il daal bhat e i momo nepalesi e qualche piatto cinese come i tagliolini liofilizzati. Altro piatto caratteristico del Bhutan sono le patate lesse con formaggio e peperoncino (vero protagonista della cucina locale, viene anche mangiato da solo a pezzetti). <br \/>\n In Bhutan l\u2019uomo e la donna hanno gli stessi diritti e i costumi sessuali sono liberi. In pratica ognuno pu\u00f2 vivere come crede e non \u00e8 necessario sposarsi. In casa il marito e i figli aiutano la donna a cucinare e a fare i lavori domestici e tutti danno il loro contributo. I bambini sono molto amati ed \u00e8 considerato positivo averne anche pi\u00f9 di 10.<\/p>\n<p> 09\/03. I nostri amici ci prestano i loro migliori abiti perch\u00e9 oggi dobbiamo andare a vedere il festival ed \u00e8 meglio vestirsi in modo consono. Le donne portano il kira formato da una tunica di colore vivace lunga fino ai piedi e bloccata all\u2019altezza della vita da una cintura di stoffa. Sopra a questa si indossa una giacca di seta . Gli uomini portano il gho, un lungo abito che piegato all\u2019indietro e bloccato con una cintura arriva al ginocchio. Calzettoni di tipo scozzese di colore scuro completano il tutto. Il festival di Punakha dura 5 giorni duranti i quali si susseguono preghiere e danze in maschera. I monaci indossano abiti raffiguranti divinit\u00e0 e danzano. La festa \u00e8 molto importante per la gente del posto che accorre da tutta la regione sfoggiando gli abiti migliori. Incontriamo anche alcune donne laya con il loro caratteristico cappello conico,appartenenti ad un\u2019etnia che vive a pi\u00f9 di 3000 mt di altezza.Nel pomeriggio dopo esserci cambiati i vestiti proseguiamo in mountain-bike per <br \/>\n il Khamsum Yule Namgyel monastery, il villaggio di Wangdi Phodrang e Tashithang a 23 km da Punakha. Rientriamo in citt\u00e0 verso sera.<\/p>\n<p> 10\/03 Dopo la colazione ritorniamo alla fortezza per vedere altre danze a cui partecipa anche il cognato di Renzine. Proseguiamo con le biciclette per il passo Dochula, fermandoci per il pranzo in un villaggio deserto perch\u00e9 tutti gli abitanti sono al festival. Renzine decide quindi, visto che anche il ristorante \u00e8 chiuso, di improvvisarsi cuoco e ci d\u00e0 da mangiare brodo avanzato con uova e tagliolini utilizzando la cucina del locale.Sul passo di Dochula nevica e quindi scendiamo in fretta. Lungo la strada alcune persone ci fermano perch\u00e9 vogliono acquistare le nostre bici, ma Renzine gli dice che le comprer\u00e0 lui.<br \/>\n In tarda serata arriviamo a Paro, seconda citt\u00e0 del Bhutan che ospita l\u2019aeroporto internazionale.<\/p>\n<p> 11\/03 Dopo la colazione proseguiamo per Ramthangkha e saliamo a piedi fino al Taktsang, monastero costruito vicino alla grotta in cui medit\u00f2 il Guru Rimpoche arrivato dal Tibet, uno dei pi\u00f9 venerati luoghi sacri buddisti al mondo. Visitiamo poi la valle di Paro, dove le facciate delle abitazioni sono decorate con affreschi raffiguranti l\u2019organo sessuale maschile a protezione degli spiriti maligni. Le case sono fatte in terra battuta e gli infissi sono di legno finemente lavorato. <br \/>\n Rientrati a Paro, visitiamo il National Museum con la sua grande collezione di francobolli (la produzione di francobolli in Bhutan rappresenta una grande fonte di reddito). In citt\u00e0, come in tutto il resto del paese, mancano completamente negozi di souvenir e articoli per turisti. Nessuno ti ferma per cercare di vendere qualcosa. <\/p>\n<p> 12\/03. Purtroppo questa settimana l\u2019unico aereo che parte da Paro va a Bangkok e quindi siamo costretti a rientrare in India da Phuentsholing dove arriviamo in tarda serata. Renzine compra le nostre 2 mountain-bike e per nostra fortuna stabilisce lui il prezzo. Abituati infatti agli altri paesi asiatici in cui i prezzi sono bassissimi e tutto si contratta, noi avremmo sicuramente proposto un prezzo pi\u00f9 basso. In Bhutan invece sono ricchi e appena hanno qualche soldo in mano lo spendono perch\u00e9 dicono che la vita \u00e8 breve ed \u00e8 giusto divertirsi. Spesso i negozi e i locali sono chiusi: i proprietari preferiscono andare in vacanza a spendere quanto guadagnato e lasciano ai dipendenti la gestione del locale.<\/p>\n<p> 13\/03. Alle 6.30 partiamo per Bagdogra (3-4 ore di macchina ) dopo aver collezionato un\u2019altra serie di timbri alla dogana indiana. L\u2019aereo (volo Bagdogra- Dheli delle 12.35) fa sosta in Assam e quindi i controlli antiterrorismo sono severissimi. Ci perquisiscono 2 volte e il bagaglio a mano viene ispezionato rovesciando lo zaino e controllando ogni cosa nei minimi dettagli. Le batterie , comprese anche quelle della macchina fotografica, non sono ammesse e vengono sequestrate. Arriviamo in orario a Delhi dove con un taxi prepagato raggiungiamo l\u2019hotel Namaskar.<\/p>\n<p> 15\/04 Ore 02 del mattino aereo per Zurigo. \n <\/p>\n<table class=\" aligncenter\" style=\"width: 31.2545%;\" border=\"0\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"5\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"width: 5%;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/hotel.gif\" width=\"30\" height=\"30\" \/><\/td>\n<td style=\"width: 27.9511%;\"><a href=\"http:\/\/www.bookings.nl\/country\/in.html?aid=304846\" target=\"_blank\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Il Viaggio Fai da Te &#8211; Hotel consigliati in India<\/span><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Scattolon\u00a0&#8211; Eccoci ancora pronti a partire con i nostri \u201cbagagli\u201d (http:\/\/digilander.libero.it\/markska2000): i soliti <a href=\"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/sikkim-buthan-mountainbike\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1204,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,293,292],"tags":[295,296,294],"class_list":["post-1203","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-asia","category-buthan","category-sikkim","tag-buthan","tag-marco-scattolon","tag-sikkim"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.8 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Sikkim e Buthan in mountainbike - Racconto di viaggio<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"In Bhutan non esistono mountain-bike. 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