{"id":1313,"date":"2016-12-01T21:41:21","date_gmt":"2016-12-01T20:41:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.markos.it\/viaggi\/?p=1313"},"modified":"2016-12-01T21:41:21","modified_gmt":"2016-12-01T20:41:21","slug":"nicaragua-pais-de-acachimba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/nicaragua-pais-de-acachimba\/","title":{"rendered":"Nicaragua, pais de Acachimba"},"content":{"rendered":"<p><span id=\"TBDownLevelDiv\"><a href=\"mailto:mauri.fabbri@tin.it\">di Maurizio Fabbri<\/a>\u00a0&#8211;<br \/>\n 08 Gennaio &#8211; Partenza.<br \/>\n Mi sveglio presto anche se il volo \u00e8 previsto per le 12.55 dopo aver passato una notte che non definirei proprio il massimo del sonno profondo; l&#8217;euforia della partenza mi gioca sempre questo scherzo&#8230;<br \/>\n E&#8217; una mattina bianca&#8230;, si bianca, come tante nell&#8217;inverno del nord. Una di quelle mattine in cui il cielo sembra coperto da un enorme trapunta grigiastra, che inevitabilmente nasconde tutto l&#8217;azzurro di cui il cielo dovrebbe essere colorato&#8230; Ma non qui&#8230;, non oggi! <!--more--> Fa freddo e si vede&#8230;; lo percepisco dall&#8217;andatura goffa delle persone che si affrettano a compiere i tratti di strada, rannicchiati dentro i loro cappotti come se stessero abbracciando se stessi&#8230;<br \/>\n Fa freddo e si sente&#8230;; soprattutto quando scendo in strada ad aspettare Michele, il mio compagno di viaggio, ancora una volta, in questa nuova avventura. Soffia infatti un vento freddo, che si fa breccia nella giacca, mi entra attraverso il collo e mi scivola lungo la schiena&#8230;<br \/>\n E&#8217; il classico tempo che si dice &#8220;da neve&#8230;&#8221;. Quel freddo secco, che porta con se la percezione che da un momento all&#8217;altro i fiocchi bianchi cominceranno a scendere gi\u00f9. Quasi, se ne sente l&#8217;odore&#8230;<br \/>\n E lungo l&#8217;autostrada che ci porta a Malpensa, il nevischio lo troviamo davvero !<br \/>\n Quale mattina migliore per lasciare l&#8217;Italia alla volta del caldo centro america ?<br \/>\n Neanche il tempo di entrare nella grande sala del terminal 1, che siamo gi\u00e0 in coda per il chek-in, veloce ed efficiente&#8230; Soprattutto efficiente, dato che l&#8217;Iberia ha un&#8217;ottima organizzazione per quanto riguarda i voli con pi\u00f9 scali : il bagaglio infatti viene imbarcato alla partenza e ripreso alla destinazione finale di arrivo, senza pi\u00f9 fare alcun chek-in intermedio.<br \/>\n Non male per un volo che prevede due scali prima di arrivare a Managua !<br \/>\n Il tempo scorre via veloce ed eccoci in volo verso Madrid, in perfetto orario. Qui sosta tecnica e cambio volo per la traversata oceanica.<br \/>\n L&#8217;aeroporto di Madrid, mi lascia alquanto deluso&#8230; Siamo nella capitale spagnola e quello che mi trovo davanti \u00e8 un aeroporto che sembra improvvisato, dove le indicazioni sono assenti e\/o comunque difficilmente rintracciabili e interpretabili&#8230;<br \/>\n Vaghiamo un attimo a logica prima di capire, dopo aver consultato un video con l&#8217;indicazione dei voli, che dobbiamo dirigerci al gate D !<br \/>\n Controllo passaporti, per accedere all&#8217;area voli internazionali e due orette di sosta&#8230;<br \/>\n Quello che non manca sono i punti internet&#8230;, ma quanto costano ! Con 1 euro, mi connetto per 6 minuti e 20 secondi, che scorrono inesorabili in bella vista, rendendo l&#8217;invio della mia e-mail inaspettatamente frenetico e nervoso !<br \/>\n Alle 17.30 imbarco per Managua. La fila \u00e8 lunga e prima di giungere in cima passa un&#8217;altra mezz&#8217;ora.<br \/>\n Poi il controllo del bagaglio a mano, che io evito senza nessun ipotizzabile motivo, ma che Michele si becca in pieno !<br \/>\n Lo zainetto viene rovistato nei minimi particolari; persino i rullini fotografici sono aperti uno a uno !<br \/>\n Sono le 18.30, quando finalmente prendiamo posto sull&#8217;airbus che ci porter\u00e0 dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano.<br \/>\n I posti sono un po&#8217; sacrificati, a mio parere, per un viaggio di 9 ore e 30 minuti, ma questo \u00e8 quello che offre la classe economica&#8230;<br \/>\n Del resto il biglietto l&#8217;abbiamo portato via per &#8220;poco&#8221; grazie ad una agenzia di Milano, la &#8220;Pindorama&#8221; (www.pindorama.org), specializzata in turismo consapevole, che ha un&#8217;ottima convenzione con l&#8217;Iberia. Costo del volo A\/R : 755 euro, tasse incluse. Ben 107 euro in meno di quello che poteva proporci la &#8220;mitica&#8221; Nadia, a cui come sempre ci eravamo rivolti e che abbiamo &#8220;tradito&#8221;, non senza farci problemi, proprio all&#8217;ultimo&#8230;<br \/>\n Partiamo con circa 40 minuti di ritardo, che ci costeranno molto cari a Managua; quasi 1 dollaro a minuto (&#8230;e capirete in seguito il perch\u00e9 !).<\/span><\/p>\n<p><span id=\"TBDownLevelDiv\">09 Gennaio 2003 &#8211; Managua, Leon.<br \/>\n Il volo \u00e8 tranquillo e neanche eccessivamente stancante&#8230; Alle 00.30, ora locale, del 9 Gennaio atterriamo a Miami.<br \/>\n Qui siamo in transito&#8230;, condizione estremamente instabile che ci costringe comunque a passare l&#8217;immigrazione statunitense, per poi essere raggruppati in un unica sala in attesa di essere smistati sui voli Iberia per le destinazioni finali.<br \/>\n Non &#8220;addormentarsi&#8221;, in questo frangente, \u00e9 fondamentale ! Quindi uscite pimpanti dall&#8217;aereo e percorrete il pi\u00f9 velocemente possibile il chilometro di corridoio che vi separa dal posto di polizia. Qui passaporto alla mano, si riceve un timbro di transito sulla carta di imbarco e si ripercorre a ritroso, met\u00e0 dello stesso corridoio fatto in precedenza, per andare a stiparsi nella tristissima e spoglia sala di &#8220;transito&#8221;, da dove in seguito si viene smistati sui singoli voli per la propria destinazione finale.<br \/>\n Perch\u00e9 fare tutto velocemente ? Perch\u00e9 aspettare in coda davanti ai box dell&#8217;immigrazione, \u00e8 sicuramente peggio che aspettare seduti nella sala&#8230;<br \/>\n Anche qui perdiamo almeno 40 minuti, che ci faranno atterrare all&#8217;aeroporto &#8220;Augusto Cesar Sandino&#8221; di Managua (finalmente) soltanto alle 01.33 con un&#8217;ora e mezzo di ritardo&#8230;<br \/>\n A questo punto bisogna affrontare l&#8217;immigrazione Nicaraguense&#8230; Con il nostro bel foglietto gi\u00e0 compilato in aereo ci accodiamo e dopo un&#8217;altra mezz&#8217;ora, data l&#8217;estrema lentezza del rilascio del visto turistico di 30 giorni, mi trovo di fronte all&#8217;operatore.<br \/>\n Pochi dati digitati al computer, un bel timbro sul passaporto e il rilascio, in cambio di 5 dollari, del visto turistico, da conservare accuratamente nel portafoglio, visto che \u00e8 necessario per lasciare il paese.<br \/>\n Quando entriamo nella sala dell&#8217;aeroporto, i nostri zaini girano sul tappeto soli, soletti&#8230;<br \/>\n Pochi istanti e siamo fuori&#8230;, pronti a sostenere l&#8217;attacco dei tassisti&#8230;<br \/>\n Quelli che dimorano e lavorano all&#8217;interno della recinzione dell&#8217;aeroporto sono estremamente cari&#8230;<br \/>\n Lo sapevamo gi\u00e0 e nonostante questo non riusciamo a scendere sotto i 10 dollari per il prezzo del passaggio !<br \/>\n Un&#8217;enormit\u00e0, visto che le corse dall&#8217;aeroporto alla citt\u00e0 e viceversa con i taxi normali, costano 40\/50 Cordobas al massimo : ovvero l&#8217;equivalente di poco pi\u00f9 di 3 dollari !<br \/>\n Se volete evitare di sperperare gli 8 dollari di differenza, potete tranquillamente seguire verso sinistra il marciapiede, costeggiando l&#8217;aeroporto, sino a raggiungere il cancello di ingresso : qui, sulla destra, parcheggiati sul ciglio della strada che porta verso il centro di Managua, ci sono i taxi &#8220;normali&#8221;, a cui si pu\u00f2 sicuramente strappare un prezzo migliore, dei 15 dollari proposti in partenza, all&#8217;interno.<br \/>\n Noi siamo chiaramente stanchi e anche se sappiamo tutto questo, scegliamo di accettare il passaggio per 10 dollari.<br \/>\n Chiediamo di essere portati all&#8217;hotel &#8220;Jardin de Italia&#8221; nel barrio Martha Quezada e la cosa \u00e8 pi\u00f9 laboriosa del previsto : questi tassisti infatti prendono la provvigione da vari altri hotel molto pi\u00f9 costosi e fanno di tutto per convincervi ad andare in quello che consigliano.<br \/>\n Non fatevi intimidire dalle solite frasi : &#8220;\u00e8 chiuso a quest&#8217;ora&#8221;, &#8220;\u00e8 una zona pericolosa&#8221;, ripetute moltissime volte, ecc. ecc., ma insistete per farvi portare dove avete deciso !<br \/>\n Noi lo facciamo, ma poi incappiamo in un errore\/ingenuit\u00e0 : giunti davanti all&#8217;hospedaje invece di scendere e bussare garbatamente alla porta, rimaniamo per un momento inerti.\u00a0<br \/>\n Il tassista approfitta subito dell&#8217;indecisione e suona ripetutamente il clacson. Questo non fa altro che creare confusione, far abbaiare i cani in zona e accorrere due bambini, che si offrono subito volontari, al solo scopo di rimediare qualche pesos (nome in gergo, della moneta da 1 cordobas), per destare a suon di pugni sulla porta la signora che gestisce &#8220;El giardin de Italia&#8221;.<br \/>\n Quest&#8217;ultima, comprensibilmente, risponde senza mezzi termini al &#8220;tienes habitaziones ?&#8221;, proferito dall\u2019interno del taxi, un &#8220;Nada !&#8221;, al quanto scocciato, che ci toglie ogni speranza e 35 dollari dalle tasche&#8230;; ovvero il prezzo &#8220;incredibilmente&#8221; alto che pagheremo all&#8217;Hotel Morgut, consigliato dal tassista !<br \/>\n Roberto, invece, conosciuto in viaggio, ci ha detto che lui ha dormito al Giardin de Italia, pur arrivando alla stessa nostra ora, ma giunto sul posto \u00e8 sceso dal taxi, ha bussato alla porta e parlato con la signora, senza incontrare i nostri problemi, che di fatto sono stati a noi creati dal tassista\u2026, non so quanto involontariamente\u2026<br \/>\n Lo scotto della prima notte&#8230;, quello che cerchiamo sempre di superare. E dire che per farlo ci eravamo documentati e informati bene&#8230;: sapevamo esattamente come fare, ma non ci siamo riusciti !<br \/>\n Al \u201cMorgut\u201d la camera \u00e8 accettabile e con aria condizionata, che non useremo e che non giustifica l&#8217;esborso&#8230;<br \/>\n Doccia veloce e calda, quindi qualche ora di sonno, per smaltire stanchezza e fuso.<br \/>\n Le cinque ore di sonno per cui abbiamo pagato 35 dollari filano via velocemente e alle 8.30 lasciamo, molto volentieri, l&#8217;Hotel Morgut. Inavvertitamente, chiudo nella stanza l&#8217;unica chiave disponibile, cosa che fa innervosire il gerente : ma quanto mi dispiace !!!<br \/>\n A Managua il servizio pubblico \u00e8 garantito, pi\u00f9 che dagli autobus, dai taxi, che per 15 C$, portano in qualsiasi luogo della citt\u00e0; unica eccezione l&#8217;aeroporto, per cui la tariffa \u00e8 40\/50 C$.<br \/>\n Giunti in strada, fermiamo il primo che passa e gli chiediamo di portarci al Terminal del mercato israelita, da dove partono i collegamenti per Leon. Ci chiede, come ci aspettavamo, 15 C$.<br \/>\n Gli chiediamo inoltre di farci fare un rapido giro della citt\u00e0, per vedere le poche cose interessanti che la capitale offre : la vecchia cattedrale, il mirador sul lago, il monumento al rivoluzionario e la statua di Sandino.<br \/>\n La risposta \u00e8 affermativa, cos\u00ec per prima cosa andiamo alla cattedrale, uno dei due edifici rimasti in piedi dopo il terremoto del 1972, che rase al suolo la citt\u00e0.<br \/>\n A dire il vero, sembra che il terremoto sia avvenuto ieri&#8230; Managua \u00e8 infatti bruttissima; un agglomerato confuso di baracche e case basse e fatiscenti, ricostruito sulle macerie senza una minima logica urbanistica, che fanno della capitale del Nicaragua, il pi\u00f9 brutto biglietto da visita del paese.<br \/>\n La cattedrale \u00e8 in piedi, ma pericolante&#8230; Impossibile accedervi, tutto \u00e8 transennato e ci si deve accontentare di vederla da lontano. Deturpata dal sisma e cadente, \u00e8 comunque imponente e fiera&#8230;<br \/>\n Subito dopo sosta volante davanti al monumento del rivoluzionario, giusto per una foto.<br \/>\n Quindi fermata di pochi minuti di fronte al Lago di Managua, un&#8217;immensa pozza marrone, dove confluiscono gli scarichi della citt\u00e0. Inquinato all&#8217;inverosimile e di fatto morto a livello biologico. Mi appare, tutto sommato, squallido : piuttosto che &#8220;mirador&#8221;, mi sembra di essere al &#8220;cagador&#8221; !<br \/>\n Una citt\u00e0 che non rende merito ad un paese bellissimo, che \u00e8 completamente diverso dall&#8217;impressione che la sua capitale ne pu\u00f2 dare.<br \/>\n Mentre ci dirigiamo ad una banca per cambiare i primi dollari in cordobas, vista da lontano del monumento a Sandino, famoso falso storico, dato che l\u2019eroe della rivoluzione nicaraguense impugna un kalashnikov, arma posteriore per nascita all&#8217;epoca di Sandino&#8230;<\/span><\/p>\n<p><span id=\"TBDownLevelDiv\">Dotati di valuta locale (ad un cambio di 14,53 C$ per 1 $) e ultimato il tour cittadino, in pochi minuti ci troviamo al terminal Israel Lewites (del mercato israelita). Un &#8220;dollarito&#8221; di mancia al simpatico ragazzo che ci ha scarrozzato e cominciamo l&#8217;avventura&#8230;<br \/>\n Il terminal \u00e8 caotico, sporco, fumoso e pieno di una moltitudine di gente : chi parte, chi vende, chi si affanna ad accalappia i passeggeri&#8230; Un brulicare di persone, che lo rendono interessante, per chi ne ha gi\u00e0 visto qualcuno e traumatizzante per chi \u00e8 alla prima esperienza&#8230;<br \/>\n Saliamo sul bus per Leon, fermo alla banchina e aspettiamo&#8230;<br \/>\n Come consuetudine, una processione di venditori di qualsiasi genere di cose, continua a salire e scendere dal bus. Tostones, caramelle, refrescos, acqua; offrono di tutto&#8230;<br \/>\n Di colpo ci dicono che c&#8217;\u00e8 un&#8217;altro autobus in partenza per Leon : si cambia mezzo in corsa, mentre ci trascinano fuori lo zaino, caricandolo sull&#8217;altro bus in partenza e via, siamo in movimento&#8230;<br \/>\n Scopriremo solo pi\u00f9 tardi, che questo bus \u00e8 diretto a Chinandega e a Leon \u00e8 solo &#8220;de paso&#8221; : in sostanza ci lascer\u00e0 al &#8220;cruceiro&#8221; lungo la strada principale&#8230; Poco male, partendo prima, guadagneremo comunque tempo !<br \/>\n Il tratto di strada che collega Managua a Leon \u00e8 in rifacimento e solo il primo terzo \u00e8 asfaltato e veloce; i restanti due terzi invece sono sterrati e spesso a senso unico alternato. Ci\u00f2 rende il viaggio un p\u00f3 pi\u00f9 lungo e macchinoso.<br \/>\n La strada costeggia per un lungo tratto il lago di Managua, confermandone la completa distruzione biologica : mai visto una massa d&#8217;acqua tanto grande, cos\u00ec sporca e inquinata !<br \/>\n Sullo sfondo per\u00f2 la natura reclama la sua sovranit\u00e0, stagliando all&#8217;orizzonte il Volcan Momotombo e il pi\u00f9 piccolo Momotombito.<br \/>\n Ad ogni fermata per consentire il passo alternato, una fila di persone appostate sulla carreggiata offre i suoi prodotti : acqua, venduta in confezioni di plastica azzurra a forma cilindrica, che recano impressa la dicitura, &#8220;trattata con raggi ultravioletti&#8221; e refrescos, dai colori sgargianti, vanno a ruba !<br \/>\n In un&#8217;ora e quaranta minuti siamo a destinazione, o meglio, veniamo scaricati all&#8217;incrocio con la strada che porta a Leon. Qui prendiamo un taxi, che per la tariffa base (15 C$) ci porta in citt\u00e0.<br \/>\n Essere scesi al &#8220;cruceiro&#8221; non \u00e8 un danno cos\u00ec determinante, visto che il terminal di Leon \u00e8 molto lontano dal centro cittadino e anche se avessimo preso un diretto, comunque ci sarebbe servito il taxi, a meno che non ci fossimo voluti sciroppare una mezz&#8217;oretta di passeggiata, zaino in spalla, per raggiungere il parco cittadino !<br \/>\n L&#8217;hospedaje dove abbiamo intenzione di andare, consigliatoci dall&#8217;amico Mirco, \u00e8 sconosciuto al tassista, ma con le indicazioni che abbiamo e l&#8217;aiuto della cartina della guida, lo troviamo lo stesso.<br \/>\n L&#8217;Hostal Clinica oltre ad essere recente, sorge dove prima c&#8217;era una clinica dentale, anche se forse sarebbe pi\u00f9 corretto dire : \u00e8 una clinica dentale&#8230; Ecco spiegato il perch\u00e9 del nome&#8230;<br \/>\n La signora Mercedes Gallo, che lo gestisce, in realt\u00e0 \u00e8 una dentista, ma dato che la prevenzione dentale non \u00e8 la prima prerogativa dei Nicas, ha pensato bene, avendo spazio e possibilit\u00e0, di trasformare il suo studio\/abitazione in uno hostal, dove accogliere i turisti.<\/span><\/p>\n<p><span id=\"TBDownLevelDiv\">L&#8217;aspetto \u00e8 decisamente carino, soprattutto l&#8217;entrata, che si apre su un bel soggiorno arredato con le immancabili sedie a dondolo, le &#8220;abuelite&#8221;, che in Nicaragua non mancano mai&#8230;<br \/>\n Subito dopo c&#8217;\u00e8 la cucina, che pu\u00f2 essere utilizzata e il frigo, quindi si esce in una sorta di giardino, stretto e lungo, dove sulla sinistra sono disposte le camere : 8 su due piani.<br \/>\n Bagno e doccia sono in comune e ce ne sono due; il lavandino con lo specchio e il lavabo per lavare gli indumenti sono all&#8217;aperto.<br \/>\n Al centro del giardino, c&#8217;\u00e8 un grande tavolo rettangolare con sei sedie e tre amache, ambite e difficili da conquistare.<br \/>\n Fortunatamente c&#8217;\u00e8 una stanza libera; la numero 4 al pian terreno : l&#8217;ultima in fondo a sinistra&#8230;<br \/>\n In realt\u00e0 \u00e8 estremamente essenziale, con pareti in legno, due letti e una grande mensola anch&#8217;essa in legno&#8230; Le reti sono lievemente sfondate, ma i lenzuoli, puliti, come del resto la camera stessa&#8230;<br \/>\n Il costo \u00e8 50 C$ a testa : accettiamo al volo&#8230;<br \/>\n Mercedes, che ha iniziato da poco questa attivit\u00e0, sta cercando in tutti i modi di farsi pubblicit\u00e0 e di arrivare ad essere menzionata sulle guide normalmente utilizzate in viaggio (lonely planet, footprint, ecc.), in modo da far decollare la sua nuova fonte di reddito.<br \/>\n L&#8217;ambiente \u00e8 molto piacevole, soprattutto grazie hai suoi sforzi di far socializzare tutti coloro che vi pernottano; cosa che rende l&#8217;ambiente molto simile ad un ostello.<br \/>\n Per il momento la sua fortuna \u00e8 il passa-parola tra viaggiatori, che sembra cominciare a dare i suoi frutti, visto che le camere sono tutte piene !<br \/>\n L&#8217;aspetto maggiormente positivo dell&#8217;hostal Clinica \u00e8 sicuramente la posizione; dista infatti una quadra, ovvero poche decine di metri, dal centro cittadino, dove alle spalle del parco, si erge la maestosa cattedrale di Leon.<\/span><\/p>\n<p><span id=\"TBDownLevelDiv\">E&#8217; il primo luogo che visitiamo e devo dire che \u00e8 un bel vedere&#8230;<br \/>\n La cattedrale, la pi\u00f9 grande del centro-america, \u00e8 stupenda&#8230; Grande e completamente bianca, si erge maestosa al centro della piazza e sotto il sole appare ancora pi\u00f9 grande di quanto sia in realt\u00e0.<br \/>\n Il suo interno \u00e8 ben curato, pulito e ricco e l&#8217;altare non ha nulla da invidiare alle maggiori chiese europee.<br \/>\n Sul lato destro, in fondo alla navata, sopra la grande statua di un leone dall&#8217;espressione triste, si trova la tomba del poeta Ruben Dario, che mor\u00ec proprio a qui&#8230;<br \/>\n Anche il parco \u00e8 ben curato e rappresenta il vero cuore della citt\u00e0; qui infatti la sera si riunisce la gente, per mangiare nei comedor familiari sul lato sinistro, per prendere un refrescos o solo per godersi un po&#8217; di fresco, scambiando quattro chiacchere.<br \/>\n La fame si fa sentire, quindi seguiamo la strada alla destra della cattedrale e circa alla fine della stessa, sul lato opposto, troviamo il comedor &#8220;Buen Gusto&#8221;, che Mercedes ci ha consigliato&#8230;<br \/>\n Entriamo attraverso un&#8217;enorme porta di legno ad arco e passiamo tra i tavoli, dove la gente sta consumando il proprio pranzo, raggiungendo la cucina, che si trova sulla sinistra. Qui, dentro le pentole, sono in vista le pietanze del giorno tra cui scegliere e la cosa non \u00e8 affatto facile, dato che questo \u00e8 il nostro primo pasto nicaraguense ed anche se conosciamo i nomi di molte pietanze, ancora non sappiamo associarvi l&#8217;aspetto&#8230;<br \/>\n Guardo attentamente, nei tegami&#8230;, scruto quello che sceglie Michele e visto che ha un buon aspetto, lo prendo anche io, cambiando solo il pollo con le polpette di carne.<br \/>\n In sostanza il piatto, che viene servito unico, comprende, riso e fagioli neri (il famoso \u201cgallo pinto\u201d), le polpette di carne e un&#8217;insalata fredda di juca e patate.<br \/>\n Da bere scelgo uno dei famosi refrescos all&#8217;arancia : un grosso bicchiere di succo d&#8217;arancia, con ghiaccio e acqua. La guida sul Nicaragua di &#8220;Scozzari&#8221;, l&#8217;unica disponibile in Italiano, per altro fata molto bene a mio parere, li sconsiglia, per paura che il ghiaccio non sia &#8220;purificado&#8221;, ma mi sembra un eccesso di cautela, visto che li bevono tutti&#8230;<br \/>\n Sicuramente, non berrei mai quelli che vendono sugli autobus&#8230;, ma quelli presi nei vari locali, bar e comedor durante tutto il mio soggiorno, oltre che deliziosi, si sono rivelati innocui e molto dissetanti.<br \/>\n Una volta ultimato l&#8217;ordine, ritirato il piatto e la mia bevanda, mi giro alla mia destra, dove un bella signorotta seduta ad un tavolo di legno, mi fa il conto : 21 C$, ovvero poco pi\u00f9 di un euro !<br \/>\n Questo \u00e8 quello che in media si spende in tutti i comedor familiari, dove guarda caso vanno a mangiare anche i Nicas; quindi se si vuole consumare un buon pranzo abbondante, risparmiando, il primo luogo in cui entrare \u00e8 un comedor&#8230;<br \/>\n Torniamo nella sala adiacente e prendiamo posto in uno dei tavoli, con tutti gli altri, consumando il nostro primo pasto Nica.<br \/>\n Riprendiamo quindi il giro della citt\u00e0 : alla sinistra della cattedrale, sull&#8217;edificio dall&#8217;altro lato della strada, c&#8217;\u00e8 un&#8217;enorme murales, che ricorda i martiri della rivoluzione sandinista, che proprio da Leon prese il via&#8230;<br \/>\n Questo suo connotato storico, \u00e8, a ragione, motivo di orgoglio e sembra quasi percepirsi nell&#8217;aria.<br \/>\n Di fronte al murales, si trova il caf\u00e8 &#8220;El Sieste&#8221;, un locale dall&#8217;aspetto moderno e nuovo, dotato di vari computer per poter connettersi a internet. I prezzi sono accessibili : 15 C$, 30 minuti e la connessione \u00e8 abbastanza veloce.<\/span><\/p>\n<p><span id=\"TBDownLevelDiv\">Sempre sulla piazza ma dalla parte opposta si trova il &#8220;Telcor&#8221;, l&#8217;ufficio della compagnia telefonica nicaraguense, da dove \u00e8 possibile effettuare chiamate internazionali.<br \/>\n Dato che non abbiamo avuto ancora modo di dare nostre notizie, ne approfittiamo ed entriamo.<br \/>\n L&#8217;impiegato ci domanda dove vogliamo chiamare e ci chiede il numero che intendiamo raggiungere. Tempo minimo della chiamata : 3 minuti. Praticamente loro chiamano il numero e quando sono in linea, si viene indirizzati in una cabina; una volta alzato il ricevitore, il proprio interlocutore \u00e8 gi\u00e0 in comunicazione.<br \/>\n Prezzo dei tre minuti di conversazione : 115 C$, ovvero l&#8217;equivalente di quasi 8 euro ! Una vera e propria esagerazione, uno scippo, in cui non incorreremo pi\u00f9&#8230;<br \/>\n Alternativa al Telcor, sono i telefoni pubblici a scheda, molto diffusi, ma il cui costo \u00e8 solo lievemente inferiore. Le targhette telefoniche si trovano il tutte le &#8220;pulperie&#8221; o farmacie, che qui vendono un po&#8217; di tutto e se si vuole chiamare in Europa, bisogna comprare quella da 100 C$.<br \/>\n Visto il costo, di telefonate ne far\u00f2 soltanto un&#8217;altra, prima della partenza; per il resto del viaggio, comunicher\u00f2 via e-mail o SMS tramite internet, visto che \u00e8 molto diffuso e ha costi pi\u00f9 accessibili !<br \/>\n Alle spalle della basilica, c&#8217;\u00e8 il mercato di Leon, non grandissimo, ma caotico come tutti i mercati. All&#8217;interno vendono frutta e qualsiasi altro genere alimentare e non, mentre all&#8217;esterno e lungo tutto il suo perimetro ci sono i &#8220;comedor&#8221;.<br \/>\n Nel pomeriggio giriamo per la citt\u00e0, apprezzandone lo stile coloniale e le moltissime chiese, che sono ben tenute.<br \/>\n Tutte le case sono dipinte con i pi\u00f9 sgargianti colori pastello, anche se molte sono un p\u00f2 lasciate andare.<br \/>\n E&#8217; un&#8217;atmosfera particolare&#8230;, decadente, che ha un fascino tutto suo e rende l&#8217;ambiente molto accattivante.<br \/>\n La sera il parco si popola di persone e la cattedrale, illuminata si mostra in tutta la sua bellezza.<br \/>\n L&#8217;aria \u00e8 fresca, la gente gentile, il brusio delle chiacchere echeggia tutto intorno e dall&#8217;interno della cattedrale, le cui enormi porte di legno sono aperte si odono i canti liturgici della messa.<br \/>\n Qui la piazza ha ancora quel valore di aggregazione, che alle nostre latitudini si \u00e8 andato perdendo; ha un valore sociale forte, come quello che assolveva l&#8217;antica agor\u00e0 greca.<br \/>\n La attraversiamo lentamente, godendoci l&#8217;atmosfera, quindi proseguiamo verso il mercato e oltre per almeno due quadre, sino a raggiungere la &#8220;seconda avenida Noreste&#8221; dove si trova il &#8220;Via Via&#8221;, locale molto famoso tra i viaggiatori, in quanto ne \u00e8 un punto di ritrovo, segnalato su tutte le guide.<br \/>\n Vi si possono ottenere informazioni e prenotare tutti i tour che \u00e8 possibile fare nei dintorni di Leon, riuscendo magari ad aggregarsi con altre persone che vogliono fare la stessa escursione, raggiungendo cos\u00ec un duplice scopo : formare un gruppo abbastanza numeroso, che consenta l&#8217;escursione, e, non meno importante, risparmiare qualcosa. Disponibile inoltre il servizio lavanderia e il noleggio biciclette.<br \/>\n Ci sono diversi tavolini, molti viaggiatori seduti e l&#8217;aspetto \u00e8 pi\u00f9 quello di un ostello, che quello di un locale ! E in effetti offre anche da dormire : 45 C$ il dormitorio, 100 C$ la singola e 130 C$ la doppia. S nonch\u00e8 un servizio lavenderia<br \/>\n Comunque ne approfittiamo per sorseggiare una bella &#8220;To\u00f1a&#8221; !<br \/>\n Piccola parentesi sulle birre; in Nicaragua ce ne sono solo due tipi : la &#8220;Tona&#8221; e la &#8220;Victoria&#8221;.<br \/>\n Entrambe sono chiare e con poco malto, quindi molto leggere; il sapore \u00e8 pressappoco simile, ma forse la &#8220;Victoria&#8221; \u00e8 lievemente pi\u00f9 forte e gradevole al palato.<br \/>\n Nelle vicinanze, c&#8217;\u00e8 un&#8217;altro locale abbastanza noto : il &#8220;Camaleon&#8221;, gestito da italiani, dove \u00e8 possibile mangiare spaghetti, per i nostalgici della cucina di casa !<br \/>\n La cucina Nicas, comunque, non \u00e8 affatto male : anche se povera, ha piatti abbondanti e gustosi. Normalmente la portata principale, che pu\u00f2 essere pesce o carne e in questo caso, normalmente si tratta di pollo, \u00e8 accompagnato da riso e frijoles, i buonissimi fagioli neri, insalata o tostones (platano fritto, che prende il nome ti tajadas, se invece di essere a forma di piccola polpetta schiacciata, viene affettato).<\/span><\/p>\n<p><span id=\"TBDownLevelDiv\">Io sinceramente mi sono trovato molto bene sotto il profilo culinario e ho mangiato quasi sempre pesce&#8230;, non disdegnando diverse mattine il notissimo &#8220;gallo pinto&#8221;, piatto tipico della cucina nicas. Servito come &#8220;desajuno&#8221; (&#8230;a colazione) \u00e9 costituito da riso saltato con i frijoles, due uovos rivoltos e tostones&#8230;<br \/>\n Ritornando verso la piazza, ci imbattiamo in una sorta di rosticceria, &#8220;Pollos Brosteados&#8221; in Plaza Metropolitana, dove cucinano il pollo (1\/4 di pollo, 30 C$ &#8211; mezzo pollo, 55 C$). La fame c&#8217;\u00e8, quindi ci sediamo e ne ordiniamo mezzo ciascuno, accompagnato da una &#8220;rojita&#8221;, bibita molto diffusa dal colore porpora, che a me non \u00e8 piaciuta per nulla ! Ha infatti un sapore dolciastro, che \u00e8 una via di mezzo tra il caramello e il &#8220;broncomucil&#8221;, lo sciroppo per la tosse che mi toccava da bambino !<br \/>\n Anche il pollo non \u00e8 la fine del mondo per sapore e porzione, ma ci riempie lo stomaco, consentendoci di andare a letto soddisfatti.<br \/>\n 10 Gennaio 2003 &#8211; Poneloya e Las Penitas.<br \/>\n Primo giorno al mare ! Destinazione Poneloya e Las Penitas, localit\u00e0 sul Pacifico a Nord di Leon.<br \/>\n Raggiungiamo il mercato, stando sul lato destro della cattedrale (primera calle Sur) e prendiamo un collectivos per il &#8220;mercadito di Subtiava&#8221;, da dove parte il bus per Poneloya.<br \/>\n A Leon i collectivos, sono costituiti da piccoli camioncini il cui pianale \u00e8 destinato al trasporto di persone, alcune sedute, sulle due panche di legno ai lati e molte altre in piedi&#8230; Fungono da veri e propri bus e sono molto usati dalla popolazione locale, tanto che non \u00e8 infrequente vederne pieni all&#8217;inverosimile&#8230;<br \/>\n Passano solo cinque minuti ed eccone arrivare uno che va nella nostra direzione; saliamo e fortunatamente troviamo anche posto a sedere; chi l&#8217;avrebbe mai detto !<br \/>\n Il tratto di strada sino al &#8220;mercadito&#8221; \u00e8 relativamente breve : 15 minuti, tra fermate continue per caricare e scaricare gente al volo, per una spesa di 2 C$.<br \/>\n Scendiamo proprio di fronte al &#8220;mercadito&#8221;, una sorta di mercato rionale, che non ha nulla da invidiare per merce a quello pi\u00f9 grande di Leon.<br \/>\n Sullo spiazzo sterrato di fronte, \u00e8 parcheggiato il bus per Poneloya; non il classico scuola-bus americano, stile anni settanta adibito a mezzo di trasporto pubblico, ma un vero e proprio torpedone !<br \/>\n Saliamo e prendiamo posto, insieme a molti altri Nicas, che vanno a passare una giornata al mare.<br \/>\n Dopo circa mezz&#8217;ora, il bus lascia il &#8220;mercadito&#8221; : Poneloya, stiamo arrivando !<br \/>\n Il viaggio dura circa 45 minuti (costo 6 C$), nella quale attraversiamo una regione brulla, con grandi campi dai confini ben marcati col filo spinato, caratterizzati dalla presenza di numerose piante di mango, con molti frutti.<br \/>\n Il colore predominante \u00e8 il giallo, quello dell&#8217;erba seccata al sole e in alcuni tratti il nero, dove l&#8217;erba di cui sopra, \u00e8 stata bruciata per rendere pi\u00f9 fertile la terra.<br \/>\n Il bus termina la sua corsa all&#8217;inizio della spiaggia di Poneloya, dopo aver attraversato l&#8217;intero paese. Case chiuse, pochissima gente per strada : Poneloya mi appare come la citt\u00e0 fantasma di molti film westner, sotto il caldo sole delle 11.00. Le abitazioni sono infatti di persone che vivono a Leon e che tornano qui soltanto durante le vacanze, soprattutto nella settimana santa.<br \/>\n Scendiamo e andiamo verso il mare. Sulla destra c&#8217;\u00e8 una piccola laguna e un enorme cartello; avvisa i bagnati che in caso di &#8220;sisma&#8221; devono uscire immediatamente dall&#8217;acqua e aspettare sulla spiaggia i soccorsi !<br \/>\n Prendiamo verso sinistra e dopo una cinquantina di metri siamo sulla spiaggia di Poneloya : di fronte ho il Pacifico.<br \/>\n La spiaggia \u00e8 lunghissima e larghissima; la sabbia, scura e granulosa. Il mare ha un profondo colore blu, che lo fa apparire quasi nero e ampie onde regolari, che si susseguono lente.<br \/>\n La risaliamo per intero, sino a raggiungere la &#8220;Pe\u00f1a del Tigre&#8221; (scoglio della tigre), che separa la spiaggia di Poneloya da quella di Las Penitas; sulla sinistra, sorge l&#8217;hotel Lacayo, facilmente distinguibile dal colore verde chiaro; segnalato sulle guide, mi appare molto spartano e fatiscente.<br \/>\n Oltre gli scogli, sulla cui sommit\u00e0 \u00e8 posta una grande croce bianca, inizia la spiaggia di Las Penitas, che prosegue verso sud a perdita d&#8217;occhio.<br \/>\n Unico carattere distintivo tra le due, \u00e8 il mare : molto pi\u00f9 agitato e pericoloso sul lato di Las Penitas, perch\u00e9 pi\u00f9 frastagliato.<br \/>\n Subito sulla sinistra, su una piccola stradina sterrata, ci sono due locali, che si fronteggiano : un bar, il &#8220;Don To\u00f1o&#8221;, a ridosso della strada principale e un ristorante, il &#8220;Caceres&#8221;, a ridosso della spiaggia.<\/span><\/p>\n<p><span id=\"TBDownLevelDiv\">Per prima cosa andiamo al bar, dall&#8217;aspetto molto carino, con una sorta di terrazza, delimitata da un parapetto di bamb\u00f9, sotto un gazebo, ricavato con foglie secche di palma. Qui ci dissetiamo con una fresca coca-colita (10 C$) e dopo 10 minuti di riposo all&#8217;ombra, allietati da una leggera brezza, ritorniamo sulla spiaggia.<br \/>\n Per la prima esposizione al sole nicaraguense&#8230; Quella che al bar era una lieve brezza, sulla spiaggia \u00e8 un bel venticello, che soffia continuo, attutendo il calore del sole, che quasi non sembra scaldare la mia pellaccia bianca&#8230; La cosa \u00e8 alquanto preoccupante, anche se sono dotato di abbronzante, fattore di protezione 12, cosa per me non abituale !<br \/>\n Per non rischiare scomode scottature, che possano pregiudicare il resto del viaggio, restiamo al sole un paio di orette, quindi un bagno nel Pacifico, che ha pi\u00f9 il sapore di una toccata e fuga, per togliersi di dosso, sabbia e crema; entro infatti nell&#8217;acqua solo sino al ginocchio e gi\u00e0 cos\u00ec la corrente si fa sentire&#8230;<br \/>\n Anche lo stomaco ha qualcosa da dire, cos\u00ec prendiamo posto nel ristorante &#8220;Caceres&#8221;.<br \/>\n La struttura principale \u00e8 costituita da una grande tettoia di foglie di palma, dove per\u00f2 non si gode<br \/>\n la frescura del vento e la vista del mare; molto meglio i tavolini sotto i quattro gazebo esterni, proprio a due passi dalla spiaggia&#8230;<br \/>\n Siamo fortunati e mentre aspettiamo il pranzo uno di questi si libera. Non aspettavamo altro : ci spostiamo immediatamente !<br \/>\n Prima che il nostro &#8220;pargo blanco&#8221; sia pronto trascorrono venti minuti abbondanti : prova tangibile che il piatto \u00e8 cucinato al momento !<br \/>\n Quello che mi viene servito \u00e8 proprio un bel &#8220;pescado&#8221; intero, all&#8217;aglio. Unico errore non aver chiesto la salsa a parte, evitando che il pesce ne fosse cosparso&#8230;<br \/>\n Anche cos\u00ec per\u00f2 il sapore \u00e8 ottimo e il piatto, che comprende anche riso e tostones, mette a tacere il borbottio del mio stomaco&#8230; Il prezzo irrisorio : pescado, birre e bibite, 70 C$ !<br \/>\n Torniamo ancora sulla spiaggia per circa un&#8217;ora, quindi verso le 17.00 ci appostiamo sul ciglio della strada principale in attesa del pullman.<br \/>\n Come sempre l&#8217;orario dei mezzi \u00e8 all&#8217;insegna del &#8220;cerca&#8221;, avverbio molto usato che esprime un&#8217;unit\u00e0 di misura che varia da 0 a infinito&#8230;<br \/>\n Approfittiamo del vicino bar e inganniamo l&#8217;attesa sorseggiando una To\u00f1a e scambiando quattro chiacchere col ragazzo che ce la serve.<br \/>\n Verso le 17.30 ecco il pullman ! Saliamo subito, anche se di fatto potremmo aspettare che ritorni da Las Pe\u00f1itas. Tuttavia salire subito consente una maggiore possibilit\u00e0 di trovare posto a sedere&#8230;<br \/>\n Il viaggio di ritorno mi sembra un p\u00f2 pi\u00f9 lungo, ma forse \u00e8 solo la stanchezza e l&#8217;imbrunire a determinare questa percezione.<br \/>\n Quando arriviamo al &#8220;mercadito&#8221; \u00e8 gi\u00e0 buio ! Fortunatamente troviamo subito una &#8220;buseta&#8221; per il centro e in pochi minuti raggiungiamo l&#8217;Hostal Clinica.<br \/>\n Doccia rigeneratrice e via a fare un giro per Leon. La mamma di Maria ci consiglia di andare a teatro, dove dovrebbe esserci uno spettacolo musicale gratuito : la notizia \u00e8 veritiera, ma la musica \u00e8 quella &#8220;classica&#8221; !<br \/>\n Molto meglio andare nel locale di fronte e sorseggiare una fresca To\u00f1a sulle note di un gruppo spagnolo, a noi sconosciuto.<br \/>\n Proseguiamo il nostro giro, ritrovandoci in piazza. E&#8217; molto ventilata e forse anche per questo affollata di persone. Il brusio della gente si confonde con il canto che proviene dalla basilica, dove si sta svolgendo la messa e con gli odori di carne alla griglia, che sale dai comedor di strada.<br \/>\n Approfittiamo dei computer del &#8220;El Sieste&#8221; per comunicare con casa, quindi &#8220;regressamos&#8221; all&#8217;hostal, dove conosciamo Fabrizio e Serena. Italiano lui, messicana lei, stanno compiendo un viaggio affascinante : sono partiti da Citt\u00e0 del Messico e vogliono raggiungere Bogot\u00e0 !<br \/>\n Forse li rincontreremo durante il nostro viaggio, visto che i nostri itinerari si assomigliano&#8230;<\/p>\n<p> 11 Gennaio 2003 &#8211; Pochomil<br \/>\n Lasciamo l&#8217;hostal alle 07.00 del mattino, dopo essere stati calorosamente salutati da Maria e aver promesso di far pubblicit\u00e0 alla sua nuova attivit\u00e0&#8230;<br \/>\n Una volta in piazza bastano pochi minuti e un semplice gesto con la mano, per trovare un taxi che, per la cifra sindacale di 15 C$, ci conduce al terminal&#8230;<br \/>\n Qui ancora una volta siamo fortunati o tempestivi e troviamo in partenza il bus espresso per Managua (che &#8220;sale&#8221; alle 07.30&#8230;) : costo, 15 C$.<br \/>\n Il viaggio ricalca lo stesso percorso dell&#8217;andata, tormentato per i lavori di pavimentazione per 2\/3, quindi in buono stato in prossimit\u00e0 della capitale. In 2 ore e 10 minuti siamo a Managua, che ancora una volta mi si paventa squallida, sporca precaria e fatiscente&#8230;<br \/>\n Anche qui colpo di fortuna (&#8230;o soltanto programmazione dei trasporti pubblici ?) : troviamo in partenza il bus per Pochomil. Cambio volante e alle 9.58 lasciamo il terminal, che avevamo appena raggiunto !<br \/>\n Prima di incanalarci sulla strada principale, il bus arranca nel traffico del terminal e nel corridoio del bus \u00e8 un continuo andare e venire di persone, che vendono qualcosa.<br \/>\n Ti offrono di tutto, acqua, dentro sacchetti di plastica azzurri, che riportano scritto in evidenza che \u00e8 trattata a raggi ultravioletti, cibo di ogni genere, cicche e caramelle, frutta oppure, ma questo \u00e8 un fatto molto raro, chiedono l&#8217;elemosina.<br \/>\n Caratteristico \u00e9 l&#8217;abbigliamento delle donne; indossano infatti, un tradizionale grembiule bianco, ricamato con delle enormi tasche sul davanti, dove ripongono i soldi.<br \/>\n Particolarmente duro invece da &#8220;sopportare&#8221; lo sguardo dolce dei bambini, vestiti di stracci, che ti offrono caramelle, noccioline, cicche&#8230; : &#8220;enpasse&#8221; duro da sopportare per chi, come noi non sa cosa vuol dire miseria e fame&#8230;<br \/>\n Questa \u00e8 solo un&#8217;istantanea di un paese povero&#8230;, che paga le traversie di una dittatura senza pregiudizi e di una guerra aspra e dura, voluta dalla CIA, che sovvenzionava &#8220;la contra&#8221;, un esercito di mercenari, che costrinse i Nicas a combattere per molti anni, solo per affermare e difendere la loro identit\u00e0.<br \/>\n Un paese tornato alla vita solo da pochi anni, grazie soprattutto all&#8217;avvento di &#8220;Violeta&#8221;. Penso che questo sia lo stesso scenario di cui furono testimoni i nostri genitori nel primo dopoguerra in Italia : voglia di rinascita !<br \/>\n Il pullman \u00e8 pieno e per un lungo tratto, prima di lasciare Managua, continua a caricare persone&#8230;<br \/>\n Il viaggio dura circa 2 ore : costo 10 C$.Da Managua raggiungiamo El Crucero, quindi verso il mare, passando per San Rafael del Sur, paese fatto di baracche di lamiera e strade sterrate, che mi mostra nuovamente il Nicaragua povero&#8230;<br \/>\n A Masachapa, lasciamo il pullman e saliamo &#8220;al volo&#8221; su un furgone, che ci lascia direttamente sulla piazza di Pochomil : uno spiazzo circolare con qualche comedor e una &#8220;pulperia&#8221;.<br \/>\n Immediatamente veniamo &#8220;assaliti&#8221; dai vari proprietari dei locali, che cercano di convincerci a turno a sederci per mangiare o ci offrono le loro sistemazioni.<br \/>\n Noi rifiutiamo con garbo e andando verso sinistra, ci dirigiamo all&#8217;Hotel Altamar, segnalato sulla guida e consigliatoci da Claudio.<br \/>\n L&#8217;aspetto non \u00e8 entusiasmante, come del resto la camera, ma accettiamo la sistemazione.<br \/>\n La camera, essenziale, si compone di due letti e un comodino, \u00e8 sul retro e senza bagno !<br \/>\n Quest&#8217;ultimo particolare \u00e8 trascurabile, visto che non c&#8217;\u00e8 acqua corrente (a causa della rottura della pompa, ci viene detto&#8230;) e comunque per lavarsi, bisogna andare ad attingela al pozzo !<br \/>\n Costo, un p\u00f2 caro per quanto offerto, 130 C$ (la camera con bagno, 150 C$).<br \/>\n Il bagno in comune \u00e8 precario, ma neanche tanto male, la doccia quasi irreale&#8230;!<br \/>\n Il ristorante dell&#8217;hotel, invece \u00e8 molto carino, ricavato su una terrazza che da sulla sottostante spiaggia, con tavoli tutti a vista, amache e un buon servizio.<br \/>\n Il cibo \u00e8 buono, abbondante, ma leggermente caro per la media del paese ed inoltre sul conto viene applicata la maggiorazione del 10%.<br \/>\n Prendo un filete (100 C$) e una To\u00f1a (20 C$) e rimango molto soddisfatto, per quantit\u00e0 e qualit\u00e0.<br \/>\n Dalla terrazza, parte la scalinata che conduce alla spiaggia. Quest&#8217;ultima \u00e8 veramente particolare, lunghissima e larghissima a causa della bassa marea, costituita da sabbia beige e battuta continuamente dal vento (&#8230;fenomeno presente solo a Gennaio !). Stare sdraiati sul telo \u00e8 un&#8217;impresa titanica; in pochi minuti si diventa dei sofficini&#8230;<br \/>\n Molto meglio prendere posto in un &#8220;ranchito&#8221;, una sorta di capanna con amache e tavolino, che costano 30 C$, se non si consuma nulla, oppure il prezzo del pranzo e di tutto ci\u00f2 che si ordina nella giornata&#8230;<br \/>\n I prezzi sono migliori di quelli del ristornate (bibite 7,5 C$, birra 10 C$) e l&#8217;impatto scenico strepitoso&#8230; Di fronte all&#8217;oceano, dondolandosi sull&#8217;amaca, si gusta la vita&#8230;, oltre ad una fresca To\u00f1a, ammirando un bellissimo tramonto sul Pacifico.<br \/>\n Calato il sole, il buio arriva velocemente, quindi partiamo per un&#8217;altra avventura : la doccia !<br \/>\n Andiamo al pozzo e girando con una manovella, una ruota di bicicletta, che fa ruotare una corda, che consente di attingere l&#8217;acqua, riempiamo un secchio ciascuno; quindi prendiamo una piccola bacinella e andiamo nella doccia comune.<br \/>\n Questa non ha porta&#8230;, o meglio c&#8217;\u00e8 ma \u00e8 fuori dai cardini, ed \u00e8 presidiata nella parte in cui non ci si lava da due guardiani d&#8217;eccezione : due rospi !<br \/>\n A sinistra c&#8217;\u00e8 la doccia (non funzionante&#8230;) e qui si comincia con la bacinella a bagnarsi con l&#8217;acqua del secchio, quindi insaponarsi e infine sciacquarsi&#8230;<br \/>\n Sembra strano per chi come noi \u00e8 abituato a stare in doccia 15\/20 minuti, senza mai interrompere il flusso d&#8217;acqua, ma questo \u00e8 un ottimo modo per garantire un risparmio idrico !!!<br \/>\n Concludiamo la sera, facendo un giro a Pochomil, che inizia e finisce nella piazza in cui siamo arrivati nella mattinata&#8230;<br \/>\n Appena giriamo l&#8217;angolo, di nuovo veniamo chiamati a turno da tutti i proprietari dei ristornati, che ci offrono i loro servigi&#8230;<br \/>\n Ne scegliamo uno a caso e ceniamo spendendo 50 C$ e parlando con il proprietario, del Nicaragua, della sua storia recente e della situazione attuale&#8230;<br \/>\n I &#8220;Nicas&#8221; sono persone gentilissime, cordiali e alla mano : parlare con loro \u00e8 un piacere e una delle cose che pi\u00f9 mi ha colpito e mi \u00e8 piaciuta di questo splendido paese.<\/p>\n<p> 12 Gennaio 2003 &#8211; Pochomil<br \/>\n Giornata di completo relax al sole sulla spiaggia di Pochomil.<br \/>\n Anche se \u00e8 domenica e ci sono molte pi\u00f9 persone di ieri, visto che nel giorno di festa anche i Nicas si recano al mare, ci accaparriamo senza fatica il miglior &#8220;ranchito&#8221; sulla parte di spiaggia di fronte all&#8217;Hotel Altamar.<br \/>\n Sono circa le 10.00 quando ci sediamo al tavolino del &#8220;ranchito&#8221; e pochi minuti dopo ecco comparire &#8220;Do\u00f1a Adelia&#8221;, con le amache.<br \/>\n Ci chiede cosa vogliamo per colazione : &#8220;gallo pinto&#8221; e caff\u00e8 negro ! Passano solo 15 minuti e sto gustando il mio &#8220;desajuno&#8221; nica all&#8217;ombra del &#8220;ranchito&#8221;.<br \/>\n Trascorriamo l&#8217;intera giornata, dondolandoci sull&#8217;amaca e godendoci questa spiaggia lambita dal placido Oceano Pacifico.<br \/>\n Il vento soffia ad intermittenza e ogni tanto, quando \u00e8 pi\u00f9 intenso, qualche folata di sabbia mi scuote la schiena.<br \/>\n Molte sono le persone che approfittano per fare i giri a cavallo lungo la spiaggia e diverse volte anche a noi ci chiedono se vogliamo farlo&#8230;; rispondo sempre con un sintetico &#8220;no, gracias&#8221; e un sorriso e altrettanto ottengo dal mio interlocutore.<br \/>\n La bassa marea, rende la spiaggia larghissima e sullo specchio d&#8217;acqua che precede il mare, si riflettono il cielo e le nuvole, creando un&#8217;immagine speculare davvero affascinante.<br \/>\n Verso le 17.00 la fame ci impone un buon pasto, cos\u00ec ordiniamo del pesce : scelgo un filete, Michele un pargo, ma chiediamo che ci venga servito nei ranchiti pi\u00f9 interni, per evitare di mangiare con uno scomodo contorno di sabbia.<br \/>\n &#8220;Do\u00f1a&#8221; Adelia prende l&#8217;ordinazione e svanisce per quasi un&#8217;ora ! Sicuramente sar\u00e0 andata prima a comprare quello che le abbiamo chiesto, quindi l&#8217;avr\u00e0 cucinato e finalmente, quando tutto \u00e8 pronto ci chiama&#8230;<br \/>\n La fame intanto \u00e8 aumentata, e vedere l&#8217;abbondante filetto di pesce che riempie il mio piatto accompagnato da tostones, riso e fagioli neri \u00e8 gioia per lo stomaco e immediatamente dopo per il palato !<br \/>\n Tutto \u00e8 gustoso e ben cucinato, il costo irrisorio : 80 C$ !!!<br \/>\n Mi colpisce, visto che me la trovo di fronte a poche decine di metri, la capanna in cui vive Adelia; praticamente sulla sabbia, \u00e8 una costruzione di legno, lamiera e plastica, con solo una piccola luce al centro&#8230; Essenziale non definisce in modo esatto questa abitazione, ne lo stato d&#8217;animo che mi crea il vederla&#8230; Difficile da spiegare a parole e tanto meno da accettare per chi, come me non ha mai avuto sotto gli occhi una simile realt\u00e0.<br \/>\n Il pasto, accompagnato da un paio di To\u00f1a, mi riempie per benino, cos\u00ec soddisfatto mi ri-adagio sull&#8217;amaca del &#8220;ranchito&#8221; e mi godo il tramonto che mi si propone.<br \/>\n I colori sono forti e intensi, il cielo diventa di un rosso vivace, per poi lentamente affievolirsi e ammorbidirsi, trasformarsi in un tenue viola, mentre il sole sparisce nel mare. Poi velocemente la luce perde intensit\u00e0 e in pochi minuti arriva il buio.<br \/>\n Risaliamo la scalinata che porta all&#8217;Altamar, un ultimo sguardo alla spiaggia di Pochomil, quindi via al pozzo per prendere l&#8217;acqua con cui fare la doccia.<br \/>\n Anche se siamo sazi del pranzo di met\u00e0 pomeriggio, raggiungiamo comunque la piccola piazza del paese, per bere una birra e passare la serata.<br \/>\n Ci sediamo in uno dei bar e mentre sorseggiamo una To\u00f1a, scambiamo quattro chiacchere con i proprietari, mentre dal loro stereo si diffondono nell&#8217;aria canzoni a me note e un p\u00f2 datate : si passa infatti, da &#8220;Gloria&#8221; di Tozzi a &#8220;Self Control&#8221; di Raf !<br \/>\n Poi un episodio che mi fa credere di trovarmi in un altro tempo : un uomo arriva a cavallo, scende, lega le redini ad un corrimano, quindi si dirige verso la &#8220;pulperia&#8221; dall&#8217;altra parte della piazza&#8230;<br \/>\n Al momento e in quel luogo, tutto sembra normale, ma a ripensarci mi appare incredibile : qui il cavallo \u00e8 ancora un mezzo di trasporto ! Affascinante e particolare al tempo stesso !<br \/>\n Prima di fare ritorno alla nostra camera, passiamo dalla &#8220;pulperia&#8221; e sorseggiando un&#8217;altra To\u00f1a, discutiamo con il gerente, un simpatico e cordiale ragazzo.<br \/>\n Parliamo soprattutto del turismo, di come Pochomil debba migliorare e in che cosa, per potersi sviluppare e apprendiamo che sono molti gli italiani che, soprattutto in estate, capitano da queste parti : chi l&#8217;avrebbe mai detto !<br \/>\n Chiedo il costo del ron &#8220;Flor de Ca\u00f1a Centenario&#8221; invecchiato 12 anni, che dovrebbe essere il migliore : 140 C$.<br \/>\n Sono tentato di prenderlo, ma poi rinuncio, visto che il viaggio \u00e8 ancora lungo e dovrei portarmelo in giro nello zaino per troppi giorni, prima di &#8220;regressar&#8221;&#8230;; lo comprer\u00f2 pi\u00f9 avanti, sperando di trovarlo a questo prezzo, che mi sembrava ottimo.<\/p>\n<p> 13 Gennaio 2003 &#8211; Granada<br \/>\n Ci svegliamo prestissimo, in modo da poter prendere il primo bus della mattina e gi\u00e0 alle 06.00 siamo con i nostri zaini sulla piazza di Pochomil, seduti su un muretto in attesa.<br \/>\n La piccola piazza \u00e8 deserta, i bar sono tutti chiusi, la temperatura \u00e8 piacevole.<br \/>\n Osservo quello che ho di fronte e mi sembra di trovarmi sul set cinematografico di un film westner&#8230;<br \/>\n Alle 06.15 arriva anticipato da fragorose e lunghe stronbazzate di clacson il bus per Managua, sul quale saliamo insieme a poche altre persone.<br \/>\n Come consuetudine l&#8217;autista continua a suonare il clacson per avvisare che sta partendo e percorre a passo d&#8217;uomo la strada che lo allontana dalla piazza di Pochomil.<br \/>\n Dalle case sul ciglio della strada altre persone salgono sulla &#8220;buseta&#8221; e sino a che non si lascia definitivamente il centro abitato, \u00e8 un continuo fermarsi a raccogliere passeggeri.<br \/>\n Nostra destinazione non \u00e8 ovviamente la capitale, dove \u00e8 perfettamente inutile ritornare : scenderemo invece a &#8220;El Crucero&#8221;, da dove via Jinotepe, raggiungeremo Granada.<br \/>\n Il bus impiega circa un&#8217;ora per raggiungere la piccola cittadina di &#8220;El Crucero&#8221;, arrancando a fatica sulla collina che la precede. Costo del biglietto : 10 C$.<br \/>\n Scendiamo e attraversata la strada chiediamo informazioni su come e dove poter prendere un mezzo che ci porti a Jinotepe. Soffia un vento forte e l&#8217;aria \u00e8 frizzante, strano ma vero, ho quasi freddo !<br \/>\n Neanche il tempo di ricevere la risposta alla nostra domanda, che ci indicano un piccolo monovolume, un colectivos, che giunge in senso opposto ed \u00e8 diretto a Jinotepe : saliamo e in 20 minuti siamo a destinazione, per 10 C$.<br \/>\n Ci lasciano di fronte al parco cittadino e percorriamo a piedi due quadre prima di raggiungere il terminal dei bus. Qui saliamo sul primo in partenza per Nandaime, che ci lascer\u00e0 all&#8217;incrocio con la strada che proviene da Rivas, dove prenderemo un altro bus per Granada : al momento, non ci sono infatti bus diretti per la nostra destinazione o per lo meno cos\u00ec ci dicono&#8230;<br \/>\n In circa quindici minuti e per 5 C$ si raggiunge l&#8217;incrocio; quindi appena scesi, praticamente veniamo trasbordati sul bus che, proviene da Rivas in senso opposto e aspetta sul ciglio della strada prima di proseguire verso Granada. E&#8217; pieno, dobbiamo stare in piedi nel corridoio e gli zaini finiscono sul tetto del mezzo.<br \/>\n Forse per questo, il viaggio sino a Granada (6 C$) mi sembra molto pi\u00f9 lungo della mezz&#8217;ora che impieghiamo a giungere al terminal cittadino dei bus provenienti da Rivas !<br \/>\n Quest&#8217;ultimo \u00e8 relativamente piccolo e si trova all&#8217;inizio di &#8220;Calle del Comercio&#8221;, lungo la quale si sviluppa il mercato.<br \/>\n La percorriamo praticamente tutta, camminando sulla strada, visto che le bancherelle occupano il marciapiede, sul quale risalgo ogni qualvolta incrocio un&#8217;auto o un bus.<br \/>\n La citt\u00e0 \u00e8 viva, brulicante di gente e mi fa subito una bella impressione : colorata, affascinate e caratteristica.<br \/>\n Dopo 4 quadre e mezzo, sulla destra troviamo &#8220;El Parque Central&#8221; con la cattedrale : vero cuore della citt\u00e0. E&#8217; molto ben curato e anche qui c&#8217;\u00e8 moltissima gente.<br \/>\n Ci sentiamo chiamare : sono Fabrizio e Serena, conosciuti a Leon, che stanno andando Masaya e ci dicono di essere all&#8217;Hospedaje Cocibolca, proprio dove abbiamo intenzione di andare anche noi&#8230;<br \/>\n Ci diamo appuntamento per la sera e ci incamminiamo verso il &#8220;Cocibolca&#8221;. Raggiungerlo \u00e8 agevole : attraversiamo il parco e imbocchiamo, a sinistra della cattedrale, &#8220;Calle la Calzada&#8221;, che porta al lago : poche centinaia di metri e lo troviamo sul lato destro della strada, dopo l&#8217;Hospedaje Central e la Pizzeria Don Luca.<br \/>\n Mi fa subito un&#8217;ottima impressione : l&#8217;entrata si apre su una sorta di salone, dove si trova la TV con di fronte le immancabili sedie a dondolo, tre postazioni intenet, e diversi tavoli, dove poter sedersi a mangiare, quello che si ordina, oppure quello che ci si cucina autonomamente, visto che l&#8217;utilizzo della cucina \u00e8 gratuito e compreso nel prezzo !<br \/>\n Siamo fortunati e troviamo una stanza, che si sta per liberare ! Dobbiamo aspettare solo qualche minuto, perch\u00e9 la puliscano. Ne approfitto per comunicare con casa via internet e per fare colazione con un buon &#8220;gallo pinto&#8221;.<br \/>\n Le stanze sono disposte su due piani : sicuramente quelle al piano superiore sono migliori, perch\u00e9 pi\u00f9 arieggiate e meglio rifinite, rispetto a quelle al piano terra. Purtroppo la nostra \u00e8 a piano terra !<br \/>\n Non \u00e8 particolarmente bella, ma pulita, essenziale, dignitosa e spaziosa e con un bagno grande. La doccia \u00e8 fredda ! Costo : 12 $ a notte, ovvero 180 C$.<br \/>\n Incredibilmente alla mano il proprietario : Carlos, che ha molta simpatia per gli italiani, visto che \u00e8 stato nel nostro paese grazie allo scomparso partito comunista italiano.<br \/>\n Una persona particolare, che rispecchia la positiva impressione che i &#8220;Nicas&#8221; mi hanno lasciato nel cuore : sembra che vi conosca da una vita e vi tratta come tali, con amicizia&#8230;<br \/>\n Appena preso possesso della stanza, doccia veloce e subito fuori alla scoperta della citt\u00e0.<br \/>\n Ritorniamo al parco centrale, ripercorrendo a ritroso &#8220;Calle la Calzada&#8221; : dalla parte opposta alla cattedrale, c&#8217;\u00e8 la banca, sotto il portico, dove si trova anche l&#8217;Hotel Alambra, il pi\u00f9 bello di Granada.<br \/>\n Approfittiamo per cambiare un p\u00f2 di dollari in cordobas e l&#8217;operazione risulta molto pi\u00f9 veloce di quanto mi aspettassi&#8230;<br \/>\n Quindi imbocchiamo &#8220;Calle Real Xalteva&#8221; e cominciamo a risalirla. Granada \u00e8 veramente molto bella, curata, affascinante con tutte le sue case in stile coloniale, dai pi\u00f9 sgargianti colori pastello : azzurro, giallo, rosa&#8230;<br \/>\n Sulla destra, dopo una quadra, troviamo la chiesa della Merced, in ristrutturazione : il campanile \u00e8 stato rimesso a nuovo ed ha un bel colore rosa, la parte centrale della chiesa invece \u00e8 ancora annerita e sembra quasi decadente, ma cos\u00ec \u00e8 molto pi\u00f9 affascinante, a mio modo di vedere&#8230;<br \/>\n Altre due quadre e dopo un piccolo parco molto carino, ecco la chiesa di Xalteva, anch&#8217;essa molto bella.<br \/>\n Prima di raggiungerla, mentre camminiamo sul lato sinistro del marciapiede, ci cade l&#8217;occhio all&#8217;interno di una casa : la proprietaria, che \u00e8 sulla porta, vista la nostra curiosit\u00e0, ci invita molto cordialmente ad entrare, mostrandoci con orgoglio il salone, che si apre subito dietro il grande portale di legno, che da sulla strada. Particolare e caratteristico con le immancabili sedie a dondolo, in questo caso di vimini e oltre, un patio interno con un bel giardino. Restiamo un momento a parlare e sono affascinato dalla cordialit\u00e0 e gentilezza della signora, che devo dire essere comune a tutto il popolo &#8220;nica&#8221;, al pari della fierezza e dell&#8217;amore per il loro paese.<br \/>\n Riprendiamo il nostro cammino, ridiscendendo verso il parco dalla parallela a &#8220;Calle Real Xaltera&#8221;, che ripropone il carattere coloniale della &#8220;Gran Sultana&#8221; : soprannome con cui \u00e8 nota Granada e per nulla enfatico ! A una quadra dal parco, sulla sinistra ci imbattiamo nel museo di arte nicaraguense, dove, per 15 C$, entriamo. Non \u00e8 nulla di particolare, ma \u00e8 molto bella la casa nel quale \u00e8 ospitato, con un bel giardino centrale, ornato da statue in pietra.<br \/>\n Mezz&#8217;ora per visitarlo tutto, quindi ci ritroviamo nel parco. E&#8217; veramente molto carino e ben curato con al centro una fontana e un patio e nel verde, diversi bar, che offrono ottimi refrescos natural. Sul lato opposto alla bianca cattedrale, di fronte al portico, in fila ci sono i calessi, non solo attrazione per i turisti, ma anche e soprattutto mezzi di trasporto.<br \/>\n Sotto il portico, oltre alla banca e all&#8217;Hotel Alambra, c&#8217;\u00e8 anche un negozio di souvenire, il &#8220;Chichitepec&#8221;, ottimo per acquistare cartoline e francobolli, nonch\u00e9 per inviarle senza necessariamente andare al Correos cittadino. Le cartoline arrivano : dopo un mese e mezzo, ma arrivano !<br \/>\n Per quel che riguarda l&#8217;oggettistica invece \u00e8 pi\u00f9 conveniente comprare l&#8217;artigianato al mercato nuovo di Masaya !<br \/>\n Il parco brulica di persone, ci sono moltissimi bambini, che attorniano i turisti elemosinando 1 C$&#8230;, ma non sono oppressivi e stressanti&#8230;, lo fanno col sorriso e con gentilezza&#8230;<br \/>\n Se si resiste a questo colpo psicologico, passare un p\u00f2 di tempo all&#8217;ombra del parco, seduti ad un chiosco, sorseggiando un dissetante refrescos al mandarino, \u00e8 qualcosa di particolare&#8230;<br \/>\n A sinistra del parco, c&#8217;\u00e8 una piccola piazza con il monumento ai caduti. Su un lato di questa si trova un bel portico di legno sotto il quale c&#8217;\u00e8 un piccolo ristorante, dalla parte opposta, la compagnia telefonica (i cui costi sono proibitivi come a Leon : 115 C$ per 3 minuti di conversazione).<br \/>\n Dopo aver bevuto una fresca to\u00f1a, riprendiamo il nostro giro : seguendo &#8220;Calle la Calzada&#8221; raggiungiamo il Lago Cocibolca, il pi\u00f9 grande lago del centro america.<br \/>\n Sembra un vero e proprio mare, con tanto di onde ed ha un colore scuro, quasi nero.<br \/>\n Per raggiungerlo bisogna fare una passeggiata di 10 minuti e prima di arrivare al piccolo porto di Granada, sulla sinistra si trova la bella chiesa di Guadalupe.<br \/>\n Di fianco al porto, alle spalle della piazza, c&#8217;\u00e8 un piccolo &#8220;mirador&#8221;, che si affaccia sul lago : sulla destra lungo la strada che fronteggia il &#8220;malecon&#8221;, diversi ristoranti e all&#8217;orizzonte le prime, delle 360 &#8220;isletas de Granada&#8221;.<br \/>\n Per poterle visitare \u00e8 necessario prendere una lancia : se siete interessati, parlate con Carlos, che vi sapr\u00e0 indirizzare e\/o mettervi in contatto con qualcuno che vi porti tra questi minuscoli atolli vulcanici pieni di vegetazione.<br \/>\n Nuvole di moschitos, si alzano in volo e anche se sono disturbati dal vento che soffia sulla sponda del lago, qualche puntura la sento ! Meglio ritornare verso l&#8217;interno : cos\u00ec percorriamo di nuovo &#8220;Calle la Calzada&#8221; e ritorniamo al parco, prendendo posto ai tavolini di un chiosco, dove un bel refrescos non \u00e8 per nulla male.<br \/>\n Di fronte a me due lucida scarpe, con la loro scatola e postazione : questa \u00e8 ancora un&#8217;attivit\u00e0 in Nicaragua e diverse persone ne approfittano !Riprendiamo il nostro cammino ritornando all&#8217;interno lungo la strada a destra del parco, sulla quale si trova l&#8217;Hotel Colonial, bello ed elegante e subito dopo, all&#8217;angolo con &#8220;Calle Atravezada&#8221;, l&#8217;ufficio postale.<br \/>\n Seguiamo a destra &#8220;Calle Atravezada&#8221; e dopo poco, sul lato sinistro siamo attratti da un simpatico bar : il &#8220;Flamingo&#8221;, dove ci sediamo nuovamente.<br \/>\n La coppia nica di fianco al nostro tavolo ordina da mangiare un piatto dall&#8217;aspetto veramente interessante. Chiediamo cosa sia : un piatto nazionale nicaraguense a base di carne, molto abbondante&#8230; A cucinarlo per\u00f2, non \u00e8 il bar, ma il ristorante di fronte : &#8220;El Colonial&#8221;. Non abbiamo dubbi : questa sera si cena qui !<br \/>\n Torniamo all&#8217;Hospedaje Cocibolca, dove ritroviamo Fabrizio e Serena e ci diamo appuntamento per la cena.<br \/>\n L&#8217;idea \u00e8 quella di farsi una bella doccia : unico problema, manca l&#8217;acqua ! Fortunatamente \u00e8 un inconveniente momentaneo e dopo mezz&#8217;oretta riusciamo nel nostro intento&#8230;<br \/>\n Mentre aspettiamo i nostri nuovi amici, prendiamo un aperitivo nel locale di fronte al &#8220;Cocibolca&#8221; : il jazz bar &#8220;El Matchico&#8221;, un locale molto carino, arredato con intelligente ingegnosit\u00e0 !<br \/>\n Quando scorgiamo Fabrizio e Serena sulla porta del &#8220;Cocibolca&#8221;, attraversiamo la strada e una volta che a noi si unisce anche Marcus, ragazzo inglese che hanno conosciuto durante la giornata, siamo pronti per la cena.<br \/>\n Raggiungiamo il ristorante &#8220;El Colonial&#8221; e ordiniamo tre piatti nazionali nicaraguensi. Purtroppo &#8220;el sabor&#8221; non si rivela all&#8217;altezza dell&#8217;entusiasmo che il colpo d&#8217;occhio ci aveva generato !<br \/>\n Il piatto si rivela infatti, un&#8217;accozzaglia di pezzetti di carne fritti, accompagnati da crema di fagioli e insalata&#8230;<br \/>\n Niente di trascendentale&#8230;, ma in compagnia e con l&#8217;aiuto di quattro bottiglie di To\u00f1a da litro, la cena passa in secondo piano e trascorriamo comunque una bella serata.<\/p>\n<p> 14 Gennaio 2003 &#8211; Volcan Masaya, Masaya, Santa Catarina, laguna d&#8217;Apoyo.<br \/>\n Ci alziamo prestissimo, visto che la giornata ha un programma molto ricco, che inizia con la visita del Parco Nazionale del Vulcano Masaya.<br \/>\n Per raggiungerlo da Granada, dobbiamo prendere il bus per Managua e scendere lungo la strada, all&#8217;entrata del parco.<br \/>\n Come prima cosa ci rechiamo a piedi al terminal dei bus per Managua, che si trova dalla parte opposta della citt\u00e0 : 5 cuadre oltre il parco e tre a destra.<br \/>\n Per arrivarci ci impieghiamo una ventina di minuti e fortunatamente troviamo un bus in partenza.<br \/>\n Costo del biglietto sino all&#8217;entrata del Parco Nazionale del Vulcano Masaya&#8221;, 7 C$ e circa un&#8217;ora di viaggio.<br \/>\n Il bus ci lascia proprio di fronte all&#8217;entrata : attraversiamo la strada e paghiamo il biglietto di ingresso, che per i turisti \u00e8 di 60 C$. Con noi entrano altri due italiani, padre e figlia, che ci accompagneranno per l&#8217;intera escursione.<br \/>\n La ragazza \u00e8 in vacanza; \u00e8 infatti venuta a trovare il padre, che si \u00e8 stabilito qui da 8 mesi, aprendo una finca, &#8220;Lo Zopilote&#8221;, sull&#8217;isola di Ometepe ! La cosa ci interessa molto, visto che dovremo andare sull&#8217;isola e prendiamo tutte le informazioni necessarie per poterne usufruire se si presenter\u00e0 l&#8217;occasione.<br \/>\n Con la loro compagnia, i 5 Km. di strada sino al cratere del Nindiri, sono meno lunghi e faticosi di quello che potrebbero sembrare&#8230;<br \/>\n La strada per raggiungere il cratere \u00e8 completamente asfaltata e si snoda tra la colata lavica del lontano 1772, in un paesaggio lunare, scenograficamente straordinario.<br \/>\n L&#8217;ultimo terzo di strada \u00e8 un p\u00f2 pi\u00f9 ripido dei precedenti due terzi, ma sull&#8217;onda dell&#8217;entusiasmo arriviamo al &#8220;mirador&#8221; : la strada si allarga in un piazzale, la &#8220;Plaza de Oviedo&#8221; (in onore del primo straniero che scopr\u00ec ed esplor\u00f2 il complesso vulcanico), che termina con un parapetto di pietra, oltre il quale, sul fondo si vede il cratere del Nindiri, fumante, visto che \u00e8 attivo !<br \/>\n Un cartello recita di prestare molta attenzione, ricordando che il vulcano \u00e8 attivo e pu\u00f2 esalare fumi tossici e mortali !<br \/>\n L&#8217;odore di zolfo \u00e8 forte ed acre, il calore percettibile. Lo spettacolo che la natura ci offre irripetibile.<br \/>\n Sulla destra, alla fine di una lunga scalinata, una croce di legno, posta sulla sommit\u00e0 di un&#8217;altura, si staglia nel cielo.<br \/>\n Seguiamo il sentiero sulla sinistra, che porta ad un&#8217;altro mirador, posto pi\u00f9 in alto; anche da qui la vista \u00e8 spettacolare ! Proviamo a scendere lungo la strada per raggiungere il ciglio opposto del cratere, ma veniamo repentinamente fermati dalle guardie del parco : non \u00e8 possibile andarci !<br \/>\n A malincuore risaliamo e dopo una sosta sul vicino cratere San Fernando, ormai ricoperto dalla vegetazione, visto che \u00e8 inattivo da oltre 200 anni, prendiamo la strada del ritorno.<br \/>\n Il sole ora \u00e8 forte e non aver portato l&#8217;abbronzante, mi coster\u00e0 una quasi scottatura di braccia, gambe e collo : meno male che il fido cappellino \u00e8 sempre con me !<br \/>\n La discesa sembra molto pi\u00f9 lunga della salita, forse perch\u00e9 ci fermiamo al centro informativo dei visitatori, dove \u00e8 allestito una sorta di museo che mostra la storia del vulcano e la flora, fauna e geologia che caratterizza il parco.<br \/>\n Non \u00e8 nulla di particolare, anzi serve solo come pausa durante la discesa, visto che i plastici in cartapesta, mi ricordano molto i lavori che facevo alle medie !<br \/>\n Poche altre centinaia di metri e siamo finalmente all&#8217;uscita ! Ci sistemiamo sulla strada e aspettiamo il primo bus per Masaya.<br \/>\n Saliamo sul primo che passa, ma sfortunatamente, non \u00e8 diretto a Masaya, ma \u00e8 solo &#8220;de paso&#8221; : ci\u00f2 significa che ci lascer\u00e0 all&#8217;incrocio con la strada che porta a Masaya per 2 C$, dove dovremmo prendere un&#8217;altro bus !<br \/>\n In dieci minuti siamo all&#8217;incrocio, altrettanti per aspettare e prendere il bus per Masaya (3 C$) e qualcuno meno per raggiungere il terminal.<br \/>\n Alle spalle del terminal si sviluppa il nuovo mercato cittadino, diviso in zone : alimentari, artigianato, abbigliamento.<br \/>\n E&#8217; una citt\u00e0 nella citt\u00e0, un dedalo di vicoli tra le varie bancherelle dove perdersi e perdere l&#8217;orientamento non \u00e8 affatto cos\u00ec difficile.<br \/>\n Una vera e propria attrazione, da non lasciarsi scappare ! Passiamo qualche ora al suo interno, acquistando diversi oggetti di artigianato : caratteristici sono soprattutto i piccoli oggetti di legno, pietra e i dipinti a olio.<br \/>\n Non meno particolare e interessante \u00e8 l\u2019occasione di parlare con la gente, sempre gentile e ben disposta, mai pressante e insistente nel tentativo di vendervi qualcosa, ma amabile, come tutto il Nicaragua appare agli occhi del viaggiatore\u2026<br \/>\n Dopo aver completato gli acquisti, riemergiamo dal dedalo vi vicoli del mercato e andiamo a prendere il bus per Santa Catarina, dove dal suo mirador \u00e8 possibile vedere la Laguna di Apoyo.<br \/>\n La buseta \u00e8 ferma al suo posto e parte solo dopo un quarto d\u2019ora, durante il quale assisto divertito al consueto alternarsi di venditori di ogni genere di cose\u2026, dal refrescos, al cibo, alle tovaglie\u2026<br \/>\n Particolarmente simpatica una coppia di bambini che vende caramelle, poste dentro una bacinella di plastica arancione. Due occhi enormi e dolci mi fissano e mi chiedono di acquistare qual cosa : il cuore non regge e anche se non prendo nulla, gli regalo due pesos\u2026<br \/>\n L\u2019autista, che dorme appoggiato al volante, si desta come se svegliato da un orologio biologico puntato sull\u2019ora della partenza, accende il mezzo e si parte.<br \/>\n Una decina di minuti e 3 C$ per raggiungere Santa Catarina, posta sul colle a ridosso di Masaya.<br \/>\n Scendiamo all\u2019incrocio, attraversiamo la strada, poche decine di metri e imbocchiamo la via principale del paese : impossibile sbagliare, ad aiutarvi come punto di riferimento, ci sono le moto-carrozzelle, che fungono da taxi e se questo non bastasse, seguite le indicazioni per un fantomatico \u201cLas Vegas\u201d, che in seguito scoprir\u00f2 essere una sala giochi dotata di slot-machine !<br \/>\n Cominciamo a salire seguendo la strada che percorre tutta Santa Catarina; il paesino \u00e8 caratteristico e ricco di negozi che offrono oggetti di artigianato. Proseguiamo sempre dritto di fronte a noi, superiamo la chiesa, quindi altre due quadre e giungiamo al \u201cmirador\u201d. Qui si paga un biglietto di ingresso di 1 C$ per accedere al giardino, da cui si domina l\u2019intera Laguna di Apoyo, un vasto bacino di acqua azzurra, formatosi all\u2019interno di un antico cratere.<br \/>\n La vista \u00e8 mozzafiato, bella e particolare : c\u2019\u00e8 un vento fortissimo, il cielo \u00e8 terso il suo azzurro pastello contrasta con quello pi\u00f9 profondo della laguna. Sullo sfondo, sfocata, all\u2019orizzonte, Granata, di cui si riconosce la cattedrale.<br \/>\n Restiamo pochi minuti, qualche foto e un lungo sguardo contemplativo, quindi ritorniamo indietro, ripercorrendo a ritroso il nostro cammino.<br \/>\n Ritornati sulla strada principale, ci appostiamo sul ciglio e attendiamo il bus che ci riporti a Masaya : non tarda e cos\u00ec in men che non si dica, siamo di nuovo al terminal, da dove eravamo partiti !<br \/>\n Abbiamo ancora del tempo, quindi convinco Michele ad andare a vedere il vecchio mercato dell\u2019artisaneria, pezzo forte di Masaya, le cui foto ho visto su internet : per raggiungerlo basta fare una piccola passeggiata di dieci minuti, con la quale si scopre anche un po\u2019 della citt\u00e0.<br \/>\n Usciti dal piazzale sterrato del terminal, costeggiamo, tenendolo sulla sinistra, il mercato nuovo, quindi superiamo il ponte che ci si trova di fronte e proseguire diritto per 3 quadre : all\u2019improvviso, le mura del vecchio mercato dell\u2019artisaneria, mi appaiono sulla destra.<br \/>\n Purtroppo questo \u00e8 solo quello che resta del famoso mercato\u2026; al suo interno infatti adesso trovano posto i negozi che vendono le stesse identiche cose che si possono trovare al mercato nuovo, ma a un prezzo molto pi\u00f9 alto.<br \/>\n E\u2019 stato trasformato in uno specchio per allodole, dove attrarre i turisti\u2026 impossibile anche tentare di tirare sul prezzo\u2026, sono irremovibili, a differenza del nuovo mercato\u2026<br \/>\n Tuttavia la sua struttura esterna, di vecchia fortezza, ha mantenuto immutato il proprio fascino, anche se all\u2019entrata un cartellone coloratissimo, che stona come un trombone in una sinfonia di violini, ne altera un po\u2019 il fascino. Diciamo che se si ha tempo, merita la visita, se non altro per vedere anche un po\u2019 di Masaya\u2026<br \/>\n Ritorniamo al terminal e troviamo in partenza un bus per Granata, sul quale saliamo al volo : 5 C$ e 40 minuti di viaggio ed eccoci di ritorno nella \u201cgran sultana\u201d !<br \/>\n Scendiamo prima del terminal e ripercorriamo \u201cCalle Xalteva\u201d per raggiungere una fabbrica di sigari, dove comprarne qualcuno per l\u2019amico Max.<br \/>\n Superiamo la chiesa che da il nome alla strada e subito dopo sulla destra ritroviamo il negozio che avevamo visto il giorno prima : \u201cDo\u00f1a Elba Cigar\u201d, una sorta di fabbrica familiare, dove oltre a produrre, vendono i sigari.<br \/>\n Ce ne sono di diversi tipi e se ne possono acquistare un numero a piacere : non \u00e8 infatti necessario comprare la scatola, ma se ne possono chiedere anche un numero inferiore, che vengono confezionati a parte.<br \/>\n Il costo sembra buono : 20 sigari \u201crobustos\u201d costano, 200 C$, mentre una confezione di 5 sigarillos, 50 C$. Una \u201chacienda familiar\u201d ed un servizio ottimo, consigliato a chi interessa.<br \/>\n Tornando verso il \u201cCocibolca\u201d, ci fermiamo al supermercato (sulla destra, subito prima di incrociare \u201cCalle du Commercio\u201d, a una quadra dal parco) e facciamo un po\u2019 di spesa per la nostra cena : ananas, ron \u201cFlor de Ca\u00f1a\u201d 5 a\u00f1os, coca, salumi&#8230;<br \/>\n Comunque si trova di tutto, compresa la pasta, anche se \u00e8 un p\u00f2 cara ! Per il resto invece, i prezzi sono Nica\u2026<br \/>\n Il pane lo acquistiamo invece lungo la strada, ad una bancherella : un filone da un chilo, 8 C$ !<br \/>\n In serata, dopo aver consumato la nostra cena al Cocibolca, usciamo a fare un giro per Granata, raggiungendo il parco, quindi avendo ancora un languorino, ci fermiamo alla \u201cPizzeria Don Luca\u201d, che si trova di fronte al \u201cCocibolca\u201d e ci facciamo una pizza !<br \/>\n Il locale \u00e8 gestito da un italiano, che viveva e lavorava a Bien in Svizzera e che ora si \u00e8 trasferito qui. La pizza non \u00e8 malvagia e viene offerta in tre dimensioni : la pi\u00f9 grande, che basta per due, costa 57 C$.<br \/>\n Finalmente sazi, prendiamo un po\u2019 di fresco sul marciapiede dondolandoci sulle \u201cabueljte\u201d del \u201cCocibolca\u201d, quindi in branda.<\/p>\n<p> 15 Gennaio 2003 &#8211; Ometepe.<br \/>\n Sveglia prestissimo per raggiungere Rivas e quindi spostarci sull\u2019isola di Ometepe. Alle 07.00 siamo gi\u00e0 in cammino verso il terminal e nel parco, ritroviamo i due italiani che ci hanno accompagnato nell\u2019escursione sul vulcano Masaya.<br \/>\n Un saluto veloce, quindi percorriamo \u201cCalle du Commercio\u201d, mentre i vari negozi stanno aprendo i battenti e arriviamo al terminal, dove due giorni prima siamo giunti.<br \/>\n Il bus per Rivas, per\u00f2, deve ancora arrivare e partir\u00e0 solo alle 08.00 !\u00a0<br \/>\n Fortunatamente \u00e8 puntuale e alle 08.00 lasciamo Granata alla volta di Rivas : costo del viaggio 13 C$, durata circa un\u2019ora e mezza, tra fermate per far salire e scendere gente, venditori e predicatori\u2026<br \/>\n Giunti al terminal di Rivas, \u00e8 necessario prendere un taxi, per raggiungere San Jorge, il porto da cui partono i ferry e le lance per Ometepe.<br \/>\n Appena scesi veniamo assaliti da un\u2019orda di taxisti, che tentano di accaparrarsi il cliente; i prezzi chiesti sono i pi\u00f9 disparati, sino a 20 C$ a persona ! Non farsi prendere dalla fretta \u00e8 indispensabile per evitare fregature\u2026 Il prezzo giusto per la corsa infatti \u00e8 di 30 C$ in totale !!!<br \/>\n Recuperiamo lo zaino dal tetto del bus, ci riuniamo con un altro ragazzo italiano e due tedeschi e prendiamo un solo taxi per 30 C$, ovvero 6 C$ a testa !<br \/>\n Dal terminal a san Jorge il tragitto \u00e8 breve : circa 5 minuti e il taxi ci scarica proprio all\u2019ingresso del molo.<br \/>\n Qui a sinistra dell\u2019entrata c\u2019\u00e8 la biglietteria, dove poter fare il biglietto per il Ferry, ma non farlo non comporta alcun pericolo o svantaggio : si paga direttamente sulla barca ! Costo : 20 C$.<br \/>\n Dal molo si scorge tra la foschia la sagoma dell\u2019isola di Ometepe, la pi\u00f9 grande isola lacustre al mondo.<br \/>\n Impressionanti i due vulcani che la compongono : il Conception e il Maderas. Imponenti e massicci, coperti di vegetazione, con un ciuffo di nuvole a coprirgli la vetta. Il lago invece sembra un vero e proprio mare, con onde robuste e alte, alimentate dal forte vento.<br \/>\n La traversata dura circa un\u2019ora e il ferry balla parecchio sotto la spinta delle onde nel primo tratto : meno male che non soffro il mal di mare (o meglio sarebbe dire di lago\u2026!). Anzi il dondolio, mi concilia il sonno, cos\u00ec mi faccio una bella dormita, destandomi giusto in tempo per vedere l\u2019attracco !<br \/>\n Di fronte a noi, superbo il vulcano Concepcion, ci accoglie a Moyagalpa.<br \/>\n Appena scesi bisogna destreggiarsi tra i taxista che cercano di accaparrarsi un cliente di giornata, quindi fatti circa una trentina di metri, sulla destra, si trova il bus per Altagracia.<br \/>\n Prendiamo posto, insieme a molte persone che hanno fatto la traversata con noi e rincontriamo Marcus, il ragazzo inglese conosciuto a Granata, che si unisce a noi.<br \/>\n Lo spostamento in termini di spazio \u00e8 modesto; solo 17 chilometri separano, infatti, Moyagalpa da Altagracia. In termini di tempo invece, incredibilmente lungo : circa un\u2019ora, a causa del pessimo stato delle strade, che oltre ad essere sterrate e strette, sono anche piene di buche\u2026 Il bus poi non \u00e8 dei pi\u00f9 recenti e arranca a fatica per tutto il percorso. Costo : 9 C$.<br \/>\n Altagracia \u00e8 un piccolo paesino, che si sviluppa esclusivamente ai lati della strada che lo attraversa.\u00a0<br \/>\n Appena scesi, non fatichiamo affatto a individuare l\u2019Hotel Castillo, che si trova nella prima traversa verso l\u2019interno, subito dopo l\u2019inizio dell\u2019abitato. L\u2019Hotel \u00e8 carino, pulito e ben tenuto : a prima vista mi fa subito una bella impressione.<br \/>\n Chiediamo una stanza da tre posti e quella che ci propongono non \u00e8 affatto male : spaziosa, letti comodi, bagno grande, con doccia e acqua corrente, anche se solo fredda. Costo : 70 C$ a testa (ovvero, la tripla per 210 C$).<br \/>\n Ci sistemiamo, una bella doccia, quindi usufruiamo subito della cucina dell\u2019hotel, che si rivela buona e a buon mercato : per un bel \u201cpescado\u201d con riso, fagioli e tostones , spendo solo 27 C$ !<br \/>\n Tutto viene segnato sul numero della camera, quindi si salda il conto alla partenza. Scriversi cosa si \u00e8 consumato \u00e8 buona norma, anche se i Nica sono persone estremamente corrette e oneste; un errore per\u00f2 possono farlo tutti\u2026<br \/>\n L\u2019hotel dispone anche di internet e sono presenti due PC, dai quali ci si pu\u00f2 connettere. Il costo per\u00f2, \u00e8 un tantino alto : 75 C$ l\u2019ora, ma la connessione \u00e8 veloce ed efficiente.<br \/>\n Dopo pranzo usciamo alla scoperta di Altagracia. Percorriamo la strada principale verso sinistra, superiamo il \u201cComedor Buen Gusto\u201d, segnalato sulla nostra guida, quindi raggiungiamo la piazza.<br \/>\n Di fronte c\u2019\u00e8 la chiesa con un piccolo giardino antistante, nel quale sono poste diverse statue di pietra, molto particolari.<br \/>\n Tuttavia la cosa che mi balza pi\u00f9 agli occhi sono i maiali, che beatamente se ne stanno al pascolo nel giardino !<br \/>\n Imbocchiamo la strada adiacente al giardino e ci dirigiamo verso il lago. Camminiamo per circa venti minuti, immersi nelle piantagioni di platano e banane, con il Concepcion, che ci controlla le spalle, incontrando ogni tanto la casa di qualche famiglia di contadini, che incuriositi ci osservano e ci sorridono, rispondendo garbatamente al nostro amichevole \u201cHola !\u201d.<br \/>\n Arriviamo sino alle sponde del lago, in quella che \u00e8 Playa Angul. Il Cocobolca sembra nero, da quanto \u00e8 scura l\u2019acqua, a causa del colore della sabbia del fondale, che essendo vulcanica \u00e8 molto scura\u2026<br \/>\n Il vento agita le acque, le onde si inseguono di continuo, le sponde sono un tripudio di verde, per la vegetazione rigogliosa.<br \/>\n La piccola insenatura \u00e8 soprattutto rocciosa e poco distante scorgo due ragazze che fanno il bucato : la cosa pi\u00f9 normale al mondo, sapone, olio di gomiti, qualche sbattuta sulle rocce e risciacquo\u2026, altro che lavatrice !<br \/>\n Ritorniamo sui nostri passi e prendiamo un altro sentiero, che si inoltra tra i platani.<br \/>\n Qui ci sono pi\u00f9 abitazioni e suscitiamo l\u2019interesse soprattutto dei bambini : occhi grandi, profondi, sguardo furbo, sorriso contagioso e aperto. A tutti un \u201cbuenas\u201d e da tutti una risposta !<br \/>\n La seconda spiaggia \u00e8 molto pi\u00f9 ampia, una mezza luna completa, di sabbia fine, quasi nera.<br \/>\n Sulla strada del ritorno abbiamo di fronte il Concepcion : alto, lussureggiante, maestoso e sormontato da un cappello di nuvole che ne avvolge solo la cima, quasi fosse panna montata su un\u2019enorme gelato. Uno spettacolo !<br \/>\n Ritorniamo al \u201cCastillo\u201d e mentre attendiamo che arrivi l\u2019ora di cena, scrivendo le impressioni di giornata, incontriamo e conosciamo, una persona che in realt\u00e0 conoscevamo gia da diversi mesi via internet : la mitica Enrica di Roma, con la quale ci siamo scambiati moltissime informazioni e sensazioni su questo viaggio.<br \/>\n Sapevamo che c\u2019era la possibilit\u00e0 di incontrarsi, ma non avendo programmato nulla, ritrovarsi sull\u2019affascinate isola di Ometepe \u00e8 una fatalit\u00e0 straordinaria.<br \/>\n Siamo contenti : la cena nicaraguese che ci eravamo ripromessi la consumeremo davvero !<br \/>\n Presentazioni di rito, anche se mi sembra di conoscerla da una vita\u2026 e primo contatto con i suoi compagni di viaggio : Claudia e Nello, persone simpaticissime e particolari, la cui conoscenza render\u00e0 questa esperienza straordinaria.<br \/>\n Prima di soddisfare lo stomaco, ci accordiamo, grazie all\u2019intermediazione dell\u2019hotel, con Silvio, la guida che domani ci accompagner\u00e0 nell\u2019escursione sul vulcano Maderas. Trattiamo sul prezzo, coinvolgiamo nell\u2019escursione Enrica, Claudia e Nello e alla fine ci accordiamo per 60 C$ ciascuno (siamo in 7), pi\u00f9 25 C$ per il pranzo al sacco che ci preparer\u00e0 l\u2019hotel.<br \/>\n &#8211; A posteriori posso candidamente dire che della guida potevamo fare tranquillamente a meno, non perch\u00e9 non sia preparata, ma solo per il fatto che \u00e8 un\u2019escursione che si pu\u00f2 tranquillamente organizzarsi e fare da soli ! Basta prendere il bus per Balg\u00fce, andare all\u2019Hacienda Magdalena, da dove parte il sentiero, quindi seguirlo da soli, oppure aspettare che parta un gruppo con la guida e accodarsi a poca distanza e il gioco \u00e8 fatto ! &#8211;<br \/>\n Finalmente si va a mangiare, mentre lo stomaco comincia a borbottare\u2026 Cena al \u201cComedor El Buen Gusto\u201d insieme a Marcus e Roberto, altro ragazzo di Torino che ha raggiunto l\u2019isola questa mattina con noi, Enrica, Claudia e Nello.<br \/>\n Il comedor, si rivela ottimo per il cibo, come la guida suggeriva, e con prezzi economici : un pescado intero con riso e tostones e una Tona, 45 C$ !!!<br \/>\n L\u2019aperitivo lo offro io : una bella bottiglia di ron \u201cFlor de Cana\u201d invecchiato 5 anni, comprato a Granata la sera prima, che svanisce velocemente\u2026<br \/>\n Soddisfatto lo stomaco, via tutti in branda, senza dimenticarsi di ritirare il pranzo al sacco dalla cucina dell\u2019hotel !<br \/>\n Il contenuto mi sembra soddisfacente per i 25 C$ che ci costa : due panini dolci, tre uova sode, un pomodoro, un pezzo di formaggio di capra, aranci e una banana.<\/p>\n<p> 16 Gennaio 2003 &#8211; Volcan Maderas, Playa Santo Domingo.<br \/>\n Sveglia prestissimo, alle 04.00 visto che dobbiamo prendere il bus per Balg\u00fce, che parte dalla piazza alle 04.15.<br \/>\n Silvio ci aspetta nel giardino dell\u2019hotel e una volta riuniti i partecipanti, raggiungiamo la piazza e saliamo sul nostro bus, che parte in orario.<br \/>\n E\u2019 ancora notte, la strada dissestata e sterrata rende il tragitto lento e faticoso per il vecchio mezzo, che arranca fendendo il buio con la luce dei fari.<br \/>\n Impieghiamo circa 45 minuti per arrivare a Balg\u00fce : costo 8 C$. E\u2019 ancora buio e raggiungiamo l\u2019Hacienda Magdalena, seguendo il sentiero di 1 chilometro che parte proprio dove l\u2019autista ci fa scendere.<br \/>\n Quando arriviamo sta albeggiando e ci sediamo sui tavolini, sotto il pergolato, aspettando che venga giorno.<br \/>\n L\u2019alba illumina l\u2019Hacienda e i nostri volti, da cui traspare la fatica dell\u2019alzataccia.\u00a0<br \/>\n Il brusio delle nostre parole rompe la tranquillit\u00e0 del luogo e cominciano a comparire anche i campesisnos, che lavorano all\u2019Hacienda e gli ospiti che vi sono ospiti; qui infatti si pu\u00f2 anche dormire e si hanno tre scelte : amaca, camera, dormitorio comune.\u00a0<br \/>\n E\u2019 un luogo molto caratteristico e particolare, ma ha l\u2019inconveniente di essere un p\u00f2 isolato e poco collegato con Altagracia e Moyagalpa.<br \/>\n Altra possibilit\u00e0 di dormire \u00e8 data dalla \u201cFinca Zopilote\u201d, poco distante, aperta recentemente da un italiano, che si \u00e8 stabilito sull\u2019isola. Offre, amache, dormitorio e bungalow, uso della cucina e chiaramente\u2026, compagnia italiana !<br \/>\n Si fa definitivamente giorno e non pu\u00f2 passare inosservata la tenuta da escursione che sfodera Claudia : pantalone color sabbia corto, appena sotto il ginocchio, scarpe da tennis in tinta e magliettina nera. E\u2019 tutta intenta a cercare di ripulire dai pantaloni una minuscola macchia che una goccia di caf\u00e8 ha inavvertitamente provocato\u2026 Non sa ancora cosa ci aspetta !<br \/>\n Finalmente si parte per l\u2019escursione. Prima pero bisogna pagare l\u2019eventuale colazione consumata e l\u2019accesso al sentiero, che costa 20 C$ (cosa, quest\u2019ultima, incomprensibile ! Comunque vi segnalo che l\u2019italiano che gestisce la Finca Zopilote, ci aveva confidato, durante l\u2019escursione al Volcan Masaya, che facemmo insieme, la sua intenzione di aprire un sentiero gratuito che partendo dalla sua finca, si ricollegasse al sentiero principale, evitando quindi di pagare l\u2019Hacienda ! Ci sar\u00e0 riuscito ? A voi scoprirlo e, nel caso, farmelo e farlo sapere a tutti\u2026).<br \/>\n Cominciamo a salire lungo il sentiero seguendo Silvio, anche se non sarebbe affatto necessario; il cammino infatti \u00e8 ben segnato e battuto e non si pu\u00f2 sbagliare.<br \/>\n La prima parte \u00e8 quasi pianeggiante, immersa nelle piantagioni di platani dell\u2019Hacienda e asciutta. Si vedono facilmente le scimmie sulle cime degli alberi e l\u2019urraca, uccello tipico dell\u2019isola dal piumaggio azzurro intenso e con un simpatico ciuffetto sul capo.<br \/>\n Il sentiero si snoda per 5 chilometri totali, prima di raggiungere la cima, ma la distanza non \u00e8 affatto il problema principale. Man mano che saliamo, la strada si fa pi\u00f9 irta e pendente, la vegetazione cresce, l\u2019umidit\u00e0 aumenta.<br \/>\n Si cammina tra le nuvole che ricoprono il vulcano per due terzi della sua altezza e il fango e l\u2019acqua cominciano a fare capolino sotto i nostri piedi. Le scarpe da trekking sarebbero l\u2019ideale, ma anche con quelle da tennis, se non hanno suola liscia ce la si pu\u00f2 fare\u2026<br \/>\n Schizzi di fango ci segnano scarpe, gambe e vestiti : e pensare che Claudia si preoccupava della macchietta di caf\u00e8\u2026<br \/>\n Al chilometro 2,5 c\u2019\u00e8 il mirador. Ci arriviamo faticando e non vediamo praticamente nulla : solo il grigio delle nuvole che ci avvolgono !<br \/>\n Enrica, Claudia, Nello e Roberto decidono di tornare indietro accompagnati da Silvio, che si \u00e8 guadagnato cosi i suoi soldi senza fare praticamente nulla o comunque senza portare a termine il suo lavoro\u2026 Io, Michele e Marcus invece, continuiamo da soli l\u2019ascesa.<br \/>\n Se fino a qui la marcia poteva sembrare faticosa, quello che viene e ci aspetta dopo lo sar\u00e0 ancora di pi\u00f9\u2026<br \/>\n Il sentiero si riempie praticamente di fango a causa dell\u2019acqua che scende dalla cima e ben presto mi ritrovo ad arrancare sprofondando in alcuni punti sino quasi al ginocchio\u2026<br \/>\n E pi\u00f9 saliamo, pi\u00f9 la situazione peggiora\u2026 Arriviamo sino al chilometro 4, bagnati completamente, con scarpe e gambe del colore marroncino chiaro del fango e scivolando ripetutamente. E siamo ancora in mezzo alle nuvole\u2026<br \/>\n Visto che la situazione del tempo non migliora e manca ancora un\u2019ora alla vetta, io e Michele decidiamo che ci pu\u00f2 bastare e torniamo indietro : il solo Marcus, continua da solo nell\u2019impresa !<br \/>\n La discesa \u00e8 ancora pi\u00f9 problematica della salita&#8230; Se affondare nel fango durante l&#8217;ascesa era faticoso e laborioso, evitare di scivolare su radici, foglie e sassi durante la discesa \u00e8 un&#8217;impresa titanica e impossibile, che non riusciamo a portare a termine&#8230;<br \/>\n Scivolo diverse volte e solo riflessi e fortuna mi evitano di ritrovarmi anche con qualcos\u2019altro, oltre le scarpe, nel fango !<br \/>\n Lentamente raggiungiamo il mirador, che \u00e8 ancora coperto dalle nuvole e dopo una breve sosta, riprendiamo la via del ritorno.<br \/>\n Da qui il sentiero migliora sempre pi\u00f9 rapidamente e senza neanche accorgerci usciamo dalle nuvole e ci ritroviamo a camminare con i raggi del sole che filtrano dalla boscaglia.<br \/>\n L&#8217;ultimo tratto, prima di giungere all&#8217;Hacianda Magdalena \u00e8 il pi\u00f9 bello : moltissime &#8220;urraca&#8221; volano da pianta a pianta e con il loro colore azzurro intenso mitigano la nostra delusione per un escursione mancata, che col senno di poi, non valeva la pena fare.<br \/>\n All&#8217;Hacienda ritroviamo i nostri quattro compagni di giornata, in comodo relax sulle amache.<br \/>\n Mi ripulisco con l&#8217;acqua dal fango che mi ricopre le gambe; le calze le butto senza neanche provare a fare qualcosa per &#8220;salvarle&#8221;, le scarpe invece le ripulisco con cura : mi devono accompagnare per altri 12 giorni !<br \/>\n Verso le 13.00 lasciamo l&#8217;Hacienda Magdalena e ritorniamo sulla strada principale, da dove alle 13.30 parte il bus, che prendiamo al volo.<br \/>\n Io, Michele, Roberto e Silvio scendiamo a Playa Santo Domingo, la pi\u00f9 bella dell&#8217;isola. Enrica, Claudia e Nello, che l\u2019hanno vista ieri, proseguono invece per la \u201claguna del charco verde\u201d.<br \/>\n Scendiamo di fronte l\u2019hotel \u201cFinca Santo Domingo\u201d, costruito praticamente sulla sabbia della spiaggia, che \u00e8 davvero particolare. Lunga, di sabbia bianca, sullo sfondo il Maderas con la cima ricoperta dalle nuvole : l&#8217;impatto visivo \u00e8 veramente caratteristico e bello.<br \/>\n Sul lago dall&#8217;acqua scura, le onde si inseguono regolarmente e visto che \u00e8 acqua dolce ne approfitto per fare un bel bagno&#8230;<br \/>\n Quindi prendiamo posto sulla veranda vista lago dell\u2019hotel e sorseggiamo qualche To\u00f1a, aspettando le 16.30, ora in cui passer\u00e0 il bus per Altagracia.<br \/>\n Verso quell&#8217;ora ci sistemiamo sulla strada, ma invece del bus, prendiamo, grazie all&#8217;aiuto di Silvio, un pick-up, che ci porta velocemente proprio davanti al nostro hotel ad Altagracia : costo del passaggio 5 C$ a testa.<br \/>\n Finalmente una doccia vera, che mi ripulisce definitivamente dal fango ocra del Maderas.<br \/>\n Mentre sto per uscire dalla camera ecco arrivare Marcus, l&#8217;unico di noi ad aver raggiunto la vetta ! Gli chiedo com&#8217;er\u00e0, mi risponde che non si vedeva niente, era in mezzo alle nuvole e la vegetazione era cos\u00ec fitta e alta che anche se fosse stato limpido non si sarebbe comunque vista la laguna nel cratere del vulcano ! Grande idea essersi fermati, allora !<br \/>\n Non del tutto, dato che al ritorno, al mirador, le nuvole si erano dissipate e la vista era fantastica&#8230;<br \/>\n Uso internet : veloce anche se un p\u00f2 caro (75 C$ all&#8217;ora), ma tanto non c&#8217;\u00e8 scelta&#8230;<br \/>\n Tutti insieme, decidiamo di cenare al Castillo e la cena si rivela buona come il pranzo del giorno precedente.<br \/>\n Concludiamo la serata sorseggiando il mitico Flor de Ca\u00f1a, che questa volta offre la mitica Do\u00f1a Enrica : strano come mi sembra di conoscere da una vita queste persone straordinarie che ho conosciuto realmente solo ieri&#8230;<br \/>\n A fine serata, tristi i saluti : domani ci divideremo dai nostri nuovi amici&#8230;, cos\u00ec presto, ma inevitabilmente; i nostri itinerari sono diversi, ma forse ci ritroveremo a San Juan del Sur a fine mese&#8230;<\/p>\n<p> 17 Gennaio 2003 &#8211; Corn Island Peque\u00f1a.<br \/>\n Sveglia nuovamente nel cuore della notte, alle 03.50, per poter prendere il primo bus per Moyagalpa, che parte dal parco alle 04.15.<br \/>\n Molte sono le persone che lo affollano e lungo il tragitto salgono sul bus. Molti i bambini, con secchi di frutta pi\u00f9 pesanti di loro, che vanno a &#8220;lavorare&#8221; al porto, cercando di vendere qualcuno dei loro frutti ai turisti in arrivo. Immagine triste e dura da vedere : un infanzia forse rubata&#8230;<br \/>\n In circa un&#8217;ora e un quarto e spendendo 9 C$ arriviamo al porto; albeggia e non facciamo a tempo a scendere dal bus, che subito veniamo indirizzati di gran fretta verso la prima lancia in partenza.<br \/>\n Costo della lancia, 15 C$ (5 C$ in meno del ferry&#8230;) e un&#8217;ora di traversata, molto meno movimentata dell&#8217;andata. Dormo per quasi tutto il tempo e mi desto solo all&#8217;attracco.<br \/>\n Scendiamo e ci dirigiamo verso l&#8217;uscita del porto di San Jorge. Superiamo i taxisti che offrono i loro passaggi per Rivas, Pe\u00f1as Blanca e San Juan del Sur e dopo poche decine di metri troviamo ad attenderci l&#8217;espresso per Managua : tutto molto organizzato e interconnesso !!!<br \/>\n Alle 06.45 lasciamo San Jorge; un ultimo sguardo all&#8217;affascinante isola di Ometepe e via verso la capitale. Costo del viaggio, 30 C$; tempo per compierlo circa due ore, quasi tutte dormite !<br \/>\n Mi sveglio definitivamente nella periferia di Managua, prima di arrivare al terminal.<br \/>\n Sono quasi le dieci : e noi che pensavamo di non riuscire a prendere il volo delle 14.00 !<br \/>\n Appena scesi dal bus lasciamo il terminal, attraversiamo la strada principale e imbocchiamo una parallela di quest&#8217;ultima per cercare un posto dove fare colazione.<br \/>\n Troviamo un comedor familiare, gestito da Sandra, una simpatica e gentile signora di mezza et\u00e0, che ci racconta di essere molto famosa e conosciuta in zona perch\u00e8 in precedenza aveva un locale molto pi\u00f9 grande, che \u00e8 stata costretta chiudere e soltanto da poco \u00e8 tornata in affari.<br \/>\n Ordiniamo un gallo pinto con tortillas e caf\u00e8 negro che si rivela buono e abbondante, il tutto per 35 C$.<br \/>\n Lasciamo scorrere il tempo mangiando tranquillamente, poi verso le 12.00, ci avviamo all&#8217;aeroporto, per prendere il volo pomeridiano per Corn Island.<br \/>\n Usciti dal comedor, fermiamo il primo taxi e chiediamo quanto vuole per portarci all&#8217;aeroporto : 50 C$ a testa. Troppo, ci sta provando&#8230;, rifiutiamo e il prezzo scende a 20 C$ a testa&#8230; Non siamo ancora contenti, quindi \u00e8 lui a chiederci quanto siamo disposti a spendere : 15 C$, la nostra offerta. Questa volta \u00e8 troppo poco per lui che se ne va imprecando !<br \/>\n Ritorniamo sulla trafficata strada principale e fermiamo un&#8217;altro taxi : una vecchissima skoda gialla, molto mal ridotta. Nuova contrattazione : ci accordiamo per 15 C$ a testa, ovvero 45 C$ totali.<br \/>\n Zaini nel baule e si parte. I sedili del taxi sono sfondati, le portiere, mancano all&#8217;interno della rivestitura&#8230;, una vera e propria carretta, ma funziona e il taxista \u00e8 un simpatico signore baffuto con il quale Michele parla per tutto il tragitto.<br \/>\n Dal quartiere la fuente all&#8217;aeroporto impieghiamo circa 20\/25 minuti a causa soprattutto del traffico caotico della capitale.<br \/>\n Il taxi ci lascia all&#8217;entrata dell&#8217;aeroporto e ci scuce anche 5 C$ di mancia&#8230;<br \/>\n Appena superato il cancello, abbiamo di fronte gli uffici di due delle tre compagnie aeree nazionali che volano a corn Island : la &#8220;Coste\u00f1a&#8221; e la &#8220;Atlantic Airlines&#8221;.<br \/>\n Subito veniamo accalappiati dai loro procacciatori di clienti, che nella migliore filosofia della concorrenza di mercato cominciano a offrirci il passaggio aereo al prezzo che pubblicizzano come il migliore&#8230;<br \/>\n Ascoltiamo attentamente, quindi scegliamo la &#8220;Atlantic Airlines&#8221;, per un solo motivo : il biglietto andata e ritorno costa 85 $, ben 10 $ in meno del prezzo della &#8220;Coste\u00f1a&#8221; !<br \/>\n Facciamo il biglietto, check-in e accediamo alla sala di attesa, dopo aver pagato 23 C$ di tassa aeroportuale nazionale.<br \/>\n Il biglietto \u00e8 emesso per andata e ritorno sul giorno desiderato, ma \u00e8 di fatto aperto; se si desidera restare pi\u00f9 tempo, si \u00e8 liberi di farlo, basta avvisare la compagnia e confermare sempre il volo di ritorno almeno un giorno prima.<br \/>\n La partenza \u00e8 fissata per le 14.00, cos\u00ec ne approfitto per raggiungere il terminal internazionale e andare al punto internet per comunicare con casa.<br \/>\n Compro anche una scheda telefonica da 100 C$ e chiamo dalla sala d&#8217;aspetto prima di imbarcarmi, riuscendo a parlare per poco pi\u00f9 di 3 minuti.<br \/>\n Alle 14.15 decolliamo con un bi-elica da 18 posti alla volta di Corn Island. Il cielo \u00e8 un p\u00f2 nuvoloso ma dall&#8217;alto si vede bene il lago di Managua, di un bruttissimo e innaturale colore marrone e lungo tutta la traversata verso oriente la rigogliosa natura che contraddistingue il cuore del Nicaragua.<br \/>\n Dopo un&#8217;ora di volo atterriamo a Bluefields, sulla costa Atlantica, per poi ripartire dopo una ventina di minuti.<br \/>\n La costa \u00e8 selvaggia e l&#8217;oceano atlantico si infrange contro El Bluff. Altri venti minuti di volo in mare aperto ed eccoci a Corn Island grande.<br \/>\n L&#8217;aeroporto \u00e8 una stretta striscia di asfalto, che si sviluppa di fianco alla strada che porta a Pick Nick Beach, la spiaggia pi\u00f9 bella dell&#8217;isola grande.<br \/>\n Scendiamo ed usciamo dal cancello metallico, che interrompe la recinzione che delimita la pista. Dalla parte opposta della strada, c&#8217;\u00e8 l&#8217;ufficio della &#8220;Coste\u00f1a&#8221;, mentre quello dell&#8217;Atlantic Airlines&#8221; \u00e8 dietro l&#8217;angolo a sinistra, seguendo la strada che porta al porto.<br \/>\n Recuperiamo lo zaino e proseguiamo a piedi verso il porto : poche centinaia di metri e siamo a destinazione.<br \/>\n Per accedere paghiamo una tassa portuale di 3 C$, quindi appena entrati si prosegue dritto per una ventina di metri e sulla destra si trova la lancia per Corn Island Peque\u00f1a.<br \/>\n Chiamarla lancia \u00e8 un p\u00f2 limitativo, visto che \u00e8 dotata di due motori da 75 CV, che le consentono in circa mezz&#8217;ora di solcare il tratto di oceano che separa l&#8217;isola Grande dalla Peque\u00f1a !<br \/>\n Gli zaini vengono stivati a prua, mentre prendo posto al centro della lancia. Mi viene dato il giubbotto di salvataggio, che per\u00f2 non indosso, ma utilizzo (come vedo fare agli altri&#8230;) come cuscino.\u00a0<br \/>\n Questa scelta riveler\u00e0 la sua utilit\u00e0 solo pi\u00f9 tardi, durante la traversata; la lancia infatti rimbalza sullo specchio d&#8217;acqua e il giubbotto attutisce i colpi preservando il fondoschiena !<br \/>\n Costo del passaggio : 70 C$, da corrispondere prima di scendere all&#8217;ormeggio di Corn Island Peque\u00f1a.<br \/>\n Solo quando tutti gli occupanti hanno pagato, la lancia approda sulla spiaggia, di fronte al &#8220;Diving Center&#8221; e sbarchiamo.<br \/>\n E\u2019 quasi il tramonto, il cielo \u00e8 rosso sulla baia, il mare calmo, alcune barche sono all\u2019ormeggio e sulla destra domina la collina su cui \u00e8 posto il faro.<br \/>\n Il centro di Corn Island Peque\u00f1a si sviluppa lungo la baia, ai margini del marciapiede di cemento che la percorre interamente costeggiando la spiaggia.<br \/>\n Di fianco al Diving Center c\u2019\u00e8 il cartello che indica Casa Iguana, primo insediamento di bungalow dell\u2019isola, gestito da una coppia di canadesi.<br \/>\n Nostro riferimento \u00e8 l\u2019hospedaje Bridgett, che si trova a un centinaio di metri sulla sinistra, superato il piccolo supermarket e la chiesa evangelica.<br \/>\n Chiediamo di vedere le stanze : spartane ed essenziali, con solo il letto, doccia e bagno esterni ed in comune. Non mi fanno una grande impressione, quindi decidiamo di cercare qualcosa d\u2019altro prima di decidere<br \/>\n La pi\u00f9 vicina \u00e9 Casa Iguana : seguiamo il sentiero che partendo dal Diving center, porta all\u2019interno, sino all\u2019altra parte dell\u2019isola, sulla cui spiaggia sono posizionati i quattro bungalow, che la costituiscono, ma purtroppo non c\u2019\u00e8 posto. Tutti prenotano via internet ed \u00e8 difficile che ci siano sistemazioni libere.<br \/>\n Ritorniamo al Diving Center e andiamo verso sinistra : ormai si \u00e8 fatto buio !<br \/>\n Superiamo il ristorante \u201cLobster Inn\u201d e raggiungiamo l\u2019Hotel Delphin\u201d, costruzione nuova, di un &#8220;tremendo&#8221; colore rosa.<br \/>\n La struttura dispone di un ristorante con prezzi abbordabili e 8 casette a due piani, immerse in un giardino molto ben curato.<br \/>\n La tripla costa 35 $ a notte, ma la otteniamo per 30 $; ormai \u00e8 buio e decidiamo di prenderla.<br \/>\n La stanza \u00e8 molto bella, con veranda che da sul giardino, ma il bagno ha solo acqua fredda.<br \/>\n Dopo una doccia rigenerante torniamo da \u201cBridgett\u201d, che ha anche un ristorante, di cui abbiamo sentito parlare bene.<br \/>\n La fama \u00e8 meritata : mangio un ottimo pargo rojo, bevendo due To\u00f1a e spendendo 120 C$.<\/p>\n<p> 18 Gennaio 2003 &#8211; Corn Island Peque\u00f1a.<br \/>\n Sveglia verso le 09.00 e per prima cosa una scappata a \u201cCasa Iguana\u201d, che dispone di un collegamento internet satellitare (l\u2019unico dell\u2019isola), attraverso il quale Marcus comunica con casa.<br \/>\n Si pu\u00f2 utilizzare solo tra le 09.30 e le 11.30 ed \u00e8 caro : 15 minuti, 50 C$ ! Tuttavia la connessione \u00e8 veloce e quindi il quarto d\u2019ora a disposizione pu\u00f2 essere sufficiente.<br \/>\n Sperimentiamo l\u2019organizzazione di \u201cCasa iguana\u201d : in attesa che sia possibile connettersi, infatti veniamo invitati ad aspettare nella costruzione che funge da ritrovo per gli ospiti, dove \u00e8 possibile ascoltare musica, leggere libri, prendere da mangiare e da bere e godersi la vista dalla veranda. Veramente un bel posticino.<br \/>\n Qui tra le guide consultabili, scoviamo quella della &#8220;Moon&#8221; sul Nicaragua, edizione Gennaio 2003 ! Incredibile : aggiornatissima e fatta molto bene !<br \/>\n Mentre aspettiamo che Marcus termini il suo quarto d\u2019ora, conosciamo una simpatica coppia di Bologna : Egidio e Beba, che sono sistemati da Derick\u2019s, dalla parte opposta dell\u2019isola.<br \/>\n La descrizione che ne fanno ci incuriosisce, quindi appena Marcus finisce, seguiamo Egidio e Beba costeggiando tutta la spiaggia per vederlo con i nostri occhi.<br \/>\n La passeggiata, molto piacevole, mi mostra un\u2019isola stupenda e soprattutto ancora selvaggia : alla \u201ccast away\u201d !<br \/>\n In circa 20 minuti giungiamo da Derick\u2019s, un gruppo di 8 capanne costruite tra le palme a due passi dal mare. Le capanne sono per due persone, ma c\u2019\u00e8 anche il dormitorio, con 10 posti singoli. Il costo della capanna \u00e8 di 14 $ al giorno, quello del dormitorio di 5 $.<br \/>\n Io e Michele ci sistemiamo nell\u2019unica capanna libera, mentre Marcus prende posto in dormitorio.<br \/>\n A questo punto dobbiamo tornare a riprenderci gli zaini all\u2019Hotel Delphin e visto che \u00e8 disponibile, prendiamo la carriola, su cui li potremo trasportare pi\u00f9 agevolmente.<br \/>\n Per tornare al \u201cpaese\u201d seguiamo il sentiero, che taglia tutta l\u2019isola; \u00e8 ben segnato, pianeggiante e per percorrerlo ci si impiega circa una ventina di minuti.<br \/>\n Pagata la stanza, lasciamo l&#8217;hotel Delphin spingendo la carriola !<br \/>\n Visto che \u00e8 ora di pranzo e siamo in paese, decidiamo di provare un nuovo ristorantino; superiamo \u201cBridgett\u201d e a poche decine di metri, sulla destra troviamo il ristorante di Aries, che in precedenza era il \u201cPatricia\u2019s Place\u201d.<br \/>\n Aspetto familiare e alla buona, con Aries, simpatica afro-nicaraguense, a prendere le ordinazioni e a cucinare.<br \/>\n Qui il piatto comune e tipico \u00e8 l\u2019aragosta, non c\u2019\u00e8 scelta ! Si pu\u00f2 solo scegliere il modo in cui sia cucinata : con cipolle, all\u2019aglio o al pomodoro.<br \/>\n Prendo quella all\u2019aglio e dopo un quarto d\u2019ora ecco arrivare il mio pranzo : due code di aragosta condite con salsa all\u2019aglio con riso e tostones; da bere un dissetante e buonissimo refrescos al tamarindo. Costo del tutto : 100 C$ (di cui 85 C$ per l\u2019aragosta).<br \/>\n L\u2019aragosta \u00e8 buonissima e abbondante; la taglio a piccoli pezzetti e la unisco al riso, creandomi un prelibato risotto.<br \/>\n Mentre mangiamo un acquazzone si abbatte sull\u2019isola; meno male che abbiamo optato per il pranzo !<br \/>\n Appena spiove, riprendiamo la nostra carriola e raggiungiamo Derick\u2019s, dove occupiamo immediatamente, la nostra capanna.<br \/>\n Letto matrimoniale, con materasso sottile, due sgabelli a fare da comodino con un paio di candele gi\u00e0 consumate e sul lato destro un tavolino basso, ricavato con canne di bamb\u00f9 e una panca, ottimi per appoggiare zaino e tutte le nostre cose. Per terra, la sabbia : troppo bello e particolare !<br \/>\n La capanna \u00e8 a misura d\u2019uomo, con una finestra che aperta funge da piano d\u2019appoggio e da cui si vede il mare a poche decine di metri.<br \/>\n I bagni sono solo due e in comune; si trovano dietro le capanne e sono costituiti da due gabinetti da campo, posti all&#8217;interno di due gabbiotti in legno, ricoperti di foglie secche di palma.<br \/>\n Cosa volere di pi\u00f9 ? Un posto cos\u00ec non ha eguali per sensazioni e atmosfera\u2026<br \/>\n Fuori dalla capanna e tutto intorno, un fitto prato di erba verde, le palme altissime e di fronte il mare azzurro, vivace e selvaggio.<br \/>\n Un bel bagno nell\u2019azzurro, quindi due passi lungo la spiaggia, sino a raggiungere la poco lontana \u201cFarm Peace and Love\u201d, gestita da Paola, un\u2019italiana, che ormai si \u00e8 trasferita qui da anni.<br \/>\n Le sue sistemazioni sono un po\u2019 pi\u00f9 costose, come la cucina italiana che propone : quindi se avete nostalgia del cibo italico, preparate un po\u2019 di dollari\u2026<br \/>\n Ritorniamo alla nostra capanna e sperimentiamo la doccia. E\u2019 una sola, in comune per tutti gli ospiti di Derick\u2019s e si trova alle spalle del dormitorio.<br \/>\n E\u2019 costituita da una sorta \u201cgabbiotto\u201d senza soffitto, fatto di foglie secche di palma, all\u2019interno del quale in un ambiente fin troppo carino, che ricorda molto le composizioni orientali, con rocce, piante e conchiglie, c\u2019\u00e8 una pedana di legno, una rudimentale mensola dove appoggiare le cose e un enorme bidone bl\u00f9 di plastica, pieno di acqua dolce, che proviene da un tubo collegato al pozzo poco distante.<br \/>\n Sulla mensola un\u2019utilissima bacinella, che consente di versarsi addosso l\u2019acqua. Quindi ci si insapona e ci si risciacqua, tutto praticamente all\u2019aperto : strano, simpatico, divertente, comodo, inconsueto\u2026<br \/>\n A questo punto un p\u00f2 di relax sulle amache tra le palme a ridosso del mare, da dove vediamo spegnersi il giorno. Veniamo avvolti dalla notte, ma questo disagio dura circa una quarantina di minuti; poi, infatti, dal mare, sorge la luna, che con uno spettacolo incredibile riporta il &#8220;giorno&#8221;.<br \/>\n In un ambiente privo di energia elettrica e quindi della pi\u00f9 piccola luce, il buio \u00e8 totale e la luminosit\u00e0 della luna piena ha la stessa forza del sole. Le stelle sono migliaia e si distinguono tutte\u2026, incredibile\u2026<br \/>\n Sfruttando questo faro naturale, ripercorriamo il sentiero che porta in \u201cpaese\u201d, utilizzando solo nei tratti ricchi di vegetazione la nostra torcia e dopo aver cercato invano un ristorante che ci cucinasse la \u201cconcha\u201d (la conchiglia\u2026), ci \u201caccontentiamo&#8221; nuovamente dell\u2019aragosta di Aries\u2026, che ancora una volta ci soddisfa.<br \/>\n Concludiamo la serata partecipando al \u201cFull Moon Party\u201d, in cui si aggregano un po\u2019 tutti, indigeni e viaggiatori presenti sull\u2019isola\u2026<br \/>\n Musica afro, qualche To\u00f1a, uno spettacolo di un fachiro, mangiafuoco, quindi passeggiata di ritorno e via a dormire.<\/p>\n<p> 19 Gennaio 2003 &#8211; Corn Island Peque\u00f1a.<br \/>\n Piove ! Il cielo inoltre \u00e8 completamente coperto e grigio; non sembra il temporale passeggero di ieri, che dura il tempo di un pranzo per poi svanire incalzato dal sole e dall\u2019azzurro del cielo.<br \/>\n Resto sul letto nella capanna e leggo il libro che saggiamente mi sono portato da casa e che doveva servire a rendere meno noioso il volo di ritorno.<br \/>\n Non \u00e8 poi cos\u00ec male\u2026, certo il sole, il mare, girare per l\u2019isola sarebbe stato meglio\u2026, ma anche starmene un po\u2019 a poltrire leggendo, mentre la pioggia picchietta sulle foglie di palma che costituiscono il tetto della capanna non mi dispiace cos\u00ec tanto !<br \/>\n Mezzo giorno : piove ancora a tratti. Adesso basta, per\u00f2 : inizio a rompermi le scatole !<br \/>\n Finalmente alle due del pomeriggio il tempo ci da una tregua, che risulter\u00e0 definitiva (fortunatamente\u2026).<br \/>\n Ne approfittiamo per andare a cercare un posto dove mangiare qualcosa. Insieme a Marcus, seguiamo la spiaggia verso sinistra, superiamo la \u201cFarm Peace and Love\u201d di Paola e poco oltre troviamo la casa-capanna, dove dimora uno stravagante ragazzo canadese, amante della cultura jamaicana, che il giorno prima avevamo incontrato lungo la spiaggia : prepara da mangiare su ordinazione, ma anche senza,<br \/>\n magari qualcosa da mettere sotto i denti la troviamo lo stesso.<br \/>\n Distinguere il posto dalla spiaggia \u00e8 semplicissimo, visto che davanti alla struttura campeggia e sventola una bandiera dell\u2019Etiopia.<br \/>\n La casa \u00e8 ai limiti della realt\u00e0 ! Come faccio a descriverla ? Bisogna vederla per poter capire\u2026 E\u2019 costituita da una parete in muratura, integrata da legno, lamiere, bamb\u00f9 e foglie di palma. Improvvisata, fatiscente, ma in un certo senso affascinante\u2026<br \/>\n Ci avviciniamo e subito ci viene incontro il nostro amico &#8220;rasta&#8221;. Gli diciamo che vogliamo mangiare qualcosa e ci risponde che pu\u00f2 organizzare un mini pasto. Perfetto : ci sediamo su due tronchi, ad un tavolo, che definirei &#8220;caratteristico&#8221;, ricavato con una lamiera rettangolare.<br \/>\n Dopo 5\/10 minuti ecco il nostro spuntino : una zuppa vegetale, fatta di juca, cipolla, latte di cocco e peperoni e una coda di barracuda. Da bere, ordiniamo tre refrescos al mandarino.<br \/>\n L\u2019aspetto della zuppa non \u00e8 dei pi\u00f9 appetibili, poi a me le zuppe non piacciono, quindi salto volentieri l\u2019assaggio\u2026<br \/>\n Per Marcus e Michele \u00e8 una pacchia; si dividono in due, quello che avremmo dovuto mangiare in tre. E sembra che sia anche molto buono ! Soprattutto il barracuda.<br \/>\n Visto che il tutto \u00e8 un po\u2019 improvvisato, il simpatico canadese, ci dice di lasciare un\u2019offerta solo per i refrescos, cos\u00ec ce la caviamo con 50 C$ in tre !<br \/>\n Proseguiamo il nostro giro dell\u2019isola, continuando nella direzione intrapresa e superato un altro gruppo di capanne, molto pi\u00f9 costose delle nostre e tutto sommato meno accattivanti come impatto visivo, pieghiamo verso l\u2019interno, seguendo il sentiero che dovrebbe portare al paese.<br \/>\n Questo sale sino alla cima della collina su cui \u00e8 posto il faro, che per\u00f2 \u00e8 fuori funzione.<br \/>\n Piccola sosta, quindi proseguiamo, scendendo dalla parte opposta e raggiungendo il paese, da dove, attraverso il solito sentiero, facciamo ritorno da Derick\u2019s.<br \/>\n Una bella doccia, sfruttando l\u2019ultima ora di luce del giorno e\u2026, ricomincia a piovere !<br \/>\n Questa volta \u00e8 un temporale passeggero, che tuttavia, ci fa compagnia per un\u2019oretta.<br \/>\n Immediato conciliabolo e decisione di andare a cenare da \u201cElsa\u201d sulla spiaggia a poca distanza da \u201cCasa Iguana\u201d. E\u2019 l\u2019unica che cucina la \u201cconcha\u201d e non vogliamo perdere l\u2019occasione di assaggiarla.<br \/>\n Ci incamminiamo seguendo la spiaggia nel buio pi\u00f9 totale, visto che le nuvole oscurano la luna piena, facendoci luce esclusivamente con le nostre torce.<br \/>\n La bassa marea agevola il nostro cammino, lasciandoci una grande porzione di spiaggia, che di fatto durante il giorno non si ha a disposizione e tra il fuggi fuggi dei granchi, che scappano veloci appena vengono illuminati, dopo una ventina di minuti raggiungiamo il ristorante di \u201cElsa\u201d.<br \/>\n Tutto \u00e8 buio\u2026, solo una lieve luce su un tavolo. Elsa, cortese signora, anch\u2019essa dai tratti africani ci viene incontro e ci comunica, con nostro profondo disappunto, che non dispone di energia elettrica e di conseguenza non pu\u00f2 cucinare : profonda delusione !<br \/>\n Non ci resta che proseguire verso il paese\u2026 Altri dieci minuti e siamo nuovamente seduti al ristorante di Aries, dove ormai siamo clienti fissi, per cenare con un\u2019ottima aragosta !<br \/>\n Finiamo di mangiare e ripartiamo per fare ritorno alle nostre capanne : non vogliamo rischiare di prendere l\u2019acqua ! L\u2019intuizione \u00e8 giusta, il risultato un po\u2019 meno\u2026 : a due terzi del cammino riprende a piovere intensamente.<br \/>\n Quando arriviamo da Derick\u2019s, Michele e Marcus, sono completamente bagnati, mentre io grazie al k-way, saggiamente indossato, ho limitato i danni !\u00a0<\/p>\n<p> 20 Gennaio 2003 &#8211; Corn Island Peque\u00f1a.<br \/>\n Piove tutta la notte, ma al mattino quando mi alzo, fortunatamente a smesso. Anche se il cielo \u00e8 ancora parzialmente coperto e sono pochi gli sprazzi di azzurro, riaffiora la speranza di avere una giornata di sole. Aspettando che tutto ci\u00f2 si trasformi in realt\u00e0, mi incammino lungo la spiaggia per scattare qualche foto e torno dopo circa mezz\u2019ora : il cielo \u00e8 ancora coperto !<br \/>\n Con Michele decidiamo di seguire la spiaggia in direzione di Casa Iguana; almeno saremo gi\u00e0 vicini al \u201cpueblos\u201d e appena Marcus rientrer\u00e0 dalla mattinata dedicata al diving, potremo andare a mangiare insieme.<br \/>\n La spiaggia \u00e8 estremamente corta e la sabbia ha un colore beige molto intenso, che contrasta con l\u2019azzurro del mare e il bianco della schiuma prodotta dalle onde.<br \/>\n La vegetazione verde e rigogliosa \u00e8 proprio a ridosso dell\u2019acqua e rende pi\u00f9 intenso l\u2019aspetto selvaggio dell\u2019isola.<br \/>\n Mentre camminiamo, il sole comincia a fare capolino tra le nubi\u2026; lentamente inizia a vincere la loro resistenza e l\u2019azzurro diventa rapidamente il colore predominante del cielo.<br \/>\n In circa venti minuti raggiungiamo il ristorante di \u201cElsa\u201d, proprio sulla spiaggia. Il suo aspetto \u00e8 molto pi\u00f9 bello e caratteristico di quanto non mi era apparso di notte : tavolini ricavati con legno e foglie di palma, a pochi metri dal mare e sulla sabbia il nome &#8220;Elsa&#8221; scritto con i gusci delle conchiglie.<br \/>\n Chiediamo se per pranzo possiamo mangiare la \u201cconcha\u201d : la risposta affermativa ci rende subito di buono umore !<br \/>\n Altri dieci minuti e siamo a \u201cCasa Iguana\u201d e ne approfitto per usare internet. Purtroppo \u00e8 occupato e mi dicono di tornare pi\u00f9 tardi\u2026; poco male, ci dirigiamo verso il \u201cDiving Center\u201d per aspettare Marcus, che dovrebbe rientrare e avvisarlo che siamo gi\u00e0 in paese.<br \/>\n Anche qui per\u00f2 non abbiamo fortuna\u2026; l\u2019escursione infatti \u00e8 un po\u2019 in ritardo. Mentre io aspetto, Michele ne approfitta per girare per il pueblos. Dopo un quarto d\u2019ora decido di andare a vedere se si \u00e8 liberato il PC, quindi ritorno a casa Iguana : ancora occupato !<br \/>\n Mi siedo fuori dalla costruzione di legno rosa che ospita i due portatili a disposizione e aspetto. Il tempo passa, ma la ragazza connessa, non si schioda dalla postazione !<br \/>\n Arriva Michele, che mi comunica che ha avvisato Marcus, a cui manca ancora un\u2019immersione e che ci raggiunger\u00e0 per pranzo da \u201cElsa\u201d. Mentre io attendo, si va a godere la spiaggia : come non capirlo ?<br \/>\n Finalmente, tra mille scuse, la ragazza al PC termina la sua opera : era ora !!! Tocca a me ! E invece no ! Bisogna cambiare il generatore\u2026 Solo altri cinque minuti\u2026 Fatto\u2026; adesso tocca a me\u2026 e invece no ! Questa volta \u00e8 il satellite a fare i capricci\u2026 Ma porca p\u2026 !<br \/>\n Passano altri cinque minuti e finalmente la connessione si riattiva : \u00e8 passata un\u2019ora da quando sono arrivato !<br \/>\n Mi avvisano che il collegamento \u00e8 instabile, quindi mi sbrigo : due e-mail a casa e una ad Enrica, in risposta al suo messaggio con il quale mi avvisa, che sono a Granada e si stanno spostando verso Sud seguendo la costa : vuoi vedere che ci incontriamo di nuovo a San Juan del Sur ? Sarebbe molto bello dividere insieme qualche altro giorno&#8230;\u00a0<br \/>\n Giusto 15 minuti, il minimo sindacale ! Pago, o meglio mi faccio scippare, i 50 C$ richiesti e via in spiaggia.<br \/>\n Il sole ormai ha conquistato definitivamente il cielo e con la sua luminosit\u00e0 i colori dell\u2019ambiente circostante acquistano un\u2019altra valenza.<br \/>\n Il mare ha un tenue colore pastello, che diventa blu scuro pi\u00f9 al largo, il verde della vegetazione \u00e8 brillante; le piante sembrano lucidate\u2026<br \/>\n Raggiungo Michele da \u201cElsa\u201d, un bel bagno, quindi attesa : Marcus deve ancora arrivare !<br \/>\n Passano almeno quaranta minuti, prima di scorgere la sua sagoma all\u2019orizzonte, lungo la spiaggia. Immediatamente ordiniamo tre piatti a base di \u201cconcha\u201d, gallo pinto e tostones, cos\u00ec da abbreviare l\u2019attesa, visto che la fame \u00e8 tanta\u2026<br \/>\n Una bella e fresca To\u00f1a come aperitivo, seduti a due passi dal mare, con la brezza che ci accarezza e i piedi nella sabbia e dopo una ventina di minuti ecco servito il nostro pranzo !<br \/>\n La \u201cconcha\u201d \u00e8 stata fatta a fettine sottili e fritta : la carne \u00e8 bianca, la consistenza simile a quella dei gamberi, il sapore lievemente meno deciso.<br \/>\n Il piatto, arricchito dal consueto \u201cgallo pinto\u201d e dai tostones, mi lascia soddisfattissimo e soprattutto sazio ! Spesa totale : 110 C$.<br \/>\n Ritorniamo da Derick\u2019s via spiaggia, godendoci il sole, la cui intensit\u00e0 mascherata dal vento, si riveler\u00e0 subito dopo la doccia !\u00a0<br \/>\n Ci concediamo un po\u2019 di completo relax sulle amache cullati dal vento e dal fragore delle onde, aspettando il sorgere della luna.<br \/>\n Appena il chiarore lunare rende il buio meno intenso, ripercorriamo il sentiero che porta in paese per andare a cenare. Scegliamo il ristorante di \u201cBridgett\u201d : io prendo l\u2019ennesima aragosta, Marcus e Michele una saporita e abbondante zuppa di pesce. Anche per la cena, il costo \u00e8 di 110 C$.<br \/>\n Alle 21.30 siamo gi\u00e0 in capanna ! Domani mattina, purtroppo, lasceremo l\u2019isola\u2026<\/p>\n<p> 21 Gennaio 2003 &#8211; Corn Island Grande.<br \/>\n Ci svegliamo alle 06.00; ultimi preparativi, quindi zaino in spalla lasciamo Derick\u2019s.<br \/>\n La giornata \u00e8 stupenda : cielo limpido e sole che gi\u00e0 brilla alto.<br \/>\n In circa mezz\u2019ora raggiungiamo il \u201cdiving center\u201d, da dove parte la lancia per Corn Island Grande, ma quando arriviamo non c\u2019\u00e8 ancora nessuno : ne altre persone, ne la lancia !<br \/>\n Passano pochi minuti ed eccola arrivare; saliamo e prendiamo posto, collocando il giubbotto di salvataggio sotto il fondo schiena.<br \/>\n Restiamo in attesa una decina di minuti, nei quali altre persone si aggiungono a noi, quindi la lancia si sposta verso l\u2019altra parte del paese, al piccolo molo, dove vengono imbarcati numerosi grandi bidoni di plastica azzurri e ci viene chiesto di pagare : 70 C$ come all\u2019andata.<br \/>\n Appena tutti hanno pagato, la lancia lascia la \u201cpiccola\u201d Corn Island, alla volta della \u201cgrande\u201d.<br \/>\n La traversata \u00e8 pi\u00f9 tranquilla, visto che siamo a favore di onde e mi sembra anche pi\u00f9 veloce.<br \/>\n Giunti a Corn Island Grande, usciamo dal porto e seguiamo verso sinistra la strada che si trova di fronte a noi; sappiamo infatti che poco pi\u00f9 avanti (a circa tre cuadre) c\u2019\u00e8 l\u2019hotel \u201cBest View\u201d, consigliatoci da Mirco, che dovrebbe essere molto carino.<br \/>\n Dieci minuti e lo raggiungiamo; in effetti \u00e8 veramente caratteristico, di colore azzurro pastello, proprio sulla spiaggia ! Ha una splendida veranda fronte mare al primo piano e vi consiglio di farvi dare una stanza su questo lato : \u00e8 veramente particolare. Costo della tripla : 20 $.<br \/>\n Siamo fortunati in questo senso, visto che se ne \u00e8 liberata una in mattinata; mentre la sistemano, ne approfittiamo per fare colazione con un buon \u201cgallo pinto\u201d, bagnato da caf\u00e8 negro.<br \/>\n La camera \u00e8 decente, anche se un po\u2019 piccola, con un letto singolo e uno matrimoniale. Pulita, con due finestre e il ventilatore, che di fatto non serve, visto che l\u2019isola \u00e8 molto ventilata. Ha il bagno, ma senza soffitto e la porta \u00e8 costituita da una tendina trasparente. La doccia ha solo acqua fredda.<br \/>\n La veranda, in compenso, \u00e8 uno spettacolo; vista impagabile sul mare turchese, con tavolini e sedie a dondolo e un parapetto formato da colonne tutte diversamente colorate. Quattro stanze si affacciano su di essa : l\u2019ultima a sinistra \u00e8 la nostra.<br \/>\n Ci sistemiamo : doccia veloce, un po\u2019 di bucato, quindi via alla scoperta dell\u2019isola, che si pu\u00f2 tranquillamente girare a piedi.<br \/>\n Prendiamo verso sinistra; la strada costeggia il mare che ha colori particolari, con tutte le tonalit\u00e0 dell\u2019azzurro. Dalla parte opposta le abitazioni, molto carine, completamente di legno e coloratissime.<br \/>\n Dopo circa un chilometro, superato il \u201cRistorante Seva\u2019s\u201d, abbandoniamo la costa e prendiamo la strada che piega verso l\u2019interno; qui il vento \u00e8 completamente assente e il sole si sente ! Meno male che ho il mio fido cappellino\u2026<br \/>\n Troviamo la deviazione per \u201cSilver Sand\u201d e non ci facciamo di certo pregare\u2026 Poche decine di metri ed eccoci sulla spiaggia : una piccola baia di sabbia fine e quasi bianca, completamente deserta e con un acqua che tende al verde.<br \/>\n Un po\u2019 di riposo, quindi ritorniamo sui nostri passi e proseguiamo il cammino sino a raggiungere la bella \u201cLong Beach\u201d, una spiaggia molto grande, di sabbia beige con un mare azzurro e onde grandi e spumeggianti, che si susseguono regolari.<br \/>\n Ne approfittiamo per fare un bel bagno ! La temperatura dell\u2019acqua \u00e8 ottima, la sensazione piacevole, il posto incantevole !<br \/>\n Il tempo di far asciugare il costume e ci rimettiamo in cammino, seguendo verso sinistra la strada che costeggia la spiaggia e che prende a salire verso la sommit\u00e0 di \u201cQueen Hill\u201d : in realt\u00e0 poche centinaia di metri. Dalla cima della collina per\u00f2 si gode una bella vista sul porto dell\u2019Isla Grande, che ha un mare azzurro pastello !<br \/>\n Ridiscendiamo dall\u2019altra parte, tenendo la destra e giungiamo su quella che dovrebbe essere la pi\u00f9 bella spiaggia dell\u2019isola : Pic Nic Beach.<br \/>\n Nel punto in cui la raggiungiamo ci sono tre pescatori intenti a portare in secca la loro barca, di ritorno dalla pesca, che ci chiedono un aiuto; volentieri accettiamo, \u00e8 passiamo la successiva mezz\u2019ora a spingere su tronchi di palma un\u2019imbarcazione di legno, che non posso immaginare come faccia a galleggiare, visto il suo peso ! Non senza fatica riusciamo nell\u2019impresa e dopo i saluti e i ringraziamenti continuiamo il nostro tour lungo la spiaggia, in direzione del porto.<br \/>\n La sabbia qui \u00e8 bianca e fine, il mare calmo, senza onde, sembra quasi una tavola, dal colore azzurro intenso. Non si pu\u00f2 certo resistere a tutto questo : un altro bagno \u00e8 d\u2019obbligo !<br \/>\n La fame si fa sentire, quindi ci sediamo ai tavolini del Pic Nic Center, un ristorante costruito proprio sulla sabbia. I prezzi sono leggermente pi\u00f9 alti (circa 10\/15 C$ in pi\u00f9), ma non \u00e8 affatto male !<br \/>\n Prendo un\u2019entrata di \u201ctostones e queso\u201d (30 C$), con una coca-cola (10 C$) e successivamente un succo di pera in lattina (10 C$).<br \/>\n Restiamo circa un ora, quindi riprendiamo il cammino. Andiamo in direzione della pista dell\u2019aeroporto, che costeggiamo interamente sul suo lato sinistro, dove sorgono le baracche degli isolani, sino a raggiungere il cancello di uscita, da cui siamo transitati quattro giorni fa.<br \/>\n Proseguiamo in direzione porto e ci fermiamo all\u2019agenzia dell\u2019Atlantic Airlines, per confermare il nostro volo di domani. Sorpresa ! Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 posto sul volo delle 08.35 : siamo costretti a prendere quello delle 06.40 ! Altra alzataccia\u2026, ma almeno arriveremo a Managua presto e raggiungeremo con pi\u00f9 comodit\u00e0 San Juan del Sur.<br \/>\n Ritorniamo verso l\u2019hotel e ci fermiamo a bere qualcosa al \u201cNautilus\u201d, simpatico bar-ristorante, a un centinaio di metri dal \u201cBest View\u201d. Prendo un frullato di papaia niente male per 10 C$.<br \/>\n La sera torniamo a cenare proprio qui, insieme ad una coppia di americani, Sam e Natalie (fratello e sorella), molto simpatici e alla mano, che hanno la camera proprio di fianco alla nostra.<br \/>\n Un po\u2019 per curiosit\u00e0, un po\u2019 per nostalgia, un po\u2019 per fame, ordino un piatto di spaghetti con gamberi in salsa d\u2019aglio, contro il principio cardine del mangiare in viaggio, che detta : \u201cmai ordinare piatti italiani all\u2019estero\u2026\u201d. Tuttavia, sono fortunato : la porzione \u00e8 abbondantissima, il sapore ottimo, i gamberi molto numerosi e saporiti, gli spaghetti al dente. Unico neo : sono cucinati senza sale ! Problema che risolvo in parte con il formaggio, in parte con il sale da tavola\u2026 Costo : 55 C$.<br \/>\n Sottolineo un particolare non indifferente, che non si verifica mai alle nostre latitudini : il locale non dispone di birra, quindi andiamo a comprarla in una sorta di spaccio poco distante (costo 10 C$) e la portiamo in tavola, senza alcun problema\u2026 Quando si vede in Italia una cosa del genere ?\u00a0<\/p>\n<p> 22 Gennaio 2003 &#8211; San Juan del Sur.<br \/>\n Sveglia alle 05.40 per raggiungere in tempo l\u2019aeroporto, dopo una notte tranquilla, ventilata, con qualche mosquitos di troppo, nell\u2019unica volta che non ho schierato la zanzariera da viaggio !<br \/>\n Fondamentali sono stati i tappi per le orecchie, visto che il fragore delle onde, a pochi passi dalla stanza, \u00e8 molto fastidioso.<br \/>\n La signora che gestisce l\u2019hotel non c\u2019\u00e8, quindi lasciamo i soldi che dobbiamo in camera, chiudiamo la porta e appoggiamo le chiavi sul tavolo della cucina, sperando che la donna delle pulizie e\/o qualcun altro non festeggi con i nostri dollari !<br \/>\n Usciamo in strada e&#8230;, sorpresa ! E&#8217; venuto a prenderci il responsabile dell\u2019agenzia dell\u2019Atlantic Airlines. Mai cosa fu pi\u00f9 gradita ! Evitiamo infatti di fare la strada a piedi, zaino in spalla.<br \/>\n L\u2019aereo \u00e8 gi\u00e0 in pista e pronto alla partenza; check-in veloce e alquanto rustico, che stride e si contrappone al meticoloso controllo del bagaglio a mano prima dell\u2019imbarco.<br \/>\n Inoltre passiamo sotto un metal detector, che secondo me \u00e8 solo un deterrente psicologico, visto che non mi sembrava essere in funzione\u2026<br \/>\n Altro particolare simpatico : un ragazzo in partenza, ha nel bagaglio a mano una bottiglia di ron \u201cFlor de Ca\u00f1a\u201d, che gli viene imbarcata come bagaglio normale ! La ritroveremo a Bluefields, per terra, insieme alle valigie\u2026<br \/>\n Partenza in perfetto orario e dopo una ventina di minuti scalo tecnico a Bluefields, dove lasciamo Marcus, che proseguir\u00e0 il viaggio, dopo una notte qui, in panga e bus.<br \/>\n Saluti di rito, con un compagno di viaggio veramente simpatico, che ci ha accompagnato con allegria per sette giorni !<br \/>\n Un\u2019altra ora di volo e atterriamo a Managua : sono le 07.40 del mattino !<br \/>\n Ne approfittiamo per andare allo scalo internazionale e comunicare con casa via internet, nonch\u00e9 per cambiare un po\u2019 di soldi in cordobas, in modo da avere il contante con cui concludere il nostro soggiorno in Nicaragua.<br \/>\n Raggiungiamo la sala dello scalo internazionale, dove il punto internet \u00e8 presso l\u2019ufficio postale, proprio di fronte all\u2019entrata : non si pu\u00f2 non vederlo ! Connessione rapidissima : 1 $, mezz\u2019ora.<br \/>\n Poi andiamo allo sportello bancario, dove effettuo un prelevamento di 1.500 C$ con la carta di credito. Contrariamente a quanto mi aspettavo, l\u2019operazione \u00e8 veloce e priva di lentezze burocratiche, firme e controlli vari.<br \/>\n Mentre ripercorriamo il corridoio che porta all\u2019entrata principale dello scalo internazionale, incontriamo Roberto, conosciuto a Ometepe, che \u00e8 in attesa del volo per l\u2019Italia.<br \/>\n Scambiamo quattro chiacchere, parlando soprattutto di San Juan del Sur, dove noi ci stiamo recando e da dove lui invece arriva : qualche indicazione su come muoverci, dove dormire, e mangiare, su com\u2019\u00e8 il posto. Quindi un cordiale arrivederci e riprendiamo il nostro viaggio.<br \/>\n Usciamo dall\u2019aeroporto e attraversiamo la strada ponendoci sulla carreggiata che va verso il centro citt\u00e0 : pochi istanti, un gesto con la mano, due parole per concordare il prezzo giusto (40 C$) e siamo su un taxi, che in circa quindici minuti ci porta al terminal centrale.<br \/>\n Non facciamo a tempo ad uscire dall\u2019auto che veniamo letteralmente \u201ccaricati\u201d sull\u2019espresso per la frontiera di Pe\u00f1as Blancas.<br \/>\n Due ore di viaggio e siamo al terminal di Rivas, dove il bus fa una piccola sosta, quindi prosegue per il confine di stato, lasciandoci alla \u201cVirgin\u201d, ovvero il nome con cui \u00e8 identificato l\u2019incrocio per San Juan del Sur : sono le 11.20.<br \/>\n Il bus per San Juan del Sur, proveniente da Rivas, dovrebbe passare intorno alle 12.00; di conseguenza, decidiamo di fermare un taxi che ci porti subito e pi\u00f9 velocemente alla nostra destinazione.<br \/>\n Trovarlo non \u00e8 difficile; ne passano infatti continuamente e funzionano un po\u2019 come collectivos : sin quando hanno posto, caricano persone\u2026 Noi lo dividiamo con altre sei e in un quarto d\u2019ora giungiamo nella localit\u00e0 turistica pi\u00f9 nota del Nicaragua.<br \/>\n Chiediamo al tassista se ci accompagna alla ricerca di una sistemazione, in modo da non girare con lo zaino a spalle e cominciamo a visitare i diversi hotel e hospedaje menzionati dalla guida.<br \/>\n I primi che prendiamo in considerazione sono l\u2019hotel \u201cEstrella\u201d e \u201cEl buen gusto\u201d, che si fronteggiano e sono posti di fronte alla spiaggia. Nessuno dei due per\u00f2 ci soddisfa : vuoi per le camere, vuoi per i bagni e\/o per l\u2019aspetto.<br \/>\n Decidiamo quindi di lasciare il taxi e girare a piedi tra le vie : paghiamo 10 C$ per il passaggio, pi\u00f9 5 C$ di extra per l\u2019accompagnamento !<br \/>\n San Juan mi appare subito una bella cittadina, viva e piena di turisti e viaggiatori.<br \/>\n Ci sono molti ristorantini, tutti o quasi localizzati sul lungo mare, bar, pulperie, hospedaje e hotel (alcuni belli, moderni e ben curati).<br \/>\n Prendiamo in considerazione, l\u2019hotel che ci ha segnalato Roberto in aeroporto, ma il rapporto qualit\u00e0-prezzo, mi appare un tantino spropositato; nonostante il bell\u2019aspetto dell\u2019entrata, infatti, le camere sono piccole, tristi e poco invitanti. La doppia con bagno costa 33 $, senza bagno 25 $ : uno sproposito.<br \/>\n Prendiamo la parallela al lungo mare e ci imbattiamo nell\u2019hospedaje \u201cBeach Fun Casa 28\u201d, proprio di fronte al \u201cComedor Soya\u201d e al \u201cLeo\u2019s Internet Point\u201d.<br \/>\n Di uno sgargiante colore blu, l\u2019hospedaje a conduzione familiare dispone esclusivamente di stanze con bagno in comune, ma l\u2019ambiente \u00e8 accogliente, accattivante e l\u2019atmosfera mi piace subito.<br \/>\n Le camere sono disposte in su due piani in una costruzione a L, che di fronte ha un piccolo giardino; quelle al piano terra sono un po\u2019 pi\u00f9 piccole, ma le tre al primo piano sono grandi, spaziose, abbastanza pulite e pur nella loro essenzialit\u00e0, estremamente vivibili.<br \/>\n Il costo poi \u00e8 ottimo : la doppia viene 100 C$ a notte ! La prendiamo !<br \/>\n I due bagni sono a piano terra; uno ha annesso, l\u2019unica doccia, molto spaziosa, pulita e con un getto d\u2019acqua generoso, anche se freddo.<br \/>\n Di fianco c\u2019\u00e8 il lavandino dove poter fare il bucato e i fili dove stendere la propria roba ad asciugare.<br \/>\n E\u2019 possibile anche mangiare : la signora, gentilissima, infatti cucina su ordinazione a prezzi ottimi, cos\u00ec, prima di uscire in perlustrazione, ordiniamo per cena un bel filetto di pesce.<br \/>\n Raggiungiamo inconsapevolmente il mercato, che si trova nella parallela successiva verso l\u2019interno, e andiamo a mangiare in uno dei comedor al suo interno. Ce ne sono tre, uno di fianco all\u2019altro, con i tavoli di fronte : noi scegliamo il \u201cComedor Angelina\u201d. Per 25 C$ mangio un ottimo filete con gallo pinto e tostones; Michele invece per 35 C$ un pescado intero.<br \/>\n L\u2019ambiente \u00e8 carinissimo, si respira tutta la tranquillit\u00e0 che il Nicaragua pu\u00f2 regalare, tutti i sapori, gli odori e il colore e calore della sua gente.<br \/>\n Sulla sinistra c\u2019\u00e8 \u201cEl Cafetin\u201d, un piccolo locale, aperto il mattino, che prepara solo colazioni, gestito dalla simpaticissima Daniela, una ragazza italiana, di Firenze. Nei prossimi giorni ci torneremo\u2026<br \/>\n Prima di andare in spiaggia facciamo un giro nella parte del paese che si trova dietro il porto, passando per la piazza della chiesa e di fronte al murales di Sandino ed entrando, esclusivamente per curiosit\u00e0, all\u2019hotel \u201cColonial\u201d, per chiedere quanto costa una doppia con bagno : 40 $ a notte !<br \/>\n Finalmente in spiaggia\u2026 Entriamo nella bella baia di San Juan del Sur, dalla parte del porto e da qui gi\u00e0 si vede la perfetta forma a mezza luna di questo litorale.<br \/>\n La spiaggia \u00e8 molto ampia a causa della bassa marea e la sabbia di un beige scuro, compatta, dura e perfettamente liscia.<br \/>\n Lungo tutto il perimetro, si sviluppa il paese e sul \u201cmalecon\u201d, che accompagna la spiaggia si susseguono i bar-ristoranti, tra i quali il pi\u00f9 famoso \u00e8 sicuramente \u201cRicardo\u2019s\u201d.<br \/>\n Prendiamo posto con i nostri teli e ci godiamo un po\u2019 di sole in attesa del tramonto, definito come il pi\u00f9 bello del Nicaragua.<br \/>\n Verso le 17.00, l\u2019alta marea dimezza l\u2019ampiezza della spiaggia e spostandoci in una posizione pi\u00f9 centrale per apprezzare a pieno il tramonto, ritroviamo Enrico, conosciuto durante l\u2019ascesa al vulcano Maderas e ci fermiamo con lui e la sua compagna di viaggio.<br \/>\n Ci propongono di andare a vedere lo schiudersi delle uova di tartaruga al Parco Naturale del Coco : bisogna noleggiare una tenda, prendere l\u2019autobus delle 14.00 per il parco e dormire una notte fuori per vedere questo miracolo della natura\u2026 Michele sembra propenso per il si\u2026, io invece sono un po\u2019 titubante; decideremo pi\u00f9 tardi sul da farsi\u2026\u00a0<br \/>\n Intanto ci lasciamo sorprendere dal tramonto; bello e suggestivo\u2026<br \/>\n La sera rimango piacevolmente sorpreso e soddisfatto invece della cena che la signora ci fa trovare pronta. Un ottimo e abbondante filetto di pesce con riso e tostones e un gustoso refrescos; il tutto per 30 C$, ovvero 2 euro !!!<br \/>\n Concludiamo la serata facendo un giro per il malecon e ci fermiamo a bere qualcosa al bar \u201cMarie\u2019s\u201d, di fronte al ristorante \u201cIl Timone\u201d, dove c\u2019\u00e8 un p\u00f2 di vita e movimento con musica e possibilit\u00e0 anche di mangiare. E\u2019 molto conosciuto, poich\u00e9 \u00e8 indicato su quasi tutte le guide, ma la sua fama risale a quando il proprietario era Marie, che ormai l\u2019ha venduto da qualche anno !<br \/>\n Le famose insalatone e i primi piatti a base di pasta, vengono cucinati dal ristorante di fronte e tutto sommato non mi sembravano cos\u00ec trascendentali, quindi molto meglio andare a mangiare altrove ed utilizzarlo come locale per il dopo cena.<\/p>\n<p> 23 Gennaio 2003 &#8211; Rivas.<br \/>\n Abbiamo deciso di non andare al Parco Naturale del Coco, ma di fare una visita di mezza giornata a Rivas e il pomeriggio goderci la spiaggia di San Juan, cos\u00ec alle 08.30 prendiamo il bus, che parte proprio davanti al mercato. In circa un\u2019ora siamo al terminal di Rivas : costo del viaggio, 8 C$.<br \/>\n Come prima cosa, facciamo un bel giro nel mercato, che si sviluppa dietro il terminal, quindi raggiungiamo il parco cittadino alle spalle del quale si trova la cattedrale.<br \/>\n Lungo la strada che porta al centro cittadino, le bancherelle vanno via via diradandosi lasciando il posto a negozi, banche e farmacie.<br \/>\n Entriamo nella prima \u201cpulperia\u201d che incontriamo e acquistiamo il mitico ron \u201cFlor de Ca\u00f1a Centenario\u201d, per 146 C$ : il prezzo \u00e8 quello consigliato, non si pu\u00f2 trattare !<br \/>\n La piazza e poco distante, solo una quadra e non si pu\u00f2 sbagliare, visto che le guglie della cattedrale si notano sopra i tetti delle case : si viaggia a vista.<br \/>\n La cattedrale ha un non so che di decadente, che la rende affascinante, ma \u00e8 molto lasciata andare rispetto a quelle che ho visto negli altri centri visitati.<br \/>\n Qualche scatto e via, risalendo la parallela alla strada che ci ha portato qui. Un annuncio pubblicitario per\u00f2 catalizza la mia attenzione : promozione internet, 1 ora per 12 C$ !!! E\u2019 il prezzo pi\u00f9 basso trovato, sarebbe stupido non approfittarne ! Ma solo dopo il desajuno, che consumiamo poco lontano, in una \u201cSoda\u201d (un comedor\u2026) di fronte alla stazione di polizia : gallo pinto con tortillas e caf\u00e8 negro, 25 C$.<br \/>\n Rifocillati, ritorniamo all\u2019internet point e in un\u2019ora comunichiamo un po\u2019 con tutti. Quindi risaliamo sino al terminal, dove troviamo in partenza il bus per San Juan.<br \/>\n Un\u2019altra ora di viaggio e siamo di nuovo a \u201cCasa 28\u201d; il tempo di lasciare i nostri acquisti e di scoprire che non possiamo farci la doccia perch\u00e9 manca l\u2019acqua\u2026 Nessun problema : andiamo subito in spiaggia !\u00a0<br \/>\n Obbiettivo del pomeriggio \u00e8 quello di salire sulla collina che si trova a ridosso della spiaggia, per avere una visuale dall\u2019alto di San Juan.<br \/>\n Percorriamo interamente la spiaggia sino ad incontrare gli scogli; li superiamo agevolmente e sulla destra troviamo una ripida scalinata che consente di risalire la collina, fino alla sua sommit\u00e0.<br \/>\n Dall\u2019alto la vista \u00e8 incredibile : si domina l\u2019intera baia caratterizzata dalla perfetta forma a mezza luna della spiaggia, con a ridosso il paese.<br \/>\n Riscendiamo dalla parte opposta, seguendo la strada, tra case eleganti e villette con piscina e ritorniamo sulla spiaggia.<br \/>\n Un bel bagno rinfrescante, quindi ci dirigiamo verso il centro della baia, prendendo posto nelle sdraio di fronte al bar \u201cRicardo\u2019s\u201d; per dissetarci una coca-colita, che nel prezzo ha compreso l\u2019uso dei gadget da spiaggia\u2026 (bibite 20 C$, birre 25 C$).<br \/>\n Il sole picchia e forte, ma forse perch\u00e9 oggi il vento \u00e8 meno intenso del solito.<br \/>\n Il tramonto, complice qualche nuvola che vela il cielo ci riserva uno spettacolo molto bello, fatto di atmosfera e colori quasi irreali.<br \/>\n Un\u2019ultima To\u00f1a aspettando il consolidarsi del buio, quindi facciamo ritorno a \u201cCasa 28\u201d, dove conosciamo Stefano, un altro ospite italiano, che per la seconda volta viene in Nicaragua e visto che ha un lavoro stagionale, ci star\u00e0 per 3 mesetti\u2026 Una vena di invidia, mi solca la mente\u2026<br \/>\n Per la cena optiamo per il ristorante \u201cLago Azul\u201d, il primo sulla sinistra sul lungo mare, venendo dal porto, consigliato dalla nostra guida. L\u2019aspetto mi ispira abbastanza, anche se siamo i soli nel locale !<br \/>\n Ordino gamberi all\u2019aglio che si rivelano ottimi e abbondanti, accompagnati dall\u2019immancabile riso e da tostones e da bere due To\u00f1a. Il prezzo, 140 C$, visto che purtroppo sul conto ci viene calcolato il 10% in pi\u00f9 quale mancia (prassi comune, ma raramente usata qui in Nicaragua). Per Michele invece un\u2019abbondante e gustosa zuppa di pesce per 90 C$.<br \/>\n Dopo cena, un po\u2019 per voglia un po\u2019 per nostalgia raggiungiamo la Pizzeria \u201cO sole mio\u201d, in fondo al &#8220;malecon&#8221; dalla parte opposta, sperando di bere un buon caf\u00e8.<br \/>\n Il ristorante \u00e8 gestito da Paolo, ragazzo gentile, cordiale e simpatico, che \u00e8 qui in Nicaragua ormai dal 1997 e che ha messo su un locale veramente molto bello, dove il servizio \u00e8 ben curato, le pietanze cucinate ad arte, la scelta ampia e stuzzicante e i costi contenuti, in linea con quelli degli altri locali, anche se, dopo aver provato la sua ottima cucina, il paragone non regger\u00e0 pi\u00f9 di tanto.\u00a0<br \/>\n Se venite a San Juan del Sur vi consiglio, anzi stra-consiglio di cenare almeno una volta qui, per assaggiare tutti i sapori e gli odori della cucina Nica, impreziosita dall\u2019esperienza culinaria italiana; non a caso il locale \u00e8 sempre pieno ! Ditegli pure che avete trovato questo suggerimento in rete, grazie a me e vedrete che, non solo per questo, vi tratter\u00e0 bene e soprattutto rimarrete soddisfatti, come lo siamo stati noi l\u2019ultima sera trascorsa qui ! Anche il caf\u00e8 non \u00e8 affatto male; certo non pu\u00f2 essere l\u2019espresso a cui siamo abituati, ma ci si avvicina molto.<br \/>\n Proprio Paolo, con cui ci intratteniamo a parlare, ci consiglia un\u2019escursione da fare : arrivare sino a Playa Hermosa a piedi partendo dal El Remanso, in modo da vedere tre bellissime spiagge. Consiglio che non ci facciamo ripetere due volte !<br \/>\n Sacrificheremo Montezuma, unica tappa che volevamo fare in Costarica, per goderci sino all\u2019ultimo il Nicaragua\u2026, scelta che a dire il vero avevamo gi\u00e0 maturato da soli !<br \/>\n Alle 22.00, la piccola San Juan del Sur \u00e8 gi\u00e0 tutta buia\u2026 Un\u2019ultima birra in una sorta di birreria sulla parallela al &#8220;malecon&#8221;, che espone in bella vista uno striscione che pubblicizza l\u2019offerta di \u201cdue Victoria al prezzo di una\u201d (il posto \u00e8 pieno di ubriachi e sinceramente ve lo sconsiglio\u2026), quindi torniamo a \u201cCasa 28\u201d.<\/p>\n<p> 24 Gennaio 2003 &#8211; El Remanso, Playa Tamarindo, Playa Hermosa.<br \/>\n Sveglia alle 08.00 e come prima cosa colazione al mercato, nel comedor di Ixtel, notevole bellezza locale\u2026 Michele si fa il consueto gallo pinto, mentre io mi accontento di una tazza di caf\u00e9 negro.<br \/>\n Usciti in strada, contrattiamo con un tassista per essere portati a El Remanso e successivamente essere riportati indietro. Ci accordiamo per 150 C$ andata e ritorno; prezzo onesto !<br \/>\n La strada per El Remanso \u00e8 relativamente breve, solo 6 Km., ma a causa delle sue pessime condizioni (sterrata e piena di buche), ci impieghiamo quasi mezz\u2019ora. Raggiungerlo \u00e8 semplice; infatti, una volta usciti dal paese e passati di fronte al distributore della Texano, bisogna prendere a destra e proseguire sempre diritto : si arriva direttamente in spiaggia !<br \/>\n Qui ci lascia il taxi e paghiamo met\u00e0 della corsa (75 C$), mettendoci d\u2019accordo per il ritorno alle 14.00.<br \/>\n La spiaggia di El Remanso \u00e8 costituita da una piccola baia concentrica, di sabbia scura, compatta e liscia, con un mare dal colore blu profondo di fronte, in cui i pellicani si tuffano alla ricerca di cibo.<br \/>\n Sulla sinistra ci sono gli scogli ed \u00e8 proprio da qui che comincia la nostra camminata verso Playa Hermosa.<br \/>\n Seguiamo la costa passando facilmente sopra gli scogli e godendoci lo spettacolo naturale del mare sulla nostra destra.<br \/>\n La prima baia che incontriamo \u00e8 la piccola Playa Tamarindo; costituita di sabbia fine e beige, con alle spalle una brulla vegetazione e di fronte un grosso scoglio solitario.<br \/>\n La superiamo e proseguiamo ancora, sino a raggiungere un grande costone che si tuffa nel mare, sul quale non \u00e8 possibile camminare; \u00e8 necessario &#8220;scavalcarlo&#8221;, prendendo il piccolo sentiero sulla sinistra.<br \/>\n Quest&#8217;ultimo, sale sul costone e sbuca dalla parte opposta, proprio all\u2019inizio della splendida Playa Hermosa; per raggiungerla abbiamo impiegato circa 45 minuti.<br \/>\n La spiaggia \u00e8 incredibilmente bella. Ampia e lunghissima, completamente deserta : ci siamo solo io e Michele !<br \/>\n La sabbia ha un colore beige scuro ed \u00e8 compatta e levigata a causa della bassa marea e del vento che soffia a folate dall\u2019interno; alle spalle si profilano verdi colline e di fronte, a poche centinaia di metri, dalla riva si staglia un grande scoglio.<br \/>\n Il mare \u00e8 calmo e di un blu scuro, che sembra quasi nero e moltissimi sono i pellicani e i gabbiani che a grandi stormi vi si tuffano alla ricerca del loro pasto quotidiano.<br \/>\n Le onde sono piccole e lunghissime e spingono, sulla sabbia liscia, l\u2019acqua lentamente, formando uno specchio su cui il cielo si riflette specularmente.<br \/>\n Restiamo qualche ora a prendere il sole, che \u00e8 intenso, ma sopportabile, grazie al vento; quindi verso le 12.45 ritorniamo indietro verso El Remanso.<br \/>\n Puntuale alle 14.00 arriva il taxi, ma non \u00e8 lo stesso di questa mattina; a prenderci \u00e8 venuto il simpatico Francisco, che ci riporta proprio davanti a \u201cCasa 28\u201d, per i restanti 75 C$, che avevamo pattuito.<br \/>\n Una bella doccia, che evidenzia tutto il sole della mattinata e via, di nuovo fuori.<br \/>\n Attraversiamo la strada e entriamo al comedor \u201cSoya\u201d, dove oltre a mangiare la &#8220;comida corrente&#8221;, si pu\u00f2 anche trovare da dormire a prezzi molto economici. Michele mangia, mentre io mi accontento di una coca-colita !<br \/>\n A mio parere \u00e8 molto meglio andare ai comedor del mercato, che offrono una scelta, un aspetto e un servizio di gran lunga migliore a parit\u00e0 di prezzo !<br \/>\n Rifocillati, prendiamo la traversa che porta verso il distributore della Texano, alla ricerca del punto internet pi\u00f9 economico del paese. Lo scoviamo facilmente, visto che si trova subito sulla destra, ma non possiamo utilizzarlo : manca la corrente !<br \/>\n Continuiamo cos\u00ec il nostro giro, risalendo la strada sino in cima e svoltando quindi a destra verso il centro paese. Subito sulla sinistra troviamo la Pizzeria San Juan, gestita dall\u2019italianissimo Maurizio, uomo di mezza et\u00e0, che si \u00e8 stabilito qui e vive con una ragazza diciottenne, che da poco gli ha dato un figlio.<br \/>\n Da lui potete trovare pizze intere o al trancio (che non sono niente male, ma non aspettatevi troppo\u2026), dolci e primi piatti, ma solo su ordinazione e per la cena. I costi vanno dai 60 ai 100 C$ a seconda di cosa ordinate per i primi, 10 C$ per i tranci di pizza.<br \/>\n Mi ha fatto una strana impressione, che non voglio descrivere; se decidete di passarci, tirate voi le vostre conclusioni.<br \/>\n Ritorniamo al punto internet, ma la corrente non c\u2019\u00e8 ancora\u2026, quindi proseguiamo sino al parco e entriamo nella vicina \u201cCasa Oro\u201d, che funge da centro di informazioni turistiche, oltre che da ostello.<br \/>\n Scopriamo con piacere che la mattina c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di usufruire di un passaggio gratuito per Majagual, grazie al pulmino dell\u2019unico hospedaje esistente in loco (Eco Lodge Majagual); parte alle 10.30 davanti a \u201cCasa Oro\u201d. Cominciamo a maturare l\u2019idea di passarci una notte&#8230;<br \/>\n Manca ancora la corrente, ma non nella nostra zona, cos\u00ec decidiamo di utilizzare i PC del simpatico Leo, che offrono una connessione abbastanza rapida per 40 C$ all\u2019ora (30 minuti, 20 C$).\u00a0<br \/>\n Per cena ordiniamo alla signora una &#8220;comida&#8221; a base di pescado : pargo rojo e nuovamente restiamo ampiamente soddisfatti.<br \/>\n La serata la concludiamo a \u201cCasa 28\u201d in compagnia di coca e ron !<\/p>\n<p> 25 Gennaio 2003 &#8211; Majagual.<br \/>\n Dopo una notte abbastanza movimentata per il forte vento che l\u2019ha resa quasi fredda, costringendomi a indossare pantaloni e maglietta a maniche lunghe, ci alziamo alle 09.00 e come prima cosa torniamo a \u201cCasa Oro\u201d per avere conferma di tutte le notizie avute ieri, al fine di organizzare una notte a Majagual. Conferma piena ! Il pulmino gratuito parte alle 10.30 ogni mattina ad eccezione della domenica. Per tornare si pu\u00f2 prendere lo stesso pulmino, che parte la mattina alle 09.00 da Majagual, oppure se si ha necessit\u00e0 di essere a San Juan pi\u00f9 presto, \u00e8 necessario accordarsi con un tassista per farsi venire a prendere; costo del passaggio, 80 C$ ed \u00e8 possibile prenotarlo tramite \u201cCasa Oro\u201d.\u00a0<br \/>\n Visto che la cosa \u00e8 fattibile, decidiamo di dedicare la giornata di domani e l\u2019ultima notte in Nicaragua a Majagual, accordandoci per avere un taxi che ci riporti a San Juan alle 06.00 di marted\u00ec mattina, in modo da raggiungere la frontiera e San Jose del Costarica con comodo !<br \/>\n Pianificati gli ultimi giorni di viaggio, andiamo al mercato a fare colazione. Ci sediamo a \u201cEl Cafetin\u201d di Daniela, pimpante e simpatica ragazza fiorentina, che a prezzi stracciati, prepara tutte le mattine un ottimo desajuno e un buon caf\u00e8 in moka, all\u2019insegna dell\u2019allegria e della spensieratezza. Gioiosa, disponibile e socievole, render\u00e0 \u201cscoppiettante\u201d il vostro inizio di giornata\u2026<br \/>\n Se venite a San Juan del Sur, passate a trovarla, fate colazione da lei e soprattutto salutatemela !!!<br \/>\n Dopo aver scambiato quattro chiacchere, salutiamo Daniela e andiamo in spiaggia, dove, fatta mente locale e aver nuovamente pensato ai giorni che mancano alla partenza, realizziamo, che marted\u00ec \u00e8 il giorno del nostro decollo da San Jose, quindi \u00e8 praticamente impossibile riuscire ad andare a Majagual domani : se vogliamo vederla, dobbiamo farlo oggi !<br \/>\n Ci azioniamo subito : torniamo a \u201cCasa Oro\u201d e spostiamo il taxi di un giorno, quindi mentre andiamo verso \u201cCasa 28\u201d per prendere gli zaini, contrattiamo con un tassista il passaggio sino a Majagual per 80 C$.<br \/>\n Zaino preparato velocemente, paghiamo la signora e usciamo e sorpresa\u2026, ritroviamo Enrica, Claudia e Nello, che sono appena arrivati a San Juan ! Spettacolare !!!<br \/>\n Hanno la macchina, noleggiata a Granata e anche loro vogliono andare a Majagual : cosa c\u2019\u00e8 di meglio ? Neanche se ci fossimo dati appuntamento saremmo stati pi\u00f9 tempestivi !!!<br \/>\n Congediamo lo sfortunato tassista, che vede sfumare i suoi 80 C$ e caricati anche i nostri zaini sull\u2019auto, partiamo alla volta di Majagual, nuovamente tutti insieme.<br \/>\n Sono veramente contento di dividere con loro ancora qualche giorno di questo viaggio; \u00e8 veramente strano come mi senta in sintonia con questi nuovi amici, che mi sembrano invece vecchie conoscenze, collaudati compagni di viaggio, persone particolari e un po\u2019 speciali, che hanno contribuito a rendere la mia esperienza in Nicaragua cos\u00ec speciale.<br \/>\n Usciamo dal paese e poco oltre, verso sinistra troviamo la deviazione per Majagual.<br \/>\n La strada non \u00e8 molto lunga, ma le sue condizioni rendono lo spostamento un po\u2019 ostico, anche per il pieno carico dell\u2019auto, che arranca in salita sulla strada sterrata e spesso tocca sotto, sui dossi !<br \/>\n In due circostanze inoltre, preferiamo scendere, per consentire a Enrica, pilota degno di tal nome, di affrontare con pi\u00f9 tranquillit\u00e0 un erta salita e un ponte di legno !<br \/>\n In mezz\u2019ora raggiungiamo l\u2019Eco Lodge, unica sistemazione della zona, gestito da un australiano, sulla spiaggia di Majagual.<br \/>\n E\u2019 molto carino, ben curato, con ristorante, bar, un ampia veranda immersa nell\u2019ombra della vegetazione a poche decine di metri dalla spiaggia, che gli si apre di fronte.<br \/>\n Le sistemazioni non sono molte, ma fortunatamente troviamo due stanza libere : una tripla, in cui ci sistemiamo io, Michele e Nello e una doppia in cui vanno le \u201cbambine\u201d !<br \/>\n Il costo \u00e8 di 14 $ per la tripla, ma comunque bisogna versare al momento della registrazione una caparra di 20 $, visto che tutto quello che si consuma viene addebitato sulla camera e al momento del pagamento del conto, si integra la caparra o si riceve il resto.<br \/>\n La camera \u00e8 dignitosa, pulita, abbastanza ampia con un letto matrimoniale e un letto a castello. Il bagno non \u00e8 da meno : in camera, con la doccia, ma solo acqua fredda.<br \/>\n Il tempo di sistemarsi e siamo in spiaggia; molto carina e di sabbia fine e dorata. Il mare invece \u00e8 di un azzurro intenso e l\u2019acqua \u00e8 un tantino fredda.<br \/>\n Il vento che soffia da terra \u00e8 un po\u2019 fastidioso e non fa altro che scaraventarti sabbia addosso, ma se si va verso destra, superato un primo scoglio che entra nel mare, si apre un\u2019altra piccola ansa riparata, dove questo inconveniente viene eliminato quasi del tutto.<br \/>\n Trascorriamo l\u2019intera giornata al sole, parlando e raccontandoci le rispettive esperienze vissute; per noi purtroppo \u00e8 la fine del viaggio\u2026, i nostri amici sono invece solo a met\u00e0 !<br \/>\n Il tramonto anche qui \u00e8 molto bello e particolare ed il sole infuoca il cielo prima di morire nel mare; lo seguiamo con lo sguardo ed in silenzio\u2026, poi tutti in doccia, per prepararsi alla cena !<br \/>\n Il solo ristorante disponibile \u00e8 quello dell&#8217;Eco Lodge, quindi non abbiamo problemi di scelta ! Unica attenzione da prestare \u00e8 l\u2019ora dell\u2019ordinazione : va fatta prima delle 20.00, altrimenti si resta senza cena !\u00a0<br \/>\n Io ordino il consueto filetto, Michele un pescado, i nostri compagni le lasagne\u2026, che si riveleranno poco degne del loro nome\u2026<br \/>\n Concludiamo la serata con carte e ron, quindi tutti in branda.<\/p>\n<p> 26 Gennaio 2003 &#8211; San Juan del Sur.<br \/>\n Sveglia alle 08.15 e dopo un summit con gli altri durante la colazione, decidiamo di lasciare Majagual, che merita a mio parere un solo giorno e non di pi\u00f9 e tornare a San Juan del Sur.<br \/>\n Detto, fatto : paghiamo il nostro conto, ricarichiamo l\u2019auto e in poco meno di mezz\u2019ora siamo di nuovo a San Juan del Sur.<br \/>\n Comincia la ricerca del posto dove passare l\u2019ultima notte Nica, almeno per me e Michele\u2026<br \/>\n Dopo vari tentativi andati a vuoto, ci dirigiamo nuovamente a \u201cCasa 28\u201d, dove ritroviamo la stessa camera che avevamo lasciato e la signora ben felice di riaverci come ospiti, mentre Enrica, Claudio e Nello, che preferiscono una camera con bagno, trovano posto all\u2019hopedaje \u201cLa Flor\u201d, proprio sulla strada alle spalle del nostro alloggio.<br \/>\n Appena sistemati, andiamo a farci un caf\u00e8 al \u201cCafetin\u201d di Daniela e visto che sono al mercato, ne approfitto per comprare i frijoles (3 Kg., 5 C$) da portare a casa.<br \/>\n Quindi un bel giro di San Juan del Sur ed infine uno spuntino da Ricardo\u2019s a base di macedonia di frutta, prima di trascorrere il resto del pomeriggio sulle sue sdraio, godendoci l\u2019ultimo sole Nica.<br \/>\n Il tramonto, neanche a farlo apposta ci regala uno spettacolo ai confini della realt\u00e0 : il cielo \u00e8 pieno di piccole nuvole bianche che creano uno scenario incredibile, nel momento in cui il sole va a morire nel mare. Tutto diventa rosso, velato di viola, senza soluzione di continuit\u00e0 : non solo l\u2019orizzonte, ma anche il cielo sopra di noi sembra prendere fuoco\u2026<br \/>\n La cena \u00e8 poi memorabile\u2026 Andiamo da Paolo alla \u201cPizzeria O sole mio\u201d, dove mangiamo veramente molto bene. Rinnovo a tutti il consiglio di andarci se capitate a San Juan : sicuramente il posto dove si mangia meglio e che offre il miglior rapporto qualit\u00e0\/prezzo.<br \/>\n L\u2019aperitivo lo offro io : una bella bottiglia di \u201cFlor de Ca\u00f1a\u201d invecchiato 7 anni, che svanisce rapidamente\u2026, quindi un assaggio di tortelli al pesce, e un ottimo filetto, accompagnato da riso e insalata, bagnato dall\u2019immancabile To\u00f1a. Paolo, infine, ci offre il lemoncino, che gradiamo molto volentieri\u2026<br \/>\n Una serata molto carina, che scorre via veloce; sembra quasi che il tempo negli ultimi giorni di un viaggio, passi molto pi\u00f9 rapido\u2026 Siamo gli ultimi a lasciare il locale, verso le 22.00 e ripercorriamo tutto il malecon, sino alla traversa che porta verso il mercato.<br \/>\n In giro ci siamo solo noi\u2026; prima inevitabile tappa all\u2019angolo della prima parallela, dove si trova \u201cCasa 28\u201d. Restiamo diverso tempo a parlare come se non volessimo salutarci\u2026; ora che ci siamo ritrovati, ci dobbiamo nuovamente lasciare, le nostre strade, purtroppo, si separano ancora una volta&#8230;<\/p>\n<p> 27 Gennaio 2003 &#8211; Pe\u00f1as Blancas, Alajuela (Costarica).<br \/>\n Alle 07.00 lasciamo \u201cCasa 28\u201d e andiamo a prendere il bus per Rivas; parte di fronte al mercato alle 07.30 e il costo per la \u201cVirgin\u201d \u00e8 di 5 C$.<br \/>\n Visto che siamo in anticipo, a turno entriamo al mercato a prendere un caf\u00e8 negro, quindi puntuale il bus lascia San Juan del Sur, come al solito annunciando la partenza con sonore strombazzate.<br \/>\n In circa mezz\u2019ora raggiungiamo la \u201cVirgin\u201d; il bus che porta a Pe\u00f1as Blancas ci aspetta sul ciglio della strada; neanche il tempo di salire, che siamo in movimento.<br \/>\n Venti minuti e altri 5 C$ e raggiungiamo la frontiera. Il bus ci lascia a poche decine di metri dalla zona franca, che percorriamo a piedi; ci sono moltissime persone, e ai margini della strada si susseguono le bancherelle che vendono di tutto.<br \/>\n Prima di accedere alla zona franca di frontiera \u00e8 richiesto il pagamento di una tassa comunale, pari a 1 $ o a 14 C$, che vengono richieste e vanno pagate subito ad un funzionario, che si trova davanti al cancello di accesso della frontiera.<br \/>\n Una volta pagato, si entra nella zona franca e tenendo la sinistra, bisogna raggiungere l\u2019ultima palazzina sul fondo, dove si trova l\u2019immigrazione Nicaraguense.<br \/>\n Percorriamo i duecento metri a piedi col nostro zaino sulle spalle, e ci accodiamo agli sportelli; sfortunatamente prima di noi \u00e8 arrivato il Ticabus, che attraversa tutta l\u2019america centrale e c\u2019\u00e8 una discreta coda !<br \/>\n Se si \u00e8 provvisti della carta di ingresso, che si riceve al proprio arrivo in Nicaragua, non \u00e8 necessario compilare alcun modulo : basta presentare il passaporto e il permesso di soggiorno turistico e pagare 2 $ (quindi conservatevi qualche banconota di piccolo taglio\u2026) come tassa di espatrio.\u00a0<br \/>\n Espletate le formalit\u00e0 alla frontiera Nica, facciamo dietro-front e torniamo sui nostri passi, dirigendoci verso la frontiera Tica, che \u00e8 facilmente individuabile : si trova dritto, di fronte al cancello di accesso, basta seguire la fila dei camion !<br \/>\n Proseguiamo tenendo la sinistra, costeggiando la lunga colonna di Tir e subiamo il controllo passaporti, effettuato da due guardie costaricensi; quindi sempre diritto e incontriamo il cartello che individua materialmente il confine. Foto di rito sotto quest\u2019ultimo\u2026, quindi ancora diritto.<br \/>\n Arriviamo in uno spiazzo, in cui sulla destra c\u2019\u00e8 una pensilina e diversi bus e a sinistra il ristorante \u201cLa frontiera\u201d : entriamo dal lato destro di questa struttura e ci incolonniamo per passare il controllo dell\u2019immigrazione del Costarica. Fare ben attenzione a non entrare dal lato sinistro, perch\u00e9 la fila inizia dalla parte opposta !!!<br \/>\n Mentre aspettiamo in coda, cambio gli ultimi cordobas nicaraguesi e venti dollari in colones costaricensi a uno dei molti \u201ccoyotes\u201d (cambia valute\u2026) presenti nella struttura : il cambio mi appare favorevole e solo di poco si discosta da quello effettuato dall\u2019ufficio bancario alla mia sinistra. Circa 350 colones per ogni dollaro.<br \/>\n Nel frattempo la colonna si muove, dato che nell\u2019atrio, delimitato da una vetrata, in cui sono sistemati gli sportelli dell\u2019immigrazione, un agente di polizia fa entrare circa una ventina di persone alla volta.<br \/>\n Ci vuole circa una mezz\u2019ora per espletare questa fase burocratica, anche perch\u00e9 bisogna compilare un coupon prima di ricevere il visto turistico : in compenso non viene richiesto alcun pagamento !<br \/>\n Usciamo dal lato da dove siamo entrati e mentre io custodisco gli zaini, Michele attraversa la strada, entra nella biglietteria della \u201cTransporte Dulce\u201d e acquista i biglietti del pullman per San Jose : costo, 1.900 Colones. Provvisti di biglietto ci incolonniamo sotto la pensilina con tutti gli altri in attesa di partire.<br \/>\n Prima di salire sul bus, viene effettuato un controllo bagagli, pi\u00f9 convenzionale, che reale, quindi si sistema lo stesso, spiegando esattamente quale sar\u00e0 la propria destinazione, in modo da non ritrovarselo dietro a tutti gli altri al momento di scendere e si sale sul pullman. Consiglio : fate prima che potete e una volta saliti, prendete subito posto, perch\u00e9 vengono venduti pi\u00f9 biglietti di quanto siano i posti a sedere e se ci si attarda, si resta in piedi !<br \/>\n Il viaggio dalla frontiera a San Jose dura circa 5 ore e non viene effettuata alcuna sosta.<br \/>\n La differenza fra i due paesi, appare subito netta e marcata : praticamente nello spazio di una frontiera, sembra di compiere un balzo in avanti di cinquant\u2019anni !<br \/>\n Il Costarica, per quello che riesco a scorgere, dai finestrini del pullman mi appare subito un paese molto organizzato, con strade larghe e perfettamente asfaltate; i mezzi sono in ottimo stato, moderni e la cartellonistica stradale, ricalca quella americana.<br \/>\n Niente a che vedere con il Nicaragua : ma non \u00e8 di sicuro la stessa cosa !<br \/>\n Cuore e anima non si inventano, non si comprano, non si creano : ho ce l\u2019hai o non ce l\u2019hai !<br \/>\n Il Nicaragua ha mantenuto una propria identit\u00e0, che si manifesta con forza in ogni attimo di vita quotidiana, nei gesti, nelle parole, nelle citt\u00e0, tra la gente; l\u2019afferma con orgoglio e la difende e ci\u00f2 colpisce immediatamente a discapito della povert\u00e0 e dei pochi mezzi attualmente a disposizione, che finiscono per diventare marginali.<br \/>\n Il Costarica, la \u201cSvizzera\u201d del centro america, invece, mi \u00e8 sembrato che questa identit\u00e0 l\u2019abbia dimenticata, perduta, sepolta, barattata\u2026, diventando irrimediabilmente una \u201ccopia\u201d di quello stereotipo del modello statunitense a cui tende.<br \/>\n Verso le 12.30 arriviamo all\u2019aeroporto di San Jose, che dista 18 Km. dalla capitale e qui scendiamo, dato che non \u00e8 nostra intenzione pernottare nella capitale. Inoltre dobbiamo confermare il volo di domani, quindi, entriamo in aeroporto nella speranza di poterlo fare.<br \/>\n L\u2019aeroporto \u00e8 veramente molto bello, funzionale e moderno; una struttura apparentemente nuova e recente.<br \/>\n Non riusciamo nel nostro intento di confermare il volo, ma apprendiamo che non \u00e8 necessario, quindi prendiamo subito un bus per Alajuela, piccola cittadina a soli 2 Km., logisticamente pi\u00f9 comoda per trascorrere l\u2019ultima notte : costo, 300 colones.<br \/>\n In circa 10 minuti siamo al terminal di Alajuela, che non ha niente in comune con i fatiscenti e sporchi terminal nica, ma questo \u00e8 dovuto solo alla ricchezza\u2026: probabilmente 15\/20 anni fa anche questo, avrebbe avuto l\u2019aspetto dei terminal di Managua.<br \/>\n Accompagnati da una gentile ragazza a cui Michele a chiesto informazioni, raggiungiamo l\u2019Hotel Alajuela, poco lontano, dove prendiamo, per il prezzo non poi cos\u00ec basso di 40$, una doppia con bagno : la voglia di cercare un posto pi\u00f9 economico non c\u2019\u00e8, annebbiata dalla malinconia della fine del viaggio\u2026, tanto \u00e8 l\u2019ultima notte !<br \/>\n La camera non \u00e8 niente di eccezionale; pulita, ma piccola, buia, con un forte odore di naftalina e nessuna finestra che da sull\u2019esterno, ma solo una che da sul corridoio. Anche il bagno non fa eccezione : pulito, ma con acqua gelata !<br \/>\n La fame si fa sentire, quindi consigliati dal ragazzo della reception, raggiungiamo il vicino mercato e ci sediamo alla \u201cSoda Hermanos Gonzales\u201d, dove la \u201ccomida es muy veloce y rica !\u201d<br \/>\n Il mercato non \u00e8 molto ampio e vende solo generi di prima necessit\u00e0, niente di artigianato.<br \/>\n Facciamo un bel giro della citt\u00e0, trafficata e piena di negozi e centri commerciali; sembra di stare in europa, o forse sarebbe meglio dire in america\u2026<br \/>\n I semafori sono posti in alto al centro dell\u2019incrocio, lo smog non \u00e8 indifferente, l\u2019inquinamento acustico notevole, la gente va di fretta lungo le strade, ostentando quell\u2019indifferenza che caratterizza le nostre \u201cnormali\u201d giornate : praticamente siamo gi\u00e0 tornati a casa\u2026<br \/>\n I prezzi sono due o tre volte pi\u00f9 alti che in Nicaragua, ma quello che cambia e si percepisce di pi\u00f9 e immediatamente \u00e8 l\u2019atmosfera.<br \/>\n Troviamo un punto internet, da cui comunicare un\u2019ultima volta con casa prima del ritorno e confermare l\u2019orario di arrivo, quindi di nuovo in hotel per allestire definitivamente lo zaino per il viaggio e aspettare l\u2019ora di cena\u2026<br \/>\n Alle 19.30 usciamo nuovamente per cercare un posto dove mangiare e vaghiamo senza successo per diverse quadre, tra serrande abbassate e negozi chiusi, prima di imbatterci nella \u201cSoda Argo\u201d, gestita da un greco, che da vent\u2019anni si \u00e8 stabilito qui.<br \/>\n Un buon churrasco di carne e una fanta, rappresentano la nostra ultima cena in viaggio : costo, 1.200 colones.<\/p>\n<p> 28 Gennaio 2003 &#8211; San Jose, Miami<br \/>\n Alle 08.00 lasciamo l\u2019hotel Alajuela e raggiunto il terminal, prendiamo il primo bus per San Jose, che passi anche dall\u2019aeroporto (chiedere, perch\u00e9 non tutti fanno questa tappa, anche se lo si legge sul parabrezza).<br \/>\n Una decina di minuti e siamo a destinazione; paghiamo ai box posti nel corridoio subito dopo l\u2019entrata per i voli internazionali, la tassa costaricense di espatrio (per i turisti \u00e8 di dollari 1,60 per un soggiorno inferiore alle 48 ore e di dollari 16,70 per un soggiorno superiore alle 48 ore) e accediamo alla moderna struttura, accodandoci al check-in dell\u2019Iberia.<br \/>\n Mentre aspetto, guardo il serrato controllo dei bagagli agli altri check-in; le borse e valigie vengono aperte e controllate minuziosamente\u2026, tutto il lavoro fatto per allestire lo zaino, andr\u00e0 a farsi benedire !!! Ed invece no\u2026, passiamo indenni il controllo : meno male !<br \/>\n Girelliamo per i negozi della zona partenze spendendo gli ultimi colones\u2026, una telefonata a casa con la scheda che Nello, gentilmente ci ha regalato, quindi imbarco e partenza in perfetto orario per Miami.<br \/>\n A Miami ripetiamo la trafila gi\u00e0 effettuata all\u2019andata per poter accedere alla sala transito, ma questa volta \u00e8 molto pi\u00f9 laboriosa e lunga in termini di tempo, dato che l\u2019aeroporto \u00e8 pieno di gente.<br \/>\n Imponente il servizio di sicurezza, con molti militari armati : segno che la guerra \u00e8 vicina ? Speriamo di no\u2026 (anche se sar\u00e0 una speranza vana&#8230;).<br \/>\n Volo per Madrid in perfetto orario, su un Boing, che mi appare enorme dall\u2019esterno, un po\u2019 strettino, una volta che prendo posto all\u2019interno !<br \/>\n Volo tranquillo, anche se con qualche turbolenza; pasti ottimi.<\/p>\n<p> 29 Gennaio 2003 &#8211; Madrid, Milano, ritorno&#8230;<br \/>\n In perfetto orario giungiamo in Europa, accolti da una bella giornata di sole, che per\u00f2 non mi accende il sorriso\u2026<br \/>\n Il volo per Milano parte con un ritardo di quasi un\u2019ora, a causa dell\u2019attesa di qualche coincidenza.<br \/>\n Sull\u2019aereo saremo forse una quarantina di persone\u2026 Le due ore passano veloci e in men che non si dica, siamo al ritiro bagagli di Malpensa : eccoci a casa, con il ricordo di una grande e fantastica avventura che mi scalda l\u2019anima e il cuore e il sogno di una nuova partenza. <\/span>\n <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maurizio Fabbri\u00a0&#8211; 08 Gennaio &#8211; Partenza. 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