{"id":1464,"date":"2016-12-05T18:30:33","date_gmt":"2016-12-05T17:30:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.markos.it\/viaggi\/?p=1464"},"modified":"2024-02-26T18:16:24","modified_gmt":"2024-02-26T17:16:24","slug":"adozioni-distanza-serbia-bosnia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/adozioni-distanza-serbia-bosnia\/","title":{"rendered":"Colpiti al cuore e un po&#8217; fuori di testa!"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"mailto:info@abconlus.it\">di ABC Solidarieta&#8217; e Pace<\/a>\u00a0&#8211;<\/p>\n<p align=\"justify\">Colpiti al cuore e\u2026 un po\u2019 fuori di testa! Cosa vuol dire? Semplicemente che stiamo facendo una cosa fuori dell\u2019ordinario, almeno per \u201c<strong>A, B, C, solidariet\u00e0 e pace &#8211; ONLUS<\/strong>\u201d: stiamo tentando di mantenere il numero di giovani affidati a qualunque costo, anche chiedendone altri senza prima avere sentito, come facciamo di solito, i vecchi sostenitori se vorranno affidarne un altro o lasciare il progetto. Proseguiranno? Speriamo di s\u00ec.<br \/>\nOggi, tra Serbia e Bosnia, siamo a quasi 600 bambini (595 per l\u2019esattezza), due anni fa erano 700. <!--more-->Stiamo tentando di fare questo perch\u00e9 c\u2019\u00e8 ancora bisogno di aiuto.<\/p>\n<p>Non possiamo dimenticare alcune cose: quanto \u00e8 accaduto a quella gente \u00e8 anche colpa nostra; sono nostri vicini e un braccio di mare di divide da loro; ci amano, nonostante tutto; hanno passato un sacco di guai e ancora ne passano.<\/p>\n<p>Non sappiamo quello che sar\u00e0 possibile fare nel futuro prossimo. Dipende da voi, dalla vostra volont\u00e0 di continuare a sostenere il progetto di affido a distanza di giovani serbi e bosniaci; dalla nostra capacit\u00e0 di comunicare come stanno veramente le cose.<\/p>\n<p>Ora cominciamo a raccontarvi<\/p>\n<p>Domenica 16 &#8211; Siamo a Backa Topola, in Vojvodina. Seduti davanti al televisore, in casa di amici, facciamo lezione di Politica. Vediamo scorrere sul piccolo schermo le immagini di quelli che saranno i protagonisti delle elezioni presidenziali del 13 giugno. Il favorito, Tomislav Nikolic del Partito radicale serbo (per intenderci quello di Seselj, in prigione all\u2019Aja) accreditato, secondo uno degli ultimi sondaggi, con il 29,9% dei voti; Boris Tadic (18,8%) del Partito democratico (quello di Zoran Djindjic); Dragan Marcicanin, buon ultimo, il \u201cSignor nessuno\u201d, come lo hanno ribattezzato alcuni giornali serbi, candidato di governo del Partito democratico serbo (quello di Kostunica). Si attaccano tra loro e ognuno parla male dell\u2019altro. I problemi sono tanti, enormi! Riusciamo a capire che l\u2019attuale governo, di minoranza, \u00e8 formato dal DSS (Partito Democratico Serbo, conservatore), dal G17 (centrista liberale) e dal SPO (Movimento per il Rinnovamento Serbo, monarchici conservatori), il tutto con l\u2019appoggio esterno del SPS (Partito socialista serbo, quello di Milosevic). Kostunica, nonostante il numero limitato dei seggi ottenuti (il primo partito alle ultime politiche dello scorso dicembre \u00e8 stato Il Partito Radicale Serbo, ultranazionalista, che ha conquistato 82 dei 250 seggi del parlamento serbo, mentre il secondo, appunto quello di Kostunica, ne ha presi 53 e quello del defunto Djindjic 37), \u00e8 stato capace di assicurare al suo partito nove ministeri su 17 e controlla cose importanti come economia, polizia, scuola ed esercito. Anche a Backa Topola si usa fare lo \u201czapping\u201d e cos\u00ec ci ritroviamo sulla rete (una delle due che ha) di Bogoljub Karic, candidato outsider alle presidenziali e uomo pi\u00f9 ricco della Serbia, proprio nel momento in cui nomina il partito che, comunque andranno le presidenziali, intende fondare: \u201cNapred Serbia\u201d, vale a dire: \u201cForza Serbia\u201d. Sentiamo nominare anche il nostro primo ministro, Silvio Berlusconi, quando, rispondendo alla domanda di un giornalista, Karic dice: \u201cci somigliamo\u201d.<br \/>\nI politici hanno i macro-problemi da risolvere, la gente comune, invece, deve confrontarsi con i maxi-problemi quotidiani. Quali? Semplificando, pane e lavoro. Ce ne rendiamo conto quando cominciamo il nostro giro nelle scuole e nelle fabbriche per consegnare le borse di studio.<\/p>\n<p>Luned\u00ec 17 &#8211; La nostra prima tappa \u00e8 Kriavaja, una scuola ad una decina di chilometri da Backa Topola. Tutti, come sempre, gentili e cordiali. Ci aspetta una sorpresa: tre fratellini, Nicola Gianluca (10 anni), Stefano (9) e Cinzia (8), oriundi italiani. Mamma serba e padre italiano (evidentemente molto prolifico, in tre anni tre figli). Mamma ora in Serbia, sola e povera e senza alcun aiuto, pap\u00e0 italiano \u201criparato\u201d chiss\u00e0 dove. Situazione disperata, come tante altre. Non possiamo fare finta di niente anche perch\u00e9 restiamo interdetti a sentirli parlare italiano! Li aiutiamo in qualche maniera. Le cose non sono quasi mai semplici e le emergenze si rincorrono, cos\u00ec, nella scuola ungherese \u201cCaki Lajos\u201d, veniamo a sapere che c\u2019\u00e8 un bambino pressoch\u00e9 denutrito. Ma perch\u00e9 non ci pensano loro? Ci pensano, ma i casi sono tanti e se possono coinvolgere qualcun altro, tanto meglio. E\u2019 giusto! Interveniamo anche qui. Pensiamo: \u00e8 un bambino serbo-ungherese (ne abbiamo affidati anche altri) e, nel \u201cpiccolissimo\u201d, vogliamo dare il nostro contributo al dialogo tra la comunit\u00e0 ungherese e quella serba in una cittadina, Backa Topola, e in una regione, la Backa (che insieme alla Srem e alla Banat forma la Vojvodina), che si stanno complicando la vita. Infatti, le forze autonomiste sono aumentate, tanto che nello scorso aprile hanno organizzato una \u201cconvention\u201d con lo scopo di formare una coalizione unitaria in vista delle prossime elezioni locali. Cosa chiedono? Alcuni di andare, con tutta la terra, in Ungheria, altri si rivolgono alla comunit\u00e0 internazionale perch\u00e9 difenda le ambizioni della provincia autonoma a divenire \u201cuna moderna regione europea\u201d, mentre i serbi, la maggioranza assoluta, cominciano a temere la vichiana teoria dei corsi e ricorsi storici, anche perch\u00e9 la ferita del Kosovo \u00e8 ancora aperta. Non vogliamo interferire in nulla, non \u00e8 nel nostro modo di lavorare, ma, alla prima occasione, vorremmo chiedere alla direttrice della \u201cCaki Lajos\u201d perch\u00e9 va in Ungheria a comprare i libri scolastici per i suoi alunni quando ce ne sono di serbi, naturalmente in ungherese, ottimi. In questo contesto, sarebbe anche interessante capire perch\u00e9 il governo ungherese eroga crediti agli ungheresi in Vojvodina per consentirgli di comprare le aziende serbe che con la privatizzazione sono in svendita. Chi ha ragione? Tutti e nessuno, come il solito.<br \/>\nAnche con i bambini funziona cos\u00ec. Ci sono cose incomprensibili che ormai accettiamo rassegnati: la mamma di una bambina, di nome Jelena, rifiuta la nostra offerta di far controllare da un dermatologo la sua piccola che ha la guancia sinistra rovinata da una dermatite o da un angioma. Ci dice semplicemente e graziosamente: \u201cNo grazie!\u201d. Perch\u00e9? Sembrerebbe appartenere ad una non meglio identificata setta (forse quella del \u201cGolgota\u201d? Alcuni dicono sovvenzionata da servizi segreti occidentali) che gli ha insegnato la rassegnazione, ad accettare quel che arriva dal Cielo, in questo caso, probabilmente, le conseguenze ambientali dell\u2019inquinamento da bombardamenti o dell\u2019acqua inquinatissima e che si insinua dappertutto del Canale grande di Backa, parte integrante dell\u2019idrosistema Danubio-Tisa-Danubio, che non si riesce a bonificare per un conflitto di competenze, anche se il governo norvegese ha gi\u00e0 stanziato un milione e mezzo di Euro per l\u2019opera di risanamento.<\/p>\n<p>Marted\u00ec 18 \u2013 Andiamo a Nov Sad, alla scuola \u201cSvetozar Markovic Toza\u201d. Novi Sad, seconda citt\u00e0 serba e capoluogo della Vojvodina, presenta un quadro politico opposto a quello nazionale: sono i Ds (quelli di Diindjic, per intenderci) a governare, mentre chi gestisce il governo centrale qui \u00e8 all\u2019opposizione. La Vojvodina, e in particolare Novi Sad, \u00e8 un po\u2019 il bastian contrario dl Paese: il partito di maggioranza relativa a livello nazionale, i Radicali, qui \u00e8 stato emarginato con successo, ed anche i Dss, che governano insieme con altri il Paese, sono all\u2019opposizione. Sar\u00e0 forse perch\u00e9 tre dei sessanta ponti bombardati sono a Novi Sad o per il loro carattere? L\u2019\u201dinfarto\u201d fluviale, come qualcuno chiama il danno economico causato dallo sprofondamento di sei ponti sul Danubio, ha complicato la vita un po\u2019 a tutti: ai serbi, per ovvi motivi; agli ungheresi, perch\u00e9 sono costretti a far fare a grano e mais assurdi itinerari via terra; da tedeschi e austriaci, perch\u00e9 non arrivano pi\u00f9, dall\u2019Ucraina e dalla Romania cemento e materiale siderurgico.<br \/>\nComunque: a dicembre, grazie soprattutto agli aiuti dei paesi \u201cdanubiani\u201d, saranno ultimati i lavori al ponte della Libert\u00e0. Gli altri ponti? Uno \u00e8 finito e il terzo \u00e8 in progetto. Ancora oggi, il ponte provvisorio che unisce la collina all\u2019universit\u00e0, ogni due giorni, \u00e8 aperto per consentire il passaggio delle chiatte con i loro carichi.<br \/>\nArriviamo davanti alla scuola. Abbiamo una foto fatta pochi giorni dopo i bombardamenti (maggio \u201999) dove si vedono i danni causati da una bomba impazzita. Un\u2019auto con le ruote verso il cielo ribaltata dallo spostamento d\u2019aria ricoperta di terra. Dietro, le finestre dissestate della scuola. Cerchiamo lo stesso luogo e facciamo una foto, il prima e il dopo, il passato, da non dimenticare, e il presente da cambiare.<br \/>\nIl direttore, Dragan, lentamente sta cominciando ad apprezzare la nostra presenza. S&#8217;intrattiene a parlare con noi e ci accompagna a visitare la scuola. Arranchiamo dietro di lui arrampicandoci sui due piani dell\u2019edificio: aula di fisica, di chimica, tecnica, inglese, ungherese, lingua madre, ecc. E\u2019 orgoglioso e frettoloso! Sempre meglio del freddo distacco di due anni fa quando subentr\u00f2 al signor Milorad costretto a fare un bel salto indietro \u201cdegradato\u201d a fare il maestro! Ci accompagna persino all\u2019esterno della scuola per mostrarci il luogo dell\u2019esplosione della bomba e racconta che ha aperto un cratere con un diametro di 15 metri. Le aule di chimica e fisica ne portano, ancora oggi, i segni. Distribuiamo le quote ed una bambina, alla domanda cattiva \u201ccosa farai con la borsa di studio?\u201d, risponde: \u201cho promesso ad una mia amica di pagargli il gelato\u201d. Servono altre parole? Si parte subito per Belgrado.<\/p>\n<p>A Belgrado approdiamo dopo due ore. Belgrado \u00e8 caotica, ed anche la scuola non si sottrae a questa testimonianza di vita. La scuola \u00e8 nel sobborgo di Rakovica dove, il 17 aprile 1999, in una notte di \u201cintenso fuoco\u201d fu bombardata una caserma che sorgeva in mezzo alle abitazioni, a poche decine di metri dalla scuola \u201cNikola Tesla\u201d. Per non fare aspettare i genitori gi\u00e0 raccolti in una grande aula andiamo subito a consegnare le borse di studio. Riconosciamo quasi tutti. Qui, come sempre, non riusciamo a sottrarci alle tradizionali mini-controversie: alla fine della distribuzione delle borse di studio si presentano delle mamme e dei pap\u00e0 di ragazzi ormai usciti dal progetto. Pi\u00f9 o meno consapevolmente, e comunque comprensibilmente, come diciamo a Roma, \u201cci provano\u201d. Spieghiamo loro che non abbiamo il denaro e non possiamo consegnare loro alcuna quota. Lo sanno e, con cordialit\u00e0, nonostante il diniego, ci salutano e se ne vanno. Andiamo nell\u2019ufficio del direttore.<br \/>\nC\u2019\u00e8 anche una vecchia amica di ABC, che ha avuto importanti responsabilit\u00e0 nel dicastero della Sanit\u00e0 serba. Cominciamo a parlare con il direttore e definiamo tutte le situazioni lasciate in sospeso a novembre. Molte famiglie sono state costrette a cambiare casa ed \u00e8 stato impossibile rintracciarle, altre verranno la prossima volta. I problemi non mancano. Ne parliamo tutti insieme. La vita \u00e8 difficile, i prezzi sono stabili (inevitabilmente), ma la vita delle famiglie \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile e, anche se l\u2019infazione \u00e8 sotto controllo e in tre anni \u00e8 scesa dal 40,7% del 2001 al 7,8% del 2003 (dati ufficiali della Banca Nazionale Serba), chi si alza la mattina e deve mangiare non \u00e8 confortato da questo dato. Ci sono, infatti, sempre meno soldi e, da un documento della Banca che ci siamo portati dietro, emerge un elemento molto negativo: rispetto al 2002 la percentuale dei disoccupati \u00e8 aumentata dal 31,2% al 33,9% della forza lavoro (in realt\u00e0 \u00e8 di almeno il 40% con punte pi\u00e0 alte in alcune aree del Paese). Troveremo conferma di questi dati a Kragujevac dove arriviamo la sera.<\/p>\n<p>Mercoled\u00ec 19 e gioved\u00ec 20 \u2013 Siamo a Kragujevac. Abbiamo l\u2019intenzione di cercare dati precisi sulla situazione sanitaria dei lavoratori, che sono poi i pap\u00e0 e le mamme di tutti i ragazzi affidati. Non ne troviamo. C\u2019\u00e8 \u201clegittima reticenza\u201d e chi promette documenti (analisi e altro) ci delude. Pazienza! Abbiamo notizia, verbalmente, che i morti ci sono e che le malattie sono in aumento. Spesso, nel giro di un mese, si svelano patologie letali e piccoli manifesti mortuari tappezzano gli alberi che conducono al cancello della Zastava. Riusciamo per\u00f2, in ogni caso, a trovare il testo trascritto e tradotto di un\u2019intervista, andata in onda sull\u2019emittente serba B92 il 15 aprile scorso, fatta ad alcuni operai che hanno partecipato al risanamento della Zastava. Dragan Stojanovic, responsabile di una delle \u00e9quipe che ha partecipato alla bonifica della fabbrica, spiega che la rimozione delle macerie \u00e8 stata fatta senza alcuna precauzione e che in un mese ci sono stati sei funerali. Paunovic, invece, \u00e8 stato operato ed ha un polmone in meno. Con i 4.500 dinari (circa 65 euro) del sussidio deve sopravvivere e comprare le medicine. In tutto questo, asseriscono entrambi, l\u2019aspetto che dispiace di pi\u00f9 \u00e8 che l\u2019azienda non riconosce l\u2019esistenza di questi problemi e si defila da qualsiasi sostegno agli operai che hanno avuto patologie derivate dal lavoro all\u2019interno della fabbrica. Dice Matic: \u201cse l\u2019uranio si pu\u00f2 bere come una limonata io mi scuser\u00f2\u201d. Ma, evidentemente, l\u2019uranio delle bombe non \u00e8 limonata anche perch\u00e9, non a caso, lo scorso novembre siamo stati testimoni diretti della presenza di una delegazione dell\u2019UNEP (United Nations Environmental Programme, Programma Ambientale delle Nazioni Unite). La commissione dell\u2019UNEP cosa faceva a Kragujevac? Era in ferie? Probabilmente ha ragione Knut Krusewitz, professore all\u2019universit\u00e0 di Berlino di Pianificazione ambientale, che ha tentato, inascoltato, di spiegare al mondo quello che era accaduto, contrapponendo la sua relazione a quella dell\u2019UNEP. Riportiamo soltanto le ultime righe del suo lavoro: \u201csi tratta del significativo danneggiamento delle risorse naturali ed economiche, in un caso per lo sprigionamento di PCDDs (la diossina di Seveso) e, nell\u2019 altro, per l\u2019effetto di prodotti radiotossici e chemiotossici derivati dalla disintegrazione delle munizioni all\u2019uranio impoverito. I cancerogeni saranno immagazzinati prevalentemente nei prodotti agricoli e, al 95%, introdotti nella catena alimentare\u201d. Siamo propensi a dare ragione a lui e all\u2019operaio Matic: l\u2019uranio e la diossina non sono limonata.<br \/>\nIn due giorni a Kragujevac distribuiamo pi\u00f9 di 250 borse di studio. I ragazzi ci sono quasi tutti. La maggior parte dei non presenti sono impegnati nei compiti in classe. Continuamo a fare foto. Alla fine del viaggio saranno pi\u00f9 di 1.200. I ragazzi assenti le consegneranno al sindacato che le spedir\u00e0 in Italia. Durante la distribuzione delle quote vediamo le stesse persone. C\u2019\u00e8 \u201cil ministro\u201d (il suo soprannome deriva dal fatto che ha preso a schiaffi il vecchio ministro del Lavoro), la signora Al Mamuri, il cui marito, nel frattempo (lo scorso novembre non c\u2019era), \u00e8 tornato dall\u2019Iraq in Serbia, dopo un periodo di \u201criposo\u201d con le tre mogli irachene, per eludere il destino beffardo e sfuggire alla situazione locale. La sera partiamo per Nis.<\/p>\n<p>Venerd\u00ec 21 \u2013 Tomasevic Bojana, alla Min Fitip, una delle affidate, arriva accompagnata dal nonno. S\u00ec, lo riconoscono, \u00e8 proprio lui, l\u2019ex direttore generale della fabbrica. Un signore simpatico e dimesso che sorride senza alcun compiacimento e che firma la ricevuta della borsa di studio per sua nipote come uno dei tanti operai che sono stati suoi dipendenti. Arrivano tutti, pian piano. Ci salutano. Vorremmo scattare qualche foto all\u2019interno della fabbrica. Ci spiegano che non \u00e8 possibile. Lo sapevamo, ma abbiamo tentato. Probabilmente anche la Min-Fitip \u00e8 nell\u2019elenco delle aziende, grandi e piccole, in vendita. Nel luglio 2001 \u00e8 stata creata, appositamente, un\u2019Agenzia per le Privatizzazioni e, secondo gli ultimi dati ufficiali pubblicati, su 366 aziende, 274 sono state vendute con un introito di 350 milioni di dollari (fonte: Banca Nazionale Serba). A quanto saranno vendute la Min-Fitip e l\u2019Elktronska Industria? Ogni volta che una fabbrica o un\u2019azienda sono alienate aumentano il numero dei disoccupati, la povert\u00e0, le malattie, la disperazione, la sfiducia nelle istituzioni, la rabbia, e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta. Si \u00e8 poveri e lo si diventa sempre di pi\u00f9.<br \/>\nA Niska Banja (Nis) siamo ospiti di amici e, nel pomeriggio, andiamo a distribuire le \u201cskolska stipendia\u201d nella scuola \u201cIvan Goran Kovacic\u201d. Nell\u2019atrio ci attendono i ragazzi. Non appena entriamo cominciano a cantare. Sono tornati da poco da una \u201cgara canora\u201d tra tutte le scuole della Serbia e sono arrivati secondi. Sono bravi! Subito dopo cominciamo a consegnare le borse di studio. I problemi anche qui non mancano: cerchiamo di capire come affrontare tre emergenze. Un bambino leucemico, un secondo con problemi di crescita e la terza operata al cuore e con una deformazione del palato.<br \/>\nTenteremo di trovare tra i tanti amici dell\u2019associazione una possibilit\u00e0 di cura per il piccolo leucemico, un farmaco, il Genotropin, per il secondo, e faremo controllare in Serbia la terza dal medico che l\u2019ha in cura e che \u00e8 il figliolo di una nostra cara amica serba. Ci capita di chiedere a molti affidati se hanno corrispondenza con i loro amici italiani, alcuni dicono di s\u00ec, altri no, altri ancora ci dicono di avere scritto ma di non avere avuto risposta. Spieghiamo a tutti che come per loro non c\u2019\u00e8 alcun obbligo a corrispondere con i loro sostenitori, cos\u00ec non c\u2019\u00e8 per chi li aiuta. Comunque, la \u201cskolska stipendia\u201d \u00e8 gi\u00e0 un segno d\u2019amicizia importante e tangibile.<\/p>\n<p>Sabato 22, riposo. Con alcuni amici parliamo del Kosovo partendo da una domanda: cosa ne pensate della possibilit\u00e0, prefigurata da Kostunica, di una cantonalizzazione (un\u2019 amministrazione serba e albanese all\u2019interno della provincia sul modello della divisione interna della Bosnia ed Erzegovina) partendo dal presupposto che un \u201cparadiso multietnico\u201d non \u00e8 realizzabile? Quasi tutti sono convinti che \u00e8 impossibile convivere con gli albanesi, la maggior parte vede nella cantonalizzazione l\u2019unica strada, pochi pensano che si debbano mandare (dimenticando gli accordi internazionali che lo impediscono) esercito e polizia serbi. Molti parlano bene dei militari italiani che hanno difeso i serbi e i loro monasteri, dove possibile. Tutti dimentichiamo due cose: 1) la Ue continua a sostenere un\u2019unica soluzione: una regione multietnica; 2) contro la cantonalizzazione si \u00e8 schierato il leader albanese Rugova il quale ha detto che \u00e8 una cosa impossibile. Rugova, d\u2019altra parte, ormai si comporta da vero e conciliante padrone di casa: ha promesso ai serbi che far\u00e0 ricostruire le loro case e le loro chiese distrutte dai suoi amici lo scorso marzo.<\/p>\n<p>Domenica 23. La famiglia Zuza parte per l\u2019America. Profughi dalla Bosnia, per la precisione da Konjic, tra Mostar e Sarajevo, da pi\u00f9 dieci anni vivono, madre, padre e due figli, un maschio, Miroslav, 15 anni, e una femmina (affidata), Jovana, 16 anni, nell\u2019hotel \u201cSerbja\u201d di Niska Banja. Il Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite gli ha dato questa possibilit\u00e0. Partono per Las Vegas. Andiamo a salutarli, insieme ad altri amici. Manca un\u2019ora alla partenza. Piangono e noi con loro. Ci tratteniamo il tempo per augurargli ogni bene. Lo meritano. Hanno il coraggio della disperazione indispensabile per un passo del genere. Vorremmo poter comunicare meglio di quanto non sappiamo fare quello che percepiamo in loro: paura dell\u2019ignoto e speranza in un futuro migliore. Alle 8 prendono i loro bagagli. Arriva l\u2019autobus per Belgrado. La disperazione dei genitori, vecchi, che sanno di non poter pi\u00f9 vedere i loro figli; il pianto degli amici, giovani, che presto dimenticheranno. Non rischiamo il patetico! Andiamo avanti!<br \/>\nSono i ragazzi e i genitori della piccola scuola di Donja Vrezina, dove andiamo dopo la partenza della famiglia Zuza, a farci dimenticare la tristezza di queste prime ore di domenica. Mentre distribuiamo le quote arriva, a piedi, un vecchio giornalista che vuole sapere qualcosa sul nostro lavoro. E\u2019 stato a Roma per diversi anni ed ora \u00e8 rientrato in Serbia e per arrotondare una pensione inesistente si \u00e8 messo a fare il \u201cfree-lance\u201d. Fa foto e si informa. Il Comitato dei genitori della scuola ha preparato un gran rinfresco. Ci dicono che i serbi sono fatti cos\u00ec: sono disposti a non mangiare pur di accogliere bene degli amici. I bambini sono tutti l\u00ec ed anche i genitori che si prendono in giro. Il \u201csoggetto\u201d \u00e8 soprattutto il marito di una bella signora che torna ogni due mesi dalla Slovenia dove \u00e8 andato \u00e8 riuscito a trovare lavoro.<br \/>\nFacili allusioni, ma quale ironia quella del destino di Predrag: trovare lavoro proprio dove avvennero i primi scontri, nel giugno del 1991, tra la Difesa territoriale slovena e l\u2019armata jugoslava. Ma sono passati 13 anni\u2026 e quasi tutti bambini che oggi hanno preso la \u201cskolska stipendjia\u201d a quel tempo non erano neanche nati. E questa \u00e8 la grande speranza, dimenticare e ricominciare!<\/p>\n<p>Luned\u00ec 24 \u2013 Fa un freddo cane! All\u2019orizzonte vediamo le montagne bulgare. Entriamo nell\u2019Elektronska Indusrtrija, ex colosso locale e nazionale che produceva elettrodomestici. All\u2019E.I. le cose vanno ancor peggio che alla Min- Fitip. Dei circa 20.000 dipendenti sono 800 quelli che lavorano e 2.400 quelli a disposizione che sperano di essere chiamati. Gli altri sono disoccupati. Le retribuzioni vanno dai 4.000 ai 18.000 dinari , vale a dire da 60 a 250 euro (a prendere 18.000 dinari sono soltanto 15 tecnici superspecializzati). Andiamo dai bambini e dai genitori riuniti, come il solito, nella vastissima mensa. Stiamo al buio: non si accende la luce e non c\u2019\u00e8 acqua. Ci si \u00e8 abituati a risparmiare in qualsiasi circostanza e per tutto. Cominciamo a chiamare e, come abbiamo fatto, in tutte le scuole e le fabbriche, spieghiamo che scatteremo due foto da spedire ai loro amici italiani. Sono l\u00ec \u201cdocili\u201d e pazienti. Cominciamo la consegna delle \u201cskolska stipendia\u201d e, com\u2019\u00e8 avvenuto in tutti i posti dove siamo stati, anche qui sul volto di questa gente rassegnazione. Parlando con loro sentiamo che sono scoraggiati. Hanno poche speranze nel futuro e credono poco nella classe politica che li governa. Sono sempre gli stessi (non possiamo dargli torto), anche i partiti sono sempre gli stessi (anche questo \u00e8 vero), se capita la disgrazia di ammalarsi ci si pu\u00f2 anche rassegnare a morire (verissimo, tanto che tutt\u2019intorno \u00e8 tappezzato di piccoli manifesti con l\u2019annuncio della morte di qualcuno, spesso prematuramente), il lavoro non c\u2019\u00e8 e i giovani non hanno un futuro. C\u2019\u00e8 anche chi ha un sussulto e si arrabbia mentre parla, ma la maggior parte sono quieti.<br \/>\nDa un caro amico, riusciamo ad avere, per la prima volta durante il nostro viaggio, un documento ufficiale sottoscritto dal direttore dell\u2019Ufficio di collocamento. Proviamo a capirci qualcosa. Scopriamo che i disoccupati a Nis, al 5 aprile scorso, sono 46.036 dei quali 24.488 donne. I posti disponibili, all\u2019Ufficio di collocamento, sono invece 5.540 (2.363 a tempo indeterminato e 3.177 a termine). Proviamo a capire di quale tipo di lavori si tratta, ma non ci riusciamo. Facendo i conti a \u201cmaniera nostra\u201d la percentuale ufficiale dei disoccupati a Nis dovrebbe essere di circa il 40 (la Banca Nazionale Serba parla, per il 2003, di 33,7%).<br \/>\nCon i sindacalisti cerchiamo di capire poi la situazione politica. E\u2019 praticamente dall\u2019inizio del viaggio che andiamo in giro con un pezzo di carta, dove abbiamo disegnato un semicerchio (il Parlamento serbo) e scritto, cercando di collocarli nella loro posizione \u201cfisiologica\u201d , i nomi dei partiti. Da questo schema esatto e semplice, ne viene fuori un\u2019immagine sbilanciata completamente a destra del Parlamento, anche se il Partito democratico (ex Djindjic) lo scorso ottobre \u00e8 entrato nell\u2019Internazionale socialista. A sinistra sembrerebbe essere presente soltanto il Partito socialista serbo (ex Milosevic), messo storicamente fuori gioco dagli eventi. Tutti, dopo aver osservato lo schema, concordano che \u00e8 una situazione sbagliata. Alcuni affermano che ci sono dei piccoli partiti a sinistra, altri che hanno tentato di riempire questo vuoto con un nuovo partito il \u201cLabour\u201d, ma per ora l\u2019esperienza \u00e8 fallita, altri ancora che un partito di sinistra c\u2019\u00e8, quello di Milosevic. Tutti concordano su una cosa: non c\u2019\u00e8 nessuna figura politica, a sinistra, capace di raccogliere consensi e democratizzare cos\u00ec un parlamento sbilanciato e litigioso.<\/p>\n<p>Marted\u00ec 25 \u2013 Partenza per la Bosnia. Nel primo pomeriggio siamo a Rogatica alla scuola \u201cSveti Sava\u201d. Sono 1.200 i bambini che la frequentano distribuiti su tre turni (si comincia alle 7,20 e si finisce alle 18 circa). Quest\u2019anno hanno cominciato la scuola anche bambini di sei anni. Qui, contrariamente a quanto avviene in Serbia (la legge non ha trovato attuazione in seguito al cambiamento del governo), la riforma della scuola \u00e8 stata applicata. Siamo un po\u2019 confusi! Entriamo con bambini e genitori in un\u2019aula per distribuire le quote di affido. Una mamma sale al primo piano della scuola arracampicandosi con l\u2019aiuto di una stampella. Non sta bene, ma vuole salutarci egualmente. Comincia la distribuzione delle \u201cborse di studio\u201d. Un Pap\u00e0 \u00e8 solo: il piccolo Mihali \u00e8 all\u2019ospedale. Pochi mesi fa \u00e8 morta la moglie e ora il bambino, paraplegico, sta accusando il colpo. Storie di disperazione. Vorremmo evitare di raccontarle, ma sono testimonianze importanti. Ci sono per\u00f2 anche i momenti lieti: l\u2019accoglienza di genitori e ragazzi, le letterine per gli affidatari, i piccoli regali fatti con il cuore e il sacrifico, le foto fatte insieme.<br \/>\nChiacchieriamo un po\u2019 con il vice preside della scuola. Sar\u00e0 il tempo che passa, ma ci rendiamo conto che c\u2019\u00e8 una maggiore disponibilit\u00e0, in tutti, a parlare di pi\u00f9, ad affrontare argomenti da anni elusi (con l\u2019eccezione di Lukavica, dove il direttore, continua a dirci, in italiano, \u201cMilan, grande squadra\u201d). Durante il colloquio ci colpiscono alcune cose dette dal nostro amico: \u201cpasso la frontiera con la Serbia decine di volte al mese e ogni volta devo mostrare il passaporto. Io sono serbo, come i serbi di Serbia! E\u2019 umilitante!\u201d. \u201cDavanti c\u2019\u00e8 una persona, ma dietro ce n\u2019\u00e8 sempre un\u2019altra\u201d. \u201cIn ogni casa della Republika Srpska, anche la pi\u00f9 sperduta, l\u2019ospite \u00e8 sacro e ci sar\u00e0 sempre per lui un pasto!\u201d. Stereotipi? No. Risaliamo in macchina e via verso Pale, ex roccaforte di Radovan Karadzic, capo dei serbi di Bosnia e ricercato numero uno per crimini di guerra. Pale, ex capitale della Republika scalzata dalla pi\u00f9 moderata Banja Luka. La casa dove siamo ospitati \u00e8 vicinissima alla chiesa e alla canonica dove, il primo aprile scorso, un commando della Sfor (veniamo a sapere casualmente da \u201calcuni italiani\u201d che si sarebbe trattato di militari americani che \u201cnon vanno per il sottile\u201d) ha fatto saltare la porta con una carica di esplosivo ferendo gravemente il parroco e il figlio. \u201cL\u2019esplosione ha frantumato i vetri delle abitazioni circostanti e non ci si poteva affacciare perch\u00e9 i militari che circondavano gli edifici puntavano i fucili\u201d, ci dicono. Ma lasciamo stare queste cose!<\/p>\n<p>Mercoled\u00ec 26 \u2013 La scuola \u201cPale\u201d di Pale nel 2005 compir\u00e0 cent\u2019anni! Non pochi! I bambini affidati sono una trentina e quasi tutti per arrivare a scuola devono percorrere, ogni giorno, diversi chilometri a piedi. Ad attenderci c\u2019\u00e8 anche Donato, un socio di San Donato Milanese, che \u00e8 venuto a trovare il suo \u201cfiglioccio\u201d, Bosko, ed \u00e8 ospite della famiglia del bambino. E\u2019 entusiasta di questa esperienza e ci parla di come \u00e8 stato accolto e della situazione difficile della famiglia. Per lui \u00e8 stata organizzata una gran festa alla quale hanno partecipato tutti i vicini.<\/p>\n<p>Ognuno ha portato qualcosa e, in poco tempo, \u00e8 stato allestito un vero e proprio banchetto! Cominciamo a distribuire le borse di studio e facciamo le foto. Al direttore chiediamo, come abbiamo fatto in tutte le altre citt\u00e0, schede di nuovi ragazzi da affidare. Finiamo presto. Vorremmo andare a fare una camminata nei boschi. Ce lo sconsigliano. Ancora troppi posti contaminati da mine e ordigni inesplosi. Notizia ufficiale: in Bosnia sono 1.366 i centri abitati contaminati e, secondo il Centro per lo sminamento, sono registrati oltre 10.000 campi minati. Meglio evitare per non correre il rischio di aumentare il numero delle vittime, 1.048, registrate dalla fine della guerra (1995).<br \/>\nNel pomeriggio andiamo a Lukavica, enclave serba alla periferia di Sarajevo. Il direttore della scuola \u201cSveti Sava\u201d, milanista \u201csfegatato\u201d, \u00e8 alle prese con il Consiglio d\u2019istituto e ci accoglie il suo vice. Entriamo nell\u2019aula dove ci aspettano i bambini con i genitori. Tra loro Blazic Sasa, \u201crecordboy\u201d: undici tra fratelli e sorelle. A vedere il pap\u00e0, un poco malridotto, zoppica e si sostiene con una stampella, non ci sembra possibile che sia cos\u00ec \u201cprolifico\u201d. Ci asteniamo da commenti, anche se alcuni suggerimenti gli servirebbero. Distribuiamo le quote e riceviamo tre baci da ciascun affidato. Arriva anche il direttore e, dopo i saluti, ci chiede subito se vogliamo aiutarlo a costruire una palestra. Infatti, la scuola di Pale \u00e8 un dono della cooperazione giapponese e loro costruiscono le scuole senza palestre. Gli diciamo che siamo una piccola associazione che non pu\u00f2 permettersi una spesa del genere. Di fronte al diniego ci svela che ha, comunque, un probabile donatore. E\u2019 una vecchia volpe mr. Milovan. Uomo eccezionale, capace di fare il bene dei suoi alunni senza esporre se stesso e chicchessia. Cauto al punto di rispondere \u201ctutto OK\u201d alla banale domanda: \u201ccome vanno le cose a Lukavica?\u201d. Ma basta dare un\u2019occhiata ai bambini e ai genitori ed \u00e8 evidente che le cose non sono per niente OK a Lukavica che, come tutta la Republika Srpska, ha problemi enormi: 43% di disoccupazione, miseria, fame, disperazione. Possiamo dare torto al direttore? Sfogliamo i giornali locali e riusciamo a capire: guerra di spie! Rastrellamenti, controlli, morti ammazzati, suicidi, processi, fosse comuni\u2026. queste le notizie. Gioved\u00ec ripartiamo per l\u2019Italia!<\/p>\n<p><span id=\"TBDownLevelDiv\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ABC Solidarieta&#8217; e Pace\u00a0&#8211; Colpiti al cuore e\u2026 un po\u2019 fuori di testa! 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