{"id":1743,"date":"2016-12-15T19:15:19","date_gmt":"2016-12-15T18:15:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.markos.it\/viaggi\/?p=1743"},"modified":"2016-12-15T19:15:19","modified_gmt":"2016-12-15T18:15:19","slug":"dentro-la-puglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/","title":{"rendered":"Dentro la Puglia"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"Stile23\"><a href=\"mailto:m.brando@corrieredelmezzogiorno.it\">di Marco Brando<\/a>\u00a0&#8211;<br \/>\n <strong>Quel Salento di pietre e binari lungo l\u2019antica via del tabacco <\/strong><br \/>\n Se non fosse che siamo certi d\u2019essere in Puglia, nella punta estrema del Salento, potremmo anche sospettare d\u2019essere in Gallia: quella fumettistica in cui \u00abvissero\u00bb Asterix e Obelix, creati nel 1959 da Goscinny eUderzo. Perch\u00e9 anche qui, sebbene pochi ci facciano caso, ci sono molti menhir. Sono monumenti preistorici risalenti all\u2019et\u00e0 del bronzo (III-I millennio a.C.), costituiti da una grande pietra di forma allungata e piantata in terra. Che c\u2019entra Obelix? C\u2019entra.\u00a0<\/span><!--more--><\/p>\n<p><span class=\"Stile23\">Il corpulento Gallo \u00e8 un intagliatore e portatore di menhir; dato che il menhir della Croce (nell\u2019agro di Arigliano) non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, e non ne resta che il basamento, sospettiamo che Obelix sia passato di qui. \u00ab\u00c8 stato urtato a suo tempo da un veicolo ed \u00e8 caduto\u00bb, ci rassicurano. Ora \u00e8 in un deposito comunale. In compenso l\u00ec vicino ce n\u2019\u00e8 un altro, quello dello Spirito Santo, altro due metri. E ce ne sono altri 44 solo nel resto dell\u2019entroterra salentino.<br \/>\n<\/span><span class=\"Stile23\"><br \/>\n Il fatto \u00e8 che il cuore della Puglia nasconde, con pudore, molti tesori. Basta dirigersi verso l\u2019interno. E la storia della regione &#8211; quella dei suoi genitori e progenitori, ma anche la storia del loro lavoro &#8211; riemerge. Lontano dai riti dell\u2019estate balneare. Lontano dal mare. Senza offesa per l\u2019Adriatico e lo Ionio, il nostro viaggio \u00abdentro\u00bb la Puglia &#8211; dopo quello dell\u2019anno scorso lungo gli 850 chilometri di costa &#8211; comincia da Gagliano del Capo, alla fine del Salento, dieci minuti d\u2019auto da Santa Maria di Leuca. Il viaggio proseguir\u00e0, attraverso le Murge e il Subappennino dauno, fino al cocuzzolo del Gargano.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"Stile23\">Cos\u00ec ecco Gagliano, sulla Serra dei Cianci; Arigliano ne \u00e8 una frazione. Se non si cerca uno spiraglio tra le case bianche, e qualche condominio non proprio in armonia, \u00e8 difficile intravedere il mare, per quanto sia vicino. L\u00ec in mezzo, nel punto pi\u00f9 alto del paese, c\u2019era quella che la gente chiamava \u00abla Fabbrica\u00bb. Con la \u00abF\u00bb maiuscola: dagli anni Venti a met\u00e0 degli anni \u201970 ha offerto lavoro,merce rara quaggi\u00f9. Le foto color seppia offrono ancora la vista di un bambinaia con i figli delle tabacchine, intente a conciare il tabacco. E poi le donne al lavoro, davanti a piccoli banchi. <br \/>\n Quelle foto nella \u00abFabbrica\u00bb ci sono ancora, esposte con orgoglio lungo la hall, assieme a quelle di Andrea Morgante, un bravissimo fotografo che sta salvando il passato a colpi di immagini. Infatti il vecchio tabacchificio \u00e8 rinato, ristrutturato dal gruppo Italgest di Casarano e gestito da Mario Coscia , barese \u00abfuggito\u00bb quaggi\u00f9, con la socia Paola Pellegrino. \u00c8 diventato il Capoalto Hotel, inaugurato da meno di un mese, dopo due anni di lavori firmati dall\u2019architetto Francesco Spada, tra i maestri del design mediterraneo. Uno dei primi interventi italiani di recupero d\u2019archeologia industriale per fini turistici, il primo in Puglia e forse nel Sud. <br \/>\n Un modo per recuperare la storia locale, senza costruire nuovi casermoni. Cos\u00ec qui la vita delle operaie del Salento &#8211; raccontata nel bel libro Tabacco e tabacchine nella memoria storica, a cura di Vincenzo Santoro e Sergio Torsello (Manni, 2003) &#8211; si coniuga con \u00abun nuovo modo di fare turismo, lontano dal caos e vicino alle tradizioni locali\u00bb, dice Coscia. Perch\u00e9 il vituperato (oggi) tabacco \u00e8 stato (in passato) una delle poche risorse certe di questa terra. Le stesse stazioni delle Ferrovie Sud Est (quasi dimenticate, potrebbero diventare una vera risorsa turistica) seguivano pi\u00f9 le tappe dei raccolti che i centri abitati. Le tabacchine, quaggi\u00f9, erano l\u2019equivalente delle mondine della Padania, con le quali condivisero proteste e repressione (nel maggio 1935 a Tricase perirono in cinque). Altri tempi. Oggi da Gagliano il \u00abturista- non-solo-mare\u00bb pu\u00f2 inoltrarsi attraverso le serre, piccole alture, sorelle minori delle Murge tarantine e baresi. Qui, tra rocce e macchia mediterranea, \u00e8 difficile coltivare; ma nel Medioevo furono il rifugio della popolazione costiera, in fuga dai pirati, saraceni e non solo. Ad esempio, gli abitanti della non lontana Casarano si salvarono sulla Serra Campana: in memoria, vi costruirono la Chiesa della Madonna \u00abdella Campana\u00bb. Sull\u2019\u00abalta\u00bb serra di Alliste nell\u2019antichit\u00e0 i fuochi accesi servivano come faro naturale per i naviganti. E un\u2019ottantina di anni fa fu avviato il progetto di Cardigliano, sulla serra di Specchia; un paese concepito tra 1920 e 1930 per colonizzare la terra, come usava allora (si pensi a Sabaudia e Latina). Fu voluto dal possidente Giovanni Greco. Realizz\u00f2 un villaggio- azienda per la lavorazione del tabacco: cento abitanti stanziali, seicento durante il lavoro; scuole, negozi, frantoio, una chiesa (la facciata ricorda la Basilica veneziana di San Marco, in miniatura). Abbandonato nel Dopoguerra per decenni, anche Borgo Cardigliano \u00e8 diventato da poco un originale villaggio turistico, \u00abcitt\u00e0 del sole e del vento\u00bb.<br \/>\n Le strade, sulle serre, s\u2019insinuano tra vallette, boschi di ulivi, paesi che in estate il sole sembra prosciugare, facendo \u00absparire\u00bb le persone. Qui si possono fare altre scoperte inattese, quasi magiche: come la Centopietre, \u00abnascosta\u00bb a Pat\u00f9. Una costruzione rettangolare, massiccia, costruita nel IX secolo dopo Cristo con cento blocchi di tufo, sottratti alle rovine dell\u2019antica citt\u00e0 messapica di Vereto. E\u2019 di fronte alla piccola chiesa romanica di San Giovanni Battista. Cos\u2019\u00e9? Un monumento funebre, costruito probabilmente per accogliere le spoglie del barone Geminiano. Si narra che egli, giunto via mare a Gallipoli con l\u2019esercito cristiano del re di Francia Carlo il Calvo, era andato a trattare con i saraceni che minacciavano Vereto. Fu ucciso, scatenando cos\u00ec la battaglia del 24 giugno 877. I francesi vinsero; recuperato il corpo di Geminiano, lo sepellirono nella Centopietre, realizzata per accoglierlo. Tra il XIII e il XIV secolo fu trasformata in luogo di culto cristiano con affreschi in stile bizantino. Oggi nella Centopietre si pu\u00f2 entrare indisturbati. Non c\u2019\u00e8 alcun controllo. E degli affreschi non restano che labili tracce, tanto che ci si chiede se sia (o sia mai stato) possibile salvarli. In attesa di saperlo, ci avviamo verso Lecce, per raggiungere &#8211; superata la pi\u00f9 nota Maglie &#8211; l\u2019altopiano dei nove comuni della Grec\u00eca salentina. Qui &#8211; oltre a dolmen e menhir &#8211; conservano pure la lingua, la cultura e le tradizioni dei loro antenati greci. <\/span><\/p>\n<p><span class=\"Stile23\"><strong>Buongiorno, anzi Calimera Qui si parla ancora il griko<\/strong><br \/>\n \u00abStia tranquilla&#8230; Scherzava\u00bb, abbiamo dovuto dire alla signora, barricata dietro al banco. Non c\u2019\u00e8 stato il tempo d\u2019approdare &#8211; assetati, durante un torrido pomeriggio &#8211; in un bar di Calimera, che s\u2019\u00e8 subito dovuta mettere una pezza: all\u2019intraprendenza milanese. Motivo? Occorre fare una premessa&#8230; Questo \u00e8 uno dei nove comuni della Grec\u00eca salentina, tra Maglie e Lecce. Vi \u00e8 ancora diffuso un idioma (guai a chiamarlo dialetto) con robuste radici elleniche. Calimera, come rivela il nome (\u00abBuongiorno \u00bb, nella lingua di Atene), ne \u00e8 un po\u2019 il cuore. Anche se qui di turisti se ne vedono pochi; perch\u00e9, come al solito, solo rari pionieri decidono di avventurarsi all\u2019interno, lasciando i lidi di Torre dell\u2019Orso od Otranto.<br \/>\n Tra quei pochi, ecco un gruppetto di milanesi, tra cui spiccava una tipa di nome Sara, la traumatizzatrice di bariste calimeresi. Un\u2019attenuante? \u00c8 vero che nella vicina Corigliano d\u2019Otranto, sempre in Grec\u00eca, c\u2019\u00e8 persino una fonte d\u2019acqua minerale che si chiama \u00abEureka\u00bb (cio\u00e8 \u00abho trovato\u00bb, prima persona singolare del perfetto di \u00abheur\u00edskein \u00bb): magari pu\u00f2 dare alla testa.<br \/>\n Comunque, ecco Sara vantare pubblicamente gli \u00abantichi\u00bb studi al Liceo classico \u00abBerchet\u00bb del capoluogo lombardo: nel tentativo di sfoggiare le memorie del suo greco scolastico e di conversare &#8211; a colpi di aoristi &#8211; con la signora in questione. Tentativo vano, almeno quanto quello in cui potrebbe cimentarsi un greco dei nostri giorni in vena di parlare latino a Roma.<br \/>\n Rassicurata la signora, tramortita dall\u2019aoristo\/ milanese, eccoci a vagare in questa zona del Salento. Proprio la barista, per riconoscenza, ci ha indicato in quale angolo dei giardini pubblici \u00e8 \u00abnascosta\u00bb una stele funeraria di marmo attico, risalente al IV secolo aC e donata nel 1960 da Atene, come simbolo dell\u2019origine comune. Tanto \u00e8 vero che sul frontone dell\u2019edicola c\u2019\u00e8 un\u2019iscrizione in greco, tradotta in italiano, che rassicura pure la stele: \u00abStraniera tu non sei qui a Calimera\u00bb. Un tempo si parlava greco in venticinque paesi, oggi sono nove: oltre Calimera e Corigliano, Castrignano dei Greci, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino. Nella Grec\u00eca una parte della popolazione riesce ancora a esprimersi in griko, lingua assai simile a quella parlata oggi in Grecia e, pare, normale evoluzione di quella usata queste zone all\u2019epoca della Magna Grecia. Poi il flusso di nuove genti greche e greco-sicule &#8211; tra il VII ed il IX secolo, a causa soprattutto delle invasioni arabe &#8211; fu favorito dall\u2019esistenza di lingua e costumi ellenici nel Salento. Tanto che il rito religioso greco s\u2019\u00e8 mantenuto fino al XVII secolo.<br \/>\n Comunque non tutti i milanesi, quaggi\u00f9, vengono per traumatizzare. Ai margini della Grec\u00eca, a Borgagne, abbiamo scoperto &#8211; oltre all\u2019isola grecofona &#8211; anche un atollo \u00abmeneghinofono\u00bb. \u00c8 la masseria \u00abBosco di Makyva\u00bb, un vero hotel di campagna pi\u00f9 che un agriturismo. La gente del posto lo conosce come Bosco Coppola, dal nome dei vecchi proprietari. E infatti quando alla persone si chiedono informazioni dicendo \u00abMakyva\u00bb, ti guardano, anche loro, tra il perplesso e il preoccupato. Il bosco c\u2019\u00e8 davvero, un po\u2019 surreale, tra gli ulivi. Al centro, uno strano edificio ottocentesco, una via di mezzo tra la classica masseria salentina e uno chalet tirolese (fu voluto nell\u2019Ottocento da un Coppola, diplomatico in Germania, innamorato di una tedesca). Accanto piscina, camere e suite.<br \/>\n Al timone, appunto, un milanese. E che milanese: \u00e8 proprio lui, Michele Girani, classe 1941, qui con la sua collaboratrice Luisa Airoldi. Un\u2019istituzione, in senso ludico. Girani \u00e8 stato un inventore-creatore di ristoranti e ritrovi alternativi nella Milano degli anni Sessanta e dopo. Part\u00ec col mitico Tencitt, primo di una serie di locali belli e informali frequentati da giovani ma anche dal fior fiore della politica e dell\u2019intellettualit\u00e0 cittadina: dai Craxi ai Montale, per intenderci; per poi passare pure ai sessantottini, \u00abmolti dei quali &#8211; conferma lui &#8211; oggi ai vertici delle istituzioni e dei giornali\u00bb. Anni fa, a cavallo tra anni Settanta e Ottanta, Girani capit\u00f2 ad Otranto in una appartamento in affitto, accanto alla casa di Carmelo Bene: \u00abAllora ci andavano pittori, artisti, bella gente di tutta italia. Mi piacque molto\u00bb.<br \/>\n Cosicch\u00e9 dopo qualche anno &#8211; facendo il pendolare con Milano &#8211; ha rimesso le radici qui, inventandosi il \u00abBosco di Makyva\u00bb (nome coniato da Luisa, mescolando i nomi di Michele e di sua sorella). Lui \u00e8 un appassionato di golf e spera di portare quaggi\u00f9 molti golfisti, oltre ai normali turisti, grazie al vicino Acaya Golf Club. E dice: \u00abPer gli amanti del golf, \u00e8 garantita l\u2019attivit\u00e0 tutto l\u2019anno. Certo, siamo aperti dal 2004 e, cos\u00ec come stanno le cose, si lavora appena due mesi in estate. Ma se solo i voli per la Puglia fossero pi\u00f9 economici, come quelli che portano, ad esempio, da Milano a a Sharm o in Tunisia \u00bb. \u00abPossibile &#8211; si chiede &#8211; che non ci si dia da fare, quaggi\u00f9, per raggiungere questo obiettivo? La Puglia potrebbe diventare come la Toscana. \u00c8 bellissima, sul mare e anche all\u2019interno. Se potessi, lo direi direttamente al nuovo governatore, Vendola. Incoraggiate i voli charter dal Nord, Italia ed Europa. Non ve ne pentirete \u00bb. E accanto a lui, annuisce Franco Testa, ospite del Bosco: un altro mito milanese, padre della Magolfa sui Navigli, ospite del Bosco. Se lo dicono loro, che se ne intendono, c\u2019\u00e8 da crederci. Beh, tanti saluti e via, verso la prossima tappa: Manduria. Prima, nell\u2019arco di pochi chilometri, ci sono il paese natale di Carmelo Bene (Campi Salentina), quello dove visse da ragazzino Domenico Modugno (San Pietro Vernotico) e quello dove \u00e8 nato e regna Al Bano Carrisi (Cellino San Marco). Poi Copertino, il paese, appunto, del francescano San Giuseppe, \u00absanto dei voli\u00bb: patrono di aviatori, viaggiatori, studenti e anche, udite udite&#8230;, di Cupertino, cittadina californiana della Sylicon Valley, sede della Apple. Fu Padre Pedro Font a dare alla baia cui guarda Cupertino il nome di Arroya St. Joseph de Copertino, perch\u00e9 quel giorno, 23 marzo 1776, cadeva la ricorrenza del santo. Nel 1963 il municipio della cittadina Usa scrisse al lontano fratello salentino,rivolgendo \u00aban invitation to become a sister-city\u00bb, \u00abun invito a diventare una citt\u00e0 gemella\u00bb. Cos\u00ec \u00e8 stato.<br \/>\n Un giro di boa a Leverano &#8211; il cui vino Primitivo, prodotto dalla Cantina sociale (0832\/925053) nel 2002 merit\u00f2 sul Corriere della Sera le lodi di Luigi Veronelli: \u00abM\u2019incanta. S\u00ec, m\u2019incanta!\u00bb &#8211; ed eccoci a Manduria, su un gradino della Murgia tarantina. Promette, in teoria, bene: tra l\u2019altro, al Primitivo offre il proprio nome, tanto da avergli dedicato un museo. <\/span><\/p>\n<p><span class=\"Stile23\"><strong>I Messapi chiusi al pubblico ma i turisti si rifanno a Oria<\/strong><br \/>\n \u00abAh, cerca quelli che producono pure vino? \u00bb, ci dice l\u2019addetto d\u2019un distributore di benzina, nel centro di Manduria, sotto un sole spaccapietre. \u00c8 una di quelle risposte che lascia un po\u2019 storditi, soprattutto se un istante prima s\u2019era chiesto: \u00abGentilmente, mi sa dire dov\u2019\u00e8 il Fonte pliniano?\u00bb. Come chiedere, invano, aRoma dove sia la Fontana di Trevi. Per la cronaca, il Fonte pliniano \u00e8 una grotta naturale, poi ampliata: scesi quaranta gradini, s\u2019arriva in un spiazzo sotterraneo di diciotto metri di diametro e sette d\u2019altezza; al centro sgorga acqua freschissima, con un flusso costante e ininterrotto che dura almeno da duemila anni. Da quando lo storico e naturalista romano Plinio il Vecchio (Como, 23-24 &#8211; Pompei, 79) la descrisse nella sua Naturalis Historia col nome di \u00ablacus\u00bb (Nat. Hist. 111, 6).<br \/>\n Detto questo, all\u2019inizio dell\u2019avventura prendiamo la risposta del benzinaio come un aspetto pittoresco del nostro tour, dedicandoci poi alla ricerca della meta con l\u2019aiuto di eventuali cartelli e lo spirito di Indiana Jones. Peccato che i cartelli siano rari; per giunta, quando s\u2019arriva esausti davanti al parco archeologico, con Fonte annesso, si trova tutto chiuso, senza neppure un avviso che giustifichi qualcosa. \u00abSono parecchi mesi che \u00e8 chiuso\u00bb, c\u2019informa una signora, seduta con tutta la famiglia di fronte all&#8217;uscio di casa. \u00abMa se vuole pu\u00f2 scavalcare\u00bb, aggiunge, impietosita dalla nostra timida ricerca di un varco. Peccato che il Fonte sia sotto terra, strachiuso. Una telefonata alla Pro Loco non aiuta: \u00abC\u2019\u00e8 da tempo una controversia in corso tra il Comune e il gestore\u00bb. Quando riaprir\u00e0? \u00abPurtroppo non lo sappiamo\u00bb. Amen. Pare siano tre anni che il gestore, un privato cittadino di Galatina, litiga col municipio. Cos\u00ec tutto resta serratissimo, con tanti saluti a Plinio. Roba che fa innervosire noi; figurarsi un tedesco con famiglia assetata al seguito. Insomma, un vero \u00abrequiem \u00bb per quella Puglia che vorrebbe puntare su cultura e turismo. Il fatto \u00e8 che s\u2019arriva aManduria, provenienti da Avetrana, con le migliori intenzioni. Come se fossimo alle porte di Pompei o Siena o Venezia. Complice la guida rossa del Touring Club, che di questa antichissima citt\u00e0 &#8211; \u00abdi nobile aspetto, su un gradino delle Murge tarantine \u00bb &#8211; racconta meraviglie. Complici pure gli enormi e prolissi cartelli posti lungo la superstrada: per avere il tempo di leggerli bene non serve andare a passo d\u2019uomo, meglio fermarsi sul ciglio della strada: oltre al Fonte pliniano, il Palazzo Imperiali, il Ghetto degli Ebrei, il Duomo, le mura megalitiche, la necropoli e via promettendo. Infatti Manduria ha una storia trimillenaria: nacque come insediamento di popolazioni messapiche, poi fu assediata da Archidamo di Sparta nel 338 aC, conquistata da Annibale durante la seconda guerra punica, devastata dai Romani, distrutta da Goti e Saraceni. Ora le beghe tra Comune e gestore rischiano di far rimpiangere gli antichi invasori. E pensare che lo stemma di Manduria \u00e8 costituito da un mandorlo che emerge da un pozzo; ai lati dell\u2019albero le lettere maiuscole F ed M, che sono le iniziali dei termini \u00abFons Mandurinum\u00bb. Tanto \u00e8 vero che il pozzo raffigurato nello stemma \u00e8 quello che sovrasta il lucernario naturale della volta della caverna del Fonte. Per la legge del contrappasso, si propone al Comune di lasciare sullo stemma solo il mandorlo, in attesa di tempi migliori.<br \/>\n Fortunatamente, a Manduria c\u2019\u00e8 anche il bel Museo della Civilt\u00e0 del Vino Primitivo (099\/9735332), all\u2019interno del Consorzio Produttori Vini: un vero abbecedario sulla civilt\u00e0 contadina. Tra l\u2019altro, s\u2019apprende che il nome del Primitivo (oggi diffuso come doc a cavallo tra le province di Taranto, Brindisi, Bari e Matera e introdotto dai Fenici o dagli Illiri oltre duemila anni fa) non significa che sia un vino un po\u2019 rustico; il nome deriva dal latino \u00abprimativus \u00bb, che vuol dire maturazione precoce: i grappoli sono raccolti in genere a fine agosto. Mentre \u00abdi Manduria\u00bb nasce dal fatto che &#8211; fino a qualche decennio fa &#8211; vagoni di Primitivo prodotto nel Tarantino per raggiungere il Nord Italia (\u00abassetata\u00bb di vino da taglio) partivano dalla cittadina, l\u2019unica servita da una stazione ferroviaria. \u00abGiunto a destinazione &#8211; ci spiegano alle Cantine Soloperto &#8211; il vino era identificato col nome della citt\u00e0 da cui era partito e che risultava in bell\u2019evidenza dall\u2019etichetta daziale. Da qui l\u2019origine del nome\u00bb.<br \/>\n Un\u2019altra fortuna? Il fatto che a 11 chilometri da Manduria, in provincia di Brindisi, c\u2019\u00e8 Oria, l\u2019antica Hyria o Uria messapica. Deve la fama soprattutto al suo castello che domina dall\u2019alto il tavoliere. Fu voluto da Federico II di Svevia, poi restaurato negli anni Trenta dal proprietario conte Giuseppe Martini Carissimo. I suoi eredi ci vivono ancora. E qui funziona tutto alla perfezione (\u00abSar\u00e0 che la gestione \u00e8 privata e sa com\u2019\u00e8&#8230;\u00bb, ci dice la guida): i turisti &#8211; italiani ma incontriamo anche danesi, tedeschi, brasiliani &#8211; entrano a scaglioni, su e gi\u00f9 per i merli. Ma il castello non sarebbe cos\u00ec affascinante se non fosse incastonato in un paese che sembra trapiantato qui dalle colline toscane, tanto \u00e8 pulito, piacevole e a misura d\u2019uomo. Lo testimoniavano i signori pi\u00f9 o meno anziani, ma tutti sorridenti, seduti in cerchio davanti al Circolo Europa, intenti a chiacchierare. Per di pi\u00f9, nel primo sabato d\u2019agosto vi si svolge un corteo storico con quattrocento figuranti in costume \u00abmedievale \u00bb, dedicato a Federico II. E\u2019 giunto nel 2005 alla trentanovesima edizione e, sebbene abbia radici storiche non proprie solide, rende Oria ancor pi\u00f9 gradevole.<br \/>\n Da Oria la strada porta a Francavilla Fontana, dove sono nati gli stilisti Emanuel Ungaro (da anni vive a Parigi ma racconta di pretendere dalla moglie Laura la tipica pasta con le polpette alla vigilia delle sfilate) e l\u2019emergente Angelo Galasso. Poi si risale la Murgia verso Ceglie Messapica, culla dell\u2019arte culinaria regionale (ben tre dei dodici migliori ristoranti pugliesi sono qui), ai margini della Valle d\u2019Itria. La bella strada che conduce alla nota citt\u00e0 barocca e roccoc\u00f2 di Martina Franca (dov\u00e8 nata la show girl Rossella Brescia) comincia a svelare le magia dei trulli. Finch\u00e9 di fronte a noi spunta Cisternino: un gioiello dall\u2019aspetto orientale, con le sue case bianche che brillano al sole.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"Stile23\"><strong>Quei men\u00f9 scritti in giapponese fra trulli e scenari alla Van Gogh<\/strong><br \/>\n \u00abBuono \u00e8 buono. Lo dicono tutti, ci va un sacco di gente. Forestieri, chiaro. Io mica ci vado. Sono di Cisternino e quindi se proprio devomangiare fuori vado in altro paese. Altrimenti che gusto c\u2019\u00e8&#8230;\u00bb. Se la canta e se la suona, come si suole dire, la signora cistranese (o cisterninense, a seconda delle scuole di pensiero) cui abbiamo chiesto solo informazioni sulla strada da percorrere per raggiungere un ristorante nel centro storico. Combattuta, alla fine ci ha detto dove dirigerci. Un incontro strano, comunque in armonia con luogo, altrettanto strano e surreale: Cisternino, gi\u00e0 circondato dai trulli della Valle d\u2019Itria, \u00e8 forse il borgo pi\u00f9 \u00aborientale\u00bb di Puglia. Nel senso che mantiene e conserva la sua antica genuinit\u00e0 mediterranea: piccolo al punto giusto; bianco brillante sullo sfondo del cielo azzurro, tanto da far socchiudere gli occhi, quando il sole \u00e8 alto; splendente nella notte. Con quel fascino da piccola casbah sopravvissuta lass\u00f9 dai tempi delle invasioni saracene. Insomma, un rappresentazione quasi teatrale del Mezzogiorno, inteso come categoria dello spirito: roba da indurre in pensieri meridiani pure chi non conosce il sociologo barese Franco Cassano, che ne \u00e8 il teorico. Certo, Alberobello \u00e8 la capitale della valle. Ma \u00e8 preferibile passare prima da Cisternino e da Locorotondo. Per cogliere come si deve la gradualit\u00e0 del cambio del paesaggio; e per immaginare come doveva essere la suddetta capitale prima che diventasse una meta turistica da tour organizzato (inclusi i giapponesi), con tutti i pregi e i difetti del caso. Se ad Alberobello \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile, per quanto sia splendida, cogliere un po\u2019 di genuinit\u00e0 dietro boutique e negozi di souvenir, a Cisternino &#8211; malgrado tutto &#8211; la gente ha conservato di pi\u00f9 le proprie radici, carattere estroverso compreso. E una passeggiata scarpinando sulle chianche delle viuzze restituisce serenit\u00e0: per quanto si giri, pare di percorrere un spirale che trascina sempre verso le piazzette del centro, in un luogo sia chiuso che aperto, sia pubblico che privato: costruito con la logica spontanea di chi nei secoli ha pensato a tessere rapporti umani, ancor prima che a costruire architetture. D\u2019altra parte in tutta la Valle d\u2019Itria, unica al mondo, quei coni bianchi &#8211; i trulli &#8211; sembrano fuori posto e nel posto giusto, allo stesso tempo, contribuendo a creare un\u2019atmosfera magica. Atmosfera cui, come in tutte le favole, non sono estranei neppure i nomi dei luoghi.<br \/>\n Cisternino, ad esempio, potrebbe trarre origine da Sturnoi, il compagno di Diomede, che &#8211; terminata la guerra di Troia &#8211; avrebbe fondato questo centro che i Romani hanno poi chiamato Sturninum. Nell\u2019ottavo secolo i monaci braciliani costruirono una badia di rito greco che chiamarono San Nicol\u00f2 cis-Sturninum, (cis in latino significa \u00abdallo stesso alto \u00bb), dove oggi sorge la Chiesa Matrice. Alberobello deve il suo nome alla Sylva Arboris Belli (\u00abselva dell\u2019albero della guerra\u00bb), un querceto che anticamente ricopriva la zona. E Locorotondo potrebbe chiamarsi cos\u00ec non solo per il suo originale perimetro circolare ma, secondo lo storico locale Francesco Fumarola, pure grazie a coloni greci originari di Locri: da \u00abLocros-Tonos\u00bb, ovvero \u00abforti locresi\u00bb, a Locorotondo.<br \/>\n Per giunta sopravvivono tradizioni millenarie: ad esempio, sempre a Cisternino le gestanti vanno ancora in processione, a piedi, fino alla chiesetta dedicata alla Vergine d\u2019Ibernia, detta anche \u00abdelle uova\u00bb &#8211; cio\u00e8, la Madonna dell\u2019abbondanza, della vita e della fertilit\u00e0 &#8211; in inconsapevole memoria delle prerogative di antiche divinit\u00e0 pagane: non lontano c\u2019era un tempio dedicato alla dea della fertilit\u00e0 Cibale; tanto \u00e8 vero che al santuario mariano \u00e8 portato in dono, nelle feste primaverili, lo stesso dolce, il ch\u00efrr\u00f9chele (dal latino auguraculum, dono propiziatorio), che i bambini pagani offrivano a Cibele per propiziarsi la fecondit\u00e0. Con un balzo di duemila anni in avanti, a Locorotondo si pu\u00f2 osservare anche la targa che ricorda un altro mito, Giuseppe Di Vagno, il \u00abMatteotti di Puglia\u00bb: deputato socialista di Conversano (non lontano) assassinato dai fascisti nel lontano 1921. \u00abLa codardia nemica due volte distrusse. Il popolo due volte pose. Locorotondo, 2 maggio 1947\u00bb, vi si legge.<br \/>\n Infatuati da queste reminiscenze, si torna alla realt\u00e0 nel bel mezzo di Alberobello, protetta dall\u2019Unesco. Qui la Puglia celebra la proclamata vocazione al turismo internazionale. Vi si osservano frotte di turisti giapponesi, segnalati nel resto del Tacco d\u2019Italia solo a Lecce, Otranto e Castel del Monte. E ci s\u2019imbatte nella preveggenza &#8211; questa s\u00ec, solo alberobellese &#8211; dei commercianti: esibiscono anche cartelli, avvisi, listini, men\u00f9 scritti nella lingua del Sol Levante, circostanza che tranquillizza i diffidenti nipponici; e non pochi commercianti sfoggiano un inglese che, per quanto elementare, \u00e8 efficace (quanto raro nel resto delle localit\u00e0 turistiche pugliesi). Nell\u2019impeto del marketing, si offrono, ai religiosi, trulli presidiati da Padre Pio; agli sportivi, trulli con i colori di Inter, Milan, Juventus, Bari, Lazio, Napoli e via elencando. Gli amanti degli animali possono accettare i fischi di richiamo emessi da \u00abBa Ciccio\u00bb, vivace canarino che ovviamente \u00abvi invita alla visita del trullo\u00bb.<br \/>\n Il conseguente stordimento da overdose di trulli e rosoli (forniti \u00abinnocentemente\u00bb dai proprietari) \u00e8 curabile finendo nel mezzo di un quadro di Van Gogh; o meglio, del quadro che il pittore olandese avrebbe senza dubbio dipinto se avesse visto, poco lontano dal caos di Alberobello, l&#8217;Abbazia di Barsento. I colori sono degni della Provenza, sullo sfondo di campi gialli costellati da covoni di fieno. E\u2019 nel territorio di Noci, fu realizzata per i monaci di Sant\u2019Equizio da Papa Gregorio Magno nel 591, in cima a una collina affacciata sul canale di Pirro. Merita, da sola, l&#8217;onere di un viaggio. La strada da qui s\u2019abbarbica su per i colli della Valla d\u2019Itria, raggiunge Noci, svolta verso Putignano, quindi scende in direzione di Castellana e delle sue grotte e, attraverso distese di vigne e di ulivi, raggiunge Conversano, laddove regnarono, con piglio di amazzoni, le badesse mitrate. <\/p>\n<p> <strong>Nel regno delle badesse il cicloturista parla tedesco<\/strong><br \/>\n Pu\u00f2 capitare di raggiungere un paese come Conversano &#8211; sulle Murge baresi &#8211; stando in coda dietro un plotone di ciclisti. Anzi, di cicloturisti tedeschi; di tutte le et\u00e0, dai ragazzini agli anziani. Con pullmino al seguito. Perch\u00e9 le strade interne della Puglia sono care ai cicloturisti di tutto il mondo. Ma \u00e8 pi\u00f9 facile incontrare francesi, tedeschi e persino australiani piuttosto che italiani. Anche se, a onor del vero, ci sono eroiche associazioni pugliesi come Ruotalibera e Cicloamici.<br \/>\n \u00abIn Puglia servono infrastrutture, servizi e interventi di promozione e incentivazione. E qualcuno che ci creda. Al momento siamo ancora in pochi\u00bb, ci ricorda Lello Sforza, presidente di Ruotalibera Bari. Intanto ci sono tour operator, nazionali e internazionali, che offrono assistenza, studiano tappe di marcia, prenotano ristoranti i e hotel di charme. Non a caso i cicloturisti che abbiamo incontrato alle porte di Conversano poco dopo erano in coda davanti alla reception della Corte Altavilla Relais &amp; Charme, uno dei rari esempi italiani di \u00abalbergo diffuso\u00bb: attici, sottani e suite sono disseminati lungo un vicolo a fondo chiuso, nel borgo medievale. Tempo fa c&#8217;\u00e8 stato anche il regista statunitense Francis Ford Coppola, che ha radici nella vicina provincia di Matera, a Bernalda.<br \/>\n C\u2019\u00e8 da dire che Conversano di charme ne ha molta per vocazione. Ad esempio, dietro la bella cattedrale c\u2019\u00e8 un quadrivo, dominato dalla statua di San Benedetto. Poco pi\u00f9 avanti c\u2019\u00e8 l\u2019omonimo convento, nascosto dalle mura di cinta: davanti all\u2019ingresso, due signori a torso nudo, intenti a pulire con spazzole e ramazze. Ebbene, quello \u00e8 stato un centro di potere tale da meritarsi, fino ad \u00abappena\u00bb 195 anni fa, un anatema tipo: \u00abDeleatur hoc monstrum Apuliae \u00bb, ovvero: \u00abChe questo &#8220;Monstrum&#8221; (cio\u00e8 fenomeno terrificante e meraviglioso assieme, ndr) delle Puglie venga distrutto\u00bb. Perch\u00e9? Beh, l\u00ec il potere per quasi seicento anni lo hanno avuto le donne. Donne? Esatto. Erano le \u00abbadesse mitrate\u00bb, \u00abmonstrum\u00bb pi\u00f9 unico che raro nel mondo cristiano di tutti tempi: portavano la mitra e il pastorale come i vescovi (maschi) e a loro era dovuto il baciamano, privilegio incredibile se attribuito a una donna. Cosicch\u00e9 proprio con i vescovi furono in conflitto per seicento anni.<br \/>\n Dunque, nel 1266 giunsero a Conversano alcune monache cistercensi guidate da Dameta Poleologo. Il monastero era gi\u00e0 protetto dal Papa (dal 1110) ma in pi\u00f9 ricevette il potere abbaziale: Dameta e le sue sorelle diventarono \u00abAbbatissae infulatae\u00bb, \u00abBadesse Mitrate\u00bb. Dato che erano spesso parenti dei nobili della zona, fu difficile per i vescovi di Conversano piegarle. Alla fine questi ultimi ottennero ragione, ironia della sorte&#8230;, proprio da un figlio della Rivoluzione francese, Gioacchino Murat (cognato di Napoleone e Re delle Due Sicilie dal 1808 al 1815): nel 1810 invi\u00f2 a Monsignor Carelli, vescovo di Conversano, un dispaccio nel quale dichiarava l\u2019abolizione del potere delle badesse e il passaggio del convento sotto il suo vescovado. Fine del \u00abfemminismo\u00bb delle tenaci monache. Da Conversano si prosegue per Turi, cittadina nota per le ottime ciliege \u00abferrovia\u00bb. Eppure anche Turi nasconde un segreto, legato a fatti storici pi\u00f9 recenti: nel massiccio carcere ottocentesco fu detenuto dal 19 luglio 1928 al 19 novembre 1933 Antonio Gramsci, uno dei padri del Pci, che condivise quelle sbarre con altri antifascisti, come Sandro Pertini. Gramsci vi cominci\u00f2 a scrivere, l\u20198 febbraio 1929, i suoi trentatr\u00e8 Quaderni del carcere, immenso patrimonio di idee pubblicato da Einaudi solo nel 1948. Una lapide, sulla facciata, lo ricorda cos\u00ec: \u00abIn questo carcere visse in prigionia Antonio Gramsci \/ maestro liberatore martire \/ che ai carnefici stolti annunci\u00f2 la rovina \/ alla patria morente la salvazione \/ al popolo lavoratore la vittoria\u00bb. \u00c8 scritta con caratteri un po\u2019 tremanti e porta la data del 27 aprile 1945. Non abbiamo potuto fotagrafarla, un agente della polizia penitenziaria ci ha detto che non \u00e8 possibile; infatti la casa di reclusione funziona ancora, sessant\u2019anni dopo, e minacciosi cartelli insistono: \u00abLimite invalicabile \u00bb, \u00abVietato fotografare o produrre rilievi a vista\u00bb.<br \/>\n Da Turi la strada corre verso Sammichele di Bari (patria della \u00abzampina\u00bb, prelibata salsiccia locale, e sede di un interessante Museo della civilta contadina, tel. 080\/8917297 ) e poi verso Acquaviva delle Fonti, La cittadina deve il nome ad una falda acquifera perenne; e ha dato il suo nome alla \u00abcipolla rossa di Acquaviva \u00bb, raro e dolce ortaggio che Slow Food conta tra i suoi \u00abpresidi\u00bb. \u00abVuolsi notare che fra i ricolti, onde maggiormente si avvantaggia la classe agricola \u00e8 quello delle cipolle, ricercatissime anche da lontane regioni\u00bb, si legge nella Storia della Chiesa Palatina di Acquaviva delle Fonti dal 1779 al 1875. La prima domenica di ottobre la cipolla rossa \u00e8 protagonista di una festa organizzata dalla Pro Loco.<br \/>\n Poi via verso Gioia del Colle. Tra le citt\u00e0 pugliesi ha uno dei centri storici conservati meglio, col suo splendido castello federiciano. Tutto lindo, ordinato e pulito (potrebbe fare scuola). Qui, nella calura estiva, \u00e8 pure possibile imbattersi in un antico cocchio funebre trainato da quatro cavalli bianchi: visione quasi onirica, che sarebbe piaciuta allo scrittore Dino Buzzati. Per chi desidera emozionimenometafisiche, c\u2019\u00e8 a disposizione anche il vicino aeroporto militare, sede del 36esimo Stormo (caccia e caccia bombardieri). Anche qui le foto sono vietate. Ma \u00e8 possibile vedere i jet decollare e atterrare. E, tanto per restare sul filo della storia, forse non tutti sanno che l\u2019aeroporto \u00e8 ricordato per un\u2019impresa memorabile, portata a termine da Gabriele D\u2019Annunzio nel 1917: partendo da qui verso il calar della sera, con una formazione di quindici velivoli Caproni da bombardamento, col buio e senza strumenti di navigazione, attravers\u00f2 l\u2019Adriatico e raggiunse la Dalmazia, dove bombard\u00f2 la flotta austriaca. I Caproni rientrarono tutti alla base seguendo una \u00abstrada\u00bb di fuochi accesi, da Bari fino all\u2019aeroporto di Gioia. D\u2019annunzio festeggi\u00f2 l\u2019epica impresa proprio nel castello di Federico II. Mentre noi, osservando nel nostro specchietto retrovisore un caccia in atterraggio, prendiamo la strada per Mottola, nel Tarantino. <\/p>\n<p> <strong>Chiese rupestri \u00abdimenticate\u00bb, un po\u2019 meno Rodolfo Valentino <\/strong><br \/>\n Si pu\u00f2 anche essere fiduciosi nella guida rossa del Touring Club Italiano, che scrive: \u00abFu abitata fin dalla preistoria\u00bb, \u00abMura greche di et\u00e0 ellenistica (IV sec. aC)\u00bb e via di questo passo. Per\u00f2 il primo impatto con Mottola lascia perplessi. Invece delle mura ellenistiche si vede un muraglione di condomini e palazzine, precipitato sulla Murgia tarantina. Per ovviare allo choc, il sito www.comune.mottola.ta.it offre una ricca documentazione dedicata al centro storico, alla Murgia dei boschi, alla gravina di Petruscio e alle \u00abgrotte di Dio\u00bb.<br \/>\n Grotte in che senso? Al primo rond\u00f2 una scritta indica la direzione. Il pomeriggio arroventato dal sole deve averci favorito. Perch\u00e9 in giro &#8211; lungo una strada priva d\u2019altre segnalazioni &#8211; non c\u2019\u00e8 anima viva: n\u00e9 turisti n\u00e9 \u00abindigeni\u00bb in grado di darci indicazioni. Cos\u00ec &#8211; quando ci siamo imbattuti nel cartello, un po\u2019 sbilenco, \u00abMadonna del Carmine \u00bb &#8211; la sorpresa \u00e8 stata pure maggiore. Un posto di certo magico, secondo i credenti miracoloso. In una piccola gravina, adattata per ospitare visitatori e pellegrini, c\u2019\u00e8 questa piccola chiesa bianca, ben tenuta, in parte scavata nella roccia, circondata da rosmarino, piante di capperi, oliveti. Nessuno in giro. Da dove si entra? Un cancello pare chiuso. Finch\u00e9 lo sfioriamo. S\u2019apre. Dentro, in un ambiente fresco, un tripudio di affreschi bellissimi. \u00abC\u2019\u00e8 nessuno?\u00bb, proviamo a sussurrare, invano.<br \/>\n Viene voglia di restare qui a lungo. Indisturbati. Con le rondini che volano attraverso le finestre. Il santuario \u00e8 noto alla gente del posto come \u00abMadonn\u2019 Abbasc\u2019\u00bb. Durante la Settimana santa cento personaggi in costume svolgono la Sacra rappresentazione. Sembra la grotta sia stata il ricovero del pastore \u00abChierico Francesco Pietro di Filippo\u00bb, come recita una lapide. Ebbe una visione miracolosa il 22 aprile 1506. Nella lapide \u00e8 lo stesso pastore a raccontare, a modo suo: stava \u00abriposando sopra il letto ad ora di vespro voltata la faccia verso la porta dormendo sentendo una voce angelica e vedendo tutta la grotta illuminata di fuoco celeste\u00bb. La voce: \u00abSono la Madonna SS.ma del Carmine voglio che fate una cappella in nome mio qua in questo deserto\u00bb. Oggi la chiesa \u00e8 ancora una meraviglia nel deserto. E non \u00e8 l\u2019unica. Nei dintorni ci sono tante chiese rupestri. Bisogna cercarle, magari nascoste in terreni privati e quasi abbandonate. Una delle pi\u00f9 famose \u00e8 quella di San Nicola. Famosa in teoria, perch\u00e9 trovarla \u00e8 un\u2019impresa: una freccia, scritta anche in russo, indica una stradina. Si percorrono piccoli canyon, si oltrepassano gallerie, si costeggiano discariche emuretti. Trattori in lontananza. La strada diventa sterrata e polverosa. Un\u2019altra freccia conduce a un sassoso viottolo fiancheggiato da fichi d\u2019india. Poi finisce pure il viottolo. Occorre inerpicarsi a piedi, fino a costeggiare la ferrovia; s\u2019intuisce da vecchi segni di ruote dei carri sul tufo che deve essere passata tanta gente, nei secoli. Poi una scala scende in una gravina. Ecco San Nicola, scavata nella roccia, con un cancello chiuso che consente di scattare fotografie. Pare d\u2019essere fuori dalla realt\u00e0: tre navate con pitture a pi\u00f9 strati sovrapposti, realizzate tra l\u2019XI e il XV secolo. E non abbiamo incontrato assolutamente nessuno.<br \/>\n La Murgia intorno a Mottola nasconde centinaia di affreschi analoghi. Le chiese rupestri sono pi\u00f9 di trenta, \u00aborientate &#8211; leggiamo nel sito Salentopoint (www.salentopoint.com\/Archeologia\/ Archeo_17.html) &#8211; secondo un preciso schema liturgico, le absidi verso Oriente\u00bb. Ci sono Sant\u2019Angelo, Santa Margherita, San Gregorio, San Cesario, Sant\u2019Apollinare&#8230;: \u00abPotrebbe essere uno dei parchi naturali ed archeologici pi\u00f9 importanti della regione. Nel buio della terra le facce dei santi risplendono, quasi ad invocare piet\u00e0 contro l\u2019insulto degli uomini. Molti hanno la testa tranciata, altri gli occhi cavati dal piccone. Vandalismo, superstizione, speculazione: questa l\u2019amara sorte di un mondo silenzioso e imponente che mille anni dopo non riesce pi\u00f9 a sopravvivere neanche nascondendosi \u00bb. Difficile non essere d\u2019accordo. Questo mondo sotterraneo fu usato pure per costruire citt\u00e0 nascoste, rifugi delle gente in fuga dalle invasioni di Bizantini, Goti, Longobardi, Slavi, Franchi, Saraceni, tra VI e XIII secolo. Meriterebbe d\u2019essere conosciuto; e d\u2019essere tutelato. Da Mottola si raggiunge Palagianello, con altri esempi di civilt\u00e0 rupestre. La strada s\u2019inerpica verso Castellaneta. Ha un bel centro storico ma deve la sua fama all\u2019attore Rodolfo Valentino, nato qui centodieci anni fa. Il suo mito resiste inossidabile, anche se mor\u00ec negli Stati Uniti a soli 31 anni, nel 1926; a diciotto s\u2019era imbarcato per New York. Era nato da un veterinario e da una bella donna d\u2019origine francese, dama di compagnia della marchesa Giovinazzi, che contribu\u00ec a innescare i suoi sogni. Nel film I quattro dell\u2019Apocalisse, tratto dal romanzo di Blasco Ibanez, era il protagonista: un gaucho che balla il tango. Successo internazionale, senza precedenti. Rodolfo \u00e8 sepolto all\u2019Hollywood Memorial Park. \u00c8 stato chiesto che sia trasferito a Castellaneta. Si vedr\u00e0. Intanto in citt\u00e0 l\u2019unico cinema \u00e8 intitolato a lui, ovviamente. C\u2019\u00e8 poi una sua statua in ceramica azzurra, realizzata dallo scultore Gheno nel 1961, che lo rappresenta vestito come nel film Lo sceicco: \u00e8 soprannominata \u00abcapasone\u00bb (\u00abotre\u00bb, in dialetto), comunque pare porti fortuna. E poi c\u2019\u00e8 un museo a lui intitolato (099\/8492398).<br \/>\n Da Castellaneta la strada va verso Laterza (da \u00abLatentia\u00bb, luogo di caverne e di nascondigli; o da \u00abTertiam\u00bb, la terza legione romana, qui accampata) e Ginosa (da \u00abGenusia\u00bb, forse con riferimento ai fondatori giunti da Genusim, l\u2019odierna Cnosso, nell\u2019isola di Creta). A Santeramo in Colle, gi\u00e0 in provincia di Bari, batte il cuore della Natuzzi. Il paesaggio cambia, gli ulivi scompaiono quasi del tutto, ci sono vigne e soprattutto campi di grano appena mietuti. La strada scende verso Cassano delle Murge, nel cui territorio sorge la Foresta Mercadante: 1.300 ettari voluti oltre settant\u2019anni fa per difendere Bari dalle alluvioni. La selva \u00e8 la maggiore attrattiva turistica della piccola Cassano: ospita pini, lecci, cipressi, querce, cedri, olmi, robinie, frassini, eucalipti. \u00c8 attrezzata per i pic-nic, con grandi recinti che ospitano daini e struzzi. Superata la foresta, la strada si dirige verso Altamura. Mentre in cielo volteggiano decine di rapaci.<\/p>\n<p> <strong>E l\u2019\u00abUomo di Altamura\u00bb cerca di diventare poliglotta <\/strong><br \/>\n \u00abCome mai fin qui?\u00bb, chiede. \u00abTurista\u00bb. \u00abTurista? \u00bb. \u00abTurista, s\u00ec s\u00ec\u00bb (mentiamo, contando sull\u2019accento non proprio pugliese). \u00abDa solo? Strano\u2026 Qui, poi\u00bb. \u00abBeh, ci sono altri, sono rimasti al mare\u00bb. \u00abDove?\u00bb. Per sfuggire all\u2019interrogatorio &#8211; condotto sotto un sole rovente, senza risparmio di colpi, lungo la balaustra che guarda il pulo di Altamura &#8211; abbiamo dovuto inventarci un improrogabile impegno e tagliare la corda. Altrimenti il tipo non ci avrebbe mica mollati. Non aveva altre \u00abprede\u00bb. Anche se ci dicono che, quando fa pi\u00f9 fresco, quass\u00f9 arriva chi fa jogging o va in mountain- bike. Adesso per\u00f2 siamo soli con l\u2019inquisitore.<br \/>\n In realt\u00e0 dobbiamo essergli grati, perch\u00e9 le indicazioni stradali sono rare, sparpagliate un po\u2019 a caso per le campagne, spesso annerite da sole e ruggine. Cos\u00ec \u00e8 stato lui a farci da guida, fin qui. Comunque, una volta svincolatici, possiamo guardare con calma il pulo di Altamura, a 9 chilometri dalla cittadina, nel mezzo delle Murge. Sul vocabolario la parola \u00abpulo\u00bb non c\u2019\u00e8: \u00e8 la versione locale di \u00abdolina\u00bb, \u00abdepressione a forma d\u2019imbuto, tipica delle regioni carsiche\u00bb. E infatti la Murgia \u00e8 carsica. Questo \u00e8 il pulo pi\u00f9 grande della Puglia: sembra il cratere di un meteorite, pi\u00f9 o meno circolare, con una diametro di mezzo chilometro, profondo 75 metri, creato dallo scorrere millenario delle acque piovane verso la grotta, un cosiddetto inghiottitoio, che si apre al centro. Lo spettacolo \u00e8 unico. E nel pulo sono stai trovati anche molti reperti archeologici, soprattutto preistorici. Peccato che non si facile trovare questo posto. E peccato che lo trovino quelli che ci arrivano per scaraventare la loro vecchia automobile gi\u00f9 per la scarpata. Sul fondo ci sono decine di carcasse, alcune arrugginite da tempo. Tirarle fuori? Un\u2019impresa. Sarebbe carino, almeno, far cessare questo costume locale, lasciando i \u00abreperti\u00bb gi\u00e0 finiti laggi\u00f9 agli archeologi del futuro, sperando che non vogliano farsi di noi un\u2019opinione troppo cattiva. Non lontano da Pulo, tre chilometri verso Altamura, c\u2019\u00e8 una meraviglia ancora pi\u00f9\u2026 meravigliosa. L\u2019uomo di Altamura. Anche qui \u00e8 non \u00e8 facile arrivare. Noi incontriamo solo due turiste austriache e una coppia di napoletani. Ci conforta il fatto che, secondo la guida, in poco pi\u00f9 di anno sono arrivate 17 mila persone. L\u2019\u00abUomo di Altamura \u00bb \u00e8 stato rinvenuto nella Grotta di Lamalunga il 7 ottobre 1993. Era un cacciatore del Pleistocene medio &#8211; via di mezzo tra l\u2019Homo Erectus e l\u2019Uomo di Neanderthal &#8211; che pi\u00f9 o meno 250.000 anni fa cadde in un voragine e rimase intrappolato sottoterra, morendo. La stessa sorte di tanti animali. Poi la voragine si chiuse. Il suo scheletro, ricoperto da concrezioni che paiono brillanti, \u00e8 incastrato tra stalattiti e stalagmiti, dove fu scoperto dagli speleologi del Centro Altamurano Ricerche Speleologiche. Si pu\u00f2 osservare solo per mezzo di telecamere, sui monitor installati nel centro espositivo, la Masseria Ragone (080\/3143930). La visita \u00e8 interessante. E bisogna rendere onore all\u2019ingegno della guida naturalistico\/speleologica Francesco del Vecchio, uno degli scopritori: grazie ad un eroico linguaggio italo-mimico- inglese persino le due turiste austriache hanno potuto capire. \u00abDa tempo chiediamo almeno depliant in inglese &#8211; dice lui, alla fine, esausto &#8211; ma per ora niente. Beh, speriamo in bene. Faccio quello che posso, sono uno speleologo, in fondo, mica un interprete&#8230;\u00bb. Bravissimo, in ogni caso. Sperando che \u00abchi sta in alto\u00bb &#8211; dopo anni di beghe burocratiche necessarie per aprire la masseria &#8211; prenda atto del fatto che l\u2019italiano non \u00e8 la lingua pi\u00f9 diffusa nel mondo.<br \/>\n Ecco Altamura, la \u00abLeonessa di Puglia\u00bb, bella e antica cittadina, con le sue tipiche \u00abstradicciole \u00bb e le piazzette chiamate \u00abclaustri\u00bb. Deve quel soprannome alla resistenza contro le truppe sanfediste del cardinale Ruffo, dopo che nel 1799 era stato piantato l\u2019albero della Libert\u00e0 con i simboli della rivoluzione francese. Altamura cerc\u00f2 di resistere: inutile. Il 10 maggio dello stesso anno l\u2019esercito filoborbonico entr\u00f2 in citt\u00e0, saccheggiando e uccidendo. Per la cronaca, il Comune non ha ancora fatto la pace con il principe Ruffo di Calabria, pronipote del cardinale: da tempo chiede ad Altamura una \u00abriappacificazione\u00bb. Invano. Da Altamura si raggiungeGravina, il cui borgo ricorda quello di Matera. In centro, l\u2019Osteria di Salvatore Cucco espone sulle sue pareti le foto dei clienti blasonati: da Arbore a D\u2019Alema, da Vissani a Placido. Il suo motto \u00e8 \u00abMente sapiente in pancia capiente\u00bb. Slogan gastronomico o slogan politico? Con questo interrogativo ci s\u2019inoltra nel grande solco tra le Murge e l\u2019Appennino lucano: vi scorrono il Basentello, il Bradano e il Locone. In mezzo c\u2019\u00e8 la sella su cui sorge Spinazzola. Poco prima, Poggiorsini, 1.500 abitanti affacciati sul lago artificiale del Basentello: di eccezionale questo paese lindo e pulito ha la calma serafica che trasmettono le sue strade e i suoi abitanti, sospesi in un\u2019atmosfera rurale d\u2019altri tempi. Spinazzola, 7.500 abitanti, \u00e8 nota, tra l\u2019altro, per aver dato i natali a un papa, Innnocenzo XII: il cardinale Antonio Pignatelli, nato nel 1615 da Francesco Pignatelli II Marchese di Spinazzola e Porzia Carafa Principessa di Minervino, figlia di Fabrizio Carafa Duca d\u2019Andria e Marzia Carafa dei Pricipi di Stigliano. Fu l\u2019ultimo papa con la barba, infatti dopo di lui s\u2019instaur\u00f2 l\u2019abitudine alle facce rasate. E grande impegno profuse per stroncare la piaga del nepotismo. Un altro religioso, pi\u00f9 modesto come incarico, si distinse in paese il 23 settembre 1943: Padre Ilario ferm\u00f2 i soldati tedeschi in ritirata, che avevano gi\u00e0 minato il centro del paese. Spost\u00f2 con le sue mani le mine, chiamando poi a raccolta cittadini, carabinieri, soldati sbandati, per difendere la cittadina. Padre Ilario Giovine, classe 1915, ha poi retto per decenni la parrocchia San Francesco d\u2019Assisi di Japigia, a Bari.<br \/>\n La strada provinciale 39 scavalca la Murgia di Serra Ficaia, dove verso sera pu\u00f2 capitare d\u2019incrociare una volpe che insegna al suo cucciolo a cacciare. La strada scende verso Ruvo di Puglia, col suo splendido centro storico. Diciannove chilometri ci separano da Castel del Monte.<\/p>\n<p> <strong>Alla corte di Federico II tra Art\u00f9 e il Santo Graal <\/strong><br \/>\n \u00abVorrei andare a vedere il castello di Federico II\u00bb. \u00abNiente da fare &#8211; ci risponde Che Guevara &#8211; deve parcheggiare laggi\u00f9, nel parcheggio, poi venire qui col pullman\u00bb. Che c\u2019entra Che Guevara con l\u2019imperatore? Niente paura. Non \u00e8 un altro escamotage esoterico-spiritistico. \u00c8 il soprannome del giovanotto che presidia la strada per Castel del Monte, seduto in tenuta da spiaggia a controllare il maniero immortalato sulla moneta italiana da un centesimo di euro. Fuori stagione s\u2019arriva lass\u00f9 in auto. In estate, giustamente, no. Il parcheggio \u00e8 in una spianata posta un chilometro pi\u00f9 a valle. Un collega del Che, in cambio di tre euro, offre un ticket che consente di lasciare l\u2019automobile e di usufruire, per andare e tornare, di un pullman, che si ferma ai piedi della rocca e di fronte a un\u2019armatura (finta) degna di Re Art\u00f9 e Lancillotto.<br \/>\n Bisogna per\u00f2 ammettere che i racconti quasi mitologici intorno a Federico II trovano qualche alibi sia nel reale carisma del sovrano sia nella collocazione di Castel del Monte. Percorrendo la strada che porta fin l\u00e0, l\u2019ottagono di pietra ben presto appare in fondo al nastro d\u2019asfalto e troneggia solitario, tra i rapaci (cari allo Svevo) che in questa stagione volano numerosi su tutta la Murgia. Una specie di piccolo Olimpo pugliese, che piacque molto al sovrano come punto di osservazione pi\u00f9 o meno metaforico, cos\u00ec come pare molto utile agli uomini del servizio antincendio che da quass\u00f9 dominano l\u2019altopiano, passeggiando tra i turisti. In ogni caso la ragazza che guida i turisti pare miracolosamente immune da suggestioni esoteriche. Alla domanda: \u00abA cosa serviva un castello cos\u00ec strano?\u00bb, invece di dire &#8211; come si legge spesso e si sente pure in tv &#8211; che serviva per custodire il Santo Graal, ha risposto: \u00abAveva uno scopo di rappresentanza politica\u00bb. Sincera e preparata. Anche perch\u00e9 smitizzare Federico (Jesi 1194 &#8211; Fiorentino\/ Foggia 1250) \u00e8 quasi rischioso: \u00e8 considerato dai pugliesi quasi un patrimonio esclusivo, guai a ricordare che stava da queste parti come altro nel regno del Sud. E poi qui vicino ha una masseria il Maestro Riccardo Muti, molfettese da parte di padre, che dello Svevo \u00e8 un noto e irriducibile fan.<br \/>\n Un paragrafo a parte lo merita l\u2019allegra combriccola che accoglie i turisti-automobilisti nel parcheggio. Malgrado il caldo pomeridiano non deponga a favore dei nervi calmi, elargiscono gratis sorrisi battute e consigli; meno gratis bevande, gelati e panini, proposti dal banco del bar. Un cartello scritto a mano e posto di fronte alla macchina del caff\u00e8 si commenta da solo: \u00abAttenzione!!!\u00bb (in rosso). Poi: \u00abRilassati!! Sei in vacanza!!! Il bus navetta parte ogni 10 minuti!! Non stressarti e goditi le vacanze!!! Il centro di accoglienza turistica del Monte vi augura buone vacanze!!!\u00bb. I villeggianti hanno l\u2019aria soddisfatta, stranieri inclusi. D\u2019altra parte questo \u00e8 uno dei pochi luoghi della Puglia (con Alberobello) in cui si possono incontrare anche giapponesi e persino cinesi (le prime avanguardie).<br \/>\n Dal colle di Castel del Monte la strada \u00e8 punta verso Minervino Murge, diecimila abitanti. Il nome deriva dal fatto che forse qui c\u2019era un tempio dedicato aMinerva. Ma la cittadina &#8211; graziosa, con un centro storico veramente caratteristico &#8211; ha tre caratteristiche curiose. Primo: un faro, alto 32 metri. \u00abAnche se non serve a niente, gira\u00bb, confida il barista del Bar . In effetti che ci fa un faro in un altopiano, a 420 metri d\u2019altitudine, dove una nave non s\u2019\u00e8 mai vista? Beh, \u00ab\u00e8 un monumento eretto nel 1932 ad esaltazione del fascismo e dei suoi caduti\u00bb, si legge nel sito della Pro Loco. In effetti \u00e8 cos\u00ec ricoperto di scritte e simboli del Ventennio che pure dopo la Liberazione non sono riusciti a trovare la voglia di cancellare tutto. Lo stesso Mussolini offr\u00ec diecimila lire per la costruzione, affidata all\u2019architetto Aldo Forcignano. Prima pietra il 28 ottobre 1923. Inaugurazione il 29 giugno 1932, presente il Segretario del Partito fascista, Starace. Fra i trenta caduti pugliesi citati, cinque minervinesi. Su una delle facciate fu scolpita l\u2019epigrafe: \u00abPi\u00f9 che faro nelle tenebre, pi\u00f9 che sole a meriggio, splender\u00e0 nei secoli, conforto ai fedeli, rampogna ai traditori, la luce del martirio fascista\u00bb. Nel Dopoguerra fu cancellata, a colpi di scalpello, solo la scritta \u00abfascista\u00bb. Ora ufficialmente \u00e8 un monumento a tutti i caduti di Puglia,ma molti fasci littori sono l\u00ec, anche perch\u00e9 sarebbe impossibile toglierli senza far crollare tutto. Oggi la lanterna ruotante \u00abirraggia un fascio di luce di modesta intensit\u00e0 che sostituisce quello originario donato dal ministero della Marina Mercantile della potenza di 2 milioni di candele, a suo tempo visibile per un raggio di 80 km\u00bb.<br \/>\n La seconda curiosit\u00e0 consiste nel fatto che in paese fu girato e ambientato I basilischi (1963), diretto da Lina Wertmuller e premiato al Festival di Locarno. La regista, d\u2019origine pugliese malgrado il cognome, dipinse una realt\u00e0 ancora attuale: mentre tanti emigrano, ragazzi pi\u00f9 o meno agiati della cittadina trascorrono i giorni nell\u2019ozio e nella noia. C\u2019\u00e8 chi potrebbe uscirne, ma rinuncia. Una commedia sorridente e, allo stesso tempo, amara. Nel maggio 2003, per Tv7, la regista torn\u00f2 a Minervino. Disse: \u00abCerto che ci sono ancora i basilischi. Per\u00f2 sono in evoluzione. Come in tanti posti e in tanti Sud del mondo. I Sud hanno delle radici antiche, dei vizi antichi, dei difetti antichi, dei pregi antichi\u00bb. La terza curiosit\u00e0? A Minervino ci sono laboratori in cui sono confezionati quei capi d\u2019abbigliamento griffatissimi che le griffe ci fanno pagare a peso d\u2019oro altrove.<br \/>\n Da Minervino la strada (fiancheggiata da una superstrada in perenne costruzione) scivola verso Canosa: ogni volta che si costruisce un nuovo edificio emerge qualche vestigia della sua storia, che affonda fino al VII secolo AC. La scoperta dell\u2019ipogeo con la Tomba degli Ori (IV sec. AC), ad esempio, risale appena al 1991 (era gi\u00e0 stata scoperta casualmente nel 1928, ma poi era stata ricoperta e dimenticata). Ci lasciamo alle spalle (anche perch\u00e9 le indicazioni sono scarse e poco comprensibili) l\u2019Arco di Traiano e il ponte romano sull\u2019Ofanto (II sec. DC.), per dirigerci verso la vicina Cerignola. <\/p>\n<p> <strong>Sulle note di Cavalleria rusticana Cerignola ricorda il suo Mascagni<\/strong><br \/>\n \u00abIl ristorante \u00e8 dietro l\u2019isolato. Ma non lascer\u00e0 mica l\u2019auto l\u00ec?\u00bb. \u00ab\u00c8 all\u2019ombra\u2026\u00bb. \u00abS\u00ec. Ma si vede che non siete di Cerignola. Rischiate di non trovar pi\u00f9 niente\u00bb. Cos\u00ec il custode di un palazzo non solo si raccomanda pi\u00f9 volte di spostare l\u2019auto, ma ci spiega neiminimi dettagli come raggiungere la meta, a non pi\u00f9 di 500 metri. Cerignola, 57mila abitanti, ha questo handicap: la fama d\u2019essere una citt\u00e0 in cui la criminalit\u00e0 \u00e8 particolarmente vivace. Un fondo di verit\u00e0 c\u2019\u00e8; ed \u00e8 un problema che &#8211; a livello politico e istituzionale &#8211; si sta cercando di risolvere. Purtroppo, se si chiede in giro, anche quasi tutti pugliesi associano il nome della citt\u00e0 a quello del rischio suddetto. Noi siamo passati per il centro cerignolese, all\u2019ora di pranzo, un po\u2019 perch\u00e9 sapevano che c\u2019\u00e8 un\u2019osteria con un nome che la dice lunga: \u00ab\u2019U Vulesce\u00bb, che significa in dialetto \u00abla voglia di qualcosa di buono e gustoso\u00bb. Scelta di gola che potrebbe dirla lunga sulla capacit\u00e0 di attrazione turistica (non crediamo d\u2019essere i soli viandanti affetti da \u00abvulesce\u00bb\u2026) che il recupero della tradizioni culinarie pu\u00f2 rappresentare anche per localit\u00e0 in teoria fuori dai tour consueti. Vorremmo dare un contributo alla causa cerignolese ricordando che l\u2019antica Keraunania deriva il suo nome, forse, da Cerere, la divinit\u00e0 pi\u00f9 cara agli agricoltori. Infatti Cerignola \u00e8 un importante centro agricolo. Si svilupp\u00f2 ai tempi dei normanni e degli Svevi (Ceriniola), ancor pi\u00f9 sotto gli angioini. Tartassata dal terremoto del 1731, si \u00e8 poi ripresa nel corso dell\u2019Ottocento. E il Duomo \u00abgoticheggiante\u00bb merita una visita.<br \/>\n Ma Cerignola \u00e8 interessante anche per i vip cui ha dato i natali o che ha ospitato. Il musicista livornese Pietro Mascagni (1863-1945), ad esempio, vi compose la famosa Cavalleria rusticana. Era un nomade impenitente, giunto per caso a Cerignola nel 1886 con la compagnia Maresca. Il vivace musicista, ventiquattrenne, fu subito stimato: il sindaco gli propose di stabilirsi nella piccola cittadina per dare lezioni private. E Mascagni con la giovane compagna, Lina Carbognani, accett\u00f2. Divenne maestro di suono e di canto nella nuova Filarmonica della citt\u00e0 e spos\u00f2 Lina. \u00c8 lo stesso Mascagni &#8211; si legge sul sito www.pietromascagni.com &#8211; a raccontarci della vita spensierata a Cerignola: \u00abcon meno fama e pi\u00f9 fame \u00bb, con i cenacoli letterari improvvisati a Bari nella bottega di musica e strumenti di Giannini, suo caro amico. Nel 1904 si trasfer\u00ec definitivamente a Roma. Sul suo pianoforte preferito scrisse: \u00abColl&#8217;aiuto di Dio e di questo pianoforte Pietro Mascagni compose la &#8220;Cavalleria Rusticana&#8221; a Cerignola nell\u2019anno 1889\u00bb.<br \/>\n E a Cerignola nacque Giuseppe Di Vittorio (1892-1957), figlio di contadini, padre della Cgil, leader comunista. La sua vita accompagna i grandi processi di trasformazione economica e politica che hanno attraversato l\u2019Italia tra gli anni Dieci e gli anni Cinquanta del Novecento, con il lungo percorso di riscatto sociale del mondo del lavoro. La citt\u00e0, poi, nel 1935 ha visto nascere Pinuccio Tatarella (1935-1999), uno dei padri di Alleanza Nazionale, che \u00e8 stato vice premier. N\u00e9 si pu\u00f2 dimenticare Nicola Zingarelli (1860-1935), critico, dantista e filologo, l\u2019artefice nel 1917 dell\u2019omonimo Vocabolario (continuamente aggiornato fino a oggi). Un pilastro. Basti pensare che nell\u2019ultimo romanzo di Gabriel Garc\u00eca M\u00e1rquez, Memoria de mis putas tristes, il protagonista lo cita: serve \u00abper assistermi nell\u2019idioma di miamadre, che ho imparato gi\u00e0 in fasce\u00bb.<br \/>\n Da Cerignola la strada si dirige verso Candela: 38 chilometri lungo la provinciale 98, durante i quali non s\u2019incontra un paese. Se non Borgo Libert\u00e0, frazione di Cerignola a ben 16 chilometri da capoluogo. Il Borgo, inaugurato nel 1956 dall\u2019allora ministro dell\u2019Agricoltura Colombo, nacque proprio per popolare questa spianata vastissima di campi agricoli. Appare tuttora un avamposto da film western, complice l\u2019arsura. \u00c8 dominato dalla bella Torre Alemanna, rocca medievale che fu usata dai Cavalieri teutonici: vincolato nel 1983, il complesso, dal 1988, \u00e8 oggetto di interventi che lo dovrebbero riportare all\u2019antico splendore. Per ora la torre \u00e8 transennata e i lavori paiono fermi. Un cartello cadente del 1998, posto dal Comune, riporta \u00abcompletamente del restauro con destinazione a centro di cultura polivalente\u00bb e l\u2019importo dell\u2019investimento, ancora in lire: 920 milioni; i lavori si sarebbero dovuti concludere nel 2000.<br \/>\n Si continua verso Candela lungo la provinciale: sconsigliato restare in riserva qui. Primo, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 un distributore di benzina durante tutto il percorso; secondo, perch\u00e9 si costeggia l\u2019autostrada, dove i distributori ci sono ma sono inaccessibili. Un vero supplizio di Tantalo in versione automobilistica. Davanti allo svincolo di Candela, finalmente un distributore. Poi via, verso Ascoli Satriano, bella cittadina arroccata su un colle e poco abituata a vedere turisti: ha dato i natali a Michele Placido e, oltre duemila anni prima, ha \u00abospitato\u00bb, quando si chiamava Asculum Apulo, la seconda battaglia di Pirro, re dell\u2019Epiro, contro le legioni di Roma (279 AC). Dopo Ascoli s\u2019abbandona il tavoliere riarso per salire verso il verde Subappennino, dove la vita quotidiana &#8211; con le donne anziane vestite di nero &#8211; ci porta indietro di decenni. Ecco Deliceto, col suo castello. E Bovino, l\u2019antica Vibinum, ricordata da Plinio e Polibio: vi si accamp\u00f2 Annibale nel 217, un anno prima della battaglia di Canne. Sul cocuzzolo il maniero normanno-svevo, dove una targa riporta una bella poesia di Maria Bernardini: \u00ab\u2026Bovino ha una torre e un castello\/ e, dentro, c\u2019\u00e8 un pino \/ antico e contorto. \/ O forse Bovino \u00e8 il sogno di un pino che sogna un paese\u00bb.<br \/>\n Si va verso Accadia, lungo una strada malmessa, tra greggi e pale eoliche. Da Accadia a Panni: 1018 abitanti a 800 metri d\u2019altezza, ai confini con la Campania. L\u2019origine del nome sembra legata a Pan, dio dei boschi, raffigurato sullo stemma municipale. Per raggiungere la tappa finale bisogna scendere fino a valle, dove Panni condivide la stazione ferroviaria, in territorio campano, con Montaguto. Dopo mezz\u2019ora d\u2019attesa al passaggio a livello (un treno merci fermo e troppo lungo\u2026), si risale verso Orsara.<\/p>\n<p> <strong>Le terre pugliesi d\u2019oltralpe nel cuore della Capitanata <\/strong><br \/>\n Incontriamo la famiglia a Orsara di Puglia, 635 metri d\u2019altitudine, 3.229 abitanti, tra boschi dell\u2019Appennino dauno, sul confine campano. Mentre stiamo facendo colazione sotto il porticato del ristorante (con alloggio) di Peppe Zullo, chef e sommelier, uno dei pilastri, non solo sul fronte gastronomico, della comunit\u00e0. Lui, il padre, di cognome fa Miriello. E da queste parti non stona. Di nome per\u00f2 si chiama Ron; e gi\u00e0 qualcosa non torna.<br \/>\n Lei, la madre, di cognome si chiama Agriesti. Per\u00f2, ci risiamo: di nome, Marlena. Sono con il figlio Beniamino, un adolescente alto alto. Il look ha qualcosa di esotico, molto\u2026 americano. Infatti sono statunitensi, per la precisione californiani. Da queste parti per riscoprire le loro radici. Perch\u00e9 Ron &#8211; che ha un\u2019azienda di graphic communication a San Diego &#8211; vanta bisnonni di Pisticci (Matera), in Basilicata. Mentre il nonno di Marlena \u00e8 originario di Celle di San Vito, poco pi\u00f9 di 297 abitanti, nella valle a fianco.<br \/>\n Pu\u00f2 capitare anche questo, vagando \u00abdentro\u00bb la Puglia. Orsara, tra i paesi arroccati quass\u00f9, \u00e8 uno dei pi\u00f9 tredy. Nel suo piccolo, ha l\u2019aspetto e le aspettative del centro turistico: in queste sere d\u2019estate il piccolo e fresco centro storico viene chiuso, i negozi e le trattorie restano aperte, assieme ai bar, fino a tardi. Nelle due vie del centro si pratica lo struscio. I turisti ci sono. Per giunta d\u2019estate viene organizzata la \u00abRassegna di jazz d\u2019autore di Orsara\u00bb, giunta alla XVI edizione. Vanta poi la chiesa medievale dell\u2019Angelo e il Palazzo baronale, sede nel XIII secolo dei cavalieri spagnoli di Calatrava. E c\u2019\u00e8 pure un forno a paglia che risale al 1526, tuttora funzionante: si chiama \u00abPane e salute\u00bb e, su prenotazione, vi si pu\u00f2 cenare (0881\/709253).<br \/>\n Ron s\u2019aggira per \u00abPane salute\u00bb raggiante. Ha l\u2019aspetto molto americano, ma \u00e8 pure assai orgoglioso delle sue radici: parla un buon italo-americano che vorrebbe trasformare in vero italiano; ed \u00e8 entusiasta di tutto ci\u00f2 di pittoresco, genuino, italico che gli si para davanti, tanto che sta realizzando un libro sugli ultimi artigiani (veri) della Penisola. La moglie conosce solo qualche parola della lingua dei suoi avi e sorride. Beniamino osserva entrambi i genitori con soddisfazione e pazienza. Il giorno prima del nostro incontro erano andati a visitare Celle di San Vito, dove vivono ancora cinque famiglie Agriesti. E dove hanno incontrato il sindaco Achille Cocuzzi.<br \/>\n \u00abLa forza dell\u2019Italia \u00e8 la capacit\u00e0 di rinascere sempre\u00bb, dice soddisfatto Ron. A Orsara sono giunti perch\u00e9, ovvio, lui \u00e8 appassionato di buona tavola. Cos\u00ec ha trovato il nome di Peppe Zullo sulla guida di Slow Food. E a Orsara non si pu\u00f2 avere miglior cicerone che Peppe. Sorprese orsaresi finite? Ma no. Nel cuore di Orsara, ad esempio, c\u2019\u00e8 una chiesa protestante valdese, edificata nel 1932. \u00abIl delegato di pubblica sicurezza Mariani, inviato\u2026per il mantenimento dell\u2019ordine pubblico, fu colpito con un pugno al volto da una donna, perch\u00e9 scambiato per dimostrante valdese\u00bb. Era il 13 marzo 1914. Cos\u00ec racconta Maria Adelaide Rinaldi Lupi nella sua tesi di laurea in Teologia, dedicata alla storia della cittadina in cui \u00e8 stata anche Pastore protestante. Quel giorno a Orsara ci furono scontri, feriti leggeri, alcuni arresti. Nulla di irreparabile: l\u00ec \u00e8 stata sperimentata per molto tempo (oggi se ne valutano i buoni risultati) la possibilit\u00e0 di far convivere, in Italia, cattolici e protestanti. Tuttora Orsara \u00e8 il cuore della comunit\u00e0 valdese di Puglia, dalla quale sono nate comunit\u00e0 minori a Foggia e Cerignola.<br \/>\n Oggi i valdesi di Orsara sono una quarantina, cui vanno aggiunti una ventina di simpatizzanti; a Foggia sono circa trenta, pi\u00f9 altri trenta simpatizzanti. Tutti sotto la guida di un Pastore che si chiama Jean-F\u00e9lix Kamba Nzolo: \u00e8 nato in Congo trentotto anni fa, da 18 anni \u00e8 in Italia, \u00e8 sposato con una connazionale, ha due figli. E pensare che le prime comunit\u00e0 valdesi in Capitanata risalgono al Quattrocento. Vi giunsero al seguito degli Angioini. Ma nel Cinquecento furono cancellate, spesso con le cattive maniere, dal Sant\u2019Uffizio. Finch\u00e9 il 13 febbraio 1900 alcuni ex emigranti orsaresi, che avevano conosciuto la chiesa protestante negli Usa, fondarono la Chiesa Valdese di Orsara. Cos\u00ec la comunit\u00e0 continua a conservare la propria confessione, la propria tradizione e la propria vivacit\u00e0.<br \/>\n Anche il paese di Marlena, Celle di San Vito, e la vicina Faeto (799 abitanti), hanno caratteristiche curiose: hanno molto in comune con la Valle d\u2019Aosta, perch\u00e9 vige il bilinguismo e si parla franco-provenzale. Per scoprirlo, dato che le montagne non collaborano, bisogna scendere fino al Troia (sorge sul luogo dell\u2019antica Aecae, distrutta da Annibale nel 216 AC, subito dopo la battaglia di Canne, e poi ridistrutta del 1229 da Federico II; resta comunque affascinante) per risalire le montagne, tra campi di girasoli. Finch\u00e9 ci s\u2019imbatte in un vecchio cartello giallo arrugginito e rovinato da una fucilata a pallini nonch\u00e9 dagli adesivi di un candidato alle scorse elezioni. Vi si legge \u00abMinoranza franco provenzale dell\u2019alta valle del Celone\u00bb, con tanto di stemma angioino e cartelli bilingui: Faeto diventa \u00abFait\u00bb, Celle di San Vito diventa \u00abCell di Sant Wit\u00bb. A Celle, come a Faeto, le vie, per capirci, sono chiamate \u00abR\u00fbe\u00bb. All\u2019ingresso di Faeto si legge: \u00abBunvn\u00ec a Fa\u00ect, lu pa\u00ecj me aut d la Puglj\u00bb, \u00abBenvenuti a Faet, il paese pi\u00f9 alto della Puglia \u00bb. Perch\u00e9? Verso la fine del secolo XIII vi giunse una colonia di provenzali, soldati mercenari di Carlo d\u2019Angi\u00f2, reduci da Lucera dopo essersi scontrati con i Saraceni, l\u00e0 assediati. Da Faeto &#8211; nota anche per i suoi prosciutti &#8211; raggiungiamo, lungo una strada provinciale tortuosa e in gran parte sterrata, l\u2019isolato ma grazioso paese di Roseto Valfortore, \u00abcitt\u00e0 del miele e del tartufo\u00bb. Anche da qui partirono molti emigranti: dopo l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia tanti rosetani andarono a cercare lavoro in Nord America, a tal punto che nel 1912 negli Stati Uniti fu fondato Roseto Pennsylvania. Si risale quindi l\u2019Appennino per ridiscendere verso il tavoliere, attraverso Alberona. Diretti proprio a Lucera, la Luceria saracenorum assediata, oltre ottocento anni fa, dagli antenati dei cellesi e dei faetani. <\/p>\n<p> <strong>Lucera \u00abtomba\u00bb dei musulmani di Sicilia Monte Sant\u2019Angelo cuore della cristianit\u00e0 <\/strong><br \/>\n Lucera domina la piana occidentale del Tavoliere. \u00c8 una bella citt\u00e0, con 35mila abitati. Lo \u00e8 sempre stata, ricca com\u2019\u00e8 di monumenti, dall\u2019anfiteatro romano al duomo, al castello angioino. \u00c8 stata pure importante. Ne sono convinti, i lucerini: sullo stemma municipale c\u2019\u00e8 un leone con la scritta \u00abSPGL\u00bb, tanto per far capire ai romani che non hanno il monopolio del pi\u00f9 noto \u00abSPQR\u00bb (Senatus Populusque Romanorum). D\u2019altra parte \u00e8 qui che i sanniti rinchiusero i seicento cavalieri romani avuto in ostaggio alle famigerate Forche caudine, nel 321 aC.<br \/>\n Eppure la circostanza storica che sollecita di pi\u00f9 la fantasia \u00e8 quella legata ad un passato di cui non resta pi\u00f9 traccia, ma che fece attribuire alla citt\u00e0, in et\u00e0 sveva, il nome di Luceria saracenorum. Dal 1224 al 1300 \u00e8 stata il pi\u00f9 grande centro musulmano d\u2019Italia, per volere di Federico II. Finch\u00e9 Carlo I e soprattutto Carlo II d\u2019Angi\u00f2 &#8211; finita l\u2019era degli Svevi &#8211; li massacrarono, distruggendo le moschee e tutto il resto (un po\u2019 per volere del Papa un po\u2019 perch\u00e9 erano sgraditi agli importanti signori cristiani del luogo). Ancora oggi, nel sito internet della comunit\u00e0 islamica ligure, si legge che la moschea di Segrate (Milano), inaugurata nel 1988, \u00ab\u00e8 la prima costruzione definibile dal punto di vista architettonico come moschea (con cupola e minareto) realizzata in Italia, dopo la demolizione della moschea Giami di Lucera dei Saraceni e il massacro di tutta la sua popolazione musulmana\u00bb.<br \/>\n Quei musulmani erano stati deportati a Lucera dalla Sicilia, tra 1224 e 1246, per ordine di Federico II, che pose termine alla loro ribellione nell\u2019isola, dove vivevano da centinaia di anni. Certo, Federico aveva trascorso l\u2019infanzia a Palermo. I suoi insegnanti erano stati arabi, ne aveva assorbito la cultura. Per\u00f2 nel 1219 Girgenti era divenuta una loro roccaforte. Per l\u2019imperatore la rivolta saracena era un atto di tradimento contro la corona non meno che una minaccia al cristianesimo.<br \/>\n I sopravvissuti furono deportati in Puglia: a Stornara, Girofalco o Castelluccio dei Sauri. E soprattutto a Lucera. Ben presto i musulmani lucerini diventarono fedelissimi degli Svevi, tanto da costituire la guardie del corpo reale. Versarono sangue per loro in Siria, Lombardia, Umbria, Marche, Abruzzi, Lazio. Morto Federico II, suo figlio Manfredi continu\u00f2 a utilizzare i saraceni. Con gli Angioni non ebbero lo stesso feeling. Ed ebbero la peggio.<br \/>\n Il destino per\u00f2 volle che Federico II, nel 1250, morisse a una decina di chilometri dalla sua Luceria Saracenorum: nella citt\u00e0 di Fiorentino, ora nel Comune di Torremaggiore, dove oggi ci sono tra l\u2019altro i ruderi di un edificio religioso e, forse, di una reggia. Arrivarci \u00e8 arduo: giungendo da Lucera, le rare indicazioni si vedono solo quando, di fatto, si \u00e8 gi\u00e0 fortunosamente arrivati. E, di fronte all\u2019attaccamento dei pugliesi verso Federico II, si rimane un po\u2019 sconcertati per lo stato di abbandono dell\u2019antico centro: a fatica si capisce che \u00e8 sull\u2019estremo versante occidentale di una collina, detta dello Sterparone. S\u2019intravedono qualche rovina e la colonna donata nel 2000 da Stoccarda, nell\u2019attuale Svevia, per il 750esimo anniversario della scomparsa del sovrano. Per raggiungerla occorre risalire per almeno un chilometro una strada scoscesa, percorribile solo con un fuoristrada o a pedi. Nessun turista che non voglia emulare Indiana Jones si sogna di andarci, tanto meno sotto il sole estivo (quando piove il fango rende la scalata ancor pi\u00f9 precaria).<br \/>\n Un destino segnato? Il degrado di Fiorentino inizi\u00f2 gi\u00e0 nel XIII secolo: fu distrutta nel 1255 dalle truppe del Papa Alessandro IV. Dopo il 1300, la totale rovina. Fu asportata una lastra di marmo, usata nell\u2019altare maggiore della Cattedrale di Lucera: si dice fosse stata la mensa di Federico. Per fortuna \u00e8 notizia di fine luglio il fatto che il mitico \u00abParco archeologico di Fiorentino\u00bb sarebbe in dirittura d\u2019arrivo: a dieci anni dalla presentazione del progetto il Comune sarebbe in grado di appaltarne i lavori, entro agosto (420mila euro, finanziati dalla Regione Puglia). Lo scopo? \u00abConservazione e restauro dei manufatti esistenti riportati alla luce dagli scavi archeologici; realizzazione di impianti per la fruizione e valorizzazione del sito; costruzione di una strada di accesso, di un parcheggio, di stradine interne e dei servizi igienici\u00bb. Speriamo. Da Fiorentino la strada porta a San Severo, poi corre verso il Gargano. Risaliamo i tornanti verso Rignano Garganico, a 590 metri d\u2019altitudine: \u00e8 detto. Da qui si raggiunge San Marco in Lamis, quindi San Giovanni Rotondo, sacro a Padre Pio, santo e beato, e ai credenti. Una benedizione che non ha aiutato la cittadina dal punto di vista urbanistico: la selva di alberghi costruiti ovunque, tra campi spogli e trascurati, rende il paesaggio sgradevole (la penserebbe cos\u00ec anche il frate di Pietrelcina, probabilmente\u2026). <br \/>\n Il centro storico di San Giovanni, qualche chilometro dopo, \u00e8 invece gradevole e ben tenuto: meriterebbe d\u2019essere conosciuto di pi\u00f9. Da qui la strada sale verso i 796 metri di Monte Sant\u2019Angelo, forse il pi\u00f9 affascinante paese del Gargano. Il Santuario di San Michele Arcangelo, uno dei pi\u00f9 antichi della cristianit\u00e0, emoziona quasi da due millenni. Secondo la tradizione, nel 493 il vescovo di Siponto, Moriano, consacr\u00f2 la prima chiesa, convinto che i barbari fossero stati fermati dall\u2019apparizione dell\u2019Arcangelo in una grotta del monte. \u00c8 pi\u00f9 probabile che il santuario sia sorto nella seconda met\u00e0 del VI secolo, su una badia brasiliana pi\u00f9 antica, per volere del ducato longobardo di Benevento. Di fatto, divent\u00f2 il santuario nazionale dei Longobardi. L\u2019unica nota stonata? Ai turisti (\u00abQuest\u2019anno ancora meno dello scorso anno \u00bb, dice Geg\u00e8 Mangano, chef e patron della \u00abTaverna de li Jalantu\u00famene\u00bb) \u00e8 imposto, nel caso indossino abiti troppo sbracciati o sgambati, di coprirsi con orribili teli dai colori improbabili. Abbiamo visto una coppia di enormi villeggianti bardati e infagottati come due mongolfiere. Siamo quasi certi che, senza teli, sarebbero stati meno \u00abscandalosi\u00bb. Da Monte Sant\u2019Angelo si la strada torna a valle, per poi rivolgersi verso la Foresta Umbra. <\/p>\n<p> <strong>Non solo mare: verde e pastori nel Gargano fuori \u00abpacchetto\u00bb <\/strong><br \/>\n L\u2019acqua, quando piove, scende dal bosco, trascinando rami e terra. Qui s\u2019incanala in un terrapieno, verso una vasca: terra e rami si fermano. L\u2019acqua fluisce, pulita, verso una cisterna sotterranea. Lui la raccoglie, per s\u00e9 e per l\u2019abbeveratoio, usando un antico sistema idraulico: un secchio legato ad un lungo palo, con una grossa pietra fissata all\u2019altro capo. Il signor Paolo ha superato i 67 anni e fa il pastore quass\u00f9: ha parecchie capre, quasi trecento. Il suo mezzo di trasporto normale (\u00abQuesto qui il vostro fuoristrada lo frega\u00bb, dice, orgoglioso) \u00e8 un vecchio trattore. Poi ha una Panda, piuttosto provata, con la quale ogni tanto scende a valle. Vive in una casetta fatta di pietre, accanto all\u2019ovile e alle cucce dei suoi due cani.<br \/>\n Nella casetta la luce entra solo dalla porta e per guardare, col suo permesso, bisogna prima abituare gli occhi, abbacinati dal sole, alla penombra. Di notte l\u2019illumina con una lampada ad olio. Dentro ci sono un letto, un tavolo, un fornello, il gancio cui appendere il pentolone con cui lavora il latte per fare ricotta e cacioricotta, una credenza. Paolo sta quasi sempre quass\u00f9, ogni tanto viene trovarlo il figlio, che abita a Vieste. Ma per lui l\u00e0 c\u2019\u00e8 troppo caos. \u00ab\u00c8 poi qui sto bene: guardo il panorama, non mi prendo mai neppure un raffreddore. Cosa mi manca?\u00bb. Sorride, mentre scende dal trattore con cappellino e canottiera. Ci pare che non voglia farsi fotografare, non insistiamo. Poi se ne va, lasciandoci liberi di guardare il suo regno. Quass\u00f9. A seicento metri d\u2019altezza, nei pressi della Foresta Umbra, con una vista mozzafiato che giunge fino a Vieste e al mare.<br \/>\n Quelli che stanno laggi\u00f9 (i turisti e ormai pure le nuove generazioni locali) non immaginano mica che &#8211; a pochi chilometri da villaggi e spiagge &#8211; in alternativa al rito delle vacanze si celebra ancora il rito della pastorizia e della vita nella natura. Perch\u00e9 di solito si pensa al Gargano come sinonimo di vacanza di mare (d\u2019altra parte tutta la Puglia subisce un po\u2019 questo torto) mentre pochi sanno che questa montagna coperta di foreste ha una sua vita anche nell\u2019entroterra. Quelli che lo sanno, spesso non hanno voglia di \u00absacrificare\u00bb un paio di giorni del proprio soggiorno per esplorare l\u2019interno, anche se le agenzie turistiche e il Parco nazionale del Gargano promuovono, giustamente, quest\u2019esperienza. Alcuni in bici o in auto raggiungono la vetta, servita da strade asfaltate, dove c\u2019\u00e8 un laghetto e dove ci sono gli uffici del parco, con recinti in cui vivono daini e mufloni. Sono meno, per ora, gli esploratori del mondo di Paolo e degli altri suoi rari, ormai, compagni di lavoro.<br \/>\n Paolo ci \u00e8 stato presentato da Pinuccio Fasanella, titolare con la moglie, dell\u2019\u00abAgrifoglio Tour\u00bb di Peschici (0884\/962721). Da alcuni anni propone, tra l\u2019altro, il \u00abJeep Safari\u00bb nel Parco nazionale del Gargano. Vasto 121.118 ettari, il Parco, presieduto da GiandiegoGatta, tutela una grande variet\u00e0 di habitat: dalle coste alte e rocciose ai valloni caldi, ricchi di specie rare ed endemiche di piante e animali, dalle faggete centrali alle pinete di pino d\u2019Aleppo, con esemplari d\u2019oltre 500 anni d\u2019et\u00e0, fino alle splendide variet\u00e0 di orchidee. La fauna? Ci sono, ad esempio, i caprioli (uno dei rari nuclei autoctoni d\u2019Italia) e varie specie di picchi. La Foresta Umbra \u00e8 l\u2019ambiente pi\u00f9 affascinante. Malgrado le devastazioni e i dissennati disboscamenti degli ultimi tre secoli, ha conservato quasi intatto il suo maestoso e imponente patrimonio. Per alcuni il nome Umbra deriverebbe da antiche popolazioni di Umbri (trib\u00f9 preistorica del ramo celto), abitanti della foresta, che facevano dannare, con le loro scorrerie, i pastori nomadi; per altri, semplicemente significa \u00abluogo ombroso\u00bb.<br \/>\n Peppino, con il fuoristrada, ci ha offerto l\u2019opportunit\u00e0 di conoscere i segreti del parco, percorrendo i secolari tratturi, usati un tempo dai pellegrini che andavano a Monte Sant\u2019Angelo: tra frotte di maiali semiselvatici; tracce di volpi, cinghiali, gatti selvatici, tassi, rapaci; e mandrie di vacche podaliche. Queste &#8211; sul punto di estinguersi, poi poste sotto tutela &#8211; sono pi\u00f9 piccole di quelle ma il loro quel latte \u00e8 eccezionale, tanto che Slow Food ha tra i suoi \u00abpresidi\u00bb il prelibato caciocavallo podolico (sar\u00e0 dal 16 al 19 settembre a Bra, in Piemonte, in occasione di \u00abCheese 2005\u00bb). Le escursioni posso durare da un giorno a una settimana, con pernottamenti e tappe nelle masserie (come la Masseria Sgarrazza, risalente al 1860, dove abbiamo fatto una gradevolissima tappa). \u00abIl promontorio \u00e8 cos\u00ec vario che riesce sempre a stupirmi per la sua bellezza aspra e selvaggia, anche se sono nato qui. Spesso da solo, a piedi, mi avventuro in questi boschi. Un\u2019esperienza unica\u00bb, dice Peppino. Imbocchiamo il sentiero di Tacca del Lupo, tra agrifogli, macchia mediterranea e pini d\u2019Aleppo.<br \/>\n Vi s\u2019incontrano i \u00abcutini\u00bb, caratteristiche vasche realizzate in pietra per la raccolta dell\u2019acqua piovana. Sarebbe bello se, ad esempio, il Parco trasformasse in veri rifugi le vecchie case forestali restaurate e poi mai utilizzate. \u00c8 un mondo che sarebbe piaciuto a Dino Buzzati (1906-1972), lo schivo scrittore bellunese, giornalista al Corriere della Sera, che in romanzi e racconti raccont\u00f2 la magia delle Dolomiti. Cos\u00ec per raccontare la magia delGargano meno noto, con i suoi boschi che sembrano fuggiti quaggi\u00f9 dalle Alpi, prenderemo in prestito le parole che egli us\u00f2 in una nota a Il segreto del bosco vecchio (1935). Scrisse Buzzati: \u00abIn certe notti serene, con la luna grande, si fa festa nei boschi. \u00c8 impossibile stabilire precisamente quando, e non ci sono sintomi appariscenti che ne diano preavviso. Lo si capisce da qualcosa di speciale che in quelle occasioni c\u2019\u00e8 nell\u2019atmosfera. Molti uomini, la maggioranza anzi, non se ne accorgono mai. Altri invece l\u2019avvertono subito. Non c\u2019\u00e8 niente da insegnare in proposito. \u00c8 questione di sensibilit\u00e0: alcuni la posseggono di natura; altri non l\u2019avranno mai, e passeranno impassibili, in quelle notti fortunate, lungo le tenebrose foreste, senza neppur sospettare ci\u00f2 che l\u00e0 dentro succede\u00bb. E nel cuore magico della Foresta Umbra finisce il nostro lungo viaggio \u00abdentro la Puglia\u00bb. <br \/>\n * Questo itinerario e&#8217; stato pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno Puglia nell&#8217; agosto 2005. Potete leggere altri scritti di Marco Brando nel <a href=\"http:\/\/www.professionereporter.splinder.com\" target=\"_blank\">suo Blog personale www.professionereporter.splinder.com<\/a><\/p>\n<p> <\/span><\/p>\n<table class=\" aligncenter\" style=\"width: 53.8796%;\" border=\"0\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"5\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"width: 5%;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/hotel.gif\" width=\"30\" height=\"30\" \/><\/td>\n<td style=\"width: 51.8043%;\"><a href=\"http:\/\/www.bookings.org\/region\/it\/puglia.html?aid=304846\" target=\"_blank\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Il Viaggio Fai da Te &#8211; Hotel consigliati in Puglia<\/span><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Brando\u00a0&#8211; Quel Salento di pietre e binari lungo l\u2019antica via del tabacco Se <a href=\"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1744,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[96],"tags":[105,317,395],"class_list":["post-1743","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-italia","tag-italia","tag-marco-brando","tag-puglia"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.8 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Dentro la Puglia - Racconto di un viaggio in Salento<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Viaggo da Gagliano del Capo, alla fine del Salento, presso Santa Maria di Leuca. attraverso le Murge e il Subappennino dauno, fino al cocuzzolo del Gargano\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Dentro la Puglia - Racconto di un viaggio in Salento\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Viaggo da Gagliano del Capo, alla fine del Salento, presso Santa Maria di Leuca. attraverso le Murge e il Subappennino dauno, fino al cocuzzolo del Gargano\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Quaderni di Viaggio\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2016-12-15T18:15:19+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/puglia-3.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"480\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"328\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Marco\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@QuaderniViaggio\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@QuaderniViaggio\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Marco\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"60 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/dentro-la-puglia\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/dentro-la-puglia\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Marco\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/20882e945964c5082e7695de7cf5b425\"},\"headline\":\"Dentro la Puglia\",\"datePublished\":\"2016-12-15T18:15:19+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/dentro-la-puglia\\\/\"},\"wordCount\":12077,\"commentCount\":0,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/dentro-la-puglia\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2016\\\/12\\\/puglia-3.jpg\",\"keywords\":[\"Italia\",\"Marco Brando\",\"Puglia\"],\"articleSection\":[\"Italia\"],\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/dentro-la-puglia\\\/#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/dentro-la-puglia\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/dentro-la-puglia\\\/\",\"name\":\"Dentro la Puglia - Racconto di un viaggio in Salento\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/dentro-la-puglia\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/dentro-la-puglia\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2016\\\/12\\\/puglia-3.jpg\",\"datePublished\":\"2016-12-15T18:15:19+00:00\",\"description\":\"Viaggo da Gagliano del Capo, alla fine del Salento, presso Santa Maria di Leuca. attraverso le Murge e il Subappennino dauno, fino al cocuzzolo del Gargano\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/dentro-la-puglia\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/dentro-la-puglia\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/dentro-la-puglia\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2016\\\/12\\\/puglia-3.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2016\\\/12\\\/puglia-3.jpg\",\"width\":480,\"height\":328,\"caption\":\"Viaggi Salento\"},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/dentro-la-puglia\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Dentro la Puglia\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/\",\"name\":\"Quaderni di Viaggio\",\"description\":\"Racconti di viaggio dal Mondo\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/#organization\",\"name\":\"Quaderni di Viaggio\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2017\\\/08\\\/logoamp1.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2017\\\/08\\\/logoamp1.png\",\"width\":190,\"height\":36,\"caption\":\"Quaderni di Viaggio\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"},\"sameAs\":[\"https:\\\/\\\/x.com\\\/QuaderniViaggio\",\"https:\\\/\\\/www.youtube.com\\\/channel\\\/UC1pjOFwv_Oy64kjx7IeBD4w\",\"https:\\\/\\\/www.instagram.com\\\/quaderni_di_viaggio\\\/\",\"https:\\\/\\\/bsky.app\\\/profile\\\/markos.it\"]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/20882e945964c5082e7695de7cf5b425\",\"name\":\"Marco\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/444834e644c75fe66279f739bffa9723c80a4656217bcfee6f3b5fd6898c639b?s=96&d=mm&r=g\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/444834e644c75fe66279f739bffa9723c80a4656217bcfee6f3b5fd6898c639b?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/444834e644c75fe66279f739bffa9723c80a4656217bcfee6f3b5fd6898c639b?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Marco\"},\"url\":\"https:\\\/\\\/www.markos.it\\\/viaggi\\\/author\\\/marco\\\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Dentro la Puglia - Racconto di un viaggio in Salento","description":"Viaggo da Gagliano del Capo, alla fine del Salento, presso Santa Maria di Leuca. attraverso le Murge e il Subappennino dauno, fino al cocuzzolo del Gargano","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Dentro la Puglia - Racconto di un viaggio in Salento","og_description":"Viaggo da Gagliano del Capo, alla fine del Salento, presso Santa Maria di Leuca. attraverso le Murge e il Subappennino dauno, fino al cocuzzolo del Gargano","og_url":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/","og_site_name":"Quaderni di Viaggio","article_published_time":"2016-12-15T18:15:19+00:00","og_image":[{"width":480,"height":328,"url":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/puglia-3.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Marco","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@QuaderniViaggio","twitter_site":"@QuaderniViaggio","twitter_misc":{"Scritto da":"Marco","Tempo di lettura stimato":"60 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/"},"author":{"name":"Marco","@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/#\/schema\/person\/20882e945964c5082e7695de7cf5b425"},"headline":"Dentro la Puglia","datePublished":"2016-12-15T18:15:19+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/"},"wordCount":12077,"commentCount":0,"publisher":{"@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/#organization"},"image":{"@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/puglia-3.jpg","keywords":["Italia","Marco Brando","Puglia"],"articleSection":["Italia"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/","url":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/","name":"Dentro la Puglia - Racconto di un viaggio in Salento","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/puglia-3.jpg","datePublished":"2016-12-15T18:15:19+00:00","description":"Viaggo da Gagliano del Capo, alla fine del Salento, presso Santa Maria di Leuca. attraverso le Murge e il Subappennino dauno, fino al cocuzzolo del Gargano","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/puglia-3.jpg","contentUrl":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/puglia-3.jpg","width":480,"height":328,"caption":"Viaggi Salento"},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/dentro-la-puglia\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Dentro la Puglia"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/#website","url":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/","name":"Quaderni di Viaggio","description":"Racconti di viaggio dal Mondo","publisher":{"@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/#organization","name":"Quaderni di Viaggio","url":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/logoamp1.png","contentUrl":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/logoamp1.png","width":190,"height":36,"caption":"Quaderni di Viaggio"},"image":{"@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/#\/schema\/logo\/image\/"},"sameAs":["https:\/\/x.com\/QuaderniViaggio","https:\/\/www.youtube.com\/channel\/UC1pjOFwv_Oy64kjx7IeBD4w","https:\/\/www.instagram.com\/quaderni_di_viaggio\/","https:\/\/bsky.app\/profile\/markos.it"]},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/#\/schema\/person\/20882e945964c5082e7695de7cf5b425","name":"Marco","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/444834e644c75fe66279f739bffa9723c80a4656217bcfee6f3b5fd6898c639b?s=96&d=mm&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/444834e644c75fe66279f739bffa9723c80a4656217bcfee6f3b5fd6898c639b?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/444834e644c75fe66279f739bffa9723c80a4656217bcfee6f3b5fd6898c639b?s=96&d=mm&r=g","caption":"Marco"},"url":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/author\/marco\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1743","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1743"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1743\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1745,"href":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1743\/revisions\/1745"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1744"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1743"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1743"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1743"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}