{"id":2165,"date":"2016-12-29T18:56:05","date_gmt":"2016-12-29T17:56:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.markos.it\/viaggi\/?p=2165"},"modified":"2017-08-31T17:43:48","modified_gmt":"2017-08-31T15:43:48","slug":"argentina-hola-patagonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/argentina-hola-patagonia\/","title":{"rendered":"Hola Patagonia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"mailto:anna_mrcs@yahoo.it\">di Anna Marchisio e Marco Giovo<\/a>\u00a0&#8211;<br \/>\n Questo \u00e8 uno di quei viaggi che progettavamo da tempo, poi per tante ragioni \u00e8 sempre rimasta solo un\u2019idea fino a quest\u2019anno. Ci incuriosiva l\u2019idea di vedere questi ampi spazi aperti, questa terra dominata dai venti e soprattutto l\u2019imponenza delle Ande. Ho letto molto a riguardo, compreso il famoso \u2018In Patagonia\u2019 di Chatwin e non riuscivo ad immaginarmi pi\u00f9 di tanto questa parte di mondo. <!--more--> L\u2019organizzazione del viaggio non \u00e8 stata difficile, gli Argentini sono molto cordiali e disponibili e anche in loco non ci sono state difficolt\u00e0 di alcun genere.<\/p>\n<p>L\u2019inglese, al di fuori degli addetti ai lavori, non \u00e8 molto conosciuto, ma lo spagnolo non \u00e8 difficile da imparare. Muniti del preziosissimo frasario dell\u2019Edt che ci ha fornito qualche rudimento di questa lingua siamo riusciti a cavarcela benissimo comunicando nella loro lingua. Personalmente, quando vado in un posto preferisco essere io a dovermi adattare piuttosto che ostinarmi a parlare italiano e pretendere che siano gli altri a capirci. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia01.jpg\" width=\"320\" height=\"213\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>In fondo gli ospiti siamo noi!. Ad El Calafate ho avuto modo di assistere ad una scena che mi ha parecchio infastidito. Cenando, una sera in un ristorante, entra una coppia sulla cinquantina. Si accomodano ad un tavolo e in tono di voce, nemmeno troppo contenuto la signora inizia a\u00a0 dire \u2018siamo italiani, siamo italiani\u2019 e lo ripete parecchie volte. Il cameriere l\u2019ha\u00a0 guardata e la sua espressione diceva chiaramente \u2018e con questo?\u2019. L\u2019osservazione mi \u00e8 sembrata decisamente fuori luogo e di pessimo gusto, cosa pretendeva? Che il cameriere stendesse un tappetino rosso sul percorso del suo passaggio? Voleva un trattamento di favore? Che tirassero fuori un interprete dal cilindro? Beh.. a me \u00e8 sembrato di cattivo gusto questo suo atteggiamento, soprattutto considerato poi che si \u00e8 espressa rigorosamente in italiano pretendendo che il cameriere, che o aveva una scarsa propensione per le lingue o lo faceva di proposito, capisse alla lettera le sue istruzioni. Condivido pienamente l\u2019atteggiamento del cameriere, avrei fatto lo stesso.<\/p>\n<p> Comunque ribadisco, lo spagnolo \u00e8 meno difficile di quello che si pu\u00f2 pensare e i nostri sforzi per comunicare nella loro lingua sono sempre ben accolti.<\/p>\n<p>Abbiamo anche avuto il \u2018piacere\u2019 di sperimentare la guida in Argentina. Beh.. abbiamo avuto modo di verificare che il codice stradale gli argentini lo usano solo per tenere in piano le gambe del tavolo perch\u00e9 ci pare proprio che nessuno si sia preso la briga di andare oltre alla lettura dell\u2019indice.<\/p>\n<p> Auto che sorpassano macchine ferme in centro strada per svoltare a sinistra, uso di frecce solo quando si ricordano, gente che mette fuori il braccino per segnalare una svolta, limiti di velocit\u00e0 ignorati,\u00a0 per non parlare degli incroci dove la logica non \u00e8 di casa, non si pu\u00f2 dire che passi chi ha la precedenza e nemmeno il pi\u00f9 grosso, passa il pi\u00f9 furbo e il pi\u00f9 veloce per gli altri non resta che aspettare e sperare di riuscire ad infilarsi. Non parliamo poi per i pedoni\u2026 non \u00e8 salutare attraversare senza prima aver scrupolosamente verificato la reale possibilit\u00e0 di arrivare dall\u2019altra parte della strada. Alle nonnine che in Italia si ostinano a camminare sempre dal lato della strada privo del marciapiede, quando dall\u2019altra parte il comune\u00a0 ne ha costruito uno con tutti i crismi che quasi ci passa un automobile, consiglio vivamente di provare la stessa esperienza in Argentina. <\/p>\n<p> In citt\u00e0, le strade sono quasi tutte a senso unico. Essendo la piantina a scacchiera questo favorisce questo uso massiccio di sensi unici. Per sapere se una strada \u00e8 a senso unico, poich\u00e9 non sono segnalati come i nostri sensi unici, oltre alla gi\u00e0 collaudata tecnica del vedere \u2018in che direzione sono parcheggiate le auto\u2019 \u00e8 sufficiente guardare, ai lati della strada, il cartello con l\u2019indicazione del nome della via. Sotto sono riportate due frecce (nei due sensi) se la strada \u00e8 a doppio senso, altrimenti \u00e8 riportata la freccia nella direzione di marcia della strada. I numeri presenti stanno ad indicare la numerazione civica delle case. E non c\u2019\u00e8 da spaventarsi per il loro \u2018alto\u2019 numero, la prima parte della numerazione ne\u00a0 indica l\u2019isolato.<\/p>\n<p> Chiedere indicazioni poi \u00e8 un vero spasso. Non \u00e8 che si capisce mai bene dove ti vogliano mandare fatto sta che se chiedi l\u2019ubicazione di un albergo ti sentirai rispondere \u20183 isolati dal centro\u2019 indicazione precisa se fosse comprensiva della direzione in cui bisogna andare!<\/p>\n<p>I prezzi, riportati in questo testo, se non diversamente indicato, sono espressi tutti in pesos ($). Vuoi per la crisi del economica del 2000 vuoi per il cambio favorevole (1\u20ac \u00e8 circa 3,5 Pesos) la Patagonia \u00e8 una meta piuttosto economica. Gli effetti della crisi si vedono ancora. Non ho mai visto tante macchine cos\u00ec vecchie e cos\u00ec sgangherate, pezzi legati con il fil di ferro, veri e propri catorci. Certo le strade che si ritrovano non concedono certo una vita lunga alle loro auto e nemmeno la loro fantastica guida. E\u2019 cos\u00ec i sobborghi delle cittadine, periferie fatte di baracche e degrado.<br \/>\n Sabato 28 gennaio 2006 Lasciamo Torino imbiancata da una bella nevicata mentre si prepara per l\u2019imminente evento olimpico. Come se non fossero bastati una settimana di scioperi dell\u2019Alitalia e del personale dell\u2019aeroporto di Caselle, quando finalmente il traffico aereo ha ripreso a funzionare regolarmente la neve ha deciso di fare la sua comparsa bloccando il nord Italia! <\/p>\n<p> Sabato mattina, facendo io parte della categoria di persone che aspetta sempre l\u2019ultimo minuto per ogni cosa, preparavo le valigie con un occhio vigile all\u2019esterno. E la neve continuava a cadere copiosamente, perfino gli sms scambiati con una mia collega di Torino, che mi aggiornava in tempo reale della situazione neve nella citt\u00e0 non promettevano niente di buono. L\u2019aeroporto comunque era in funzione e questo era ci\u00f2 che contava. <\/p>\n<p> Arrivati in aeroporto, con molto anticipo effettuiamo immediatamente il check-in. Sebbene con qualche ritardo trascurabile, a parte qualche eccezione, l\u2019aeroporto funzionava normalmente. Ovviamente a noi \u00e8 toccata un eccezione ed il ritardo prima trascurabile e diventato via via preoccupante, soprattutto alla luce del fatto che il tempo a disposizione a Roma non era molto. Pi\u00f9 il tempo passava e pi\u00f9 questo si riduceva. Il personale al cancello di imbarco rispondeva vago e talvolta scocciato alle richieste dei passeggeri. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia02.jpg\" width=\"320\" height=\"213\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>Ometto i commenti sul fatto che non era in grado di rispondere alla domande se l\u2019aereo, che doveva arrivare da Roma, era o non era in volo. \u2018Dovrebbe\u2019 era la sua risposta\u2026 Un aereo non mi sembra un oggettino tanto piccino da passere inosservato! Comunque alla fine l\u2019aereo\u00a0 arriva e in poco tempo lascia Torino alla medesima ora in cui doveva atterrare a Roma\u2026 visto che non esiste il teletrasporto arriviamo a Roma che mancano meno di 10 minuti al decollo del volo per Buenos Aires. Anche se in teoria ci avrebbero aspettato cerchiamo di spostarci il pi\u00f9 velocemente possibile. Consegno la mia carta d\u2019imbarco e iniziano i problemi. Qualche fenomeno di addetto ha cancellato la mia prenotazione e ha assegnato il mio posto ad un altro passeggero. Inutile dire che le scuse della responsabile dell\u2019imbarco non ci hanno fatto un baffo, soprattutto il suo tentativo di rimandare la partenza. Argomento assolutamente fuori discussione, considerato che l\u2019errore era loro non vedo perch\u00e9 avrei dovuto rimetterci io. Lei insiste, l\u2019aereo \u00e8 al completo, ma io non cedo. Discutiamo per parecchio, sono le 22 di sera, siamo stanchi, non abbiamo ancora cenato e questo inghippo ci ha fatto andare su tutte le furie per cui non siamo affatto propensi a rinunciare ad un giorno del nostro viaggio per un errore commesso da un fenomeno di addetto. Alla fine, scende il pilota, e ci propone, sotto la sua responsabilit\u00e0, di farmi viaggiare nei posti riservati al personale, comunemente detto \u2018strapuntino\u2019 o qualcosa del genere. In cambio mi avrebbero rimborsato il biglietto. Cos\u00ec alla fine saliamo sull\u2019aereo e finalmente partiamo.<\/p>\n<p><b>Domenica 29 gennaio 2006 \u2013 Buenos Aires<\/b><\/p>\n<p> Dopo un viaggio che \u00e8 stato meglio di come si era prospettato, a parte l\u2019atterraggio che mi \u00e8 toccato di sentire una conferenza sulle doti calcistiche di Totti da parte di uno stuart molto \u2018romanista\u2019 arriviamo a Buenos Aires dopo 14 ore di volo che sono circa le otto di mattina e il termometro gi\u00e0 si avvicina ai trenta gradi.<\/p>\n<p> Come se non bastasse il disagio della sera precedente, la nostra cara compagnia di bandiera ha ben pensato di aggiungere una ciliegina a questa gi\u00e0 mal riuscita torta. Ha lasciato i nostri bagagli a Roma. Che dire\u2026 \u00e8 abbastanza normale \u2018perdere\u2019 i propri bagagli ma insomma, doveva capitarci tutto con il medesimo volo!?! Comunque visto che gi\u00e0 dovevo passare all\u2019ufficio in loco dell\u2019Alitalia per prendere il mio risarcimento, aggiungiamoci anche questo. <\/p>\n<p> L\u2019aeroporto di Ezeiza, da dove partono e arrivano tutti i voli internazionali dista circa 45 km dal centro della citt\u00e0. Le possibilit\u00e0 per raggiungerla sono molteplici, taxi, auto remises, bus. Noi scegliamo il bus della compagnia Manuel Tienda Leon (25$ a persona). Cos\u00ec muniti del nostro solo bagaglio a mano, i due zaini da usare per le nostre escursioni in montagna, ci avviamo in citt\u00e0. <\/p>\n<p> Vuoi perch\u00e9 non siamo abituati a questo caldo, a Torino nevicava e le temperature erano sotto lo zero, vuoi per la stanchezza del viaggio ma camminare per le vie assolate della citt\u00e0 e una fatica immane. Di gente in giro, comunque ce n\u2019\u00e8 poca, sar\u00e0 perch\u00e9 \u00e8 domenica sar\u00e0 perch\u00e9 fa troppo caldo ma la citt\u00e0 appare deserta, un po\u2019 come Torino in agosto.<\/p>\n<p> Raggiungiamo velocemente il nostro ostello e ci facciamo una doccia fresca. Facciamo un po\u2019 il punto della situazione e la lista della spesa delle prime necessit\u00e0. Fortuna che siamo vestiti a strati e che in un momento di \u2018sanit\u00e0 mentale\u2019 ho deciso di mettere negli zaini due paia di pantaloni leggeri. Sarebbe stato impossibile portare quelli invernali. <\/p>\n<p> Il cuore di Buenos Aires \u00e8 la zona denominata microcentro. Percorriamo la via pedonale via Florida ed arriviamo fino alla famosa Plaza De Mayo, conosciuta perch\u00e9 \u00e8 stata teatro di moltissime proteste e lo \u00e8 tutt\u2019ora. Su questa piazza si affaccia la altrettanto famosa casa Rosada, dalle cui finestre si affacciavano Peron e la moglie Evita.<\/p>\n<p> Per la via Florida un po\u2019 di vita si anima, i negozi sono aperti ed entrare a vedere la merce \u00e8 perfino piacevole, visto che sono quasi tutti dotati di aria condizionata. Ristoranti e locali distribuiscono pieghevoli che pubblicizzano cene o spettacoli.<\/p>\n<p> Gironzoliamo cos\u00ec per la citt\u00e0\u00a0 non tanto come turisti ma come semplici passeggiatori della domenica, arriviamo in Plaza della repubblica dove domina un altro obelisco e ci affacciamo su Av. 9 de Julio la via pi\u00f9 larga al mondo, conta infatti 16 corsie e per essere sicuri che la guida non abbia detto una fregnacciata proviamo a contare le corsie. Lo sbalzo termico oltre alla stanchezza del viaggio inizia a farsi sentire, spesso ci fermiamo a riposare su qualche panchina all\u2019ombra di qualche albero, non soffia un filino d\u2019aria manco a pagarla. <\/p>\n<p> Il traffico \u00e8 poco, e la citt\u00e0 sembra dormire. Ogni tanto agli angoli delle strade si vedono dei venditori di spremute d\u2019arancia, con i loro banchetti aspettano fiduciosi i clienti.<\/p>\n<p> Con l\u2019avanzare della sera e il diminuire delle temperature la gente inizia a riempire le vie, ad affollare la strada e Buenos Aires acquista tutta la sua vivacit\u00e0 descritta dalle guide.<\/p>\n<p> Per cena scegliamo di andare in uno dei locali di cui abbiamo ricevuto il pieghevole (El Gaucho \u2013 28,10$) e ci mangiamo la nostra prima bistecca argentina. Spettacolare.<\/p>\n<p> Passeggiamo ancora per la citt\u00e0 e poi rientriamo in ostello (V&amp;S Hostel). E\u2019 stata una giornata molto lunga. L\u2019ostello ha un piccolo balcone e un gruppo di ospiti intona canzoni con una chitarra. Per un po\u2019 la cosa \u00e8 anche piacevole ma poi diventa una lagna e visto che io volevo dormire gli avrei volentieri dato la chitarra sulla capoccia. La pala del ventilatore a soffitto ha girato tutta la notte ma il caldo di Buenos Aires non ci ha fatto rimpiangere di non aver previsto pi\u00f9 giorni per questa citt\u00e0. Certo la nostra \u00e8 stata una \u2018toccata e fuga\u2019 ma in questa stagione non pu\u00f2 essere altrimenti. Se torneremo in inverno visiteremo meglio questa citt\u00e0.<\/p>\n<p> Pernottamento: V&amp;S Hostel -Viamonte 887 \u2013 Buenos Aires \u2013 Costo 85$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<br \/>\n <b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p> <b>Luned\u00ec 30 gennaio 2006 \u2013 El Calafate<\/b><\/p>\n<p> La sveglia suona presto, il nostro volo \u00e8 alle 9 circa, <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia39.jpg\" width=\"320\" height=\"212\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>quindi non abbiamo molto tempo da perdere. Velocemente facciamo colazione e scendiamo in strada ad attendere l\u2019auto, una remises, che ci porter\u00e0 dritto all\u2019aeroporto di Ezeiza (costo 45$). Abbiamo tutto il tempo per andare con calma all\u2019aeroporto ma l\u2019autista corre che \u00e8 una meraviglia. Ci sono i cartelli con i limiti di velocit\u00e0 ma abbiamo l\u2019impressione che li consideri dei semplici numeri che abbelliscono la strada. <\/p>\n<p> All\u2019aeroporto scopriamo tristemente che i nostri bagagli sono ancora a Roma, cos\u00ec ci accordiamo con il personale dell\u2019Alitalia affinch\u00e9 ce li spediscano direttamente in Patagonia.\u00a0 <br \/>\n Il nostro volo per El Calafate parte puntuale, si tratta di uno dei pochi voli in partenza da Ezeiza, solitamente i voli cosiddetti \u2018domestici\u2019 partono tutti all\u2019Aeroparque che \u00e8 l\u2019altro aeroporto di Buenos Aires. Per poco non lasciamo i nostri averi su una seggiola, Marco alzandosi non si accorge che il marsupio, con il portafoglio \u00e8 rimasto li; ma un gentilissimo signore si accorge della dimenticanza e ci rincorre per consegnarcelo. Ci mancava solo pi\u00f9 questo!<\/p>\n<p> Il volo \u00e8 tranquillo e arriviamo a El Calafate verso l\u2019ora di pranzo. L\u2019aeroporto di El Calafate \u00e8 proprio piccolo, ma dotato di tutto quello che serve, \u00e8 una struttura piuttosto recente in mezzo al nulla ad una quindicina di chilometri dalla citt\u00e0. El Calafate non vanta certo un traffico aereo molto intenso pertanto alle 17 l\u2019aeroporto chiude. Questo significa che domani, sempre se i bagagli arrivano, dovremmo essere qui entro l\u2019orario di chiusura per effettuarne il ritiro. <\/p>\n<p> Il paesaggio che abbiamo intorno ricorda per molti aspetti la Namibia. Mi aspettavo una terra desolata ma non cos\u00ec arida. Se non si guarda in direzione delle Ande la sensazione \u00e8 proprio quella di un arido paesaggio africano, le tonalit\u00e0, i colori sono gli stessi, sfumature di giallo fino al marrone, distese terrose con arbusti secchi sparsi qua e la, non so perch\u00e9 ma mi aspetto da un momento all\u2019altro di vedere sbucare una giraffa o un antilope.<\/p>\n<p> Il tizio dell\u2019Avis <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia03.jpg\" width=\"320\" height=\"213\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>che ci deve consegnare l\u2019auto che abbiamo prenotato \u00e8 in ritardo. Veramente mi sorge anche il dubbio di non aver capito bene il luogo del noleggio ma alla fine, tutto trafelato arriva. Le ditte di noleggio, in questi aeroporti hanno solamente l\u2019insegna, gli uffici sono in citt\u00e0 e anche qui talvolta si limitano ad essere semplici scrivanie nell\u2019ambito di un altro esercizio commerciale (agenzie viaggio). Gli addetti vengono a portarti e a ritirare l\u2019auto all\u2019aeroporto se questo era stato concordato in anticipo. Il nostro addetto \u00e8 un ragazzo molto giovane, che in un perfetto inglese ci spiega che l\u2019auto da noi prenotata ce la pu\u00f2 consegnare solo dopo le 17 e provvisoriamente ce ne assegna un&#8217;altra.\u00a0 Tutto questo, aggiunto al fatto che dobbiamo organizzarci per recuperare, forse, i nostri bagagli ci scombussola un po\u2019 i piani. Avevamo prenotato questa e le successive notti ad El Chalten, che dista 220 km di strada sterrata da El Calafate. Di contro, i chilometri fatti con quest\u2019auto non ci verranno conteggiati (n.d.r. i noleggi in Argentina sono quasi tutti a chilometraggio limitato).<\/p>\n<p> Un po\u2019 stufi di tutte queste disavventure andiamo in citt\u00e0 a cercare un locale per fare pranzo e decidere il da farsi. Se non arrivano i nostri bagagli \u00e8 un casino fare trekking, i miei scarponi sono nelle valigie e non solo quelli, per cui domani \u00e8 fuori discussione andare a camminare. <\/p>\n<p> El Calafate \u00e8 una cittadina carina, il suo centro \u00e8 molto vivace e ricco di esercizi commerciali, fondamentalmente tutto si trova lungo la via principale alberata che attraversa il centro. Il cartello all\u2019ingresso della citt\u00e0 la definisce la capitale dei ghiacciai. E\u2019 infatti la citt\u00e0 pi\u00f9 vicina al famoso ghiacciaio Perito Moreno (circa 80 km) e alla parte meridionale del Parque nacional Los Graciares.\u00a0 El Calafate si affaccia sulle sponde dell\u2019immenso lago Argentino, circa 1600 kmq, che ne fanno il pi\u00f9 grosso lago del paese.<\/p>\n<p> Mentre passeggiamo per la strada principale brulicante di persone e di negozi, mi viene una di quelle pensate che uno si stupisce da solo di averle fatte. Pensata tra l\u2019altro ovvia, perch\u00e9 complicarci la vita ad andare avanti e indietro per queste strade sterrate basta invertire la prenotazione per la notte e modificare leggermente l\u2019itinerario. Cos\u00ec ci rechiamo subito al B&amp;B (Casa de Grillos) dove abbiamo prenotato alcune notti e fortuna nostra, hanno una camera disponibile per la notte. I proprietari sono veramente molto gentili, una coppia di anziani molto cordiale e socievole. La casa del Grillo \u00e8 una bella casetta in una zona tranquilla fuori dal centro cittadino a pochi passi dalla Laguna Nimez, un\u2019area naturale in cui \u00e8 possibile osservare gli uccelli nel loro habitat. La nostra camera \u00e8 molto bella e il bagno \u00e8 molto spazioso. Non potevamo fare una scelta migliore. <\/p>\n<p> Risolto il problema della notte passiamo alla fase due del piano\u2026 telefonare all\u2019hosteria di El Chalten per disdire la prima notte. Impresa non proprio semplice visto che il numero di telefono che mi sono segnata \u00e8 sbagliato (e ti pareva) e sull\u2019elenco del telefono non si trova il numero. Fortuna che ci sono gli internet caf\u00e8 e che questa hosteria l\u2019ho rimediata gironzolando per internet. La tizia parla solo spagnolo cos\u00ec con le mie misere conoscenze della lingua cerco di farmi capire, soprattutto cerco di farle capire che non disdico tutta la prenotazione ma solo la prima notte. Continua a ripetermi \u2018no problema no problema\u2019, speriamo che abbia capito.<\/p>\n<p> Risolto questo problema pratico passiamo il resto del pomeriggio a gironzolare per la citt\u00e0 e a fare qualche shopping, compriamo anche delle cartine utili nei prossimi girmi per le camminate che faremo.<\/p>\n<p> Ci rechiamo anche alla sede della Chalten Travel per prenotare l\u2019escursione in Cile. Alla fine, dopo tanto informarci e tanto pensare, abbiamo deciso di ricorrere ad un escursione di un giorno per visitare il Parque Nacional Torres del Paine in Cile. Il costo dell\u2019escursione \u00e8 di 186$ a persona. Comprende il viaggio in pullman e la visita guidata al parco. Certo, una cosa da comitiva ma non si pu\u00f2 fare diversamente. <\/p>\n<p> Per cena scegliamo un ristorante (La Cocina &#8211; 31,50$) lungo la via principale e per rallegrarci ci concediamo anche il dolce, tutto sommato la nostra vacanza \u00e8 iniziata e anche se abbiamo avuto qualche intoppo per ora siamo riusciti a non farci rovinare la vacanza da tutti questi inconvenienti. Il vento, che ha soffiato incessantemente per tutto il giorno, con il calare del sole \u00e8 aumentato. L\u2019aria \u00e8 fresca e si sta bene con la maglia. <br \/>\n \u00a0 <br \/>\n Pernottamento: Casa de Grillos &#8211; Pasaje Las Bandurrias s\/n \u2013 El Calafate \u2013 105$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<\/p>\n<p> \u00a0 <br \/>\n <b>Marted\u00ec 31 gennaio 2006 \u2013 Glaciar Perito Moreno <\/b><\/p>\n<p> Iniziamo subito la giornata con una colazione <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia05.jpg\" width=\"213\" height=\"320\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>spettacolare. Marta, la proprietaria del B&amp;B prepara le torte e le marmellate offerte a colazione lei stessa. La torta di mele di questa mattina \u00e8 semplicemente sublime. Marco \u00e8 soddisfattissimo della colazione, lui che ama la colazione dolce e non salata dice di avere trovato finalmente un paese che \u2018sa fare colazione\u2019. Assaggiamo per la prima volta la marmellata di \u2018Calafate\u2019, un frutto che cresce in questa terra. Assomiglia ad un mirtillo, stesso colore e stessa forma, cresce su rovi spinosi ma il sapore \u00e8 diverso. <br \/>\n Il programma per la giornata prevede la visita al famoso ghiacciaio Perito Moreno, poi, forse recupereremo i bagagli e ci sposteremo a El Chalten per la sera. <\/p>\n<p> Il ghiacciaio dista a 80 km alla citt\u00e0. Per chi non dispone di un auto propria ci sono degli autobus o delle escursioni organizzate. Il tragitto costeggia inizialmente il lago Argentino, maestoso e immenso. Lungo la strada si possono osservare lepri e piccoli rapaci ed altri uccelli, raramente qualche guanaco. Il percorso \u00e8 in parte asfaltato e in parte sterrato, la parte sterrata \u00e8 anche oggetto di lavori stradali per cui la percorrenza del tratto di strada \u00e8 piuttosto noiosa. <\/p>\n<p> Finalmente arriviamo al ghiacciaio&#8230; \u00e8 presto e non c\u2019\u00e8 ancora tanta gente. Il costo dell\u2019ingresso nel parco \u00e8 di 30$ a persona.\u00a0 Il ghiacciaio Perito Moreno pi\u00f9 semplicemente glaciar Moreno \u00e8 forse il solo, cos\u00ec dicono, ghiacciaio al mondo in continuo avanzamento. Nella zona vi sono altri ghiacciai, quali il ghiacciaio Upsula, che sebbene sia pi\u00f9 esteso del glaciar Moreno risulta essere meno spettacolare ed il glaciar Onelli, siti nel braccio nord del Lago Argentino. Questi ghiacciai sono raggiungibili sono in barca con gite della durata di una giornata. <\/p>\n<p> Il ghiacciaio, la sua imponenza sono spettacolari. Di tanto in tanto si sentono i tonfi di qualche pezzo che cade nell\u2019acqua. La sua maestosit\u00e0 \u00e8 impressionante. Ci sono diverse passerelle e livelli di balconate per vedere il ghiaccio che \u00e8 posto esattamente di fronte allo spettatore. La sua altezza supera i 50 metri e alla base \u00e8 piuttosto crepacciato. Il ghiaccio che si stacca dal ghiacciaio va ad alimentare le acque dell\u2019immenso lago Argentino.<\/p>\n<p> Ai piedi del ghiacciaio, su una piccola piattaforma di pietra, una mamma volpe con i suoi due cuccioli si godono il sole. Ma pochi si accorgono della sua presenza, il colore mimetico con la pietra e il fatto di trovarsi davanti ad uno spettacolo naturale di cos\u00ec grande maestosit\u00e0 fa si che la sua presenza venga quasi ignorata alla maggior parte dei presenti.<\/p>\n<p> A vedere <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia06.jpg\" width=\"320\" height=\"212\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>questo ghiacciaio ci vengono proprio tutti. Basta osservare la variegata presenza umana che c\u2019\u00e8. C\u2019\u00e8 perfino un gruppo di italiane di una nota organizzazione di viaggi. Sedute, con la schiena rivolta al ghiacciaio, si lamentano della scelta di alcuni loro compagni di rimanere pi\u00f9 del necessario in questo posto, e progettano di andarsene a cercare un bar, si stanno annoiando. A volte la gente va in giro per il mondo per poter dire di esserci andata, fa una bella fotografia per i parenti e poi tutto il resto non ha importanza. Mi spiace per loro, ma se il loro primo pensiero \u00e8 di andare al bar piuttosto che rimanere li a godersi questo spettacolo, tanto valeva restarsene a casa a sfogliare un catalogo! Questo non vuol dire che gli italiani siano peggio degli altri, e che gli altri non capisco cosa dicono quindi non posso commentare. Ma questi atteggiamenti mi infastidiscono parecchio, se non ti piace e non ti interessa avevi solo da startene a casa cos\u00ec non affollavi tanto questo posto.<\/p>\n<p> Con l\u2019aumentare delle temperature, verso l\u2019ora di pranzo, le cadute di ghiaccio, giustamente aumentano. Alzando lo sguardo al cielo Marco scova due Condor che volano. Felice come un bambino quando riceve un gioco nuovo, inizia il servizio fotografico ai due volatili, fortuna che abbiamo portato le macchine digitali, altrimenti ci toccava di fare un mutuo dal fotografo per pagarne lo sviluppo!<\/p>\n<p> Nel pomeriggio passiamo a ritirare i bagagli all\u2019aeroporto e ci dirigiamo verso El Chalten. Percorriamo un tratto della famosa ruta 40, la strada che attraversa la Patagonia da sud a nord lungo le Ande. Lungo la strada si incontrano, oltre a dei guanachi anche dei nand\u00f9. Sono degli struzzi un po\u2019 pi\u00f9 piccoli ma stupidi uguale. Ci sono tantissimi recinti che segnano i confini tra le varie propriet\u00e0 ed estancie; questi animali ogni tanto trovano un punto di uscita e poi non riescono pi\u00f9 a trovare la strada per tornare indietro. Stupidamente infilano la testa tra i fili della <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia07.jpg\" width=\"213\" height=\"320\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>recinzione ma non riescono a passare dall\u2019altra parte perch\u00e9 non arrivano a pensare che semplicemente alzando la gamba riuscirebbero a far passare anche il resto del corpo, poveretti! Cos\u00ec ne vediamo parecchi correre affannati lungo i recinti in cerca di un qualche passaggio. <\/p>\n<p> Il territorio \u00e8 proprio arido e questa zona che ricorda la Namibia in tutto e per tutto, per i suoi colori, i suoi arbusti secchi, conserva un suo fascino particolare. La strada costeggia prima il lago Argentino e poi il lago Viedma. Immense distese di acqua dove le Ande si specchiano. <\/p>\n<p> Qua e la si vedono le indicazioni per qualche Estancia, questi non sono di certo svegliati nel cuore della notte dal rumore prodotto dai vicini che rincasano. <\/p>\n<p> La strada \u00e8 tutta sterrata, stanno eseguendo dei lavori di asfaltatura che procedono mooooolto lentamente, ma intanto la strada \u00e8 sterrata e non \u00e8 nemmeno delle migliori.\u00a0 <\/p>\n<p> Fortunatamente l\u2019ultimo pezzo di strada, la RP23, \u00e8 asfaltata. Al bivio carichiamo anche un autostoppista, sono le 18 e considerando che non passano molte macchine, che il vento \u00e8 molto forte e chiss\u00e0 da quanto, povero, era li in attesa di un passaggio siamo ben contenti di dargli uno strappo. E\u2019 un ragazzo di Milano, com\u2019\u00e8 piccolo il mondo, \u00e8 un po\u2019 che \u00e8 in Argentina cos\u00ec passiamo il resto del viaggio parlando con lui di quello che ha visto o fatto. Davanti a noi il Cerro Torre e il Fitz Roy dominano con tutta la loro imponenza. Forse questi nomi ai pi\u00f9 dicono poco ma sono due signore montagne che da sempre hanno affascinato gli alpinisti pi\u00f9 capaci. <\/p>\n<p> El Chalten, \u00e8 un piccolo paese, nato nel 1985 come base per le spedizioni alpinistiche alle due montagne. E\u2019 un paese recente e l\u2019urbanistica lo dimostra. Le sue strade sono sterrate e il traffico \u00e8 inesistente, sembra un paese del far-west, dove sono i cavalli e i pistoleri? Ci molti bambini che affollano le strade. Bimbi in bicicletta, di corsa, con il pallone, schiamazzi e tante risa; le strade di El Chalten brulicano di bambini. <\/p>\n<p> L\u2019hosteria Lago Viedma \u00e8 una casupola bianca non lontano dal centro, ma nulla \u00e8 lontano dal centro. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia08.jpg\" width=\"320\" height=\"212\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>Ci sono poche stanze e sono tutte al piano superiore, gli interni sono tutti in legno e ne fa un ambiente un po\u2019 rustico. La nostra camera \u00e8 carina, piccolina ma dotata di tutti i confort. <\/p>\n<p> Per cena andiamo in uno dei ristoranti (Pizza Bar Comidas Patagonicus \u2013 40$) presenti in citt\u00e0. Niente men\u00f9 di carne perch\u00e9 non siamo degli affezionati del genere, ci prendiamo due bei piatti di tagliatelle al pomodoro niente male e ovviamente anche questa sera ci concediamo il dolce. Due passi per il paese che pare proprio un paese d\u2019altri tempi se non fosse per gli internet caf\u00e8. Le guide ne fanno un po\u2019 una descrizione che sembra quella di un avamposto di frontiera ma, per il turista, a El Chalten c\u2019\u00e8 quasi tutto, il supermercato, negozi, internet caf\u00e8, manca solo la banca ma qualcuno dice che presto arriver\u00e0 anche quella. <\/p>\n<p> Pernottamento: Hosteria Lago Viedma \u2013 Ricardo Arbilla 71 \u2013 El Chalten \u2013 Te. (02962) 49389 &#8211; 120$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<\/p>\n<p> <b>Mercoled\u00ec 1 febbraio 2006 \u2013 Laguna Los Tres (El Chalten)<\/b><\/p>\n<p> Sveglia presto quest\u2019oggi si cammina! La colazione dell\u2019Hosteria non \u00e8 niente male anche se la fetta di torta non ha niente a che vedere con quelle preparate da Marta!<\/p>\n<p> Abbiamo in programma di andare a Laguna Los Tres. Quello che abbiamo scelto, infatti, \u00e8 il miglior percorso per ammirare da distanza ravvicinata il versante orientale del mitico Monte Fitz Roy. Itinerario praticamente privo di difficolt\u00e0 su sentiero molto battuto ma piuttosto lungo (22 km andata e ritorno con un dislivello di 850 m circa).<\/p>\n<p> Lasciamo la macchina all\u2019imbocco del sentiero nei pressi del campeggio Madsen, e ci incamminiamo, forse \u00e8 un tantino presto ma in giro non <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia09.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>c\u2019\u00e8 quasi nessuno. Non \u00e8 molto che siamo in Argentina ma abbiamo gi\u00e0 capito che non sono particolarmente mattinieri. L\u2019imbocco del sentiero \u00e8 comunque ben segnalato da un cartello di legno. Il sentiero subito sale nel bosco portandosi verso nord-ovest. Superato un colletto poco sotto il Cerro Rosado, si traversa fino ad entrare in ampio vallone quasi pianeggiante. Attraversato il bacino si giunge al Campi Base Poincenot nascosto fra i faggi australi. Si supera poi il Rio Blanco su un ponte costruito con un tronco di legno ed in pochi minuti si \u00e8 al Campo Base Rio Blanco, punto di partenza per le ascensioni alpinistiche nel gruppo del Fitz Roy. In questo campo possono soggiornarvi solo gli alpinisti che effettueranno le ascese al monte Fitz Roy per tutti gli altri c\u2019\u00e8 il campo Poincenot.<\/p>\n<p> Il percorso diventa quindi pi\u00f9 impegnativo e il sentiero sale pi\u00f9 ripido e accidentato fino al ripiano dove giace il Lago del Los Tres, ai piedi del ghiacciaio omonimo. Semplicemente fantastico!<\/p>\n<p> Arrivati ci piazziamo in una bella posizione che ci consente di ammirare tutto quanto. Il posto \u00e8 spettacolare. Le nebbie vanno e vengono dalla punta e ogni tanto si riesce a vederne la sommit\u00e0 della montagna. Il Fitz Roy (m 3405) \u00e8 anche detta la <i>montagna che fuma<\/i> proprio per questa sua particolarit\u00e0 di aver spesso la punta celata nella nebbia. Il nome Fitz Roy ovviamente \u00e8 un nome relativamente recente, dalle popolazioni indigene la montagna \u00e8 conosciuta come Chalten. <\/p>\n<p> Scrutando con il binocolo scoviamo due alpinisti in parete, non li invidio affatto, viste le nebbie che ogni tanto avvolgono la montagna non penso che stiano patendo troppo il caldo, anzi.<\/p>\n<p> La prima spedizione che arriv\u00f2 sulla cima del Fitz Roy fu una spedizione francese nel 1951, cos\u00ec ho letto perch\u00e8 non c\u2019ero! Una delle vette limitrofe al Fitz Roy porta il nome di un francese <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia10.jpg\" width=\"320\" height=\"212\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>membro di questa spedizione, un certo Poincenot che sfiga sua \u00e8 annegato nelle acque del rio Fitz Roy. Dico io la sfortuna, uno scala una montagna del genere dove le probabilit\u00e0 di lasciarci le piume non sono una fantasia e poi che fa\u2026 affoga in un rio. Questa \u00e8 proprio iella! <\/p>\n<p> Man mano che il tempo passa la gente comincia ad arrivare. Mmmhhh non sono molto mattinieri questi Argentini.<br \/>\n Nel pomeriggio riprendiamo la via del ritorno.<br \/>\n Dopo esserci ripuliti per benino usciamo per la cena. Visto che non abbiamo ancora camminato a sufficienza, usciamo a piedi e ci facciamo il giretto del paese. <br \/>\n Dopo aver ben ben guardato da fuori molti ristoranti ritorniamo nel medesimo locale della sera prima. Ci accomodiamo in un&#8217;altra parte del locale, ai muri sono appese vecchie fotografie di alpinisti che sono transitati per la citt\u00e0. Ci sono perfino delle foto di Maestri\u00a0 con i suoi compagni di quella infelice spedizione sul Cerro Torre datata 1959 in cui Egger perse la vita. Avrebbero dovuto essere i primi alpinisti a raggiungere la vetta ma purtroppo non ci sono prove ad avvalere tale tesi visto che la macchina fotografica \u00e8 caduta assieme ad Egger ed \u00e8 andata persa, cos\u00ec la sola testimonianza di Maestri non \u00e8 stata ritenuta valida. Eh.. miiii.. che diffidenza sti alpinisti! Fatto sta che l\u2019argomento per anni fu oggetto di discussioni e ci credo! Nel 1970 Maestri, per porre fine alle chiacchiere una buona volta scal\u00f2 il Cerro Torre aprendo quella che oggi \u00e8 conosciuta come la via del compressore. Visto che la salita \u00e8 una passeggiatina ha pensato bene di aprirsi una via utilizzando dei chiodi ad espansione che infilava (non sar\u00e0 proprio il termine corretto ma rende l\u2019idea) nelle pareti della montagna aiutandosi con un trapano alimentato da un compressore, da qui il nome \u2018<i>vai del compressore<\/i>\u2019. Oggettino di poco ingombro. Ma invece di togliere ogni dubbio sulle sue reali capacit\u00e0 di aver scalato la vetta ne \u00e8 venuto fuori un putiferio; c\u2019\u00e8 infatti chi sostiene che arrivato quasi in cima non abbia comunque superato quella specie di fungo di ghiaccio che sovrasta la vetta. Se si osserva con un binocolo questo fungo lo si riesce a vedere.. impressionante. Tanta fatica per niente, dico io, perch\u00e9 tanto ancora oggi la prima salita certa alla vetta del Cerro Torre \u00e8 quella compiuta nel 1974 dalla sottoscritta, che allora aveva due anni, e dalla spedizione italiana di Ferrari!! Non ci credete? Problemi vostri!<\/p>\n<p> Pernottamento: Hosteria Lago Viedma \u2013 Ricardo Arbilla 71 \u2013 El Chalten \u2013 Te. (02962) 49389 \u2013 www.elchalten.com\/lagoviedma &#8211; 120$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<br \/>\n <b>\u00a0<\/b><br \/>\n <b>Gioved\u00ec 2 febbraio 2006 \u2013 Lago Torre (El Chalten)<\/b><\/p>\n<p> Anche oggi partenza presto. La nostra destinazione di oggi \u00e8<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia11.jpg\" width=\"223\" height=\"336\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/> il lago Torre nei pressi del campo base De Agostini. Il sentiero da percorrere oggi \u00e8 poco pi\u00f9 corto di quello di ieri ma questa sera dobbiamo andare a El Calafate per cui dopo la camminata, ci aspettano ancora 2 ore buone di macchina per quella strada purgosa.<\/p>\n<p> Partiamo presto per non dover poi correre nel pomeriggio. Contemporaneamente a noi si avvia un comitiva di ragazzi. Secondo Marco sono quelli che fanno un trekking su un ghiacciaio, di cui ne aveva visto la brochures, secondo me no. Trascurando il fatto che sono poco vestiti e solo alcuni hanno degli zainetti che se non sono le borse di Mary Poppins dubito che da\u00a0 questi possano uscire grosse giacche o maglie, restano comunque le loro scarpe. Ti pare che gente con le scarpe da tennis possa indossare un paio di ramponi? Non si sono mai viste le scarpe da tennis di tela ramponabili!!!<\/p>\n<p> Comunque\u2026\u00a0 staremo a vedere.<br \/>\n Anche oggi c\u2019\u00e8 una buona dose di vento, ma \u00e8 normale per questa terra, per cui tanto vale abituarsi.<\/p>\n<p> Il sentiero inizia dai prati sul lato occidentale del villaggio di El Chalten anche qui un cartello indicatore in legno che ne illustra il percorso. Il sentiero in moderata ascesa attraversa una serie di dossi erbosi ed entra del vallone bagnato dal Rio Fitz Roy, che scorre sulla sinistra piuttosto incassato. Raggiunto un colletto, si raggiunge quindi il primo belvedere sul Cerro Torre. Di tanto in tanto da qualche cespuglio spuntano delle lepri. Troppo simpatiche!<\/p>\n<p> Il sentiero scende fino a avvicinarsi al rio che scorre in un\u2019ampia piana alluvionale. Dopo circa 3-4 ore da El Chalten si raggiunge il Campo Base De Agostini che sorge in un bosco nei pressi della morena del Ghiacciaio Grande. Oltre la morena, prima del ghiacciano, giace il Lago Torre. Altro posto spettacolare. Il Cerro Torre (m 3102)\u00a0 si erge in fondo al ghiacciaio. Mi chiedo come si possa scalare una montagna del genere. Le sue pareti verticali mi sembrano ripidissime e inaccessibili.<\/p>\n<p> Arrivati a destinazione ci cerchiamo un angolino riparato sulle sponde del lago e ci godiamo la vista del Cerro Torre e delle altre montagne. Intanto arriva anche la nostra comitiva e ahim\u00e8 <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia12.jpg\" width=\"320\" height=\"212\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>aveva ragione Marco. In fila indiana preceduti con un buon distacco da due guide procedono i nostri, \u2018aspiranti alpinisti\u2019, muniti di imbrago, che useranno per attraversare il fiume su un ponte tirolese. Visto che ci sfilano tutti davanti Marco, fissato per gli scarponi, passa in rassegna ogni singolo paio di scarpe e divertito commenta ci\u00f2 che vede. Chiude in gruppo una guida che molto probabilmente intuisce l\u2019origine del divertimento di\u00a0 Marco, lo guarda con fare \u2018rassegnato\u2019 e indicando il gruppo che ha davanti si mette a ridere. Gi\u00e0.. il mondo \u00e8 bello perch\u00e9 \u00e8 vario ma chiss\u00e0 quanto \u00e8 \u2018demoralizzante\u2019 per una guida portare a spasso elementi del genere. E\u2019 vero che il trekking che propongono \u00e8 una cosa alla portata di chiunque ma proprio presentarsi con le scarpe da tennis e senza una giacca od un pile\u2026 insomma\u2026 un ghiacciaio \u00e8 sempre un ghiacciaio anche se te lo fanno giusto vedere per un paio di minuti e ti fanno fare due passi sopra tanto per poter dire di aver camminato sul ghiacciaio. <\/p>\n<p> Nel primo pomeriggio riprendiamo la lunga strada del ritorno, non so come mai ma i ritorni sono sempre pi\u00f9 lunghi delle andate.<\/p>\n<p> Rientrati in paese prendiamo la nostra macchina e ci mettiamo subito in marcia verso El Calafate che raggiungiamo verso sera. Aleando e Marta, della casa del Grillos, ci accolgono con molto calore come se fossimo parte della famiglia.<\/p>\n<p>\n Pernottamento: Casa de Grillos &#8211; Pasaje Las Bandurrias s\/n \u2013 El Calafate \u2013 105$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<\/p>\n<p> <b>Venerd\u00ec 3 febbraio 2006 \u2013 Lago Roca (El Calafate)<\/b><\/p>\n<p> Questa mattina abbiamo un po\u2019 di cose da fare in citt\u00e0 cos\u00ec ci svegliamo in tutta tranquillit\u00e0 e ci rechiamo con calma in centro per sbrigare un po\u2019 di commissioni. Domani andiamo in \u2018gita\u2019 in Cile e dobbiamo cambiare i <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia13.jpg\" width=\"320\" height=\"212\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>soldi argentini in soldi cileni per pagare l\u2019ingresso del parco. Andiamo quindi all\u2019ufficio del cambio che ci hanno indicato e dopo una lunga coda scopriamo che non hanno soldi in questa valuta, cos\u00ec andiamo in banca, e anche qui dopo una lunga coda arriviamo davanti allo sportello e riusciamo a comperare l\u2019equivalente in valuta cilena per pagare l\u2019ingresso al parco. Cos\u00ec tra una coda e l\u2019altra se ne \u00e8 andata via buona parte della mattina. Le code in Argentina sono uno spettacolo. Code interminabili, file e file di persone, in coda alla cassa nei supermercati, davanti ai bancomat. Tutti in coda tranquillamente senza nervosismi. Un approccio mooolto diverso dal nostro dove una coda \u00e8 sinonimo di stress e se ti attardi un tantino quelli dietro si fanno sentire. Le cose pi\u00f9 comiche al supermercato. Mettono la spesa sul banco della cassa, che non ha il tappeto scorrevole come le nostre, il cassiere con tutta calma prende pezzo per pezzo e lo passa sopra il lettore. Se poi il cliente ha dimenticato qualcosa, poco male\u2026 il cassiere rimane tranquillamente in attesa del cliente che intanto gironzola, con tutta calma, per il supermercato a prendere ci\u00f2 che manca. Terminata la processione di pezzi davanti al lettore, con tutta calma il cassiere inizia ad imbustare la spesa, fortunatamente aiutato dal cliente. Sistemata la spesa si passa al conto. Il cassiere comunica l\u2019ammontare e il cliente inizia a cercare i soldi. Tutto questo avviene con estrema calma senza il nervosismo di nessuno. Tutti aspettano tranquillamente il proprio turno e nessuno si lamenta, insomma un approccio meno stressato del nostro, anzi proprio per niente. L\u2019ideale sarebbe un sistema intermedio: il nostro \u00e8 troppo stressato e il loro troppo rilassato.<\/p>\n<p> Vista l\u2019approssimarsi dell\u2019ora di pranzo andiamo a vedere la vicina riserva naturale Laguna Nimes che si trova infatti sulle sponde del lago Argentino. Come tutte le riserve forse \u00e8 pi\u00f9 <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia14.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>interessante durante la stagione migratoria degli uccelli ma in ogni caso potrebbe essere interessante farci una visitina. L\u2019ingresso costa 2$. Viene fornita una piccola cartina che il vento ci porta via quasi subito, ma la riserva non \u00e8 molto grossa e il percorso \u00e8 unico. Ci sono parecchi rapaci, paperotti di vario genere, ibis. Non siamo ancora riusciti a trovare un libro sugli uccelli di questa zona cos\u00ec per la nostra attivit\u00e0 di bird-watching di oggi dobbiamo affidarci alle sole conoscenze ornitologiche di Marco.<\/p>\n<p> Nel pomeriggio invece ci spostiamo nella zona del lago Roca. Percorriamo questa valle e questa strada lungo questo lago. La strada \u00e8 sterrata e non c\u2019\u00e8 quasi nessuno. E\u2019 una zona poco battuta dal turismo e a parte qualche estancia non si incontra null\u2019altro. Prendiamo una stradia che porta lungo il lago, ci sono due pescatori e una famiglia che gioca a pallone nel prato. <\/p>\n<p> La vista sul lago e sulle montagne \u00e8 molto bella, \u00e8 un posto tranquillo dove concedersi un po\u2019 di relax e fare merenda con la famiglia. Marco non sta troppo bene, gli sbalzi di temperatura gli hanno fatto venire un bel raffreddore, un pomeriggio in completo relax sulle rive del lago \u00e8 proprio quello che ci vuole. In lontananza un gaucho, a cavallo, raccoglie alcune mucche sparse qua e la e le riporta indietro. Sembra cos\u00ec lontano il resto del mondo con la sua confusione, la sua gente, si sente solamente il sibilo del vento e il rumore dell\u2019acqua del lago mossa dal vento.<\/p>\n<p> Rientriamo per cena percorrendo una strada alternativa, <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia15.jpg\" width=\"223\" height=\"336\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>tutta sterrata, che ci porta dritto in centro paese. L\u2019intenzione non era proprio questa ma come gi\u00e0 avevamo avuto modo di capire le cartine stradali non sono precisissime, sulla nostra \u00e8 segnata una strada che non troviamo. Magari \u00e8 ancora una pista e noi non l\u2019abbiamo riconosciuta come strada o magari non c\u2019\u00e8 e basta.<\/p>\n<p> In alternativa, se non avessimo dovuto perdere tutta la mattinata in banca si poteva fare l\u2019escursione di un giorno al ghiacciaio Upsula, sar\u00e0 per un\u2019altra volta. <\/p>\n<p> Per cena andiamo in una pizzeria (La Lechuza \u2013 34$) dove assisto alla fantastica scena descritta all\u2019inizio del mio racconto. La\u00a0 cena non \u00e8 male. La pizza \u00e8 servita su un tagliere di legno, molto caratteristico. Per scegliere il locale della cena, ce ne sono veramente tanti in centro, abbiamo ben ben consultato le nostre fedeli guide per poi scegliere un locale non citato sulle guide.. eh eh <\/p>\n<p>\n Pernottamento: Casa de Grillos &#8211; Pasaje Las Bandurrias s\/n \u2013 El Calafate \u2013 105$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<\/p>\n<p> <b>Sabato 4 febbraio 2006 \u2013 P.N. Torre del Paine (Cile)<\/b><\/p>\n<p> E\u2019 ancora notte quando ci svegliamo. Vengono a prenderci alle 5 per l\u2019escursione in Cile al parco Torres del Paine.\u00a0 All\u2019interno di questo parco \u00e8 presente il massiccio del Paine, un\u2019insieme di montagne, picchi in granito che si ergono dalla steppa Patagonica verso l\u2019alto e dominano il paesaggio. Che dire\u2026 sono spettacolari.<\/p>\n<p> Abbiamo un po\u2019 da ridire sull\u2019efficienza di questa metodologia per organizzare le escursioni, <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia16.jpg\" width=\"320\" height=\"212\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>comunque\u2026 Marta, quando scendiamo a fare colazione, \u00e8 gi\u00e0 in piedi. Veramente una padrona di casa eccezionale. Alle 5 puntuale un auto viene a prelevarci. Ci accompagnano presso un altro hotel, da qui parte un pulmino che facendo il giro della citt\u00e0 carica tutti i partecipanti all\u2019escursione. Cos\u00ec lasciamo El Calafate che sono quasi le 6. Non si faceva prima a dare l\u2019appuntamento alle persone tutte da qualche parte cos\u00ec si evitava di perdere tempo inutile con questo servizio di taxi a domicilio? Ma i miei canoni di efficienza e organizzazione mi rendo conto poco si addicono ai ritmi e agli stili di vita sud-americani.<\/p>\n<p> Il viaggio \u00e8 piuttosto lungo, una sosta in un bar per la colazione e qualche bisognino, poi dritti fino alla frontiera. La strada inizialmente \u00e8 asfaltata e il piccolo bus corre veloce, nonostante la pioggia, poi diventa sterrata ma il piccolo bus continua a correre veloce. Arriviamo alla frontiera Argentina, una casupola in mezzo al nulla, un freddo, piove e ovviamente c\u2019\u00e8 il vento. I doganieri lenti controllano i passaporti e timbrano le varie scartoffie. L\u2019aspetto \u00e8 esattamente quello dei posti di frontiera che si vedono nei vecchi film western, chiss\u00e0 se gli sceneggiatori si sono ispirati a posti del genere!!! Un altro po\u2019 di strada ed eccoci al confine con il Cile e qui un gran caos.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia17.jpg\" width=\"320\" height=\"212\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/> Il doganiere \u00e8 da solo, o meglio a svolgere le pratiche di entrate e uscita dal paese c\u2019\u00e8 una sola persona, perch\u00e9 effettivamente sono in due, uno che lavora e uno che guarda. Di gente che vuole oltrepassare il confine nei due senti ce n\u2019\u00e8 proprio tanta, non ci resta che compilare i moduli per l\u2019ingresso e metterci in fila. Dopo il controllo passaporti si passa al controllo sanitario. Non si pu\u00f2 portare nel paese nessun tipo di alimento fresco, quale frutta, verdura, carne. Che dire.. abbiamo passato la bellezza di tre ore per riuscire a passare tutti la dogana. A titolo di cronaca per passare con un mezzo proprio occorre fare un ulteriore\u00a0 fila per il controllo dei documenti della macchina.<\/p>\n<p> Finalmente siamo di nuovo tutti sul bus, un bus diverso perch\u00e9 quello su cui abbiamo viaggiato fino ad ora \u00e8 rimasto aldil\u00e0 del confine, un altro bus\u00a0 con la guida, ci aspettava da questa parte. <\/p>\n<p> La guida inizia subito a spiegare il tipo di tour che faremo, le tappe, le regole e informa i presenti che l\u2019ingresso del parco va pagato in contanti ed in valuta cilena. Ed ecco subito qualche manina che si alza dicendo che non aveva i soldi in valuta cilena. Cos\u00ec ulteriore fermata al cambio con annessa arrabbiatura di alcuni dei presenti per questo ulteriore ritardo.<\/p>\n<p> E finalmente si parte. La prima sosta \u00e8 nei pressi dell\u2019ingresso del parco. Mentre la guida si reca ad espletare tutte le formalit\u00e0 di ingresso noi gironzoliamo per il piazzale e facciamo qualche <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia18.jpg\" width=\"320\" height=\"213\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>prima foto di questo massiccio del Torre del Paine. La giornata non \u00e8 bella, non piove, ma le nuvole avvolgono le montagne. L\u2019ambiente che abbiamo intorno \u00e8 differente da quello Argentino. E\u2019 pi\u00f9 verde, pi\u00f9 rigoglioso. Le Ande infatti, fanno da sbarramento per le perturbazioni fermando quindi le stesse aldiqu\u00e0 delle montagne.<\/p>\n<p> La guida fornisce un sacco di informazioni sul luogo, sulla gente, sulla vita in queste zone. Ci fermiamo in pi\u00f9 punti a vedere le montagne, il paesaggio. In un parcheggio una volte Patagonica si lascia fotografare; lungo la strada miriade di guanachi. Molti di pi\u00f9 di quelli che si vedono in Argentina, ma anche questo lo avevamo letto. Il parco nato nel 1959 aveva tra i suoi obiettivi principali la salvaguarda di questa ed altre specie animali dai cacciatori e bracconieri. <\/p>\n<p> Andiamo a visitare la cascata del Salto Grande molto bella. Poi il lago Pehoe. Non \u00e8 possibile recarsi al lago Grey perch\u00e9, spiega la guida, ci sono dei problemi sulla strada o qualcosa del genere legata al transito del minibus. Bella fregatura perch\u00e9 all\u2019agenzia ci avevano detto che si andava proprio li ed era anche li che volevamo andare noi, Sigh!<\/p>\n<p> Infine riprendiamo la via del ritorno. Fortunatamente le frontiere sono meno affollate che all\u2019andata cos\u00ec non perdiamo troppo tempo con le varie formalit\u00e0 e in breve tempo siamo di nuovo sul bus diretti ad El Calafate. Rientriamo in citt\u00e0 che sono le 22 ma noi arriviamo al nostro B&amp;B che sono quasi le 23 perch\u00e8 grazie a questa servizio a domicilio gironzoliamo per la citt\u00e0 lasciando chi davanti ad un hotel, chi ad un altro, fintanto che tocca noi. Ovviamente gli ultimi del bus!<\/p>\n<p> Alla casa del Grillo Marta \u00e8 ancora in piedi. Ci accoglie con la solita gentilezza e disponibilit\u00e0 e ci chiede della nostra giornata. Cos\u00ec davanti ad una bella tazza di mate le raccontiamo della lenta burocrazia cilena e del nostra gita in Cile che ci ha permesso di vedere, anche se in maniera molto furtiva, questo splendido paese che torneremo di certo a visitare con pi\u00f9 attenzione e pi\u00f9 tempo. Magari faremo anche il famosissimo trekking conosciuto con il nome di\u00a0 \u2018W\u2019, per la sua particolare forma. Chiss\u00e0\u2026<\/p>\n<p> Pernottamento: Casa de Grillos &#8211; Pasaje Las Bandurrias s\/n \u2013 El Calafate \u2013 105$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<\/p>\n<p> <b>Domenica 5 febbraio 2006 &#8211; Ushuaia<\/b><\/p>\n<p> Il nostro aereo per Ushuaia parte a mezzogiorno, <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia19.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>cos\u00ec niente sveglia presto e colazione in tutta calma. Ci attardiamo anche a chiacchierare con Aleandro prima di lasciare la casa del Grillo. Ci racconta un po\u2019 della situazione del paese, economica e politica, della situazione in generale del Sud America e della gente. Mi piace parlare con la gente del posto anche solo per capire come vivono, cosa pensano, chi sono. <\/p>\n<p> Lasciata la casa del Grillo ci fermiamo in citt\u00e0 per qualche acquisto e poi ci avviamo all\u2019aeroporto. Facciamo il check-in e paghiamo le tasse aeroportuali (18$) e rimaniamo in attesa dell\u2019addetto dell\u2019Avis anche oggi in ritardo. Non abbiamo superato i chilometri previsti dal contratto quindi non dobbiamo pagare nessun extra. Sta per andarsene quando Marco mi chiama, intanto io ero andata a vedere dei tabelloni in aeroporto, per chiedermi se avevamo pagato gi\u00e0 il noleggio quanto avevamo prenotato. Assolutamente no, cos\u00ec richiama l\u2019addetto e glielo facciamo presente. Avremmo potuto fregarcene e andarcene ma non ci pareva corretto nei confronti di questo ragazzo, magari poi glieli scalavano dal suo stipendio. Saldiamo l\u2019auto e ci salutiamo per la seconda volta, ovviamente, lui non fa che ringraziarci, forse gli avrebbero sul serio detratto la cifra dallo stipendio!<\/p>\n<p> Il volo \u00e8 tranquillo e arriviamo a Ushuaia nel pomeriggio. Il tempo non \u00e8 un granch\u00e8, coperto e freddo ma non mi sembra che qui il tempo sia mai eccessivamente bello.<\/p>\n<p> Ushuaia\u2026 \u2018<i>la citt\u00e0 de la fin del mundo<\/i>\u2019, ti pareva che anche lei non aveva il suo appellativo, <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia20.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>\u00e8 posta sulle rive del canale di Beagles. Effettivamente \u00e8 la citt\u00e0 pi\u00f9 settentrionale del mondo ma non \u00e8 il caso di ripeterlo in ogni dove. Ushuaia \u00e8 stata in passato sia sede di prigioni penali argentine che importante base navale. E\u2019 comunque un posto dotato di un fascino particolare.<\/p>\n<p> Qui non abbiamo noleggiato nessuna auto, possiamo spostarci tranquillamente con i mezzi pubblici c\u2019\u00e8 un servizio e un\u2019organizzazione da far invidia a molti posti.<br \/>\n L\u2019aeroporto si trova su una penisola ed \u00e8 un tantino pi\u00f9 grosso e affollato di quello di El Calafate. Il Nido del Condores dove alloggiamo, offre anche un servizio di trasporto dall\u2019aeroporto fino alla struttura cos\u00ec troviamo un auto pronta ad aspettarci. <\/p>\n<p> Il Nido del Condores un posto particolare, in legno con i pavimenti che scricchiolano, il riscaldamento acceso; veramente i proprietari indossano le maniche corte e tengono il riscaldamento acceso, non farebbero prima a spegnere il riscaldamento e a mettersi una maglia? Non sarebbe pi\u00f9 economico? <\/p>\n<p> Usciamo subito alla ricerca di un posto in cui fare merenda, per pranzo abbiamo mangiato un semplice snack. Troviamo una caffetteria niente male, e ci concediamo due cioccolate calde con altrettanti croissant che qui chiamano medialuna. Anche in Argentina, come in Italia, la cioccolata ha i suoi seguaci e i suoi estimatori.<\/p>\n<p> Gironzoliamo per la citt\u00e0, alcuni negozi sono aperti <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia21.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>altri sono chiusi, in fin dei conti \u00e8 anche domenica. Andiamo all\u2019ufficio informazioni e recuperiamo l\u2019orario dei diversi bus per le varie destinazioni, un po\u2019 di informazioni varie e gli indirizzi delle agenzie che organizzano escursioni. Molte di queste sono chiuse ma la Rumbo Sur \u00e8 aperta. Siamo particolarmente interessati a vedere i castori. L\u2019escursione costa 70$ e comprende il viaggio di andate e ritorno con questo discutibile sistema del servizio a domicilio, la visita e un breve snack per la cena. Prenotiamo e ci indicano come ora di partenza le 19.00. <\/p>\n<p> Ceniamo in un ristorante (Restaurant la Estancia) che fa la parilla. Per 25$ a testa puoi mangiare tutto quello che vuoi. Il cuoco cucina la parilla davanti ai clienti; gli agnelli sono appesi sul braciere in maniera molto coreografica e la carne abbrustolisce sulla griglia. Alle 8 il ristorante apre e noi puntali siamo li. Ciascuno con il proprio piatto si va dal cuoco e si sceglie il pezzo che si vuole. Non siamo dei grandi mangioni cos\u00ec ci limitiamo ad assaggiare un pezzo per tipo, per fino un pezzo di una specie di mostardella. La carne \u00e8 cotta alla perfezione, tenera e deliziosa. Dopo cena passeggiamo un po\u2019 per la via animata da tanti turisti ma il freddo \u00e8 piuttosto pungente.<\/p>\n<p> Pernottamento: Nido de Condores &#8211; Gobernador Campos 783 \u2013 Ushuaia \u2013 tel (02901) 437.753 \u2013 <a href=\"mailto:nidodecondores@speedy.com.ar\">nidodecondores@speedy.com.ar<\/a> &#8211; 105$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<\/p>\n<p>\n <b>Luned\u00ec 6 febbraio 2006 \u2013 P.N. Tierra del Fuego (Ushuaia)<\/b><\/p>\n<p> Anche oggi non \u00e8 una splendida giornata. Non si capisce se pensa solamente di piovere o se ha veramente intenzione di farlo. Fatto sta che non fa affatto caldo per cui abbigliati per benino ci <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia22.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>avviamo verso la fermata del bus. Mi aspettavo di vedere delle paline indicanti il nome della compagnia, la direzione ma all\u2019angolo della strada non vedo nulla. Dall\u2019altra parte della strada per\u00f2 notiamo una serie di piccoli bus fermi e un autista che ci fa segno con la mano. Attraversiamo e anche se non era ancora l\u2019ora di partenza delle sua compagnia decide di partire lo stesso, cos\u00ec ci mettiamo subito in moto. Il biglietto, di andata e ritorno (da operarsi quindi con la medesima compagnia) per il parco nazionale Terra del Fuoco costa 20$ e il viaggio dura una mezz\u2019oretta. Si tratta del primo parco nazionale costiero istituito in Argentina. Il suo territorio \u00e8 molto vasto e comprende non solo la costa, ricca di avifauna. Si possono avvistare condor, albatri, cormorani, gabbiani, starne, vari tipi di oche e anatre, oltre a mammiferi quali volpi e conigli. Noi abbiamo visto solo conigli (molti), cormorani, gabbiani, starne e qualche modello di oche e anatre. <\/p>\n<p> Tornando al nostro viaggio in bus, c\u2019\u00e8 da dire che questo meccanismo di trasporti pubblici funziona molto bene. Ci sono diverse compagnie che effettuano servizio in questa zona partendo ciascuna ad un orario prestabilito, dal centro di Ushuaia per le varie localit\u00e0 del parco nazionale. Cos\u00ec anche senza un auto ci si pu\u00f2 spostare tranquillamente senza grosse difficolt\u00e0. <\/p>\n<p> Una breve sosta al gate del parco per pagare l\u2019ingresso giornaliero (20$) ed eccoci arrivati a destinazione. Prendiamo subito la direzione del nostro sentiero, vogliamo arrivare sul Cerro Guanaco da cui si dice si goda di un ottima vista. Dubitiamo un po\u2019 sulla qualit\u00e0 della vista considerato che il tempo <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia23.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>\u00e8 proprio brutto e le montagne sono avvolte dalle nebbie. Fa molto freddo, il vento \u00e8 molto forte e a tratti piove. C\u2019\u00e8 pochissima gente in giro, ma in compenso ci sono tantissimi conigli, deduciamo che o le volpi non sono troppe o i conigli si riproducono pi\u00f9 velocemente di quello che le volpi riescano a papparseli. Da ogni cespuglio si vede spuntare un paio di orecchie, correre un batuffoletto di pelo. Sono veramente adorabili. <\/p>\n<p> Il sentiero inizialmente attraversa il bosco con alcuni tratti di ripida salita. Percorre una lunghezza di 8 km (solo andata). Man mano che aumenta la salita diventa pi\u00f9 ripido e talvolta il terreno \u00e8 scivoloso. Il vento \u00e8 molto forte ma al riparo nel bosco si riesce a camminare abbastanza bene. Lo scricchiolare, un po\u2019 sinistro, dei tronchi mossi dal vento ha un che di inquietante. Arrivati al limitare del bosco il vento \u00e8 molto forte. Indossiamo guanti e cappello e proseguiamo ancora per un po\u2019. Fa troppo freddo e il vento soffia molto forte, a tratti piove e alla fine, visto che le nebbie basse ci avrebbero comunque impedito la vista dalla sommit\u00e0 della montagna, decidiamo di lasciar perdere e riprendiamo la via del ritorno. Non mancava pi\u00f9 molto ma io ho proprio troppo freddo per proseguire. Scendendo incontriamo una sola persona. Pranziamo sulle rive del lago Roca, seduti su un tronco rovesciato accompagnati dal sibilare del vento e dallo scricchiolare degli alberi. Non incontriamo altra gente. Originali sti Argentini nella scelta dei nomi. Questo \u00e8 il secondo Lago Roca che vedo in meno di una settimana. <\/p>\n<p> I bus per il ritorno partono vicino alla caffetteria che avr\u00e0 sicuramente un nome ma sulla piantina non l\u2019hanno scritto. Per il campeggio ogni tanto si vede qualche coniglio correre veloce nel prato, ce ne sono tantissimi e mi diverto a guardarli. Ci sono anche parecchi falchi o qualcosa del genere, che cercano le briciole lasciate dai turisti, uno ha per fino l\u2019ardire di appollaiarsi alla finestra della caffetteria. <\/p>\n<p> Ritornati in <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia24.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>citt\u00e0 facciamo una scappatine in cioccolatteria a fare merenda e un giro per negozi. Siamo alla disperata ricerca di una guida sui mammiferi e sugli uccelli della Patagonia o del Sud America, dopo tanto girare finalmente una libreria ci consiglia il negozio che fa per noi. Infine rientriamo a casa in attesa dell\u2019escursione serale ai castori. Anche qui vige l\u2019efficentissimo metodo del servizio a domicilio e fortuna che siamo rientrati in anticipo perch\u00e9 l\u2019orario che ci ha dato l\u2019agenzia non era corretto. La tizia del bus \u00e8 passata la bellezza di 40 minuti prima rispetto all\u2019orario concordato, cos\u00ec abbiamo dovuto preparare l\u2019occorrente e fiondarci fuori per non far aspettare tutti pi\u00f9 del necessario. <\/p>\n<p> Dopo aver caricato anche l\u2019ultimo partecipante possiamo tranquillamente avviarci verso il rifugio ad una mezz\u2019ora da Ushuaia in direzione di Tolhuin, sede dell\u2019escursione, che per ovvi motivi, si terr\u00e0 al crepuscolo. I castori infatti escono la sera per cui le probabilit\u00e0 di vederli sono maggiori. Il rifugio \u00e8 una casupola in legno che ricorda uno chalet valdostano. Basta guardarsi intorno per vedere <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia25.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>che, in questa zona, il castoro la fa da padrone. L\u2019ambiente \u00e8 proprio il suo, dighe, tronchi rovesciati e rosicchiati. Prima di avviarci per il nostro breve tour nel suo ambiente chi non dispone di un paio di scarpe waterproof viene dotato di un paio di stivali di gomma. Io ho i miei scarponi, ci informiamo sul tipo di giro e il terreno, vorr\u00e0 dire che ci toccher\u00e0 di spazzolare gli scarponi ma preferisco le mie scarpe ad un paio di stivali di gomma. Una signora australiana, che non parla una parola di spagnolo, non capisce cosa stia accedendo, cos\u00ec, con il nostro povero inglese le spieghiamo la faccenda delle scarpe. Purtroppo gli organizzatori di quest\u2019escursione non parlano inglese ma solo spagnolo.. sar\u00e0 un po\u2019 dura per lei. <\/p>\n<p> Il giro ci porta a vedere l\u2019area circostante, colonizzata da una famiglia di castori. Si vedono i segni del suo passaggio, tronchi rosicchiati, dighe, tane abbandonate. Il ragazzo che funge da accompagnatore descrive la vita del castoro, le sue abitudini, il suo habitat. Il gruppo \u00e8 molto vario, ci sono anche dei ragazzini, la signora australiana chiede un po\u2019 a noi e un po\u2019 ad un ragazzo messicano che parla bene l\u2019inglese di tradurgli quanto viene detto dalla guida. <\/p>\n<p> Infine arriviamo alla zona di attuale colonizzazione della famigliola di castori che conta in tutto cinque soggetti. Ed ecco che ogni tanto qualche elemento fa la sua comparsa. In tutto vediamo tre castori diversi. Nuotano, mangiano, spostano rami, sono in piena attivit\u00e0. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia26.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>Sono fantastici, e dopo tre viaggi in nord America dove non li abbiamo visti nemmeno da lontano e quasi il colmo riuscirci all\u2019estremo opposto di questo continente. I castori, va detto, non sono una specie autoctona per questa zona. Qualche fenomeno li ha introdotti, portandoli dal nord America, e loro hanno trovato un ambiente favorevole e si sono adattati pi\u00f9 che bene, forse troppo.<\/p>\n<p> La sera \u00e8 ormai arrivata da molto e prima che sia troppo buio riprendiamo la via del ritorno, appagati e felici di aver finalmente visto questo simpatico animaletto, in fondo questo \u00e8 l\u2019unico motivo per cui abbiamo deciso di partecipare a quest\u2019escursione.<\/p>\n<p> Rientrati al rifugio la tavola \u00e8 pronta per la cena. Cos\u00ec, passiamo il resto della serata chiacchierando con la signora australiana e il ragazzo messicano, li resto degli ospiti, fa un po\u2019 vita a se chiacchierando in spagnolo. Infine alle 22 il piccolo pulmino arriva per riportarci in citt\u00e0. <\/p>\n<p> Pernottamento: Nido de Condores &#8211; Gobernador Campos 783 \u2013 Ushuaia \u2013 tel (02901) 437.753 \u2013 <a href=\"mailto:nidodecondores@speedy.com.ar\">nidodecondores@speedy.com.ar<\/a> &#8211; 105$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<br \/>\n &gt; <br \/>\n <b>Marted\u00ec 7 febbraio 2006 \u2013 P.N. Tierra del Fuego (Ushuaia)<\/b><\/p>\n<p> Oggi li tempo \u00e8 peggio di ieri, come siamo stati fortunati! Il nostro aereo parte solo in serata e quindi abbiamo tutto il giorno per conoscere ancora questi posti. Il nostro programma originale prevedeva di andare con la seggiovia fino al ghiacciaio Martial e di qui fare un breve giro nella zona, ma il tempo \u00e8 brutto e il ghiacciaio \u00e8 avvolto nella nebbia. <\/p>\n<p> In alternativa propongo a Marco di andare a percorrere <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia27.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>quel tanto decantato sentiero lungo la costa nel parco nazionale della Terra del Fuoco: senda costera. Il primo che osa ancora venirmi a decantare la bellezza di questo sentiero si riceve una scarpa sul naso. Certo se paragonato a una passeggiata in centro sotto i portici \u00e8 fantastico ma se paragonato al sentiero per il Cerro Torre o il Fitz Roy.. gente questi sono panorami!!! Prendiamo il solito bus, con il medesimo autista di ieri e scendiamo esattamente alla partenza del sentiero. Inizialmente passa nel bosco per poi uscire e costeggiare la costa per un lungo tratto, in tutto sono 6,5 km.<\/p>\n<p> L\u2019ambiente \u00e8 particolare, soprattutto lungo la costa, ma il sentiero \u00e8 uno strazio. Fango, fango e ancora fango. Ci imbrattiamo da far schifo. La giornata e grigia e questi posti hanno un che di malinconico e triste. Incontriamo qualche persona ma non sono molti coloro che si sono avventurati su questo sentiero. Oltrepassiamo anche un campeggio, non ci sono molte tende e non stento a crederlo, con questo tempo non mi passerebbe nemmeno nell\u2019anticamera del cervello di montare una tenda in questo bel terreno molliccio e di dormire tutta la notte raggomitolata nel mio sacco a pelo mentre la pioggia inzuppa ben bene la mia tenda e tutto quello che gli arriva a tiro. <\/p>\n<p> Devo dire che quando raggiungiamo la strada asfaltata siamo veramente contenti, tutto quello camminare nel fango alla fine ci ha snervato non poco, il paesaggio \u00e8 carino, ma nulla di pi\u00f9. Niente di cos\u00ec eccezionale come descrive la guida, belle vedute sul canale ma da qui a chiamarle vedute \u2018mozzafiato\u2019.<\/p>\n<p> Aspettiamo il bus per il ritorno lungo la strada, la caffetteria non \u00e8 lontana ma questo sistema funziona cos\u00ec. Quando vedi arrivare il bus lo fermi e se c\u2019\u00e8 posto ti fa salire, gli fai vedere il tuo bel bigliettino di andata e ritorno e il gioco \u00e8 fatto.<\/p>\n<p> Tornati in citt\u00e0 ci comperiamo una bella fetta di crostata per merenda, facicamo qualche passo in centro e lungo la baia per poi andare a recuperare le nostre valigie e con un auto remises (10$) raggiungiamo velocemente il piccolo aeroporto di Ushuaia.<\/p>\n<p> Al check-in ci <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia28.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>informano di un ritardo di 2 ore sull\u2019orario di partenza e ci forniscono un biglietto per andare ad usufruire di uno spuntino in attesa del volo, non come a Torino che abbiamo aspettato pi\u00f9 di due ore un volo e non ci hanno nemmeno offerto una caramellina nonostante fosse ora di cena! <\/p>\n<p> Il volo \u00e8 piuttosto perturbato, i forti venti sballottano per benino il velivolo e anche la fase di atterraggio \u00e8 piuttosto dondolante, fortuna che io scendo a Trelew e non devo proseguire come altri fino a Buenos Aires. Quasi tutti gli aerei che attraversano il paese da nord a sud e viceversa, partendo o arrivando nella capitale prevedono una fermata intermedia con scambio di passeggeri. Chi prosegue non scende. <\/p>\n<p> Che dire dell\u2019aeroporto di Trelew? Altro esempio di aeroporto microscopico, c\u2019\u00e8 un vento fortissimo ma caldo, molto caldo. Un altro bello sbalzo di temperatura! E\u2019 mezzanotte ed \u00e8 tutto chiuso, le uniche anime in aeroporto sono i viaggiatori da e per questo volo e coloro che, per qualche motivo, devono ricevere i nuovi arrivati. Visto che siamo due ore in ritardo, io resto ad aspettare i bagagli mentre Marco va a sbrigare le pratiche con il tizio dell\u2019Avis che chiss\u00e0 da quanto \u00e8 li che ci aspetta. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia29.jpg\" width=\"240\" height=\"320\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>Ovviamente niente ufficio in aeroporto, le modalit\u00e0 sono le stesse, sono venuti a portarci direttamente l\u2019auto in aeroporto. L\u2019auto \u00e8 un po\u2019 pi\u00f9 grossa della precedente ma non si pu\u00f2 dire messa meglio. Il tipo ci fa uno strano discorso sul fatto che possiamo, se vogliamo, cambiarla il giorno dopo. Non ne capiamo il senso e poi non vogliamo perdere un\u2019altra mattinata per recuperare un\u2019altra macchina, se questa funziona va bene lo stesso. Ci spiega velocemente la strada per raggiungere il nostro hotel e ci avviamo. Si trova in centro a Trelew, sar\u00e0 perch\u00e9 \u00e8 quasi l\u2019una ma in centro non c\u2019\u00e8 anima viva. Troviamo abbastanza facilmente il nostro hotel, parcheggiamo ed entriamo. Il tizio casca dalle nuvole, a lui non risulta nessuna prenotazione, gli mostro le mie mail scambiate con il suo collega e lui tutto candido mi dice che il collega molto probabilmente non ha segnato nulla sul loro registro. Bei pasticcioni\u2026 comunque ha una stanza libera anche se non \u00e8 come quella che avevamo chiesto noi. Vista l\u2019ora e visto tutto il resto decidiamo di prendere la stanza anche se, dopo posti come la casa del Grillo questa camera \u00e8 proprio squallida e malandata.<\/p>\n<p> Pernottamento: Cheltum Hotel \u2013 Avda. H. Yrigoyen 1385 \u2013 trelew \u2013 tel (02965)431066 \u2013 <a href=\"mailto:cheltum@internet.siscotel.com\">www.cheltumhotel.com.ar<\/a> &#8211; 78$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<\/p>\n<p>\n <b>Mercoled\u00ec 8 febbraio 2006 \u2013 Punta Tombo<\/b><\/p>\n<p> Mi svegliano le voci della gente in corridoio, sono circa le sei. La stanza ha una piccola finestrella che <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia30.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>abbiamo aperto per il troppo caldo e cosa ci vedo sbucare? Una testolina di un gattone nero che guarda dentro alla stanza. La colazione \u00e8 di gran lunga superiore allo stile trasandato dell\u2019albergo. Guardando meglio il suo salone, l\u2019ingresso, la receptions, non sarebbe malaccio ma come tutte le cose in Argentina ha avuto qualche anno di splendore e poi lo hanno lasciato andare. Mi da l\u2019impressione che questo sia un po\u2019 lo stile, come direbbe un mio vicino di casa \u2018nessuna ambizione\u2019, lasciano che le cose vengano segnate dal tempo senza fare nulla per mantenere lo splendore iniziale.<\/p>\n<p> Partiamo subito dopo colazione alla volta di Punta Tombo per la visita della famosa colonia di pinguini di Magellano che conta pi\u00f9 di mezzo milione di pinguini nidificanti in questa zona. Punta Tombo si trova a 110 km da Trelew che si \u00e8 auto-battezzata capitale dei pinguini. Se non si era ancora capito ogni citt\u00e0 \u00e8 capitale di qualcosa!<\/p>\n<p> La nostra cartina segnala una strada che collega quella asfaltata, la RN 3 (ruta national) alla RP 1 (ruta provincial) quella sterrata, che ci avrebbe ridotto il percorso da fare su sterrato. Dico ci avrebbe perch\u00e9 nonostante la cartina segni questa bella strada di fatto non esiste ancora, \u00e8 ancora in fase di costruzione. Cos\u00ec con tanta rabbia e con l\u2019ennesima prova che le cartine sono un po\u2019 troppo approssimative dobbiamo percorrere tutta la strada indietro fino al bivio per Rawson per prendere la RP 1, questa lunga strada sterrata. Ogni tanto qualche armadillo ci attraversa la strada ma sono troppo veloci per riuscire ad immortalarli con la macchina fotografica. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia31.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>Cos\u00ec arriviamo alla pinguineria che \u00e8 gi\u00e0 mattina inoltrata. Paghiamo i biglietti (20$) e prendiamo due panini per il pranzo e poi via verso i pinguini. I pinguini di Magellano sono alti, gli adulti s\u2019intende, circa 45 cm e pensano intorno ai 4-5 kg. Nidificano in questa area e costruiscono il proprio nido sulla terra ferma anche fino a 800 metri dalla costa. L\u2019area \u00e8 stata istituita riserva naturale nel 1979 per preservare i pinguini, la fauna e anche la flora presente in questa zona. Questa di punta Tombo \u00e8 comunque la pi\u00f9 grande colonia continentale di pinguini di Magellano. <\/p>\n<p> Mamma mia\u2026 gi\u00e0 prima di raggiungere il parcheggio abbiamo un accenno di quello che sar\u00e0 questa visita. Pinguini che passeggiano tranquillamente lungo la strada incuranti della gente e delle auto. Premetto che stravedo letteralmente per questi adorabili animaletti \u00e8 anche se non \u00e8 la prima volta che ho l\u2019occasione di vederli nel loro ambiente naturale questo per me \u00e8 sempre un grande momento.<\/p>\n<p> Sono proprio dappertutto. Ovunque ti giri ne vedi spuntare uno. Trotterellano tranquillamente tra le auto e i bus nel parcheggio, verso la spiaggia, in mezzo ad un branco di guanachi che pascola tranquillamente. Mi diverto un sacco a vederli tutti allineati sulla spiagga in attesa delle onde per fare il bagnetto, qualche giovane \u00e8 al suo primo impatto con il mare e il dilemma mi tuffo non mi tuffo \u00e8 al centro dei suoi pensieri m poi arriva un onda enorme et voil\u00e0 tutti in mare!<\/p>\n<p> Per evitare che la <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia32.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>gente vada ovunque \u00e8 stato tracciato una sorta di percorso o zona in cui si pu\u00f2 gironzolare. I pinguini sono tantissimi. E\u2019 uno spasso girare tra di loro, fermarsi a guardarli, fotografarli, osservarli. Sono buffi con il loro camminare ciondolante. Mi inchino alla loro altezza e ci osserviamo un po\u2019 pi\u00f9 da vicino. Bisogna fare attenzione perch\u00e9 hanno la tendenza a beccare ma se uno non li infastidisce loro non sono affatto turbati da tutta questa gente e se ti avvicini ad osservali si fermano un attimo ad osservarti e poi incuranti riprendono a pulirsi le piume.<\/p>\n<p> Come dice la guida \u00e8 meglio trovarsi in questa zona quando non ci sono le folle dei turisti che arrivano in bus. Ad un certo punto sono arrivati qualcosa come 8 pullman di quelli modello gran turismo della Costa crociere e anche se numericamente erano ancora superiori i pinguini, il caos ed il rumore prodotto da tutte queste persone superava ampiamente quello prodotto da tutti questi pinguini.<\/p>\n<p> Non avendo noi nessuna fretta e impegni di nessun genere, ce ne stiamo tranquilli e beati ad osservare i pinguini, facciamo pranzo, ci rilassiamo e intanto le comitive se ne vanno. Sembra di rinascere, poche persone sparse lungo il percorso.<\/p>\n<p> A met\u00e0 del pomeriggio, anche se a malincuore salutiamo i nostri nuovi amici e riprendiamo la nostra strada. <\/p>\n<p> Consultiamo velocemente la cartina e decidiamo di fare tappa a Gaiman. Gaiman si trova 17 km ad ovest di Trelew lungo la RN25. Si tratta di un piccolo paese di origine gallese. Il nome Giaiman non \u00e8 di origine gallese ma dato dagli indigeni che passavano l\u2019inverno in queste zone prima dell\u2019arrivo dei gallesi e significa qualcosa come \u2018punta di freccia o di pietra\u2019. I gallesi arrivarono pi\u00f9 tardi e si insediarono in queste terre. La citt\u00e0\u00a0 vanta quindi una lunga tradizione gallese e lo testimoniano le case da t\u00e8 presenti in citt\u00e0.<\/p>\n<p> Scegliamo l\u2019hotel Unelem. Il posto \u00e8 stato di <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia33.jpg\" width=\"240\" height=\"320\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>recente rinnovato ed \u00e8 molto carino. La nostra camera \u00e8 molto spaziosa. Prima di cena facciamo due passi per il paese. Pochissima gente in giro. C\u2019\u00e8 un internet caf\u00e8 con anche dei telefoni, cos\u00ec ne approfittiamo per telefonare a casa e fare gli auguri di compleanno alla mamma di Marco. In questa zona il mio telefonino non prende ma \u00e8 comunque molto pi\u00f9 economico usare questi telefoni che pagare il roaming del cellulare. In ogni caso per ora ha carpito il segnale solo a Ushuaia (a dover di cronaca serve comunque un telefono tri-band).<\/p>\n<p> Ceniamo nel ristorante dell\u2019hotel dove un cameriere molto attempato di serve la cena con tutti\u00a0 i crismi del galateo. Non so perch\u00e9 ma mi ricorda un vecchio maggiordomo inglese. Stile e formalismo impeccabile, peccato per la stanghetta degli occhiali aggiustata con il nastro adesivo che fa perdere un po\u2019 di stile. <\/p>\n<p> Mangiamo degli ottimi cannelloni e un bel assaggio di dolci, visto che noi eravamo molto indecisi su quale dessert scegliere, lui, gentilmente ci ha proposto un bel misto di dolci ivi inclusa la torta di Gaiman per eccellenza, ovviamente fatti dalla sua signora che \u00e8 la cuoca dell\u2019hotel. Ci tengono sempre a farti sapere quando le cose le fanno con le loro manine.<\/p>\n<p> La tradizione gallese di questo paese e quindi il rito del t\u00e8 la fanno da padroni e anche in questo hotel noto che ci sono tante teiere tutte dotate di un copri teiera fatto all\u2019uncinetto. Le trovo divertenti anche se un po\u2019 pacchiane. Mi sembrano comunque cose di altri tempi. Fortuna che non c\u2019\u00e8 mia mamma, altrimenti avrebbe copiato l\u2019idea e tutta la famiglia sarebbe stata dotata di \u2018abito\u2019 per teiera all\u2019uncinetto!!!<\/p>\n<p>\n Pernottamento: Hotel Restaurant Unelem \u2013 Avda. E. Tello y 9 de Julio \u2013 Gaiman \u2013 Tel. (02965) 491663 \u2013 98$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B) <\/p>\n<p>\n <b>Gioved\u00ec 9 febbraio 2006 \u2013 El Bolson<\/b><\/p>\n<p> Dopo una buona colazione con pane burro e marmellata e una bella fettina di dolce fatto in casa partiamo alla volta delle Ande. La strada che ci separa dalle montagne \u00e8 molta cos\u00ec ci mettiamo subito in macchina, fortunatamente \u00e8 asfaltata. Non ci sono molti posti tappa da fare e a detta della cartina la strada, la RN25, attraversa una landa piuttosto desolata. Equipaggiati di tutto il necessario e con il pieno alla macchina partiamo per la nostra strada. <\/p>\n<p> Che dire del percorso\u2026 ampi spazi aperti. Di molto caratteristici sono i passaggi della strada nei pressi della valle de las Ruinas dove la strada costeggia in parte il fiume che presenta, sulle sue rive una vegetazione verde e rigogliosa per poi arrivare nella valle Paso de Los Indios dove la strada passa tra alte conformazioni rocciose di un rosso particolare. <\/p>\n<p> Il traffico \u00e8 pressoch\u00e9 inesistente, ogni tanto si incontra qualche macchina, si vede qualche estancia in lontananza ma per il resto \u00e8 tutto desolato.\u00a0 <\/p>\n<p> L\u2019autoradio <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia34.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>della macchina non riceve nessuna stazione, ogni tanto ci fermiamo per sgranchirci un po\u2019 le gambe. Sulla strada ci sono leprotti appiattiti e tantissimi rapaci che, appollaiati sui pali dei recinti aspettano la loro preda. Durante una sosta, non abbiamo fatto a tempo a scendere dalla macchina che tre avvoltoio stavano volando in cerchio sulle nostre teste. E calma ragazzi\u2026 non \u00e8 ancora ora di fare merenda con i nostri resti!!!<\/p>\n<p> Ad un certo punto lasciamo la RN 25 per proseguire sulla NR62 dove poi incontreremo e proseguiremo sulla famosa RN40, la strada della Patagonia che in questa zona fortunatamente \u00e8 asfaltata.<\/p>\n<p> Il primo incontro con un po\u2019 di gente lo facciamo alla stazione di servizio di Tecka. Un bel via vai di gente anche perch\u00e9 non ce ne sono altre quindi\u2026 <\/p>\n<p> I km percorsi e da percorrere sono cos\u00ec tanti che quasi come un miraggio si scruta sempre l\u2019orizzonte per vedere le montagne spuntare. <\/p>\n<p> La nostra destinazione per oggi \u00e8 El Bolson . Che sia stata la capitale della civilt\u00e0 Hippy ancora lo si vede, sono cresciuti ma sempre hippy sono restati.\u00a0 E\u2019 stata la prima citt\u00e0 in Argentina a definirsi \u2018zona denuclearizzata e comune ecologico\u2019. Fuori da un supermercato due donne con tanto di fascetta sulla fronte e abiti stile \u2018figli dei fiori\u2019, con le loro bimbe scalze salgono su un pk-up che ha visto tempi migliori, molto migliori. <\/p>\n<p> Il centro \u00e8 tutto un fermento e un brulicare di persone, stanno smontando le bancarelle del mercatino, ma la citt\u00e0 \u00e8 proprio presa d\u2019assalto dai turisti. <\/p>\n<p> Facciamo una scappatina <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia35.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>all\u2019ufficio informazioni per vedere di trovare qualche notizia su qualche sentiero da percorrere a piedi. La tizia con cui parliamo non ha ben chiare le idee su cosa sia un sentiero ma riesce comunque a venderci una cartina con alcuni sentieri tracciati. Non eravamo abituati a tutta questa confusione e a tutta questa gente, soprattutto, El Bolson, ci sembra un posto di villeggiatura per famiglie visto che passeggini e carrozzine abbondano decisamente.<\/p>\n<p> Per cena scegliamo un locare sulla via principale (Calabaza \u2013 37$), ci incuriosisce la milanese di calabaza ma quando scopriamo che si tratta della milanese non di carne ma di zucca ripieghiamo su due bei piatti di ravioli al burro. Non sono male anche se la pasta \u00e8 un po\u2019 troppo anemica, \u00e8 molto bianca, non \u00e8 di certo pasta all\u2019uovo.<\/p>\n<p> Pernottiamo invece in un hotel abbastanza nuovo in periferia della citt\u00e0 (80$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B).<\/p>\n<p> <b>Venerd\u00ec 10 febbraio 2006 \u2013 Rifugio Piltriquitron (El Bolson)<\/b><\/p>\n<p> Nonostante alle sette siamo pronti a fare colazione le operazioni per la colazione sono moooolto lente, solita flemma sudamericana, ma noi abbiamo fretta. Il sole \u00e8 gi\u00e0 alto e qui scalda anche parecchio,\u00a0 e noi abbiamo da percorrere un bel sentierino a piedi e andare ancora fino a Bariloche. L\u2019addetto alla colazione fa letteralmente venire sonno. Ho tempo a tornare in camera, preparare tutta la roba che lui non ha ancora portato il latte, forse deve ancora mungerlo. <\/p>\n<p> Lasciato l\u2019hotel e <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia36.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>percorriamo la strada 258 in direzione sud e imbocchiamo la non molto bella strada sterrata nei presi di Villa Turismo che, dopo 13 chilometri ci porta al parcheggio dove lasciamo l\u2019auto per prendere il sentiero che ci condurr\u00e0 al Rifugio Piltriquitron e da qui, se uno a voglia, fino al Cerro Piltriquitron. Il sentiero fortunatamente passa nel bosco perch\u00e9 il sole \u00e8 gi\u00e0 altro e sta gi\u00e0 scaldando parecchio. Arriviamo prima al bosco Tallado; si tratta di un bosco dove i tronchi sono stati intagliati per realizzare delle sculture, molto carine e originali. Da qui si prosegue ancora un po\u2019 e si arriva al rifugio: una costruzione in legno che gode di un buon panorama. Ci sono due cani, un gatto che dorme sotto un cespuglio e due cavalli che pascolano all\u2019ombra. I gestori, due ragazzi giovani stanno trafficando nella casa adiacente al rifugio. La tranquillit\u00e0 e la pace del luogo e rotta solo dalla musica trasmessa dalla radio del rifugio. Un vero peccato.<\/p>\n<p> Dal rifugio si prosegue, su un ripido sentiero che costeggia uno skilift in disuso, verso il Cerro Piltriquitron. Questa zona, ad est di El Bolson \u00e8 molto caratteristica della Camarca Andina.<\/p>\n<p> Il vento \u00e8 presente solo in cresta ed \u00e8 caldo. Una condizione diversa rispetto a quelle che abbiamo vissuto fino ad oggi.<\/p>\n<p> Non arriviamo fino in punta del cerro perch\u00e9 il tempo stringe, ma pranziamo su un bel cucuzzolo che ci offre una piacevole vista sul El Bolson e le montagne di fronte, in fondo era quello che volevamo vedere, un panorama superbo.<\/p>\n<p> El Bolson \u00e8 la cittadina pi\u00f9 vicino al parque nacional Lago Puelo, dista infatti 15 km dalla citt\u00e0. Il lago Puelo \u00e8 un bel lago azzurro, noi ne possiamo vedere un pezzo dalla sommit\u00e0 del cucuzzolo che abbiamo scelto.<\/p>\n<p> Scendendo incontriamo parecchia gente che sale verso il rifugio. Fa molto caldo, il terreno \u00e8 molto secco e polveroso e mi viene in mente un libro che ho letto sulla Patagonia che si intitola \u2018Polvere nelle scarpe\u2019, di bello aveva giusto il titolo. El Bolson segna anche il confine della Patagonia e questo significa che finiscono qui i benefit economici legati a questa terra, come la benzina venduta a prezzi scontati.<\/p>\n<p> Ci sono molti posti di blocco fuori dai paesi. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia37.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>La polizia ferma tutte le auto, di solito ti chiedono da dove provieni e dove stai andando, controllano i passaporti e ti augurano buon viaggio. Sulla guida avevo letto che avevano atteggiamenti altezzosi e autoritari, che potevano chiedere soldi. Niente di tutto questo. Sono sempre stati gentilissimi e cortesi. Una cosa curiosa e che nessuno ci ha mai chiesto i documenti dell\u2019auto o la patente di guida. <\/p>\n<p> Arriviamo a San Carlo di Bariloche sul tardo pomeriggio. Bariloche \u00e8 una citt\u00e0 molto estesa. Il primo impatto con questa citt\u00e0 e con la sua periferia degradata, baracche, baraccopoli varie, case malandate, strade polverose e sterrate. Il centro invece \u00e8 un fiorente groviglio di strade, negozi e alberghi. E\u2019 molto caotica e affollata per cui decidiamo di andare a cercare un albergo fuori citt\u00e0. Oltre tutto il parcheggio in citt\u00e0 \u00e8 tutto a pagamento e non \u00e8 nemmeno troppo economico visti i loro standard.<\/p>\n<p> Prendiamo cos\u00ec la strada lungo il lago che porta al Cerro Campanario e\u00a0 visioniamo un po\u2019 di grandi alberghi ma vorremmo trovare qualcosa tipo un B&amp;B o un\u2019hosteria, un posto senza troppa confusione. Cos\u00ec ci imbattiamo con l\u2019Hosteria del Cuore. Siamo un po\u2019 dubbiosi se entrare o meno, sembra un posto un po\u2019 troppo caratteristico e lussuoso per il nostro portafoglio e invece ce lo possiamo permettere. La proprietaria, \u00e8 una signora romana che da anni vive in Argentina. Ci mostra la nostra camera e ci racconta qualcosa sulla citt\u00e0. E\u2019 strano come in questi giorni abbiamo sempre parlato con lei, dell\u2019Italia, dell\u2019Argentina e alla fine siamo andati via senza conoscere il suo nome. L\u2019Hosteria \u00e8 veramente adorabile, caratteristica, pulica e ben tenuta. La nostra camera \u00e8 bellissima, la zona, anche se vicina alla strada principale, \u00e8 molto tranquilla, ottima scelta anche questa!<\/p>\n<p> Sistemata la nostra roba andiamo in citt\u00e0. San Carlo de Bariloche \u00e8 una cittadina turistica molto prestigiosa, lo si vede dal target dei suoi ristoranti, dei suoi alberghi e dagli innumerevoli negozi. Vanta la fortuna di poter avere non solo una stagione turistica estiva piuttosto varia ma anche una stagione invernale per via delle innumerevoli piste presenti nella zona. Sebbene le sue piste di sci invernali non siano le pi\u00f9 belle del Sud America, la mondanit\u00e0 di Bariloche attira moltissimi turisti che non vogliono praticare solo sci, ma rilassarsi nelle innumerevoli case da t\u00e8 o ciccolaterie, attardarsi nei ristoranti e magari fare le ore piccole in una delle tante discoteche&#8230; insomma\u2026 diciamolo.. la Cortina d\u2019Ampezzo Argentina.<\/p>\n<p> Per i turisti estivi ci sono molte alternative, dagli innumerevoli trekking per chi ama cimentarsi in questo sport, alle brevi passeggiatine alla portata di tutti, salite sui monti in seggiovia che qui chiamano aerosilla, e tanto sole e tanta acqua in riva ai laghi, tra cui il lago Nahuel Huapi che da anche il nome al parco nazionale presente nella zona. Le acque dei laghi, sebbene siano laghi alpini in estate presentano una temperatura tale per cui \u00e8 possibile fare il bagno.<\/p>\n<p> Noi siamo qui <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia38.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>per fare trekking cos\u00ec andiamo alla sede del CAI locale per avere qualche informazioni sui sentieri e poi ci diamo anche noi allo shopping in attesa che arrivi l\u2019ora di cena. Questa sera siamo intenzionati a mangiare la trota patagonica cos\u00ec scegliamo un locale (La parilla de Julian) che ha questo piatto nel suo men\u00f9 e proseguiamo la serata visitando uno dei tanti negozi di cioccolato presenti in citt\u00e0. Mamma mia che negozio, da far crepare d\u2019invidia le migliori cioccolaterie in Italia!<\/p>\n<p> Pernottamento: Hosteria del Cuore \u2013 Avda. Bustillo 4788 \u2013 S.C. de Bariloche \u2013 Tel (09244) 443566 \u2013 del <a href=\"mailto:cuore@bariloche.com.ar\">cuore@bariloche.com.ar<\/a> &#8211; 100$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<\/p>\n<p> <b>Sabato 11 febbraio 2006 \u2013 Rifugio Lopez (S.C. di Bariloche)<\/b><\/p>\n<p> Sveglia presto, colazione e poi via verso la nostra meta della giornata. Il rifugio Lopez. Dal centro di S. C. de Bariloche si costeggia verso ovest il Lago Nahuel Huapi, poco oltre la teleferica per il Cerro Campanario si svolta e si attraversa il Lago Moreno che poi si costeggia. Nei pressi di una netta curva verso destra appare l\u2019indicazione verso sinistra per il Rifugio Lopez che per\u00f2 trascuriamo per parcheggiare poche centinaia di metri a destra nei pressi del rio Lopez dove parte il sentiero (pannello indicatore in legno). Lasciamo quindi la macchina, tutta da sola. <\/p>\n<p> Il sentiero, quasi sempre nel bosco, sale ripidissimo costeggiando l\u2019incassato corso d\u2019acqua fino a raggiungere la pista (sterrata) di servizio del rifugio che termina a 15-20 minuti di percorso dal rifugio. Ogni tanto il sentiero esce dal folto del bosco e offre panorami mozzafiato sul lago Moreno e sulle montagne intorno.<\/p>\n<p> La giornata \u00e8 molto calda e non c\u2019\u00e8 nemmeno un filettino di vento fresco che ci sarebbe stato proprio bene. In certi punti il sentiero \u00e8 proprio assolato e mi sembra quasi di sciogliere al sole. Il terreno \u00e8 molto sabbioso e camminando si solleva un bel polverone.<\/p>\n<p> Ad un certo punto il sentiero incontro una pista forestale, come detto, e si prosegue su questa per un pezzetto per poi tornare su un sentiero che conduce al rifuglio. Siamo quasi arrivati al rifugio che veniamo superati da un mezzo 4&#215;4 con a bordo alcune persone. Se uno non ha voglia di camminare pu\u00f2 pagare questo servizio offerto dal rifugio che ti scorazza fino alla fine dei questa strada in fuoristrada, cos\u00ec da fare a piedi ne rimane proprio poco. Beh\u2026 visto che fino ad esso abbiamo mantenuto la prima posizione assoluta e ci da parecchio fastidio che questi scendano qua tutti belli riposati e se ne arrivino per prima su al rifugio acceleriamo il passo. Non dobbiamo nemmeno accelerare molto perch\u00e9 la mia velocit\u00e0 da lumaca morta, come la chiama Marco, \u00e8 molto al di sopra della velocit\u00e0 delle tre persone che sono arrivate. Cos\u00ec arriviamo al rifugio per primi. Mi sistemo su un bel sasso di fronte al rifugio mentre Marco decide di proseguire per raggiungere la vetta del Cerro Lopez. <\/p>\n<p> Piano piano iniziano ad arrivare anche altre persone, alcune visibilmente stanche per aver percorso l\u2019intero sentiero altre invece, nonostante siano stanche e stravolte si capisce chiaramente che hanno usufruito del passaggio in fuoristrada. Personalmente mi danno sempre un po\u2019 fastidio queste cose, perch\u00e9 alla fine non \u00e8 chi ne ha bisogno ad usufruirne ma i pigracci e i pigracci per quel che mi riguarda possono anche starsene a casa.<\/p>\n<p> Un gruppetto di tre persone tra cui una bimbetta di circa 6 anni si incamminano anche loro in direzione del Cerro Lopez. Marco scendendo<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia39.jpg\" width=\"320\" height=\"212\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/> li incontra e io con il binocolo ho modo di osservarli trafficare in mezzo a rocce e neve. Dopo aver ben bene rischiato di scivolare e tentennato sul da farsi riprendono la strada della discesa ma e mai possibile che la gente debba sempre cacciarsi in certe situazioni. Se una cosa la sai fare la fai ma se non la sai fare non ci porti una bimbetta con il rischio che oltre a farti male tu se ne faccia anche lei! Gli incoscienti ci sono ovunque! <\/p>\n<p> Nel pomeriggio rientriamo e dopo una bella doccia e sistemati all\u2019Hosteria del Cuore andiamo in citt\u00e0. Devo andare a cambiare il cinturino del mio orologio che si \u00e8 rotto. Marco \u00e8 molto divertito perch\u00e9 vuole proprio vedere come faccio a farmi capire dall\u2019orologiaio. Trovo un negozietto in un vicolo piccolo piccolo pieno zeppo di orologi, anche a cuc\u00f9. Dentro una coppia di anziani serve i clienti. Alla facciaccia di Marco riesco a farmi capire bene e la signora inizia a tirare fuori scatole e scatole di cinturini per trovare quello della misura del mio orologio. Trovata la misura io ne scelgo uno bordeaux, lo prende e con fare dispiaciuto mi fa presente che quello li, rispetto agli altri che mi mostrava, costava un po\u2019 di pi\u00f9. Le chiedo il prezzo e lei, sempre con fare dispiaciuto, mi dice che costa 8 pesos. Aggiudicato! Se penso che l\u2019ultima volta che l\u2019ho cambiato in Italia ne ho spesi 10 di euro, ci sarebbe da prenderne qualcuno di scorta! <\/p>\n<p> Per cena volevamo andare a mangiare la parilla, ma visto che qui il fuso orario per la cena non \u00e8 sincronizzato\u00a0 con il nostro\u00a0 ripieghiamo su un ristorante che fa pasta e pizza (Como pizza e pasta \u2013 31$). Ovviamente ci siamo solo noi. Ci scegliamo un bel tavolo davanti alla vetrata e ordiniamo la nostra pizza. Non riusciamo a capire un ingrediente della pizza che vorremmo scegliere. La cameriera tenta invano di farcelo capire, sul nostro vocabolario tascabile non lo troviamo; alla fine va in cucina e ce lo porta a vedere: basilico. Ah.. ora capiamo perch\u00e9 continuava ad insistere con il pomodoro e la salsa. <\/p>\n<p> Sono da poco passate le otto, in tutto il resto del nostro viaggio non abbiamo avuto problemi di sorta con questo orario, i locali a quest\u2019ora brulicavano di persone, qui quelli gi\u00e0 aperti sono deserti.<\/p>\n<p> Quando siamo entrati nel locali c\u2019era un sottofondo musicale inglese ma dopo poco ecco qua la voce della Pausini, non \u00e8 che mi esalti molto ma ci siamo ascoltati tutto l\u2019album mentre cenavamo. Siamo quasi alla fine del dolce quando la proprietaria viene a farci vedere la luna che sta sorgendo dalle acque del lago Nahuel Huapi e in tutto il suo splendore riflette la luce sulle acque del lago. Un bello spettacolo. Lasciamo comunque il locale che \u00e8 ancora deserto.. Boh.. ma questi a che ora fanno cena!?!?! In compenso le vie del centro sono affollate di turisti, e piene di vita. <\/p>\n<p> Pi\u00f9 tardi, mentre torniamo in albergo, passiamo davanti al locale dove abbiamo cenato, \u00e8 pieno di gente. Guardo l\u2019orologio e sono le 11 passate, ma gli pare l\u2019ora di cenare!!!<\/p>\n<p> Pernottamento: Hosteria del Cuore \u2013 Avda. Bustillo 4788 \u2013 S.C. de Bariloche \u2013 Tel (09244) 443566 \u2013 del <a href=\"mailto:cuore@bariloche.com.ar\">cuore@bariloche.com.ar<\/a> &#8211; 100$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<\/p>\n<p>\n <b>Domenica 12 febbraio 2006 &#8211; lago Schmoll, lago Tonchek e rifugio Frey (S.C. de Bariloche)<\/b><\/p>\n<p> Facciamo colazione con calma intanto il giro che vogliamo fare questa mattina \u00e8 subordinato all\u2019apertura delle seggiovie. Cos\u00ec poco prima delle 10 siamo in coda davanti alla biglietteria delle funivie di Villa Cathedral, dobbiamo anche compilare un apposito registro dove sono da registrarsi tutti coloro che intendono percorrere questi sentieri. <\/p>\n<p> In quest\u2019area ci sono tantissimi impianti di risalita, ma ad eccezione di quello che stiamo per prendere noi, gli altri sono aperti solo nella stagione invernale. Si tratta, infatti, di un complesso sciistico molto frequentato in inverno data anche la sua ravvicinata distanza a Bariloche (20 km).<\/p>\n<p> Prendiamo prima una cabinovia e poi una seggiovia che ci lascia poco sotto il Rifugio Lynch (costo cabinovia\u00a0 e seggiovia 24$ (solo andata)). <\/p>\n<p> Prima di percorrere il sentiero\u00a0 che abbiamo scelto \u00e8 importanza recarsi presso il locale ufficio del CAI per verificare l\u2019innevamento e lo stato del sentiero. Effettivamente \u00e8 un bel sentiero ma con la neve potrebbe diventare un tantino impegnativo e non alla portata di tutti.<\/p>\n<p> Il sentiero \u00e8 spettacolare, offre delle viste spettacolari sui valloni e sulle montagne. Inizialmente procede in direzione sud-ovest prima attraversando le brulle creste di queste montagne che fanno parte della catena del Cerro Cathedral. Le viste sulla sottostante valle dell\u2019Arroyo Rucaco sono molto belle. In lontananza si possono ammirare i ghiaccia del monte Tronador che andremo a vedere domani. Il sentiero si tiene sempre leggermente al di sotto della cresta, passando sotto all\u2019imponente Cerro Cathedral. Passa in mezzo a pietraie e talvolta occorre usare entrambe le mani per spostarsi visto che il sentiero \u00e8 per cos\u00ec dire scavato nella roccia. Comunque \u00e8 uno dei pi\u00f9 bei sentieri che abbiamo percorso in Argentina.<\/p>\n<p> Arriviamo sul colle della Roca Inclinada da dove comincia la discesa e da dove vediamo per la prima volta l\u2019immenso vallone da cui dovremo discendere. Attraversiamo un leggero nevaio per scendere al bellissimo lago Schmoll, contornato dalle rocce e dalle montagne. Un breve sosta con annesso bagno dei piedini nelle acque del lago. Per essere un lago alpino la sua acqua non \u00e8 per niente fredda, \u00e8 perfino piacevole stare a mollo con l\u2019acqua fino alle caviglie, ci sono addirittura delle persone in costume che nuotano nelle sue acque.<\/p>\n<p> Riprendiamo la discesa passando dinnanzi al lago Tonchek per arrivare al rifugio Frey. La vista del Torre Piramidal che domina il vallone \u00e8 stupenda. Ci sono parecchi tende lungo il lago e parecchia gente che si rilassa con un bagno nel lago, oltre ad a qualche paperotto che si gode il sole. Posto veramente strepitoso!<br \/>\n Dal Rifugio Frey al <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/Patagonia2006\/patagonia40.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>parcheggio dove abbiamo lasciato la macchina ci separano 12 km. Mi viene male a pensarci e tutto il giorno che cammino e non ho ancora finito. Cos\u00ec visto che non \u00e8 nemmeno tanto presto ci incamminiamo lungo il sentiero di discesa. Il sentiero consente la vista di un altro vallone, poi si addentra nel bosco per poi attraversare una zona, a mezza costa, da cui si pu\u00f2 ammirare il lago Gutierez.\u00a0 Molto strana come vegetazione, questa zona, sembrano canne di bamb\u00f9. Il sentiero dal Rifugio fino alla macchina \u00e8 stato proprio lungo.Sono pi\u00f9 che convinta che chi ha disegnato questo sentiero ce l\u2019aveva con i trekker. E\u2019 un continuo sali scendi e non arrivi mai. <\/p>\n<p> Arriviamo alla nostra macchina che sono da poco passate le 19 per cui questa sera possiamo andare a mangiare la parilla tranquillamente, non dovremmo avere problemi con l\u2019orario di apertura dei ristoranti. <\/p>\n<p> Pi\u00f9 tardi lasciamo l\u2019hosteria del Cuore non prima di aver chiacchierato un po\u2019 con il marito della proprietaria, un argentino che parla un italiano perfetto. Cos\u00ec entriamo nel ristorante (La Parilla de Julian) che sono passate da un pezzo le nove. Nel locale ci sono solo pochi tavoli occupati, ci accomodiamo e ordiniamo la parilla. E\u2019 un po\u2019 meno coreografica rispetto a quella di Ushuaia, ma lo chef \u00e8 lo stesso davanti alla sua griglia che seleziona i pezzi da cuocere secondo i men\u00f9 ordinati dal cliente. Noi abbiamo scelto una parilla solo a base di carne, la loro ricetta \u2018completa\u2019 prevede anche le interiora e vari altri pezzettini che non mi ispirano affatto. Man mano che i diversi tipi di carne che compongono il piatto sono pronti il cuoco ce li porta direttamente al tavolo e li sistema su un tagliere di legno. Inizia ad uscirci gi\u00e0 dalle orecchie quando finalmente ci annuncia che quello \u00e8 l\u2019ultimo pezzo. E con sollievo che tentiamo di finire anche quest\u2019ultimo pezzo quanto il cuoco se ne arriva con un pezzetto nuovo dicendoci che c\u2019era ancora questo. Ci chiede se vogliamo fare il bis di qualche pezzo ma siamo pi\u00f9 che sazi. Ma nonostante questo\u2026. Zot\u2026 che ci rifila un altro pezzetto. Usciamo dal ristorante con la pancia letteralmente in mano\u2026 abbiamo mangiato troppo. Facciamo due passi per la citt\u00e0 e lungo le rive del lago per vedere di smaltire tutta questa mangiata. <\/p>\n<p> Pernottamento: Hosteria del Cuore \u2013 Avda. Bustillo 4788 \u2013 S.C. de Bariloche \u2013 Tel (09244) 443566 \u2013 del <a href=\"mailto:cuore@bariloche.com.ar\">cuore@bariloche.com.ar<\/a> &#8211; 100$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<\/p>\n<p> <b>Luned\u00ec 13 febbraio 2006 \u2013 Monte Tronador (S.C. di Bariloche)<\/b><\/p>\n<p> A colazione Marco mi racconta che ha sognato tutta la notte il cuoco di ieri sera che continuava a portagli carne da mangiare.. un incubo. Mi confessa che per un po\u2019 non vuol sentir parlare di carne, qualsiasi cosa ma non carne. Ah ah ah ha\u2026<\/p>\n<p> Oggi andiamo a visitare una zona del parque nacional Nahuel Huapi: la zona che circonda il monte Tronador dove alla base di questo imponente monte (m 3554) si erge il Ventisquero negro, ossia il ghiacciaio nero. L\u2019ingresso al parco costa 12$.<\/p>\n<p> In auto oltrepassiamo passa la zona di Pampa Linda, dove c\u2019\u00e8 una casetta del parco e proseguiamo fino alla fine della strada per arrivare cos\u00ec l\u2019area alla base del monte Tronador (m 3554). Per arrivare qui\u00a0 si percorrere una lunga strada sterrata che per un bel pezzo fiancheggia il lago Mascardi. Questa strada \u00e8 a corsia unica pertanto sono stabili degli orari in cui si pu\u00f2 salire e degli orari in cui si pu\u00f2 scendere, questo perch\u00e9 la strada in alcuni punti \u00e8 proprio stretta.<\/p>\n<p> Un lago di origine glaciale scaturisce dal Ventisquero negro, nelle sue acque nere ci vedono piccoli iceberg galleggiare. Come dice il nome \u00e8 proprio un ghiacciaio nero, le sue acque sono decisamente scure. <\/p>\n<p> Arrivati a destinazione lasciamo l\u2019auto nei pressi del rifugio e ci incamminiamo verso un sentiero che abbiamo trovato descritto non so dove visto che tornata a casa non sono pi\u00f9 riuscita a recuperare i riferimenti di questo percorso. Dobbiamo attraversare il fiume e il letto dello stesso si \u00e8 molto ampliato e spostato tant\u00e8 che l\u2019inizio del sentiero \u00e8 sommerso dalla acqua, per riuscire a passare siamo costretti a fare gli equilibristi su ampi tronchi caduti. Il sentiero sale, quindi alla destra orografica del fiume, e sale abbastanza ripidamente; di tanto in tanto ci sono enormi tronchi da scavalcare o raggirare. Il panorama che si gode dalla sommit\u00e0 \u00e8 molto bello ma nulla di ch\u00e8. Si vede il ghiacciaio e la cascata presente in fondo al vallone.<\/p>\n<p> A differenza di altri posti qui ci sono un sacco di mosche fastidiosissime, cos\u00ec riprendiamo la strada della discesa e andiamo a mangiare sulle panchine nei pressi del rifugio all\u2019ombra degli alberi.<\/p>\n<p> Nel pomeriggio riprendiamo la strada del ritorno facendo qualche sosta qua e la per qualche bella foto della zona e per osservare con calma il paesaggio.<\/p>\n<p> Torniamo a cena nel medesimo ristorante dove abbiamo preso la pizza due sere fa. Ovviamente ci siamo di nuovo solo noi due e questa volta ci fanno ascoltare l\u2019album di Ramazzotti. Quando siamo entrati la musica era diversa ma poco dopo, voil\u00e0 un po\u2019 di musica nostrana. Apprezziamo il loro gesto. Questa sera ordiniamo la pasta, Marco delle penne io dei ravioli. Buonissimi, non hanno nulla da invidiare a quelli di casa nostra. In ogni caso il cuoco, viene a salutarci quando paghiamo il conto e vuole sapere com\u2019era la sua pasta, e ci regalano anche qualche cartolina della zona.<\/p>\n<p> Peccato che domani ce ne andiamo, avevamo trovato dei nuovi amici.<\/p>\n<p> Pernottamento: Hosteria del Cuore \u2013 Avda. Bustillo 4788 \u2013 S.C. de Bariloche \u2013 Tel (09244) 443566 \u2013 del <a href=\"mailto:cuore@bariloche.com.ar\">cuore@bariloche.com.ar<\/a> &#8211; 100$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<\/p>\n<p> <b>Marted\u00ec 14 febbraio 2006 &#8211; Esquel<\/b><\/p>\n<p> Oggi \u00e8 san Valentino e nemmeno ci avevamo pensato. Quando si \u00e8 in vacanza il calendario non ha importanza. Da fare e da vedere nella zona ce ne sarebbe ancora tanto, si potrebbe percorrere la strada dei sette laghi fino alla citt\u00e0 di San Martin de los Andes ma il tempo a nostra disposizione comincia a scarseggiare e quindi bisogna prendere la via del ritorno.<\/p>\n<p> E\u2019 doveroso, prima di lasciare la citt\u00e0, fare un\u2019ultima visita al carino centro di Bariloche con i suoi edifici in legno e in pietra. Ci sono alcuni cani San Bernardo sparpagliati per la piazza non a caso ma da furbi proprietari che consentono di fare qualche suggestivo scatto con i cani sullo sfondo della piazza in cambio, ovviamente, di soldi. <\/p>\n<p> Ci fermiamo per il pranzo a El Bolson e per valutare se fermarci ancora un giorno, vorremmo percorrere ancora un sentiero da queste parti, ma dopo essere stati al locale ufficio del CAI che ci informa che da anni nessuno traccia pi\u00f9 il sentiero che avevamo scelto riprendiamo l\u2019auto e ci dirigiamo verso Esquel. C\u2019erano altre possibilit\u00e0 e altri sentieri, ma cominciamo a sentire il peso della stanchezza di questo viaggio per cui vorremmo percorrere un sentiero non troppo lungo, non abbiamo pi\u00f9 voglia di fare scarpinate da 20 km ma nemmeno passeggiatine di un\u2019oretta. Ma la via di mezzo sembra non esserci. In questi ultimi giorni ha fatto anche tanto caldo, la gentile proprietaria dell\u2019Hosteria del Cuore ci aveva detto che quest\u2019anno era un annata particolarmente calda e noi stiamo incominciando a sentire nostalgia del nostro freddo invernale.<\/p>\n<p> Ci spostiamo cos\u00ec ad Esquel, cittadina che \u00e8 stata fondata agli inizi del XX secolo ed \u00e8 ora il principale centro commerciale e mercato di bestiame della regione del Chubut. Di fatto \u00e8 un posto tranquillo che pu\u00f2 essere usato come base per visitare il non lontano parco nazionale Los Alerces. Una curiosit\u00e0, il nome della citt\u00e0 deriva da un termine indigeno che significa \u2018palude\u2019 o \u2018luogo di cardi\u2019 Quest\u2019ultimo nome lo trovo piuttosto divertente!<\/p>\n<p> Per pernottare troviamo una struttura simile ad un motel, cos\u00ec prenotiamo una camera qui, poi andiamo in centro al paese a fare un giro. Non \u00e8 che sia un granch\u00e8. Ci sono dei viali alberati con degli enormi alerci. Passiamo all\u2019ufficio informazioni per vedere quelle che sono le possibilit\u00e0 della zona. Arrivando abbiamo adocchiato una montagna che sovrasta la citt\u00e0 con una croce in punta, chiediamo notizie all\u2019ufficio informazioni. Beh\u2026non capiamo bene le ragioni ma questa signora ci fa intendere che anche se esiste una strada che ci va fino in punta e che da lass\u00f9 si gode una bella vista non pubblicizzano il posto cos\u00ec la gente non ci va. Tentiamo invano di trovare la strada che sale a questo monte ma girare tra le vie dissestate della parte pi\u00f9 trasandata di Esquel non \u00e8 facile. Le strade sono brutte, la gente \u00e8 per strada, bimbi e cani che tagliano improvvisamente la strada, cianfrusaglie e rottami sparsi qua e l\u00e0. Dopo un po\u2019 di tentativi lasciamo stare, se non vogliono che ci andiamo non ci andiamo ma che modo strano di fare!<\/p>\n<p> Esquel \u00e8 anche la stazione di partenza del famoso treno Tonquita, che non sono riuscita a vedere. La strada costeggia la ferrovia ma non mi \u00e8 mai capitato di incontrare il treno in movimento. La Tonchita \u00e8 un treno a vapore che viaggiava alla fantastica velocit\u00e0 dei 30 all\u2019ora portando i passeggeri da Esquel a El Maiten. Oggi lo si pu\u00f2 prendere come attrazione turistica sempre ad Esquel per arrivare a Nahuel Pan e fare ritorno in bus. C\u2019\u00e8 comunque ancora un servizio passeggero tra Esquel ed El Maiten\u00a0 che ci impiega la bellezza di nove ore.<\/p>\n<p> La scelta del tipo di camera si \u00e8 rilevata vincente e il posto \u00e8 piuttosto tranquillo. La nostra macchina \u00e8 polverosa da far schifo cos\u00ec approfittiamo di questo enorme cortile per dare una ripulitine ai vetri e spazzolare i nostri scarponi, sono talmente polverosi che non si riesce a capire qual\u2019era il loro colore originale. Ad un certo punto vediamo la proprietaria del motel venirci incontro e visto che tra una cosa e l\u2019altra abbiamo fatto un bel pasticcetto nel cortile con l\u2019acqua temiamo che stia venendo a farci il tombino, cos\u00ec io me la filo e lascio Marco li fuori ad affrontare le ire della signora. Ma lei \u00e8 venuta semplicemente per indicarci una gomma attaccata ad un rubinetto che se volevamo potevamo usare per lavare la macchina. Ci mancherebbe, non laviamo nemmeno le nostre di auto a casa figurati quelle a noleggio.<\/p>\n<p> Per cena andiamo in una pizzeria (Don Pipo \u2013 18,50$) in centro, anche qui ci sono problemi di fuso orario cos\u00ec alle 8 siamo i soli a cenare nel locale ma non ho nessuna voglia di aspettare. Dopo cena passeggiamo per il paese dove i negozi sono ancora aperti, l\u2019orario di chiusura segna le 22. Non \u00e8 malaccio quest\u2019idea di chiudere pi\u00f9 tardi consente di fare shopping anche dopo cena. Mi chiedo se \u00e8 un\u2019abitudine riservata ai luoghi turistici o \u00e8 un\u2019abitudine dell\u2019Argentina. In ogni caso non sono tutti aperti, molto probabilmente ognuno fa, giustamente, come gli pare.<\/p>\n<p>\n Pernottamento: Hostal la Hoya \u2013 Av. Ameghino y Libertat \u2013 Esquel \u2013 tel (02945) 451697 \u2013 110$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<\/p>\n<p> <b>Mercoled\u00ec 15 febbraio 2006 \u2013 Puerto Madryn<\/b><\/p>\n<p> Saliamo in macchina consapevoli del lungo viaggio che ci aspetta, ovviamente non essendo trascorso molto tempo da quando siamo passati di qui grosse novit\u00e0 non ce ne sono, avremmo potuto rientrare a Buenos Aires con un volo da Bariloche ma non siamo riusciti a far quadrare le date e l\u2019itinerario. <\/p>\n<p> Arriviamo a Puerto Madryn nel pomeriggio. Si tratta di una citt\u00e0 sulla costa presa d\u2019assalto dai turisti durante questo periodo dell\u2019anno. Le sue vie principali brulicano di ristoranti, negozi e locali. La spiaggia \u00e8 piena di persone, c\u2019\u00e8 il vento ma in questa zona \u00e8 caldo. <\/p>\n<p> Puerto Madryn ha comunque una posizione favorevole situata in una insenatura del Golfo Nuevo. Fu fondata da coloni gallesi nel 1886, si vede che non a tutti era piaciuta Gaiman. Ah ah! .Puerto Madryn \u00e8 il secondo porto del paese per quanto riguarda la pesca ed \u00e8 anche sede della prima fonderia di alluminio Argentina. Gli stabilimenti ci sono e si vedono bene, non sono di certo a basso impatto ambientale.<\/p>\n<p> Scegliamo un albergo su una via laterale non lontano dal centro dotato di parcheggio perch\u00e9 a Puerto Madryn in parcheggio \u00e8 tutto a pagamento, e non solo in prossimit\u00e0 del centro. <\/p>\n<p> Mi sembra un po\u2019 di essere tornata bambina quando con i miei si andava al mare per le vacanze estive. Ci sono tante famiglie con i bambini che affollano il lungo mare o lungo oceano, chiss\u00e0 come si chiama. Ci sono dei parchi giochi e uno di quei materassi elastici che piacciono tanto ai pargoletti. La spiaggia \u00e8 affollata, il mare, per via del vento, \u00e8 un tantino mosso, ma Puerto Madryin ha proprio l\u2019aria della cittadina di mare presa d\u2019assalto dai vacanzieri da spiaggia. Un classico paese\u00a0 turistico di mare, come ce ne sono tanti da noi.<\/p>\n<p> La citt\u00e0 comunque \u00e8 grande sulla via lungo il mare ci sono certe case e certe ville di un lusso impressionante, per non parlare di certi alberghi.<\/p>\n<p> Tra le altre cose fatte oggi abbiamo anche comperato del mate. Siamo andati al supermercato dove, un\u2019intera corsia era dedicata a quest\u2019erba, quale scegliere? Aromatizzate, normali, ce n\u2019era per tutti i gusti e tutte le forme:\u00a0 sfuso e in bustina. Insomma che scelgo io che l\u2019ho assaggiato giusto una volta e ora ne volevo un po\u2019 da portare a casa da distribuire agli amici e parenti. Una scelta casuale non mi pare buona, quello con la carta pi\u00f9 colorata.. nemmeno\u2026 la scelta va per le lunghe e Marco si impazientisce.. ad un certo punto una signora arriva, ne arraffa tre confezioni di un tipo e le mette nel carrello! Benissimo\u2026 operiamo la stessa scelta, se ne prende tre pacchi tanto schifoso non dovr\u00e0 essere. Detto fatto.<\/p>\n<p> E\u2019 chiamato Mate l&#8217;infusione che si prepara con le foglie di quest\u2019erba Mate, originaria del <a title=\"Sud America\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sud_America\">Sud America<\/a>. Il procedimento \u00e8 simile a quello del comune t\u00e8: l\u2019erba Mate viene essiccata, tagliata e sminuzzata. <\/p>\n<p> Gli\u00a0 Argentini e coloro che vogliono rispettare la tradizione, come il nostro amico Luca devono questa infusione calda utilizzando una cannuccia di metallo denominata <a title=\"Bombilla\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Bombilla&amp;action=edit\">bombilla<\/a>. L\u2019erba viene messa in un piccolo recipiente chiamato mate e sopra ci viene versata l\u2019acqua calda.<\/p>\n<p> Questa tradizione in uso presso gli indios \u00e8 stata appresa e fatta propria dai colonizzatori <a title=\"Spagna\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Spagna\">spagnoli<\/a> e <a title=\"Portogallo\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Portogallo\">portoghesi<\/a>. In seguito fu adottata come bibita tradizionale dei <a title=\"Gaucho\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Gaucho\">gaucho<\/a> in molte aree del Sud America, quali <a title=\"Argentina\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Argentina\">Argentina<\/a>, <a title=\"Paraguay\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Paraguay\">Paraguay<\/a>, <a title=\"Uruguay\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Uruguay\">Uruguay<\/a> e lungo tutta la cordigliera delle Ande.<\/p>\n<p> In Argentina bere il mate \u00e8 un rito quotidiano ed \u00e8 molto comune vedere in giro gente con il mate che succhiano dalla bombilla. Un po\u2019 una mania dico io, ma di quelle manie che non danno fastidio a nessuno e mantengono vivo il folclore e le tradizioni di un popolo.<\/p>\n<p> Personalmente non mi esalta, un po\u2019 amaretto per i miei gusti. Io per\u00f2 non ho provato la versione pi\u00f9 folcloristica della cosa ma quella che loro definiscono \u2018Mate cocido\u2019, ossia funziona esattamente come il te, si fa l\u2019infuso nella tazza con la bustina.<\/p>\n<p> E dopo queste belle notizie sul mate torniamo a Puerto Madryn.<\/p>\n<p> L\u2019aria, per via del vento, \u00e8 fresca cos\u00ec ci illudiamo di non dover soffrire di caldo sta notte Il nostro hotel non \u00e8 dotato di aria condizionata e a dirla tutta non mi piace dormire con l\u2019aria condizionata accesa ma la nostra camera, nonostante la finestra spalancata resta comunque piuttosto calda. <\/p>\n<p> Pernottamento: hotel Carrera \u2013 marcos A. Zar 844 \u2013 Tel 802965) 450759 \u2013\u00a0120$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<\/p>\n<p>\n <b>Gioved\u00ec 16 febbraio 2006 \u2013 Peninsula Valdes<\/b><\/p>\n<p> Dopo una bella colazione ci mettiamo in macchina in direzione della peninsula Valdes. Posto stra descritto dalle guide. E\u2019 famoso per il suo paesaggio e per le colonie di leoni ed elefanti marini che stazionano sulle sue coste e soprattutto, per le balene franche australi. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia perch\u00e9 le balene stazionano in queste acque nel mese di novembre per cui\u2026 ho qualcuna si \u00e8 sbagliata a leggere il calendario oppure noi non le vedremo. Oltre a questi animali si possono incontrare guanachi, nand\u00f9, altri uccelli marini e non raramente anche le orche.<\/p>\n<p> La Peninsula Valdes sostengono sia una delle pi\u00f9 belle riserve faunistiche dell\u2019America del sud\u2026 esagerati\u2026. Gran parte della superficie di questa riserva \u00e8 propriet\u00e0 di estancie che ci allevano le pecore, infatti oltre alla fauna sopra citata ci sono anche tante pecore! <\/p>\n<p> L\u2019ingresso alla penisola costa 35$. Poco dopo il gate c\u2019\u00e8 un centro informativo dove si possono reperire un po\u2019 di informazioni sulla penisola, sulla fauna locale e dov\u2019\u00e8 conservato anche uno scheletro di balena. Oggettino leggermente ingombrante. C\u2019\u00e8 anche una torre dalla cui sommit\u00e0 si vede l\u2019immensa distesa di questa penisola. Che dire?i Il paesaggio \u00e8 desolato, arido e secco e i colori sono tutte tonalit\u00e0 di giallo e marrone, che c\u2019avranno poi da mangiare ste povere pecore, vedessero i verdi prati dei nostri alpeggi creperebbero di invidia.<\/p>\n<p> Per prima cosa facciamo un salto a Puerto Piramides. Mi ricorda un paesetto di pescatori. Non c\u2019\u00e8 molta vita in giro, forse il grosso dei turisti staziona in paese in novembre, quando ci sono anche tutte le escursioni in barca per avvistare le balene. Infatti le gite in mare per l\u2019avvistamento delle balene partono tutte dal molo di questo paesino.<\/p>\n<p> La nostra prima tappa \u00e8 punta Piramides vicino al paese. Qui c\u2019\u00e8 una colonia di leoni marini. Se ne stanno tutti beatamente a sonnechiare al sole. Un maschio solitario fa un po\u2019 di scena ma nessuno lo considera. Alcuni piccoli tentano di giocare con le loro mamme che stanche dormono al sole. <\/p>\n<p> Ci spostiamo poi verso punta Delgada dove c\u2019\u00e8 un faro, ma \u00e8 in una\u00a0 zona privata, \u00e8 stato costruito un hotel per cui non si pu\u00f2 entrare se non si usufruisce dell\u2019hotel o del ristorante. C\u2019\u00e8 anche un area pubblica ma in questo momento \u00e8 chiusa a causa di smottamenti sul terreno.<\/p>\n<p> Tappa successiva Punta Cantor. La strada costeggia la costa e il paesaggio \u00e8 un po\u2019 pi\u00f9 vario. Il vento \u00e8 molto forte se non si fa attenzione si porta via la portiera della nostra povera macchina. Qui possiamo ammirare nuovamente gli adorabili pinguini di Magellano. Non ce ne sono tanti come a Punta Tombo ma un numero sufficiente per profumare l\u2019aria. Ovviamente perdiamo un sacco di tempo dietro ai pinguini. Sempre in quest\u2019area ci sono anche gli elefanti marini. Imponenti. Sono stesi al sole e sembrano enormi. Non si vedono da vicino ma da un promontorio che sovrasta la spiaggia. Peccato. C\u2019\u00e8 anche una guardia della riserva e una piccola casupola con i dettagli degli avvistamenti. L\u2019altro ieri era stata vista un\u2019orca, oggi un bel niente. Scrutiamo un po\u2019 il mare con il binocolo ma non siamo cos\u00ec fortunati.<\/p>\n<p> Ultima tappa della giornata Punta Norte. E qui troviamo solo dei leoni marini. Potrebbero esserci anche degli elefanti ma oggi non si sono visti.<\/p>\n<p> Per la cena scegliamo il ristorante di un hotel (Hotel Yanco Vale \u2013 25$). A servire ai tavoli c\u2019\u00e8 anche un bambino di circa otto-dieci anni, un po\u2019 rotondino ma molto volenteroso. Si affanna a destra e a sinistra a pulire tavoli, portare piatti, prendere ordinazioni. E\u2019 uno spettacolo vederlo trafficare tant\u2019\u00e8 che prima di andare via gli lasciamo anche un po\u2019 di mancia, in fondo se l\u2019\u00e8 meritata tutta. <\/p>\n<p> Pernottamento: hotel Carrera \u2013 marcos A. Zar 844 \u2013 Tel 802965) 450759 \u2013 www.hotelcarrera.com.ar &#8211; 120$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<\/p>\n<p> <b>Venerd\u00ec 17 febbraio 2006 \u2013 Puerto Madryn<\/b><\/p>\n<p> Ormai la vacanza sta per finire.. ci siamo presi una giornata di tregua per riposarci. Avremo potuto fare tante cose ma un giorno di relax a bighellonare in giro senza fretta ci vuole proprio. Ci svegliamo con calma, prepariamo la nostra roba e ce ne andiamo in giro per Puerto Madryn. Prendiamo due panini per il pranzo che andiamo a mangiarceli nella zona di El Doradillo a nord di Puerto Madryn in direzione della Penissula Valdes. E\u2019 una zona di spiagge che si raggiunge percorrendo la ruta 42, una strada sterrata molto larga che costeggia la costa. E\u2019 un area municipale protetta e c\u2019\u00e8 anche un centro, con una torre, per avvistare le balene, ma \u00e8 tutto chiuso. L\u2019accesso a questa zona \u00e8 gratuito, anche durante la stagione di avvistamento delle balene. A El Doradillo non c\u2019\u00e8 molta gente, qualche tenda accampata qua e la e qualche persona sulla spiaggia. Oggi il vento \u00e8 anche molto forte, forse per questo stazionare in spiaggia non \u00e8 molto piacevole. C\u2019\u00e8 l\u2019alta marea e il mare copre in parte le spiagge.\u00a0 <\/p>\n<p> Nel pomeriggio andiamo a vedere una riserva naturale dove c\u2019\u00e8 una colonia di leoni marini: l\u2019area naturale di Punta Loma. Si trova poco a sud di Puerto Madryn subito dopo una zona di alte dune sabbiose. L\u2019ingresso costa 10$ ci sono due specie di balconate che consentono la visione degli animali Dobbiamo per\u00f2 aspettare la bassa marea che liberi la spiaggia dall\u2019acqua. Con il scendere del livello del mare i leoni marini pian piano arrivano dal mare e vanno a guadagnarsi il loro posto al sole. In mare si vedono di tanto in tanto emergere i testini degli animali, ma il pi\u00f9 delle volte ci accorgiamo dell\u2019arrivo di un animale quando \u00e8 quasi giunto in spiaggia.<\/p>\n<p> Pi\u00f9 tardi torniamo a Trelew e ne approfittiamo per prendere possesso della nostra camera e per gironzolare per la citt\u00e0. La camera che ci hanno riservato sta volta \u00e8 migliore della precedente, aveva ragione Marco che ha voluto dargli fiducia e confermare la prenotazione. Ovviamente anche questa ha visto tempi migliori ma per lo meno \u00e8 pi\u00f9 decorosa e decente di quella della settimana scorsa. <\/p>\n<p> Trelew bench\u00e9 conservi alcuni edifici storici oggi \u00e8 soprattutto una importante centro commerciale. Nasce nel 1886 come nodo ferroviario e deve il suo nome a una fusione e storpiatura di due parole gallesi. Se non si era capito i gallesi in questa zona l\u2019hanno fatta da padroni.<\/p>\n<p> Visitiamo la parte centrale della citt\u00e0 quindi la Plaza Indipendenza e le sue vie laterali e la famosa av. Fontana. Raggiungiamo Plaza del Centenario e ci portiamo fino al Parco ricreativo Laguna Cacique Chiquichiano. E\u2019 carino il parco, ci sono le panchine colorate, la banchina sul lago, ma \u00e8 completamente deserto. Sembra tutto relativamente recente non capisco se non \u00e8 ancora stato usato oppure se \u00e8 stato costruito ma nessuno se lo fila e allora come spesso avviene in questo paese lasciano che le cose vadano alla deriva da sole. Ci sarebbe anche una specie di chiosco ma \u00e8 chiuso, se fosse mai stato aperto o meno non si capisce. Qualche seggiola sparsa qua e la ma nulla di pi\u00f9 che faccia pensare che un giorno aprir\u00e0. <\/p>\n<p> Passiamo un po\u2019 di tempo a rilassarci su una panchina. E\u2019 un peccato che non ci siano nessuno. E\u2019 un bel posto ed \u00e8 anche parecchio tranquillo ed \u00e8 soprattutto un angolo verde in questa arida zona.<\/p>\n<p> La citt\u00e0 \u00e8 vivace,\u00a0 siamo in pieno carnevale\u00a0 ed \u00e8 animata da gente in maschera. Un tratto della via principale (av. Fontana) \u00e8 stata chiusa per consentire i festeggiamenti. Stanno allestendo un palco e pi\u00f9 tardi la musica a tutto volume e la gente festosa riempir\u00e0 la via.<\/p>\n<p> Pernottamento: Cheltum Hotel \u2013 Avda. H. Yrigoyen 1385 \u2013 trelew \u2013 tel (02965)431066 \u2013 <a href=\"http:\/\/www.cheltumhotel.com.ar\/\">www.cheltumhotel.com.ar<\/a> &#8211; 78$ (doppia con bagno in camera \u2013 B&amp;B)<\/p>\n<p> <b>Sabato 18 febbraio 2006 &#8211; Trelew<\/b><\/p>\n<p> Mi sveglio molto presto non perch\u00e9 non ho sonno o per via del caldo, ma perch\u00e9 quella della stanza di sopra ha deciso di telefonare stando alla finestra in modo tale che tutto l\u2019isolato possa deliziare della sua conversazione. Accidenti ai telefonini!!!! Non so che le sia preso fatto sta che mi tocca di ascoltare tutte le molteplici telefonate alla ricerca di una stanza d\u2019albergo per una signorina sola (mi colpisce questo suo modo di definirsi.. signorina e poi sola.. chiss\u00e0 che cosa vuol far intendere) che abbia il televisore e che sia disponibile subito. Ieri sera l\u2019abbiamo sentita litigare con qualcuno, magari \u00e8 il fidanzato che l\u2019ha scaricata e ci credo, sono le 5 del mattino e questa gi\u00e0 rompe! La fortuna ogni tanto ci assiste e la tizia finalmente trova la camera, dopo un po\u2019 sentiamo la porta sbattere e sappiamo che si pu\u00f2 riprendere a dormire!<\/p>\n<p> Non abbiamo pi\u00f9 molto da dormire perch\u00e9 comunque alle 8 dobbiamo essere in aeroporto. Lasciamo l\u2019auto e questa volta\u00a0 ci tocca di pagare un extra per i chilometri che abbiamo percorso in eccesso rispetto a quelli concordati ma nulla di pi\u00f9 rispetto a quello che avevo preventivato. Tanto per curiosit\u00e0 ho controllato il libretto della macchina per scoprire che era stata immatricolata meno di 12 mesi prima. Mamma mia, a guardarla da fuori non si sarebbe certo detto. Tra bolli, ammaccature e righettine varie la carrozzeria sembra molto pi\u00f9 vecchia. Oltre tutto la portiera del lato del guidatore ha un spiffero che sembra di andare in moto. Beh.. ho un po\u2019 esagerato ma lo spiffero c\u2019\u00e8. Forse \u00e8 stata forzata o chiss\u00e0.<\/p>\n<p> L\u2019aeroporto di Trelew \u00e8 piccino, e visto con la luce del sole \u00e8 anche pi\u00f9 accogliente. Un negozietto di souvenir, un bar e poco pi\u00f9, facciamo subito il check-in e paghiamo la tassa aeroportuale nell\u2019apposito ufficio (6,05$). <\/p>\n<p> Il volo fino a Buenos Aires \u00e8 tranquillo. Da qui, per raggiungere Ezeiza decidiamo di prendere un auto remisis (Remises Universo \u2013 64$). Avremmo potuto anche prendere un bus, ce ne sono che collegano i due aeroporti, ma la differenza di costo non \u00e8 molto e l\u2019auto \u00e8 pi\u00f9 comoda.<\/p>\n<p> E cos\u00ec inizia la trafila del check-in, delle tasse aeroportuali (55,44$), controllo passaporti, imbarco, code e attese e adios Argentina, forse un giorno torneremo! <\/p>\n<p> Una nota curiosa del volo aereo e che il personale all\u2019andata era tutto maschile mentre ora, al rientro, sono tutte donne. Brutto da dirsi ma il popolo maschile se l\u2019\u00e8 cavata meglio. Pi\u00f9 professionale. Insomma\u2026 a qualcuna di queste care hostess qualcuno dovrebbe spiegare che \u00e8 poco professionale scorazzare per i corridoi dell\u2019aereo, in fase di discesa canticchiando \u2018\u201dche bello si scende che bello si va gi\u00f9\u201d o servire i pasti alle persone dicendo alla collega di fronte \u201cnon vedo l\u2019ora di andare a casa per farmi una doccia perch\u00e9 sono tutta sudata\u201d. E che cavoli\u2026 un po\u2019 di professionalit\u00e0\u2026 siete pur sempre delle signore!!!! <\/p>\n<p> <b>\u00a0<\/b> <b>Domenica 19 febbraio 2006 <\/b><\/p>\n<p> E\u2019 cos\u00ec \u00e8 finito il nostro viaggio. Atterriamo a Torino imbiancata dalla neve. Eravamo partiti con la neve e torniamo con la neve, dopo il caldo degli ultimi giorni ci sembra quasi un sollievo mettere guanti e sciarpa. L\u2019evento olimpico \u00e8 al clou, la citt\u00e0 \u00e8 vestita a festa e per noi, che abbiamo lasciato una Torino sonnolenta con la lenta macchina dei giochi che si stava avviando, \u00e8 quasi una sorpresa ritrovarla con il suo vestito migliore, allegra, brulicante di gente, di vita e di colori e la Patagonia con i sui colori con la sua gente ci sembra nostalgicamente cos\u00ec lontana. <\/p>\n<p> Argentina 3\u00b0 edizione \u2013 EDT (Lonely Planet) \u2013 Ed. in Italiano<br \/>\n Trekking in Patagonia 1\u00b0 edizione &#8211; EDT (Lonely Planet) \u2013 Ed. in Italiano<br \/>\n Argentina Cile 1\u00b0 edizione \u2013 Rough guides \u2013 Avallardi viaggi<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"95%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"5\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"5%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/hotel.gif\" width=\"30\" height=\"30\" \/><\/td>\n<td width=\"95%\"><a href=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/hotelfaidate.asp?id=52\" target=\"_parent\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Il Viaggio Fai da Te &#8211; Hotel consigliati in Argentina<\/span><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Anna Marchisio e Marco Giovo\u00a0&#8211; Questo \u00e8 uno di quei viaggi che progettavamo da <a href=\"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/argentina-hola-patagonia\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2166,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13,32],"tags":[426,33],"class_list":["post-2165","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-americhe","category-argentina","tag-anna-marchisio-e-marco-giovo","tag-argentina"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - 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