{"id":2619,"date":"2017-01-10T20:25:51","date_gmt":"2017-01-10T19:25:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.markos.it\/viaggi\/?p=2619"},"modified":"2017-08-31T17:39:47","modified_gmt":"2017-08-31T15:39:47","slug":"lanzarote-canarie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/lanzarote-canarie\/","title":{"rendered":"Lanzarote"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"mailto:info@tripfabio.com\">di Fabio Fornasari<\/a>\u00a0&#8211;<br \/>\n Le previsioni del tempo non promettono niente di buono e per stanotte annunciano possibilit\u00e0 di neve su tutta la Pianura Padana. Bella sfiga, proprio oggi che dobbiamo fare 170 chilometri per andare alla Malpensa. La nostra partenza, che era stata fissata per le quattro del mattino (convocazione in aeroporto per le 7,00), viene bruscamente anticipata alle 2,30 perch\u00e9, come volevasi dimostrare, NEVICA. Becc\u00e0ti malissimo partiamo mentre la neve ha gi\u00e0 ricoperto il manto stradale, ma fortunatamente la situazione migliora nei pressi di Milano. <!--more--> Dopo tanta fatica, ci pensa la mitica Alitalia a farci riposare: un&#8217;ora di ritardo secca sulla partenza. Da notare che non c&#8217;era n\u00e9 neve sulla pista, n\u00e9 scioperi, n\u00e9 altro. Forse bisognava solo aspettare qualcuno di &#8220;importante&#8221; come spesso accade con la nostra compagnia di bandiera. E&#8217; la prima volta che voliamo con Alitalia e siamo gi\u00e0 pentiti. A Barcellona dovremmo avere uno stop di un&#8217;ora e mezzo per cambiare volo (Air Europa), ma siccome un&#8217;ora se l&#8217;\u00e8 gi\u00e0 divorata Alitalia, ci restano 30 minuti per correre e sperare di imbarcarci in tempo. Ci riusciamo per il rotto della cuffia, anche se al check-in fanno molta fatica a trovare i nostri nomi. Un bel mistero. Siamo a Lanzarote, davanti al tappeto per il ritiro dei nostri bagagli. Tutti raccolgono le loro valigie e se ne vanno sorridenti. Il tappeto si ferma, vuoto: restiamo solo noi due e ci guardiamo in faccia temendo il disastro, ma ormai certi della sfiga. Una gentilissima addetta dell&#8217;aeroporto ci intercetta, conosce gi\u00e0 i nostri nomi e cognomi e ci informa che, a causa del ritardo di Alitalia, i nostri bagagli sono rimasti a Barcellona, ma sono gi\u00e0 stati intercettati, arriveranno con il primo volo possibile DOMANI e ce li consegneranno direttamente in appartamento. L&#8217;Alitalia ha colpito ancora. Fortunatamente non siamo due babbei ed abbiamo da tempo la sana abitudine di arricchire il bagaglio a mano con qualche indumento di emergenza (non si sa mai) e perci\u00f2 abbiamo ugualmente una buona autonomia. Le palle comunque girano vorticosamente, anche perch\u00e9 nelle borse in stiva c&#8217;erano i nostri amati salami. Quindi, leggerissimi, con il solo conforto dei nostri zainetti, facciamo un salto alla Autoreisen per ritirare la Citroen Saxo bianca e poi dritti verso Costa Teguise, poco pi\u00f9 a nord di Arrecife, a una quindicina di chilometri dall&#8217;aeroporto, alla scoperta del Apartamento Celeste, trovato su Hotelkey (internet) al prezzo di 245,00 euro per 8 notti (quindi 15,00 euro a testa per notte, mica male). Per la verit\u00e0 ci aspettavamo un clima pi\u00f9 mite: purtoppo circa un mese fa la tempesta tropicale &#8220;Delta&#8221;, dopo essersi formata in mezzo all&#8217;Atlantico, anzich\u00e9 dirigersi verso i Caraibi come sempre, si \u00e8 abbattuta sulle Canarie, provocando qualche danno. La coda di questa perturbazione \u00e8 ancora da queste parti e il clima, per nostra somma sfiga, non \u00e8 caldissimo. <br \/>\n Faremo ampio uso del pannetto sul letto durante la notte e di felpe imbottite durante il giorno.<\/p>\n<p>28\/12\/2005 &#8211; PLAYA PAPAGAYO, PLAYA BLANCA, PUERTO D. CARMEN<br \/>\n Il nostro appartamento \u00e8 molto semplice, ma completo: soggiorno con angolo cottura, bagno, camera da letto. Chiaramente, siccome il freddo da queste parti \u00e8 piuttosto insolito, le finestre sono tutt&#8217;altro che isolate: sono scorrevoli e tra una vetrata e l&#8217;altra ci sono spazi di almeno 2 dita, dai quali di notte, pi\u00f9 che spifferi soffiano uragani gelidi. Il complesso &#8220;Celeste&#8221;, che si trova in centro a Costa Teguise, ha anche una piccola piscina, che almeno per oggi ci limiteremo a guardare e basta. Attendiamo con la giusta ansia che gli addetti dell&#8217;aeroporto ci riconsegnino i bagagli (direttamente in appartamento, cos\u00ec ci hanno garantito) dopo il piccolo contrattempo di ieri.<br \/>\n Nel frattempo inizia l&#8217;esplorazione dell&#8217;isola, che \u00e8 completamente vulcanica, le distese di lava nera e grigia acuminata sono enormi ed impressionanti e dimostrano che a Lanzarote le eruzioni vulcaniche sono molto pi\u00f9 recenti rispetto alle altre isole dell&#8217;arcipelago. Percorriamo la strada principale per Arrecife, quindi verso Yaiza per arrivare a Playa Blanca, all&#8217;estremo sud, di fronte a Fuerteventura Da queste parti ci sono diverse spiagge bianche molto belle con mare azzurro e limpido, che devono essere una favola in estate: purtroppo oggi il tempo non \u00e8 granch\u00e8 e ci costringe alla felpa, quindi non solo &#8220;niente bagno&#8221; ma anche &#8220;niente sole&#8221;. Si pagano tre euro per entrare al Monumento Natural de los Ajaches e poter parcheggiare l&#8217;auto fino sulla scogliera. Sotto c&#8217;\u00e8 Playa Papagayo, a forma di mezzaluna e di sabbia dorata, chiaramente deserta. Poco distante c&#8217;\u00e8 Playa Mujeres, pi\u00f9 lunga e anche questa di sabbia dorata. Qualche pazzo che fa il bagno comunque c&#8217;\u00e8: si tratter\u00e0 del solito nordico. Playa Puerto Muela \u00e8 pi\u00f9 scura delle altre, ma ha lo stesso effetto su di noi: una gran rabbia per il clima ostile. Speriamo vada meglio nei prossimi giorni. Sulla via del ritorno facciamo una piccola deviazione sulla sinistra per dare un&#8217;occhiata alle Salinas del Janubio. Poi attraversiamo nuovamente l&#8217;abitato di Yaiza, un piccolo paesino proprio sulla strada, completamente costituito da casette bianche basse, che si spargono anche sulle colline circostanti: sar\u00e0 il periodo post-natalizio, sar\u00e0 il freddo, saranno le palme disseminate tra le case, saranno gli addobbi, ma questo posto ci fa proprio venire in mente un presepe. Piccola sosta a Puerto del Carmen, pochi chilometri a sud di Arrecife: il paese \u00e8 quanto di pi\u00f9 turistico abbiamo visto finora sull&#8217;isola: c&#8217;\u00e8 una lunga passeggiata costeggiata da palme, da una parte il mare con una bella spiaggia tutt&#8217;altro che disprezzabile, dall&#8217;altra i negozi di souvenir mescolati con i ristoranti. Torneremo senz&#8217;altro nei giorni prossimi a fare shopping. E siccome il frigorifero reclama, alle porte di Arrecife facciamo un pit-stop al Hyperdino, che diventer\u00e0 il nostro fornitore ufficiale di vettovaglie. Al rientro troviamo la gradita sorpresa delle nostre valigie: che felicit\u00e0, adesso abbiamo le mutande di ricambio (oltre a tutto il resto). Ci avventiamo sulle borse come due vandali ed andiamo a rovistare fino a rinvenire il contenuto pi\u00f9 prezioso: i nostri salami, uno dei quali viene decapitato subito senza piet\u00e0, per festeggiare il ritrovamento, mentre l&#8217;altro, volendo a tutti i costi abbellire la casa ed essendo sprovvisti di fiori, verr\u00e0 infilato dentro un vaso di vetro, come un&#8217;ortensia.<\/p>\n<p>29\/12\/2005 &#8211; JAMEOS DE AGUA, MIRADOR DEL RIO, HARIA<br \/>\n Dopo una sostanziosa colazione a base di toast (in cucina non manca proprio niente, c&#8217;\u00e8 anche il tostapane) e di succhi di frutta, partiamo verso il nord e la prima sosta sar\u00e0 al Jameos de Agua. <br \/>\n E qui facciamo la conoscenza (nel senso che cominciamo a sentir parlare, lui poveretto \u00e8 morto diversi anni fa) del signor Cesar Manrique, un architetto geniale di fama internazionale originario proprio di Lanzarote che qui ha lasciato un sacco di sue creazioni che sono diventate monumento nazionale. A Lanza lui \u00e8 venerato come un eroe del paese e durante tutto il nostro viaggio lo avremo con il fiato sul collo. Il Jameos de Agua \u00e8 un insieme di grotte vulcaniche sotterranee, nelle quali entra l&#8217;acqua del mare a formare dei laghi, originate dalla sboccata del vulcano de la Corona e dal successivo crollo delle volte sovrastanti. Si scende una scala di pietra vulcanica e inizia il Tunel de la Atlantica, una grande grotta, aperta alle estremit\u00e0 come una lunga galleria del treno, con un lago sotterraneo di acqua salata e cristallina. Il lago pu\u00f2 essere attraversato con una passerella che permette di vedere i piccolissimi granchi ciechi che qui trovano il loro habitat naturale, anche se normalmente vivono nelle profondit\u00e0 dell&#8217;oceano. Verso l&#8217;uscita della grotta \u00e8 stato ricavato un angolo bar con sedie e tavolini tra palme e piante tropicali e musica in filodiffusione, mentre all&#8217;esterno \u00e8 stata creata una originale piscina di marmo bianco con acqua color turchese (sembra scavata sulla calotta polare). Da notare che tutto il giardino e la piscina sono circondate da pareti di lava alte almeno dieci<br \/>\n metri: anticamente anche qui c&#8217;era la grotta, poi il &#8220;tetto&#8221; deve essere crollato. All&#8217;estremo del Jameos de Agua si entra in un&#8217;altra grotta dove il buon Manrique ha creato addirittura un auditorium per i concerti di ben 600 posti a sedere. Salutiamo il Jameos e prendiamo la strada verso l&#8217;interno per arrampicarci con l&#8217;auto verso il Vulcano de la Corona, che adesso sembra innocuo, ma ai suoi tempi deve aver fatto proprio un bel casino (il Jameos e tutte le distese esagerate di lava qui intorno le ha fatte lui). Ormai il paesaggio vulcanico comincia a diventarci famigliare, soprattutto le curiose costruzioni di pietra a forma di pozzo, alte anche fino a un metro, all&#8217;interno delle quali vengono coltivate le viti (evidentemente per ripararle dal vento, che qui a volte \u00e8 insopportabile). Dopo le foto di rito, la strada ci porta al Mirador del Rio, il punto panoramico pi\u00f9 spettacolare di Lanzarote. Anche qui ha messo le sue zampette il gi\u00e0 citato Cesar Manrique, progettando ed edificando con la pietra lavica del posto una costruzione molto curiosa con grandi vetrate, ma perfettamente mimetizzata. Una grande balconata a quasi 500 metri permette di vedere le due coste dell&#8217;isola: quella pi\u00f9 lontana si vede l\u00e0 in fondo, verso il Jameos de Agua, dopo chilometri e chilometri di terreni di lava raffreddata, mentre quella pi\u00f9 vicina \u00e8 proprio a strapiombo sotto di noi. Siamo sospesi in aria sul blu dell&#8217;oceano. Di fronte, l\u00e0 sotto, c&#8217;\u00e8 l&#8217;isola de la Graciosa, separata da un braccio di mare di meno di due chilometri e pi\u00f9 in l\u00e0 c&#8217;\u00e8 l&#8217;isolotto de l&#8217;Alegranza (il nome \u00e8 tutto un programma). Il tempo \u00e8 infame, tira un vento freddo bestiale (anche se qualcuno si ostina a portare le infradito), il mare \u00e8 agitato e non ci passa neanche per l&#8217;anticamera del cervello di prendere uno di quei traghetti che da Orzola portano a la Graciosa (ci sarebbe da sboccare per due ore). Le spiagge dell&#8217;isolotto pare siano fantastiche: Playa Francesa, Playa de la Cocina, Playa del Salao, tutte di sabbia bianca. Chiss\u00e0 se il tempo migliorer\u00e0 nei prossimi giorni. Per il rientro verso il focolare domestico (ce ne vorrebbe davvero uno, vista l&#8217;aria che tira) scegliamo di percorrere la strada interna, pi\u00f9 lunga, ma panoramica. Passiamo quindi dal paesino di Haria, incastrato in una valle, fatto di casette bianche, ognuna con la sua palma nel giardino. Sembra di fare un salto indietro nel tempo, c&#8217;\u00e8 anche un piccolo &#8220;mercadillo&#8221; con oggetti di artigianato vario (non proprio di prodotti tipici del luogo, ma c&#8217;\u00e8 un po&#8217; di tutto).<\/p>\n<p>30\/12\/2005 &#8211; SUD OVEST, TIMANFAYA<br \/>\n Colazione e partenza per una delle maggiori attrattive dell&#8217;isola: il Parque Nacional de Timanfaya con le sue montanas del fuego. Il parco occupa gran parte della zona centro occidentale di Lanzarote, che fino al 1730 era dominata da terreni fertili, poi una delle eruzioni pi\u00f9 esagerate della storia della vulcanologia ha distrutto una ventina di paesini ed ha trasformato completamente il paesaggio, ricoprendolo di distese di lava che arrivano fino al mare. Entriamo nel parco in auto per proseguire poi a piedi verso las montanas del fuego, dove le guide ci mostrano dei fenomeni molto interessanti che ci fanno pensare che questa sia la porta dell&#8217;inferno: nel sottosuolo, a solo 10 centimetri di profondit\u00e0, la temperatura \u00e8 gi\u00e0 di 140 gradi e arriverebbe anche a 400 se lo scavo fosse di 6 metri. Non ci sono dubbi che il fuoco \u00e8 l\u00ec sotto i nostri piedi: buttando della paglia nel buco, scoppia l&#8217;incendio. Hanno costruito anche dei geyser artificiali, con dei tubi di metallo che scendono nel terreno e arrivano fino all&#8217;inferno: da sopra le guide versano dei secchi di acqua che subito si surriscaldano e vengono risputati all&#8217;esterno sotto forma di vapore. Il simbolo del parco \u00e8 naturalmente &#8220;Timanfaya&#8221;, un simpatico diavolaccio che viene raffigurato con una faccia incazzata, a gambe larghe con la coda luciferina, mentre con le mani tiene un forcone da inferno sopra la testa. Il paesaggio \u00e8 comunque incredibile, mari di lava, formazioni rocciose spettacolari e crateri vulcanici ovunque, colori che vanno dal nero al grigio, dal marrone al rosso: proprio qui nel 1968 il signor Stanley Kubrick ha girato il film &#8220;2001 Odissea nello spazio&#8221; Per darci delle arie intellettuali andiamo anche a visitare il centro dei visitatori che \u00e8 una vera pacchia per gli amanti ama della vulcanologia. Termina cos\u00ec la parte culturale della giornata e dato che, incredibile ma vero, il sole non \u00e8 malvagio, andremo verso la spiaggia nera di El Golfo, a pochi chilometri dal parco di Timanfaya dove riusciremo addirittura a prendere un po&#8217; di bronzo. La sboccata di Timanfaya \u00e8 arrivata fino a qui e infatti la sabbia \u00e8 nera e finissima, mentre naturalmente, con un fondo del genere, i colori del mare non sono esaltati per niente. Con un sentiero che si inerpica tra le rocce per poi discendere fino al livello del mare, si arriva al lago costiero di Los Clicos, adagiato sotto le pareti rocciose a strapiombo: \u00e8 a forma di goccia allungata e le sue acque verde smeraldo contrastano con le pareti rosse-marroni-nere nelle quali sono ben visibili tutte le stratificazioni formate in centinaia di migliaia di anni (ere geologiche &#8220;da paura&#8221;). Pi\u00f9 avanti il sentiero prosegue per qualche chilometro fino alle favolose falesie di Los Hervideros. Sembra di essere in un documentario di Piero Angela. Ormai il pomeriggio sta per volgere al termine, ma ci manca ancora lo shopping: domani sera sar\u00e0 capodanno e dobbiamo assolutamente brindare con il vino locale, cos\u00ec tanto decantato. Quindi, sulla strada del ritorno, appena superato il paese di Yaiza, facciamo una deviazione a sinistra verso l&#8217;interno per arrivare al Museo del Vino. Questo territorio si chiama La Geria, una zona molto curiosa, dove nel terreno vulcanico vengono coltivate le viti basse: ogni pianta viene sistemata all&#8217;interno di un cerchio di pietre (una specie di pozzo rotondo con pareti alte fino ad un metro) dove cresce riparata dal vento. Avevamo gi\u00e0 visto qualcosa di simile nei giorni scorsi, su al nord, dove ogni tanto ne incontravamo qualcuna; la cosa impressionante \u00e8 che a La Geria ci sono solo viti, ovunque! <br \/>\n Ormai \u00e8 tardi, \u00e8 quasi buio e il museo del vino \u00e8 gi\u00e0 chiuso. Riusciamo per\u00f2 ad entrare in una delle botteghe dove ci fanno vedere le enormi botti dove viene fatto maturare il vino e ci fanno assaggiare il prodotto: naturalmente in un terreno cos\u00ec inospitale e arido le viti crescono incazzate nere e di conseguenza il vino che ne viene ricavato \u00e8 aspro e selvaggio. Per niente spaventati, ne compriamo comunque diverse bottiglie e domani sera ci sar\u00e0 da ridere.<\/p>\n<p>31\/12\/2005 &#8211; SPIAGGE DEL NORD<br \/>\n Le nostre preghiere sono state finalmente ascoltate: la giornata \u00e8 splendida, non c&#8217;\u00e8 una nuvola. Adesso si che riconosciamo le nostre Canarie. Non c&#8217;\u00e8 un attimo da perdere, abbiamo patito fin troppo nei giorni passati. Partiamo subito per le spiagge del nord, che abbiamo visto un paio di giorni fa andando al Mirador del Rio. Proprio sulla costa nord, tra il Jameos de Agua e Orzola, ci sono delle distese di bellissima sabbia bianca molto fine chiamate Caleton Blancos: il mare \u00e8 azzurro, il sole \u00e8 caldissimo e finalmente possiamo mettere mano alle creme protettive. Dopo esserci rosolati per bene ed avere riacquistato il buonumore, ci guardiamo in faccia e ci rendiamo conto che ad entrambi frulla in testa il medesimo e diabolico pensiero: non possiamo mollare una giornata del genere, il 31 dicembre per giunta, senza un tuffo nell&#8217;oceano. Naturalmente il clima dei giorni scorsi e di tutto il mese precedente non hanno contribuito ad un riscaldamento delle acque a livelli tropicali, ma non ce ne frega niente, fosse l&#8217;ultimo bagno della nostra vita. Entriamo tra le onde dell&#8217;oceano. Due pazzi furiosi, assolutamente. L&#8217;acqua \u00e8 ancora pi\u00f9 fredda di quello che sembrava, ma il bagno il 31 dicembre \u00e8 una gran bella soddisfazione e vale lo sforzo, anche se il pensiero corre al banco dei surgelati. Naturalmente la durata della balneazione sar\u00e0 piuttosto limitata, per evitare contraccolpi negativi alla salute, ma ce l&#8217;abbiamo fatta. Tutto il resto del giorno lo passeremo ad arrostirci al sole, alla faccia della neve che pare stia cadendo dalle nostre parti proprio adesso. Stasera \u00e8 capodanno e, volendo regalarci una sera al ristorante, magari mangiando pesce, scatta l&#8217;operazione ricerca del locale. Li setacciamo tutti e arriviamo fino ad Orzala, l&#8217;ultimo paesino a nord dal quale assistiamo alla partenza di un battello per la vicina isola de la Graciosa. il mare \u00e8 piuttosto agitato e la barca compie delle evoluzioni esagerate, non vorremmo essere nei panni di quei poveri turisti che, se riusciranno a sbarcare sull&#8217;isola, lo faranno dopo avere sboccato l&#8217;impossibile. L&#8217;operazione di ricerca del ristorante \u00e8 pi\u00f9 complessa del previsto, abbiamo fatto i conti senza l&#8217;oste (questa volta nel vero senso della parola): qui in Spagna, quando \u00e8 festa, \u00e8 festa davvero e la gente non lavora. Quindi tutti i ristoranti da noi interpellati ci ridono praticamente in faccia dicendoci che in occasione di festivit\u00e0 \u00e8 tradizione chiudere presto (o non aprire nemmeno) perch\u00e9 tutti vanno a divertirsi. Bella diversit\u00e0 rispetto all&#8217;Italia: da noi i nostri ristoratori, che sembrano sempre morti di fame, non si sognerebbero mai di chiudere la sera di capodanno, che per loro rappresenta un&#8217;ulteriore (e ancora pi\u00f9 redditizia) occasione per spennare la gente e ammucchiare quattrini, secondo la filosofia del &#8220;Chissenefrega della festa, i soldi prima di tutto&#8221;. Alla fine ognuno festeggia a modo suo, chi riposandosi, chi contando i soldoni. Dopo svariati tentativi, riusciamo comunque a trovare un ristorantino dalle parti di Punta Mujeres, dove sono disposti a darci da mangiare a patto che liberiamo il tavolo in fretta (naturalmente per chiudere e andare a festeggiare). Non c&#8217;\u00e8 problema: alle 20 ci presentiamo, ci lanciano con la fionda tre polipi grigliati a testa come antipasto e poi una paella spettacolare. Non abbiamo la forza di chiedere il secondo, anche perch\u00e9 quella bottiglia di vino bianco che ci siamo appena scolati ci ha letteralmente tagliato le gambe. Usciamo in avanzato stato di brillantezza e pensiamo di andare a vedere dove va tutta sta gente: magari ad Arrecife. Speriamo non ci fermino per qualche controllo perch\u00e9 per come siamo messi (alito alcolico) potrebbero sbatterci in galera e buttare via la chiave. Ma la citt\u00e0 \u00e8 quasi vuota, a parte qualche spacciatore e comunque gente dall&#8217;aspetto poco raccomandabile, fa freddo, e meditiamo in fretta un rapido dietro front verso casa. A Costa Teguise nel frattempo hanno iniziato i fuochi d&#8217;artificio sull&#8217;oceano proprio davanti casa nostra e, nonostante siamo abbastanza pienotti, stappiamo una bottiglia del vino comprato ieri e andiamo a vedere lo spettacolo sul mare.<\/p>\n<p>\n 01\/01\/2006 &#8211; PLAYA DE FAMARA, TEGUISE<br \/>\n Capodanno alle Canarie. La speranza \u00e8 quella di potersi infilare il costume da bagno anche oggi, sarebbe un bel modo per festeggiare il nuovo anno. Apriamo la finestra e troviamo sole e cielo sereno: che la fortuna si sia finalmente voltata dalla nostra parte? Colazione e partenza immediata verso la costa ovest, alla conquista di Playa de Famara, una delle pi\u00f9 conosciute dell&#8217;isola. La spiaggiona di sabbia chiara \u00e8 enorme e si trova in una baia piuttosto larga che non si pu\u00f2 dire molto riparata dai venti ed \u00e8 per questo che \u00e8 il paradiso per chi pratica surf e kitesurf. Anche qui, come ne avevamo gi\u00e0 trovate sulla costa sud, ci sono delle rudimentali costruzioni rotonde di sassi, alte meno di un metro (senza tetto naturalmente) che servono per chi vuole farsi il bronzo senza essere disturbato pi\u00f9 di tanto dal vento (che a volte \u00e8 veramente pesissimo). Chiaramente non c&#8217;\u00e8 da prenotare, il primo che arriva si sceglie quello che vuole, gli altri si attaccano. Noi occupiamo subito uno di questi &#8220;cerchi&#8221; e poi andiamo a mettere i piedi nell&#8217;acqua: per tutto il resto della giornata, quello sar\u00e0 l&#8217;unico approccio con l&#8217;acqua, che \u00e8 talmente fredda da allontanare immediatamente ogni desiderio balneare. Dopo la nostra razione di sole (e di vento, che a Lanza non manca mai), facciamo fagotto e andiamo a Teguise, paesino nell&#8217;entroterra a pochi chilometri da Famara, dove alla domenica (e cio\u00e8 oggi) c&#8217;\u00e8 un &#8220;mercadillo&#8221; molto interessante, il pi\u00f9 famoso di tutta Lanzarote e senz&#8217;altro il pi\u00f9 fornito tra quelli che abbiamo incontrato finora. Il mercato si snoda lungo le vie del paese, con banchi ovunque (abbigliamento, artigianato, prodotti tipici, vasi decorati con sabbia e lava, pellame ecc.) e negozi aperti per ingresso libero e naturalmente \u00e8 pieno di gente. Alla domenica mattina si riversano a Teguise buona parte dei turisti che sono sull&#8217;isola con viaggi organizzati: il pacchetto degli hotel prevede quasi sempre la visita a questo mercadillo per spennare ulteriormente i villeggianti. Prima di rientrare a Costa Teguise ci sembra giusta e doverosa una visita alle spiagge della zona dell&#8217;aeroporto, tra Arrecife e Puerto del Carmen. Ancora una volta dobbiamo incazzarci contro il tempo infame, perch\u00e9 se ci fossero sole e caldo, quanto a spiagge qui a Lanzarote ci sarebbe davvero l&#8217;imbarazzo della scelta: Playa los Pocillos, ma anche Playa Honda, Playa Guasimeta e infine Playa Matagorda sarebbero un ottimo materasso per i nostri salviettoni da mare. Tutte le spiagge di Lanzarote sono assolutamente libere e pressoch\u00e9 prive di servizi (bar, bagni ecc.) il ch\u00e9 le rende molto selvagge e, almeno per i nostri gusti, molto apprezzabili. Inoltre ce n&#8217;\u00e8 per tutti i gusti: di sabbia bianca, dorata, nera. In serata, annidati nel nostro covo, annegheremo tutti i rimpianti in una solenne pastasciutta condita con un sugo iperproteico (morire di fame non servirebbe a nulla) che, in onore delle spiagge mancate, battezzeremo &#8220;la Matagorda&#8221;. <\/p>\n<p>\n 02\/01\/2006 &#8211; FUNDACION CESAR MANRIQUE, JARDIN DE CACTUS<br \/>\n La tregua del maltempo \u00e8 durata solo due giorni e oggi al nostro risveglio il cielo ha del colore del piombo. Non ci resta che darci alla cultura e andare a visitare la Fundacion Cesar Manrique, che si trova a pochi chilometri da casa nostra prima di arrivare ad Arrecife e che ha sede nella villa del famoso architetto (ormai defunto da diverso tempo). A prima vista la costruzione si presenta bassa e quasi mimetizzata tra l&#8217;ambiente circostante, poi dando uno sguardo pi\u00f9 da vicino abbiamo il primo assaggio: Manrique non ha resistito e, per non passare inosservato, ha messo la sua firma sui muri esterni, affrescandoli con disegni cubisti dai colori sgargianti. Non si pu\u00f2 dire che il tipo non avesse fantasia: la sua villa bianca, che oggi \u00e8 monumento nazionale, \u00e8 una immensa autocelebrazione, con un sacco di soggiorni e salotti dai colori sgargianti, fontane e piscinette, locali che comunicano tra loro attraverso passaggi stranissimi, dove tutto viene considerato e celebrato come &#8220;opera d&#8217;arte&#8221;. Sculture incomprensibili (per fortuna ci sono i cartelli che spiegano ci\u00f2 che rappresentano), quadri e disegni astratti sono ovunque. Chiaramente la pianta non \u00e8 quella di una normale casa bifamigliare, ma un insieme di ambienti circolari, quadrangolari e irregolari, a volte sovrapposti; c&#8217;e anche una zona sotterranea. Uno dei numerosi soggiorni ha addirittura una grande vetrata con spettacolare veduta su una immensa distesa di lava. <br \/>\n Usciamo quasi storditi da tanta arte &amp; architettura e andiamo a farci due passi ad Arrecife, dove il mercadillo \u00e8 per\u00f2 piuttosto triste e disabitato. L&#8217;unica vera attrattiva artistica della cittadina \u00e8 il Castello di San Gabriel, piccolo e dalla forma tozza e squadrata, costruito su un isolotto davanti al porto e collegato alla citt\u00e0 con una lingua di terra; con i suoi cannoni tuttora piazzati, rappresentava in passato il biglietto da visita molto efficace contro i pirati. Ma il giro turistico in citt\u00e0 si esaurisce presto e puntiamo allora verso nord, oltre Guatiza, per il Jardin de Cactus, un&#8217;autentica sorpresa. Si tratta di una grande costruzione a forma di arena perfettamente mimetizzata nell&#8217;ambiente (naturalmente ideata dal simpatico Cesar Manrique), edificata con la pietra vulcanica: al suo interno, su grandi terrazze sovrapposte, contiene un vero e proprio museo &#8220;vivente&#8221; di quasi 10.000 piante di cactus di oltre 1400 specie differenti, provenienti da ogni parte del mondo. Passiamo il pomeriggio intero a girovagare tra queste piante e a scattare un numero considerevole di foto. <\/p>\n<p>\n 03\/01\/2006 &#8211; AEROPORTO, SORPRESONA!<br \/>\n Ormai siamo arrivati al capolinea e, anche se il sole poteva fare di meglio, un viaggio \u00e8 sempre un viaggio e non ci si sputa mai sopra. Questa mattina faremo un salto all&#8217;aeroporto, tanto per riconfermare i voli per il rientro di domani, una pura formalit\u00e0, visto che questa volta abbiamo in mano i biglietti cartacei (che ci siamo fatti spedire direttamente a casa da Expedia con l&#8217;aggiunta della modica cifra di dieci euro a testa). Ma all&#8217;aeroporto \u00e8 in agguato la sorpresona delle sorpresone: i nostri nomi non sono sulla lista del volo di domani! E&#8217; impossibile, i biglietti parlano chiaro: noi esistiamo, siamo vivi, in carne ed ossa e abbiamo diritto a due sedili. Mostriamo allora i nostri biglietti cartacei e, quando gli addetti scoprono che si tratta di Alitalia, alzano uno sguardo al cielo e ci guardano con aria di compassione, assicurandoci che la nostra compagnia di bandiera \u00e8 solita (non)lavorare cos\u00ec. Ecco spiegato perch\u00e9 gi\u00e0 a Barcellona gli addetti dell&#8217;aeroporto non riuscivano a trovare i nostri nomi: eravamo gi\u00e0 senza posto a sedere! Ci spiegano che noi abbiamo comprato i biglietti nel mese di novembre 2005 presso Alitalia, che ha a sua volta informato la compagnia spagnola, guardandosi bene per\u00f2 dal confermare i posti. Tre volte Air Europa ha richiesto la conferma ad Alitalia, tre volte Alitalia se ne \u00e8 ampiamente sciacquata le mani. A quel punto, nel dubbio, non potendo far volare aerei vuoti (giustamente) ed avendo grande richiesta, la compagnia spagnola ha provveduto a vendere i due tickets. E noi siam rimasti a piedi. Siamo allibiti, increduli, a bocca aperta, crediamo di essere su &#8220;scherzi a parte&#8221;: invece \u00e8 tutto vero.<br \/>\n Panico? No, grazie, non ci servirebbe a niente. Frastornati e storditi, ci sediamo due minuti per ragionare a freddo e riprendere in mano la situazione, anche perch\u00e9 in un modo o nell&#8217;altro dovremo venire a capo della matassa. Cominciamo telefonando al servizio assistenza clienti di Alitalia (numero verde), dovranno pure darci spiegazioni e comunque indicarci che cosa fare: \u00e8 tempo perso, il telefono squilla a vuoto, non risponde nessuno per quasi un&#8217;ora. Scatta allora il piano B e cio\u00e8 la ricerca di un volo alternativo presso un&#8217;altra compagnia. Da notare che l&#8217;Epifania \u00e8 dietro l&#8217;angolo e la Spagna \u00e8 cattolicissima ed osservantissima, il ch\u00e9 vuol dire aerei pieni di gente che va a casa dalla famigliola per la festivit\u00e0 religiosa. Risultato: ulteriore difficolt\u00e0 nel reperimento di due posti. Ci viene in aiuto una gentilissima addetta della Iberia che ci offre due sedili alla modica cifra di 440,00 euro cadauno con due scali, non per domani, ma per dopodomani; ci dice che secondo lei \u00e8 il meglio che possiamo trovare e che \u00e8 disposta a congelare la prenotazione per due ore per lasciarci il tempo di sentire tutte le compagnie concorrenti. Inizia cos\u00ec il giro delle sette chiese, una specie di via crucis, che culmina in orribili richieste di denaro (arriviamo addirittura ad una grande offerta speciale da 1.100,00 euro a testa per un volo via Francoforte). Aveva ragione la signora Iberia, cos\u00ec ritorniamo da lei, una strisciata di carta di credito e ci compriamo i nostri due sedili. A questo punto abbiamo la favolosa idea di farci rilasciare una stampata della &#8220;nostra storia&#8221; (acquisto dei biglietti, richiesta di conferme spagnole, silenzi italiani ecc.) dato che \u00e8 tutto documentato per filo e per segno nei computer; questo pezzo di carta avr\u00e0 certamente il suo peso quando, una volta rientrati, andremo (giustamente) a rompere le balle all&#8217;Alitalia per far valere le nostre ragioni. La nostra &#8220;cara&#8221; (in tutti i sensi) compagnia di bandiera si era gi\u00e0 presentata malissimo quando siamo partiti in ritardo da Malpensa ed ha finito nel peggiore dei modi: sar\u00e0 battaglia, non gliela faremo passare liscia. E adesso non ci resta che allungare il contratto di noleggio auto (che terminerebbe domani mattina) di un giorno in pi\u00f9 e chiedere al residence una notte supplementare, che fortunatamente ci concedono a buon mercato e senza dover cambiare appartamento. Un applauso ai nostri eroi (noi due) che con grande reattivit\u00e0 sono riusciti con le loro mani a tirarsi fuori da un soffocante mare di merda.<\/p>\n<p> 04\/01\/2006 &#8211; PLAYA LAS CUCHARAS, PUERTO DEL CARMEN<br \/>\n Alla fine non sappiamo se maledire o ringraziare Alitalia: in fin dei conti ci ha dato l&#8217;opportunit\u00e0 di allungare il nostro viaggio e fare un giorno in pi\u00f9 di vacanza (che comunque tra aereo, affitto e auto, ci sta costando fior di quattrini). Forse vedendo il clima ostile dei giorni passati, considerata la fatica di ieri, oggi gli d\u00e8i hanno avuto uno sguardo benevolo e ci hanno fatto uscire il sole, finalmente. Passeremo la giornata sui nostri teli mare sulla sabbia nera di Playa de las Cucharas che \u00e8 addirittura. davanti a casa nostra, a Costa Teguise. In tutti questi giorni, presi dalla smania di vedere cose lontane, non ci eravamo neanche accorti della sua esistenza. Becchiamo il sole fino a quando l&#8217;orario lo rende possibile: se il tempo fosse stato sempre come oggi, saremmo rientrati con un bronzo da paura. Verso sera un ultimo giro a Puerto del Carmen in giro per negozi per gli ultimi acquisti. La cena di questa sera, rigorosamente consumata tra le mura domestiche, avr\u00e0 lo scopo di ripulire il frigorifero dai residui di questi giorni. L&#8217;aria fredda di queste sere ci ha fatto riscoprire il piacere di una tazza di the caldo dopo cena per riscaldare le budella.<\/p>\n<p>\n 05\/01\/2006 &#8211; RIENTRO MALPENSA (VIA GRANCA &#8211; VIA BARCELLONA) Stavolta si parte veramente. Ci aspetta una giornata in giro per i cieli e gli aeroporti di mezza Europa (e comunque siamo stati fortunati ad aver trovato una combinazione che ci riportasse a casa senza ulteriori ritardi). Naturalmente stiamo gi\u00e0 affilando le armi: all&#8217;Alitalia non sanno ancora che pestando i calli a noi, si sono tirati in casa due rompiballe. Sveglia prima dell&#8217;alba: dobbiamo andare all&#8217;aeroporto, riconsegnare la Citroen Saxo e fare il check-in (quello vero, questa volta). Il volo da Arrecife \u00e8 alle 8,20 e atterriamo a Las Palmas Gran Canaria dopo circa mezz&#8217;ora. Alle 11,10 abbiamo la seconda tratta (di tre ore) verso Barcellona, da cui spicchiamo l&#8217;ultimo salto verso Malpensa verso le 17,00.<\/p>\n<p> PS: Se volete sapere com&#8217;\u00e8 andata a finire la questione &#8220;Alitalia&#8221;, scriveteci !!!<\/p>\n<p> Se vi \u00e8 piaciuto e avete bisogno di informazioni andate sul mio sito www.tripfabio.com e scrivetemi. \n <\/p>\n<table border=\"0\" width=\"95%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"5\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"5%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/hotel.gif\" width=\"30\" height=\"30\" \/><\/td>\n<td width=\"95%\"><a href=\"http:\/\/www.booking.com\/region\/es\/lanzarote.html?aid=304846\" target=\"_blank\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Il Viaggio Fai da Te &#8211; Hotel consigliati a Lanzarote<\/span><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Fabio Fornasari\u00a0&#8211; Le previsioni del tempo non promettono niente di buono e per stanotte <a href=\"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/lanzarote-canarie\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2620,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3,21],"tags":[521,117],"class_list":["post-2619","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-europa","category-spagna","tag-fabio-fornasari","tag-spagna"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - 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