{"id":3603,"date":"2017-02-07T19:09:34","date_gmt":"2017-02-07T18:09:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.markos.it\/viaggi\/?p=3603"},"modified":"2017-02-07T19:15:43","modified_gmt":"2017-02-07T18:15:43","slug":"lincontro-blues-del-mississipi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/lincontro-blues-del-mississipi\/","title":{"rendered":"L&#8217;incontro con il &#8216;blues&#8217; del Mississipi"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"Stile23\">di <a href=\"mailto:fernando.petrone@alice.it\">Fernando Petrone<\/a>\u00a0&#8211;<br \/>\n <em><strong>Ho ascoltato venticinque anni or sono<br \/>\n un autentico bluesman sulle rive del Mississippi:<br \/>\n vivo \u00e8 quel ricordo talch\u00e9 mi sembra appena ieri<\/strong><\/em> <!--more--> Debbo confessare che io ho sempre amato il \u2018blues\u2019 fin da giovane di una vera e propria passione. Passione che ho nutrito per questa che, tutto sommato, non \u00e8 altro che una musica profondamente malinconica nel pi\u00f9 assoluto senso della parola. Ma il \u2018blues\u2019 \u00e8 anche, proprio per quella sua accorata e struggente malinconia, una musica che esalta i contrasti essendo nel contempo dolce e amara, ritmica e suadente, appassionata ed appassionante, pur essendo molto semplice nella sua struttura. E questa semplicit\u00e0 le deriva proprio dall\u2019essere il \u2018blues\u2019 una musica dalla strumentazione quanto mai elementare e limitata perch\u00e9 \u00e8 musica nata, sviluppata e proveniente dai ceti pi\u00f9 poveri di quella negletta societ\u00e0 americana del profondo Sud la quale non aveva certo conoscenza alcuna n\u00e9 delle composizioni infinitamente possibili con le sette note, n\u00e9 della tecnica del pentagramma, n\u00e9 della fondamentale importanza del contrappunto. Ma essa \u00e8, per contro, una musica dove alla voce non sono mai stati posti limiti alcuno di ampiezza o d\u2019altro tipo per cui, se questa \u00e8 dispiegata al massimo oppure \u00e8 dolcemente sussurrata, riesce ad avvincerti e a coinvolgerti, estasiandoti fino a farti dimenticare tutto ci\u00f2 che ti sta d\u2019intorno per poi definitivamente rapirti e trasportarti lontano\u2026.., molto ma molto lontano e per di pi\u00f9, proprio quel che in definitiva \u00e8 la sua pi\u00f9 strabiliante caratteristica, senza mai sapere dove\u2026.. Musica che \u00e8 propria di uno strumento-voce impiegato in un modo del tutto spontaneo e assai frequentemente estemporaneo e che resta nel suo insieme il patrimonio inestimabile di un popolo che da sempre si \u00e8 nutrito del dolore, della disperazione, della miseria, della emarginazione, senza mai porsene un limite. <\/span><\/p>\n<p><span class=\"Stile23\">Per tutti questi motivi, dunque, grande musica \u00e8 il \u2018blues\u2019 che sicuramente inebria senza che tu, anche sol che lo volessi, possa in qualche modo sottrartene\u2026.. E, tutto sommato, sarebbe poi oltretutto assai difficile, se non impossibile, il poterlo fare\u2026.. <\/span><\/p>\n<p><span class=\"Stile23\">Per coerenza, per\u00f2, debbo sinceramente confessare che io credevo di sapere molto, se non proprio tutto, del \u2018blues\u2019. E questa convinzione si \u00e8 perpetuata fino a che non ho preso la decisione, poi rivelatasi quanto mai saggia, di venire una buona volta qui nel profondo Sud, proprio nella Luisiana che \u00e8 quella mitica terra che ha dato i natali al \u2018dixieland\u2019. Ed ho avuto occasione di farlo a met\u00e0 degli Anni Ottanta, proprio durante lo svolgimento del suo noto festival del jazz che qui, a New Orleans City, ogni anno si celebra fedelmente con grandissimi risultati sia in fatto di pubblico che in fatto di artisti-interpreti e di artisti-compositori, sia in tema di nuove proposte musicali. Non me ne sono mai pentito, anche perch\u00e9 mi \u00e8 capitato di compiere un suggestivo soggiorno di dieci meravigliosi giorni, volati in un batti-baleno. Sosta che \u00e8 stata di molto originale e veramente indimenticabile, trascorsa al fianco di quel lento e maestoso scorrere del Grande Fiume, il Mississippi, cio\u00e8 proprio di quel mitico \u2018Old River\u2019 che da sempre \u00e8 cantato e da sempre \u00e8 personificato negli struggenti cori pieni di nostalgia e di dolorosi e sofferti ricordi della gente nera. Ho sostato infatti a lungo tra quelle anse ora sinuose ed ora contorte, estraniandomi, rapito dalla eccezionalit\u00e0 del posto, da tutto e da tutti rimanendo in silenzio in prossimit\u00e0 delle sue silenziose e nel contempo ammalianti rive, ampie e molto spesso sonnolente. Ho anche sostato a lungo in prossimit\u00e0 dei bordi dei mille e mille canali di quel suo vastissimo ed intricato delta. Mi sono infine immerso a lungo nel profondo ed attonito silenzio dello smisurato Lago Pontchartrain nel quale si specchiavano le tante barche che si muovevano lentamente e con dolcezza infinita sulla sua superficie talch\u00e9 sembravano volerla accarezzare con delicatezza smisurata e sensuale proprio come sogliono fare tutte le amanti di questo mondo. <\/span><\/p>\n<p><span class=\"Stile23\">Ed infatti non mi sono mai pentito d\u2019esser venuto qui, in Luisiana, perch\u00e9 proprio qui e solo qui ho potuto \u2018vivere\u2019 nel vero senso della parola il Mississippi navigandolo al suono suadente di un incantato sax o di un dolcissimo banjo su quei grandi e nostalgici battelli a ruota, sbuffanti e asmatici che a momenti percorrono la sua mediana linea d\u2019acqua lontano dalle due sponde verdissime e che da sempre si fronteggiano e a momenti invece rasentano quelle stesse sponde che sempre appaiono sonnolente, fra di loro distanti alcune centinaia di metri, talora dall\u2019aspetto quanto mai maestoso ed incredibilmente immerse in un attonito silenzio senza fine, talch\u00e9 a momenti sembra avere lo strano sapore, misteriosamente suggestivo, del sacro e di convincerti di trovartici addirittura al suo cospetto\u2026.. <br \/>\n E fu allora -e solamente allora qui sostando- che mi accorsi di essere stato fino a quel momento un vero e proprio millantatore ogni volta che, con molto sussiego, ritenevo di parlare da vero competente del \u2018blues\u2019 e dei suoi \u2018black-bluesmen\u2019. S\u00ec, proprio un vero millantatore perch\u00e9 ho potuto constatare \u2018de visu\u2019 e toccare con mano la realt\u00e0 che nulla o quasi nulla io conoscevo di questa \u2018arte\u2019 musicale dolce e poverissima. O, meglio, della vera \u2018anima\u2019 del \u2018blues\u2019 la quale, in definitiva, non \u00e8 altro che la autentica, unica ed infinitamente triste anima \u2018nera\u2019. Ovvero ancora, come figuratamente e saggiamente tutti dicono da queste parti, quella che \u00e8 \u2018l\u2019anima del Mississippi\u2019\u2026.. Quell\u2019anima che, nella sconfinata area verde della ampia foce dell\u2019Old River, aleggia sempre, ovunque e su tutto\u2026.. Certo, non puoi \u2018vederla\u2019 perch\u00e9 non ha contorni tangibili, per\u00f2 essa c\u2019\u00e8 perch\u00e9 la senti tutto all\u2019intorno\u2026.. c\u2019\u00e8 perch\u00e9 ti \u2018fascia\u2019 come guaina serrata\u2026.. c\u2019\u00e8 perch\u00e9 la respiri insieme all\u2019aria vitale\u2026..<\/span><\/p>\n<p><span class=\"Stile23\">Me ne accorsi e lo capii allorch\u00e9 ebbi la ventura meravigliosa e assolutamente indimenticabile, e purtroppo per miei attuali motivi anagrafici forse in avvenire irripetibile, di udire dal vivo (ed era quella per me in assoluto la prima volta) un vero \u2018bluesman\u2019, nero come l\u2019ebano, dal viso \u2018antico\u2019 perch\u00e9 era inciso da mille rughe profonde e sul quale si stagliava una smagliante dentatura bianca. Bianchissima come l\u2019avorio\u2026. Un uomo nero che, sicuramente, era assai carico di anni e senz\u2019altro anche di ricordi\u2026.. di tanti ricordi, infiniti e di ogni specie. Quell\u2019uomo teneva fra le labbra un corto mozzicone sempre spento e forse anche puzzolente di vecchio ed acre tabacco. Quel mozzicone comunque se ne rimaneva con pervicacia appiccicato ad un angolo della bocca. All\u2019angolo di destra, mi pare\u2026.. Per\u00f2 debbo dire che suonava come un \u2018dio\u2019. Avr\u00e0 avuto ottanta o novanta anni. Chiss\u00e0\u2026.. Ma forse, a ben guardarlo e a ben pensarci, anche cento..\u2026 Sono volti, quelli, senza tempo ma che nel tempo sono eternamente stagliati\u2026.. S\u00ec!, direi proprio cento\u2026.. Pensate: un secolo, quasi una \u2018piccola\u2019 eternit\u00e0\u2026.. <br \/>\n Quell\u2019uomo dalla pelle nera e lucida era taciturno ed era senza una apparente espressione su quel suo volto scarno che appariva come ricoperto da una vera e propria \u2018antica patina\u2019. E quella patina, in definitiva, non era altro che la inesorabile patina livellatrice del tempo. S\u00ec!\u2026.., proprio quella patina che si accumula, tutto ricoprendo e talora anche nascondendo non solo sulla pelle d\u2019ogni essere vivente, ma anche su tutte le cose di questo mondo, perch\u00e9 depositatavi dall\u2019azione di un tempo lunghissimo e gi\u00e0 ineluttabilmente trascorso e che continua ancora inarrestabilmente a scorrere\u2026.. <\/span><\/p>\n<p><span class=\"Stile23\">Quel nero dall\u2019antica pelle era il \u2018bluesman\u2019 del cartellone di quella sera ed era il \u2018clou\u2019 del programma. Strano tipo: appariva, al primo vederlo, del tutto \u2018assente\u2019, come trasognato e tutto quello che si muoveva a lui d\u2019intorno sembrava non interessarlo, quasi che egli, estraniato da ogni cosa terrena, stesse addirittura vivendo un\u2019altra vita, proprio come se fosse misteriosamente immerso in un altro mondo. Ma in un mondo che era per te, per me, per noi astanti tutti, assolutamente estraneo ma che invece per lui era ben presente, reale, tangibile. Ed in sostanza era un mondo del tutto particolare destinato a non interessare alcuno, perch\u00e9 solo a lui noto e perch\u00e9 solo a lui strettamente riservato\u2026..<br \/>\n Terminava nel frattempo la brillante esibizione strumentale di un giovane ed affiatato trio di colore (pianoforte, sax baritono e basso) che aveva con i suoi elettrizzanti virtuosismi riscaldato al punto \u2018giusto\u2019 l\u2019insieme degli astanti. Tutto quel composito ambiente in ascolto, ma anche in trepida attesa, era formato da un \u2018mix\u2019 di persone strano ed eterogeneo sia perch\u00e9 composto di ragazzi adolescenti, di giovani, di adulti e di vecchi e sia perch\u00e9 \u2018pluri-colorato\u2019 per la presenza di bianchi, di mulatti e di neri. E tutti se ne stavano pazientemente l\u00ec, nessuno escluso, uno a fianco dell\u2019altro, seduti gomito a gomito. Ed io e mia moglie con loro, in mezzo a loro. <br \/>\n Ad un tratto quel taciturno \u2018bluesman\u2019 sembr\u00f2 finalmente risvegliarsi d\u2019improvviso perch\u00e9 era giunto alfine il suo turno. E fu cos\u00ec che emerse da quel suo strano letargo in maniera veramente curiosa: lo vedemmo infatti muoversi in una strana maniera, e apparentemente senza fretta alcuna, da quel suo appartato angolo posto nel fondo della sala, proprio l\u00e0 dove era rimasto relegato fino ad allora del tutto solo, immobile ed immerso in un silenzio assoluto. Con quel caratteristico passo lento, trascinato e un po\u2019 dinoccolato, che \u00e8 tipico di ogni vecchio uomo nero magro ed asciutto, si avvi\u00f2, come fosse profondamente assorto in chiss\u00e0 quali pensieri o preso da misteriose preoccupazioni, verso la scolorita pedana di legno che era posta proprio al centro di uno di quei tanti caratteristici \u2018juke joint\u2019 che fiancheggiano le maestose ed ombrose rive del Mississippi. E quel vecchio \u2018juke joint\u2019, nel quale ci trovavamo noi tutti in quella sera e che molto difficilmente potr\u00f2 dimenticare, era situato proprio dentro il cuore e l\u2019animo del mitico, storico e affascinante Quartiere Francese di New Orleans City, a due passi dalla storica Bourbon Street. <br \/>\n Dicevo che quell\u2019ossuto suonatore nero, dalla faccia solcata, o per meglio dire incisa, da profondissime rughe, attraversava quella \u2018antica\u2019 sala comportandosi proprio come se questa fosse un solenne e colossale proscenio. Ed infatti quel nero \u2018bluesman\u2019 sembrava del tutto incurante di tutti quei calorosi battimani e di tutti i penetranti e sonori fischi di incoraggiamento dei tanti \u2018fan\u2019 presenti (\u2018fan\u2019 suoi o \u2018fan\u2019 del blues?\u2026..) col\u00e0 convenuti in grandissimo numero. Cosicch\u00e9, a prima vista, quel vecchio nero offriva agli astanti tutti, ovviamente anche me compreso, quella impressione, per il vero assai fallace come poi ebbe a dimostrarsi, che non fosse affatto un suo preciso compito il dover suonare su quella pedana e che egli comunque si accingesse a farlo quasi per forza, o, forse, solamente per assolvere all\u2019obbligatorio rispetto di un contratto gi\u00e0 da qualche giorno sottoscritto o, forse ancor pi\u00f9 prosaicamente, per poter intascare alla fine di quel suo \u2018lavoro\u2019, pi\u00f9 o meno dignitosamente svolto, quella somma di denaro, sicuramente modesta, che era stata a suo tempo pattuita da lui stesso o forse da uno di quei tanti voraci impresari che in numerose schiere ruotano come falchi insaziabili attorno al mondo dello spettacolo. <\/span><\/p>\n<p><span class=\"Stile23\">Nel suo procedere attraverso quella sala, la chitarra, portata con noncuranza a tracolla, gli pendeva ad un fianco del corpo come fosse per lui, bench\u00e9 se ne fosse poi dimostrato un suonatore provetto, una cosa del tutto estranea, se non addirittura fastidiosa, anzich\u00e9 l\u2019indispensabile \u2018strumento\u2019 di lavoro. Il pubblico invece se ne stava l\u00ec, con il fondo schiena incollato alle sue sedie, impaziente e rumoroso: fremeva intensamente preso dalla attesa morbosa, direi quasi spasmodica, di poter udire finalmente le prime note. Ed io con gli altri\u2026..<br \/>\n Io non conoscevo chi fosse quello strano suonatore nero, ma i tanti \u2018fan\u2019 no. Era per loro un volto noto: lo chiamavano infatti a gran voce, urlandone e scandendone ritmicamente il nome con il battito sia delle mani che dei piedi sull\u2019antico impiantito di legno di quel vecchio \u2018juke joint\u2019 i cui assi, consunti dal tempo e dal continuo calpestio, ne ingigantivano il rimbombare: <br \/>\n \u201cMu-ddy\u2026.. Mu-ddy\u2026.. Mu-ddy\u2026..\u201d. <br \/>\n E fu allora, proprio in quel preciso momento, che mi folgor\u00f2 improvvisa un\u2019idea: era forse quegli il grande Muddy Waters, nato in una miserrima e lercia baracca della sconosciuta Issaquena sita qui vicino, proprio nel profondo Sud del Mississippi, e cresciuto poi in un\u2019altra altrettanto miserrima e lercia baracca del villaggio di Stovall nel bel mezzo di una vasta piantagione di cotone dove cant\u00f2 i suoi primi \u2018blues\u2019 pregni di quell\u2019accorato sapore che \u00e8 proprio del vivo dolore dell\u2019animo, accompagnandosi con una povera chitarra per assurgere infine, dopo aver tentato per sopravvivere anche il contrabbando del whisky, ai trionfi di Chicago, proprio di quella grande citt\u00e0 che oggi \u00e8 divenuta una immensa metropoli, una delle pi\u00f9 smisurate d\u2019America dai confini che si perdono a vista d\u2019occhio e che ebbe ad incoronarlo come l\u2019incontrastato e grande re del blues e dove con il progredire della tecnologia si era definitivamente convertito all\u2019irruente suono della chitarra elettrica?\u2026.. Mah!\u2026.. Ebbi una gran vergogna a doverlo chiedere a chi mi stava vicino: non osai farlo perch\u00e9 temevo proprio di fare una gran brutta figura, per cui non lo seppi mai. E poi ne fui trattenuto anche dal sorgermi, subito dopo, un altro dubbio: ma Muddy Waters \u2018il Grande\u2019 non era forse all\u2019epoca gi\u00e0 morto?\u2026..<br \/>\n Comunque quel Muddy, il nero Muddy famoso o sconosciuto che fosse, sal\u00ec alfine sulla pedana dopo essersi trascinato attraverso quella sala gremita e che viveva una spasmodica attesa, fremente e satura di emozioni che, a mille, lievitavano gonfiandosi di momento in momento. Ed il Muddy lo fece molto pigramente e con estrema lentezza, proprio come se si stesse avviando con grande rassegnazione verso un patibolo: non sembrava proprio che partecipasse a tutto quel clamore ed appariva addirittura come sordo ad ogni richiamo. Chiss\u00e0,\u2026.. forse era anche un po\u2019 seccato. Quel corto mozzicone, che un istante prima era con insistente pervicacia appiccicato alla mucosa di entrambe le sue labbra, ora invece gli pendeva sempre da un angolo della bocca, ancora il destro, senza per\u00f2 mai caderne, come se una attrazione magnetica lo mantenesse aderente alla spessa mucosa del solo labbro inferiore tumido e un po\u2019 sporgente. Labbro, questo, che \u00e8 tipico di chi per anni ed anni ha sempre soffiato alla morte nella tromba, cos\u00ec come dai tempi dei tempi fanno i mitici soffiatori di vetro che lavorano sulle strette stradine della Medina del Cairo o di F\u00e8s, fino a rimanerne ogni volta senza fiato. <br \/>\n Alz\u00f2 quel \u2018bluesman\u2019 il suo volto verso le tante file di sedie allineate al suo cospetto, proprio di fronte a quella pedana sulla quale era salito qualche istante prima trascinandosi la sua chitarra: erano tutte occupate e parve meravigliarsi che tutta quella gente non aspettasse altro che lui. Io, l\u00e0 per l\u00e0, arrivai persino a pensare che quel Muddy fosse uno di quei tanti suonatori neri ormai definitivamente \u2018cotti\u2019 i quali vagano di locale in locale proprio come anime in pena, tra un boccale di birra ed un sorso di whisky, solo per sbarcare alla meglio il loro modesto lunario impegnandosi per pochi \u2018coins\u2019 nei numerosi \u2018juke joints\u2019 di New Orleans City. Forse non era neanche abbastanza onusto di antica fama tanto da non essersi potuto sedere neppure per una sola volta, di sera, alla nobile \u2018Preservation Hall\u2019, ovvero in quel mitico tempio consacrato al culto del jazz, gi\u00e0 dichiarato dal Governo monumento nazionale, e dove gli artisti di colore si esibiscono solo per donare a s\u00e9 e agli altri la indicibile soddisfazione alla loro grande passione verso il jazz stesso e con l\u2019unico intento di mantenere viva la gloriosa tradizione musicale della vecchia e maliarda New Orleans. E dire che io, consigliato nella scelta della serata proprio dal distinto portiere del mio albergo, anch\u2019esso ovviamente nero e che mi era sembrato essere assai competente in materia, ero entrato in quel preciso locale del vecchio Quartiere Francese perch\u00e9 convinto che proprio l\u00e0 avrei potuto sicuramente udire e godere fino in fondo l\u2019essenza inebriante del vero \u2018blues\u2019, proprio di quello \u2018mitico\u2019 del quale tanto si parla qui in Europa\u2026.. <br \/>\n Ma quando quel Muddy, \u2018il nero\u2019 e dinoccolato Muddy, dopo avere distrattamente gettato uno sguardo, che all\u2019apparenza sembrava essere assolutamente indifferente, sulle tante teste di tutta quella folla che stava vivendo un vero e proprio delirio per via di quei tanti \u2018fan\u2019 che l\u00ec sedevano frementi immersi in una attesa spasmodica -delirio frenetico che sembrava essere addirittura senza fine- afferr\u00f2 la sua fedele chitarra, quella espressione assente che fino ad allora era rimasta costantemente dipinta sul suo rugoso volto di ebano, ad un tratto scomparve: e fu cos\u00ec che, di colpo, gli si accesero gli occhi, mentre le rughe sembrarono spianarsi d\u2019improvviso e scomparire del tutto e il sorriso farsi subito smagliante e comunicativo. In quel momento su quella antica pedana di legno era, quegli, un altro Muddy. <\/span><\/p>\n<p><span class=\"Stile23\">Eh, s\u00ec!\u2026.. in quel momento egli impersonava quasi certamente il Muddy d\u2019altri tempi, quello dei suoi venti o trenta anni. Era insomma, in quel momento, un uomo nero che si accingeva a ripercorrere a ritroso tutta la sua lunga vita di autentico e vero \u2018bluesman\u2019 cosparsa di dolore, di umiliazioni, di sopraffazioni. La mano, scarna ma nervosa, sfiorava con sapiente maestria le corde della sua fedele chitarra toccandole divinamente con i polpastrelli di quelle sue lunghe dita, magre ed ossute, che si muovevano in maniera sorprendentemente agile. <br \/>\n In pochi minuti una cascata di note, ma no, che dico!\u2026.. una vera e propria valanga inarrestabile di note melanconiche e dolci, lente e strascicate, ritmiche e penetranti, melodiose e suadenti volarono sulla testa di tutti noi col\u00e0 presenti, ce ne fasciarono poi il corpo, scesero nel fondo del nostro animo, penetrarono nel cuore d\u2019ognuno di noi fino a straripare e riempire addirittura tutto lo \u2018juke joint\u2019, anche il suo pi\u00f9 recondito angolo, il quale, nel frattempo, appariva come completamente impazzito. E quella inarrestabile valanga di note fu in grado di trasportare come per magia arcana gli astanti tutti, nessuno escluso, lungo le rive maestose dell\u2019Old River, proprio l\u00e0 dove il popolo negletto degli schiavi dalla disprezzata pelle nera di quelle smisurate piantagioni di cotone ai tempi vergognosi della tratta umana si spezzava schiena, braccia e gambe per la fatica disumana e dove ognuno di quegli sfortunatissimi individui, profondamente ferito nell\u2019animo e nel morale, consumava ogni suo muscolo, anche il pi\u00f9 piccolo e fino al suo pi\u00f9 completo esaurimento, in quel massacrante diuturno ed incessante lavoro, annegando poi dolore ricordi e sfinimento nel falso \u2018nirvana\u2019 dell\u2019alcool distruttore.<br \/>\n La voce sensuale e roca di Muddy, roca come del resto \u00e8 quella della quasi totalit\u00e0 dei vecchi \u2018black-bluesmen\u2019, raccontava, con gli occhi mantenuti costantemente fissi verso un punto lontano che era sicuramente fuori da quel locale dove tutti noi ci trovavamo e che egli solo era certamente in grado di \u2018vedere\u2019, di storie antiche e dolorose, di incontri felici ed inebrianti con l\u2019altro sesso, di violenti giochi d\u2019azzardo con i dadi che spesso sfociavano nella rissa pi\u00f9 brutale, di canti melodiosi e di nenie dalla monotonia esasperante, di sanguinosi scontri, di invocazioni ora disperate ora fiduciose a Dio, di lente ma ritmiche e cadenzate marce funebri suonate in ricordo di chi, amico o semplice conoscente, era trapassato nell\u2019Aldil\u00e0, approdando fiducioso ad un\u2019altra vita senz\u2019altro migliore di quella fino ad allora cos\u00ec duramente vissuta in terra\u2026.. <br \/>\n La voce di Muddy \u2018il nero\u2019 era affascinante e del pari affascinante era la struggente narrazione che andava via via facendo, accompagnato dal suono dolce di quella sua fedele chitarra le cui corde venivano \u2018pizzicate\u2019 da quelle lunghe e ossute dita con una elegante leggerezza che proprio non mi sarei mai aspettato di vedere. Sembrava proprio di assistere, come proiettata su una grande parete bianca e immacolata, tutto lo svolgersi di un lungo e appassionante film il quale era accompagnato da una meravigliosa colonna sonora che faceva da commento\u2026.. Film che appariva surreale ed irreale\u2026.. Film che, tuttavia, era pienamente corrispondente alla realt\u00e0 perch\u00e9 sapeva parlare in maniera efficace ai presenti di storie vere e di vicende tristi con tanto dolore vissute in prima persona e con profondissima angoscia, fino allo \u2018strazio\u2019 dell\u2019anima\u2026..<br \/>\n E i numerosi \u2018fans\u2019 all\u2019unisono, proprio come se rispondessero ad un unico comando, rompevano di colpo quell\u2019estasiato silenzio con i loro applausi scroscianti e con le loro intense salve di fischi brevi e penetranti, per fare poi, subito dopo, posto ad un profondo ed assorto silenzio di attonita attesa, di un silenzio che fisicamente riempiva, senza rinvio di eco alcuna, quell\u2019ambiente per altro affollato all\u2019inverosimile. E cos\u00ec ebbe a ripetersi quella scena di minuto in minuto ed ogni volta sempre uguale a se stessa perch\u00e9 senza alcuna variazione fino al termine di quel meraviglioso recital, protrattosi per oltre un\u2019ora buona, ma che a me sembr\u00f2, proprio per l\u2019affascinante modo con il quale mi aveva \u2018rapito\u2019, essere durato solo il brevissimo spazio di un momento. E fu a quel punto, proprio quando l\u2019eco dell\u2019ultima nota ebbe definitivamente a spengersi nell\u2019aria ancora attonita, che il decrepito soffitto di quell\u2019antico e storico \u2018juke joint\u2019 del vecchio Quartiere Francese di New Orleans City di colpo sembr\u00f2 voler crollare\u2026..Era quella la conclusione vibrante dell\u2019affascinante recital. <br \/>\n S\u00ec!, \u00e8 vero e non esagero. Sembr\u00f2 proprio volessero crollare le antiche volte a crociera in mattoni rossi del vecchio soffitto a causa della caldissima intensit\u00e0 di quei frenetici applausi che si diffondevano \u2018a cascata\u2019, assordanti e scroscianti, nonch\u00e9 di tutti quei calorosi fischi di un assai sentito e spontaneo entusiasmo prolungati, decisamente penetranti e non pi\u00f9 contenuti\u2026..<br \/>\n E Muddy, \u2018il nero\u2019 ossuto e dinoccolato, al termine di quel suo recital veramente sublime, si alz\u00f2 con molta flemma, proprio come se nulla fosse avvenuto e rivoltosi al folto pubblico, attento ed ancora preda di quel suo delirio, folle e senza fine, pronunci\u00f2, o meglio, sussurr\u00f2 un assai timido \u201ctank you\u2026..\u201d, ripetuto pi\u00f9 volte: \u201ctank you\u2026..tank you.\u2026. tank you\u2026..\u201d, accompagnandolo con l\u2019accenno di un inchino appena abbozzato ed all\u2019apparenza molto imbarazzato, ma comunque molto rispettoso verso il pubblico e certamente non servile. <br \/>\n E fu cos\u00ec che Muddy \u2018il nero\u2019, ricomparse che furono le profonde rughe sul suo volto di colpo nuovamente invecchiato, abbandon\u00f2 alla fine quella pedana di legno, scolorita e consumata dal continuo scalpiccio e dall\u2019inveterato uso, e fece per avviarsi con quei suoi lenti passi sempre trascinati, proprio come fossero quelli di una persona estremamente stanca, verso il fondo della sala gremita all\u2019inverosimile. Silenziosamente, come del resto silenziosamente era entrato in quella sala, si allontan\u00f2 trascinandosi dietro, sempre appesa al fianco, la sua fedele chitarra per poi definitivamente scomparire alla vista d\u2019ognuno di noi, dopo un ultimo cortese ma solo all\u2019apparenza imbarazzato inchino, come i precedenti appena accennato. Si infil\u00f2 e scomparve dietro una consunta porta di legno che aveva, s\u00ec, una brillante maniglia di lucido ottone forse perch\u00e9 recentemente sostituita, ma che era per il resto del tutta scrostata a causa del suo uso chiss\u00e0 da quando ininterrottamente protrattosi durante il lungo ed inarrestabile incedere del tempo sul maestoso \u2018vecchio\u2019 Mississippi\u2026..<br \/>\n Nessuno sfoll\u00f2.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"Stile23\">Tutto il composito pubblico, appassionato ed ancora intensamente fremente per quella \u2018performance\u2019, superba indimenticabile e assolutamente coinvolgente del nero Muddy, sembrava non volersi decidere ad abbandonare la sala di quell\u2019antico \u2018juke joint\u2019 del vecchio Quartiere Francese di New Orleans City. Rimanevano tutti ancora in preda a quel loro vivo delirio collettivo\u2026.. E cos\u00ec tutti i convenuti se ne stavano l\u00ec, io compreso, assolutamente immobili, dando cos\u00ec la curiosa impressione che si volesse fiduciosamente rimanere, sprofondandovi, in una sospirata attesa di chiss\u00e0 mai che cosa, mentre nell\u2019aria di quell\u2019ambiente, che era rimasta ancora calda ed attonita, aleggiavano le ultime note della chitarra e gli ultimi echi suadenti della voce espressiva e un po\u2019 roca di Muddy \u2018il nero\u2019, ossuto e segaligno, dal volto d\u2019ebano che era un po\u2019 ieratico e un po\u2019 antico, solcato dalle profondissime rughe del tempo\u2026..<br \/>\n Ed io, che credevo con sussiego fino a quella sera di sapere tutto o quasi tutto del \u2018blues\u2019, mi accorsi che non era cos\u00ec. Era bastato uno struggente \u2018recital\u2019, proprio quello di Muddy \u2018il nero\u2019 ascoltato in uno di quei caratteristici \u2018juke-joint\u2019 del vecchio Quartiere Francese di New Orleans City, per rivelarmelo. <br \/>\n Ed \u00e8 vero, anzi verissimo: bisogna proprio venire quaggi\u00f9 negli \u2018States\u2019 del profondo Sud, proprio qui nella Louisiana o nel Missouri o nel Mississippi e tuffarsi liberamente in quelle loro grandi citt\u00e0-megalopoli dove oggi a grandissima maggioranza vivono uomini e donne di colore. Quegli uomini e quelle donne tutti eredi diretti e legittimi di quegli innumerevoli schiavi, il cui numero esatto mai si conobbe, i quali furono brutalmente stuprati nel fisico prima e nella volont\u00e0 poi e che infine vennero strappati impietosamente e a viva forza dai loro numerosi natii villaggi posti a ridosso della lontana costa atlantica dell\u2019Africa, tutti penosamente ammassati come \u2018inerti cose qualunque\u2019 in quei tuguri osceni ed aberranti per essere sottoposti alla umiliante \u2018conta\u2019 e poi, spesso dopo la dolorosa \u2018marcatura\u2019 a fuoco come fossero dei capi di bestiame, caricati come merce senza valore su quei luridi vascelli della vergogna i quali facevano la spola ininterrotta, miserabile e triste con il Nuovo Mondo, per capire il \u2018blues\u2019.<br \/>\n Si!, perch\u00e9 il \u2018blues\u2019 deve essere \u2018vissuto in loco\u2019.<br \/>\n Disse John Hurt, uno dei pi\u00f9 grandi \u2018black-bluesman\u2019 di tutti i tempi, ormai quasi centenario e soprannominato molto appropriatamente dai suoi concittadini \u2018Mississippi\u2019: <br \/>\n -\u201c Il vero blues \u00e8 nelle bettole. Portate i vostri c..\u2026 nel Mississippi prima che sparisca definitivamente l\u2019ultima bettola\u201c- (Quel c\u2026.. di riferimento \u00e8 ovviamente indirizzato al \u2018fondo-schiena\u2019 della gente, mentre con la parola non proprio delicata di \u2018bettola\u2019 egli intendeva sostituire il nome un po\u2019 pi\u00f9 gentile di \u2018juke joint\u2019).<br \/>\n E tutto questo \u00e8 quanto mai vero. Il \u2018blues\u2019, quello indiscutibilmente vero, non \u00e8 nei dischi, o nelle cassette, o nei \u2018CD\u2019. Non lo \u00e8 neanche \u2018SUL\u2019 Mississippi\u2026.. Perch\u00e9 il vero \u2018blues\u2019, quello autentico che, inarrestabile, sgorga dall\u2019anima della gente nera \u00e8 \u2018NEL\u2019 Mississippi ed \u00e8 da queste rive maestose trasportato poi con tanta malinconia proprio dalle acque dolci e tristi del maestoso Old River per essere diffuso nell\u2019aria, nelle case, nei cortili e fino nell\u2019intimo dell\u2019animo della gente di colore. Dappertutto\u2026.. Perch\u00e9 il vero, l\u2019autentico \u2018blues\u2019 \u00e8 solo quello che, a suo tempo, si \u00e8 spontaneamente diffuso, per divenire successivamente animo dolente prima e chiaro messaggio sociale poi, partendo proprio da quelle misere baracche di cartone pressato e malamente ricoperte da un infuocato tetto di vecchia lamiera molto spesso arrugginita e cadente, dove la domenica e nelle altre feste comandate tutti i miseri lavoratori delle vaste piantagioni di cotone, terminato l\u2019ascolto della parola del Pastore, si cercavano l\u2019uno con l\u2019altro al termine del rito religioso e potevano cos\u00ec riunirsi fra di loro, affratellati in solidali gruppi per non sentirsi alfine sconsolatamente soli, ma sentirsi invece un po\u2019 padroni del loro tempo, per cantare in cori struggenti, per ballare, per giocare a dadi che era l\u2019unico gioco loro permesso dal padrone bianco, per pregare Iddio Misericordioso, per dimenticare le loro pene senza termine ed infine, a sera, per chiudere tristemente la loro squallida giornata, sempre misera, ubriacandosi con i peggiori whisky d\u2019America, quelli da pochissimi centesimi la fiasca, o con le peggiori pinte di rhum che non era certamente quello originario della Giamaica, intensamente profumato ed elegantemente imbottigliato, perch\u00e9 fabbricati esclusivamente solo per loro dai tanti equivoci e loschi commercianti, tutti famelici proprietari di quelle numerose ed illegali raffinerie, altrettanto equivoche, le quali erano, in definitiva, delle vere e proprie fabbriche di morte\u2026..<br \/>\n E da quei canti tristi e dolorosi \u00e8 nato il \u2018blues\u2019\u2026..<br \/>\n R.L. Burnside, un altro grande \u2018bluesman\u2019 anch\u2019egli nero, diceva convinto che per interpretare veramente il \u2018blues\u2019 bisogna saperlo suonare soprattutto con il cuore perch\u00e9 solo cos\u00ec la gente che ascolta riuscir\u00e0 a percepire appieno tutto quello che sente e che trasmette chi lo canta e lo suona. Ed aggiungeva poi, con una malcelata punta di orgoglio che non ammetteva repliche, per chiudere definitivamente il discorso: <br \/>\n -\u201c\u201d Il ritmo e le progressioni li decido io di volta in volta in base al mio umore del momento e la gente, se sa ascoltare, deve essere in grado di poter sentire il \u2018mio\u2019 umore \u201c\u201d-.<br \/>\n Scrive Art Tipaldi, uno dei pi\u00f9 grandi e valenti \u2018bluesmen\u2019 dalla carnagione bianco-olivastra che sia mai esistito e, in aggiunta, con un misto di sangue forse mediterraneo nelle vene, e divenuto famoso grazie ai tanti preziosi consigli del suo grande amico e suo unico e vero maestro R.L. Burnside il quale infondendogli tutto il necessario ed indispensabile coraggio gli insegn\u00f2 a suonare e a interpretare il \u2018blues\u2019 nelle tante ed affollate bettole che sorgono lungo l\u2019ammaliante scorrere del Mississippi e che sono sempre sature di fumo e sempre pregne dei pi\u00f9 disparati odori: <br \/>\n -\u201c\u201dE\u2019 questo l\u2019unico consiglio che io mi sento di dare ad ogni \u2018fan\u2019 che voglia considerarsi un vero appassionato di questa musica struggente la quale scende direttamente al cuore: per essere certi di captare tutta l\u2019essenza del \u2018blues\u2019 bisogna viverlo nella forma pi\u00f9 pura, il Mississippi\u201d\u201d- <br \/>\n . Il grande Ray Charles, il famoso cantante non vedente recentemente scomparso e che seppe dare alla sua melodica voce l\u2019amaro sapore del dolore inenarrabile e il deprimente colore della disperazione affatto mitigato da alcuna punta del verde di speranza, ha giustamente definito il \u2018blues\u2019 uno stato d\u2019animo, sostenendo con tutte le sue forze che solamente un uomo nero pu\u00f2 \u2018avere i blues nelle vene\u2019, perch\u00e9 questi gli derivano tutti dalla ancestrale e lontana sua terra d\u2019Africa. E questo, a titolo di chiarificazione, proprio perch\u00e9 -ed egli con forza lo andava sempre sostenendo- il \u2018blues\u2019 \u00e8 il figlio legittimo e diretto della profonda tristezza di quella autentica anima nera che \u00e8 stata vergognosamente strappata dalle sue radici e ridotta alla condizione umana in assoluto la pi\u00f9 umiliante, ovvero quella della schiavit\u00f9.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"Stile23\">E per concludere, un critico musicale di un nostro quotidiano (e, per quanti di quegli sforzi di memoria io vada inutilmente da tempo sempre facendo, non riesco proprio a ricordare chi fosse, n\u00e9 quando e su quali colonne lo avessi mai letto) ebbe giustamente a scrivere che il vero \u2018blues\u2019 \u00e8 solamente quello che \u00e8 pienamente e perfettamente in grado di trasmettere, sempre e comunque, la genuina emozione del momento. Se questa comunicazione manca -ed egli certamente ci credeva visto che lo scriveva con una convinzione veramente incrollabile- vuol dire che, malgrado l\u2019attentissimo ascolto che ognuno di noi potr\u00e0 prestare, non ci si trover\u00e0 mai di fronte ad un autentico \u2018blues\u2019 nero, spontaneo, dolce e soprattutto diffusamente velato di quella sua particolare, profonda ed inimitabile tristezza\u2026..<br \/>\n \u2026..proprio di quella \u2018tristezza\u2019, che \u00e8 la pi\u00f9 intensa nonch\u00e9 la pi\u00f9 inimitabile perch\u00e9 profondamente unica, che Muddy, quell\u2019ossuto, segaligno e malinconico \u2018black-bluesman\u2019 dall\u2019antico volto inciso dalle profonde rughe del suo tempo irrimediabilmente trascorso e che portava sulle sue spalle l\u2019oneroso peso del nome Muddy Waters, il pi\u00f9 grande \u2018bluesman\u2019 di tutti i tempi e suo omonimo, mi aveva mirabilmente trasmesso, proprio l\u00e0, in quell\u2019affollato e caratteristico \u2018juke joint\u2019, sicuramente uno degli ultimi rimasti ancora in attivit\u00e0 nello storico e vecchio Quartiere Francese della \u2019pazza\u2019 New Orleans City, in una indimenticabile e calda serata di fine autunno, mentre un po\u2019 pi\u00f9 lontano da l\u00ec l\u2019Old River, maestoso, sonnolento e taciturno, continuava senza interruzione la sua corsa pigra e lenta verso l\u2019immensit\u00e0 stupefacente del \u2018suo\u2019 Oceano dove avrebbe poi scaricato non solo tutte le acque raccolte durante il suo lunghissimo viaggio attraverso gli immensi territori degli \u2018States\u2019, ma anche tutto quel dolore, amaro e senza fine, della gente nera che nelle vaste ed assolate piantagioni del profondo Sud nordamericano ha subito e sofferto, dietro l\u2019imposto pagamento di un assurdo prezzo, quanto mai crudele ed esoso perch\u00e9 costituito dall\u2019estremo schianto del suo fisico piegato e del suo animo affranto ed umiliato, gli anni pi\u00f9 belli della sua vita, quegli anni che crudelmente nessuno, purtroppo, le ha mai pi\u00f9 restituito. <br \/>\n Corsa antica come quel tempo, assai lungo, che \u00e8 trascorso dal momento sublime in cui, per volere di Chi tutto regola, \u00e8 avvenuta la creazione della fascinosa Luisiana\u2026.. <\/p>\n<p> <\/span><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"95%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"5\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"5%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/hotel.gif\" width=\"30\" height=\"30\" \/><\/td>\n<td width=\"95%\"><a href=\"http:\/\/www.booking.com\/country\/us.html?aid=304846\" target=\"_parent\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Il Viaggio Fai da Te &#8211; Hotel consigliati negli Stati Uniti <\/span><\/a> <br \/>\n <a href=\"http:\/\/www.markos.it\/viaggi\/consigli-di-viaggio-come-organizzare\/noleggio-auto-low-cost\/\" target=\"_parent\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Autonoleggio &#8211; Noleggio Auto Low Cost negli Usa<\/span><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Fernando Petrone\u00a0&#8211; Ho ascoltato venticinque anni or sono un autentico bluesman sulle rive del <a href=\"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/lincontro-blues-del-mississipi\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3606,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13,101],"tags":[661,102],"class_list":["post-3603","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-americhe","category-stati-uniti","tag-fernando-petrone","tag-stati-uniti"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>L&#039;incontro con il &#039;blues&#039; 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