{"id":3907,"date":"2017-02-20T20:40:18","date_gmt":"2017-02-20T19:40:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.markos.it\/viaggi\/?p=3907"},"modified":"2021-06-30T16:49:03","modified_gmt":"2021-06-30T14:49:03","slug":"nepal-la-pietra-nera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/nepal-la-pietra-nera\/","title":{"rendered":"La pietra nera"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"Stile23\">di <a href=\"mailto:purnananda@virgilio.it\">Purnananda Zanoni<\/a>\u00a0&#8211;<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Sono imbarcato da poco sul volo Milano-Kathmandu, via Abu Dhabi, con destinazione finale la base del Sagarmatha (l\u2019Everest), il tetto del mondo. Mi ero iscritto a questo viaggio mentre ciaspolavo in Lessinia, in mezzo ad una tormenta di neve ghiacciata, in un freddissimo ventoso giorno di fine febbraio 2009.\u00a0<!--more--><\/p>\n<p align=\"justify\">Riconosco di essere stato un po\u2019 incosciente, attirato dal canto della sirena levatosi dal caro amico Beppe, detto Lama Pighi, ideatore della spedizione, mentre arrancavo confuso dal vento sibilante. All\u2019epoca non avevo valutato i possibili rischi a cui sarei andato incontro. Tanto, rimuginavo, mancano otto mesi alla partenza, ci penser\u00f2 quando verr\u00e0 il momento. Mi era stato prospettato un trekking da scarpe da ginnastica, per tre o quattro ore di cammino\/giorno. Tuttavia man mano che si avvicinava la partenza venivo \u201cconsigliato\u201d di dotarmi di un equipaggiamento adeguato e di fare un \u201ccerto\u201d allenamento.<\/p>\n<p align=\"justify\">La valle del Khumbu (Nepal) \u00e8 s\u00ec verso il tropico, ma la stagione, l\u2019altitudine e i dislivelli non sono propriamente da tranquilla escursione domenicale. Ci\u00f2 nonostante, mi sono presentato puntuale alle 15 del 24 ottobre 2009 alla partenza del pullman per la Malpensa, insieme ad altri 14 compagni, compreso mio fratello Franco che ho il merito, e la responsabilit\u00e0 indiretta, di averlo coinvolto in questa avventura.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il primo impatto con la realt\u00e0 del trekking, per quanto bene organizzato da una valida agenzia specializzata di Milano, \u00e8 che prima di tutto si deve affrontare un viaggio abbastanza faticoso. Anche se \u00e8 interessante constatare che ormai\u00a0tutto il mondo \u00e8 in movimento da un continente all\u2019altro, l\u2019altra faccia della medaglia \u00e8 che gli aerei sono pieni zeppi e le sale di attesa inadeguate ad accogliere sia il via vai dei passeggeri sia quella quota di viaggiatori temporaneamente bloccati in attesa delle coincidenze o per il disbrigo delle formalit\u00e0. I tempi morti sono noiosissimi, le code interminabili, carte e documenti infastidiscono, ore di sonno perse e accumulo di stanchezza. Niente male come inizio, sembra una partenza ad handicap. Alla fine comunque si arriva e mi ritrovo la stessa identica Kathmandu di qualche anno fa, nessun progresso apparente, solo il tasso di ossido di carbonio sembra aumentato in modo esponenziale. Le persone, e i veicoli, fanno equilibrismo nel traffico strombazzante tra nuvole di gas di scarico, le facce sono nascoste da ridicole mascherine, insufficienti a ridurre il danno da smog che giornalmente subiscono uomini, donne e soprattutto i bambini e gli anziani.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il tempo per essere sopraffatti dal veleno \u00e8 fortunatamente breve. Luned\u00ec mattina\u00a0prendiamo un piccolo aereo da meno di venti posti, che parte dallo sgangherato\u00a0aeroporto dei voli interni e dopo un\u2019ora, sobbalzando in balia delle correnti in quota, atterra su una pista che si apre all\u2019improvviso nella valle, inerpicata\u00a0su per la montagna, lunga poche centinaia di metri come il ponte di una\u00a0portaerei che non finisce con il mare ma contro la parete verticale del monte\u00a0sovrastante il piccolo centro abitato. Cos\u00ec, dopo questo volo ardimentoso, ci si ritrova subito in montagna, a Lukla (m. 2840), il punto di partenza del sentiero che ha come meta finale l\u2019ascesa al Kala Patthar (m. 5550), letteralmente la Pietra Nera.<br \/>\nL\u00ec consumiamo il pranzo a base di \u201csherpa soup\u201d e bistecca di yak. Vedendo la cosa dalla prospettiva degli animalisti, verrebbe da dire: povere bestie, prima vengono sfruttate per il trasporto dei pesanti bagagli dei trekkers, sferzate dal bastone dei conducenti e poi vengono cucinate per sfamare gli stessi clienti, per non dire che la carne \u00e8 anche dura e insapore.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il giorno successivo, saliamo a Namche Bazar (m. 3440), dopo aver dormito in fondo valle ed essere partiti da Pakding (m. 2610) di prima mattina. Le otto ore di cammino impiegate sono invece 6,5 per via del lunch time e varie soste forzate per lasciare il passo agli animali nei punti in cui il sentiero si restringe. Mi accorgo subito che camminare con le scarpe basse sarebbe stato impensabile; il fondo \u00e8 tutto sassi, pietre, rocce sporgenti, scalini di lastre di granito e polvere ovunque sollevata da uomini e animali. Si passa pi\u00f9 volte da una parte all\u2019altra della valle e una volta giunti al Lodge dello Yeti ogni componente il gruppo si complimenta con gli altri con abbracci e molti \u201cgive me five\u201d accompagnati da esclamazioni come\u201cberg heil\u2026 berg heil\u2026\u201d che non sanno dirmi cosa significa, ma mi immagino qualcosa tipo: \u201crendo omaggio al monte\u201d in tedesco. Dicono bravo anche a me che mi sento mezzo morto. \u00c8 una fatica continua in quanto il sentiero \u00e8 sempre un saliscendi, tutto si pu\u00f2 dire tranne che sia monotono: si passa senza soluzione dentro boschi rigogliosi, ammirando fiori dalle forme e i colori incantevoli, si attraversano numerosi corsi d\u2019acqua principali e secondari, su ponti sospesi a volte molto lunghi ad altezze vertiginose. L\u2019equilibrio sembra instabile perch\u00e9 oscillano un po\u2019 ma le spesse corde d\u2019acciaio e le liste di ferro del pavimento danno molta sicurezza, sembra quasi affidabilit\u00e0 svizzera. Spesso si aprono all\u2019improvviso scorci tra le vallate da cui spuntano le prime vette innevate oltre i 6000 metri. Il Kusumkhang sembra una via di mezzo tra il Civetta e il Latemar in versione invernale, e questo \u00e8 solo l\u2019antipasto di un men\u00f9 che sta per essere servito\u00a0fino ad inebriarci di mitiche visioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si attraversano piccoli villaggi di fondovalle dove incontriamo educati scolaretti in divisa oppure bambini molto piccoli sulle spalle della mamma che fa i mestieri, o giocano davanti alla porta di casa. I bimbi sono belli a tutte le\u00a0longitudini ma questi lo sembrano di pi\u00f9. La razza Sherpa di questa parte del Nepal ha le caratteristiche somatiche tipiche dei popoli di alta montagna delle grandi catene dell\u2019Asia centrale, occhi leggermente a mandorla, bassi ma\u00a0robustissimi, sono molto simili ai tibetani perch\u00e9 circa cinque secoli fa vennero dal Tibet e si diffusero per queste valli e non hanno molto a che vedere con le altre etnie nepalesi del sud pi\u00f9 simili agli indiani. I bimbi hanno il\u00a0viso rotondo e piatto, sono paffutelli e ispirano istantaneamente una simpatia e una tenerezza struggente. Anche gli incontri frequenti con gli animali sembrano\u00a0significativi. Nella regione non esiste alcun mezzo di trasporto di persone e\u00a0cose che non siano le gambe, umane e degli animali. Buoi, yak e muli, qualche cavallo, si prestano docilmente a trasportare una quantit\u00e0 di volume e di peso\u00a0quasi impossibile per gli uomini. Il loro incedere \u00e8 lento e ieratico e spesso i miei occhi incrociano i loro per una sorta di comunicazione non verbale che\u00a0dimostra in loro un elevato livello di consapevolezza. Raramente si incontrano trekkers che hanno sulle spalle uno zaino da settanta o ottanta litri, peso superiore ai 15 kg.; questi hanno interpretato che il trekking si dovrebbe fare in totale autonomia. Noi invece abbiamo i portatori e saliamo con uno zainetto da 30 litri (max 7 kg.) per le cose indispensabili della giornata. La faccenda per\u00f2 ha un altro risvolto. Se non fosse cos\u00ec molti nepalesi non avrebbero questo lavoro da svolgere con grave perdita di opportunit\u00e0 di sostentamento, inoltre il trekking diventerebbe riservato solo a forti camminatori precludendo questa possibilit\u00e0 alle persone normali. Un altro aspetto su cui riflettere \u00e8 invece la sorte dei backporters che a spalle si portano su anche 40-50 kg. di materiali vari: gerle colme di generi alimentari e di ogni tipo, tavole di legno, lamiere\u00a0ondulate ecc.; spesso vanno su in ciabatte o sandali. Comunque sia, faccio in modo che la decisione avventata di misurarmi con me stesso, con mio fratello, i compagni del gruppo, con gli altri trekkers di tutto il mondo, con i nepalesi, con la natura prima severa poi estrema, venga nobilitata dal mio impegno, ripagato dalla visione di paesaggi incredibili (si dice sia uno dei posti pi\u00f9 belli della Terra) e dalla solidit\u00e0 dei rapporti umani che solo in alta montagna possono cementarsi ed esprimersi col linguaggio della fatica e della condivisione nel segno dell\u2019altruismo pi\u00f9 spontaneo.<\/p>\n<p>Ora mi accorgo di non aver affrontato questo viaggio solo come un\u2019impresa alpinistica sullo sfondo delle esperienze naturalistiche, antropologiche, culturali, religiose ecc. ma anche forse soprattutto con lo spirito del pellegrino. Ho due amici sofferenti di quella perfida malattia che ti scava dentro giorno per giorno. Ogni mio passo \u00e8 un mantra, continuamente ripetuto sottovoce o in silenzio, perch\u00e9 ?iva, Buddha e Cristo decretino per loro una moratoria. Sono venuto qui sull\u2019Him?laya, etimologicamente \u201cla dimora delle nevi\u201d, convenzionalmente \u201cla dimora degli Dei\u201d per salire pi\u00f9 vicino alla Divinit\u00e0 e implorare che la Sua volont\u00e0 sia quella che verr\u00e0 accettata comunque vadano le cose.<\/p>\n<p align=\"justify\">Mercoled\u00ec 28 ottobre il gruppo, a parte qualche unit\u00e0 con problemi di adattamento alla quota, viene guidato sulle alture di Namche verso il celeberrimo giapponesissimo Everest View Hotel. Appena arrivati al punto d\u2019osservazione i fotografi si scatenano e i gigabite si sprecano. C\u2019\u00e8 una corona di monti da mozzare il fiato, se ce ne fosse ulteriormente bisogno. Il Sagarmatha fumante con davanti la roccaforte del Nuptse, il Lhotze, l\u2019Island Peak, l\u2019Ama Dablam (il monte della Paramount) superstar, forse la montagna pi\u00f9 bella del mondo, il Thamserku e a ovest il Kongde. Il tempo \u00e8 stupendo, i colossi himalayani si stagliano plastici sullo fondo del cielo blu-nepal. Da l\u00ec si vede anche il sentiero che ci aspetta domani e gli entusiasmi frenano per un attimo. Scendiamo al villaggio di Khumjung (m. 3780). Passo davanti all\u2019unica bottega di normalissimi articoli per turisti: catenine, pashmine, foulard ecc. L\u2019anziano nepalese mi accoglie sorridente e nota che sto acquistando un pacchetto di prayer flags tibetane formato grande. Mi si avvicina e mi fa il segno dello stenderle pronunciando la parola Kala Patthar, la meta finale del nostro\u00a0cammino. Stupefatto mi chiedo: come avr\u00e0 fatto a sapere che noi andiamo sul Kala Patthar e che io da mesi e mesi ho progettato questo rito personale di preghiera consapevole, a beneficio delle persone che porter\u00f2 lass\u00f9 nel mio cuore. Bah, misteri del \u201cTutto \u00e8 Uno\u201dnel senso che la mente universale \u00e8 unica anche se ognuno pensa di averne una propria. Gli boffocchio un \u201cYou\u2019re reading in my mind\u2026\u201d ma non mi risponde se non con un semplice sorriso di tacita intesa e cos\u00ec alcuni miei compagni seguono il mio esempio. Dico loro che i diversi colori delle bandierine rappresentano gli elementi costitutivi dell\u2019universo manifesto. Il giallo la terra, il verde l\u2019acqua, il rosso il fuoco, l\u2019azzurro l\u2019aria e il bianco l\u2019etere, quest\u2019ultimo contiene tutta la realt\u00e0 apparente ed \u00e8 anche la risultante di tutti gli altri colori.<\/p>\n<p>Dopo il pranzo ci avviamo verso l\u2019uscita da Khumjung per la strada principale, tracciata da un lunghissimo \u201cmuro Mani\u201d di bellezza incomparabile, formato da una quantit\u00e0 innumerevole di lastre di pietra su cui sono scolpite le parole del Buddha. La preghiera \u00e8 ininterrotta da secoli. Siamo in Nepal ma i caratteri sono quelli della scrittura tibetana. In mezzo alla via, sul lato ovest della grande piazza centrale, c\u2019\u00e8 un doppio stupa, tempio all\u2019interno del quale ci sono reliquie sacre, il cui intero perimetro \u00e8 contornato su ogni lato da ruote di preghiera. \u00c8 l\u2019ora in cui i bambini escono dalla scuola fatta costruire da Sir Edmund Hilary (lo scalatore neozelandese primo conquistatore dell\u2019Everest), hanno libri e quaderni sciolti in mano, niente zainetti o cartelle come da noi. Attraversano la vastissima piazza inondata da una luce abbacinante. Il sole \u00e8 veramente accecante, non si pu\u00f2 stare fuori all\u2019aperto senza la protezione di un buon paio di occhiali da montagna; se \u00e8 vero che la luce \u00e8 vita in questo luogo la vita raggiunge la sua apoteosi. Viene avanti una bambina di circa cinque\u00a0anni, \u00e8 da sola, ma qui niente macchine o altro, non ci sono pericoli di alcun genere. Veloce estraggo dallo zaino una caramella, lei la vede, sorride, si avvicina a me, prende la caramella e mi ringrazia con un intenso sguardo pervaso di felicit\u00e0 che vale tutta una vita. Poi congiunge le mani mi ringrazia ancora e mi saluta con un Namast\u00e8, rendo omaggio al Divino che \u00e8 in te, ma che \u00e8 soprattutto in lei dolcissima creatura di una terra apparentemente inospitale e\u00a0difficile, a 3900 m. isolata in una valle laterale fuori dal sentiero\u00a0principale, ma che a me, oltre alla veduta delle montagne pi\u00f9 belle\u00a0dell\u2019Himalaya, sta dando una fortissima energia e un senso di profonda semplice naturale spiritualit\u00e0.<\/p>\n<p>Ho girato le ruote di preghiera, ho rimesso in linea la pietra fuori posto di uno stupa che si trovava sul cammino, mi sono immerso nella fulgida luce; il senso dell\u2019esistenza appare chiarissimo se si riesce ad uscire dallo schema del come e perch\u00e9 ci si trova in quel momento in quel posto. Una ragione c\u2019\u00e8 ma alla fine non \u00e8 importante capire, la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 \u201ccomprendere\u201d e non v\u2019\u00e8 dubbio che qui questo esercizio di introspezione risulta pi\u00f9 facile.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si torna in quell\u2019inverosimile villaggio che \u00e8 Namche Bazar. Mentre sono qui in un buon albergo a fare una piacevolissima doccia calda, gi\u00f9 la vita si svolge a cielo aperto. Esseri umani conducono un\u2019esistenza ben diversa, sono i venditori\u00a0di merce varia: vestiti, scarpe, oggetti di ogni genere, tutto coloratissimo e di infima qualit\u00e0. \u00c8 il mercato dei tibetani, attestato nella parte pi\u00f9 bassa del terrazzamento del villaggio. Espongono per terra prodotti che i cinesi cedono ai tibetani i quali, l\u00ec in Nepal, tentano di venderli a improbabili\u00a0turisti europei, americani, giapponesi. Queste famiglie vivono in tende al freddo, all\u2019umido, tra la polvere, utilizzando un rivolo d\u2019acqua parallelo alle\u00a0fogne plain-air nel quale fanno tutto ci\u00f2 che necessita per la sopravvivenza, dal bucato al lavare la verdura e altro. Poco sopra si trova un gran numero di negozietti di artigianato, generi alimentari e articoli sportivi, anche tecnici, ovviamente taroccati, offerti a prezzi irrisori. Nel nostro giretto pomeridiano io e Franco prendiamo un po\u2019 di cioccolata e bottigliette d\u2019acqua, fondamentale per contrastare il mal di montagna. Fin l\u00ec camminare sotto il sole ha fatto sudare, anche la semplice respirazione concorre alla disidratazione, da qui si innesca il ciclo continuo di bere e far pip\u00ec, che durante il percorso per i maschietti non \u00e8 un grosso problema, per le ragazze un po\u2019 di pi\u00f9. Il mio gruppo \u00e8 tutto di veronesi, constato che da quando siamo arrivati in Nepal non abbiamo incontrato nemmeno un italiano. In compenso ci sono americani, inglesi, tedeschi, francesi, australiani, giapponesi, sudamericani e cos\u00ec sembra che ad andare verso la valle del Khumbu di italiani ci siamo solo noi. Ognuno del gruppo ha una o due macchine fotografiche, si va dalle compatte ai cannoni con i super teleobiettivi e grandangoli. I discorsi tra i fotografi non possono essere riportati tanto sono tecnici, se non sei un appassionato non ne capisci un click. Nessuno ha una videocamera perch\u00e9 le macchinette di adesso fanno anche i film. Io non ho niente per fotografare. Per rispondere a chi mi compatisce, nella mia insignificanza avrei la pretesa di far finta che la mia macchina fotografica \u00e8 la mia penna e la pellicola (pardon, stick memory) il quadernetto su cui prendo appunti nelle pause. Ho anche meno da litigare con i\u00a0controluce e cerco di fermare delle inquadrature fantastiche cio\u00e8 fantasiose.\u00a0Ho pi\u00f9 tempo per concentrarmi sull\u2019equipaggiamento, di cui io e mio fratello\u00a0abbiamo una cura scrupolosa e al quale \u00e8 legata la buona riuscita del trekking. Ricordo il motto degli scouts: \u201cnon esiste un cattivo tempo ma un cattivo equipaggiamento\u201d. Durante il giorno infatti il sacco grande non \u00e8 mai disponibile perch\u00e9 portato dai buoi verso la destinazione della tappa e riconsegnato al nostro arrivo, sicch\u00e9 alla mattina bisogna scegliere con cura le cose da mettere nello zaino. Alla sera si predispongono per il giorno dopo gli integratori di cui ci ha dotato gratuitamente lo sponsor Pegaso. Nel tempo libero non ci si annoia, c\u2019\u00e8 sempre qualcosa da sistemare. All\u2019inizio si cerca di lavare un po\u2019 di biancheria ma non si asciuga niente \u00e8 troppo umido e di notte si va sotto zero. Alcuni telefonano a casa affrontando notevoli difficolt\u00e0 di \u201ccampo\u201d e elevati costi. A me sembra che, a parte le eventuali emergenze, uno stop nel tenersi collegati con il mondo di sempre possa essere una buona pratica per esercitarsi nel distacco dalle cose e dalle persone e questa ne \u00e8 l\u2019occasione. Capisco che i parenti a casa si aspettano la telefonata e finch\u00e9 c\u2019\u00e8 il tempo per farlo non si deve aspettare. Nel mio modo di vedere il tempo, come lo spazio, \u00e8 una creazione mentale, come tutto il resto, comprese le relazioni. In questo angolo sperduto del paradiso dovrebbe essere pi\u00f9 percepibile il tempo non come nostro ma come la presenza dell\u2019Essere nella contestualit\u00e0 della manifestazione che, a causa dell\u2019impermanenza del divenire, determina la non-realt\u00e0 dell\u2019io, riflesso di coscienza non risvegliata. Mi viene da fare questa riflessione: da piccoli mio fratello ed io\u00a0 dormivamo nella nostra cameretta uno a fianco dell\u2019altro, adesso qui dopo 55 anni accade esattamente la stessa cosa. Pi\u00f9 relativo di cos\u00ec il tempo non pu\u00f2 essere. Facendo queste elucubrazioni mi attiro un karma negativo, perch\u00e9 quando alla fine del viaggio cercher\u00f2 di mandare qualche sms con il mio telefonino scoprir\u00f2 che la batteria si \u00e8 scaricata e il caricabatteria non funziona pi\u00f9.\u00a0Si chiama karma veloce.<\/p>\n<p>Gioved\u00ec 29 ottobre 2009, la bont\u00e0 cosmica ci regala un\u2019altra magica giornata. Il tempo \u00e8 splendido, il sole \u00e8 caldo, il cielo \u00e8 blu terso e trasparente rendendo ancora pi\u00f9 netti i contorni delle cime che ci circondano. In fondo all\u2019orizzonte, pi\u00f9 alto di tutto e di tutti, il re Sagarmatha con davanti i valletto Nuptse e a fianco il gran ciambellano Lhotze, sul versante est della valle la divina maestosa mamma incinta Ama Dablan, e il Thamserku dalle creste sottilmente seghettate sostenute dalle canne d\u2019organo di ghiaccio. Lo spettacolo \u00e8 stupefacente. Anna mi dice che la visione del Sagarmatha la emoziona profondamente e dire che ormai ce l\u2019abbiamo davanti da tre giorni.<br \/>\nDopo mezz\u2019ora che camminiamo sul sentiero-passeggiata tra Namche e Tengboche ci accorgiamo che abbiamo compagnia. Dei gip\u00e8ti di notevole apertura alare, si esibiscono sopra di noi con voli a spirali concentriche sostenuti dalla brezza della valle nella quale cento metri di quota pi\u00f9 in basso, rafforzato dai numerosi affluenti, scorre il torrente che ci fa pervenire il suo piacevole instancabile respiro. Una specie di stambecco dalla pelliccia completamente nera\u00a0si crogiola al sole tra i mughi vicino all\u2019acqua. Incrociamo per la prima volta\u00a0un gruppetto di italiani che scendono, sono delle ragazze che per\u00f2 abitano a Londra. Anche loro ci dicono di essere i primi compatrioti che incontrano. Alla fine della discesa appena attraversato il ponte sospeso, passiamo a fianco delle \u201cwater driver prayer weels\u201d. La preghiera sembra garantita per molto tempo dal momento che l\u2019acqua qui non dovrebbe mai mancare. A partire dalla met\u00e0 della ripidissima salita, il bosco di mughi e rododendri incomincia a diradarsi.<br \/>\nTuttavia proprio adesso dalle piante fuoriesce un penetrante profumo simile all\u2019incenso. La sensazione \u00e8 non descrivibile con le parole che non possono rendere l\u2019intensit\u00e0 delle emozioni suscitate da un insieme di circostanze favorevoli: il cielo azzurro perfettamente sgombro da nubi, il sole che emana un dolce tepore, le montagne che vigilano bonarie, il bosco verde smeraldo, il delicato profumo dell\u2019incenso e aggiungo la gioia di salire questo sentiero erto, pietroso, sabbioso e scalinato, che porta sempre pi\u00f9 in alto. Provo ad isolarmi dal gruppo cercando di non sembrare snob (etimologicamente non nobile). So bene di non essere un simpaticone di mio, anche se credo che alcuni mi stimino dopo avermi conosciuto meglio. Riconosciuto e accettato il diritto di ognuno di dire ad alta voce ci\u00f2 che pensa, mi ricavo uno spazio di silenzio per distinguere pi\u00f9 chiaramente quello che pu\u00f2 essere chiamato un momento di definizione, nel quale non \u00e8 solamente il momento che definisce te ma tu che definisci il momento. Serve per interiorizzare le vibrazioni di questo luogo magico dove l\u2019energia della manifestazione si esprime in tutta la forza prorompente della natura. Sono abbastanza fortunato. Come far\u00f2 altre volte anche in futuro, riesco a prendere le distanze dal chiacchiericcio e dopo una lenta progressione raggiungo Franco che \u00e8 sempre in testa al gruppo per lo stesso motivo. Poco dopo comunque abbiamo la gradita sorpresa di raggiungere la m\u00e8ta del giorno. Il villaggio di Tengboche (m. 3860) \u00e8 sovrastato dal ben noto Gompa, un monastero buddhista del 16\u00b0 secolo molto importante, bruciato e ricostruito, abitato da circa 50 monaci. Ci sistemiamo nel modesto lodge e poi andiamo alla puja, il rito dei lama. Vado a sedermi appena sotto al priore che assomiglia al Dalai Lama [vedi foto a fine racconto]. Mi sono messo cos\u00ec vicino per riceverne la benedizione e l\u2019energia a favore delle persone che porto con me come se ci fossero anche loro. Stefano, il fotografo ufficiale del gruppo, mi fa una foto da cui appare una incredibile somiglianza tra il lama e me. Entrambi meditiamo ad occhi chiusi, lui forse sulla ?unyata, la vacuit\u00e0 la taleit\u00e0 la quiddit\u00e0 la sicceit\u00e0, che non esprime un carattere negativo o di annichilimento, in quanto nel vuoto di determinazioni e qualificazioni vi \u00e8 infinita pienezza (p?r?a) di possibilit\u00e0. Io invece medito sul S\u00e9, tanto non c\u2019\u00e8 alcuna differenza, sono prospettive equivalenti della stessa Tradizione eterna. Dopo mezz\u2019ora arriva un altro lama che mi fa retrocedere di un metro. Non importa, io non sono credente n\u00e9 superstizioso. Il S\u00e9 \u00e8 ovunque, dentro al gompa come fuori, cos\u00ec pure nella raffinata pasticceria che \u00e8 aperta a un centinaio di metri in fondo alla piazza. Il calar della sera si trasforma in un tripudio degli ultimi raggi del sole che illuminano tutte le vette come una dolomitica \u201cenrosadira\u201d, che dipinge i ghiacciai fino a poco\u00a0prima candidi e brillanti. Tutto \u00e8 rischiarato sempre di pi\u00f9 da una luna piena di buon auspicio che primeggia al centro del firmamento, finch\u00e9 l\u2019azzurro del cielo tende definitivamente al blu notte e il freddo della sera artiglia uomini, animali e cose consigliando di riparare all\u2019interno della stanza da pranzo dove una stufa con gli uomini intorno sta andando a tutta.<\/p>\n<p>Durante la notte fa un freddo superiore al previsto. Mi vesto a strati da sembrare l\u2019uomo Michelin. Nella cameretta dove sono capitato ha dormito anche Messner (abbiamo occupato lo stesso letto?), muri e vetri lasciano passare dei bei spifferi. La notte inizia con l\u2019abbaiare continuo e ossessivo di un cane a cui auguro di seccarsi la lingua e finisce con il\u00a0frastuono degli strumenti a percussione e a fiato dei monaci che celebrano l\u2019alba. Poco male, \u00e8 ora di alzarsi, non fa specie rimettersi gli stessi vestiti del giorno prima senza aver fatto una doccia o particolari lavacri, il freddo sterilizza i sei sensi e anche le cose. Nel lodge c\u2019\u00e8 un altro gruppo; un trekker ci parla in italiano, peccato che sia francese come tutti gli altri, antipatici ancora lividi per aver perso il mondiale di calcio per colpa dell\u2019Italia. Ma chi ci pensa a queste scemate, soprattutto in un posto cos\u00ec?<\/p>\n<p>Questa mattina il morale della truppa non \u00e8 al massimo a\u00a0causa delle difficolt\u00e0 nel dormire, comunque partiamo per il penultimo segmento prima dell\u2019attacco finale alla nostra montagna. Il sentiero scende fino\u00a0 all\u2019antichissimo monastero delle monache buddhiste con dentro dei thangka di raffinata fattura. Si sente ancora il profumo dei rododendri come incenso che porta su agli Dei l\u2019offerta dei devoti. Con una monaca cerco di scambiare qualche parola sui principi del buddhismo tibetano, i tre Gioielli: Buddha, Dharma e Sangha. La suora non mi capisce, poi con qualcuno del gruppo ci ripassiamo gli altri principi che sono le quattro nobili verit\u00e0 e l\u2019ottuplice sentiero. Neanche la nostra ottima guida Ram Prashad mi d\u00e0 molta soddisfazione. Mi rendo conto che non \u00e8 il momento di interessarmi se qualcuno fa un percorso di ricerca e mi rammento che nella Realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 alcun percorso, nessuna ricerca e niente da ricercare. Il destino, cio\u00e8 il sentiero, va per\u00f2 nella direzione della religiosit\u00e0. Sull\u2019altro lato della valle passa sotto una cengia piatta su cui sono dipinte due stupende rappresentazioni del Buddha, oltre a varie preghiere. Sulla roccia c\u2019\u00e8 scritto in grande \u201cGuru Rimpoche\u201d\u00a0(Padmasambhava). Chiedo a Franco di fare una bella foto per guardare meglio in un secondo tempo, magari qualcuno c\u2019\u00e8 passato sotto e non si \u00e8 accorto di niente.<br \/>\nIl lunch \u00e8 a Pangboche dove superiamo i 4000 m. e quindi entusiasti ci diamo tutti la mano per questa parziale importante conquista. Considerando certe cose con una vena di pessimismo si potrebbe dire che la via dell\u2019Everest \u00e8 a tutti gli effetti la via della fatica, trasformata in una sorta di Gardaland. \u00c8 la fatica dei trekkers che incedono a passi lenti a causa della rarefazione dell\u2019atmosfera. Le quote sulle cartine traggono in inganno, i dislivelli\u00a0percorsi in realt\u00e0 sono molto maggiori. Da quando siamo partiti il sentiero non \u00e8 mai stato piano anzi tutto su e gi\u00f9, perci\u00f2 quando si scende poco male (solo le ginocchia ringraziano sentitamente) ma quando sale \u00e8 spesso in forte pendenza accentuata dal fondo pietroso o scalinato. Questa fatica \u00e8 anche soddisfazione specialmente se si tiene conto di dove ci si trova, a me personalmente prende un groppo alla gola. Gli sforzi disumani dei porters e degli animali vanno invece considerati tenendo conto che queste sofferenze trasformate in industria portano un certo benessere a questa gente, sempre nella speranza che non si verifichino vessazioni da parte del discutibile governo nepalese.<\/p>\n<p>Durante una breve sosta nei pressi di una casa di pastori viene a salutarci una bambina forse di tre anni, di straordinaria grazia e bellezza. Le foto scattano a raffica e tutti le diamo qualcosa per avere il suo\u00a0sorriso di gratitudine. Pi\u00f9 avanti si affronta un passo a 4300 m. Questa valle sembra chiudersi segnando la fine degli insediamenti umani. Sull\u2019altro versante si apre uno scenario nuovo caratterizzato da altri profili pi\u00f9 o meno chiaramente percepiti, davanti sempre il Nuptse che adesso nasconde completamente il Sagarmatha, a destra spadroneggia il Lhotse e il minore Island Peak, dietro, ancora a destra in lontananza si intravede quasi impercettibile il Makalu il quinto tra gli 8000, a sinistra spunta la cima conica del Pumo Ri. La corona \u00e8 arricchita tutt\u2019intorno da altre sagome ricche di guglie dal contorno appuntito. A est il fotomodello Ama Dablan, a sud ovest gli altri. Uno spettacolo commovente. Nel gruppo si avverte la consapevolezza di essere nel cuore della Terra, al centro dell\u2019universo, il posto pi\u00f9 sacro del mondo.<br \/>\nL\u2019energia cosmica dell\u2019emanazione continua trova qui la sua massima espressione. Ci fermiamo tutti in un tacito momento di raccoglimento spontaneo. Personalmente vivo questo attimo rivolgendo il pensiero alle persone che ho portato fin qui con me dentro di me; il sudore, la fatica, il respiro corto, le gambe tagliate non contano pi\u00f9 in questo momento sublime.<\/p>\n<p>Sabato 31 ottobre 2009 alle ore 12,45 la spedizione\u00a0trekking Campo Base di Verona ha raggiunto e superato quota 4810 m., pari all\u2019altezza della pi\u00f9 alta vetta d\u2019Europa: il Monte Bianco. Siamo in alto \u00e8 vero ma ugualmente ci si sente piccoli perch\u00e9 alzando gli occhi si ammirano le pi\u00f9 alte cime del mondo che svettano innevate nel cielo blu, il che non impedisce l\u2019esultanza entusiastica di tutti, mista a brevi momenti di\u00a0 raccoglimento celebrati con numerose fotografie del gruppo compatto. L\u2019ascesa al passo \u00e8 stata veramente impegnativa sia per la pendenza che per la carenza di ossigeno. Da l\u00ec si apre la valle del Khumbu dopo aver lasciato l\u2019anfiteatro\u00a0morenico residuale dopo il ritiro del ghiacciaio a causa del riscaldamento terrestre, mentre noto che il fondo della valle spoglio e pietroso assume un\u00a0aspetto lunare. Attraversiamo in religioso silenzio il memoriale dedicato a\u00a0tutti gli alpinisti che hanno perso la vita su questi monti, i cui nomi sono riportati su lapidi incorporate nei numerosi piccoli altarini fatti di pietre sovrapposte sormontati dai pali adornati da molti katha e da fili e fili di bandierine di preghiera tibetane che sventolano senza posa in orizzontale per effetto del vento sostenuto. Commemorazione e foto vanno di pari passo.<\/p>\n<p>Avvicinandoci ai 5000 metri si incontrano pi\u00f9 di frequente questi altarini devozionali di sassi di varie dimensioni, mentre uomini e animali sono molto pi\u00f9 rari. La mattina eravamo partiti da Periche (m. 4240) visitando dall\u2019esterno, in quanto\u00a0ancora chiuso, il locale ospedale. Poi arrivati alla sosta di Thokla Dughla (m. 4620) uno dei nostri, che gi\u00e0 non stava molto bene, viene consigliato di non proseguire e scendere facendo ritorno a Periche per una visita all\u2019ospedale. Gli viene dato un portatore e tra qualche lacrimuccia lo salutiamo mentre lui si fa organizzare il rientro da Ram che poi ci raggiunger\u00e0 a Lobuche quasi nello stesso tempo che impieghiamo noi accompagnati da Mikka e Maila le guide nepalesi suoi assistenti. Il lodge di Lobuche (m. 4935), dove veniamo accolti da una tazza di the caldo, \u00e8 una specie di lager, alla fine azzarder\u00f2 la battuta che quando lo chiuderanno metteranno una lapide e verranno a visitarlo il Papa e Nelson Mandela. Il pavimento \u00e8 la nuda morena stessa, le pareti delle camere sono di compensato sottile, il tavolaccio che dovrebbe essere il letto ha un materassino di spessore minimo, la stanza da pranzo \u00e8 un porto di mare dove regna una confusione indescrivibile. La sera la luce \u00e8 spettrale in quanto tre deboli neon alimentati da un gruppo elettrogeno che emette sgradevoli maleodoranti sbuffi di nafta, non riescono a rischiarare un ambiente abbastanza grande molto simile all\u2019antro dell\u2019inferno. Sulle condizioni igieniche della toilette stendo un velo pietoso. Questo per me diventa un problema perch\u00e9 mi accorgo di aver preso la classica infezione intestinale che oltre a impedire di mangiare e bere provoca disidratazione e costringe a numerose visite a quella stessa toilette di cui \u00e8 meglio tacere. Ci\u00f2 nonostante aleggia nel gruppo un certo fermento. L\u2019indomani\u00a0sar\u00e0 il grande giorno. Ci aspetta una levataccia alle 5 del mattino ad una temperatura ben al di sotto dello zero, partenza dal rifugio alle 6 per sferrare l\u2019attacco a quella che per noi \u00e8 la meta ultima del cammino: il Kala Patthar a metri 5550, una banale collinetta se rapportata ai colossi sovrastanti. L\u2019attenzione \u00e8 tutta concentrata sull\u2019aspettativa del panorama che si potr\u00e0 ammirare da lass\u00f9.<br \/>\nIl Sagarmatha come non lo si potrebbe vedere pi\u00f9 da vicino, quanto meno la parte superiore che emerge dall\u2019antistante Nuptse, la cui parete sud sembra un monte squadrato ma dal versante ovest \u00e8 una affascinante ed elegante montagna. La difficolt\u00e0 non \u00e8 strettamente tecnico-alpinistica, anche se le statistiche dicono che il 40% delle persone che partono per andarci non ci riescono. I problemi sono rappresentati dalle ore di cammino e dall\u2019atmosfera rarefatta a causa del percorso sempre oltre i 5000 metri. Risulta evidente che sar\u00e0 importante riuscire a dormire questa notte a questa altezza. La cena \u00e8 alle 17,30 e la ritirata immediatamente dopo. Mi aspetta una notte agitata a causa del mal di pancia e della temperatura in camera sotto lo zero. Di bello c\u2019\u00e8 che l\u2019energia del gruppo \u00e8 cresciuta giorno dopo giorno, tutti hanno reciprocamente fraternizzato grazie alla simpatia, alla disponibilit\u00e0 e alla gentilezza di ognuno. Viene perdonato qualche piccolo egoismo come fare la doccia per primi o\u00a0cercare la camera migliore, come riempire le borracce di the prima che sia\u00a0finita la colazione ecc.; anche quelli che non si conoscevano prima di partire si sono integrati facilmente contribuendo cos\u00ec a creare la forza dell\u2019insieme; in varie occasioni vengono condivise buste di speck, formaggio parmigiano, cioccolata ecc. portate da casa dai pi\u00f9 previdenti.<\/p>\n<p>Alle\u00a011,15 dell\u20191 novembre 2009 raggiungiamo a metri 5550 la cima del Kala Patthar,\u00a0la Pietra Nera, la montagna che prega. Ovunque, distanziate di alcuni metri l\u2019una dall\u2019altra ci sono lastre di pietra mani conficcate in piedi di taglio sul\u00a0pendio e molti altri piccoli altarini devozionali conici o piramidali. Sulla vetta c\u2019\u00e8 il pennone a cui sono attaccate innumerevoli bandierine di preghiera e i katha in bal\u00eca al vento che soffia rigido e impetuoso. Stendo religiosamente i miei cinque fili di bandiere acquistati al villaggio di Khumjung con la benedizione dello sherpa che me le aveva date, come da mesi avevo deciso che avrei fatto se fossi arrivato in cima. In realt\u00e0 la vetta \u00e8 qualche metro pi\u00f9 in\u00a0alto del punto in cui ci fermiamo ma nessuno pensa che si debba mancare di rispetto alla montagna cercando di sopravanzarla e le foto di rito vengono\u00a0scattate al riparo della piccola guglia sud-ovest. Per primi arrivano Francesco, Marco e Paolo, poi dietro a Ram mio fratello Franco, io, l\u2019Anna e l\u2019Erica, a seguire tutti gli altri con il loro passo. Molti piangono sopraffatti dall\u2019emozione. Lo spettacolo \u00e8 indescrivibile. Il Sagarmatha \u00e8 l\u00ec che si pu\u00f2 toccarlo con una mano, ma anche gli altri monti visti a 360 gradi sono vicinissimi e bellissimi. Non si vorrebbe pi\u00f9 staccare lo sguardo da questa visione di sogno ma la cima \u00e8 piccola e ci si pu\u00f2 stare in pochi, il tempo per qualche foto perch\u00e9 il vento \u00e8 molto forte e fa veramente freddo. La salita \u00e8 stata faticosissima, camminare 10 ore a oltre 5000 \u00e8 una prova che richiede non solo un po\u2019 di preparazione fisica ma soprattutto la capacit\u00e0 di soffrire e la determinazione a non mollare. Il fondo del sentiero \u00e8 pietroso, il piede non \u00e8 mai orizzontale su superficie piana, gambe ginocchia caviglie e piedi sono sollecitati ad ogni passo per mantenere l\u2019equilibri e spingere in su e in gi\u00f9 per il saliscendi.<\/p>\n<p>La via per il Kala Patthar \u00e8 un sentiero che si inerpica in forte pendenza su per la pietraia, l\u2019unico modo di salire \u00e8 procedere per passi molto brevi, lentamente, fermandosi spesso. Ad ogni ripresa della salita si fanno alcuni\u00a0passi regolari poi il corpo sente la fame di ossigeno e ha una piccola crisi. Bisogna superare questo momento e riprendere la consueta cadenza. Una persona\u00a0del gruppo mi dice di essere attraversata da tutti i pensieri del mondo. Il cervello \u00e8 l\u2019organo che consuma pi\u00f9 energia elaborando creazioni mentali e sovrapposizioni proiettive e velanti che impegnano e stancano. \u00c8 necessario tenere l\u2019attenzione su un passo dopo l\u2019altro n\u00e9 pi\u00f9 indietro n\u00e9 pi\u00f9 avanti, cio\u00e8 niente incursioni mentali nel passato e nel futuro, fuori di noi. Ci si disidentifica dalla forma individuata e nella posizione del testimone si osserva l\u2019organismo\u00a0corpo-mente che procede. Le suggerisco di recitare un mantra (la ripetizione di una parola o di una frase sacra) che \u00e8 proprio di queste parti, scolpito migliaia di volte nelle pietre della valle: OM MANI PADME HUM \u2013 \u201cOh grande Signore, assiso sul fiore di loto, luminoso come gioiello, prendo rifugio in te\u201d, il cui significato anagogico \u00e8 pi\u00f9 o meno questo: il Buddha \u00e8 il risvegliato gioiello splendente perch\u00e9 illuminato, \u00e8 seduto sul fiore del loto che pur crescendo nel fango non ne viene contaminato essendo il simbolo della Conoscenza che permette di identificarsi con il Vuoto (il ?unya) non-duale nirvanico del paramarthasatya pur esistendo nella dualit\u00e0 samsarica ovvero il divenire della coproduzione condizionata del samvritisatya. Anch&#8217;io recito il mio mantra O.N.?. Alla fine l\u2019invocazione gradualmente si interrompe perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un soggetto e un oggetto ma la risoluzione totale del mio s\u00e9 individuale nel S\u00e9 universale.<\/p>\n<p>Salendo verso la cima ho la consapevolezza che la montagna sacra mi accetta\u00a0amorevole e ogni metro superato \u00e8 il divino che accoglie il mio passo. Mi viene in mente il capitolo undicesimo della Bhagavad Gita. Il Signore Krishna descrive il gioco cosmico in cui consiste l\u2019universo e alla fine dice: \u201cQuesto immenso gioco non \u00e8 che me stesso\u201d. Krishna espone la religione della lila mayahica, che non \u00e8 altro che noi stessi. La realt\u00e0, tutte le attivit\u00e0 di questo mondo,\u00a0 sono le nostre attivit\u00e0, e le mie attivit\u00e0 sono le attivit\u00e0 dell\u2019universo. \u00c8 l\u2019Assoluto che si manifesta senza alcuna distinzione tra lo scalatore, il movimento di salita e il monte stesso, tutto \u00e8 espressione della potenza d\u2019amore primordiale e infinita dell\u2019Essere divino.<\/p>\n<p>Da parte mia ho sopportato una fatica al limite delle mie possibilit\u00e0. Del resto lo scopo del pellegrinaggio era non tanto portare su il mio veicolo fisico ma le intenzioni di guarigione. Per far questo c\u2019era bisogno di una catarsi personale; quando ad un certo punto della vita si desidera non soffrire pi\u00f9 si capisce che qui si deve bere il calice amaro di uno sforzo estremo, affrontato in una giornata di pessima forma fisica segnata da due cadute nella discesa, di cui una abbastanza seria, per poi raggiungere la vittoria finale. Passione e resurrezione metafora della vita di ogni essere umano nelle circostanze critiche dell\u2019esistenza. Tutto questo per obbligare il Divino con il suo potere a concederci le sue benedizioni. Credo che sia cos\u00ec anche per gli altri. Ognuno ha portato sulla cima qualcuno il cui ricordo \u00e8 molto caro, forse perch\u00e9 quello \u00e8 il punto pi\u00f9 vicino al cielo (il mondo dello spirito) dove incontrare le presenze del piano sottile che si trovano in questa dimensione nella quale siamo parte anche noi con il corpo grossolano. La mia convinzione \u00e8 che l\u2019essere umano ha in s\u00e9 una ricchezza inestimabile. La capacit\u00e0 di condividere empaticamente le emozioni e i sentimenti pi\u00f9 profondi in un\u2019espansione generale di coscienza nel momento della commozione liberata attraverso il pianto. \u00c8 la forma pi\u00f9 elevata di fusione con il Tutto dove non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 separazione spazio-temporale con l\u2019essenza della Sorgente.<\/p>\n<p>A piccoli gruppi iniziamo la discesa per Gorak Shep (m. 5140), ci aspetta ancora una bella camminata di ritorno. Al pranzo non riesco a mettere in bocca pi\u00f9 di due granelli di riso, non avverto pi\u00f9 la fame e la sete mi sento completamente svuotato. Proseguendo sulla via del rientro Ram si ferma e ci dice che deve tornare indietro ad aspettare quelli che devono ancora arrivare e affida il nostro gruppetto di 6-7 unit\u00e0 alla conduzione di mio fratello: \u00e8 il suo destino di guida che si compie promuovendolo a sherpa qui sull\u2019Him?laya. Gi\u00e0 mi aveva fatto notare argutamente che siamo stati molto fortunati ad aver avuto per tutta la durata del trekking il vento alle spalle nella salita, specialmente quella del Kala Patthar, lo stesso vento che adesso ci aiuter\u00e0 avendolo di fronte nella discesa. Il suo passo \u00e8 spedito, lo seguiamo in silenzio in fila indiana tra gli ultimi bagliori di luce del secondo pomeriggio. Le forze residue mi abbandonano. Vorrei fermarmi e restare l\u00ec per un po\u2019, ma capisco che non riuscirei pi\u00f9 a ripartire. Imbroglio la mente con un reset temporaneo finch\u00e9 arriviamo al rifugio, certo una giornata che difficilmente potr\u00e0 essere dimenticata.<\/p>\n<p>Dopo un\u2019altra notte tormentata a oltre 4900 metri sempre alle prese con il respiro progressivo, la mattina dopo scendiamo da Lobuche a Dingboche (m. 4420) per passare le prossime due notti. Il marted\u00ec saliamo a Chhukhung (m. 4810) per\u00a0ricongiungerci con i nostri amici della spedizione sul Mera Peak (m. 6.476), che erano scesi il giorno prima superando il passo dell\u2019Amphulapcha (m. 5845): un\u2019impresa alpinistica himalayana di grande spessore tecnico compiuta da una spedizione tutta veronese. Ci abbracciamo forte e ci raccontiamo a caldo le prime impressione provando ancora quella commozione condivisa la cui inerzia non si era ancora esaurita. Col lama Pighi concordiamo sul fatto che questo posto \u00e8 talmente energetico che le vibrazioni positive vengono avvertite al di l\u00e0 delle difficolt\u00e0 di ordine tecnico, fisico ed emotivo.<\/p>\n<p>Scrivo queste righe nel lodge pensando che questa riunione con l\u2019altro gruppo segna il termine del mio pellegrinaggio di intercessione culminato sulla montagna sacra, vissuto con lo spirito del sacrificio per la fatica e l\u2019indisposizione, strumenti di purificazione per bruciare il karman e per dare senso e valore al gesto rituale. Immagino sia cos\u00ec per tutti i miei compagni, ognuno dei quali porta in s\u00e9 la grandezza di questa stupenda esperienza.<br \/>\nSul sentiero di ritorno da Chhukhung \u00e8 ancora una volta mio fratello a guidare un piccolo gruppo. Mi incollo ai suoi scarponi e arrivo sicuro a destinazione. Ormai c\u2019\u00e8 la consapevolezza di esserci fusi con l\u2019ambiente. Penso che sono qui a camminare con mio fratello che mi guida sul sentiero a 4800 e viaggiamo via\u00a0spediti e disinvolti tra le montagne pi\u00f9 alte del mondo, sotto un cielo color cobalto eppure non ci sentiamo per niente alieni. Ramana Maharshi, il maggiore mistico indiano, dice che il sentirsi come a casa propria anche se si \u00e8 molto lontani \u00e8 dovuto al fatto che il S\u00e9 \u00e8 ovunque e non si sposta mai.<br \/>\nIncrociamo rari portatori sempre con i loro carichi inverosimili. Gli sherpa sono una popolazione originaria del Tibet. In queste valli la lingua non \u00e8 il nepalese ma una derivazione del tibetano. I villaggi hanno quasi tutti la desinenza \u201cche\u201d (Namche, Tengboche, Periche, Lobuche, Dingboche, Pangboche ecc.) che significa letteralmente \u201cerba\u201d intesa come terreno cio\u00e8 luogo, localit\u00e0. Sono denominazioni tibetane.<br \/>\nSiamo sulla via del ritorno. Domani si scender\u00e0 per l\u2019ultima tappa da Namche a Lukla, dove si tenter\u00e0 la roulette russa del piccolo aereo carico come uno yak che ci porter\u00e0 a Kathmandu. Le nostre mitiche guide nepalesi rimarranno qui e non ci vedremo pi\u00f9. Tuttavia non potr\u00f2 mai dimenticare la stretta di mano tra Ram ed io quando siamo giunti sulla sommit\u00e0 del Kala Patthar, accompagnata dal suo sguardo al laser e lo scambio di un accorato \u201cthank you\u201d con il quale volevamo esprimere la stima e il rispetto reciproci per essere riusciti ad affrontare ed entrare in perfetta sintonia con la Pietra Nera sacra al Buddha.<\/p>\n<p>Il ritorno non \u00e8 malinconico, anzi si potrebbe definire liberatorio. Il tratto da Dingboche a Tengboche \u00e8 bellissimo soprattutto la prima parte fino a Pangboche. Si \u00e8 quasi alla sommit\u00e0 della valle, lo sguardo si domina il paesaggio con piani sempre pi\u00f9 sfumati spaziando fin quasi alla lontana pianura. Sotto scorre un torrente impetuoso e rombante, unica nota continua di una natura selvaggia e inospitale ma vibrante e prorompente. Siamo ancora oltre i 4000 metri e non incontro n\u00e9 trekkers n\u00e9 porters.<br \/>\nOggi gioved\u00ec 5 novembre lasciamo Tengboche dove ieri c\u2019era una festa religiosa e popolare protrattasi per buona parte della notte. Percorro la passeggiata fino a Namche quasi sempre da solo. Si scende da 3900 a 3200 e si risale a 3500; con i vari saliscendi il conto dei dislivelli teorici della mappa vanno ampiamente corretti, cos\u00ec come il conto delle distanze percorse. Si parla di complessivi 140 km. circa. Per la prima volta cammino da solo nel cuore dell\u2019Himalaya e non provo alcuna soggezione. La via \u00e8 facile da seguire e molto frequentata, c\u2019\u00e8 solo un bivio ma conosco bene le direzioni ed \u00e8 ben segnalato. Il sole \u00e8 caldo e l\u2019aria frizzante come pu\u00f2 esserlo a quelle altezze in una giornata fresca ma con ilsolito cielo sereno che ci ha gratificato per due settimane.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/lapietranera\/lapietranera2.jpg\" width=\"199\" height=\"151\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>La vista \u00e8 da brivido, a nord sempre il Nuptse e il Lhotze dissolti tra lievi nuvole d\u2019alta quota, a est l\u2019Ama Dablan in cartolina che sorveglia attenta il via vai della vallata. Rimessomi completamente dall\u2019indisposizione di domenica riscopro il piacere del camminare per il semplice gusto di farlo. Non sono pi\u00f9\u00a0l\u2019ombra inscindibile di mio fratello. Sfreccio con il mio miglior passo su per le ripide rampe di qualche centinaio di metri di dislivello, riscopro una\u00a0forma brillante e performante che non pensavo di avere, dovuta forse al\u00a0superamento delle prove dei giorni precedenti. Ecco un gradito effetto collaterale del pellegrinaggio. \u00c8 una bella soddisfazione camminare da solo in perfetta armonia con la natura; per una volta mi rallegro di non dover subire il\u00a0passo di qualcun altro e ascoltare i vari commenti o le immancabili soste fotografiche, o i pip\u00ec-stop che colgono all\u2019improvviso a causa del freddo, dell\u2019altitudine e di qualche tazza di the in pi\u00f9. Ad ogni svolta del sentiero si ammira una cartolina sempre diversa, tutte da incorniciare. Non importa se qualcuno del Mera Peak mi sorpassa agevolmente, abbiamo et\u00e0 diverse e un altro allenamento, qui non c\u2019\u00e8 competizione come in altri sport, ognuno se la vede sempre solo con se stesso e con la montagna.<br \/>\nA Namche Bazar passiamo un pomeriggio in pieno relax. Dopo una doccia calda (finalmente!!) e un riposino ristoratore, io e mio fratello facciamo i turisti comperando un po\u2019 di tutto da portare a casa agli amici e parenti: pietre di protezione (chuan zhee), corone di legno (mala per il japa), bandierine di preghiera tibetane, cimbalini dal suono simile al diapason. Ci fermiamo all\u2019Everest Bakery in centro al villaggio pi\u00f9 incredibile del mondo ad un\u2019altezza superiore alla Marmolada (la pi\u00f9 alta vetta dolomitica), dove ci spariamo cappuccino e butter cookies, mi sembra di essere in uno chalet svizzero. Si ritorna ad una vita normale, si fa per\u00a0dire, dopo le privazioni e le fatiche dei giorni precedenti.<br \/>\nAllo Yeti Lodge conosco Franco Zibordi, un ex dirigente di banca di Modena che con un suo amico ha fatto anche lui il Kala Patthar e poi proseguir\u00e0 per Mumbay dove sovvenziona una scuola per i bambini degli slums, mi dice che lo sviluppo della valle \u00e8 stato reso possibile dalla costruzione della centrale idroelettrica che ha permesso di accedere alle comunicazioni (telefono e internet), alle installazioni varie, all\u2019acqua calda ecc.<\/p>\n<p>Siamo all\u2019ultimo giorno. Oggi si conclude il trekking, partiamo di buonora da Namche e ripercorriamo in discesa il cammino fatto all\u2019andata che ci era sembrato cos\u00ec impegnativo. Si devono ancora affrontare gli innumerevoli saliscendi e attraversare i ponti sospesi. Ci sono i soliti rischi da correre: il fondo \u00e8 insicuro fatto di pietre, sassi, sabbia, rocce sporgenti, lastre coperte di polvere che formano scale irregolari\u00a0che salgono e scendono in continuazione. In alcuni tratti il sentiero \u00e8 molto stretto e particolarmente accidentato. Quando si incrociano i buoi da trasporto \u00e8 necessario stare molto attenti per non essere sventrati dalle corna aguzze che\u00a0sfilano a pochi centimetri dalla pancia. Ci si ferma al punto in cui c\u2019\u00e8 l\u2019ultimo avvistamento del Sagarmatha che da qui sembra lontanissimo. Un ultimo sguardo: i profili delle vette sono netti stagliati contro l\u2019orizzonte terso perfetto, sospesi tra terra e cielo. Una stretta al cuore, \u00e8 pi\u00f9 un addio che un arrivederci. Sopra le nostre teste volteggia saggiamente sostenuta da una leggera brezza un\u2019aquila che sembra guardarci dall\u2019alto con curiosit\u00e0 e sufficienza. A differenza dei gip\u00e8ti visti a Namche e a Chhukung che hanno la coda a cuneo, le aquile sono appena pi\u00f9 piccole e hanno la coda a ventaglio.<\/p>\n<table class=\" aligncenter\" style=\"height: 179px; width: 509.5px;\" border=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"width: 253px;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/lapietranera\/pietranera1.jpg\" width=\"254\" height=\"171\" \/><\/td>\n<td style=\"text-align: center; width: 242.5px;\">meditazione con il Lama<br \/>\nMonastero di Tengboche<br \/>\n(m. 3860)<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\">Pi\u00f9 sotto incontro due bambine, una \u00e8 piccolissima tenuta per mano dalla sorellina maggiore. Sono da sole e facciamo un piccolo tratto di strada insieme. La piccola sembra molto raffreddata e ha il naso che cola copiosamente. La sorella\u00a0toglie il muco dal naso della piccola con le dita nude e se le pulisce sulla corda d\u2019acciaio del ponte sospeso mentre aspettiamo il nostro turno per passare dall\u2019altra parte. Tiro fuori un pacchetto di fazzoletti di carta comperati in un negozietto di Namche e li do alla sorella maggiore. I fazzolettini sono dei Tempo taroccati e quasi si disfano in mano ma almeno sono profumati. La bambina mi ringrazia con uno sguardo riconoscente. Poco dopo il pacchetto passa nelle mani della piccolina che soddisfatta lo esibisce con orgoglio come un trofeo. Il gruppo trekking (ramo cadetto della spedizione Campo Base) si sgrana; Ram tenta inutilmente di compattarlo con frequenti fermate <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/lapietranera\/lapietranera3.jpg\" width=\"112\" height=\"253\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>ma gli scappiamo via.<br \/>\nAncora una volta mi ritrovo a camminare da solo; alla cascata faccio una breve sosta tecnica e vengo raggiunto da Ezio, il pi\u00f9 esperto e maturo alpinista della spedizione, ha fatto pi\u00f9 di 30 trekking intorno a tutti gli 8000. Facciamo un bel tratto insieme, lui davanti e io dietro di conserva dribblando le innumerevoli asperit\u00e0. Quando arriviamo tra i primi alla sosta pranzo a Pakding si gira verso di me e mi tende la mano ringraziandomi per la compagnia, la condivisione del percorso e dello sforzo. Gliela stringo calorosamente dicendogli che, onorato, sono io a ringraziarlo e che con lui davanti si pu\u00f2 fare tranquillamente il trekking intorno al mondo.<\/p>\n<p>Ormai rimane solo da fare la risalita fino a Lukla. Mikka, uno dei giovani assistenti di Ram, sta male. Ha quello che avevo io alcuni giorni fa. Cammina con una faccia sofferente insieme a me e mio fratello. Mi fermo e gli do le pastiglie per il mal di pancia che ho nello zaino. Inizia la fase finale della salita verso l\u2019ultima tappa. Mi viene la tentazione di scatenarmi come nei giorni scorsi ma mi freno e preferisco stare con Franco, l\u2019Anna e Mikka, che arranca come pu\u00f2 e mi segue come un\u2019ombra perch\u00e9 all\u2019arrivo del sacco grande gli dar\u00f2 le altre medicine. Senza accorgermene e senza sforzo arrivo all\u2019arco che segna l\u2019inizio, e adesso la fine, del trekking. Tutto finisce l\u00ec in un lussuoso lodge dove sulla terrazza panoramica baciati dal sole del mezzo pomeriggio veniamo accolti da Daniele della Focus e dalle giovani e graziose camerierine nepalesi che ci offrono salviette bollenti, the caldo e biscottini. Ci scambiamo abbracci e pacche sulle spalle e le diamo a quelli che arrivano dopo di noi. Il posto \u00e8 magnifico, domina tutta la valle e in mezzo al giardino ben curato c\u2019\u00e8 un\u00a0bellissimo stupa di recente fattura. Siamo comodamente seduti a raccontarcela in un clima di contagiosa euforia godendoci il panorama, il cielo e questa luce avvolgente. Ci raggiungono tutti a piccoli gruppi sono sempre baci e abbracci. \u00c8 andato tutto bene, siamo arrivati tutti, nessuno si \u00e8 fatto male. La soddisfazione \u00e8 enorme sottolineata dal compiacimento del lama Beppe che mi conferma le sue sensazioni positive presagite circa l\u2019esito finale di tutta l\u2019iniziativa di cui si sente il responsabile morale. Si fanno foto e ci si complimenta con enfasi adesso \u00e8 possibile farlo senza riserve. Alla sera cena di festeggiamento nella sala da pranzo che sembra una stanza del Potala di Lhasa, con discorsi di Beppe e di Purna. Euforia e commozione si coniugano tra scariche adrenaliniche e riflessioni sul significato del cammino; l\u2019impresa \u00e8 stata\u00a0andare in alto sulla cima come pure gi\u00f9 in profondit\u00e0 nel proprio intimo. Il viaggio \u00e8 interiore, la natura severa estrema lascia poco spazio all\u2019appagamento immediato dei sensi, di notte c\u2019\u00e8 freddo, non ci sono comodit\u00e0, si mangia poco e poco bene. L\u2019attenzione passa progressivamente dalle montagne bellissime granitiche e inaccessibili alla profondit\u00e0 della nostra interiorit\u00e0, \u00e8 un\u00a0viaggio dentro di noi, mentre siamo continuamente osservati dai mastodonti nati direttamente dal sole quando la terra si \u00e8 solidificata e non sono mai stati bagnati dal brodo primordiale delle acque poi ritiratesi nelle pianure sottostanti. Stefano mi fa giustamente notare che la cima \u00e8 solo il punto di arrivo e che quello che ha avuto importanza \u00e8 stato il viaggio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/lapietranera\/lapietranera4.jpg\" width=\"135\" height=\"210\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>Ritorniamo a Kathmandu in tempo per fare un giretto a Thamel, visitare Durbar Square con esibizione della piccola Kumari (la dea bambina) e fare la tripla pradakshina intorno allo stupa di Bodhanath addobbato per una festa. I lama del\u00a0gompa ci tirano dentro al piano superiore per una puja molto intensa con varie benedizioni e cordino di rifugio d\u2019ordinanza; al momento di versare la nostra oblazione mi si avvicina da dietro un lama che mi sussurra all\u2019orecchio \u201cmoney of your country please..\u201d. Metto via le rupie nepalesi e pago in euro, anche le due giapponesi avevano pagato in dollari. Tornando all\u2019albergo incappiamo nell\u2019immancabile corteo di dimostranti che bloccano un traffico gi\u00e0 al collasso\u00a0in condizioni normali, sorvegliati da soldati in tenuta antisommossa. Tutto si\u00a0risolve nel giro di un\u2019ora con lo stratagemma di mettere bene in vista nella cabina di guida la nostra dolcissima amica Paola con il suo caschetto biondo per far vedere che il nostro non \u00e8 nient\u2019altro che un innocuo pullman turistico.<br \/>\nA pranzo incontriamo Lila (noto la stranezza del nome femminile dato ad un uomo) un amico di vecchia data di Beppe. \u00c8 un professore nepalese che parla anche la hindi pi\u00f9 le lingue europee e il sanscrito. Si accende un pacifico e pacato \u201cdibattito\u201d sulle grandi sentenze della filosofia indiana. Si dice che solo un realizzato pu\u00f2 riconoscere un altro realizzato e a me sembra di capire immediatamente che lui lo \u00e8, forse la sensazione non \u00e8 reciproca, tanto so che\u00a0questo non ha alcuna importanza. La sua saggezza mi colpisce profondamente e non mi resta che augurarmi di poterlo reincontrare presto in Italia, in Nepal o in India.<\/p>\n<p>Ultimi scampoli di shopping per le strade pittoresche e congestionate del centro e poi via verso l\u2019aeroporto. Il viaggio aereo fila liscio e a Verona i gruppi si sciolgono. Ritorniamo nella quotidianit\u00e0 ognuno per conto proprio nelle proprie famiglie. Ci resta la consapevolezza che questa esperienza non potr\u00e0 mai essere dimenticata. Siamo stati in quello che viene definito uno dei luoghi pi\u00f9 belli del mondo. Negli occhi mi rimarr\u00e0 sempre la visione delle pi\u00f9 alte vette himalayane come ho avuto il privilegio e il dono di ammirarle dalla cima del Kala Patthar, la Pietra Nera, la montagna che prega.<br \/>\n(dedicato a Sattvi Sonia Artegiani e Franco Maturi).<\/p>\n<\/div>\n<p><em><strong><br \/>\nPurnananda Zanoni studia le tradizioni filosofiche e teologiche nelle diverse culture occidentali e orientali<\/strong><\/em><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"95%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"5\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"5%\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/hotel.gif\" width=\"30\" height=\"30\" \/><\/span><\/td>\n<td width=\"95%\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\"><a href=\"http:\/\/www.markos.it\/viaggi\/consigli-di-viaggio-come-organizzare\/cerca-hotel\" target=\"_parent\" rel=\"noopener\">Il Viaggio Fai da Te &#8211; Hotel consigliati in Nepal<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.markos.it\/viaggi\/consigli-di-viaggio-come-organizzare\/noleggio-auto-low-cost\/\" target=\"_parent\" rel=\"noopener\">Autonoleggio &#8211; Noleggio Auto Low Cost in Nepal<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/gp\/bestsellers\/books\/508754031\/ref=as_li_qf_br_sr_tl?ie=UTF8&amp;tag=markitlungles-21&amp;linkCode=ur2&amp;camp=3370&amp;creative=23322\" rel=\"nofollow\">Acquista guide turistiche a prezzi scontati su Amazon.it<\/a><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.assoc-amazon.it\/e\/ir?t=markitlungles-21&amp;l=ur2&amp;o=29\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"1\" border=\"0\" \/> <\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span id=\"TBDownLevelDiv\"><span class=\"Stile23\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Purnananda Zanoni\u00a0&#8211; Sono imbarcato da poco sul volo Milano-Kathmandu, via Abu Dhabi, con destinazione <a href=\"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/nepal-la-pietra-nera\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3908,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,277],"tags":[278,736],"class_list":["post-3907","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-asia","category-nepal","tag-nepal","tag-purnananda-zanoni"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.8 - 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