{"id":3925,"date":"2017-02-20T21:33:40","date_gmt":"2017-02-20T20:33:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.markos.it\/viaggi\/?p=3925"},"modified":"2017-02-20T21:33:40","modified_gmt":"2017-02-20T20:33:40","slug":"balkan-express-serbia-bosnia-erzegovina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/balkan-express-serbia-bosnia-erzegovina\/","title":{"rendered":"Balkan Express"},"content":{"rendered":"<p>di <a href=\"mailto:pieromad@yahoo.com\">Piero Maderna<\/a>\u00a0&#8211;<br \/>\n Stazione di Belgrado, 9.30 del mattino. Seduto ad un tavolino all\u2019aperto del bar, guardo la scritta \u201cBeograd\u201d in cirillico sotto l\u2019orologio della stazione mentre sorseggio un cattivo caff\u00e8.<br \/>\n Sono in anticipo, come spesso mi capita quando devo prendere un treno, un autobus, un aereo o qualsiasi cosa. <!--more--> Credo di avere qualche sindrome ansiosa che mi porta a calcolare i tempi aggiungendo sempre almeno una mezz\u2019ora, perch\u00e9 non si sa mai cosa ti pu\u00f2 capitare, che ne so\u2026 ti rapinano, perdi l\u2019autobus (vale anche se devi fare solo un pezzo a piedi, ovviamente), c\u2019\u00e8 un terremoto catastrofico e si apre una voragine in mezzo alla strada, qualcosa del genere. E anche questa volta \u00e8 cos\u00ec, ho ancora circa mezz\u2019ora prima che parta il treno. Guardo distrattamente la gente che passa, leggo un pezzo di guida sempre con l\u2019occhio all\u2019orologio, alla fine il tempo passa. Mancano dieci minuti, il treno per Sarajevo \u00e8 sul binario 1 qui davanti a me.<\/p>\n<p>Mi alzo e, con fatica, mi butto lo zaino in spalla. Il treno ha decisamente l\u2019aria di aver gi\u00e0 macinato qualche milione di chilometri di binari, ma nei Balcani \u00e8 normale. \u00c8 gi\u00e0 abbastanza pieno, ma trovo uno scompartimento semivuoto. C\u2019\u00e8 solo una coppia di mezza et\u00e0, sembrano turisti. Uno dei tavolini \u00e8 aperto, noto un pacchetto di sigarette e un accendino, ma al momento non ci faccio caso e mi siedo. Sar\u00e0 roba loro, penso, anche se non sembrano nemmeno loro prestarvi particolare attenzione\u2026 b\u00e8, qualcuno li avr\u00e0 dimenticati, succede. Passano pochi minuti, il treno comincia lentamente a muoversi. Entra un uomo con qualcosa che probabilmente \u00e8 una divisa delle ferrovie serbe, ci guarda e inizia a sbraitare. Sia io che i miei due compagni di un viaggio nemmeno iniziato siamo, con tutta evidenza, stranieri. Non capiamo una parola, ma lui va avanti per parecchi secondi prima di rendersene conto. Poi si ferma e ci guarda come per dire: \u201cAllora?\u201d. I due sembrano imbalsamati, allora provo io a capire:<br \/>\n \u201cI\u2019m sorry, I don\u2019t speak serbian\u2026\u201d.<br \/>\n Lui bofonchia ancora qualcosa, chiaramente infastidito. Conosco s\u00ec e no 10 parole di serbo, ma potrei scommettere che \u00e8 qualcosa del tipo \u201cma che vengono a fare questi qui a rompere i coglioni\u201d. Tira fuori qualche parola che sembra avere una lontana parentela con l\u2019inglese, tra cui una che somiglia a \u201coffice\u201d, ma soprattutto indica disperatamente il pacchetto di sigarette. Penso di intuire che quello sia il suo \u201cufficio\u201d e che ce ne dobbiamo andare. Secondo lui, probabilmente, dovevamo capirlo da quel pacchetto di sigarette: sembra non capacitarsi che possiamo essere stati cos\u00ec stupidi da non arrivarci. Se ne potrebbe discutere, in realt\u00e0, dato che \u00e8 uno scompartimento come tutti gli altri, se non fosse per quel particolare. Ma non mi sembra il caso, date le circostanze. Perci\u00f2 mi alzo, seguito dalla coppia. Loro trovano posto nello scompartimento successivo, io preferisco proseguire un po\u2019, anche per allontanarmi dal luogo del \u201cmisfatto\u201d, non si sa mai.<br \/>\n Pi\u00f9 avanti, trovo un altro scompartimento occupato solo a met\u00e0: ci sono due ragazzi e una ragazza, a occhio tutti intorno ai 30 anni. Mi siedo l\u00ec e cerco di rilassarmi ascoltando un po\u2019 di musica in cuffia.<\/p>\n<p>Per le prime forse due ore di viaggio, tutto procede molto tranquillo. Da qualche parola scambiata capisco che i due ragazzi sono spagnoli, ma come tali sono insolitamente silenziosi. Uno, un po\u2019 pi\u00f9 alto, magro e con i capelli a spazzola, \u00e8 completamente immerso nel suo libro. L\u2019altro, massiccio e leggermente stempiato, dorme quasi sempre, o almeno ci prova. Di tanto in tanto si sveglia, guarda fuori dal finestrino e bofonchia qualcosa, battendo insistentemente su due argomenti: il caldo e la lentezza del treno. I dialoghi sono del tipo:<br \/>\n \u201cQue calor, joder! A cuanto vamos? Cuarenta?\u201d.<br \/>\n \u201cS\u00ec\u201d.<br \/>\n La risposta dell\u2019amico \u00e8 sempre a monosillabi, dopo di che lui, sbuffando, tenta di riaddormentarsi. La ragazza ha lunghi capelli rossi e ricci, ed \u00e8 un po\u2019 in sovrappeso. Anche lei legge, e a tratti dormicchia. Io alterno la musica alla lettura della guida.<br \/>\n Per arrivare a Sarajevo il treno fa un lungo giro: si dirige prima a ovest, attraversando un bel pezzo di Croazia, poi entra in Bosnia a Slavonski Brod e solo da l\u00ec piega verso sud, ma ancora una volta non seguendo un percorso diritto ma quasi zigzagando. Forse anche questo ha un significato in qualche modo simbolico: nei Balcani due punti che sulla carta sembrano vicini si possono congiungere solo seguendo un percorso lungo e tortuoso. Soprattutto se i due punti sono Belgrado e Sarajevo. Del resto, questa linea \u00e8 stata riattivata solo da pochi mesi. A questo penso mentre seguo il percorso del treno sulla cartina della guida. Il viaggio, in totale, richiede circa 8 ore.<\/p>\n<p>Alla frontiera croata i poliziotti salgono sul treno e chiedono i documenti. Controllando i passaporti degli spagnoli, la guardia chiede: \u201cAnything to declare?\u201d.<br \/>\n Silenzio, sguardi interrogativi. Il poliziotto ripete: \u201cAnything to declare?\u201d.<br \/>\n Vedendo i due ragazzi in difficolt\u00e0, decido di intervenire e spiego loro, in spagnolo, che sta chiedendo se hanno qualcosa da dichiarare. Fanno cenno di no con ampi gesti e il poliziotto passa oltre.<br \/>\n Mi ringraziano e quello che prima dormiva mi chiede se sono spagnolo. Rispondo di no, che sono italiano ma parlo uno spagnolo molto \u201cbasico\u201d. Iniziamo a chiacchierare, scopro che lui si chiama Carlos ed \u00e8 asturiano, di Navia, ma vive a San Sebastian, nel Paese Basco. Il suo amico, Alejandro (ma lui lo chiama Ales), \u00e8 valenciano ma vive a Madrid. Gli racconto che ho viaggiato in Spagna, che conosco un pochino le Asturie, decisamente meglio il Paese Basco, e sono stato anche a Madrid. Carlos mi dice che il mio spagnolo non gli sembra tanto \u201cbasico\u201d, anzi. Dico che pu\u00f2 sembrare, ma in realt\u00e0 ho pi\u00f9 che altro una buona pronuncia, ho una specie di propensione naturale ad imparare le pronunce e gli accenti. La grammatica la conosco relativamente, l\u2019ho studiata davvero poco, anche se qualcosa l\u2019ho imparato ascoltando la gente parlare.<br \/>\n Confrontiamo i nostri piani di viaggio, cos\u00ec scopro che loro stanno facendo l\u2019inter-rail in quella zona d\u2019Europa, sono gi\u00e0 stati in Romania e Bulgaria e dopo il passaggio in Bosnia sono diretti in Croazia. Dai loro zaini si capiva che erano backpackers, o \u201cmochileros\u201d come dicono loro. Una parola equivalente in italiano non esiste, ma potremmo dire \u201cquelli che viaggiano con lo zaino\u201d.<br \/>\n Spiego che io sono gi\u00e0 stato in Croazia, ma ci torner\u00f2 per le ultime tappe del mio viaggio: andr\u00f2 a Dubrovnik e da l\u00ec a Spalato, dove prender\u00f2 il traghetto Spalato-Ancona per rientrare in Italia. Mi chiedono indicazioni sulle sistemazioni a Zagabria, dico che io sono stato in ostello e mi sono trovato bene, \u00e8 pulito e confortevole, gli do anche l\u2019indirizzo. In Bosnia faranno due tappe, Sarajevo e Mostar, esattamente come me.<br \/>\n Iniziamo a confrontarci sulle guide. Carlos \u00e8 molto interessato alla mia Lonely Planet, dice che ne ha sentito parlare e vorrebbe comprarsela anche lui ma in castigliano non si trova e lui l\u2019inglese, b\u00e8, insomma, come ho potuto vedere\u2026 Non lo so, dico, ma mi sembra molto strano che le abbiano tradotte in italiano e non in spagnolo, proverei a cercare meglio. Loro hanno una guida spagnola, piena di bellissime foto ma molto povera di informazioni utili. Do un\u2019occhiata per potergli dare un parere, ma davvero mi sembra un po\u2019 scarna. Su ogni localit\u00e0 ci sono pochi alberghi e altrettanto pochi posti per mangiare, nemmeno distinti per fasce di prezzo. Anche sui mezzi di trasporto poco o nulla, per viaggiare da \u201cmochileros\u201d non \u00e8 certamente l\u2019ideale. Infatti, nei giorni successivi, girando insieme per Sarajevo, avremmo usato sempre la mia Lonely. Per questo sono anche stato soprannominato da Carlos \u201cchico Lonely\u201d, con mia grande soddisfazione\u2026 per il chico, ovviamente, considerato che ho 40 anni. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<br \/>\n Ales segue le nostre conversazioni, ogni tanto interviene, pi\u00f9 che altro quando Carlos lo interroga sui loro programmi di viaggio o sui posti dove sono gi\u00e0 stati. Probabilmente la sua memoria \u00e8 migliore di quella di Carlos. Ma, di suo, \u00e8 sicuramente meno loquace.<br \/>\n La ragazza (nel frattempo ho scoperto che \u00e8 australiana, si chiama Mallory) sembra interessata ma \u00e8 ovviamente tagliata fuori per questioni di lingua; io ogni tanto le traduco qualcosa ma non posso farle la simultanea, diventerebbe davvero troppo complicato.<\/p>\n<p>Passiamo senza intoppi anche la seconda frontiera, siamo in Bosnia. Ogni tanto mangiamo qualcosa, ci aspettano ancora diverse ore di treno. Ormai sono le prime ore del pomeriggio e il caldo comincia a essere davvero soffocante. Di aria condizionata naturalmente non se ne parla, per di pi\u00f9 il finestrino non sta gi\u00f9, ha un sistema di chiusura che lo riporta su quando tentiamo di abbassarlo. L\u2019unica soluzione che troviamo per tenerlo aperto \u00e8 legare gli zaini alla maniglia, cos\u00ec in effetti regge.<br \/>\n La velocit\u00e0 resta ben diversa da quella di un Eurostar, o dell\u2019AVE che Carlos rimpiange. Cerco di fargli capire che non pu\u00f2 pretendere, siamo nei Balcani, in fondo anche questo fa parte del viaggio, ma non sembra troppo convinto.<br \/>\n Attraversando diversi paesi ci hanno anche controllato pi\u00f9 d\u2019una volta i biglietti, ora \u00e8 il momento del controllore bosniaco. Entra nello scompartimento un tipo alto, piuttosto robusto ma con un\u2019andatura leggermente incerta. Guarda il mio biglietto e quello dell\u2019australiana, tutto ok. Quando per\u00f2 vede i biglietti degli spagnoli, inizia ad avere parecchio da eccepire, anzi sembra visibilmente contrariato. Inizia a parlare in bosniaco indicando ripetutamente una parte del biglietto. Gli spagnoli hanno un biglietto dell\u2019inter-rail, forse c\u2019\u00e8 qualcosa che non va ma finora hanno passato tutti i controlli. Cerchiamo di fargli capire che non capiamo, ma quando finalmente se ne d\u00e0 per inteso ripete lo stesso discorso in tedesco, evidentemente sperando che qualcuno di noi lo capisca. Purtroppo non \u00e8 cos\u00ec, lui non sa pi\u00f9 che fare, nel frattempo si scalda sempre di pi\u00f9, diventa anche rosso in volto e parla in maniera sempre pi\u00f9 concitata alternando bosniaco e tedesco. Gli chiedo se parla inglese ma dice di no. L\u2019unica cosa che riusciamo a capire \u00e8 che minaccia una multa di 400 marchi convertibili, la moneta tuttora in circolazione in Bosnia dai tempi della guerra. Sono circa 200 euro. La situazione si complica.<br \/>\n Allora gli faccio cenno di aspettare, vado nello scompartimento a fianco e chiedo se qualcuno parla inglese. Fortunatamente trovo un ragazzo del posto che sembra masticarlo abbastanza. Gli chiedo di venire di l\u00e0 con me e facciamo partire un giro di traduzioni. Il controllore parla a lui in bosniaco, o forse in serbo o croato. In realt\u00e0 le tre lingue si differenziano solo per pochissimi particolari. Ad esempio la parola caff\u00e8 si traduce kafa in croato e kava in serbo: per questo nella ex Jugoslavia circola una battuta molto amara secondo cui si sono fatti anni di guerra per stabilire come si dice caff\u00e8. Il ragazzo traduce a me in inglese, io dall\u2019inglese traduco in castigliano per gli spagnoli.<br \/>\n Mi sembra un po\u2019 di essere in un film di Tot\u00f2 ma alla fine funziona. Riesco a capire che, secondo il controllore, per rendere valido il biglietto dell\u2019inter-rail \u00e8 necessario scrivere da qualche parte la data, la stazione di partenza, la destinazione e il numero del treno. Lo spiego a Carlos, ma lui \u00e8 sicuro che per il loro biglietto non sia cos\u00ec.<br \/>\n Mi dice: \u201cVedi? C\u2019\u00e8 scritto CONTINUA. Significa che non dobbiamo ogni volta scrivere tutto.\u201d<br \/>\n Gli faccio notare che, date le circostanze, non mi sembra il caso di continuare la discussione, ho paura che non ne usciamo. In fondo non gli costa poi molto fare come dice lui, no?<br \/>\n Si convince ed inizia a scrivere, ma subito il controllore lo interrompe, ancora sbraitando. Col solito giro di traduzioni capisco che secondo lui la data \u00e8 sbagliata, non \u00e8 il 17 agosto. Ma lo \u00e8. Comincio a pensare che, anche se \u00e8 pomeriggio, abbia gi\u00e0 bevuto qualche bicchiere di troppo: la slijvovica (una sorta di grappa locale, la pi\u00f9 diffusa \u00e8 quella di prugne) \u00e8 molto forte. Questo spiegherebbe anche la sua andatura un po\u2019 ciondolante e la sua notevole irritabilit\u00e0.<br \/>\n Allora tutti a fargli vedere orologi, agende, calendari sul cellulare per cercare di convincerlo. Alla fine sembra ammettere l\u2019evidenza, ma sorge poi il problema del numero del treno. Dico al ragazzo bosniaco di chiedergli se ci pu\u00f2 dire lui questo numero, probabilmente \u00e8 scritto sul mio biglietto ma il biglietto \u00e8 tutto in serbo, quindi (come se non bastasse) in cirillico, e ci sono vari numeri. Qual \u00e8 quello buono? Il ragazzo, temendo che questa richiesta lo infastidisca ulteriormente, mi indica lui il numero, e cos\u00ec terminiamo la faticosa operazione di compilazione del biglietto.<br \/>\n A questo punto il controllore, finalmente, si calma, ci stringe la mano e c\u2019\u00e8 perfino qualche sorriso. Sembra sollevato per aver risolto in qualche modo la situazione, e si avvia a proseguire il giro di controllo. Anche noi, quando esce, tiriamo un sospiro di sollievo. Ringrazio il ragazzo bosniaco ma, mentre lui torna al suo scompartimento, sentiamo distintamente la voce del controllore che sta nuovamente urlando contro qualcun altro in un altro scompartimento.<\/p>\n<p>Carlos \u00e8 livido di rabbia. Appena uscito il controllore, ha iniziato a imprecare sulla sua maleducazione, a dire che \u00e8 una cosa insopportabile e cos\u00ec via. Sembra molto impegnato a convincere il suo amico e me, anche se ci siamo appena conosciuti, che lui non \u00e8 uno che si fa mettere i piedi in testa.<br \/>\n \u201cTengo que callarme la boca aqu\u00ec porque no estoy en mi pais pero\u2026 si pasa algo as\u00ec en Espa\u00f1a te juro que me cago en su puta madre, verdad! Te lo juro! Te lo juro!\u201d<br \/>\n \u00c8 un\u2019espressione spagnola che ho gi\u00e0 sentito altre volte, di per s\u00e9 non vuol dire molto ma esprime il massimo del disprezzo e della noncuranza possibile per il soggetto in questione. Lo rassicuriamo che il messaggio \u00e8 passato e si calma. Certo, prima era un po\u2019 meno coraggioso ma si pu\u00f2 capire\u2026<br \/>\n Passa ancora una mezz\u2019ora tra altre chiacchiere di viaggi, finch\u00e9 entra nel nostro scompartimento un nuovo personaggio; se sul controllore si poteva nutrire qualche dubbio riguardo al tasso alcolico, in questo caso pi\u00f9 evidente non potrebbe essere. Il tipo in questione si presenta con due bottiglie in mano: nella destra tiene una bottiglia di vino bianco, senza etichetta, nella sinistra una di acqua minerale da mezzo litro. L\u2019andatura \u00e8 alquanto incerta, e incute un certo timore anche per il fisico. Il nostro supera abbondantemente il metro e ottanta ed \u00e8 abbastanza ben fornito di muscoli e di tatuaggi, che la maglietta con le maniche tagliate mette in mostra.<br \/>\n A turno, ci chiede se preferiamo acqua o vino. Non capiamo le parole, ma la gestualit\u00e0 \u00e8 molto chiara. Ales prova timidamente a far capire che preferirebbe l\u2019acqua, ma lui non sembra dell\u2019idea e, accompagnando le parole con ampi gesti, cerca di convincerlo che il vino \u00e8 decisamente meglio.<br \/>\n \u201cVoda?! Ne, ne! Vino, vino!\u201d<br \/>\n Tra l\u2019altro vino \u00e8 una delle (pochissime, presumo) parole che in serbocroato sono esattamente identiche all\u2019italiano e allo spagnolo, quindi non ci possono proprio essere dubbi.<br \/>\n Anche se in maniera un po\u2019 riluttante, preferiamo assecondarlo e ci facciamo, io e i due spagnoli, ciascuno un sorso di vino. Per fortuna per ora la ragazza la lascia stare e si siede, apparentemente soddisfatto.<br \/>\n A questo punto, per\u00f2, fatte le presentazioni con un buon bicchierino, vorrebbe chiacchierare un po\u2019 e qui ci sono le solite difficolt\u00e0. Prova a parlarci in tedesco (ma allora \u00e8 un vizio!), ma il risultato \u00e8 il solito. L\u2019inglese non \u00e8 il suo forte, prova ad arrabattare qualcosa ma in realt\u00e0 l\u2019unica cosa che riesce a farci capire \u00e8 che \u00e8 appassionato di calcio e che ha appena visto una partita del Manchester United, che pare abbia vinto 3-0, se capiamo bene.<\/p>\n<p>Una volta capito da che paesi veniamo, snocciola nomi di calciatori. Sembra molto preparato sulla Spagna, forse perch\u00e9 ha da poco vinto i mondiali, cosicch\u00e9 con Carlos elenca vari nomi di peso della \u201cRoja\u201d: Villa, Xavi, Iniesta, Casillas, Fabregas, Piqu\u00e9\u2026<br \/>\n Sull\u2019Italia ne sa un po\u2019 meno, non fa altro che ripetere, tra grandi risate: \u201cAah Italia, Pippo Inzaghi! Aaah, Pippo Inzaghi, Pippo Inzaghi!\u201d<br \/>\n Deduco che deve piacergli molto; in realt\u00e0 non condivido pi\u00f9 di tanto, ma non mi sembra il caso di farglielo capire, sarebbe anche complicato spiegargli i motivi, quindi annuisco, anche se forse in maniera non troppo convinta.<br \/>\n A questo punto siamo veramente amici, dobbiamo fare delle foto per ricordarci di questo viaggio insieme, anche perch\u00e9 Carlos nel frattempo ha preso la macchina fotografica.<br \/>\n Il nostro nuovo amico pretende che gli facciamo delle foto mentre mostra i muscoli, poi vuole una foto con ciascuno di noi. Nel mettersi in posa ci abbraccia e ci bacia con trasporto, con un alito di vino a dir poco imbarazzante, ma va cos\u00ec\u2026 pi\u00f9 che altro cerchiamo di evitare, per quanto possibile, che esageri con la ragazza australiana: sembra aver improvvisamente realizzato che c\u2019\u00e8 una donna nello scompartimento e le si butta addosso con un certo compiacimento. In fin dei conti \u00e8 abbastanza inoffensivo, anche lei sembra pi\u00f9 divertita che spaventata, ma cerchiamo di distrarlo perch\u00e9 non la infastidisca troppo.<br \/>\n Siamo ormai nei dintorni di Sarajevo. Il nostro amico parte con dei discorsi per conto suo che noi capiamo relativamente, ci fa vedere una catenina con la Madonna che porta al collo e si fa il segno della croce da cattolico, dal che credo di poter dedurre che \u00e8 croato. A conferma di questo, ci indica le colline intorno a Sarajevo, dove c\u2019erano le postazioni dell\u2019artiglieria serba che durante l\u2019assedio sparavano sulla citt\u00e0. Anche qui non capiamo, ma dal tono \u00e8 intuibile che quello che dice non sia lusinghiero nei confronti del popolo serbo.<br \/>\n Se non altro si \u00e8 tranquillizzato un po\u2019, ma sembra ormai sempre pi\u00f9 convinto che siamo diventati amici.<br \/>\n Il treno sta entrando in stazione; raccogliamo le nostre cose, ci mettiamo in spalla gli zaini e scendiamo. Ci segue. Io e gli spagnoli abbiamo le prenotazioni in due ostelli diversi, ma non molto distanti. Abbiamo deciso di passare insieme due giorni a Sarajevo. Sappiamo che per raggiungere il centro della citt\u00e0 dalla stazione dovremmo andare verso il vialone che costeggia il fiume Miljacka e prendere il tram, ma non riusciamo a scollarci di dosso l\u2019ubriaco. Carlos propone di attuare una mossa diversiva e andare in direzione opposta, effettivamente funziona: \u00e8 un po\u2019 disorientato, cerca di farci capire che stiamo andando dalla parte sbagliata ma noi partiamo decisi e lo salutiamo, dicendo che abbiamo l\u2019ostello da quella parte. \u00c8 perplesso ma non ci segue. Solo quando non ci pu\u00f2 pi\u00f9 vedere svoltiamo in modo da tornare indietro verso il fiume.<\/p>\n<p>Ora potremmo prendere il tram, ma Carlos dice che a questo punto tanto vale farsela a piedi.<br \/>\n \u201cRagazzi, ma da qui al centro saranno almeno 3 km\u201d \u2013 dico io \u2013 \u201ccon lo zaino, non lo so\u2026\u201d<br \/>\n \u201cPerch\u00e9? Pensi di non farcela?\u201d<br \/>\n B\u00e8, se \u00e8 una sfida allora va bene, l\u2019accetto.<br \/>\n E cos\u00ec ci avviamo, mentre il sole inizia a calare su Sarajevo. Alla nostra destra scorre la Miljacka, in fondo intravediamo la sagoma del Ponte Latino, dove Gavrilo Princip spar\u00f2 all\u2019arciduca Franz Ferdinand, dando il via alla Grande Guerra. Ancora pi\u00f9 in lontananza, scorgiamo i minareti delle moschee di Ba\u0161?ar\u0161ija, il vecchio quartiere turco. Alcune case portano ancora i segni dei proiettili dei cecchini. Questa citt\u00e0 mi sta gi\u00e0 prendendo, e minaccia di non lasciarmi pi\u00f9. <\/p>\n<table border=\"0\" width=\"95%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"5\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"5%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/hotel.gif\" width=\"30\" height=\"30\" \/><\/td>\n<td width=\"95%\"><a href=\"http:\/\/www.markos.it\/viaggi\/consigli-di-viaggio-come-organizzare\/cerca-hotel\" target=\"_parent\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Il Viaggio Fai da Te &#8211; Hotel consigliati in Bosnia<\/span><\/a> <br \/>\n <a href=\"http:\/\/www.markos.it\/viaggi\/consigli-di-viaggio-come-organizzare\/noleggio-auto-low-cost\/\" target=\"_parent\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Autonoleggio &#8211; Noleggio Auto Low Cost in Bosnia Erzegovina<\/span><\/a><br \/>\n <a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/gp\/bestsellers\/books\/508754031\/ref=as_li_qf_br_sr_tl?ie=UTF8&amp;tag=markitlungles-21&amp;linkCode=ur2&amp;camp=3370&amp;creative=23322\" rel=\"nofollow\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Acquista guide turistiche a prezzi scontati su Amazon.it<\/span><\/a><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.assoc-amazon.it\/e\/ir?t=markitlungles-21&amp;l=ur2&amp;o=29\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"1\" border=\"0\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Piero Maderna\u00a0&#8211; Stazione di Belgrado, 9.30 del mattino. 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