{"id":778,"date":"2016-11-15T20:59:32","date_gmt":"2016-11-15T19:59:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.markos.it\/viaggi\/?p=778"},"modified":"2016-11-15T21:05:39","modified_gmt":"2016-11-15T20:05:39","slug":"grecia-cicladi-occidentali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/grecia-cicladi-occidentali\/","title":{"rendered":"Cicladi occidentali"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"mailto:i-lazzati@libero.it\">di Guido Lazzati<\/a>\u00a0&#8211;<\/p>\n<p align=\"justify\">I TAPPA: KEA<br \/>\n 3 agosto. \u2026.. dopo mesi di serate passate a leggere guide, racconti e appunti di viaggio, a studiare cartine, profili di coste e isole, navigando &#8211; su internet \u2013 dal computer di casa, finalmente partiamo! Da vecchi amanti delle isole greche &#8211; sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo e ancora intatto &#8211; abbiamo subito scartato quelle pi\u00f9 &#8220;classiche&#8221;, le isole pi\u00f9 famose e turisticizzate, e per questo pi\u00f9 affollate e contaminate (e care). <!--more-->Niente Mikonos, o los, o Paros o Santorini quindi; ma nemmeno Rodi o Creta, o le Spodari, o le lonie (tutte splendide e piene di fascino, ma non proprio in agosto). Ci sar\u00e0 pure, tra il Dodecaneso, l&#8217;Egeo settentrionale e le Cicladi minori, una qualche isoletta che fa al caso nostro! Gi\u00e0, ma cosa cerchiamo poi esattamente? Forse si pu\u00f2 dire, in tre parole, semplicemente, &#8220;la Grecia vera&#8221;, quella conosciuta <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/cicladi1.jpg\" width=\"270\" height=\"188\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>nei primi viaggi, ormai vent&#8217; anni fa, con poca gente sulle spiagge, un mare autentico, pulito, senza schiume sospette o strane patine oleose (ah, il blu cobalto dell&#8217; Egeo!); niente fast food, albergoni, finti locali-tipici acchiappaturisti. La vera anima della Grecia sono i rumori \u2013 le cicale e la musica di bouzuki ovunque &#8211; i colori, abbacinanti \u2013 il bianco dei villaggi e delle cappelle votive e l\u2019 intenso blu del mare e del cielo &#8211; gli odori &#8211; quell&#8217; aria tersa che sa di salsedine e che porta il profumo dolce e intenso di ulivi, di tamerici, di mandorli, di macchia mediterranea &#8211; i sapori &#8211; forti e decisi dei cibi, del vino resinoso e dell\u2019 ouzo.<br \/>\n Alla fine la scelta cade sulle Cicladi Occidentali, cos\u00ec vicine ad Atene e all&#8217; Attica eppure ancora cos\u00ec poco battute del turismo di massa, ignorate o quasi dai tour operator; frequentate per lo pi\u00f9 da giovani ateniesi e da pochi, fortunati e attenti viaggiatori europei.<br \/>\n Da nord a sud, viste sulla cartina, sembrano una manciata di piccoli sassolini caduti nel mare: Kea, Kithnos, Serifos, Sifnos e la pi\u00f9 remota Milos (con le isolette satelliti di Kimolos e Poliegos). <br \/>\n * * * * *<br \/>\n 3 Agosto<br \/>\n Si parte dunque. Dopo tre ore di stivaggio, un p\u00f2 nevrotiche e confuse (la curiosit\u00e0 dei vicini di casa e degli amici affolla e circonda il camper come fosse una piccola star e trasforma<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/cicladi2.jpg\" width=\"270\" height=\"188\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/> in una autentica gimcana ed esercizio d&#8217;equilibrio il nostro andirivieni con vestiti, vettovaglie varie, attrezzature per il plein air e quant&#8217; altro di utile &#8211; e inutile \u2013 pensiamo bene di caricare a bordo), anche l&#8217; ultimo pacco di spaghetti ha trovato una sua collocazione e persino 6 bottiglie di rosso Sangiovese di Romagna sono riuscite, quasi clandestinamente, ad essere imbarcate. Alle 19.35, salutati da un caloroso gruppetto di aficionados &#8211; nonni in testa &#8211; accendiamo il motore ed imbocchiamo finalmente la A14 in direzione Sud. Prima meta: il porto di Bari.<br \/>\n Non si pu\u00f2 dire che la prima notte si sia dormito bene: ci fermiamo infatti verso le due in un&#8217; area di servizio all&#8217; altezza di Pescara sud, affollata e sporca come solo di sabato 3 agosto (a\\lmeno si spera) pu\u00f2 essere, e parcheggiamo astutamente al fianco\u2026col buio non si vedeva e poi comunque non c\u2019 era altro posto libero\u2026di una piccola discarica fumante e nauseabonda.<br \/>\n 4 Agosto<br \/>\n L&#8217; olezzo ci sprona a ripartire velocemente e cos\u00ec il viaggio all\u2019 alba prosegue, ed a met\u00e0 mattina siamo gi\u00e0 alla periferia di Bari: a Giovinazzo per l&#8217;esattezza, dove tra speroni di roccia unti da un mare che tanto sa di petrolio, i bimbi ed io addirittura ci facciamo un primo bagno, se non altro per rinfrescarci un p\u00f2. Simona no, non osa immergersi in tanto splendore e resta sul ciglio della strada a guardarci perplessa, con un occhio a noi e l&#8217; altro attento al camper (sui furti improvvisi e le misteriose sparizioni che avvengono nei dintorni di Bari si narrano storie assai poco rassicuranti). Il pranzo al ristorante La Posta del Saraceno, alle porte della citt\u00e0, \u00e8 tutto da dimenticare: dalla scortesia dei gestori, allo sporco dei servizi igienici, alla totale improvvisazione del servizio. Abbiamo anche mangiato? forse s\u00ec, ma nemmeno lo ricordiamo; quel che \u00e8 certo per\u00f2 \u00e8 che abbiamo speso, e non poco. <br \/>\n Ed ecco il porto, che gi\u00e0 \u00e8 vacanza: col suo caotico formicolare di auto, i giganteschi Tir e l&#8217;incessante via vai di persone, turisti con zaini dalle dimensioni improbabili, gruppetti di ragazzi che vagano, a frotte, trascinandosi un po\u2019 frastornati in attesa dell&#8217; imbarco o alla ricerca del chek in giusto, e loro: i traghettoni attraccati, che aspettano soltanto, come enormi balene ciondolanti con le fauci aperte, l\u2019 arrivo delle orde di pesciolotti, grandi e piccoli; che a loro volta altro non attendono se non di entrare dentro, per poi salpare.<br \/>\n Dopo un\u2019 ora di fila al chek in, stanchi e sudati (36 gradi di puro scirocco), alle 18 ci imbarchiamo. Il traghetto della Superfast Ferries \u00e8 nuovo, molto pulito e bello; peccato che il nostro Mc Louis 430 (l\u2019 ultimo tra tutti i camper ad essere imbarcato) venga sistemato non all\u2019 aria aperta sul ponte, come da programma, ma all\u2019 interno del garage, incastrato al millimetro tra camion vari, auto e moto. Tutto quanto ci sembra molto faticoso, sar\u00e0 per la stanchezza, sar\u00e0 per il clima torrido che si respira, un misto di smog da gas di scarico, salsedine, umidit\u00e0. Mangiamo cos\u00ec qualcosa preparato da Simona, senza quasi appetito, e alle 21.30 siamo gi\u00e0 tutti a letto. Simpatica sorpresa: mentre chi ha trovato posto sul ponte si gode una bellissima stellata sul mare e la rinfrescante brezza marina, a noi \u00e8 riservato invece il privilegio di fortissime luci al neon che entrano prepotenti dai finestrini &#8211; che per l\u2019 afa siamo costretti a tenere aperti \u2013 e di un incessante e tremendo rumore accompagnato da sbuffi di aria calda che provengono da enormi bocchettoni di sfogo dell\u2019 aria condizionata (che ovviamente, in uscita, funziona alla rovescia\u2026) proprio ad un passo dalla mansarda del nostro camper. Alla fine lo sfinimento dei novelli Fantozzi ha la meglio sulle avverse condizioni e, tutti, piombiamo in un misto di sonno, sogni, risvegli, che in qualche modo ci accompagna sino all\u2019 alba. E sino alle coste della Grecia.<br \/>\n 5 agosto<br \/>\n Sono le 6 del mattino, e la corona delle Ionie accompagna l\u2019 avanzare del traghetto che sfila lentamente le coste dell\u2019 Epiro, di Corf\u00f9 e Paxi, passa tra Lefkada, la costa nord di Cefalonia e Itaca e poi si dirige verso l\u2019 imbocco del canale di Corinto. Visto coi colori del primo mattino, \u00e8 uno spettacolo molto bello. La luce gi\u00e0 sembra diversa e i profili di costa a noi nota ci evocano bellissimi ricordi e buone sensazioni.<br \/>\n Alle 12.30, in perfetto orario, sbarchiamo a Patrasso, caotica come sempre, e di l\u00ec via, di corsa, partiamo immediatamente per Lavrio. Verrebbe voglia di fermarsi<\/p>\n<p align=\"justify\">un po\u2019 a visitare i paesini che si affacciano sul canale di Corinto, che ogni volta percorriamo sempre di fretta, ma in due ore e mezzo siamo ad Atene, dove ci perdiamo per pi\u00f9 di un\u2019 ora nel caos degli svincoli e dei viadotti sopraelevati, alla ricerca della statale che percorre da nord a sud tutta l\u2019 Attica (n.b. ad Atene non abbiamo individuato un cartello stradale, uno, che indicasse la strada, mah!). Con l\u2019 affanno di non riuscire ad arrivare a Lavrio in tempo per prendere al volo l\u2019 ultimo traghetto della giornata e dover quindi accamparci precari per un\u2019 altra notte (siamo piuttosto sfiniti ed i bimbi, per quanto bravi, iniziano a dar segni di cedimento, cio\u00e8 cominciano a litigare tra loro per ogni piccolo motivo) percorriamo l\u2019 Attica sino a capo Sounion senza una minima sosta, portando il nostro Mc Louis con una disinvoltura e ad un\u2019 andatura solo il giorno prima decisamente impensate. Peccato la fretta, perch\u00e9 di sfuggita si intravedono scorci di calette e borghi splendidi, che meriterebbero anche loro ben altra attenzione. Neppure al capo, dove transitiamo verso le 18.30, ci concediamo il tempo per una sosta ed una foto al mitico tramonto. Coraggio, il porto dista ormai solo una quindicina di chilometri ed infatti, alle 19, eccolo l\u00ec: bruttino parecchio ma ormai finalmente alla nostra portata. Simona si butta di corsa dentro alla prima biglietteria che incontriamo (si fa anche fregare sul costo dei biglietti, ma questo lo scopriremo solo dopo) ed alle 19.30 siamo (ancora una volta) l\u2019 ultimo veicolo che si imbarca a bordo al volo prima che le gomene vengano mollate ed il traghettino lasci la costa diretto verso sud, alle isole. E\u2019 fatta, con la lingua di fuori ed un po\u2019 di incoscienza (ho guidato per stradine strette e tortuose come neanche in autostrada avrei fatto), sani, salvi e soprattutto felici, iniziamo a respirare l\u2019 aria salmastra dell\u2019 Egeo!<br \/>\n Alle 20.45, dopo un\u2019 ora e un quarto di navigazione, attracchiamo a Korissia, il porto principale di Kea. Che splendore, le luci del paese viste in avvicinamento dal mare, i caicchi ciondolanti ed i tipici ristorantini coi tavolini quasi a bagno nell\u2019 acqua, le casette bianche e, sullo sfondo, la collina brulla e, pi\u00f9 in alto, le stelle. Dopo tanto desiderarlo, l\u2019 impatto \u00e8 addirittura superiore alle aspettative e la parte di noi che fugge dalla corsa insensata della nostra concitata vita<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/cicladi3.jpg\" width=\"270\" height=\"187\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/> cittadina gi\u00e0 si sente \u201ca casa\u201d: il tranquillo ritmo insulare subito ci avvolge e ci conforta ed \u00e8 come se in silenzio dicesse: \u201cgettate pure l\u2019 ancora, mettete in folle il motore, che qui si vive ancora seguendo il tempo e adattandosi ai suoi ritmi, senza rincorrerlo affannati nel tentativo folle e vano di anticiparlo\u201c. Andiamo quindi verso il campeggio di Pisses (a 18 Km.), ma ci ripromettiamo di tornare a conoscere meglio Korissia quanto prima. <br \/>\n Per arrivare a Pisses si attraversa una buona fetta di isola da nord a sud e si percorrono valli piuttosto brulle seguendo una strada che corre tortuosa e a tratti alta sul crinale delle colline. Di quando in quando, magari subito dopo una curva, si aprono piccole vallette fertili (sull\u2019 isola c\u2019\u00e8 grande abbondanza di acqua), coltivate perloppi\u00f9 a frutta, fichi, mandorli, olivi, e si scorgono isolate panaghia, le cappelle votive, che spiccano, per i loro muri imbiancati a calce e le cupole azzurre o rosse, tra il grigio bruno delle rocce e il blu del cielo. A circa due chilometri da Pisses la strada inizia serpeggiando a discendere ed attraversa un fitto bosco di ulivi ed altre piante (molti eucalipti) sino alla piana che si apre sul golfo e che termina con l\u2019 ampia spiaggia di sassi e sabbia chiara, carezzata dal mare, sempre turchese. Al limitare della spiaggia, una cornice di ombrose tamerici nasconde le poche case, l\u2019 unico albergo (senza troppe pretese), il campeggio e le due taverne. Poco pi\u00f9 indietro alcuni studios e nulla pi\u00f9 (in realt\u00e0, girovagando tra gli stradelli sterrati della piana, si scoprono qua e l\u00e0, ben nascoste tra la vegetazione, parecchie costruzioni, case di contadini e piccoli appartamenti turistici).<br \/>\n 6 Agosto<br \/>\n Il campeggio di Nik Politis ci accoglie sin da subito come una vera oasi di pace: \u00e8 il 6 agosto e, delle sessanta piazzole, almeno la met\u00e0 \u00e8 vuota, gli eucalipti garantiscono a tutti una meravigliosa ed abbondante ombra, ed anche le strutture comuni (la lavanderia, i bagni, la cucina), realizzate in piccole casupole cubiche in pietra a vista, sono decisamente graziose, funzionali e ben integrate nel paesaggio. Completano il quadro lo spaccio (dove in una trentina di metri quadrati non manca nulla di ci\u00f2 che \u00e8 veramente essenziale) ed il bar\/taverna, coi suoi tavolini all\u2019 aperto e la presenza costante di un qualcuno sempre pronto ad accompagnare una rilassante chiacchierata multietnica (siamo gli unici italiani, a parte una coppia di motociclisti girovaghi di Torino che non si fermano su di un\u2019 isola per pi\u00f9 di due o tre giorni al massimo e che riincontreremo pi\u00f9 volte nel nostro tour) annaffiata con birra ghiacciata, retzina o ouzo che sia.<br \/>\n All\u2019 alba ci svegliano le cicale, presenza costante con cui impareremo presto a convivere, che innalzano un portentoso coro al cielo sin dalle prime luci del giorno e che non cessano i<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/cicladi4.jpg\" width=\"270\" height=\"187\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/> loro inni se non a notte ormai fonda. In compenso non si sente, neppure in lontananza, alcun rumore d\u2019 auto n\u00e8 di motore.<br \/>\n Dei nove giorni trascorsi a Kea, quasi la met\u00e0 (un po\u2019 per la stanchezza ed il bisogno di \u201crallentare\u201d e un po\u2019 per l\u2019 armonia e la semplice bellezza del posto) li passiamo fermi a Pisses, bighellonando tra la spiaggia e il campeggio, giocando coi bimbi in acqua o sulla spiaggia, facendo conoscenza coi vicini di piazzola (Dimitri e Nikos, due gran belle persone, ragazzi di Atene, uno ingegnare e l\u2019 altro musicista), oppure oziando all\u2019 ombra in taverna.<br \/>\n Sar\u00e0 la vita finalmente rilassata, sar\u00e0 il movimento all\u2019 aria aperta (il mare \u00e8 quasi sempre calmo, ben protetto dalle rocce che circondano la baia, e si fanno quindi eccellenti nuotate), sar\u00e0 anche per questo dolce far niente, ma alla sera i bimbi crollano come due pere cotte e pure io e Simona, fatte due chiacchiere al fresco sotto una miriade di stesse, andiamo volentieri a letto.<br \/>\n Quello che veramente \u00e8 straordinario \u00e8 che non ci manca davvero nulla, non vorremmo niente di pi\u00f9 n\u00e8 di diverso. La sera del primo giorno passato interamente a Pisses, cos\u00ec scrivo sul diario di bordo prima di crollare come un bambino: \u201cC\u2019 \u00e8 da dire una cosa: qui il cielo sembra pi\u00f9 cielo, il mare pi\u00f9 mare e anche la terra, la roccia brulla, sembra pi\u00f9 viva, presente. Tutto questo d\u00e0 un senso di pace e armonia rare. Viene da pensare che tutto \u00e8 a posto e che non potrebbe essere diversamente\u201d.<br \/>\n Com\u2019 \u00e8 lontana Bologna, coi suoi problemi, lo stress, le corse di tutti i giorni!<br \/>\n A volte, come diversivo, partiamo in cordata \u2013 io davanti, poi Filippo, quindi Tommaso e in coda Simona \u2013 per avventurosi trekking a piedi partendo dalla spiaggia: raggiungiamo altre calette (una in particolare, di sole rocce con un mare fondo e limpidissimo, d\u2019 un blu intenso), ci foriamo i piedi e ci graffiamo le gambe con gli arbusti e i sassi, sudiamo come dei cammelli, sbuffiamo e imprechiamo, ma ci guadagnamo il grande privilegio di essere davvero soli, circondati dalla sola natura; e dal silenzio. E raggiungiamo posti intatti, che ancora sono tali e quali erano un tempo, cento, mille, un milione di anni fa.<br \/>\n 7 Agosto<br \/>\n A sud di Pisses la strada prosegue, per un primo tratto asfaltata e poi sterrata, passando per l\u2019 ampio golfo di Kondouros e giungendo fino alla baia di Kampi: \u00e8 tutto un susseguirsi di calette deserte, una pi\u00f9 bella dell\u2019 altra, per lo pi\u00f9 raggiungibili solo a piedi, con una breve passeggiata tra gli arbusti.<br \/>\n La zona di Kondouros \u00e8 una delle pi\u00f9 turisticizzate dell\u2019 isola; <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/cicladi5.jpg\" width=\"176\" height=\"270\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>non mancano alcuni localini modaioli e qualche disco pub, sulla spiaggia, e sulla collina spiccano parecchie ville con piscina (mah!), molte delle quali ricavate da vecchi mulini a vento in sasso, ristrutturati lussuosamente. Evitiamo la principale delle calette di Kondouros (dove osa addirittura una rombante moto d\u2019 acqua) e ci scegliamo una minuscola spiaggetta un po\u2019 pi\u00f9 periferica, dove siamo assolutamente soli e dove troviamo un passaggio nella roccia che consente di aggirare uno sperone stando sempre a bagno, in mezzo metro d\u2019 acqua, attraversando una specie di stretto canion, lungo cinque o sei metri e passando sotto una piccola grotta: Tommaso, forte dei suoi tre anni e mezzo, non ha il coraggio mentre Filippo, che va ormai per i sei, armato di braccioli, muta e canna di bamb\u00f9 alla cui estremit\u00e0 sono saldamente attaccato io, azzarda la circumnavigazione e si diverte come un matto.<br \/>\n 8 Agosto<br \/>\n Kampi si trova circa tre chilometri pi\u00f9 a sud di Kondouros, ed \u00e8 una baia spettacolare, l\u2019 ideale per fare il bagno con bambini: a circa otto\/dieci metri dalla battigia c\u2019 \u00e8 infatti un riff naturale di rocce affioranti che circoscrive, ripara e protegge, e forma una laguna d\u2019 acqua trasparente e calda, dove sguazziamo tutti per ore divertendoci ad inseguire i piccoli branchi di pesciolini che a volte restano intrappolati nelle pozze naturali. La particolare colorazione dell\u2019 acqua \u2013 trasparente con riflessi azzurrini &#8211; \u00e8 favorita dal fondale, che \u00e8 costituito da micro sassolini perfettamente levigati e bianchi, che sembrano quasi frammenti di origine corallina. A Kampi pranziamo in una taverna a due metri dalla spiaggia, sotto un bellissimo glicine rampicante, serviti con grande premura dall\u2019 intera famiglia proprietaria del locale (siamo gli unici avventori assieme ad una coppia, madre e figlia, di pittoresche e diafane signore inglesi) che prima di farci accomodare a tavola ci conduce in cucina per scegliere direttamente dalle pentole i piatti che preferiamo. Mangiamo anche piuttosto bene, spendendo poco, anzi nulla se consideriamo l\u2019 incantevole cornice in cui ci troviamo.<br \/>\n Alterniamo ancora alcuni giorni al campo base di Pisses \u2013 il 9 e il 12 agosto &#8211; dove per far la spesa di frutta e verdura non occorre neppure spostarsi da sotto l\u2019 ombrellone: uno se ne sta rilassato a far niente, magari con gli occhi chiusi, e ad un tratto inizia ad avvertire un odore, per cos\u00ec dire, pungente, apre gli occhi e si ritrova all\u2019 ombra di un tranquillo somarello carico di gerle e sacchetti con a fianco un vecchio contadino, che tutte le mattine porta in spiaggia i prodotti della sua terra (tra cui la mitica glit\u00e0, una specie di verza-lattuga che va mangiata cotta e condita con limone e olio e che tanto piace a Simona) per offrirli ai turisti. Offrirli non \u00e8 proprio il termine pi\u00f9 adatto: quattro pomodori quattro &#8211; ci costano, ad esempio, due euro. Per\u00f2 \u00e8 tutta roba buonissima, molto succosa e fresca.<br \/>\n 10 Agosto<br \/>\n Decidiamo di andare a nord-est, oltre la Kora, in una zona quasi deserta dove alcuni isolani ci hanno detto esserci diverse belle spiagge e alcuni piccoli monasteri arroccati sulle colline, quasi <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/cicladi6.jpg\" width=\"270\" height=\"188\" align=\"left\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>inaccessibili, dove vivono ancora , in beato isolamento, degli anziani monaci ortodossi. Decidiamo di passare per l\u2019 interno, anzich\u00e9 seguire la (apparentemente) pi\u00f9 lunga strada costiera; percorriamo cos\u00ec uno sterrato che corre panoramico lungo i crinali delle colline, con dirupi spaventosi (io prego in silenzio di non incontrare nulla, neppure uno scooter, che provenga in senso opposto, perch\u00e9 un incrocio sarebbe impossibile e quanto all\u2019 eventualit\u00e0 di dover far retro\u2026. beh, meglio non pensarci). Dopo un\u2019 ora circa di lenta e sudata marcia \u2013 e dopo aver incontrato in tutto, si e no appena tre o quattro misere casette di contadini \u2013 ci troviamo a 500 metri di altitudine su uno striminzito sterratino, con la montagna da un lato ed il nulla dall\u2019 altro. A bordo del Mc Louis \u00e8 sceso un silenzio pesante; ormai \u00e8 chiaro che non possiamo pi\u00f9 tornare indietro essendo impossibile fare inversione, ma avanti che cosa ci aspetta? E se solamente ci capita di forare una gomma? Siamo letteralmente sospesi su di un baratro di rovi e rocce puntite. In fondo alla scarpata inizia per\u00f2 a scorgersi un piccolo triangolino di mare, che man mano che procediamo, va facendosi pian piano sempre pi\u00f9 ampio e prossimo, sinch\u00e8 il pendio si fa finalmente pi\u00f9 dolce e si scende verso una fertile vallata, ampia e tutta ricoperta di alberi da frutto, che vista dall\u2019 alto sembra una enorme manona verde scura che dalla montagna grigia si allunga e si protende sino al blu del mare. Spaty, la nostra meta, non delude le attese ed in un attimo ci fa dimenticare fatica e stress da camel trophy: la baia sembra dipinta, tanto \u00e8 bella la lunga mezzaluna di sabbia che, da un lato, \u00e8 incorniciata da una ininterrotta serie di tamerici e, dall\u2019 altro, va a tuffarsi nell\u2019 acqua trasparente, che digrada cos\u00ec lentamente da lasciar intravedere le sinuose linee che le maree disegnano sul suo fondo sabbioso, per diverse decine di metri. Naturalmente non manca la tipica taverna, meritato ristoro per i fortunati che si avventurano sin qui. Un\u2019 intera giornata di bagni di mare, e un intermezzo culinario di tutto rispetto (ottima la kalamarakia, ovvero i calamaretti fritti), ci ritemprano e ci danno la forza, verso sera, di rimetterci in marcia per tornare al campo base di Pisses. Forti dell\u2019 esperienza dell\u2019 andata, optiamo per l\u2019 altro tragitto, quello costiero, che si rivela non meno spettacolare ma molto pi\u00f9 veloce e sicuro. Dopo nemmeno mezz\u2019 ora di strada panoramica (e asfaltata), che si snoda sinuosa seguendo il profilo della costa, aprendosi a scenari di calette solitarie, speroni rocciosi e piccoli isolotti mozzafiato, siamo a Korissia, il porto d\u2019 attracco dell\u2019 isola.<br \/>\n 11 Agosto<br \/>\n Passiamo la mattina a fare alcuni lavoretti \u201ccamperistici\u201d: il lungo tragitto di ieri ha lasciato il segno, non tanto su di noi quanto sul povero Mc Louis che, oltre ad essere tutto ricoperto di polvere grigio-rossastra, ha diversi graffi sulle fiancate e, sul tetto, il camino (hem hem) divelto.<br \/>\n Al pomeriggio ci dirigiamo ancora verso Korissia. Oltre il porto, a nord, ci sono due piccoli villaggi: Vourkari e Otzias. Il primo \u00e8 un tranquillo paesino di pescatori che si affaccia su una piccola insenatura ben riparata, dove troviamo ormeggiati un certo numero di lussuosi yachts; il secondo \u00e8 un vero gioiello: una manciata di case bianche aggrappate a una collinetta a picco sul mare, un bel porticciolo con eleganti cafenion e \u201cpsaro-taverne\u201d (ristoranti di pesce) che si specchiano nelle acque della baia, ampia e dalla forma quasi circolare e tutta circondata da mandorli. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/gif\/cicladi7.jpg\" width=\"270\" height=\"188\" align=\"right\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>Vediamo Otzias poco prima del tramonto ed \u00e8 un\u2019 esplosione di colori, di contrasti di luci, e ci sembra davvero un posto di grande bellezza e armonia; ci raccontano per\u00f2 che \u00e8 spesso sferzato dal meltemi (la baia \u00e8 esposta proprio a nord) e allora lo scenario cambia decisamente ed alte e violente ondate arrivano a infrangere la sonnolenta quiete del luogo.<br \/>\n Per cena ci concediamo, in via del tutto eccezionale, una mangiata in piena regola al ristorante e andiamo da Filippa, al porto, famoso per una specialit\u00e0: gli straccetti di carne alla brace, teneri l\u2019 inverosimile e gustosi come pochi (ed annaffiati da un generoso vino, prodotto sull\u2019 isola). Satolli e soddisfatti torniamo a Pisses e, prima di andare a dormire, ci sdraiamo ancora un\u2019 oretta in spiaggia, con la scusa delle stelle cadenti, per assaporare fino in fondo la bellezza di questa terra, di questo mare, di questo silenzioso cielo stellato.<br \/>\n 12 Agosto<br \/>\n E\u2019 l\u2019 ultimo giorno che passiamo a Kea: sistemiamo ancora un po\u2019 il camper, facciamo qualche altro bagno in spiaggia a Pisses e poi, dopo pranzo, puntiamo alla Kora, che ancora non abbiamo visitato: soffia un fastidioso vento caldo da sud, davvero anomalo per la stagione, il cielo \u00e8 color grigiocielodibologna e l\u2019 umidit\u00e0 impregna di s\u00e8 ogni cosa e rende la passeggiata su e gi\u00f9 per i vicoletti del borgo una faticosa camminata neppure tanto gratificante: sar\u00e0 per il clima non propizio, sar\u00e0 per l\u2019 orario pomeridiano ma non troviamo praticamente nessuno in giro, e ben poche botteghe sono aperte. Nella piazzetta subito sotto il vecchio kastro veneziano, in buona parte accupata dai tavolini degli unici due ristoranti del paese, molto caratteristici, ci fermiamo a riposare e a bere qualcosa e poi decidiamo di rientrare alla base, per i primi preparativi per la partenza di domattina.<br \/>\n E\u2019 s\u00ec, siamo un po\u2019 malinconici: la vacanza \u00e8 tutt\u2019 altro che finita, ma partire da Kea ci dispiace proprio e ci lascia comunque dentro un qualcosa difficile da descrivere a parole (ci siamo forse, semplicemente, innamorati del posto?): certe sensazioni, certe emozioni bisogna in effetti viverle di persona, non si riescono a raccontare fino in fondo. Ci ripromettiamo quindi, mentre dal traghetto vediamo scorrere l\u2019 ultima parte della costa sud dell\u2019 isola, di tornarci presto: abbiamo lasciato ancora diversi posti da vedere e molte cose da fare e, soprattutto, da rivedere e da rifare. E cos\u00ec, mentre passiamo di fronte a piccole spiaggette inesplorate e a verdi valli ancora vergini, ci domandiamo dubbiosi per quanto tempo ancora questo piccolo Eden, questo scoglio di pace cos\u00ec vicino eppure cos\u00ec distante, riuscir\u00e0 a preservarsi, miracolosamente intatto e puro, dall\u2019 inevitabile assalto del turismo di massa \u2026\u2026\u2026 ma ecco che gi\u00e0, a dritta oltre la prua, si intravede in avvicinamento l\u2019 ammiccante luce del vecchio faro di capo Kefalon e, dietro, le prime insenature della rocciosa costa di Kithnos, nostra prossima meta.<\/p>\n<p>\n Il meglio di Kea: le spiagge semideserte fino all\u2019 una di pomeriggio e il mare; il \u201cmitico\u201d forno-pasticceria in centro a Korissia e l\u2019 ottimo ristorante Filippa; il campeggio a Pisses; la calma, ovunque.<br \/>\n Note dolenti: le api e, quando soffia, il meltemi che pu\u00f2 durare anche cinque giorni consecutivi (cala solo di notte) ed essere molto fastidioso. Abbiamo trovato un po\u2019 di catrame in alcune calette subito a sud di Korissia (nella zona di Xil\u00e0). <\/p>\n<table class=\" aligncenter\" style=\"width: 30.0943%;\" border=\"0\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"5\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"width: 5%;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.markos.it\/quaderni\/hotel.gif\" width=\"30\" height=\"30\" \/><\/td>\n<td style=\"width: 26.7278%;\"><a href=\"http:\/\/www.booking.com\/region\/gr\/cyclades.html?aid=304846\" target=\"_blank\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Il Viaggio Fai da Te &#8211; Hotel consigliati nelle Isole Cicladi<\/span><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: center;\"><span id=\"TBDownLevelDiv\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Guido Lazzati\u00a0&#8211; I TAPPA: KEA 3 agosto. \u2026.. dopo mesi di serate passate a <a href=\"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/grecia-cicladi-occidentali\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":783,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3,126],"tags":[129,128,130],"class_list":["post-778","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-europa","category-grecia","tag-cicladi","tag-grecia","tag-guido-lazzati"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - 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