{"id":9339,"date":"2023-07-11T19:22:31","date_gmt":"2023-07-11T17:22:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/?p=9339"},"modified":"2023-07-11T19:22:35","modified_gmt":"2023-07-11T17:22:35","slug":"sardegna-in-vespa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/sardegna-in-vespa\/","title":{"rendered":"Tour della Sardegna in Vespa"},"content":{"rendered":"\n<p>di Nigel Mansell &#8211; Luglio 2019\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>Penso: sono sardo, o meglio di origine sarda\u2026 eh per\u00f2 mica la conosco cos\u00ec bene la Sardegna\u2026 e poi: \u00e8 mai possibile che non sono neanche mai stato a Cagliari?<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Noi siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Siamo le ginestre d\u2019oro giallo che spiovono<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Siamo il regno ininterrotto del lentisco,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>delle onde che ruscellano i graniti antichi,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>della rosa canina,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>del vento, dell\u2019immensit\u00e0 del mare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Siamo una terra antica di lunghi silenzi,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>di orizzonti ampi e puri, di piante fosche,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cNoi siamo sardi.\u201d di Grazia Deledda<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allora l\u2019idea immediatamente successiva \u00e8 stata quella di girarla tutta, e quale mezzo migliore pu\u00f2 essere se non la moto?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una Vespa per la precisione, per viaggiare veloci: s\u00ec ma non troppo. In piena libert\u00e0, potendosi guardare intorno senza avere un tetto sulla testa o delle portiere di acciaio che ti costringono, chiuso nella tua scatola di latta, a guardare di traverso dai finestrini. Ti puoi fermare quando e dove vuoi. E\u2019 semplice: metti il cavalletto, appoggi il casco, e magari gi\u00e0 con le infradito ai piedi, vestito come ti pare (non devi per forza abbigliarti da motociclista con casco integrale, guanti, stivali, giubbotto, ecc.), puoi andare direttamente in spiaggia o sederti in un bar a sorseggiare una ghiacciata ed invitante Ichnusa, meglio se non filtrata. Magari, perch\u00e9 no, leggendo la pagina sportiva dell\u2019Unione Sarda: quest\u2019estate noi tifosi rossobl\u00f9, dopo che se ne \u00e8 andato il nostro pupillo sardo, speriamo solo che il Cagliari alla fine lo compri quel fuori classe uruguaiano. (Alla fine il Presidente ce l\u2019ha comprato davvero Nandez!)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vogliamo sbarcare a Porto Torres per poi ripartire da Olbia, facendo il periplo di tutta la costa, gi\u00f9 fino a Cagliari per poi risalire. Il nord possiamo trascurarlo, lo avevamo gi\u00e0 visitato cinque anni fa, sempre in Vespa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Faremo un po\u2019 di tappe. S\u00ec, \u00e8 vero, \u00e8 stressante fare e disfare i bagagli, ma \u00e8 bello cambiare sempre prospettive, orizzonti e la gente intorno; e poi non vediamo altro modo per riuscire a girare in una settimana la Sardegna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Vespa \u00e8 sempre la mia GTS 300 Super Sport. A mio avviso coniuga la bellezza e praticit\u00e0 dello storico scooter, con la modernit\u00e0 di un elastico e potente motore da quasi 300 cc., regolato dal variatore. S\u00ec lo so, non tutti sono d\u2019accordo, ma quello che conta \u00e8 la libert\u00e0 di viaggiare, unita alla comodit\u00e0 e praticit\u00e0, e poi rimane comunque uno scooter diverso dagli altri che si distingue sempre per bellezza e praticit\u00e0 dai plasticoni che si vedono in giro. Diciamo che lo spirito con cui nacque la storica Vespa \u00e8 sopravvissuto anche al nuovo millennio, s\u00ec \u00e8 solo adeguato ai tempi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>.\/..<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Dammi una Special, l&#8217;estate che avanza<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Dammi una Vespa e ti porto in vacanza<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ma quanto \u00e8 bello andare in giro con le ali sotto ai piedi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Se hai una Vespa Special che ti toglie i problemi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>.\/..<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201c50 Special\u201d di Cesare Cremonini<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una borsa davanti sul portapacchi, una tra i miei piedi dietro lo scudo. Lo zaino di Vanessa dentro nel bauletto e per finire uno pi\u00f9 piccolo sulle sue spalle in modo che poggi sopra il bauletto posteriore e che quindi non le pesi. Sotto la sella una mia borsa con tablet, portafoglio ecc. Per non farci mancare niente, visto le temperature sarde, compriamo anche un piccolo ombrellone che leghiamo con uno spago, di lato, parallelo alla sella.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ha ragione Vanessa, mi ha convinto. Dormiremo in citt\u00e0 e ci sposteremo prevalentemente di giorno, non mi piace molto girare di notte con la Vespa: non \u00e8 facile vedere al buio gli eventuali ostacoli che potrebbero esserci sulla careggiate: buche improvvise o pu\u00f2 essere, animali selvaggi. Le strade sono molto isolate e non \u00e8 che con il faro in dotazione si veda granch\u00e9 bene. Basta poi una piccola differenza del livello dell\u2019asfalto per avere la sensazione di cadere: le ruote sono molto piccole, danno molta maneggevolezza ma in velocit\u00e0 si ha una sensazione di precaria stabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019itinerario \u00e8 quindi deciso: sbarcheremo a Porto Torres, dormiremo poi due notti ad Oristano in citt\u00e0, quindi tre a Cagliari sempre in citt\u00e0 e poi un\u2019ultima notte a Cala Gonone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partiamo tranquilli, la Vespa \u00e8 comunque bella carica. Lasciamo la nostra Cambiasca, paese rurale, anche se Vanessa non gradisce la definizione, proprio ai piedi della Val Grande; scolliniamo al Bien Pass e scendiamo proprio dove il Toce o la Toce (come dicono i puristi ossolani) finisce la sua corsa attraverso tutta la Val d\u2019Ossola per formare il Lago Maggiore e la piana del Verbano; saliamo poi verso il Cusio e ci facciamo tutto il Lago d\u2019Orta, poi Borgomanero, e infine scendiamo la morena che si affaccia su Romagnano, che continua poi a delimitare per molti chilometri l\u2019inizio della Valle Padana dall\u2019area Prealpina; infine imbocchiamo l\u2019autostrada. Ma prima, a Romagnano Sesia ci fermano i Carabinieri, e qui, mannaggia, mi tocca scaricare tutti i bagagli per recuperare i documenti, che sono sotto a tutto nel bauletto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci spostiamo poi sulla bretella di Piacenza per portarci sulla Milano-Genova, e infine usciamo a Busalla, lasciando definitivamente l\u2019autostrada prima che diventi una sorta di stretta statale a due corsie, senza vie di fuga, con un serpentone di curve che non puoi percorrere a pi\u00f9 di ottanta all\u2019ora. Come spesso accade non riusciamo mai a imboccare la statale dei Giovi, ce la facciamo solo al ritorno, ma comunque \u00e8 facile scendere a Genova. Tanto basta andare in direzione mare, non puoi sbagliare, e cos\u00ec raggiungiamo la costa nel quartiere di Sampierdarena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo \u00e8 l\u2019itinerario che solitamene scegliamo, per limitare il pi\u00f9 possibile l\u2019uso dell\u2019autostrada, che rimane veramente noiosa da percorrere in Vespa, a 100-110 chilometri orari: di pi\u00f9 non \u00e8 il caso di correre.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>.\/..<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Mare, mare, mare<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ma sai che ognuno c&#8217;ha il suo mare dentro al cuore s\u00ec<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>E che ogni tanto gli fa sentire l&#8217;onda<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Mare, mare, mare<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ma sai che ognuno c&#8217;ha i suoi sogni da inseguire s\u00ec<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Per stare a galla e non affondare no, no<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>.\/..<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cMare mare\u201d di Luca Carboni<\/em><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come deciso, si passa il resto della giornata a Boccadasse, (sono quasi le due del pomeriggio), in attesa di imbarcarci alle sette di sera per partire poi verso le ventuno. Non in molti conoscono questo gioiello proprio dentro Genova, che potrebbe benissimo essere una localit\u00e0 delle Cinque Terre. E\u2019 quasi incredibile quando improvvisamente vedi la caletta, scendendo i gradini sotto la sua Chiesetta che si affaccia proprio sul mare, come di consuetudine nelle localit\u00e0 liguri. Tra l\u2019altro anche la chiesa merita di essere visitata: \u00e8 molto particolare, puoi anche ammirare dei modelli di nave attaccati alle volte, e la mia fantasia mi fa associare questa chiesa a quella dove Ismael, prima di imbarcarsi sulla Pequod alla caccia di Moby Dick, assistette al sermone del curioso pastore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 caldo, molto caldo. Dopo aver pranzato al solito ristorante della cooperativa dei pescatori, \u00e8 il primo a sinistra scendendo le scale, ci abbandoniamo in spiaggia. Boccadasse l\u2019ho sempre vista fuori stagione, malinconica nelle giornate invernali, su di giri in primavera, con qualche coraggioso nel tentativo di fare il primo bagno. Oggi invece la spiaggia \u00e8 affollata. Si soffre tutti insieme sui sassi, che diventano roventi sotto il sole. Tra l\u2019altro sono anche molto pungenti e scomodi, ed \u00e8 per questo molto difficoltoso trovare la posizione migliore, peggio quando si tenta di entrare in acqua: sabbia qui proprio non ce n\u2019\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Umbre de muri, muri de main\u00e9<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Dunde ne vegn\u00ec duve l&#8217;\u00e8 ch&#8217;an\u00e9<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>.\/..<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cCr\u00eauza de m\u00e4\u201d di Fabrizio De Andr\u00e9<\/em><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E\u2019 comunque sempre bello quando si prende la nave, d\u00e0 la vera sensazione del viaggio, dello spostarsi verso luoghi che non conosci. Inquieta anche un po\u2019, in vero, quando entri nella sua pancia per posteggiare la moto, ed inizi gi\u00e0 a pensare a quel mare nero senza luci che ti aspetta, (facciamo sempre la tratta notturna), senza copertura telefonica e riferimenti di ogni sorta. E si spera sempre che il mare sia clemente e ci faccia dormire tranquilli!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/125-768x1024.jpg\" alt=\"Tour della Sardegna in Moto - Foto Nigel Mansell\" class=\"wp-image-9342\" srcset=\"https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/125-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/125-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/125-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/125-1536x2048.jpg 1536w, https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/125-900x1200.jpg 900w, https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/125-924x1232.jpg 924w, https:\/\/www.markos.it\/viaggi\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/125-scaled.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spettacolo nello spettacolo \u00e8 il personale imbarcato, in questo caso quello della Tirrenia, ma sono poi tutti uguali. Ed \u00e8 un d\u00e9j\u00e0 vu, ma sempre divertente, se non li prendi troppo seriamente. Ci sono tanti personaggi, tutti napoletani, come se fossero le eterogene comparse di una commedia di De Filippo. Un rigido organigramma, a noi sconosciuto, regola i compiti di ognuno: c\u2019\u00e8 chi da solo le chiavi della cabina o chi stappa unicamente le bottiglie alla tavola calda, poi anche chi, quest\u2019anno \u00e8 una novit\u00e0, scalda solo delle tristi cr\u00eapes preconfezionate. Ognuno di loro cerca di fare il meno possibile, ma \u00e8 attentissimo a guardare cosa fanno i colleghi ed ad imbastire colorite polemiche per un nonnulla, dimenticandosi del servizio che devono dare ai clienti, che a tratti vengono abbandonati a s\u00e9 stessi. Quest\u2019anno devono aver distribuito le nuove divise, ma si vede che era disponibile una sola taglia per tutti, ma lo spettacolo \u00e8 esilarante. A quasi nessuno la misura va bene, forse il normotipo standard era Primo Carnera&#8230; C\u2019\u00e8 chi assomiglia a un bambino con i vestiti del pap\u00e0, chi a Charlot o peggio a zio Fester della famiglia Addams. Ma poi \u00e8 gi\u00e0 di per se strana la divisa: assomiglia a quella dei ragazzi degli ascensori dei film americani degli anni trenta, ma forse anche un po\u2019 a quella degli inservienti di uno scalcinato circo di provincia, ed in effetti lo spettacolo che ci offrono \u00e8 clownesco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non andare mai in riserva in Sardegna, i distributori sono molto pochi e per niente funzionali: me ne devo ricordare, devo fare attenzione a tenermi sempre una certa scorta. Il primo che troviamo, appena sbarcati, non prende il bancomat. Passano i chilometri e ci fermiamo al secondo, ma questo \u00e8 semplicemente chiuso. Il terzo invece ha finito la benzina. Finalmente ecco il quarto, ormai ad Alghero: ma c\u2019\u00e8 una fila numerosa. C\u2019\u00e8 una donna che non sa se la sua Panda va a benzina o gasolio, la aiuto a capirlo. Finalmente inserisce la carta, ma un ceffo sdentato, subentrato in un secondo tempo, si inserisce per selezionare a casaccio gli erogatori. Poi dice che vanta un credito di cinque EURO. Si crea allora un caos indescrivibile, che solo dopo parecchi minuti riesco a dirimere e fare finalmente rifornimento alla mia Vespa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora seguiamo tutta la litoranea sino a Bosa e come sperimentato cinque anni fa, \u00e8 sempre un percorso suggestivo da gustarsi a pieno. A tratti pare la costa oceanica di Capo Buona Speranza, o la brughiera delle Highlandes scozzesi. Dove possibile la gente si ferma per scattare fotografie suggestive, magari inerpicandosi sulla costa ai lati della strada, addentrandosi avventurosamente nella macchia mediterranea ai lati della strada, ma bisogna fare attenzione: la scogliera \u00e8 molto scoscesa e a picco sul mare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come in effetti ci aveva consigliato il barista da me interpellato a Bosa Marina, a Cuglieri non c\u2019\u00e8 proprio niente: ma noi testardi ci siamo andati lo stesso. Nonostante un\u2019improbabile, impotente ma grossolana basilica dedicata alla Madonna delle Nevi (la neve sul mare?), che si vede da tutta la cosa circostante, l\u2019abitato non riserva nessuna sorpresa. Solo le solite case incomplete, senza uno stile, come in buona parte della Sardegna, deturpate poi dagli infissi in alluminio anodizzato degli anni ottanta. E\u2019 tipico di molti posti della Sardegna l\u2019aver distrutto quel poco di storico che avevano, sostituendolo con queste costruzioni senza stile, che non dicono nulla. N\u00e9 parlano della storia dell\u2019isola, n\u00e9 danno un senso di moderno, rendono solo tutto cos\u00ec ordinario ed avulso, omologato a quell\u2019ansia e voracit\u00e0 di costruire, a dispetto di qualsiasi buonsenso, che ha ferito tanti paesaggi del sud Italia, ma anche di buona parte del Mediterraneo. La Costa di Cuglieri \u00e8 invece favolosa, soprattutto la poco conosciuta Santa Caterina, che \u00e8 incorniciata da due bianche scogliere calcaree che ricordano quelle di Dover. La sabbia \u00e8 stranamente nera come quella delle spiagge vulcaniche. Ci addormentiamo perch\u00e9 siamo stanchi, non sembra ma ci si stanca molto di pi\u00f9 a viaggiare in moto. Mi sveglio tutto sudato, il vento si \u00e8 fermato, ma \u00e8 tempo di alzarsi e riprendere la strada per Oristano, che ora \u00e8 molto vicina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Entriamo finalmente in quella che sar\u00e0 la nostra prima tappa. E\u2019 un\u2019indolente Oristano quella che ci accoglie, mentre tenta di nascondersi dal sole assassino del primo pomeriggio, come un cane accaldato che si nasconde sotto una panca per cercare l\u2019ombra. Prendiamo possesso della nostra camera e via a Tharros che ritrovo fantastica come la ricordavo. Le vestigia fenicie sono ancora imponenti e sono proprio sul mare. Fanno fantasticare di una civilt\u00e0 potente e cosmopolita, che probabilmente aveva scambi culturali e commerci con tutto il mediterraneo, e probabilmente la Sardegna a quel tempo stava al centro di tutto. Intorno, da un lato il mare vivo, come dicono qui e dall\u2019altro, quello chiuso del golfo. I due stagni e poi in fondo Cabras che pare bellissima da qui, mentre si specchia nell\u2019acqua, ma che vista da vicino non lo \u00e8 altrettanto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dove ci fermiamo a bere qualcosa, proprio sopra i resti storici, un bel gattone rosso pare il padrone di casa e si fa accarezzare\u2026 ma senza esagerare, sembra dire severo con i suoi occhioni sornioni. Tutti gli altri gatti che abbiamo visto sono magri e derelitti, ma anche molto paurosi e schivi: sembra che non ci sia la stessa nostra passione per i felini da queste parti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando torniamo in albergo, i russi che avevamo lasciato a guardare il Gran Premio di Formula Uno sono ancora l\u00ec, tutti allegri e su di giri, dopo una giornata passata sicuramente a bere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla sera Oristano si ravviva ed \u00e8 un vero piacere sedersi sui tavoli sistemati per le strade chiuse al traffico. Ceniamo in un locale che ci consiglia la ragazza della reception del nostro albergo, che ha un bel viso da sarda barbaricina. Un avventore fran\u00e7ais mi parla nella sua lingua, ma agli altri si rivolge in italiano. Poi dice che mi ha scambiato per un francese, e non sar\u00e0 l\u2019unico in questa vacanza. E\u2019 bello alticcio, gli hanno anche dovuto nascondere il mirto, ma non riescono ugualmente a congedarlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stamattina un forte maestrale spazza tutta la costa, nonostante si fatichi anche in Vespa ad andare contro vento, giriamo buona parte delle spiagge da Is Arutas in su, ma devo dire che quella di Mari Ermi \u00e8 la pi\u00f9 bella, con una sabbia che sembra fatta di chicchi di riso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attraversiamo un paesaggio particolarissimo e variegato. I campi coltivati, con le balle del fieno appena raccolto, si alterano senza soluzione di continuit\u00e0, agli stagni, alle saline e poi al mare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019entrata di Oristano proprio non la capisco, non trovo un bel viale diretto che porti al centro della citt\u00e0 come mi aspetterei, ma mi perdo sempre tra vari sensi vietati od obbligati, che mi distolgono sempre dalla mia destinazione finale: cos\u00ec all\u2019albergo ci torniamo sempre da una strada diversa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stasera, dopo quasi quarant\u2019anni, torno a Torre Manna dove imparai a nuotare. C\u2019\u00e8 ancora lo stesso vento che ha sferzato per tutta la giornata il golfo, rendendo il mare aggressivo e nervoso. Torre Grande sembra deserta, ed \u00e8 una sensazione da mare d\u2019inverno, quella che mi coglie. Mi dicono che \u00e8 una cosa recente, che solo poco tempo fa la movida verteva tutta qui, invece ora pare essersi trasferita ad Oristano centro: chi dice per volere politico, chi per paura dei controlli stradali per misurare il livello dell\u2019alcol che ti sconsigliano di utilizzare l\u2019auto\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il giorno che imparai a nuotare, mi pare che fosse nel 1980, arrivammo qui da Tonara con la 127 beige di mio Zio. Era proprio il primo modello, per gli appassionati quelle che avevano solo due porte, cio\u00e8 senza il portellone posteriore, ma solo un bagaglio che non si apriva quindi solidale al vetro. Fu un percorso da film western, ricordo che c\u2019erano ancora delle strade sterrate da percorrere, il viaggio fu eterno. Non c\u2019era l\u2019aria condizionata, i vetri posteriori erano fissi, davanti oltre ai finestrini aiutavano un po\u2019 nel ricambio dell\u2019aria i deflettori che ormai sono spariti dalle auto moderne. L\u2019autoradio mio zio non sapeva cosa fosse, ci si portava dietro allora la nostra radio a transistor, quelle con l\u2019antenna telescopica che andava estratta totalmente, con il rischio di accecare qualcuno nella costrizione dell\u2019utilitaria, senn\u00f2 non si sentiva nulla. Ci sistemammo proprio sotto questa grande torre che vedo ora e mangiammo quello che, sempre troppo condito, ci aveva preparato mia nonna. Nonostante non ci fosse un bel sole, ma tante nuvole noiose e guastafeste, ci bruciammo lo stesso, ma come detto, insieme alle mie sorelle, imparai a nuotare.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>.\/..<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sa fide nostra<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>no la pagat dinari<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>aj\u00f2! dimonios!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>avanti forza paris.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>.\/..<\/em><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cInno della Brigata Sassari (Dimonios)\u201d di Luciano Sechi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partiamo alla volta di Casteddu, percorrendo fino, per cos\u00ec dire al \u201ccapolinea\u201d, la Carlo Felice, che \u00e8 una sorta di autostrada che taglia tutta la Sardegna. Andando verso Cagliari pensavo di trovare sempre pi\u00f9 secco invece si vede molto verde. Dentro Cagliari, come al solito quando entriamo in una citt\u00e0, ma anche quando ne dobbiamo uscire, ci perdiamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre viaggiavo pensavo che i sardi sono molto differenti dagli italiani del nord. Questi isolani alla fine sono poi simili a tutti i popoli del mediterraneo. Che siano sardi, calabresi, tunisini o greci non cambia molto. Ed \u00e8 vero allora che potrebbero essere i sardi i discendenti dei shardana questo mitico popolo che partendo dal medio oriente colonizz\u00f2 tutto il Mare Mediterraneo. Ed essere forse i filistei tanto odiati dal popolo eletto, ma anche la tredicesima trib\u00f9 di Israele, quelli che furono anche la guardia scelta del Faraone. Ma quello che ormai \u00e8 certo \u00e8 che siano il mitico popolo di Atlantide, spazzato via forse da uno tsunami. Infatti, come dimostrato, i Nuraghe sopravvissuti sono tutti danneggiati dallo stesso lato. Ma \u00e8 un po\u2019 tutta la storia del Mediterraneo che deve essere riscritta senza pregiudizi, perch\u00e9 nel passato \u00e8 stata troppo aderente, ed ha pertanto cancellato, tutto quanto non fosse in linea con un\u2019idea greco-romano-cristiana. Ma peggio \u00e8 stato fatto per la storia italiana in generale: prima si \u00e8 creato una sorta di canovaccio ideale, poi vi si sono cercate conferme: c\u2019\u00e8 stato allora attenzione solo prima per la civilt\u00e0 ellenica, poi per i romani, il cristianesimo, e infine per il rinascimento e il risorgimento. Per fortuna il ventennio \u00e8 stato ridimensionato, ma non c\u2019\u00e8 stato comunque spazio per le civilt\u00e0 pre-romane e per tutti i popoli che sono stati definiti barbari ma che hanno forgiato la lingua e costumi della nostra nazione, per non parlare poi del medioevo tutto. In tutto questo, la storia della Sardegna \u00e8 stata una di quelle che ha avuto la peggio. Ci\u00f2 che era evidente \u00e8 stato ignorato, quando non conosciuto non \u00e8 stato approfondito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cagliari \u00e8 una citt\u00e0 bellissima, cos\u00ec moderna come non me l\u2019aspettavo in Sardegna, ma anche cos\u00ec ricca di storia, con i suoi palazzi, e le sue vie, e poi i bastioni che parlano di una suntuosa regina dell\u2019isola e del mare, cosa che non ha eguali nelle altre localit\u00e0 sarde. E\u2019 una capitale mediterranea, al pari di Genova, Napoli, Palermo o Marsiglia, ecc. \u2026 sia come bellezza che come importanza geopolitica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Favoloso \u00e8 il bastione di Saint Remy al quartiere Castello, da l\u00ec il nome sardo di Cagliari, Casteddu: la sua scalinata alla cui sommit\u00e0 c\u2019\u00e8 l\u2019arco di trionfo, \u00e8 un\u2019immagine grandiosa. Da lass\u00f9 puoi ammirare tutta la Cagliari che mette i piedi a mare, e godere di quella piacevole brezza che non abbandona mai questa bellissima localit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nostro albergo \u00e8 proprio al centro, in una traversa vicino a Piazza Yenne, quella dove c\u2019\u00e8 il monumento che indica la partenza delle Carlo Felice, voluta dai Savoia per modernizzare l\u2019isola, e che tagliando tutta l\u2019isola arriva sino a Porto Torres.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Procurade\u2019 \u2018e moderare,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Barones, sa tirannia,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Chi si no, pro vida mia,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Torrades a pe&#8217; in terra! .\/..<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201dSu patriotu sardu a sos feudatarios\u201d di Francesco Ignazio Mannu<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma c\u2019\u00e8 anche il Poetto una splendida spiaggia, stile Rio De Janeiro, che i Cagliaritani hanno la fortuna di avere quasi in citt\u00e0: dobbiamo per forza visitarla. Passiamo la serata l\u00ec dopo aver visitato strada facendo la Sardegna Arena, proprio a fianco dell\u2019ormai fatiscente Sant\u2019Elia, una volta cos\u00ec moderno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu edificato per il Cagliari scudettato del 1970, che lo aveva vinto l\u2019anno prima al vecchio Amsicora, che mi pare anche di avere intravisto sempre in zona mentre tornavamo in albergo. Il Sant\u2019Elia era stato addirittura uno degli stadi scelti per Italia 90, lo avevano anche ingrandito e in teoria modernizzato, aveva una capienza record per i tempi. Ora \u00e8 l\u00ec, triste, in attesa del suo futuro, che sar\u00e0 un\u2019esecuzione a morte, ed all\u2019apparenza pare dismesso da decenni e non solo da qualche anno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In spiaggia un marocchino ci d\u00e0 lezioni di marketing e storia in generale. Ci racconta tutte le sue strategie commerciali, che pare gli avessero fatto guadagnare un bel po\u2019 di lire per trarre d\u2019impaccio dai debiti suo padre in Marocco. Poi passa alla storia, che secondo lui ha come protagonisti i marocchini, che lui dice hanno salvato noi e l\u2019Europa da Hitler liberandoci dal nazifascismo. S\u00ec in effetti erano alleati con la Francia, ma io ricordo che le loro truppe di montagna fecero parecchi danni nel sud Italia, quando sbarcarono con gli alleati. Poi ci racconta della sua famiglia, della sua Mercedes-Benz 190 di trent\u2019anni, appena comprata, e che in effetti rimane proprio una bella macchina. Mi vuole anche offrire una birra, che compra da un bengalese che gira con un frigo portatile per la spiaggia, ma non posso certo accettare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che sorpresa mi scrive mia cugina che studia a Cagliari cos\u00ec ci incontriamo per cena. Io potrei essere lo zio vista la differenza di et\u00e0. Difficile da comprendere per noi il suo attaccamento all\u2019isola, e a Tonara, cos\u00ec lontana e ormai solitaria a mille metri sul Gennargentu.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stamattina andiamo verso destra a Chia e poi fino a Sant\u2019Antioco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cagliari continua ad affascinarmi e stupirmi. Appena usciti dal centro c\u2019\u00e8 lo spettacolo ineguagliabile degli stagni con i suoi fenicotteri rosa. Passiamo anche da Capo Teulada in gran parte ancora militarizzata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E\u2019 una strada lunghissima, ma gli scorci e scenari sono bellissimi. Si possono ammirare le decine di calette bagnate da un mare dai colori sfavillanti, ogni volta diverso. Ed \u00e8 riduttivo paragonarlo a quello dei Caraibi, perch\u00e9 il mare sardo non \u00e8 per niente inferiore a quei mari, e la variet\u00e0 \u00e8 sicuramente superiore. Ogni spiaggia ha la sua sabbia: fine, a chicchi, scura, rosa, quarzata, ecc. e cos\u00ec i fondali sono tutti di una bellezza originale e particolare, sempre diversa e mai confrontabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci spingiamo appunto fino a Sant\u2019Antioco dove una striscia di terra tra stagni e mare ci porta sull\u2019isola e di l\u00e0 possiamo vedere anche l\u2019altra isola attigua di Carloforte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sull\u2019isola di Sant\u2019Antioco, nei pressi del forte, una locandina racconta che a met\u00e0 dell\u2019Ottocento ancora ci si difendeva dai pirati saraceni provenienti dalla Tunisia, in questo caso corsari perch\u00e9 al soldo della Corona Inglese. Presero la cittadina e fecero anche prigionieri, tra cui due donne, che cita il testo, furono fatte schiave e poi fatte sfilare seminude come trofei, tra le vie di Tunisi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solito problema con i benzinai, pochi, molto pochi, i pi\u00f9 chiusi. Dentro, nel bar attiguo ad uno di questi, le foto di quando aveva le insegne Saras, la societ\u00e0 di Moratti padre, il nostro benefattore che fece vincere lo scudetto al Cagliari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019indomani, dopo un caff\u00e8 al centro, chiedo informazioni su come raggiungere la cattedrale di Cagliari alla barista, tra l\u2019altro molto carina e gentile. Ma alla domanda si rabbuia ed \u00e8 disorientata, \u00e8 come se le avessi chiesto indicazioni per andare su Saturno. Ma comunque la troviamo, lass\u00f9 sui bastioni che dominano Cagliari con il suo porto e gli stagni che si perdono a vista d\u2019occhio. Visitare le chiese delle citt\u00e0 \u00e8 capire la localit\u00e0 in cui ti trovi. Gli stili, che il pi\u00f9 delle volte si sono succeduti e stratificati, i dipinti e gli affreschi, i materiali utilizzati, trasudano storia e narrazioni che vengono da lontano: devi fare silenzio ed ascoltare, perch\u00e9 parlano tutt\u2019ora. Ti raccontano delle popolazioni autoctone, degli invasori e dominatori, che a volte si sono fusi con la popolazione o sono stati subito ricacciati, delle mode e i gusti locali, oppure di quelli importati, degli stili architettonici propri del luogo o venuti di lontano con architetti stranieri che ai tempi andavano per la maggiore: e tutto rimane, l\u00ec immutato nei secoli, pronto a raccontarci, basta solo ascoltare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A me per esempio piace osservare gli sfondi dei vari quadri delle varie nativit\u00e0, apparizioni, martiri o santificazioni, e via di conseguenza\u2026 perch\u00e9 se guardi bene, ci vuole attenzione, potrai vedere che di solito gli artisti hanno rappresentano i paesaggi locali come erano ai tempi che l\u2019artista concep\u00ec l\u2019opera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sotto al palazzo civico, proprio a due passi da dove come al solito ci tuffiamo nella colazione a buffet del nostro albergo, una mostra fotografica di Leopold Wagner che parla Sardegna rurale degli anni venti dello scorso secolo: ci sono le mie origini! Si vede la povert\u00e0 estrema, soprattutto della Barbagia, quella descritta molto bene dalla Deledda, che le valse appunto un Nobel. Gente fiera, ma isolata, che pareva condannata ad un destino sempre uguale, nell\u2019immutare dei secoli. Lavori pesanti: la pastorizia sfruttando animali indigenti, l\u2019agricoltura in una terra avara e sassosa, o pi\u00f9 raramente la pesca, anche se le coste non erano molto frequentate perch\u00e9 pericolose e infestate dalla malaria. Donne sottomesse, dedite a lavori ancestrali e impossibilitate a gestirsi un minimo di ozio per loro stesse. Si vede anche la spiaggia di Cala Gonone, quando era solo un luogo di sparuti pescatori, quando ancora non si sapeva cosa fosse il turismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>.\/..<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nanneddu meu su mund&#8217;est gai,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>a sicut erat non torrat mai.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Semus in tempos de tirannias, infamidades e carestias.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Como sos populos cascant che cane, gridende forte: Cherimus pane .<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>.\/..<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cNanneddu meu\u201d di Peppino Mereu<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi invece andiamo a sinistra, ma \u00e8 lunga fino a Villasimius. Tra curve e contro curve che risalgono le alture per poi ridiscendere in decine di suggestive calette dal mare azzurro, ho quasi il mal d\u2019auto anche se sono in moto e guido io. Ci fermiamo allora nel primo locale sulla strada che troviamo. E\u2019 un\u2019enoteca, siamo a Solanas. Il gestore a malavoglia lascia la partita di scala per servirci birra e acqua e riprende subito a giocare. Apostrofa il suo antagonista con dotti e divertenti epiteti e noi ci divertiamo, ci dice addirittura di caricarci sulla Vespa il suo compagno di gioco, perch\u00e9 non lo sopporta pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In spiaggia, a Simius, incontriamo dei ragazzi di Milano, uno con una Vespa automatica 50 cc. l\u2019altro con una moto pi\u00f9 grandicella. Anche loro stanno facendo il giro della Sardegna, stanno seguendo degli altri amici con un catamarano. Dicono che \u00e8 un progetto della loro Universit\u00e0. Viaggiano adeguandosi alla velocit\u00e0 di navigazione del catamarano e poi dormono in spiaggia: io cos\u00ec non ce la farei mai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vanessa compra un bell\u2019anello, lavorato in argento, da un pakistano. Lui lo tira fuori dal suo sacco, ricco di chiss\u00e0 quali tesori, cos\u00ec al primo colpo, indovinando i suoi gusti e stupendoci. Delle signore bergamasche, habitu\u00e9 della spiaggia, lo conoscono da anni, ci fanno vedere ci\u00f2 che hanno comprato nel corso delle loro varie vacanze. Ed incredibile, contro ogni nostro pregiudizio, ritorna dopo parecchi minuti a darci dieci EURO, perch\u00e9 dice, si era sbagliato a darci il resto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si riparte, ci aspettano circa 211 chilometri sino a Cala Gonone. Sono molto preoccupato, mi pare una distanza immane da fare su strade che paiono molto intricate guardando la cartina o Google Maps. Ci facciamo cos\u00ec tutta l\u2019Orientale Sarda che parte appunto da Quartucciu, fuori da Cagliari. All\u2019inizio si sale molto sino a Burcei. La strada \u00e8 isolatissima, controlliamo continuamente il serbatoio perch\u00e9 abbiamo paura di rimanere senza benzina. Non si vede in giro nessuno, solo le forme delle montagne che sembrano quelle del Nevada o dello Utah. Mi aspetto che dalle cima facciano capolino gli indiani per poi attaccarci e finirci.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi si inizia a scendere, lunghissimi rettilinei contornati da rigogliosi oleandri che sono intervallati da nervose varianti a esse per poi tornare nuovamente a essere rettilinei.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora siamo definitivamente di nuovo tornati in basso al livello del mare, anche se non lo vediamo perch\u00e9 siamo all\u2019interno. Per alcuni tratti intercettiamo delle veloci varianti dell\u2019Orientale, con le quali stanno cercando di modernizzare quest\u2019importante arteria: ecco allora gallerie e viadotti, ma poi sempre si finisce per tornare sul tracciato originale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Facciamo una variante all\u2019Orientale. Ce ne distacchiamo e rimaniamo a valle invece che salire per Baunei, per poi, pi\u00f9 avanti, iniziare a nostra volta di nuovo a salire per Urzulei. Qui cerchiamo di fare benzina, il bancomat come al solito non funziona, per fortuna abbiamo cinque EURO sfusi. Ora siamo stanchi, ci fermiamo a mangiare a La Ruota. Culurgiones, sebadas e Ichnusa non filtrata: ottimo. La birra sarda qui ha un sapore diverso, che non puoi rincontrare in continente, qui \u00e8 davvero molto pi\u00f9 buona: mi era capitato lo stesso con il sidro in Bretagna, o le birre della abbazie nelle Fiandre. Ci mancano ormai solo pochi chilometri ma ci aspetta il meglio. Intercettiamo nuovamente la SS 125, l\u2019Orientale Sarda per l\u2019appunto, e iniziamo a salire moltissimo. Ora siamo in cima, si sente il vento del mare del Golfo di Orosei, ma non lo vediamo. Viaggiamo in cresta, intorno paurosi strapiombi: quelli a destra che portano al mare e che appunto possiamo solo immaginare, e quelli a sinistra tra i massicci calcarei e le formazioni montuose che declinano dal Gennargentu. La vegetazione quest\u2019anno grazie ad una primavera piovosa \u00e8 verde come non l\u2019ho mai vista. Ci sono molte piante fiorite.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo in cima! Questo \u00e8 il passo di Genna Silana sono 1.025 m.s.l.m., un traguardo per tutti, dai ciclisti, ai motociclisti, camperisti o semplici viaggiatori, che infatti incrociamo numerosi. Fermati i loro rispettivi mezzi, ognuno si guarda in giro convinto, non certamente a torto, come lo siamo noi del resto, di avere raggiunto la vetta di una strada favolosa. Si inizia a scendere. Intorno la flora colorata, e le macchie gialle della ginestra in fiore che colora le montagne. Poi la galleria che ci fa bucare le montagne e che liber\u00f2 dall\u2019isolamento Cala Gonone che ci aspetta l\u00e0 sotto, dove soggiorneremo stanotte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando infine cala la notte, dopo che ci siamo sollazzati al mare, visto che \u00e8 chiusa tra le montagne e il mare, Cala Gonone rimane un po\u2019 pi\u00f9 sola, ma \u00e8 proprio questo il bello. Noi mangiamo ai Quattro Mori, poi scopriamo che c\u2019\u00e8 il concerto del figlio di Rocky Roberts che \u00e8 bravissimo, e cos\u00ec facciamo un po\u2019 tardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al mattino partiamo per Orosei, dove andavo da bambino e mi piace tornarci ogni tanto. Negli anni ottanta era selvaggia e rurale, cos\u00ec lontana dalla Sardegna stereotipata dei VIP, con tanti difetti ma anche molti pregi. Con la puzza di vacca e galline, che giravano per le strade e quasi tre chilometri di nulla, tra campi coltivati e una striscia di asfalto, per andare alla Marina, completamente isolata dal paese. Sulle porte di legno degli intricati vicoli, leggevo ancora i timbri con l\u2019indicazione dell\u2019anno della disinfestazione del DDT, che venne operata subito dopo la fine della guerra per debellare la malaria. Le donne in costume e gli uomini in gambali sulla spiaggia, le baracche della gente dei posti vicini, soprattutto Galtell\u00ec dove passavano le loro povere e frugali vacanze. Il Cedrino che si guadava alla buona con le macchine, per raggiungere la spiaggia, che si perdeva a vista d\u2019occhio, da Santa Maria fino a Osalla, non essendo interrotta dall\u2019odierno porto. I due bar della Marina, poco pi\u00f9 di due tettoie, che diffondevano le hit dai loro juke-box, dove qualcuno investiva sempre qualche monetina. Ora Orosei \u00e8 cresciuta in fretta, forse non bene, con tanti stili diversi e soprattutto ormai non ha pi\u00f9 l\u2019anima.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ad esempio a me piace la strada<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Col verde bruciato, magari sul tardi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Macchie pi\u00f9 scure senza rugiada<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Coi fichi d&#8217;India e le spine dei cardi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ad esempio a me piace vedere<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La donna nel nero del lutto di sempre<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sulla sua soglia tutte le sere<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Che aspetta il marito che torna dai campi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>.\/..<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cAd esempio a me piace il sud\u201d di Rino Gaetano<\/em><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se si monta in Vespa il pomeriggio, si attraversano paesi assolati, con poca gente in giro. Mi ricordano i pomeriggi indolenti da mia nonna a Tonara, quando il caldo mi stroncava e mi faceva desistere da qualsiasi iniziativa, ma tanto non c\u2019era nulla da fare se non andare a prendere l\u2019acqua alla fonte in cima al paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arrivando da Dorgali incrocio le cave di granito. Trent\u2019anni fa erano era una sola e molto pi\u00f9 piccola, ora si sono moltiplicate mangiandosi una bella fetta di montagna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019esercente di Orosei condivide con noi i suoi dubbi e non posso che darle ragione. Il caro dei traghetti, ormai in mano ad una sola persona, sta distruggendo il turismo, che cos\u00ec potrebbe essere indirizzato ad arte lontano dalla Sardegna, soltanto alzando il prezzo dei biglietti: e a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca sempre, come diceva qualcuno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci vuole la continuit\u00e0 territoriale ed i mezzi di trasporto devono essere in mano ai sardi, altrimenti \u00e8 come se la Sardegna fosse una colonia, con dazi e tutto quanto consegue dall\u2019essere a tutti gli effetti, un possedimento oltre mare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi \u00e8 caldissimo, quando ci mettiamo sulla strada verso Olbia sembra di morire. Poi finalmente ci appare la Tavolara come un veliero con tutte le vele spiegate gonfiate dal vento, che sembra puntare sulla vicina Olbia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La strada statale 125 Orientale Sarda (SS 125), la pi\u00f9 antica via di collegamento della Sardegna orientale, s\u00ec \u00e8 rivelata una sorpresa. Io ne avevo sempre percorso alcuni tratti, non avendo mai visto la parte migliore, e mai avrei immaginato potesse essere cos\u00ec bella e suggestiva. L\u2019Orientale pu\u00f2 essere a tutti gli effetti la nostra Route 66 sarda!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Passiamo qualche ora, in attesa dell\u2019imbarco, in giro per Olbia, camminando rasente ai muri per sfruttare quel poco di ombra che le case ci regalano. Oggi pare il giorno pi\u00f9 caldo della vacanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Finalmente ci imbarcano, con la moto si fa sempre molto velocemente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sulla nave l\u2019ascensore \u00e8 impazzito, le varie mani inesperte hanno impostato pi\u00f9 volte i piani ed ora \u00e8 come se fosse dotato di vita propria. Sale e scende senza alcun apparente disegno, apre le porte solo per il tempo di farci guardar fuori e poi le richiude per ripartire. Al piano inferiore, una famiglia che aveva gi\u00e0 imboccato le scale, con un sospiro di sollievo dice, ecco \u00e8 arrivato finalmente! Precipitosamente ridiscendono le scale, che sconsolati avevano forzatamente scelto di risalire, ma sul pi\u00f9 bello lui richiude le porte davanti ai loro occhi sgomenti, e riparte; noi non ci possiamo fare nulla anche se ne sembriamo i responsabili. Sicuramente loro hanno pensato che siamo stati noi a farlo ripartire. Riusciamo infine a scappare, tuffandoci letteralmente fuori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al mattino ecco la bellissima ed incasinata Genova, baciata dal sole dell\u2019alba, che fa arrossire i suoi palazzi affacciati sul mare, proprio come se fosse una verginella, dimentica della sgualdrina nella quale si trasforma non appena scende la notte tra i suoi carruggi. La nave ci sputa sul continente, sancendo ormai la parola fine a questa fantastica vacanza. Il passo dei Giovi, poi la pianura padana, il lago e alla fine sono 1600 i chilometri totali percorsi, veramente un bel viaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che rimane \u00e8 il ricordo di una bellissima avventura, l\u2019impresa di avere girato quasi tutta l\u2019isola. Abbiamo trovato una terra bellissima, aspra e selvaggia, piena di contraddizioni. All\u2019apparenza pare che ci sia mancanza di iniziativa, come un\u2019impossibilit\u00e0 per i sardi di prendere in mano il proprio destino per volgere le sorti dell\u2019isola a loro favore, e far fruttare le ricchezze delle mille risorse che potrebbe offrire la Sardegna.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Non potho reposare amore e coro<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>pensende a tie soe donzi momentu.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>No istes in tristura prenda e oro<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>n\u00e9 in dispiacere o pessamentu.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>T\u2019assicuro ch\u2019a tie solu bramo,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>ca t\u2019amo forte t\u2019amo, t\u2019amo, t\u2019amo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Amore meu prenda de istimare<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>s\u2019affettu meu a tie solu est dau;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>s\u2019are iuttu sas alas a bolare,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>milli bortas a s\u2019ora ippo bolau;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>pro benner nessi pro ti saludare,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>s\u2019attera cosa non a t\u2019abbissare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Si m\u2019esseret possibile d\u2019anghelu<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>d\u2019ispiritu invisibile piccabo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>sas formas; che furabo dae chelu<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>su sole e sos isteddos e formabo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>unu mundu bellissimu pro tene,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>pro poder dispensare cada bene.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cA Diosa (No potho reposare)\u201d di Salvatore Sini<\/em><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E poi \u00e8 come un mal d\u2019Africa, e pure io che sono sardo, e che per questo sono molto pi\u00f9 severo verso quello che mi pare non giri per il verso giusto, non posso che amarla e avere una sorta di saudade quando sono lontano da lei, qui in continente, (come dicono i sardi), al di l\u00e0 del mare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nigel Mansell<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br><br><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group alignfull has-text-color has-background\" style=\"color:#000000;background-color:#ffffff\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<div class=\"wp-block-buttons is-vertical 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