Disavventura di viaggio: in ospedale per un orecchino

di Chiara Brussolo –   

Diciamo la verità: in vacanza non va mai tutto liscio! A volte i viaggi iniziano male e poi ci sorprendono, altre sembrano un susseguirsi di sfortunati eventi. Nonostante ciò, è proprio la “disavventura di viaggio” a rendere il tutto più divertente e memorabile.

Voglio dire, probabilmente non ricorderemmo la nostra passeggiata a San Marco, se un piccione non avesse lasciato un segno del suo passaggio sulla nostra testa.

Così ho pensato, in questo momento in cui siamo chiusi a casa, di partire con la mente per un itinerario un po’ diverso. Un itinerario in cui tornerò nei luoghi che ho visitato, ma ricordando ciascuno tramite una disavventura di viaggio!

Disavventura di viaggio #1: finire in ospedale per un orecchino

Andiamo in Grecia, a Salonicco. In due mesi, una delle mie dovevo pur farla.

Così decido, grande momento di ribellione personale, di fare un piercing all’orecchio. Premetto che non sono mai stata molto fortunata con i piercing infatti, per non smentire la tradizione, una volta fatto il buco si richiude dopo qualche giorno.



Da cocciuta, non potevo arrendermi, quindi torno nello stesso negozio: questa volta non per uno, ma per fare tre buchi. Credetemi, la composizione dei tre orecchini era bellissima. Ma mi avvertono che uno di questi è in una posizione un po’ particolare, quindi potrebbe non cicatrizzare immediatamente.

Nessuna paura: ero determinata ad avere questi buchi alle orecchie, e li avrei avuti.

Ma dopo qualche giorno, il fastidio non termina… praticamente saltavo anche solo a poggiare la testa sul cuscino. Ma non volevo mollare!

E una mattina accade…

Mi sveglio, pronta per andare a lavoro, vado in bagno e mi specchio. Noto una cosa strana: l’orecchino incriminato, quello che avrebbe dovuto darmi problemi, era sparito dal mio orecchio. Inizio a cercare tra le coperte, certa di averlo perso lì, ma nessuna traccia. A quel punto, dato il particolare fastidio che sentivo all’orecchio, mi specchio nuovamente pregando che quello che penso non sia vero.

E invece lo è: il mio orecchio durante la notte si è gonfiato, tanto che il buco ha risucchiato l’orecchino.

Chi mi conosce, sa che sono assolutamente sensibile a questo tipo di situazioni, e che ho un principio di svenimento davanti tutto ciò che è sangue e infezioni. Quindi immaginatemi in quel momento.

Inizio così una complessa operazione chirurgica con l’aiuto di una pinzetta per sopracciglia e uno stuzzicadenti, che mi porta a cadere nel letto semisvenuta.

Ad operazione fatta e constatate le condizioni del mio orecchio, capisco che (forse) è meglio farsi vedere.

Ed inizia la mia vera disavventura di viaggio, o meglio, la mia epopea:

Parto per l’ospedale più vicino a casa (a Salonicco ci sono moltissime sedi ospedaliere) Dopo 2 km a piedi, arrivo al desk informazioni dell’ospedale e mi dicono che quello non è il pronto soccorso Mi indirizzano verso un’altra sede Raggiungo la fermata del bus e ne prendo uno per la prima volta dal mio arrivo L’autobus inizia la scalata verso la città alta dove si trova l’ospedale, mentre io sono in completo affanno per la necessità di trovare un bagno (la mattina bevo molto tè) Arrivo in questo ospedale grandissimo (dove però nessuno sembra parlare inglese) e, dopo un giro quasi completo di tutta la struttura, trovo il pronto soccorso.

Alla fine, ad alleviare la disavventura di viaggio, è intervenuto il fascino del dottore che mi ha visitata.

Dopo dieci giorno di pillole e di pomata antibiotica, posso dire di avere ancora l’orecchio attaccato alla testa.

Ma magari la prossima volta, prima di forarmi l’orecchio, ci penso due volte.

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