Alla fiera dell’Est

di Rosalba d’Adamo –

In Ungheria!
Finalmente si parte per l’Europa dell’Est.
Un viaggio di questo genere mette in moto desideri coltivati per anni, struggenti malinconie per luoghi mai visti ma solo fantasticati. C’erano le atmosfere di Sandor Marai, le saghe degli Estherazy, la musica di Bartok.

Abbiamo costruito un vero e proprio itinerario austro-ungarico.

La nostra prima meta è stata Trieste. Non era pensabile andare in Ungheria senza la conoscenza della città adriatica.
Il nostro approccio con Trieste ha avuto inizio con il giro sul tram-cremagliera per Opicina. Lo storico tram inizia la sua corsa in piazza Oberdan e tramite uno splendido viaggio sulle colline carsiche ci porta fino ad Opicina. Il confine sloveno è punto di partenza dell’antica “Strada per Vienna”. Opicina ci ha trasmesso veramente la sensazione di essere sul limitare del nostro mondo, anzi nelle sue casette, nella sua semplicità di zona ai margini ha suscitato in noi una certa malinconia. La cittadina non ha nulla di rimarchevole, non monumenti né siti artistici di rilievo, eppure nelle sue casette basse, nei vicoletti tortuosi, nelle indicazioni del confine vicino, nella luce chiara e lattiginosa emana un fascino dolce.
Attorno, il Carso boscoso ci ricorda i luoghi della guerra.

Trieste ha rappresentato per decenni non solo il confine italiano, ma, durante la divisione in blocchi, il confine dell’occidente.
Da sempre crocevia di razze ed etnie, di ciò serba ancora oggi segni indelebili nella cultura, nell’architettura, nell’economia. La ricca Trieste diventa porto franco attirando traffici e commerci dall’intero mediterraneo.

VECCHIA TRIESTE – IL PONTE DI RICCARDO

Nelle sue strade troviamo palazzi lussuosi e imponenti dall’inconfondibile stile austro-ungarico, sulla collina carsica le frazioni di confine sono costituite da file di linde casette in stile sloveno; la presenza nell’economia della città dei maggiori gruppi assicurativi italiani come Generali e Lloyd Adriatico che qui sono nati, si riverbera nella splendida architettura liberty che testimonia la vocazione di Trieste come porto commerciale di spicco cui l’Austria non voleva a nessun costo rinunciare, tale da affrontare ben due guerre con l’Italia.


CHIESA PROTESTANTE DI RITO CALVINISTA DI SAN SILVESTRO A TRIESTE

La posizione sul confine orientale fa si che sul suo territorio accanto alla naturale presenza italiana e austriaca si riversino tutte le etnie, slovena-serba-croata, di cui ancora oggi ne è prova la mescolanza etnica della popolazione riscontrabile nella presenza di cognomi slavi, matrimoni misti, e nella toponomastica.

La mescolanza dei popoli fa di Trieste una città aperta anche alle varie religioni.

 LA CATTEDRALE DI SAN GIUSTO

 Noi abbiamo visitato la chiesa calvinista di San Silvestro, piccola e monacale nella totale assenza di immagini; la chiesa di San Spiridione di culto serbo –ortodosso, dalle splendide decorazioni in oro e iconostasi. Durante la nostra visita abbiamo assistito alla celebrazione con il Pope e la signora che cantavano inni incessanti. Nella celebrazione di rito serbo-ortodosso i fedeli sono sempre in piedi e non prendono la parola come nella Messa cattolica. Il fatto di avere una loro chiesa nazionale è uno dei principali caratteri identitari del popolo serbo.

La basilica greca di san Niccolò è molto suggestiva, gli interni in penombra dalle decorazioni d’oro, i pavimenti in marmo multicolore, le lunghe file di scranni singoli che delimitano i due lati fronteggiantisi tra di loro, la luce adriatica che entra dalle vetrate, i canti in sottofondo.
Agli inizi le due comunità, greca e serba, avevano un’unica chiesa ortodossa; successivamente, si sono separate costruendo ognuno la propria chiesa.
Le due basiliche si stagliano nell’azzurro abbagliante, candide nella loro pietra d’Istria.
Sul colle di San Giusto, accanto ai resti dell’antica Tergeste, la Basilica del santo omonimo domina la città con le sue due chiese inglobate in un’unica facciata, sovrastata dal campanile a base megalitica. All’interno mosaici e antichi affreschi giungono fino a noi a testimonianza delle origini tardoromane del sito; il Castello con i suoi bastioni che guardano il Carso fronteggia la basilica; si scende verso Trieste attraverso una ripida erta in basolato, intrufolandosi in strette viuzze e piazzette nascoste. E’ il quartiere più vecchio.




INTERNO DI SAN GIUSTO

Un pomeriggio, il caffè San Marco ci accoglie nelle sue sale liberty con specchi a tutta parete, lampadari enormi, finestroni fino al soffitto, con la sua fornitissima libreria, e ci lascia respirare il ricordo degli artisti ed intellettuali che trascorrevano in queste sale bellissime i loro pomeriggi creativi all’uso francese, primo tra tutti Claudio Magris. E come tralasciare d’altronde il caffè degli Specchi in piazza Unità d’Italia, i cui locali durante la guerra divennero il quartier generale delle truppe di occupazione e poi per dieci anni degli anglo-americani? Sale elegantissime con parquet e mobili in legni pregiati dove abbiamo gustato un sontuoso Irish Coffee, e le cui file di tavolini sono schierati come soldatini sulla piazza incorniciata di edifici imponenti e abbacinata dalla luce bianca del mare.

L’OASI NATURALISTICA PROTETTA DI MIRAMARE – IL CASTELLO VISTO DAL VIALE D’INGRESSO

Il Castello Miramare con la riserva marina protetta è un vera oasi, ci rilassiamo nella lunga passeggiata sul lungomare dopo che il bus 36 ci lascia a 300 mt. dal sito. Bagnanti in pineta e sulla lunga banchina attrezzata di piccoli lidi, sedili, siepi, scalette e calette, prendono il sole in tranquillità, il territorio è assolutamente a misura d’uomo.


CASTELLO MIRAMARE

Il nido degli Asburgo è in stile neogotico, con gli appartamenti perfettamente conservati e un immenso parco di lecci, dove è possibile effettuare escursioni ambientaliste, visite didattiche, o semplicemente ammirare il mare e i gabbiani rimanendo stupefatti.


CON GLI OCCHI DEGLI ASBURGO

Ma Trieste è anche tante altre cose, birrerie e ristoranti sofisticati, negozi vintage e rigatterie, vecchie trattorie e locali di tendenza.

Lasciamo Trieste dopo quattro giorni, intensi di esperienze uniche, come l’incontro alla Libreria Saba con Mario Cerne, figlio dell’antico aiutante dello scrittore ed erede diretto del poeta, la cui statua con pipa e cappotto è posta all’ingresso del negozio dove nulla è cambiato da allora; Mario Cerne ancora oggi si batte per non far chiudere la storica libreria, consapevole di essere veramente l’ epigone di un’epoca.
Il paesaggio ungherese è un’ampia distesa di graminacee e girasoli, il cielo settembrino nel cuore dell’estate; circumnavighiamo il lago Balaton per un intero pomeriggio, intravedendolo tra la vegetazione alla nostra sinistra, tra villette semplici, piccoli centri commerciali, piste ciclabili, campeggi, in un ambiente turistico piuttosto particolare lungo il perimetro del grande lago.

SCARPE PER TUTTI I PIEDI A PEST

Arriviamo a Budapest alle sette della sera. Giungendo da sud-ovest, per arrivare al nostro appartamento attraversiamo tutta la città: il primo ponte, tra quartieri ex-comunisti, viali post-industriali, man mano verso i quartieri migliori e i boulevard lussuosi, fino a Hold Utca dove alloggeremo, nei pressi del Parlamento e quindi il Danubio. Ecco, il Danubio, filo conduttore della nostra permanenza nella “Parigi dell’Est” e poi del nostro viaggio di ritorno.
Nel nostro soggiorno ungherese, abbiamo cercato di cogliere quanto più possibile dell’anima magiara nel tempo a noi concesso, a partire dall’appartamento in un palazzo della fine dell’ottocento, grandi finestroni bianchi sul cortile interno dai ballatoi di porfido, scale monumentali che ho voluto un giorno percorrere a piedi nonostante l’ascensore, spazi che oggi non esistono più come i soffitti di quasi cinque metri oppure il grande portone in legno di castagno istoriato.

IL PARLAMENTO

Il fiume attraversa la città e la domina, attraversare uno qualsiasi dei suoi ponti a piedi è un viaggio nel viaggio, come anche attraversare l’isola Margherita, intitolata alla regina Margit e dove troviamo i resti di antichissimi edifici di evangelizzazione francescana (XIII secolo), isola totalmente adibita a parco con alberi ad alto fusto, arbusti, giardini fioriti, fontane con giochi d’acqua, piccoli chioschi di gelati e tanta gente che se la vive.
La salita a Buda ci porta nel cuore medievale della città, regalandoci le testimonianze della gloriosa storia magiara; la cultura turca ha lasciato splendidi edifici termali cupole a cipolla e tracce nella tradizione gastronomica; la cattedrale di Mattia Corvino è adagiata su un lungo belvedere che regala una vista mozzafiato della città, con il Parlamento che a sera si illumina ed è visibile ovunque. Una sera ceniamo in uno dei ristoranti sul lungoDanubio, insieme al nostro amico Stefano, avvolti in una coperta, COSA che tutti i locali mettono a disposizione dei clienti infreddoliti, uno spettacolo indimenticabile.

DAL DANUBIO

Le antichissime terme turche Rudash ci accolgono nelle sue cinque vasche di acque a temperatura crescente, tra marmi rossi, volte a cupola dove il sole penetra dai forni a vetri colorati danzando sull’acqua tra bagliori iridescenti.
Il mercato del sabato, il più importante di Budapest, è un suk di erbe, frutta, prodotti tipici della campagna e un trionfo di salami e paprika; residenti e turisti si aggirano tra i banchi ed è inevitabile assaggiare subito l loro prodotti profumatissimi e invitanti. Al piano superiore stoffe e souvenir ci fanno letteralmente girare la testa nella loro infinita e coloratissima esposizione. Il rosso impera sovrano


BATTELLO SUL DANUBIO

Passeggiare per le vie di Budapest significa anche ammirare spesso dei veri capolavori della Street Art, una caratteristica tipicamente europea da noi ancora poco diffusa: sulle facciate delle case, nelle piazzette, nei luoghi meno aspettati statue in bronzo, murales, installazioni varie catturano la nostra meraviglia.

L’ISOLA MARGIT – POLMONE VERDE

La sera, scegliere un ristorante non è impresa da poco. L’offerta è sterminata, lo stesso per i locali dove si esegue quasi ovunquei musica dal vivo. La movida sotto la ruota girevole, nei pressi della cattedrale di Santo Stefano, anima il venerdì sera di risa di ragazzi che qui giungono da tutta Europa facendo di Budapest uno dei luoghi più giovani del pianeta.
Siamo consapevoli di essere riusciti a vedere Budapest solo un attimo prima che i flussi migratori dal Medioriente ne cambiassero per sempre la fisionomia.

SZENTENDRE, GIOIELLO DEL 13^SECOLO

Costeggiamo il Danubio attraverso le sue splendide antiche città: Szentendre piccolo borgo arroccato, che ospita il più antico edificio di culto dell’Ungheria; Gyor, gioiello sulla Raba affluente del Danubio, assonnata e plumbea sotto la pioggia che ci ha accolti; l’Abbazia di Pannohnalma, la seconda abbazia benedettina al mondo dopo la nostra Montecassino, maestosa e possente, custode di tombe antiche e 400.000 codici antichi nella sua Biblioteca; ettari ed ettari di boschi e rive che delineano il fiume più importante d’Europa; il confine con la Repubblica Slovacca attraverso il ponte di Komarov e la sua corrispondente Komarno, sonnacchiosa e tipicamente post-comunista, offerta commerciale zero ma dove riusciamo a mangiare una zuppa di funghi strepitosa e una carne ai crauti degna della capitale; la piazza centrale è un gioiello in fachwerk e sembra un’illustrazione della fiaba di Hansel e Gretel; ad Ezsthergom la cattedrale nazionale ungherese è il luogo sacro più visitato del paese ed ospitava nei locali sotterranei una splendida mostra sulla storia del vino ungherese e della vite regalata da Santo Stefano nell’anno mille e del processo di attecchimento e diffusione dall’antica Armenia sino ai nostri giorni.

ABBAZIA BENEDETTINA DI PANNHONALMA

Fino al confine austriaco di Shombately attraversiamo una pianura infinita costellata di casette monofamiliari a volte poverissime, chiesette di campagna, orti e giardini curati da vecchie signore in vestaglietta, negozietti d’antan: al tramonto salutiamo l’Ungheria e ci troviamo all’improvviso nel Bergenland dove per la notte ci fermiamo in un altro luogo di fata : la Gasthof di Gerlinde Gibiser a HeiligenKreuz; luogo incantevole, attorniato da costruzioni antichissime dai tetti in paglia, una pensione in stile tirolese ma accuratissima e piena di oggetti preziosi e stoffe e candele e ricordi di viaggio che la padrona lascia godere ai suoi ospiti attraverso le sale e le camere.
L’ultimo pernottamento è in Carinzia, dopo aver attraversato boschi e laghi e Graz e un’incantevole sosta a Villach prima di passare il Tarvisio e ridiscendere in Italia.

 

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