Que Viva Mexico!

di Fabio Iuliano –
Come girare tutto il Nord America on air per colpa di una ‘erre’

Roma – venerdì 27 – aeroporto Leonardo da Vinci, arrivo al banco check-in dell’American Airlines alle 11.00 circa. Sono diretto a Monterrey in Messico, per un forum internazionale sullo sport alla quale prendo parte come rappresentante studenti. Con me ci sono Andrea di Trento, Franco di Bari, il professor Isler dell’Università di Trieste e Francesca, una studentessa di Venezia veramente niente male.
Dobbiamo fare due scali: Chicago e Los Angeles, chissà perché poi, dopotutto Monterrey ha lo stesso fuso orario di Chicago (7 ore di differenza con l’Italia). Che senso ha dover volare fino a L.A. (9 ore di differenza) per poi tornare di nuovo indietro di due fusi? E’ peggio che andare da Mosca a Istanbul passando per Lisbona. Comunque, appena ci comunicano il gate d’imbarco veniamo a sapere che il primo volo ha un’ora di ritardo, non è molto ma è sufficiente per rischiare di perdere la coincidenza.
– Don’t panic, arriverete in tempo – ci garantiscono le hostess a bordo alle quali facciamo presente la situazione. Infatti a Chicago atterriamo giusto in tempo per salutare il nostro aereo per L.A. che sta decollando in quel momento :(. Ci dicono che è una cosa normale e ci mettono in lista per il volo successivo.
Dopo un’ora di fila al controllo passaporti e il “piacevole” controllo extra senza motivo da parte di una simpatica police-woman sulla cinquantina, ci imbarchiamo finalmente per Los Angeles. Sono le 20.00 ora locale. Il volo dura tre ore e mezzo, ma recuperiamo due ore con la storia del fuso. Siamo comunque fuori tempo massimo per il volo successivo e ci avvertono che dobbiamo passare la notte in un albergo vicino l’aeroporto. Come se non bastasse, la mia valigia arriva al baggage-claim con la chiusura rotta e quella di Francesca – invece – non arriva proprio. Andiamo comunque in hotel lasciando i reclami al giorno dopo.



Los Angeles – sabato 28 – 06.00 ora locale, siamo già tutti nella hall a fare colazione. I cornetti hanno un aspetto invitante, ma un sapore di pizza – nevermind. Una volta in aeroporto ci dividiamo, io aiuto Francesca a recuperare la valigia, gli altri si mettono in coda per il check-in. Nemmeno dieci minuti che stiamo discutendo, un po’ in inglese e un po’ in spagnolo, che vedo arrivare Andrea. Ci dice che c’è un piccolo problema: gli hanno fatto notare che con i nostri biglietti non saremmo mai arrivati in Messico, bensì in uno splendido posto di mare in California che – guarda caso – si chiama Monterey (una erre di meno). Ecco risolto il mistero dello scalo a Los Angeles; tutto chiaro ma adesso? Per fortuna la compagnia riconosce che l’errore non è nostro e quindi riusciamo a farci cambiare il biglietto senza problemi.
– Don’t panic, arriverete in Messico in poche ore, dovete solo passare per Dallas perché non ci sono voli diretti da qui –. Ancora non ho finito di leggere On The Road, penso, e già ho visto tutti gli Stati Uniti, coast 2 coast. Peccato però solo dal finestrino di un aereo.
Arriviamo a Dallas con un leggero ritardo. Stavolta non ci sono problemi tanto il volo per Monterrey che dobbiamo prendere è già stato cancellato. Il prof Isler perde il controllo e inizia ad imprecare – in italiano per fortuna – contro l’American Airlines. Poi tutti e cinque, esausti ci sediamo e aspettiamo, aspettiamo, aspettiamo.
Finalmente, dopo quasi quattro ore, avvertono che c’è un altro volo, ormai abbiamo fatto amicizia con tutti quelli che aspettano al gate d’imbarco. Abbiamo anche il tempo di farci spiegare tutte le specialità di cibo messicano da una simpatica ragazza di Monterrey. Niente ritardo stavolta e, soprattutto, ci imbarchiamo sicuri di andare in Messico e non altrove. Arriviamo alle 23.45 ora locale. I volontari del servizio di benvenuto ci accolgono un po’ freddamente. Non c’è motivo di arrabbiarsi, dopotutto siamo in ritardo di sole 36 ore. La valigia di Francesca? Ha fatto il giro della California, l’abbiamo recuperata dieci minuti prima di tornare a casa.

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