Una giornata al manicomio: Mombello

di Carola Alessandra Losi –  

Siete degli appassionati del brivido e volete trascorrere la giornata nella potenziale ambientazione di un film horror?!?

 Quello che fa per voi è una gita all’ex ospedale psichiatrico Antonini  o manicomio di Mombello. Nei resti del manicomio si respira un ‘aria malsana della sofferenza che ha abitato quel luogo. Un posto desolato dove il silenzio regna sovrano situato a Limbiate, a pochi chilometri da Milano.

L’ospedale è in un totale stato di degrado e abbandono dal 1978 in seguito alla legge Basaglia ed è considerato uno dei dieci luoghi più spaventosi al mondo.

E’ una piccola realtà dimenticata separata dalla vita quotidiana da un  muro alto tre metri che racchiude tutto il parco entro il quale sono disseminati i padiglioni della pineta e  quello della vigilanza. Quel muro di cinta che un tempo era un timore scavalcare perché racchiudeva un’ orrenda realtà, oggi viene valicato dai turisti più coraggiosi e dagli appassionati di fotografia.



Camminando per i lunghi corridoi tutti uguali dei padiglioni aleggia ancora la sofferenza passata e gli ambienti sono pervasi da un odore di muffa e umidità.

 Dalle finestra entra poca luce e la natura regna sovrana facendosi spazio tra le rovine.

Gli spettri dei vari padiglioni che un tempo corrispondevano al reparto dei tranquilli, sudici, lavoratori e così via si ergono come spettri immobili nel parco.

Gli agitati erano tenuti in isolamento. Di questo reparto non rimane nulla se non il Campo della Palma.

Ai pazienti  veniva praticai l’elettroshock ed erano costretti in camicie di forza.

L’edificio principale risale all’epoca di Napoleone Bonaparte ed è Villa Pusterla-Crivelli la quale presenta un claustrofobico labirinto sotterraneo di cunicoli e gallerie lungo 180 chilometri alle cui pareti sono appese tubature. Lo si raggiunge mediante impervie scale. Tutti gli omicidi commessi, dovuti ad esperimenti non autorizzati sui pazienti, venivano occultati gettando le vittime nel pozzo o nelle gallerie.

Una volta “armati” di stivali, torcia, macchina fotografia e un buon gruppo di amici non lasciatevi intimorire, dal cartello “NON ENTRARE, PERICOLO” ma attenti a non farvi male perché cocci, vetri e cartelle cliniche ricoprono i pavimenti , i muri sono pieni di scritte dei writer, i soffitti bucati, i letti sfondati con materassi ammuffiti sono ormai la dimora di senza tetto e tossicodipendenti e tutti i mobili dell’arredamento ospedaliero distrutti riversati sul pavimento.

 

 

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Commenti al racconto

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Pierluigi
Pierluigi

Angosciante…