Non nascere nel posto sbagliato

di Donatella Boscaglia –
30 giugno Casa-Milano Partenza alle 20 per Tana
Abbiamo raggiunto l’aeroporto di Malpensa nel pomeriggio alle ore 16. L’aereo che ci avrebbe dovuto portare in Madagascar doveva partire alle ore 20, ma sul cartellone delle partenze notiamo che l’unico aereo in ritardo (tre ore) è quello dell’Air Madagascar e, quindi, la partenza avverrà alle 23. Nelle 12 ore di viaggio ho persino dormito, anche se fuori pioveva fortemente, ma le hostess, con il loro sorriso e la loro gentilezza, sono riuscite a trasmettermi tranquillità. Alle 7 del mattino ho sollevato il copri vetro dell’oblò e con grande ammirazione mi sono trovata davanti la vetta del Kilimangiaro in tutto il suo splendore e ho cercato di ammirarla fino a che non è sparita all’orizzonte. Ho scattato una foto ricordo con la macchina digitale.

1 luglio Tana

Arriviamo ad Antananarivo dopo uno scalo di 30 minuti fatto a Nosy Be (l’isola grande) I controlli alla dogana sono certamente più severi di quelli Italiani e ci trattengono per 40 minuti .Noi c’eravamo messi in comunicazione dall’Italia con una persona di nome Mahery che per accordi presi si sarebbe dovuta trovare ad aspettarci all’aereoporto per accompagnarci nella prima parte del nostro viaggio. Mahery era lì ad aspettarci con un cartello con su scritto il nostro nome. Sinceramente l’impatto è stato forte,oltre a combattere la stanchezza c’era anche da stare attenti ai bagagli che i facchini cercavano di strapparci di mano per avere la mancia .Lo spostamento dei nostri bagagli per poco più di dieci metri ci è costato 5000 Ar.Vicino all’aereoporto abbiamo fatto il cambio dei soldi, ci è sembrato più conveniente, successivamente Mahery ci ha accompagnato all’ hotel SakaManga (il gatto blu) che dista dall’aereoporto 45 minuti di auto. Nonostante ci fossimo avvicinati il più possibile all’entrata dell’hotel non siamo riusciti a salvarci dai portatori di valige, o da chi vuole venderti qualcosa. Finalmente all’interno, la camera comoda , con bagno, al prezzo di 25 € a notte All’interno il ristorante offre piatti europei, spazi di soggiorno con internet point. Dopo aver pranzato con pesce , contorno, dolce, acqua, birra, al prezzo di 12 €, saliamo in camera per una rinfrescatina e decidiamo di uscire a fare due passi per l’ Avenue de l’Indépendence. Sia perché il sole sta tramontando, anche se sono appena le 17,30, sia perché siamo assaliti da mendicanti o da chi vuole un cadeau (regalo), decidiamo di rientrare. La giornata è stata fin troppo movimentata e siamo stanchi.

2 luglio Antsirabe

Abbiamo riposato bene. Dopo esserci alzati e fatto colazione, iniziamo il programma di oggi . Ci siamo proposti di raggiungere Antsirabe. Durante l’uscita da Tana, la folla di venditori si mescola al traffico e ci costringe a tenere un andatura molto lenta (mora mora), ma l’andare piano con l’auto non mi dispiace perché mi permette di curiosare con più tranquillità in mezzo alla gente .Passiamo davanti al lago Anosy con al centro il monumento ai caduti della I e II guerra mondiale.
Poco fuori da Tana, alla distanza di 15 Km, troviamo il Lavoloha, l’enorme palazzo del Presidente Ratsiraka, ideato secondo lo schema del Palazzo della Regina e costruito con grandi spese sotto la sua presidenza, per me l’edificio è fuori contesto. Continuiamo il nostro percorso, si aprono davanti a noi colline e ammassi di pietra, qua e là piccoli villaggi di case caratteristiche, fatte di argilla rossa e paglia. Lungo i margini dei corsi d’acqua donne e bambine lavano panni e loro stesse. Metri di biancheria sono stesi sull’erba e al sole.
Raggiungiamo Ampogabe e il nostro autista si ferma, qua e là case (capanne di argilla e paglia) , donne sedute a terra che lavorano la rafia. Ci avviciniamo, loro ci mostrano la lavorazione e ci spiegano, con l’aiuto di Mahery che ci fa da traduttore, che l’albero della rafia è simile a un salice piangente, essa è per natura di colore avana chiaro, loro le danno la colorazione che vogliono secondo la necessità. Nel margine della strada uno zoo di animali fatti in rafia molto belli, quello che attira di più la mia attenzione è la giraffa, ma purtroppo è enorme e per questa volta mi devo accontentare di un Maki (lemure) perché lo posso tenere nel mio zaino e poi inserire in valigia senza che si rompa.
Ci rimettiamo in macchina e non mi stanco di guardare ,vediamo della gente lungo la strada che agita le mani e danza. Sono curiosa di sapere che cosa passa loro per la testa. Mahery ci spiega che è la ricorrenza della festa di Famadihana, un’ usanza di due etnie del posto, dei Merina e dei Betsileo, quella dei morti .Consiste nel riesumare i morti antenati delle famiglie, sono occasioni intense e gioiose e si propongono ogni 7 anni.
Siamo finalmente arrivati ad Antsirabe (là dove c’è molto sale), l’acqua delle terme contiene molto cloruro di sodio. Purtroppo le terme sono in rovina e ne rimane ben poco. La città è tranquilla con ampi viali percorsi da moltissimi pousse-pousse (carrozze a due posti trainate da l’uomo per pochi soldi). I più corrono senza scarpe. La gente del posto utilizza i pousse-pousse (dall’inglese push) anche per accompagnare i bambini a scuola. Andiamo a mangiare in un bel ristorante Gianni ed io prendiamo crevettes con il riso, Mahery les boulettes di zebù. Raggiungiamo l’hotel Résidence Camelia, dove pernotteremo , per riposarci un po’. Alle 15,30 abbiamo programmato un giro per la città.
Alla fine siamo andati al mercato nominato Asabotsi (sabato) pieno di gente, oggetti, alimenti ecc. Siamo finiti da una famiglia che vive grazie alla lavorazione dei corni di zebù. Un ragazzo, insieme ad un anziano, ci hanno mostrato come dal grezzo corno, attraverso vari passaggi, di riscaldamento, di svuotamento, di lucidamento e modellamento si può creare uno sparviero. Ci hanno anche permesso di fare una bella foto di gruppo, così che non ho potuto fare a meno di acquistare uno sparviero e un reggi capelli. Decidiamo di rientrare all’hotel perché oggi abbiamo visto abbastanza.

3 luglio Ranomafana

Ci siamo alzati di buonora, il programma di oggi ci porta a percorrere 250 km. Dopo aver raggiunto un internet –point e con difficoltà, aver mandato un messaggio a mia figlia in Italia,
partiamo da Antsirabe per raggiungere Ranomafana (acqua calda) un tempo sede di terme. Durante il viaggio ci siamo fermati ad Ambositra dove lavorano il legno. Essa è famosa perché il legno di diversa natura, cioè palissandro (marrone scuro), legno di rosa (rosso), l’ebano(nero) è lavorato secondo la tecnica dei Zafimaniry per fare statue,vasi, articoli intarsiati. Qui abbiamo assistito alla lavorazione del legno fino al prodotto finito. Dalla fabbrica siamo passati al negozio dove abbiamo acquistato una scacchiera, un quadro in legno che rappresenta un paesaggio e un lemure in legno. Ripreso il viaggio il paesaggio davanti a noi appare ricco di colline, rocce, ampi terreni a terrazze con coltivazioni di riso. Ci siamo fermati per fare delle foto e ammirare il paesaggio, una ventina di bambini usciti dal nulla ci hanno raggiunto, avevano tutti dei cestini con qualcosa, gli ho fatto capire che li volevo fotografare, loro mi hanno sorriso e si sono subito messi in posa.
I bambini sono molto belli, socievoli, sorridenti. Hanno la facoltà di intuire di che nazionalità sei, gli ho chiesto molte volte come facessero ma non ho avuto una risposta esauriente, avrei voluto regalare loro il mondo, ma non ho potuto fare molto. Continuando il percorso notiamo il cambiamento delle persone, sia nel colore della pelle che nel modo di vestirsi, infatti sono i Betsileo più scuri e avvolti da coperte di molti colori sgargianti, giallo,rosso,arancione. Siamo a Ranomafana il nostro programma è di visitare il Parc National De Ranomafana, colline ricoperte da foreste con numerosi piccoli corsi d’acqua, vogliamo vedere Lapalemure dorato e l’hapalemure dal naso largo. Abbiamo prenotato un Lodge( piccola casa di montagna) accogliente e comodo con vicino il ristorante. La sera stessa decidiamo di andare a vedere i lemuri notturni così prendiamo una guida. Un ragazzo di nome Hery (Augustin).All’apparenza egli è un tipo vivace e scaltro, soprattutto per me ,perché parla italiano. Io e Gianni siamo muniti di torcia elettrica, grazie a lui che prudentemente aveva insistito di portarne due, e per fortuna, perché in più occasioni si sono rese utili. Iniziamo la nostra escursione, ci incamminiamo, alle 17,30 è già buio, il percorso è segnato, si deve fare attenzione, si scivola facilmente, parliamo a bassa voce per conoscerci un po’. Hery ci spiega che il suo nome significa “forte” e ha aggiunto di essere del segno del leone (re della foresta): per questo lui ama lavorare li. Arriviamo a destinazione e ci fermiamo in una piazzola ad aspettare di vedere i lemuri (Microcebus) sono lunghi 12 cm e pesano 40 gr., possono avere dai 3 ai 4 piccoli all’anno. Finalmente riusciamo a vederlo: occhi grandi e coda lunga. Appagata la nostra curiosità lo lasciamo in pace, anche perché siamo attirati da un altro animaletto che lì per lì mi era sembrato un piccolo cinghiale, invece Hery ci spiega che quello è il Fossa Fossana, una specie di puma molto docile all’apparenza, sembra domestico a tal punto che si lascia tranquillamente fotografare. Forse ha capito che questo è il suo mestiere e che le guardie del Parco gli danno degli ottimi bocconcini perché interpreti ogni sera alle 18 la sua parte come in uno spot televisivo.
Il ritorno, grazie alle torce è andato bene e per questa sera sono soddisfatta Domani mattina ci aspetta la seconda parte della visita al P. N. di Ranomafana

4 luglio Ranomafana a Fianarantsoa

Ci alziamo molto presto perché alle 7,30 abbiamo l’appuntamento con Hery per continuare la visita nella foresta fluviale e vedere altri tipi di lemuri. Quando siamo partiti la prima cosa che ha fatto Hery è stata quella di illustrarci il percorso e i lemuri che si sarebbero visti, in totale sei specie. La foresta è bagnata e per noi non è facile percorrerla perché bisogna fare attenzione a non scivolare. Hery ci ha parlato della Felce a Nido che si chiama così perché il Maki FULVUS la usa come nido per i suoi piccoli. Vediamo il tronco del PALISSANDRO, il RAVINALA, palma a ventaglio , simbolo del Madagascar, la cui foglia serve per costruire i tetti delle case e le pareti. Vediamo anche molti tipi di orchidee, anche se senza fiore, perché il periodo della fioritura è ad ottobre. Il pittosporo che, al contrario del tipo che abbiamo noi in Italia, allontana gli insetti. Questa foresta ricca di CANNE DI BAMBU’ è il nutrimento preferito del Maki (APALEMURE GRIGIO) che ne mangia le foglie, L’APALEMURE-AUREUS mangia la canna di bambù che contiene cianuro e, per disintossicarsi dal veleno, mangia terra rossa e beve molta acqua che si trova dentro la canna di bambù..
Il maki RUBRIVENTER (lemure a ventre rosso) e il Maki dalla fronte rossa sono onnivori.
Infine abbiamo visto una famiglia di sette lemuri i SIFAKA (PROPITHECUS-DIADEMA-EDWARDII), si nutrono di germogli di foglie e vivono in uno spazio di 40 H. Nella foresta abbiamo notato delle pietre messe in un certo ordine, Hery le ha definite VATULAI, cioè pietre commemorative dell’etnia dei TANALA, in memoria degli antenati. La guida ci ha raccontato la storia passata e se lo scopo era di attrarre la nostra attenzione ha sicuramente raggiunto il risultato. Abbiamo dato a Hery 60.000 AR mentre il biglietto per il parco ci è costato, in due, 37.5 00 AR .
Dopo essere rientrati da questa esperienza abbiamo raggiunto FIANARANTSOA e ci siamo sistemati all’hotel SOFIA. Il tempo di ordinare i bagagli e subito siamo andati a fare una passeggiata nel paese.Mahery ci ha mostrato due chiese e la piazza con un pulpito da dove parlano i rappresentanti del paese. Siamo anche andati a visitare la scuola visto che eravamo circondati da bambini che ci davano il benvenuto chiedendo naturalmente un cadeau .Io e Gianni lavoriamo nella scuola ed è stato interessante e curioso vedere come sono organizzato l’insegnamento. I banchi di legno molto vecchi, accalcati fra loro, ospitano circa 60 bambini di età diverse organizzati in pluriclasse. Cristina, una bambina che ci si è incollata addosso, parla discretamente l’italiano e ci ha dato molte informazioni .Cristina sicuramente voleva arrivare ad avere un cadeau e lo ha ottenuto. Abbiamo comprato e consegnato quaderni e penne ad una diecina di bimbi, dopo averli acquistati in un negozio sulla piazza. A Cristina abbiamo comprato anche un quadernone perché entra il prossimo anno alla scuola superiore . Cristina mi ha dato il suo indirizzo postale e le ho promesso di mandarle una cartolina: ogni promessa è un debito. Appena Cristina ha ottenuto quello che voleva è sparita., Questa bambina mi ha fatto riflettere, sapeva bene l’italiano anche se a scuola non glielo insegnano , alcuni dei nostri ragazzi non riescono nello studio dell’inglese nonostante venga insegnato a scuola da un professore qualificato. L’istinto di sopravvivenza aguzza l’ingegno.


5 luglio Ranohira Isalo

Oggi raggiungeremo il Parc. National d’Isalo che dista da Fianarantsoa 270 km. La strada è lunga la percorreremo facendo delle tappe per rendere il viaggio piacevole, Mahery ci ha detto che raggiungeremo Ranohira verso le 15.
Ci siamo fermati vicino ad una bancarella sistemata sul margine della strada, al di sopra di questa ci sono delle donne che lavorano a testa bassa. Esse ricavano dalle agavi la nostra comune corda facendo con essa cappelli, borse, sottopentole. Una bambina di 9 o 10 anni ci mostra come dalla foglia di agave si passi a quel materiale che sembra stoppa e che lei, con movimento semplice della sua mano a contrasto della piccola coscia, riesca in poco tempo a farne una comune corda. Oltre a dare una mancia soddisfacente alla bambina, abbiamo acquistato un certo numero di sottopentole, troverò sicuramente il modo di regalarle quando tornerò in Italia. Come di solito faccio, chiedo loro, il permesso di fotografarle, accettano volentieri. Ripartiamo e poco dopo raggiungiamo AMBALAVAO (Nuova Valle) e il mercato degli zebù, grandi spazi aridi si aprono davanti a noi, nuvole di polvere si sollevano e possiamo vedere recinti delimitati da steccati dove all’interno si muovono gruppi di zebù che sembrano impazziti . Nelle vicinanze dei recinti ci sono dei camion dove vengono stipati questi animali per chissà quale destinazione Dopo aver mangiato un po’ di polvere decidiamo che ne abbiamo abbastanza e ci allontaniamo. Raggiungiamo la fabbrica della carta. La carta Antemoro è un prodotto di punta per l’artigianato malgascio. All’inizio vediamo un negozio con la carta gia preparata, cioè il prodotto finito. Più avanti, sotto una tettoia, donne che impastano la fibra dell’ AVOHA un arbusto che permette la fabbricazione della carta, gli artigiani l’hanno poi ravvivata inserendo fiori e piante fresche, ne fanno quadri,biglietti, album per foto ecc. Io ho acquistato due album per foto piccoli a soli 7000 Ar. l’uno.
L’ora del pranzo è arrivata, ci siamo fermati in un ristorante nella cittadina di Ihosy capoluogo del territorio dei Bara , abbiamo mangiato bene, io e Gianni pesce arrosto e patate fritte, Mahery una zuppa di verdure mista a carne di zebù accompagnata dal riso. Durante il viaggio parliamo molto con Mahery, sulle varie etnie, sulle tradizioni, e sulla natura del paesaggio il quale, man mano che scendiamo dall’altopiano, cambia , da dolci colline, a colline rocciose, fino a praterie infinite e aride. Sembra di essere nel Colorado o nell’Arizona. Appena arrivati a Ranohira raggiungiamo il bungalow che non è molto accogliente e, dopo tutto, la porta è piena di buchi dai quale può passare qualsiasi animale.La serratura è un piccolo chiavistello che facciamo fatica a chiudere. Sinceramente non mi sento al sicuro. Al contrario il villaggio si presenta bene con piscina e ristorante dove la sera abbiamo pranzato.

6 luglio Ranohira Isalo

Nel Madagascar si va a letto presto e la mattina alle 6,30 la gente è già per strada.
Oggi visiteremo il parco dell’ Isalo. Abbiamo fatto colazione siamo pronti per partire, Gianni ha preso accordi con la guida che ci costa 37000 Ar. In automobile percorriamo 17 km per arrivare al punto di partenza per le escursioni verso il massiccio dell’ Isalo. Il paesaggio è brullo, qua e là qualche palma e altri tipi di albero pirofili in grado di sopravvivere agli incendi che i Barra appiccano alla savana per avere erba fresca per gli zebù. Il nostro accompagnatore si chiama Tina, ci fa strada. Davanti a noi si aprono due gole con all’inizio la foresta di Maki, sulla nostra sinistra vediamo il Canyon dei Maki e sulla destra il Canyon dei Rats. Tina ci spiega che i Maki hanno due nemici (predatori) all’interno della foresta, sono uccelli predatori rapaci, “ i Blibraid” ,e il Fossa Fossano, che è un piccolo puma. I lemuri vivono nella foresta, ma la sera si nascondono nei fori delle rocce per essere più al sicuro.
Oltrepassiamo la foresta , entriamo nella gola dei Maki, dopo aver camminato attraverso un percorso roccioso e impervio, arriviamo ad una piccola spiaggia accanto alla quale scorre un ruscello, più avanti c’è una cascatella chiamata la doccia del re. Davanti a noi la gola continua, ma torniamo indietro e nella foresta abbiamo il piacere di vedere cinque Sifaka Propithecus verreauxi detto anche lemure danzante perché cammina solo sugli arti posteriori. Il Sifaka è rivestito da una pelliccia bianca a eccezione del petto e del ventre dove si intravede la pelliccia grigia e del muso nero. Pranziamo velocemente e alle 14 continuiamo l’escursione in direzione della Piscina Naturale. Tina ci spiega che il parco dell’ è moltIsaloo frequentato e se vogliamo vedere i lemuri è meglio essere in pochi per non fare rumore. Il percorso iniziale è in salita ed arrivati ad un certo punto ci siamo fermati per riposarci un po’. Stando seduti è normale guardarsi intorno;Tina ci ha indicato a 200m. da noi una famiglia di lemuri Catta, 5 in tutto. Il Catta è una specie inconfondibile per la coda ad anelli bianchi e neri, ventre bianco, parte superiore marrone. Il panorama che ci viene offerto è molto bello, siamo circondati da montagne di roccia piatte, sedimentarie lavorate dall’acqua e dal vento che danno origine a forme , sculture, dove chiunque può sbizzarrirsi con la fantasia. Tina ci informa che siamo sul territorio dei Bara e ci fa notare delle formazioni in qualche anfratto di roccia, esse sono tombe chiamate LOLO, sono sistemazioni provvisorie dalla quale il defunto verrà rimosso dopo due anni e posizionato nel punto più alto, vicino al cielo. Per i Bara gli zebù sono simbolo di ricchezza e potere: essi allevano e rubano gli zebù Oltre al paesaggio che sembra appartenere al Colorado ci sono un’ infinità di piante, per esempio il Topia, un albero dalle bacche verdi, l’albero del Mango, il Salatsi che è una pianta endemica che si trova solo nel parco dell’Isalo, l’ Aloe, la Pervinca che serve a curare il cancro e il kalankoe. Però il simbolo del parco dell’Isalo è il Pachypodium (piede di elefante) che viene detto Baobab Bonsai. Essa è una pianta polposa e piena di liquidi. Il simbolo del Madagascar, invece, è il Ravinala, la cosi detta palma del viaggiatore, palma che si apre a ventaglio. Abbiamo poi visto altri tipi di palma di cui una che vive nell’ acqua. Arrivati alla Piscina Naturale vediamo che essa è formata da una cascata d’acqua ed è una pozza di acqua limpida dove i turisti più avventurosi si tuffano. Decidiamo a questo punto di ritornare , un serpente mi attraversa la strada, io sobbalzo, Tina mi rassicura dicendomi, che in Madagascar l’unico animale velenoso è uno scorpione( lo Scorpione Rosso).

7 luglio Ifaty

Stamattina ci siamo alzati presto siamo intenzionati a percorrere 280 km per arrivare a IFATY. E’ un villaggio balneare vicino a Tulear. Tutto è tranquillo, ci guardiamo intorno, colline rocciose assumono forme curiose, una di queste viene chiamata “La Regina” perché ha la forma di una testa con la corona. Ci troviamo a percorrere il territorio dei VEZO (Arabi–Africani provenienti dalle parti del Mozambico). Davanti a noi villaggi, quello di ILAKAKA, di MANOVO e MANOVO SUD formati da case piccolissime fatte di frasche, forse di Ravilana , non riesco dalla macchina a vedere bene, ma le condizioni mi sembrano molto disagiate che pare impossibile che ci possano abitare gli uomini. La gente è fuori dalle abitazioni, poco vestita e solamente di stracci, molti seduti a terra senza fare nulla, le uniche cose in movimento sono i Varamba (carretti con quattro piccole ruote guidati per mezzo di un timone di legno ) con sopra balle di carbonella e carri trainati dagli zebù. Intorno distese di terra aride, noto nidi di termiti sparsi in qua e là nel terreno. Le termiti sono insetti isotteri che vivono in popolose comunità e si dividono nelle funzioni tra soldati cechi e operai. I nidi costruiti raggiungevano anche 60 cm di altezza, mentre in Australia superano anche due metri. Ho sentito dire che da queste parti si trovino gli zaffiri , sono un po’ scettica, non vedo nulla che assomigli al benessere. Sono colpita ad un certo punto da una casetta in muratura, intorno recintata da un muro alto un metro, Mahery mi dice che è una tomba (LOLO) è stata costruita dai parenti del defunto. In questo caso dalla famiglia dei MAHAFADY e si distingue per i corni di zebù messi qua e là sul muro di recinzione. Per sgranchirci un po’ le gambe, ci siamo fermati al mercato di uno dei villaggi citati sopra , inizialmente la situazione intorno non mi dava sicurezza, i bambini , la gente si avvicina alcune volte troppo, poi presa dalla mia curiosità incontrollabile mi sono fatta avanti , ho percorso il piccolo mercato tra le bancarelle, c’erano persino i profumi e sapone non di ottime marche, ma che conoscevo, piccoli dolci assomiglianti alle frittelle di S.Giuseppe, erano invitanti nell’aspetto ,ma come gusto non saprei perché non ho avuto il coraggio di mangiarne. Non ho sentito cattivi odori, come si sentono a volte nelle bancarelle della carne e del pesce, la frutta, per esempio, era sistemata in terra sopra uno stoino e accatastata a forma di piramide. Abbiamo raggiunto la macchina e siamo ripartiti. Ai confini dei villaggi c’erano i posti di blocco, una volta siamo stati fermati , io sono rimasta stupita, quando un poliziotto ci ha chiesto un cadeau (regalo), in verità non li devono pagare molto: il suo maglione era pieno di buchi. Prima di arrivare a TULEAR ci siamo fermati a visitare l’Arboreto d’Antsokay . Per me è stata una cosa veramente interessane, sia per quanto riguarda l’aspetto degli alberi , sia per quello che riguarda la loro utilità pratica. Devo dire che l’arboreto presenta molte varietà di piante che io ho elencato sul mio taccuino in tutti i loro aspetti. Quando si vedono cose nuove e interessanti il tempo passa velocemente, si è raggiunta l’ora del pranzo, saliamo in macchina e raggiungiamo un ristorante. Ho pranzato con Capitaine alla griglia, un pesce veramente squisito, con patate fritte e un caffè. Il padrone del ristorante è un italiano.
La strada per IFATY è sterrata, sabbiosa e piena di buche, non c’è una direzione di marcia, quindi si può guidare sia a destra che a sinistra, l’importante è cercare di schivare le buche e le galline che pascolano liberamente sulla strada con i rispettivi pulcini senza fare caso alle macchine , mi stavo dimenticando dei camion di cotone e dei taxi brousse con la gente accalcata e che penzola dagli sportelli anteriori.. Durante il tragitto passiamo attraverso una serie di villaggi, la gente tutta sulla strada con baracchini di frutta,dolci, pesce, carne ecc,sono soprattutto donne con i figli. I bambini piccoli si rotolano in terra, noi dobbiamo stare attenti a non schiacciarli. Dopo questa gimcana siamo arrivati a IFATY dove avevamo prenotato un bungalow. Il bungalow è proprio sulla spiaggia davanti all’oceano indiano e siamo circondati da palme , alberi di noci di cocco e canoe con ragazzini che pescano. La sabbia è di un bianco lucente, tutto questo mi sembra un sogno. Per oggi la giornata è finita, ci rilassiamo sulla veranda, alle 19 pranziamo e andiamo subito a dormire, naturalmente dopo aver calato la zanzariera…..



8 luglio IFATY- Tulear

Oggi è una bella giornata e abbiamo deciso di riposarci e rilassarci. Dopo la colazione facciamo una bella passeggiata . Guardando il mare sulla sinistra ho il villaggio di agricoltori (i Masikoro) e la foresta dei Baobab, a destra ho il villaggio di pescatori ( i VEZO) e la foresta delle Mangrovie. Noi decidiamo di vedere le Mangrovie, quindi ci incamminiamo , la sabbia è morbida ma in certi tratti è delimitata da scogli dove si nascondono granchi neri e enormi. La spiaggia è isolata, si vede solo qualche pescatore sulla sua piroga a largo. All’improvviso dei bambini si avvicinano, intravediamo un villaggio che si estende sulla spiaggia, essi ci salutano e ci ripetono la parola di rito “cadeau” in continuazione. Abbiamo continuato la nostra passeggiata, cercando di mostrarci il più indifferenti possibile, anche perché la foresta di Mangrovie è li vicino e dopo tanto camminare la vogliamo vedere. Mentre camminiamo, davanti a noi, nel bagnasciuga, oltre a esserci gli escrementi umani, ci sono bambini che ci salutano e nello stesso tempo fanno la popò . Io e Gianni ci siamo, oltre che schifati, anche sentiti un po’ in imbarazzo e, per finire, quando mi sono girata indietro per controllare la situazione, a pochi metri da noi c’era un militare con un mitra puntato a terra che ci seguiva. A questo punto ho bisbigliato a mio marito quello che avevo visto e abbiamo ritenuto opportuno di tornare indietro. Così lentamente seguiti dai bambini, fino ad un certo punto, poi ci hanno lasciati con un sonora veloma (arrivederci) siamo tornati al bungalow. E’ l’ora di prepararci per partire , la meta è Tana. Aspettiamo di pranzare e dal belvedere del ristorante con il mio cannocchiale guardo i confini dell’oceano segnati da una riga bianca, è la barriera corallina, il colore dell’acqua verde chiaro, in lontananza diventa celeste come il cielo, sull’oceano galleggiano piroghe, con vele improvvisate, trascinate dal vento. Alcuni bambini in lontananza si divertono a mandarmi il loro saluto, io il mio. Saldiamo il conto e, mentre aspettiamo sotto un gazebo il taxi che ci deve venire a prendere, assistiamo alla compravendita di pesce da parte di ragazze VEZO. Ragazze Vezo si avvicinano al ristorante portando secchi contenenti pesce, appoggiati sulla testa,tra la nuca e il secchio un pareo arrotolato ad anello, li appoggiano a terra e aspettano con pazienza che la responsabile del ristorante le dedichi del tempo che sembra essere molto caro, dal momento che la signora ci mette molto ad arrivare. Il pesce è stato pesato due volte con una bilancia da antiquario, alla fine era 7 kg , hanno ricevuto 2000 Ar + 2 sigarette. Il taxi, un 4x 4, ci porta a TULEAR all’hotel CHEZ ALAIN, la camera e il bagno sono piene di zanzare, provvediamo dandoci l’insetticida fornitoci dal gestore dell’hotel, usciamo perché non è il caso di respirare quel veleno, approfittiamo per trovare un internet – point. Qualche pousse-pousse si avvicina per invitarci a salire ma non sappiamo di preciso dove si trovi l’internet point e preferiamo camminare. Al nostro ritorno apriamo un po’ le finestre della camera anche se è passato del tempo c’è sempre un odore acre. Premetto che noi stiamo facendo una profilassi contro la malaria con delle pastiglie da prendere dopo mangiato (il Malarone), ma non per questo sono disposta a prendere pizzichi. Pranziamo con pomodori ripieni poco buoni, pesce Mèrou non molto pregiato senza spine e una macedonia accettabile per Gianni, mentre la mousse di cioccolato per me era scadente.

9 luglio Tana

Abbiamo dormito un po’ di più, Gianni ha tossito tutta la notte.
Oggi alle 11 abbiamo l’aereo che da Tulear ci porterà a Tana. Ci siamo fatti accompagnare da un taxi all’aeroporto (per 7 km 20.000 AR) Appena arrivati ci troviamo assaliti da chi ti vuol portare le valigie e chi chiede elemosina. Al check-in la mia valigia pesa 16 kg, quella di Gianni 18 kg. Nell’aeroporto ci sono circa 60 persone, la maggior parte di stranieri sono italiani.
Sull’aereo si siede vicino a me una signora siciliana che subito mi confessa che ha una fifa matta e mi fa notare che la sua poltrona non è fissata bene, io cerco di tranquillizzarla mostrandomi serena, e non le dico che in effetti anche io ho un po’ di paura. La cosa più simpatica è stata quando la signora ha chiesto dello zucchero allo steward, mi ha fatto sorridere.
All’aeroporto di Tana ci attendeva la moglie di Mahery per accompagnarci all’hotel Sakamanga , ci eravamo già stati e conoscevamo già l’ ambiente. Ci siamo presi due giorni di riposo , che poi non lo sono, perché gireremo per la città nell’intento di conoscerla meglio. Nel pomeriggio siamo andati a visitare il museo dell’arte e dell’artigianato. All’interno del museo c’è esposto un fax simile dell’interno della casa malgascia, composta da una sola stanza dove si trova appoggiato alla parete sinistra una costruzione rettangolare foderata da stoini e rialzata da terra, la guida ci spiega che essa è il letto dove la madre partorisce il suo bambino e dove ella è costretta a stare per i primi 7 giorni, non può uscire neppure per fare i propri bisogni., In terra vicino a questo letto dorme il marito con gli altri figli, nella parete di fronte un piccolo baule, sulla destra il recinto della gallina e un’anfora d’ argilla per contenere cibi da conservare, al centro il camino o per meglio avvicinarsi alla realtà un barbecue in legno. Nella stanza accanto la spiegazione del tipo di educazione che i genitori impongano ai figli ( NY-ZAZA-AO-ANATY-FIARAHAMONINA = LA SOCIALIZZAZIONE DEL BAMBINO) (NY-FANABEAZANA-NY-ZAZA= L’EDUCAZIONE DEL RAGAZZO). Una parte dedicata alla circoncisione che è una delle caratteristiche che accomuna tutti i. Malgasci. La circoncisione è una pratica che consiste nell’asportare parte o la totalità del prepuzio del pene ed in genere anche parte o tutto il frenulo. La parola circoncisione deriva dal latino circum (cerchio, attorno) e caedere (tagliare). La circoncisione é una pratica antichissima, che nei secoli ha assunto svariati significati sociali e religiosi. Nell’immaginario collettivo europeo è di frequente ricollegata alla cultura ebraica. La circoncisione è praticata in Madagascar da tutte le etnie, ma variano l’età. Presso gli Antambahoaka viene praticata ogni 7 anni con un rito collettivo che si chiama Sambatra e la festa dura una settimana dove vengono sacrificati gli zebù. Al ritorno abbiamo cercato una farmacia perché avevamo bisogno di un medicinale che calmasse la tosse a mio marito e gli liberasse le vie respiratorie. La farmacia, che si trovava vicino al nostro hotel, era assai provvista , ne sono rimasta meravigliata. Solo che mancando la luce era illuminata da candele.

10 luglio Tana

La mattina avevo bisogno di aggiustare i miei capelli così ho cercato un negozio di parrucchiera (coiffure). Sono entrata in quello che almeno visibilmente mi ha ispirato più fiducia. Anche se ho solo lavato i capelli e messo in posa, sono stata soddisfatta del prezzo: 9000 Ar. Il negozio all’interno non era molto elegante, ma sicuramente migliore degli altri che avevo visto. Nel pomeriggio siamo rimasti nella nostra stanza, abbiamo un po’ scritto, un po’ letto e infine io ho cercato di far funzionare le penne che avevo acquistato per regalare ai bambini in quanto l’inchiostro era un po’ secco. Abbiamo cenato, come al solito, bene al Saka.

11 luglio Tana

Abbiamo appuntamento alle ore 8 con Léonard, ci porterà visitare il mercato artigianale, il Croc–Farm (parco zoologico privato) e il parco zoologico Tsimbazaza.
Iniziamo il nostro giro dal Croc-Farm. Dentro ad un recinto vediamo tartarughe di media grandezza, vicino un ristorante dove si può mangiare carne di coccodrillo, davanti a noi un invaso d’acqua con centinaia di coccodrilli sparsi ai lati, sembra che tutti siano addormentati fino a quando mi posiziono su un ponticello bel vedere per fare foto, uno di loro si getta in acqua e viene verso di me, forse per salutarmi ma a me non piace e mi allontano a gambe elevate.. Ci sono anche due struzzi enormi e agitati io non mi avvicino molto, mi limito a guardarli perché sembra che danzino, la rete del loro recinto è bassa e non mi sembra a misura di sicurezza. Ci sono altri animali come l’istrice e degli asini..
Usciamo per proseguire verso il mercato dell’artigianato ( la Digue). Ci troviamo davanti un viale dove su un lato, una accanto a l’altra, si possono vedere, bancarelle di oggetti di legno, di rafia, pelletteria di pelle di coccodrillo, biancheria ricamata. Gianni è interessato ad un portafoglio di pelle di coccodrillo, tornando alla macchina i venditori che hanno capito, lo seguono per tutto il mercato per costringerlo comprarne uno, dopo aver contrattato il prezzo e ridotto a metà le pretese dei commercianti ne acquistiamo due. Le bancarelle sono molte, ma la merce si ripete così decidiamo che abbiamo visto abbastanza e torniamo alla macchina. Dei bambini si avvicinano, vogliono un cadeau, io faccio loro capire che ho le penne e loro le accettano volentieri. Partiamo dirigendoci al parco zoologico e botanico di Tsimbazaza. Il biglietto non costa molto (5000 Ar) e noi entriamo, iniziamo la nostra passeggiata seguendo il percorso preciso che ci viene indicato da cartelli: sui lati ci sono enormi gabbie dove vivono quantità a non finire di uccelli, di rapaci e di struzzi, coccodrilli, molte specie di lemuri, alcuni dei questi si trovano in piccoli isolotti creati in mezzo al lago al centro del parco. Questa sistemazione potrebbe sembrare migliore della gabbia, ma non è cosi, essi non sanno nuotare e hanno per questo molta paura dell’acqua.. La vegetazione è interessante e la passeggiata rilassante, ma io preferisco vederli in mezzo alla foresta. Decidiamo di pranzare, Léonard ci accompagna ad un ristorante, lo invitiamo a restare con noi ma abita vicino e preferisce pranzare con la sua famiglia , così ci diamo appuntamento per le 14 . Ho preso la caprese, la porzione è misera e non c’è condimento, per dessert Gateau au chocolat (bastoncini di cioccolato) e caffé. Pessima qualità e prezzo superiore alla media.
Nel pomeriggio ci siamo fatti accompagnare dal nostro taxista a visitare il museo di Andafiavaratra, .un magnifico palazzo in barocco di colore rosa situato a poche centinaia di metri dal Palazzo della Regina. Nel museo vediamo mobili, cimeli risalenti all’epoca dei sovrani merina. L’edificio era la residenza del I Ministro Rainilaiarivony il quale sposò una dopo l’altra le tre regine, era un vero detentore del potere. Dietro il palazzo del museo ci sono i facsimile delle abitazioni di alcune etnie ((malgasca, visalo, mahafandly) e sono molto interessanti. Vediamo anche solo esternamente il Palazzo della Regina perché é sottoposto a restauro in quanto in passato fu danneggiato da un incendio doloso. Girando intorno al palazzo vediamo i resti della prima scuola di Antananarivo , la piscina della regina e una statua che ritrae la regina. Tra il museo e il Palazzo della Regina c’è un bel vedere dove vediamo tutta Tana con il suo lago Anosy e la statua che si erge nell’isola al centro del lago.

12 luglio Andasibe

Abbiamo lasciato l’hotel Sakamanga dopo aver saldato il conto e sventato una fregatura, sul conto avevano scritto due volte la stessa cifra e arrotondato a loro favore. La nostra destinazione è Andasibe, all’ hotel FEON’ NY ALA, è uno dei migliori alberghi di media categoria ed è situato in una splendida posizione, proprio a limite della foresta, da qui si odono le urla degli Indri Indri. Il nome dell’albergo significa “Canto della foresta”.
Durante il percorso ci siamo fermati al Madagascar Exotic (riserve Peyrieras) per vedere le farfalle. Appena entrati abbiamo preso una guida perché ci mostrasse tutto quello che c’era da vedere.
Abbiamo iniziato con i camaleonti , siamo entrati in una gabbia enorme all’interno c’era della vegetazione dove io non riuscivo a vedere niente quando la guida ha iniziato a mostrarci il primo che non solo era davanti ai miei occhi , ma era davvero enorme e di colore verde, era il PARSON il più grosso raggiunge i 60 cm, il camaleonte CRISTOPHER di circa 50 cm, il FURCIFER PARADISI, più piccolo, ma aggressivo, il CRUCIFLATERALI, punteggiata di diversi colori con due croci laterali. Tra gli altri rettili il FANTASTICHIS assomiglia ad una foglia, l’EROPLATIS-LIGUATIS colore del legno banana (notturno) , l’EUROPLATIS-FIMBRIATIS assomiglia a un coccodrillo (o corteccia d’albero con la coda a foglia)
Tra le farfalle la più grande del Madagascar è la COMETE, vediamo anche la ZINOVIA ANDENISA piccola farfalla, e l’IRANIA papillon bleu,
Tra le piante LA FLEUR DE LA PATIENCE, LA LANTANA, LA CAMARA, DATURA STRANOMIUM dai grandi fiori a campana bianchi, le farfalle amano farci il nido.
Attaccati ad un trave di legno due enormi pipistrelli colore grigio scuro, essi si nutrono di banane e NEPHLIER un frutto giallo simile alle nostre sorbe. Per finire la nostra guida ci ha mostrato una serpe attorcigliato al ramo di un albero, era un serpente particolare che vive sugli alberi.
Dopo un’ora raggiungiamo l ‘ hotel “il canto della foresta”. Il bungalow è carino, sono piccole case di legno col tetto fatto di foglie di Ravinala, all’interno una camera e bagno. Abbiamo pranzato con pesce (il tilapia) e riso. Mentre ci riposiamo sulla nostra veranda e ammiriamo il panorama vediamo tre Indri che saltano da un ramo a all’ altro, poi si fermano e si mettono a dormire, noi li ammiriamo meglio con l’aiuto del nostro binocolo. Decidiamo di fare due passi all’interno del villaggio dove siamo ospitati e ci fermiamo al bar a prendere io un succo alla Grenadelle (fiore della passione) e mio marito un latte caldo. Tra un po’ ceneremo. Non vedo l ’ora di arrivare a domani per la passeggiata nella foresta.

13 luglio Andasibe (grande accampamento)

Oggi sarà una giornata movimentata, abbiamo appuntamento con la guida per visitare la foresta fluviale di Andasibe .
La foresta si presenta bagnata e scivolosa, ma nonostante la difficoltà siamo tutti orgogliosi di fare questa esperienza, io mi sento Indiana Jones.
All’inizio la guida, di nome Marie ci fa notare alcune piante medicinali come la CAMELIA JAPONICA , il BABAKOTO ( palma per le cerbottane), ORKIDEA MICROCEBA EPIFITA (fiori arancioni). Proseguiamo attraversando col l’ausilio di un ponte una parte di foresta chiamata l’ANALAMOSATRA ( foresta del fiume) il fiume e ricco di pesce tipo il Tilapia e la Carpa Reale.
Marie ci mostra altre piante: la CLIDINIA che cura il mal di stomaco,PANDEMUS ( VAKONA in malgascio), la RAVILA-PALMIER, il cuore di questa palma può essere mangiato. Le BOIS de ROSES, CACTUS senza spine.
Marie si è allontanata da noi per fare un’ escursione e sondare se ci sono lemuri nelle vicinanze, in effetti Marie non è sola , ci sono degli avvistatori che indirizzano le guide nella direzione dei lemuri. Cosi Marie, appena ha avuto le informazioni dovute, ci ha fatto vedere il primo lemure che si trovava nelle vicinanze, si tratta di un maki notturno, sta dormendo è l ‘HAVAI LANIGER, non si vede molto bene perché è tutto arrotolato. Più avanti vediamo l’INDRI , ti emoziona con il suo verso ,un lamento quasi umano che attraversa la foresta. L’INDRI è monogamo il più grande dei lemuri, privo di coda si arrampica sui tronchi in verticale e salta con le potenti zampe 10 m per volta attraverso le chiome degli alberi. L’INDRI si alimenta di foglie e germogli sebbene mangi anche fiori e frutti, ha un territorio fisso di 17 h.
Il Lemure FULVUS assomiglia ad uno scoiattolo di color marrone con il musetto marrone più scuro, di carattere socievole, ne vediamo una famiglia di 15 soggetti, mentre giocavano tra loro correndosi dietro, tentato più volte di avvicinarsi a noi. I FULVUS sono poligami, essi non hanno un territorio fisso.
Possiamo ammirare qualche uccello, come il CUAI BLEU che è un mangiatore di camaleonti, l’uccello del paradiso più piccolo di quelli che vediamo nei nostri zoo in Italia ma ugualmente grazioso e variopinto. Arrivati a lago verde vediamo il Martin Pescatore, accanito mangiatore dei piccoli pesci, due specie di anatre, una endemica (Grèbe malgasce) e la “Galinela” Chloropus” pollo d’acqua comune. Quindi oltre ad arricchire le nostre conoscenze di flora e fauna abbiamo fatto anche il bird watching . Il giro è durato 4,30 ore, la guida è costata 30000 Ar. La sera abbiamo scoperto che la guida che ci aveva accompagnato, Marie è l’organizzatrice di un associazione di donne di Andasibe che vogliano lavorare autonomamente. Nel pomeriggio abbiamo fatto quello che si chiama dolce far niente e abbiamo cenato presto.

14 luglio Canale delle Pangalanes

Da Andasibe partiamo per raggiungere l’hotel Ony sul lago Rasoa Bè a 150 km.
Iniziamo il nostro itinerario, la strada è percorsa da moltissimi camion, si deve fare attenzione e andare mora mora (piano-piano), superiamo villaggi, la vegetazione è stata trasformata dall’uomo perché con il sistema del tavy (bruciare la foresta) ci sono stati frane o dissestamenti del terreno, come in certe zone d’Italia hanno dovuto piantare alberi come l’eucalipto e il Pinus Nigra che con le loro radici tengono fermo il terreno ma che stonano con la flora locale. Essi vengono tagliati a loro volta per farci la carbonella e legna da ardere. Guardo dall’interno della macchina e l’albero che mi appare davanti in grande numero di esemplari è il ravinala, non ho ancora detto che esso è l’emblema nazionale del paese e quello di Air Madagascar. Assomiglia sia alla palma sia al banano. Il tronco, dritto e cilindrico, misura da 5 a 15 metri di altezza. Sopra il tronco si spargono da 15 a 25 foglie che formano un ventaglio perfetto. Viene chiamato l’albero del viaggiatore perché le foglie, alla base, raccolgono l’acqua della pioggia e permettono al viaggiatore di dissetarsi. L’albero è veramente bello e possente. Fa un certo effetto in questo contesto così povero e sembra che si voglia distinguere. Il ravinala è un albero che richiede molto spazio e anche se il nome significa “foglia della foresta”cresce male con molte piante intorno.
Per arrivare all’hotel c’è un imbarcazione che ci aspetta è una barca lunga 12 metri per 20 posti ma ci saliamo solo noi. L’attraversata è andata bene, abbiamo preso solo qualche schizzo d’acqua. Ad attenderci sull’altra sponda c’è il proprietario dell’hotel che non ha una bella faccia, ci fa vedere dove è il nostro bungalow e ci dà la chiave. L’interno è buio e quando provo ad accendere la luce mi accorgo che non c’è corrente, ci dice che più tardi ci sarà. All’ora del pranzo andiamo al ristorante e vedo che siamo solo noi nel villaggio, mi sento come Robinson Crusoe, anzi Venerdì. Si è mangiato bene, io i gamberetti in umido e patate fritte, Gianni è fissato col pesce “talapia” e verdure saltate in padella. Ananas per frutta. Raggiungiamo il nostro bungalow e decidiamo di fare una passeggiata lungo la spiaggia . Mentre cammino mi guardo bene intorno per non avere brutte sorprese, ci avviciniamo a un piccolo villaggio, c’è poca gente e tranquilla. Verso di noi arrivano due bambine che mi chiedono “ bonbons”, caramelle, io ho delle penne e gliele offro, loro le prendono e mi ringraziano con un sorriso. Il cielo è nuvoloso e nero, affrettiamo il passo per non prendere un’acquata. Siamo arrivati appena in tempo prima della bufera, per fortuna ci hanno dato la luce così possiamo leggere qualcosa. Il bungalow è composto da due camere e un bagno. Il bagno è fatto in muratura come il pavimento mentre le pareti della camera con legno di bambù , il soffitto è sostenuto da travi incastrate tra loro a forma di piramide vuota, esso è ricoperto dalle foglie di ravinala che vengono rinnovate ogni due anni. Piove molto, ma dobbiamo andare a cena , ci muniamo delle nostre torce perché la luce esterna è insufficiente, dopo la cena andiamo a dormire. Non c’è altro da fare.

15 luglio Tamatave

Questa notte non ho chiuso occhio, un forte acquazzone si è abbattuto sull’isolotto dove sono, ho avuto l’impressione che l’acqua potesse arrivare al letto e che il tetto volasse via. Alle 8 ci siamo alzati e lavati. Alla fioca luce delle nostre torce elettriche, riusciamo a malapena a vestirci e a preparare le valigie. Ancora non è cessato di piovere. In programma stamani abbiamo l’attraversata del Canal des Pangalanes. Noi navigheremo il tratto che va da qui a Tamatave (Toamasina). Questo canale è una rete di corsi d’acqua naturali e di laghi artificiali che si estende per circa 600 km lungo la costa orientale da Toamasina a Farafangana. Il fascino di questo canale è dato più che dal panorama del paesaggio monotono, dai villaggi che si trovano sulle rive. Partiamo con l’imbarcazione che ha la copertura, siamo 5 passeggeri, io, Gianni, il proprietario dell’hotel, una donna malgascia e il suo bambino, più 2 ragazzi che pilotano la barca. Durante il tragitto ci siamo fermati in un villaggio a vedere come vivono. Questa gente è molto povera , due donne ci mostrano la loro industria dove lavorano la foglia di eucalipto che usano per i massaggi e per il raffreddore., sono molto orgogliose del loro lavoro che permette un guadagno di 60 centesimi di euro al giorno, riposandosi il sabato e la domenica. Scatto qualche foto all’attrezzatura molto rudimentale e proseguo. Il villaggio è anche attraversato dalla ferrovia , chiedo informazioni e mi dicono che il treno passa due volte alla settimana. Visitiamo la scuola: è una stanza con banchi di legno vecchi e rotti, due lavagne sporche appese alla parete. In tutto il tragitto siamo seguiti da bambini che ci chiedono un cadeau. Mi sono premunita di penne e le distribuisco. Salutiamo e continuiamo il viaggio, il canale si è riempito di ninfee che assomigliano alle nostre calle, con la barca facciamo fatica a superarle, uno dei ragazzi cerca di liberare il percorso con un’ asta di legno. Nell’ultima parte del canale l’acqua è bassa. Ci hanno fatto scendere per dare la possibilità alla barca di superare questo ostacolo aiutata da persone che per un po’ di soldi l’hanno spinta. Finalmente siamo arrivati, scendiamo e raggiungiamo un taxi, una Renault 4 tutta arrugginita del 1901 che affonda nelle pozze della strada, facciamo gli scongiuri e speriamo che riesca a portarci a destinazione. L’hotel è piuttosto vecchio, ma ha acqua e luce. Metto al posto le valige e usciamo perché dobbiamo pranzare ed è già tardi. Vicino all’hotel troviamo il ristorante Ricrea. Il cibo che abbiamo chiesto è buono al prezzo di 45000 Ar, in più siamo allietati dalla musica tradizionale: l’Hira Gasy . Raggiungiamo la spiaggia vicina dove c’è la gente del posto che passa alla meglio un giorno festivo. Passeggiamo fino alle 17.30, quando il sole cala definitivamente, allora rientriamo in albergo.

16 luglio Tamatave

Ci siamo alzati un po’ più tardi dei giorni passati , non abbiamo fretta, dobbiamo andare all’ Air Madagascar per confermare e per sapere se non ci sono imprevisti per quanto riguarda il volo che ci porterà all’isola di Sainte-Marie. Dobbiamo fare il cambio dei soldi per essere tranquilli e non avere difficoltà a Nosy Boraha (nome malgascio dell’isola). Percorriamo la strada con difficoltà, non solo è piena di buche, ma queste sono piene di acqua perchè piove continuamente, abbiamo acquistato altre penne alla libreria Fakra di Boulevard Joffre. All’uscita siamo inseguiti dai pousse-pousse e nonostante io abbia fatto loro capire con le buone maniere che non ne ho bisogno loro continuano imperterriti. Davanti a me c’è l’oceano, così decido di andare sulla spiaggia, il tempo è migliorato possiamo stare più tranquilli, ma per i Vazaha ( gli stranieri) non c’è pace: venditori di dolci ci costringono a tornare all’hotel . All’entrata dell’hotel sediamo a bere un succo di frutta. Di fronte al ristorante è zona privata per gli ospiti, cosi non ci possono disturbare, raggiungiamo il ristorante La Vérande e pranziamo: è tutto buono. Mentre torniamo all’hotel concordiamo con un taxi per il giorno dopo, ci deve accompagnare all’aeroporto alle 6.30 . Ci siamo riposati per qualche ora, poi abbiamo deciso di raggiungere un internet-point per sapere notizie sull’Italia e per mandare un e-mail . Ceniamo all’hotel Joffre, poi ci ritiriamo nella nostra camera. Finalmente abbiamo la corrente elettrica che ci permette di vedere la T.V. e di leggere.

17 luglio Sainte-Marie

Il taxista arriva puntuale, noi stiamo finendo di fare colazione. Partiamo e in pochi minuti siamo all’aeroporto, ci mettiamo in fila per consegnare i bagagli, mi accorgo che tutto mondo è paese,un tizio con due sorrisini rivolti all’operatrice del check-in ci passa avanti e un altro vuole fare lo stesso ma Gianni lo ferma, uno dà noia e due sono troppi. Così riusciamo a depositare le valigie. Il volo dura poco tempo, i bagagli ci vengano restituiti a mano da un facchino. Ci aspetta un taxi come da accordi presi con il gestore dell’ hotel prenotato: è un fuoristrada 4X4. Il tipo d’auto mi rassicura perchè la strada è pessima. Nel viaggio non siamo soli, ci sono altri due turisti, vengono allo stesso hotel. Il bungalow è carino, ben arredato, camera grande con due finestre e bagno, all’entrata una piccola veranda con due poltrone, davanti a noi l’oceano. Abbiamo appena posato le valigie che Gianni vuole raggiungere, in moto o in bicicletta, Ambodifotatra l’unica città dell’Ile Sainte Marie. In realtà non è che una lunga strada polverosa e piena di buche che corre lungo la costa e non offre nulla di interessante, solo un buon numero di ristoranti. Decidiamo di arrivarci a piedi visto che ogni tanto piove a dirotto. All’inizio della città , dopo l’attraversamento di un ponte, sulla destra vediamo la chiesa cattolica del Madagascar più antica (1857) che fu donata dall’Imperatrice di Francia e un forte in granito attualmente chiuso al pubblico. Appena a sud del forte la tomba di Sylain Roux e un altro monumento funerario di François Albrand, comandante militare francese dell’Isalo (1826).
Vi si trova il Cimitero dei Pirati che si può raggiungere a piedi o in piroga. Il centro cittadino è animato da un vivace mercato, inoltre ci sono organizzazioni turistiche per l’avvistamento delle balene.
Il tempo cambia improvvisamente, la gente del posto porta le infradito o è scalza, mette tranquillamente i piedi nell’acqua motosa, rari sono gli ombrelli. Noi stiamo riparandoci sotto la tettoia di un negozio, davanti abbiamo un taxi brousse fermo, l’autista è sul tettino che sta coprendo i bagagli con un nailon . La pioggia è cessata approfittiamo di una pausa per correre al nostro bungalow, non è facile: la strada è stretta, oltre a schivare le pozze, devi fare attenzione ai veicoli di ogni genere, alle persone e agli zebù. Al ristorante del Libertalia siamo in pochi. Nel pomeriggio mentre stiamo leggendo, assistiamo al ritorno di alcuni turisti ospiti di questo villaggio che questa mattina, nonostante il tempo sfavorevole, sono usciti in mare per vedere le balene, sono arrivati tutti tremanti e stanchi morti, chi cercava un po’ di latte caldo, chi qualcosa da mettersi addosso. Nessuno di loro mi è sembrato così entusiasta. Io e Gianni ci siamo guardati , perchè questa mattina ci è stato proposto anche a noi l’ escursione per il giorno dopo al prezzo di 180000Ar in due più l’acquisto dei giacconi impermeabili, lui ha accettato, ma io non ne sono così convinta perché più che un invito mi è sembrato proposto come un obbligo, se domani farà questo tempo io non ci salgo sul motoscafo che fra l’altro non ha la copertura. Questa sera a cena siamo una ventina. Noi mangiamo l’anatra all’arancia. Alle 20 a letto sotto una polverosa zanzariera.

18 luglio Sainte-Marie

Questa notte ha piovuto molto ed ininterrottamente e piove tuttora, non mi sembra il caso di andare a vedere le balene. Decidiamo di andare all’ Ile Aux Nattes, nota anche con il nome di Nosy Nato, che si trova a largo della punta meridionale dell’isola S. Marie. Nosy Nato è circondata da spiagge di sabbia fina e bianca, dal mare colore turchese e una splendida vegetazione. Siamo arrivati nell’isola tramite una piroga bucata e per 2000 Ar a testa. Ci piace camminare e abbiamo percorso più della metà dell’isola attraverso la spiaggia e percorsi interni per aggirare gli scogli che in certi tratti potevano essere pericolosi da attraversare. Abbiamo incontrato villaggi turistici e ristoranti, le persone che ci vivono, donne che pescano vicino alla riva e uomini nelle piroghe al largo. Sulla spiaggia conchiglie giganti e spesse, una tra queste sarà pesata 7 kg ed era impossibile portarla appresso. Sono le 12,30, a forza di camminare ci è venuta fame, ci avviciniamo al Chez Tity e ordiniamo pesce e patate fritte, poi andiamo a sederci sotto un gazebo proprio a due passi dall’oceano, si sta d’incanto. La giornata si è trasformata da piovosa a una bellissima giornata di primavera. Due bambine stanno pescando con una rete, chiedo loro se posso fotografarle ed accettano in cambio di un cadeau (regalo), offro loro le penne che accettano volentieri e le fissano ai capelli per non bagnarle. Al ritorno c’è sempre qualcuno pronto con la piroga per farti attraversare, poi abbiamo preso un taxi per ritornare a Libertaria. Mi sono veramente divertita: sono quasi le 5 e alle 5,30 è buio. Per oggi la giornata è finita.

19 luglio Talatamaty

Dall’isola Sainte Marie ci trasferiamo a Talatamaty. Il nostro aereo parte alle 13,30 , Gianni non vuole sprecare la mattina senza far niente, ma vuole tornare a Ambodifotatra. Appena fatta colazione, saldato il conto e assicuratoci che ci abbiano prenotato il taxi per le 11,30, ci mettiamo in cammino. Diamo un ultima occhiata ai negozi e pensiamo che la prossima volta, se ci sarà, pernotteremo ad Ambodifotatra: è una cittadina con più vita, ma tranquilla e più adatta agli improvvisi piovaschi. Il tempo è scaduto e dobbiamo tornare. Prendiamo le valigie e saliamo sul taxi. L’autista accende il motore aprendo il cofano e collegando dei fili. Dico a mio marito: “Penso che forse sarebbe stato più affidabile prenotare da noi il taxi, ce ne sono molti “. Comunque siamo arrivati all’aeroporto sani e salvi. Il volo ci ha portato all’aeroporto di Tana dal quale abbiamo raggiunto, con un taxi mandato tramite hotel Chez Jeanne, Talatamaty, piccola cittadina vicino all’aeroporto.. La camera è comoda e ci riposiamo un po’, prenotiamo la cena e poi usciamo. Ai lati le strade sono piene di venditori e mendicanti quasi da non riuscire a passare , ci affrettiamo, dobbiamo rientrare prima che faccia buio. Ceniamo e andiamo a dormire.

20 luglio Talatamaty

Ci siamo alzati e fatto colazione, andiamo a Tana .Conosciamo bene Tana ma ci tengo a vedere di nuovo il mercato Analakely, con le caratteristiche scalinate e centinaia di persone che le percorrono, sui lati. Le bancarelle vendono frutta, verdura , pesce, carne. In terra gente che tende la mano. Percorro il mercato, in lungo e in largo. Successivamente andiamo a vedere lo “ Scoprite” che è un supermercato, i prodotti che vi si trovano li conosco e sono all’avanguardia. Credo che pochi se li possano permette. Tento di farmi i capelli, ma intorno non vedo niente di affidabile. Sono le 12, ci aspetta davanti al Palazzo del Presidente il nostro taxi e torniamo all’hotel.
Alle 16 viene a trovarci Mahery con la famiglia , beviamo qualche cosa insieme e ci salutiamo. Ceniamo e andiamo a letto.

21 luglio ore 6.45 partenza da Tana per Milano

Ci siamo alzati presto, abbiamo l’aereo alle 6,45, ma dobbiamo essere all’aeroporto molto prima per sbrigare tutte le solite procedure. Dalla sala d’aspetto vedo il nostro aereo che viene sottoposto a controllo. Partiamo all’ora stabilita. Facciamo un primo scalo a Nosy Be, poi ripartiamo, 12 ore sono lunghe da passare. Le hostess ci portano la colazione e dopo poco, il pranzo, ci danno da leggere giornali. Nel pomeriggio ci fanno vedere due films, verso le 16 mi sono messa a guardare il panorama ed ho visto il deserto del Shahara, le isole Stromboli, la Sicilia, la Toscana, immagini eccezionali. Alle 18 siamo arrivati a Milano. Cerchiamo un albergo vicino alla stazione, ceniamo a base di pizza e birra alla spina, e poi andiamo a dormire. Non sono abituata a questo caldo e la notte non riesco a riposare.

22 luglio Treno Milano-casa

Ci alziamo alle 7, c’è lo sciopero dei treni e arriviamo a casa con due ore di ritardo. Alla stazione di Follonica c’è mia figlia che ci aspetta con l’automobile nuova e funzionante. Le nostre strade sono asfaltate, i treni esistono, a casa c’è la luce elettrica, l’acqua corrente e calda, il gas metano per cucinare, la Tv con 500 canali, la pulizia e l’odore di pulito. Non nascere nel posto sbagliato. Potresti ritrovarti nel Medioevo.

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