La nostra prima volta negli States

di Moira Vitali –
Ed eccoci arrivati alla fatidica data della partenza del nostro viaggio alla scoperta dei mitici States!!! Dietro a questo viaggio, come del resto anche per gli altri viaggi “fai da te”, c’è un lungo lavoro di programmazione che ci ha portato alla ricerca del volo aereo più conveniente e nello stesso tempo comodo, degli hotel più adatti alle nostre esigenze etc. Praticamente ci siamo creati il nostro viaggio “su misura”.

Il nostro lavoro antecedente la partenza ci ha portato a stabilire un itinerario di massima con conseguente prenotazione del volo aereo, del noleggio auto e della maggioranza degli hotel per il nostro soggiorno utilizzando in prevalenza siti come Opodo ed Expedia. Solo nel caso degli hotel del Grand Canyon e di San Francisco ci siamo affidati ai siti degli hotel stessi. Per quanto riguarda il volo aereo ci siamo affidati ad internet e tra le diverse opzioni abbiamo scelto il pacchetto proposto da www.opodo.it sia per il prezzo conveniente che per gli orari consoni alle nostre esigenze.
Il pacchetto che abbiamo acquistato si affida a Continental Airlines (www.continental.com), compagnia americana con la quale effettueremo tutti i voli della nostra vacanza. Il nostro volo e’ previsto per le ore 10,30, ma visti i recenti episodi connessi agli sventati attentati a Londra, decidiamo di partire per tempo da casa. Alle 6,00 lasciamo la nostra casetta e ci dirigiamo verso l’aeroporto di Malpensa dove già da casa abbiamo prenotato un parcheggio per la nostra auto. Visto lo scarso traffico poco dopo le sette del mattino siamo già al ParkinGo, il parcheggio dove lasciamo la nostra auto al prezzo di 93 euro per sedici giorni (parcheggio coperto). Con la navetta messa a disposizione dal parcheggio raggiungiamo il Terminal 1 da cui decollerà’ il nostro aereo. Nonostante sia piuttosto presto sono molti i passeggeri del nostro volo già presenti in aeroporto tutti in anticipo in seguito all’aumento dei controlli in seguito agli eventi londinesi. I controlli sono abbastanza severi, ma in linea con quelli degli anni precedenti salvo il fatto del divieto di imbarco di liquidi in cabina. Arriviamo al check-in e qui una sorpresa ci attende ……. A differenza di altre compagnie con cui abbiamo volato in precedenza, Continental (non so se anche altre compagnie!!) impone un limite di peso per ciascun bagaglio.

Infatti ciascun passeggero può imbarcare un bagaglio di peso non superiore ai 23 kg. Nel nostro caso, quindi, potevamo imbarcare 46 kg suddivisi su più bagagli; noi, invece, avevamo un unico bagaglio con un peso di circa 30 kg. Risultato di tutto’ cio’: abbiamo dovuto pagare una sovrattassa di 20 euro. Imbarcati i bagagli e pagata la sovrattassa consumiamo la nostra ultima colazione sul suolo italiano a base di caffè e croissant. Alle ore 9.30 iniziano le procedure di imbarco per il nostro volo che in circa 9 ore ci porterà a New York ed, in particolare, all’aeroporto di Newark. Le nove ore di volo trascorrono piuttosto rapidamente intervallate da pasti e snack, visione di film e lettura di un buon libro. Alle 13.35 atterriamo all’aeroporto di Newark, nel New Jersey a circa trenta minuti di treno da NY. Scesi dall’aereo ci dirigiamo verso l’Ufficio Immigrazione per disbrigare le pratiche di ingresso negli Stati Uniti. Contrariamente alle nostre aspettative le pratiche sono piuttosto veloci e rapide e, dopo una fotografia con tanto di webcam e la rilevazione delle nostre impronte digitali, entriamo finalmente nel suolo statunitense. Recuperati i bagagli seguiamo le indicazioni per l’Airtrain, un piccolo vagone futurista che gratuitamente e in pochi minuti porta alla stazione ferroviaria di Newark che collega al centro di NY ed, in particolare, alla Penn Station. Arrivati alla stazione ferroviaria acquistiamo al distributore automatico due biglietti per il treno che ci porterà a NY (14 $ a testa). Il tempo non è sicuramente dei migliori e sulla città imperversa un forte acquazzone alimentato da un vento gelido. In circa venti minuti raggiungiamo la Penn Station ed usciti ci troviamo a poche centinaia di metri dal nostro hotel che sorge proprio di fronte al Madison Square Garden.
Il nostro hotel è il Ramada Plaza Inn New Yorker (www.newyorkerhotel.com), prenotato dall’Italia tramite Expedia e si trova all’interno di un enorme grattacielo. Dopo una decina di minuti di coda effettuiamo il check in e ci viene assegnata una stanza, la 2826, al ventottesimo piano. La nostra stanza si affaccia sulla 34 St. e dalla finestra si possono ammirare l’Empire State Building e, in lontananza, il Chrysler Building. Il tempo non è dei migliori e sulla città continua a cadere una fitta ed intensa pioggia; noi, però, non ci scoraggiamo ed usciamo comunque. Prendiamo la 34 strada e di fronte ci troviamo ancora la enorme sagoma dell’Empire. Nonostante la pioggia siamo felici perché …. finalmente ……… siamo a NEW YORK.

Sulla strada incontriamo anche il famosissimo grande magazzino Macy’s. Si tratta di un enorme grande magazzino che occupa praticamente un isolato e in cui si trova praticamente di tutto. Per ripararci dalla pioggia decidiamo di farci un breve giretto, ma la nostra smania di vedere NY ci fa fare solamente una brevissima sosta. Incuranti della pioggia e della marea di persone sul marciapiede proseguiamo sino ad arrivare nella zona di Times Square, altro punto “strategico” della città. La pioggia continua a cadere incessante e la piazza perde parte del suo fascino. Nonostante questo ci sentiamo emozionati; quante volte abbiamo ammirato questa piazza in televisione ed ora ci siamo anche noi. Per ripararci dalla pioggia e dalla marea di ombrelli sgocciolanti entriamo in uno dei famosissimi negozi di Times Square, Toys R. Si tratta di un enorme negozio di giocattoli suddiviso su quattro piani dove è possibile trovare praticamente di tutto. L’attrazione principale del negozio è una enorme ruota panoramica che gira proprio tra i giocattoli; il giro è a pagamento ( 2,50 $) ed è permesso anche agli adulti. Dopo questa full immersion nei giocattoli ritorniamo in Times Square mentre continua ancora a piovere. Sarà il fuso orario o il brutto tempo ma siamo abbastanza scoppiati e quindi decidiamo di ritornare verso l’hotel. Visto l’orario, le 6.30 p.m. (ovviamente mi adeguo agli States) decidiamo di mangiare qualcosa prima di ritirarci in camera. Lungo Avenue of the Americas troviamo Duke, un self service. Si tratta di un self service di cui avevo già letto prima della partenza, forse in un altro diario di viaggio. Il self service presenta diversi tipi di cucine (cinese, giapponese, carne etc) ed ognuno può scegliere il tipo di cibo e la quantità che viene poi messa in un contenitore in plastica. Arrivati alla cassa si pesa il tutto e si può consumare il pasto o nel locale oppure portarselo a casa. Noi scegliamo due piatti cinesi, due dolci e due bibite ed alla fine il conto è di soli 15,70 $.
Rientriamo nella nostra stanza e poco dopo ci addormentiamo sfiniti non senza aver ammirato il Chrysler e l’Empire avvolti dalla foschia.

3 settembre
Dopo una notte piuttosto insonne, a causa di continui risvegli dovuti al fuso orario, eccoci alla nostra seconda giornata a NY. Dalla finestra il tempo non sembra bellissimo, ma almeno non piove; solo nel corso della giornata il tempo andrà migliorando tanto da raggiungere addirittura temperature estive. Dopo una colazione a base di muffin da Starbucks (7$), iniziamo la nostra scoperta della città partendo da Midtown, il quartiere insieme a Wall Street che può essere considerato uno dei simboli di NY. Dal nome di questo quartiere si comprende che si trova proprio al centro dell’isola di Manhattan e può essere considerato fulcro della città con i suoi enormi grattacieli, le grandissime vie e la numerosa folla che ogni giorno lo anima. Prima tappa della giornata di oggi è la Grand Central Station ( www.grandcentralterminal.com), la grande stazione ferroviaria che ha fatto da sfondo a tantissimi film. Qualche anno fa la stazione ha subito un grande lavoro di restauro che le ha ridato l’antico splendore con i bellissimi marmi luccicanti. Merita sicuramente uno sguardo lo splendido soffitto in cui sono rappresentate le costellazioni illuminate da piccole lampade alogene che alla sera danno la sensazione di essere veramente all’esterno. All’interno della Grand Central, insieme alle stazioni di treni e metropolitana, si trova anche un piccolo centro commerciale con tanto di negozi e di locali dove pranzare o cenare (anche la steak house di Michael Jordan).
Usciti dalla stazione non può mancare uno sguardo al Chrysler Building, il famosissimo grattacielo, che svetta fra i palazzi circostanti e che visiteremo in seguito. Seguiamo la quinta strada sino ad arrivare all’incrocio che ci porterà al Rockfeller Center, l’enorme e famosissimo complesso che ospita 21 grattacieli disposti su 9 ettari di terreno. Questo complesso fu inaugurato negli anni trenta del ‘900 durante la depressione economica e con i suoi palazzi, viali, giardini è un modello per molti architetti. Al centro si trova la Plaza, la grande piazza che nei mesi invernali è trasformata in una enorme pista di pattinaggio e dove a dicembre viene accesso il famosissimo albero di Natale. Da qualche mese è possibile salire nuovamente all’Osservatorio che offre una vista sulla città e su Central Park.
Noi preferiamo non salire ….. una buona scusa per poter tornare ancora a NY. Vicino al Rockfeller si trova un’altra istituzione newyorchese, Radio City Hall, la più grande sala per spettacoli della città circa 6000 posti. La sala non è aperta al pubblico per le visite, ma si può vedere prenotando uno spettacolo. Proprio dietro ad uno dei palazzi del Rockfeller sorge la Saint Patrick’s Cathedral, costruzione in stile neogotico la cui facciata si riflette sui grattacieli in vetro circostanti. La chiesa anche internamente è molto bella e noi riusciamo a visitarla nonostante sia in corso la messa domenicale. Usciti dalla chiesa decidiamo di percorrere una delle vie più famose della città, la Fifth Avenue celebre per essere uno dei paradisi dello shopping newyorchese. Accanto ai numerosissimi negozi nella via sorgono anche altre due chiese che però possiamo vedere solo esternamente perché sono in corso delle celebrazioni. Sulla quinta sorgono anche alcuni importanti palazzi appartenenti alle grandi multinazionali che fanno a gara fra loro per celebrare il proprio prestigio.

Sono tantissimi i palazzi che possono essere visitati, ma a mio parere meritano sicuramente una visita il Sony Building, la Trump Tower e il palazzo dell’IBM. Il Sony Building si trova all’interno dell’AT&T Building, palazzo in stile neoclassico con un grande ingresso monumentale in granito rosa. All’interno del palazzo si trova un grande piazza, Sony Plaza appunto, su cui si affacciano alcuni locali fra cui uno Starbucks e il Sony Wonder Technology Lab, un laboratorio in cui è possibile vedere e spesso anche toccare con mano le ultime meraviglie tecnologiche. Proprio di fronte al Sony si trova il palazzo dell’IBM noto per la grande serra al suo interno in cui crescono anche delle piante di bambù. A dire il vero non si tratta di nulla di particolare, ma essendo di strada merita comunque un breve stop. Poco oltre si trova la celebre Trump Tower commissionata dal miliardario Donald Trump. Tutto nell’enorme palazzo (65 piani) è sinonimo di sfarzo e ricchezza con il marmo italiano color pesca e le diffusissime dorature. Parte del grattacielo è visitabile gratuitamente ed all’interno si trova una galleria commerciale con negozi molto eleganti e sfarzosi. Ad aumentare lo sfarzo dell’atrio una cascata che parte dal secondo piano ed attira molti turisti. Ovviamente tutto riflette l’importanza del suo committente con il suo nome che spicca un po’ ovunque e tanto di fotografia all’ingresso. Ed i negozi? Ovviamente questa strada è considerata il paradiso dello shopping con negozi dei più grandi stilisti del mondo, italiani in particolare. Non mancano Gucci, Dior, Prada, Luis Vuitton, Armani e molti altri ancora; filo conduttore di tutti questi negozi è la grande eleganza che denotano. Al termine della strada si trova anche Tiffany, la grande gioielleria newyorchese conosciuta in tutto il mondo in cui è possibile entrare per ammirare gli splendidi gioielli e magari (!!!!) farsi anche un piccolo regalo!! La quinta strada termina in una grande piazza in cui si trova il celeberrimo Hotel Plaza e l’ingresso al polmone di NY, Central Park. Prima di visitare il parco facciamo una tappa obbligata all’Apple Store, lo store della Apple costruito interamente in vetro in cui è possibile ammirare alcuni gioielli della tecnologia. Torneremo ancora nello store per farci un piccolo regalo: un bellissimo Ipod. Visto il migliorare delle condizioni meteorologiche ed il bellissimo cielo azzurro decidiamo di entrare in Central Park. Si tratta di un enorme parco collocato proprio nel centro dell’isola di Manhattan in cui sembra passino più di venti milioni di persone l’anno. Entriamo in Central Park dall’ingresso vicino al Plaza hotel che dopo essere stato venduto sta subendo dei lavori di restauro che lo trasformeranno in un “condominio”. Il sistema ideale per vedere il parco è sicuramente il camminare in modo da scoprire il numero maggiore di angoli suggestivi vista la sua enormità. Molto belli sono sicuramente gli scorci in cui in mezzo al verde si intravedono i grattacieli della city. Camminiamo tantissimo ma sicuramente non abbiamo visto tutto il parco perché immenso. Meritano sicuramente di essere visti:
– il Reservoir, un enorme lago circondato da una animatissima pista per il footing lunga 2,5 Km e nota agli appassionati di cinema per essere stata teatro delle riprese del film Il Maratoneta con Dustin Hoffman;
– il Belvedere Castle, si trova a sud del Reservoir ed è un castello in stile scozzese in dimensioni ridotte. In passato ospitava un centro meteorologico, ora vi si trova un Visitor Center. È possibile salire sulla terrazza per ammirare lo splendido panorama del parco;
– Delacorte Theater, sorge proprio sotto il Belvedere Castle ed è un teatro di forma greca utilizzato per rappresentazioni di vario genere nel periodo estivo;
– il Central Park Lake, enorme lago all’interno del parco anch’esso immortalato in numerose pellicole cinematografiche. Ai bordi del parco si trova un bar ristorante ed è possibile affittare delle barche a remi per fare un giro sul lago ( quante volte abbiamo visto scene del genere nei film!!!);
– Strawberry Fields, un giardino la cui manutenzione è garantita da Yoko Ono per creare un giardino della pace. All’interno di questa area si trova il famosissimo mosaico con la scritta Imagine, in onore di John Lennon. Su questo mosaico si trova spesso fiori freschi e piccole candele accese. Proprio di fronte a questo punto si trova, al di fuori del parco, il Dakota Building, il primo complesso di appartamenti di lusso della città. Questo palazzo è noto ai più per essere il luogo dove nel 1980 venne assassinato John Lennon e dove risiede ancora Yoko Ono insieme a molti altri vip. Il parco essendo domenica è molto animato sia da turisti, ma anche dai newyorchesi che vi trascorrono molte giornate divise fra picnic, sport vari (baseball, football etc.), roller etc. Per restare nel clima decidiamo di fermarci nel parco per pranzo mangiando di panini comprati dai venditori ambulanti disseminati praticamente ovunque. Entriamo talmente nel clima che prendiamo hot dog e pretzel (12 $). Lasciato Central Park usciamo sulla Museum Mile, il tratto di 5 strada chiamato in questo modo per l’elevato numero di museo in esso presenti. Usciamo proprio di fronte al Guggenheim Museum (www.guggenheim.org) che purtroppo non abbiamo potuto vedere in fase esternamente perché in fase di restauro. Decidiamo di non visitarlo (lo vedremo nel prossimo viaggio a NY!!!!), ma non possiamo non ammirare lo splendido atrio che ci permette di scoprire la strana architettura del palazzo.
Usciti dal museo ripercorriamo Museum Mile alla ricerca di una fermata della metro passando anche di fronte al Metropolitan (lo visiteremo domani). La nostra prossima metà è Times Square che decidiamo di raggiungere in metropolitana. Per l’utilizzo della metro esistono diverse tipologie di biglietti; noi optiamo per la Metrocard con un numero definito di biglietti che ci costerà 12 $ ciascuno per 10 viaggi. Con poche fermate eccoci nuovamente in Times Square che ci appare molto bella e diversa rispetto a ieri con la pioggia. Cosa dire di questa zona? Soprannominata la “Great White Way” (grande strada bianca) per le sue insegne luminose, Times Square è celebre come il crocevia più scintillante di New York. Dopo la decadenza degli anni ’60, oggi Times Square è di nuovo una piacevole combinazione di colori, schermi giganteschi e tabelloni pubblicitari. In questa zona si trovano i locali famosi come l’Hard Rock Cafè, tantissimi teatri in cui vedere i più noti musical e anche la versione newyorchese del Madame Tussaud’s. Scattare numerose fotografie a Times Square non è cosa difficile visto che ci troviamo in una delle piazze più famose del mondo, grazie anche ai festeggiamenti per ogni fine anno. Non possiamo non entrare nei diversi negozi e locali della famosissima piazza e nel nostro girovagare ci fermiamo all’Hard Rock Cafè in cui si trovano moltissimi cimeli della storia della musica come le chitarre di Eric Clapton e Jimi Hendrix, un abito di Elvis e molto altro ancora. Dopo una sosta a base della solita Coke ( 7 $) riprendiamo la nostra scoperta di Manhattan.

Per tornare verso l’hotel prendiamo la Fashion Avenue, la strada dedicata alla moda dove sul marciapiede si trovano targhe celebrative dei grandi della moda americana sullo stile della Walk of Fame di Los Angeles. Per identificare la caratteristica di questa strada si trova addirittura una scultura che rappresenta un enorme bottone con ago e filo. Dopo una pausa di relax in hotel, usciamo per la nostra meta serale l’Empire State Building, l’enorme grattacielo considerato uno dei simboli della città. Questo enorme grattacielo fu eretto nel 1930 con un’altezza di 448 metri ed è possibile salire al suo osservatorio posto a 320 metri dal suolo. È possibile salire sull’Empire (www.esbnyc.com) per tutta la giornata sino alla mezzanotte e noi optiamo per la salita serale per ammirare la città illuminata nella notte. Una cosa importante prima di salire all’Osservatorio è di osservare il cartello in cui viene indicata la visibilità, se inferiore a 10 miglia è meglio rinunciare. Arriviamo all’Empire alle 7.00 p.m. e la coda, in genere piuttosto lunga, sembra invece essere piuttosto rapida anche se arriva sino al marciapiede del palazzo. In pochi minuti ci troviamo nella hall dell’ingresso decorata da marmi e con vetrate che rappresentano le sette meraviglie del mondo antico. Seguendo la fila saliamo al piano superiore e qui ci troviamo di fronte alla coda vera e propria davanti alla biglietteria. Dopo circa un’ora e mezzo arriviamo alla biglietteria e al costo di 16 euro a testa (solo per l’osservatorio, evitiamo l’attrazione al secondo piano) acquistiamo il biglietto che, finalmente, ci porterà all’ottantaseiesimo piano. La salita prevede l’utilizzo di due ascensori, il primo sino all’ottantesimo, il secondo all’ottantaseiesimo. Finalmente siamo in cima ed in pochi secondi ci troviamo fuori ad osservare lo splendido spettacolo della città illuminata.
Di fronte a questo spettacolo la lunga coda è solo un lontano ricordo … Per più di un’ora, nonostante il gelido vento, restiamo ad ammirare lo spettacolo di NY illuminata da una miriade di luci colorate. Sono le 10.30 p.m. quando usciamo dall’Empire alla ricerca di un posto dove cenare. Siamo piuttosto stanchi anche perché la giornata è stata abbastanza intensa: siamo fuori dalle 7.15 a.m. (ancora problemi di fuso) ed abbiamo camminato tantissimo. Sotto l’Empire troviamo Sbarro, una catena di ristoranti che propone sia buffet che pizza e decidiamo di fermarci per non perdere troppo tempo nella ricerca. Optiamo per un primo piatto simile alla paella ed un secondo ed in tutto spendiamo veramente pochissimo (15,50 $).

Piuttosto esausti ce ne ritorniamo verso “casa” con la certezza che il tempo domani sarà bellissimo vista la presenza di luna e stelle.

4 settembre
La previsione di ieri non si smentisce, infatti già dal mattino presto il cielo si presenta azzurro praticamente senza nuvole. Anche questa mattina usciamo piuttosto presto, tanto che alle 7.30 a.m. siamo già nel nostro Starbucks di fiducia per la classica colazione a base di muffin. La meta della mattinata è il Battery Park, il parco che si trova sulla punta più estrema dell’isola di Manhattan proprio di fronte alla Statue of Liberty. Inizialmente il parco era solo uno sperone roccioso che, con la costruzione di Fort Clinton, è stato collegato all’isola. Visto il bel tempo e la scarsa coda decidiamo di acquistare il tour proposto da Circle Line che ci porterà a Liberty Island e poi a Ellis Island. L’acquisto dei biglietti si effettua all’interno di Fort Clinton e ciascun biglietto costa 11 $. Dopo venti minuti circa di coda ci imbarchiamo sulla motonave che ci porterà alla scoperta delle due isole newyorchesi lasciandoci alle spalle la splendida Manhattan. Dal battello si ammira uno spettacolo splendido: da una parte lo skyline della città noto a tutti,ma cosi’ bello da lasciare senza respiro dall’altro il monumento sicuramente più noto di NY, Miss Liberty. Prima tappa del tour è Liberty Island l’isola su cui si trova il famosissimo Monumento. L’emozione di arrivare al cospetto di questa statua è tanta forse dovuto al fatto che ci sembra di conoscerla da sempre, visto che praticamente compare in qualsiasi film ambientato in città. Già da lontano si può capire la maestosità di questo grande monumento donato dai francesi agli Stati Uniti nel 1886 in occasione dei festeggiamenti per il centenario dell’Indipendenza.
Scendiamo della motonave e passeggiamo sull’isola scattando tantissime fotografie sia allo skyline di Manhattan che alla Statue of Liberty, che offrono diversi spunti molto suggestivi. È possibile visitare anche la Statua della Libertà arrivando però solo sino al piedistallo perché la salita alla corona è stata chiusa in seguito agli attentati dell’11 settembre.



Noi alla fine non saliamo neppure sino al piedistallo a causa della lunga coda in seguito ai vari controlli di sicurezza, anche perché comunque il panorama non è diverso.
Riprendiamo la motonave e partiamo verso Ellis Island, la seconda tappa del nostro tour. Anche questo è un luogo molto noto per essere il punto di approdo sul suolo americano dei numerosi immigrati. Sull’isola si trova un enorme museo che commemora la storia dell’immigrazione tra il 1892 ed il 1924 quando vi sbarcarono circa 12 milioni di persone. Per molti americani Ellis Island è addirittura un luogo sacro e lo si può comprendere dall’atmosfera che in esso si respira che, in certi momenti, a me ha fatto venire addirittura i brividi. Nell’atrio si trova la sala dei bagagli con un ammasso di valigie. Fagotti e cesti che fanno ritornare al frastuono dell’epoca. Appena dietro si trova una sala in cui attraverso una ricostruzione grafica si parla del fenomeno immigrazione negli Stati Uniti; inoltre, tramite dei terminali è possibile ricercare se dei propri antenati sono sbarcati sull’isola. Giovanni non trova nessuno, mentre io trovo una famiglia di Vitali originari di Rimini sbarcati agli inizi del ‘900. Tramite la scale si arriva in una enorme sala detta di registrazione dove venivano esaminati gli immigrati al momento dello sbarco da una commissione medica. Dopo questa apparente visita medica gli immigrati venivano sottoposti a dei test di intelligenza e di comprensione della lingua. Se venivano superate le diverse prove si aprivano i cancelli degli Stati Uniti, altrimenti gli immigrati erano inviati nei dormitori oppure in quarantena in attesa del rientro nella patria di origine, cosa che avvenne per circa 250.000 di persone. Tutta questa procedura è spiegata nelle sale adiacenti alla sala con tanto di pannelli esplicativi e fotografie dell’epoca. Usciti ci si trova all’interno della parte del museo dove sono raccolte tantissime fotografie, cimeli di vario genere (bagagli, abiti, oggetti tipici della zona di origine) e documenti di identità molti dei quali anche italiani. Lasciamo Ellis Island dopo mezzogiorno e con la motonave ritorniamo sull’isola di Manhattan per la seconda tappa della giornata Wall Street. Scendiamo e vediamo che la coda per imbarcarsi è davvero lunghissima e ci vorranno almeno 4 ore per smaltirla.
Percorriamo Battery Park ammirando anche il globo di rame che si trovava ai piedi del World Trade Center che nonostante alcune ammaccature è comunque integro. Prima di dedicarci alla visita cerchiamo un posto per pranzare ma i molti locali della zona sono chiusi in occasione del Labor Day. Alla fine optiamo, quasi per forza, per un bar- self service quasi di fronte al Toro, simbolo di Wall Street, dove prendiamo 2 panini e 2 bibite (16 $). Proviamo qui la nostra prima “porcheria” americana, la Dr. Pepper, una bibita simile alla Coca Cola ma al gusto di ciliegia, tra l’altro nemmeno eccezionale. Terminato il pasto, invano tentiamo di fotografare il Toro, classico simbolo di Wall Street a causa della marea di gente in fila per fotografarlo.
… Pazienza!!!!
Ci troviamo praticamente nel cuore della finanza e dal fuori osserviamo tutti quei palazzi che spesso si sentono a proposito dell’economia come il NYSE (New York Stock Exchange) con l’enorme bandiera americana, la Federal Reserve, la Morgan Bank e molti altro ancora. Anche qui fotografie a non finire e, seguendo i consigli della nostra Routard, ci scappa anche qualche fotografia artistica con Il Gruppo di quattro alberi di Dubuffet. Fra i palazzi di Wall Street si trova anche Trinity Church, una piccola chiesa abbastanza carina con annesso cimitero in cui i newyorchesi si riposano come se si trattasse di un normale parco. Proseguendo arriviamo di fronte a Ground Zero tragica scenografia dell’attentato dell’11 settembre. Si tratta di una enorme voragine lasciata dalle due torri in seguito all’attacco in cui si trova un cantiere per la costruzione di una enorme torre a ricordare il tragico evento. Nonostante sia presente tantissima gente nel luogo si respira un rispetto silenzio come segno di rispetto per tutte le vittime dell’attentato. Sulla rete che circonda il cantiere si trovano ancora mazzi di fiori, fotografie e biglietti di vario genere per commemorare i diversi morti. Di fronte si erige la Saint Paul Chapel’s diventata un po’ il simbolo della tragedia americana in quanto in essa sono conservati cimeli, ricordi e messaggi di quella tragica giornata. Scacciata la tristezza per i ricordi di quell’11 settembre 2001, facciamo una tappa al Century 21, l’enorme negozio proprio di fronte al World Trade Center in cui si trovano grandi firma a prezzi piuttosto abbordabili. Come tutti anche noi non riusciamo a resistere e ce ne usciamo con qualche acquisto. La nostra visita prosegue nel Civic Center, centro amministrativo di NY dove sorgono la City Hall, municipio della città, la Corte Penale, la Corte di Giustizia etc. di fronte sorge un parco, il City Hall Park, solo in parte accessibile al pubblico in cui si trova un grande cerchio in cui è descritta la storia dello sviluppo della città. Dopo “tanta cultura” non può mancare un salto da J&R, enorme struttura divisa addirittura in cinque negozi dove trovare dischi e cd di diverso tipo, materiale elettronico, fotografico ed informatico a prezzi accettabili. Almeno qui riusciamo a trattenerci ed usciamo con le mani vuote ed il portafoglio pieno, si fa per dire. Prossima meta …. Chinatown, appena dietro la City Hall. Sulla strada passiamo cosi’ vicino al Ponte di Brooklyn che decidiamo di modificare il nostro programma e di percorrere il ponte a piedi. Il ponte, altro famosissimo monumento cittadino, fu inaugurato nel 1883 ed è l’unico a NY a non essere costruito in metallo. Il ponte è diviso in due parti, una per le auto e l’altra pedonale e ciclabile per una lunghezza 2,005 km. È tantissima la gente che percorre a piedi il ponte vista la bellissima giornata e la festività americana. Non ci accontentiamo di percorrere il ponte ma scendiamo anche nel parco sottostante per ammirare lo splendore del parco con lo skyline della città. Anche qui fotografie di rito e poi con la metropolitana decidiamo di tornare verso la nostra meta iniziale, Chinatown. Dopo alcune difficoltà a trovare la metro in pochi minuti ci troviamo nuovamente a Manhattan ed in particolare alla fermata di Canal Street. Usciti dalla metropolitana ci sembra di non essere più negli Stati Uniti, ma di essere volati direttamente in Cina con le scritte in cinese e la sporcizia inclusa. È vero che ci troviamo nella zona un po’ meno turistica del quartiere dove i negozi e le attività si rivolgono in particolare agli abitanti, ma ne siamo abbastanza delusi. Ci dirigiamo verso la zona di Little Italy, accerchiata da Chinatown, e la situazione sembra migliorare. Tutto è vero è a misura di turista con negozi e venditori in ogni angolo, ma la zona ci piace di più. Passiamo vicino al Mahayana Buddhist Temple, un grande tempio buddista. La mia curiosità è talmente alta che mi intrufolo e chiedo se posso entrare. Non sono mai stati in un tempio buddista e resto molto sorpresa ed incuriosita. Sul fondo si trova una enorme statua di Buddha mentre nell’ingresso si trova una campana di bronzo ed una specie di altare con fotografie di persone recentemente scomparse. Passeggiamo fra la miriade di negozi che vendono praticamente la stessa cosa e con i numerosi venditori occasionali che ci propongono di tutto, Rolex in particolare. Senza renderci conto finiamo in Little Italy che oramai si è ridotta a solo tre strade con tutti i ristoranti ed i locali di chiara ispirazione italiana. La celebrazione dell’Italia oramai si riflette solo nel tricolore che colora idranti e pali della luce e nelle tante bandierine che decorano la strada. Visto l’orario decidiamo di non tornare in hotel ma di fermarci in zona per la cena. Ovviamente evitiamo Little Italy e ci buttiamo su Chinatown. Sono tantissimi i locali fra cui scegliere anche se alcuni non sono proprio raccomandabili. Decidiamo di seguire il consiglio della Routard e scegliamo la Pecking Duck House, ristorante la cui specialità è ovviamente l’anitra, servita intera e tagliata al tavolo. Si tratta di un locale molto bello arredato seguendo un design molto moderno. Entriamo convinti di mangiarci l’anatra ma vediamo che il menù degustazione viene servito solo a gruppi superiori alle quattro persone (solo più tardi ci accorgeremo che potevamo prenderlo comunque). Alla fine scegliamo 2 porzioni di involtini primavera e dei neadles della casa in porzioni strepitose tanto che non prendiamo il secondo. Insieme alle pietanze viene servito un buonissimi tè al ginseng.
E, infine, insieme al conto (26 $) ci vengono serviti i famosissimi dolcetti della fortuna. Anche oggi è stata una giornata intensa e quando rientriamo in hotel siamo abbastanza stanchi, ma domani ci aspetta un’altra giornata intensa con la visita al MET.

5 settembre
Come ogni mattina sveglia piuttosto presto perché oggi ci aspetta una nuova giornata colma di cultura, perché oggi ci aspetta il MET, il Metropolitan Museum. Colazione da Starbucks e poi inizia il nostro tour giornaliero.
Il Met apre alle 09.30 a.m. e nell’attesa decidiamo di visitare comunque qualcosa nonostante il cielo grigio. A piedi ci dirigiamo verso un altro famosissimo Building, il Chrysler caratterizzato dalla grande guglia in acciaio alta 30 metri che è diventata uno dei simboli di Manhattan. Dopo qualche fotografia all’esterno, entriamo nella lobby, unica parte aperta al pubblico. Nella hall, in art decò, si trovano diversi pannelli illustranti la storia della costruzione del palazzo voluto dal proprietario dell’omonima casa automobilistica. Usciti ci dirigiamo verso il Palazzo delle Nazioni Unite, anche conosciuto come Palazzo di Vetro che raggiungiamo piuttosto velocemente. È possibile visitare anche internamente questo palazzo tramite delle visite guidate, ma noi decidiamo di tralasciarlo e di dirigerci verso il MET (un’altra buona scusa per ritornare a NY). Mentre raggiungiamo la metropolitana inizia a piovere ma fortunatamente il nostro programma prevede la visita del museo.
In poco tempo ci troviamo nella hall di uno dei musei più importanti del mondo insieme al British di Londra ed al Louvre di Parigi (che bello poter dire di averli visti tutti!!!!). Il MET è un museo enorme con circa 250.000 opere esposte in 270 sale con una media di 5 milioni di visitatori all’anno. Per visitarlo tutto ci vorrebbero più giorni cosa impossibile per turisti come noi che in pochi giorni vorrebbero vedere tutta NY. Non demordiamo e seguendo i consigli della Routard e della piccola guida fornita all’ingresso iniziamo la nostra full immersion nella cultura. Entrare al MET è, ovviamente, a pagamento ma la cosa è piuttosto strana. Infatti non c’è una tariffa stabilita, ma è sufficiente un’offerta libera (il museo consiglia 20 $) e al posto del biglietto viene consegnata una piccola spilla in metallo da apporre in vista. Altra importante informazione è che nel museo è possibile fotografare (no flash ovviamente!!!), ma non è possibile riprendere con la videocamera. Il museo è disposto su due piani: al primo piano si trovano le antichità egizie, greche e romane, l’arte medioevale, armi ed armature, parte dell’arte americana, arte africana e dell’Oceania; al primo piano si trova invece l’arte asiatica, islamica e medio orientale, la pittura europea, l’arte americana, l’arte del XX secolo, la sezione dedicata agli strumenti musicali ed alla fotografia. Se volessi descrivere questo museo dovrei scrivere moltissime pagine, ma altro non sarebbe che una copiatura da una qualsiasi guida turistica.
Posso pero’ parlare di alcune delle cose che maggiormente mi hanno colpito. Molto bella è la parte dedicata all’Antico Egitto ed, in particolare, il Tempio di Dendur. È un vero e proprio tempio egizio donato dal governo egiziano come ringraziamento per l’aiuto ricevuto dagli Stati Uniti nel salvataggio di Abu Simbel. Questo tempio edificato nel I secolo a.c. in seguito alla costruzione della grande diga di Assuan sarebbe stato sommerso, mentre cosi’ può essere ammirato da tutti in questa enorme sala affacciata direttamente su Central Park. Molto bella, nonostante non ami molto le armi, è anche l’enorme collezione delle armature ed in particolare una appartenuta ad un samurai risalente al XIV secolo. Vista la mia passione per il mondo asiatico, molto bella è anche l’area dedicata a queste zone con le collezioni di kimono, di paraventi e di preziose ceramiche. In un cortile interno c’è addirittura la ricostruzione di uno splendido giardino cinese con tanto di piante, acqua e pesci rossi. Per pranzo scegliamo il self service, certo non economicissimo ma siamo sempre all’interno del MET. La scelta a nostra disposizione è vastissima ed alla fine noi prendiamo hamburger (preparati proprio davanti a noi), patatine e muffin (29,70 $). Sono quasi le 5.00 p.m. quando lasciamo il MET e dopo tanta cultura decidiamo di lanciarci in un po’ di sano shopping, mentre continua a piovigginare. Dopo una pausa di relax in hotel, usciamo per la cena optando per la zona di Times Square per poterla vedere illuminata. Nel frattempo ha anche smesso di piovere e quindi ci muoviamo più agevolmente. Fra i tanti locali scegliamo un self service che propone la formula “all you can eat” (28$). Concludiamo la serata passeggiando per Times Square approfittando per scattare anche qualche fotografia con le insegne illuminate. Poi, ovviamente sempre a piedi, riprendiamo la strada di “casa”.

6 settembre
Oggi la giornata dal punto di vista meteorologico si presenta meglio rispetto a ieri perché fra le nuvole grigie compare qualche sprazzo di azzurro. Per cambiare questa mattina per colazione tradiamo Starbucks ed andiamo da Dunkin Donuts per assaggiare i classici donuts alla Simpson (3,20$). Anche oggi la giornata sarà abbastanza intensa con un mix fra cultura (visita al MOMA) e relax. Per prima cosa andiamo verso Chelsea, quartiere di NY piuttosto alla moda ricco di gallerie d’arte e di locali trendy. Girovaghiamo nel quartiere sino a quando di fronte di troviamo il Flairton Building, un palazzo di 87 metri a forma di ferro da stiro (da qui il nome). Proseguiamo sulla 5 strada e ci imbattiamo in alcune delle attrazioni segnalate in zona dalla nostra Routard come la Marble Collegiate Church, la Church of Trasfiguration e il Museum of Sex. … Nulla di particolare, comunque!!! Merita invece un’occhiata la strana facciata del Gershwin hotel con facciata rossa e decorazioni bianche molto stravaganti. Arriviamo cosi’ alla New York Public Library, la grande biblioteca cittadina anch’essa protagonista di molti film (palazzo con colonne con due grandi leoni all’inizio della scalinata). Non riusciamo a visitarla internamente perché apre alle 11.00 a.m., ma ci ritorneremo nel pomeriggio per una breve visita agli interni. Una piccola pausa nel Bryant Park, il parco adiacente la biblioteca e poi riprendiamo la strada verso il MOMA, passando ancora per il Rockfeller Center. Il MOMA o Museum of Modern Art dallo scorso anno è tornato nella sua sede originale dopo i lavori di ristrutturazione affidati all’architetto giapponese Tanaguchi che ne ha fatto un vero e proprio capolavoro. Arriviamo di fronte al museo e troviamo una coda paurosa, ma non demordiamo perché ci aspetta Van Gogh con la sua notte stellata. La coda è però piuttosto scorrevole ed in quindici minuti ci troviamo alla biglietteria (ingresso 20 $ a testa). Il MOMA è il museo di arte moderna e del design e contiene opere di grande pregio. Già la struttura stessa è molto bella e particolare in vetro e metallo rispettando i canoni moderni di questo museo. Al MOMA si trova praticamente un po’ di tutto sia dal punto di vista del design ( la mitica Vespa, oggetti di Alessi, oggetti di uso quotidiano che hanno cambiato la vita dei cittadini etc.) che dal punto di vista artistico con autori come Dali, Picasso con tantissime opere, Van Gogh con la sua Notte Stellata, Klimt, Warhol e molti altri ancora. Noi non siamo dei grandi appassionati di arte moderna, ma il solo poter vedere finalmente la “Notte Stellata” di Van Gogh merita l’ingresso al museo.

Per pranzo ci fermiamo dentro al museo e qui purtroppo i prezzi sono abbastanza carucci. Prendiamo infatti 2 panini (non troppo grandi), 2 fette di torta ed 1 acqua alla modica cifra di 30 $. Lasciamo il MOMA dopo le 3.00 p.m. non senza aver girovagato nello store del museo che vende oggetti molto particolari, alla ricerca di qualche souvenir. Torniamo sulla 5 strada per dedicarci ad un pomeriggio di shopping evitando però le boutique delle grandi griffe. Molto belli sono anche i due negozi di giocattoli presenti sulla via coma il Disney Store e F.A.O. Schwarz, uno dei più grandi negozi del mondo. Faccio nuovamente tappa anche all’Apple Store da dove usciamo con un piccolo regalo: un Ipod. Riprendiamo la strada verso l’hotel e ci fermiamo ad ammirare gli interni della New York Public Library, l’enorme biblioteca di cui però visitiamo solamente l’atrio. Tornando in hotel facciamo anche altre soste come Macy’s e Sacks, due fra i più famosi grandi magazzini della citta’.
Dopo una breve sosta ristoratrice in hotel riusciamo per la cena con Times Square come punto di arrivo. Fra i tanti locali della zona scegliamo un locale visto nei giorni precedenti. Si tratta di Tad’s, una catena che offre una vasta scelta di menu’ a base di carne alla griglia accompagnata da una patata al cartoccio e da dell’insalata. La carne ad essere sinceri non e’ male, ma il locale non e’ dei migliori perche’ piuttosto decadente e non troppo pulito. La nostra serata si conclude con una passeggiata al Rockfeller Center per poterlo ammirare alla sera e per immortalarlo nei nostri scatti. Sul ritorno verso l’hotel facciamo una breve pausa al Bryant Park, l’animatissimo parco che circonda la New York Public Library. Purtroppo si tratta della nostra ultima notte a NY……… Prima di addormentarci guardiamo per un’ultima volta l’Empire illuminato accompagnato da una splendida luna piena. L’idea di lasciare NY ci rattrista perchè questa città ci ha entusiasmato, ma una nuova avventura alla scoperta della California ci aspetta.

7 settembre
Sarà per l’agitazione per la nuova partenza oppure ancora qualche residuo di fuso orario, ma questa mattina siamo svegli molto presto. Sistemati gli ultimi bagagli, usciamo per la colazione dal nostro “affezionato” Starbucks e poi ci dirigiamo verso la Penn Station, per le informazioni sul viaggio verso l’aeroporto di Newark. Arriviamo allo sportello della Amtrack, ma molto gentilmente l’addetto alla vendita ci sconsiglia l’acquisto dei biglietti perche’ piuttosto cari (35 $ a persona) e ci indirizza verso NG Transit, allo sportello di fianco. I biglietti di questa compagnia sono, infatti, molto piu’ economici e con solo 14 $ euro a testa li acquistiamo.. Dopo una breve visita agli Uffici Postali per l’acquisto e la spedizione delle cartoline. Oramai non riusciamo a visitare più nulla per cui, seppur in anticipo, decidiamo di andare in aeroporto e di aspettare li’ il nostro volo per Los Angeles. Arriviamo a Newark poco dopo le 10.00 a.m. e vista la possibilita’ effettuiamo subito il check in automatizzato. Dopo qualche difficoltà iniziale dovuta al sistema automatico che ci assegna due posti non vicini imbarchiamo i nostri bagagli. Vista la coda decidiamo di superare subito la dogana per evitare problemi e dopo alcuni controlli abbastanza severi ci troviamo nell’area imbarchi. Per trascorrere il tempo rimasto, oramai poco più di un’ora, curiosiamo nei vari negozi e consumiamo uno spuntino a base di tacos in un self service messicano. Alle 13.00 p.m. ci imbarchiamo e con sorpresa ci accorgiamo che gentilmente il personale di bordo ci ha assegnato due posti vicini. Il volo è piuttosto lungo circa 5 ore ed alla fine risulta abbastanza pesante. Giovanni fa conoscenza con il suo vicino di posto che per piu’ di un’ora lo intrattiene con una “interessata” conversazione. Alle 16.15 p.m. (ora locale) finalmente atterriamo al LAX, aeroporto internazionale di Los Angeles. Le procedure di sbarco sono piuttosto veloci tanto che in pochi minuti ritiriamo i bagagli ed usciamo alla ricerca degli autobus per raggiungere i rent a car. Infatti, al LAX le ditte di autonoleggio non sono in aeroporto, ma nella zona circostante per cui mettono a disposizione delle navette gratuite per i propri clienti. In pochi minuti siamo alla National con la quale abbiamo già prenotato un’auto tramite internet direttamente dall’Italia. L’addetto ci consiglia l’aggiunta di un’altra assicurazione( contro terzi) a quelle stipulate nel contratto prima della partenza per un totale di 420 $ per 10 giorni di noleggio. Ci viene consegnata una Pontiac GV6 rossa praticamente nuova da loro considerata una compatta, ma enorme rispetto ai nostri canoni. Impostato il Tom Tom ci dirigiamo verso il nostro primo hotel in California, l’Orchid Suites in Orchid Ave, nella zona di Hollywood. La distanza dall’aeroporto non e’ eccessiva (circa 30 Km), ma il traffico sulle highway e’ davvero imponente e nello stesso tempo ci da’ la possibilita’ di ammirare la citta’.
Dopo circa un’ora e mezza di auto arriviamo finalmente in hotel che, con nostra sorpresa, si trova proprio dietro la Walk of Fame. L’hotel e’ carino con la struttura tipica di molti motel con piscina ed attorno le stanze. Dopo una doccia lasciamo la nostra auto nel parcheggio interno dell’hotel (il nostro posto auto è intitolato ad Angelina Jolie) e ci dirigiamo verso la Walk of Fame, principale punto di interesse di Hollywood. Sbuchiamo direttamente nell’Hollywood & Highland, un enorme centro commerciale ispirato all’antica Babilonia con due enormi elefanti sorretti da colonne. Qui decidiamo di cenare in uno dei tanti locali dove mangiamo dei cibi di origine araba per un totale di 21 $ in due. Dopo cena passeggiamo lungo la famosissima Walk of Fame, il marciapiede con le stelle dedicate alle grandi star del cinema, della musica e della Tv inaugurato nel 1958. Come la maggior parte dei turisti anche noi ci soffermiamo ad osservare le stelle dei personaggi più o meno noti approfittando per scattare anche qualche fotografia ricordo. Sulla Walk of Fame sorge anche il Chinese Theater, il cinema più noto di Hollywood dove hanno luogo molte delle anteprime cinematografiche, di chiara ispirazione orientale. Di fronte al teatro si trova uno spiazzo in cui molte star famose sono immortalate grazie alle impronte di mani e piedi. Fra le più particolari quelle di R2-D2, il Robot di Guerre Stellari, di Paperino, i tacchi a spillo della Monroe e molti altri ancora. Anche qui non mancano alcune classiche fotografie. Percorriamo parte del Boulevard ma ci accorgiamo che si tratta di un’esclusiva attrattiva turistica perche’ al di fuori dei vari negozi di souvenir e di alcuni locali, le vie attorno sono praticamente deserte. Terminata la nostra passeggiata serale rientriamo in hotel.

8 settembre
Inizia oggi il nostro tour alla scoperta degli Stati Uniti che ci porterà a vedere luoghi indimenticabili che ci resteranno nel cuore.
Per colazione scegliamo un locale lungo l’Hollywood Boulevard, il The Coffee Bean & Tea dove assaggiamo degli ottimi muffin. Ancora qualche fotografia in versione diurna e poi decidiamo di riprendere l’auto e di iniziare la nostra scoperta di Los Angeles andando alla ricerca della famosissima scritta Hollywood che vediamo in lontananza dall’ Hollywood & Highland.
Raggiungerla e’ piuttosto semplice seguendo le indicazioni della nostra Routard, ma soprattutto grazie al nostro palmare. Anche qui classica fotografia di rito e poi via verso Beverly Hills e Rodeo Drive, in particolare. E’ sicuramente una delle vie più lussuose del mondo con i negozi delle principali griffe della moda, italiana in particolare. Lasciamo la nostra auto in un parcheggio proprio di fronte al The Regent, il lussuoso hotel noto per essere stato la location di diversi film, fra cui Pretty Woman in particolare. Dopo una passeggiata nella zona decidiamo di lasciare Los Angeles ( se torneremo in California dedicheremo a questa citta’ qualche giorno) e di dirigerci verso Las Vegas, meta del nostro pernottamento visto che i Km che separano le due citta’ sono parecchi (circa 450 km). Lasciare la città è piuttosto semplice ed anche il traffico non è troppo intenso. Per pranzo decidiamo di fare una sosta lungo la I-15, la interstate che collega California e Nevada, nei pressi di Hesperia, una piccola cittadina lungo la strada. Scegliamo una catena di fast food, Baker’s, che offre una vasta scelta di hamburger e di piatti messicani. Noi optiamo per la cucina messicana e dopo una chiacchierata con una gentilissima cameriera che ci chiede informazioni sul nostro viaggio ripartiamo. Poco dopo decidiamo di fermarci a Calico Town Ghost, una delle tante cittadine fantasma ricostruite ed ora diventate punto di interesse turistico. Nell’ 800 Calico era una prosperosa e ricca cittadina dotata di una importante e fruttuosa miniera d’argento. Ora la cittadina è completamente rivolta ai turisti ed in ogni edificio si trova un negozio di souvenir od un locale. L’ingresso alla cittadina costa 6 $ ed è possibile visitarla interamente salvo la visita alla miniera che invece richiede un supplemento. La cittadina e’ carina anche se puramente turistica e merita una sosta sulla strada verso Las Vegas. Unico problema di questa nostra sosta è il grande caldo che, essendo in mezzo al deserto, si fa sentire in modo molto intenso tanto da superare i 100 gradi F. Dopo questa pausa riprendiamo la nostra strada verso la cittadina di Las Vegas ed, in particolare, lo Stratosphere l’hotel che abbiamo prenotato prima della partenza. Entrare in Las Vegas e’ abbastanza complicato a causa del traffico intenso che circonda la superstrada attorno alla città. Alle 5.30 p.m. parcheggiamo la nostra auto nel parcheggio dello Stratosphere ( a Las Vegas ogni hotel e casino’ ha un parcheggio gratuito) conosciuto grazie all’altissima torre che lo contraddistingue. Dopo il check in arriviamo alla nostra stanza la 30135, al 5° piano che è veramente enorme e ben curata salvo per il panorama dalla finestra che da sull’interno. Dopo una bella doccia usciamo alla scoperta di Las Vegas oramai completamente illuminata visto il calare del sole.
Per prima cosa “curiosiamo” nel nostro hotel salendo prima nell’area dedicata allo shopping con negozi di diverso genere di cui alcuni veramente terribili e poi scendiamo all’interno del casinò. L’atmosfera è veramente eccitante e, quindi, decidiamo di proseguire nella nostra scoperta della citta’. Usciamo finalmente sulla Strip, la strada che percorre tutta la città e sulla quale sono sorti i principali e più famosi casino’. Nostro scopo della serata e’ arrivare almeno alla metà della Strip in modo da dedicare agli altri hotel, la domenica sera.
Ci dirigiamo verso il primo casino’, il Sahara,interamente dedicato al mondo del deserto e delle sue oasi con tanto di palmeti e cammelli. Decidiamo di cenare all’interno del buffet che offre la formula all-you-can-eat dove con un prezzo base si può accedere, in modo illimitato, al buffet. Noi ne approfittiamo e con 23,40 $ ceniamo in due assaggiando diversi cibi di buona qualità’.
E proprio al Sahara inizia la nostra prima avventura con il gioco d’azzardo e con le slot machine dove investiamo due dollari e, dopo circa mezz’ora, usciamo con tre dollari. Proseguiamo la nostra scoperta della Strip ammirando solo esternamente il Riviera, molto lussuoso ed elegante per poi arrivare al Circus Circus, interamente dedicato al mondo del circo. Questo casino’ dal fuori e’ molto spettacolare con l’insegna che rappresenta un clown e la struttura un enorme tendone da circo. In realta’, invece, l’interno non ci ha entusiasmato perche’ secondo me richiama i giochi di molte feste e sagre paesane. Proprio di fronte si trova lo Stardust, anch’esso internamente non particolarmente bello, ma con una splendida insegna colorata che ovviamente immortaliamo con la nostra Canon. Decidiamo di ritentare la fortuna al Frontier, un casino’ per niente spettacolare ma che a noi porta veramente molta fortuna. Rigiochiamo i nostri 2 $ e, dopo diversi alti e bassi, alla fine dopo poco piu’ di trenta minuti ne usciamo con una vincita di 52 $. Felici per la nostra piccola vincita ( e’ pero’ la prima volta che vinciamo qualche cosa) proseguiamo la nostra “scoperta”girovagando nel Fashion Mall, un enorme e tecnologico centro commerciale multi piano dove in un locale in stile spagnolo ci gustiamo un buonissimo Mojito. La nostra serata si conclude al Tresaur Island, casino’ dedicato al mondo dei pirati. L’interno e’ veramente molto bello e curato, ma quanto ci colpisce di piu’ e’ la ricostruzione esterna con tanto di enormi galeoni attraccati nel porto di un borgo di mare. Vista la presenza di tantissima gente capiamo che sta per iniziare uno degli spettacoli gratuiti tanto noti in citta’ e decidiamo di fermarci. Alle 11.30 p.m. inizia lo spettacolo che rappresenta un combattimento fra due galeoni ( uno di pirati ed uno di sirene) con balletti, musiche, fuochi d’artificio e vere e proprie cannonate. Lo spettacolo ci è piaciuto veramente molto ed abbiamo tentato di immortalarlo sia con la videocamera che con qualche scatto fotografico. Rientriamo in hotel poco dopo l’1.00 a.m. ed andiamo subito a letto visto che domani ci aspetta il Grand Canyon.

9 settembre
Nonostante le poche ore di sonno, anche questa mattina ci alziamo abbastanza presto perche’ ci aspetta il Grand Canyon, uno splendido miracolo della natura. Dopo una veloce colazione da Starbucks all’interno dello Stratosphere partiamo verso il Grand Canyon. Il traffico di Las Vegas e’ poco intenso per cui piuttosto agevolmente lasciamo la citta’ e prendiamo l’interstate che collega Nevada ed Arizona. Sul confine fra i due stati troviamo la Hoover Dam, una enorme diga artificiale che produce energia elettrica che alimenta gran parte della costa ovest degli Usa. La diga e’ considerata anche un importante punto di interesse turistico con tanto di visite guidate; noi, invece, preferiamo non fermarci e, dopo qualche fotografia di rito, riprendiamo la strada verso la nostra meta finale. Appena superata la diga si entra nello stato dell’Arizona e noi percorriamo una lunga strada immersa nel deserto con il cielo azzurro che contrasta con il colore della terra desertica. Man mano che ci avviciniamo verso il Grand Canyon il tempo sembra peggiorare, ma non demordiamo seppur abbastanza tristi per il timore della pioggia. Per il pranzo ci fermiamo in un Mc Donald’s a Williams a meno di cento km dalla nostra meta e poi riprendiamo la nostra auto. Per prima cosa facciamo tappa a Tusayan, la cittadina dove si trova il nostro hotel perchè purtroppo all’interno del parco le disponibilità erano terminate. Il nostro hotel, Holiday Inn Express, e’ veramente molto bello e curato e la nostra stanza e’ davvero enorme. Purtroppo il tempo non e’ per niente bello ed inizia addirittura a piovere. Demoralizzati decidiamo comunque di andare verso il parco sapendo pero’ che il panorama non sarà dei migliori. L’ingresso del Gran Canyon (South Rim) dista pochi minuti di auto dal nostro hotel ed e’, ovviamente, a pagamento. L’ingresso e’ valido per 7 giorni e costa 25 $ comprendente auto e passeggeri.. Arriviamo al primo punto panoramico, il Mather Point, ma purtroppo il brutto tempo riduce la visibilità ed il panorama non e’ nulla di eccezionale a causa della nebbiolina che copre tutto. Decidiamo comunque di continuare la nostra visita e ci dirigiamo verso il Gran Canyon Village, dove vogliamo raccogliere informazioni sulla visita al parco. Mentre curiosiamo nel grande negozio di souvenir ci accorgiamo che sembra essere tornato il sole per cui ci apprestiamo ad uscire per iniziare la nostra visita. Il tempo e’ decisamente migliorato tanto che il cielo e’ azzurro e praticamente sgombro da nuvole. Visto lo scarso tempo a disposizione decidiamo di seguire un percorso guidato utilizzando il servizio di free shuttle. Infatti, nella maggior parte del GC e’ vietata la circolazione delle auto e per muoversi si devono utilizzare queste navette. Ne esistono di tre tipi differenti che collegano i diversi punti panoramici e le varie strutture del parco. Noi scegliamo di utilizzare la linea rossa che effettua un round trip delle durata di circa 75 minuti che permette di fermarsi nei principali punti panoramici della parte sud del parco. La navetta parte dal Bright Angel Trailhead e permette di sostare a Trailview Overlook, Maricopa Point, Powell Point, Hopi Point, Mohave Point, The Abyss, Pima Point e Hermits Point, il capolinea. Tutti i punti panoramici sono davvero splendidi e permettono di ammirare lo splendore di questa meraviglia della natura. E’ difficile descrivere l’emozione nell’osservare questo splendido panorama della natura. In due punti panoramici incontriamo anche alcuni “abitanti” del parco uno splendido scoiattolo e tre simpaticissimi furetti. Riusciamo a ritornare al Mohave Point ( il più indicato e consigliato) per osservare il tramonto. Anche qui descrivere questo spettacolo è praticamente impossibile. Il sole tramontando assume tonalità di colore sempre diverse dal giallo, all’arancione, al rosa fino al viola anche si riflettono sul canyon conferendogli una colorazione splendida. Terminato il tramonto riprendiamo lo shuttle e ritorniamo alla nostra auto facendo l’incontro di due cerbiatti. La temperatura e’ piuttosto fresca (12°) per cui rientriamo in hotel per una doccia calda.
Per la cena scegliamo (praticamente e’ una scelta obbligata perche’ a Tusayan ci sono 5 ristoranti di cui 2 fast food ed uno chiuso) una steak house. Il locale e’ molto bello ed affollatissimo in stile western. Prendiamo ovviamente della carne alla griglia accompagnata da patate, mais, fagioli. E’ sicuramente un posto da consigliare, evitando di prendere l’acqua San Pellegrino che ci hanno fatto pagare 10 $. La vita a Tusayan e’ pressoché’ nulla per cui, dopo aver curiosato al negozio della National Geographic, ce ne torniamo nelle nostra stanza.

10 settembre
Prima delle 8.00 a.m. siamo già all’interno del Gran Canyon per vedere le ultime cose prima del ritorno a Las Vegas. Per prima cosa visitiamo Mather Point già vista ieri, ma con il riflessi del sole e’ tutta un’altra cosa. Proseguiamo poi verso Yavapai Observation e mentre osserviamo il panorama dietro di noi arriva un enorme muflone che, appena vista la nostra presenza, corre via senza lasciarci il tempo di reagire. Per ultimo visitiamo la zona dove si trovano i lodge e anche da qui ammiriamo lo splendido panorama del Gran Canyon. Curiosiamo qua e là nella zona e appena prima delle 10.30 a.m. riprendiamo la strada verso Las Vegas non senza esserci fermati per una foto ricordo all’ingresso del parco. Per pranzo ci fermiamo da Taco Bell, catena americana specializzata in cucina messicana. Verso le 3.30 p.m. arriviamo finalmente a Las Vegas e al nostro hotel, il Luxor. Al check in c’è una fila lunghissima ma in meno di quindi minuti otteniamo la nostra stanza che si trova al 25° piano della piramide. Sistemate le nostre cosa usciamo per vedere la parte di strip che non abbiamo visto in precedenza. Per prima cosa visitiamo il nostro hotel che ha come tema ispiratore il mondo egiziano con tanto di colonne, sfingi, mummie etc. I casino’ di questa parte di strip sono spesso collegati tra loro da passerelle scorrevoli che in alcuni casi permettono anche di superare la strip. Arriviamo all’Excalibur, il casino’ a forma di castello ispirato al mondo del medioevo e poi passiamo poi all’MGM, il casino’ che ha all’interno una gabbia con tre leoni bianchi. Sulla strip si trovano anche due strani mega store quello degli M&M’S e della Coca Cola. Anche qui girovaghiamo fra i vari negozietti alla ricerca di qualche strano souvenir da portarci a casa. Quando guardiamo l’orologio ci accorgiamo che sono gia’ passate le 7.00 p.m. e che quindi e’ meglio rientrare in hotel per rinfrescarci e riuscire per la cena, continuando poi la nostra scoperta della strip perche’ ci mancano ancora alcuni casino’. Per cena ci fermiamo al buffet del Luxor visto che la tariffa della nostra stanza comprende anche 30 $ di pasti. Anche qui vige la formula all-you-can-eat e la qualità e la scelta del cibo sembra buona. Appena terminata la cena ci dirigiamo verso il Venetian, il casino’ che richiama Venezia perche’ molto incuriositi da diversi servizi visti in TV. Esternamente il casino’ riproduce Piazza San Marco, mentre la galleria interna dei negozi e’ una perfetta riproduzione del Canal Grande con tanto di gondolieri e cielo azzurro artificiale.
Usciamo dal Venetian, appena in tempo per ammirare l’eruzione del vulcano del Mirage. La nostra prossima meta e’ il Caesar Palace, altro elegante casino’ ispirato al tema dell’antica Roma; infine, per ultimo visitiamo il Bellagio, altro lussuoso casino’ ispirato al lago di Como con una enorme fontana all’esterno. Dopo averlo visitato internamente usciamo appena in tempo per assistere allo spettacolo gratuito delle fontane danzanti. Rientriamo al nostro hotel e decidiamo di ritentare la fortuna alle slot machine e dopo circa un’ora e mezzo ce ne andiamo con 30 dollari di vincite.

11 settembre
Colazione allo Starbucks all’interno del Luxor e poi partenza verso la costa della California. Il percorso di oggi e’ piuttosto lungo e quindi ci mettiamo in strada abbastanza presto. Facciamo tappa a Baker, citta’ “famosa” per il termometro piu’ alto del mondo per fare il pieno di benzina alla nostra auto e, dopo aver curiosato in un locale dedicato agli alieni (www.alienfreshjerky.com), riprendiamo la nostra strada. Durante il percorso pensiamo anche dove fermarci per la notte perche’ per questa notte non abbiamo prenotato nulla. Mentre Giovanni continua a guidare, io consulto i vari appunti preparati prima della partenza alla ricerca di un posto per pernottare ed alla fine scegliamo Solvang, colonia danese in California (ne parlerò’ in seguito). Per pranzo ci fermiamo da Del Taco, altra catena dedicata alla cucina messicana. Prima di arrivare a Solvang facciamo tappa a Santa Barbara, cittadina lungo la Freeway 101 che collega Los Angeles con San Francisco. Santa Barbara e’ una caratteristica cittadina residenziale situata sulla costa californiana. La citta’ e’ sorta attorno al presidio e conserva ancora qualche traccia della dominazione spagnola nelle case coloniali in adobe, nelle piazze e nei portici. Per quel poco che vediamo la cittadina e’ molto carina ed animata e piena di locali di diverso genere. Dopo una tappa di circa un’oretta riprendiamo la strada verso Solvang, curioso borgo fondato nel 1911 da una colonia di danesi che richiamo nella struttura delle case lo stile tipico danese insieme alla presenza di alcuni mulini (finti!!!!). Appena arrivati a Solvang iniziamo la ricerca di un posto per la notte e viste le tante proposte a disposizione ci lasciamo guidare dal nostro istinto e scegliamo, il Royal Copenaghen Inn, un motel ovviamente in stile nordico. Per una stanza ci vengono chiesti 80 $ con colazione compresa in una bakery della citta’. Solvang è molto bella e particolare, ma purtroppo piuttosto deserta. Quando noi usciamo dalla stanza dopo il check in (sono le 5.20 p.m.) tutti i negozi sono praticamente chiusi cosi’ pure molti ristoranti. Tra gli altri gli unici aperti, se non ricordo male un paio in tutto, chiudono alle 9.00 p.m. Vista la situazione per la prima volta in questa vacanza alle 7.00 entriamo nel ristorante di fronte al nostro hotel. Ovviamente decidiamo di assaggiare qualche piatto tipico danese e ne siamo veramente molto soddisfatti. Terminata la cena, poco dopo le 8.30 p.m., decidiamo di farci una passeggiata per approfittare per qualche scatto fotografico. Purtroppo pero’ nessun edificio e’ illuminato e la citta’ e’ praticamente deserta e quindi non ci resta che tornarcene in camera.

12 settembre
Approfittiamo della colazione compresa nel prezzo della camera alla bakery convenzionata con il nostro hotel. Si tratta di una pasticceria con una enorme varietà di dolci fra cui i famosissimi biscotti danesi venduti addirittura i confezioni simili a dei secchi.
Alle 8.30 a.m. siamo già in viaggio con direzione San Francisco sempre percorrendo la Freeway 101 che taglia una enorme pianura piena di coltivazioni differenti a seconda della zona. Facciamo una breve sosta per pranzo in un Mc Donald’s e, attraversando anche parte della Silicon Valley, entriamo in San Francisco tramite il Bay Bridge (ponte con pedaggio a pagamento 3 euro). Guidati dal Tom Tom piuttosto agevolmente giungiamo al Days Inn, hotel dove pernotteremo per due notti. La stanza è pulita ed ordinata, ma come ci accorgeremo solo piu’ tardi la zona non e’ bellissima. Infatti pur non essendo troppo lontano da Union Square, considerata zona centrale della citta’, la zona e’ molto frequentata da homeless e da gruppi di giovani dai visi poco confortanti. (Questo e’ infatti l’unico hotel della nostra vacanza che non mi sento di consigliare non tanto per l’hotel stesso, ma soprattutto per la posizione in cui si colloca). Per prima cosa visitiamo Union Square da molti definita il cuore di San Francisco, enorme piazza attorno alla quale sorgono importanti hotel come l’ Westin St Francis ed alcuni dei piu’ noti negozi della città come Macy’s, lo store di Levi’s e Nike. Da qui scendiamo nel Financial District, distretto finanziario della citta’ con numerosi grattacieli, bar e ristoranti. Il quartiere e’ molto vivace nei giorni infrasettimanali, mentre nel week end ed alla sera e’, invece, piuttosto deserto. Degni di nota in questa zona sono sicuramente la Transamerica Pyramid e la Wells & Fargo Bank History Room. La prima e’ il palazzo piu’ alto della città con una sagoma a forma di piramide che si staglia verso il cielo. E’ possibile vedere il palazzo solo esternamente perche’ l’ingresso e’ vietato al pubblico. La Wells & Fargo Bank History Room e’ un piccolo museo aperto da questa banca dedicato al periodo delle diligenze in cui si trovano sia dei modellini che dei pezzi originali. L’ingresso e’ gratuito e secondo me merita di essere visitato. La nostra visita prosegue con Chinatown considerata la più grande comunità cinese al di fuori dai confini asiatici. La zona occupa circa 24 isolati e la strada principale e’ Grant Avenue piena di locali e negozi di vario genere. Alcuni di questi negozi vendono soprattutto delle cianfrusaglie, mentre altri sono proprio carini tanto che io non resisto e faccio alcuni acquisti vista la mia passione per gli oggetti asiatici. A differenza di quella di NY questa e’ piu’ tipica, praticamente proprio come mi aspettavo. Tutto, infatti, richiama la Cina fra cui il portone che ne delimita l’ingresso, i tetti delle case a forma di pagoda, i lampioni, le lanterne cinesi e molto altro ancora. In uno dei tanti locali io assaggio uno spettacolare tè verde freddo con mango fresco. Rientriamo in hotel per una breve pausa e per la cena decidiamo di tornare a Chinatown. I ristoranti sono veramente molti ma optiamo per la Cathai house of Cali in Grant Avenue. Il locale e’ piuttosto pieno e quindi dobbiamo aspettare una decina di minuti per avere il nostro tavolo, ma alla fine siamo molto soddisfatti perche’ il cibo e’ veramente buono ed anche il conto finale e’ soddisfacente. Qualche fotografia in versione notturna e poi rientriamo in hotel. La prima impressione di San Francisco e’ piuttosto positiva anche se la presenza di cosi’ tanti senzatetto e’ piuttosto inquietante. Infatti, credevo di trovare una situazione del genere maggiore a New York rispetto a San Francisco. Un ulteriore consiglio per conoscere meglio San Francisco. Negli uffici turistici e’ possibile ricevere una rivista “San Francisco Chaperon” completamente in italiano in cui si trovano informazioni sui principali punti di interesse turistico, sui locali, alcuni itinerari per scoprire la citta’ ed i suoi dintorni.

13 settembre
Oggi e’ una giornata intensa con grandi “scarpinate” che ci porterà a visitare molte zone della citta’. Dopo la colazione da Starbucks ci dirigiamo verso il Fisherman’s Wharf e decidiamo di farlo a piedi gustandoci il tipico saliscendi della citta’. Tramite la ripidissima Powell Street ed attraversando Chinatown arriviamo in North Beach, piccola zona in cui sono confluiti i primi immigranti italiani. Centro del quartiere e’ Washington Square, enorme piazza con al centro un parco in cui molti cinesi praticano il tai chi. Sulla piazza si affaccia la chiesa cattolica di San Pietro e Paolo. Spiata la chiesa, a dire il vero nulla di particolare, proseguiamo la nostra passeggiata e incrociamo Lombard Street. Si tratta di una strada piuttosto lunga che percorre Russian Hill, una collina che ospita quartieri residenziali. La via fino al 1922 era considerata una delle piu’ ripide della citta’ con una pendenza anche del 27%; per facilitarne la percorribilità vennero costruiti gli otto tornanti decorati da aiuole di ortensie che hanno reso celebre la strada facendola diventare il set ideale anche di molti famosi film. Decidiamo di percorrere a piedi il tratto di Lombard Street più famoso approfittando per scattare anche qualche bella fotografia. Alla fine riprendiamo la strada per Fisherman’s Wharf percorrendo sempre la collina di Russian Hill. Fisherman’s Wharf in origine ospitava un porto per i pescherecci ed un mercato del pesce, solo a partire da circa 40 anni fa e’ diventato una delle maggiori attrazioni turistiche della citta’. Accanto ai ristoranti di pesce sono sorti numerosi centri commerciali ricavati nei vecchi edifici e nei magazzini in disuso. Per prima visitiamo Ghirardelli Square, vecchia fabbrica di cioccolato tramutata in centro commerciale con ristoranti e negozi di diverso genere. Merita sicuramente una visita Ghirardelli, il negozio di cioccolato dove e’ possibile degustare e comprare dell’ottimo cioccolato in particolare quello al caramello ed alla menta. Da qui arriviamo a Historic ships, il molo in cui sono ancorate diverse navi alcune molto antiche ed anche un sottomarino. E’ possibile vederle dall’esterno gratuitamente mentre per vederle all’interno e’ possibile acquistare un biglietto cumulativo. Dal molo nelle giornate di bel tempo (oggi l’oceano e’ coperto da una nebbia abbastanza intensa) e’ possibile ammirare un bel panorama sul Golden Gate e sull’isola di Alcatraz ( che noi decidiamo di non visitare perche’ non molto interessati). La nostra visita prosegue a Cannery, il vecchio scatolificio di pesche Del Monte, ora tramutato in centro commerciale con negozi molto particolari e belli e ristoranti.
Ed, infine, arriviamo al Pier 39, vecchio molo in disuso ricostruito nel 1978 con legno riciclato. In tutto il molo si trovano tantissimi locali e negozi rivolti soprattutto ai turisti alcuni pero’ molto particolari fra cui uno con in vendita solo magneti, uno solo di caramelle, uno con cappelli stranissimi e molti altri ancora. Ma la principale attrazione del molo sono sicuramente le colonie di leoni marini che hanno trovato il loro habitat proprio in zona. Vista l’ora di pranzo decidiamo di fermarci al Pier per gustare il Crab, il granchio, specialità del posto. Consiglio di provare soprattutto la Clam Chowder una crema di vongole servita in una pagnotta. Passeggiamo ancora lungo il molo tentando di ammirare il Golden Gate che purtroppo e’ ancora avvolto nella nebbia. Decidiamo di tornare verso Union Square percorrendo il molo nonostante la strada non sia cortissima. Facciamo una tappa in Levi’s Plaza, sede della famosa ditta di jeans e poi riprendiamo la strada verso il nostro hotel. Giunti in hotel prendiamo la nostra auto per raggiungere, guidati dal Tom Tom, Marina Green, il litorale da cui e’ possibile ammirare il famoso ponte, simbolo della citta’.
Purtroppo pero’ la nebbia lo avvolge ancora ed il nostro viaggio e’ inutile…….. ritenteremo domattina. Lasciamo la nostra auto nuovamente nel parcheggio dell’hotel e mentre una leggera nebbiolina scende sulla citta’ riusciamo per un po’ di shopping. Per cena decidiamo di tornare a Fisherman’s Wharf ma questa volta utilizziamo il Cable Car, caratteristico mezzo di trasporto divenuto monumento nazionale ed inventato nel 1873. Un cavo sotterraneo gira in continuazione a 15 km orari ed il conducente attacca il cable car al cavo tramite un’asta che stacca quando aziona i freni. Ora delle numerose linee ne sono rimaste solo tre di cui due hanno il capolinea in Powell Street, vicino a Union Square. I biglietti al costo di 5 $ possono essere acquistati anche direttamente in vettura. Noi abbiamo preso il cable car in Powell Street e siamo scesi al capolinea vicino a Fisherman’s Wharf. E’ veramente molto emozionante utilizzare questo mezzo cosi’ particolare. Arrivati a destinazione il tempo non e’ sicuramente il migliore per passeggiare sul molo visto il vento e la nebbia che copre l’orizzonte. In giro c’e’ ancora parecchia gente anche se molti negozi e locali sono in fase di chiusura. Molti locali offrono piatti a base di granchio, ma avendolo mangiato anche a pranzo preferiremmo provare qualcosa di diverso. Alla fine torniamo al Pier 39 e scegliamo il Pier Market dove scegliamo un piatto a base di pasta, gamberetti, zucchine e carne ai ferri. Nonostante lo strano abbinamento il piatto è veramente molto buono. Quando lasciamo il locale la temperatura e’ abbastanza bassa e soffia un vento gelido per cui decidiamo di tornare in hotel. Per rientrare in hotel decidiamo di utilizzare il tram della linea F. Si tratta dei classici tram presenti in tutte le citta’, ma hanno una particolarità. Ogni vettura, in genere abbastanza antica, e’ stata donata a San Francisco da altre citta’ sia americane che europee per cui e’ possibile vedere in circolazione tram di Milano, di Boston etc.

14 settembre
Questa mattina il tempo non e’ bellissimo ed il cielo si presenta grigio (nebbia o brutto tempo?).
Il nostro itinerario stabilito ieri pero’ non cambia: al mattino visita di alcuni punti di interesse di San Francisco e poi direzione verso la costa per cercare un posto per la notte.
Per prima cosa anche stamattina tentiamo il Golden Gate che purtroppo pero’ e’ ancora parzialmente coperto dalla nebbia anche se leggermente meno rispetto a ieri. Facciamo qualche fotografia che pero’ non rende la bellezza del ponte e, poi, ci dirigiamo verso la nostra seconda tappa: Alamo Square. E’ un piccolo parco circondato da splendide case vittoriane dietro le quali si staglia lo skyline della citta’. Purtroppo, a causa del brutto tempo, la fotografia che scattiamo non e’ come le cartoline che in genere si vedono. ………………… pazienza!!!!!!
Ultima nostra tappa in citta’ e’ il Golden Gate Park, parco di 450 ettari con all’interno diverse attrazioni fra cui lo Young Museum, i Japanese Tea Garden, gli Orti Botanici. Il nostro interesse, mio in particolare, e’ rivolto soprattutto ai Japanese Tea Garden, una serie di splendidi giardini con bonsai, ruscelli, ponti, pagode e persino un Buddha in bronzo. L’ingresso ai giardini e’ a pagamento ma arrivando prima delle 9.30 a.m. e’ possibile entrare gratuitamente.
Quando lasciamo i giardini ci rendiamo conto che non abbiamo ancora fatto colazione (sono le 9.30 a.m.!!!!!) e quindi visto il posto decidiamo di entrare nella caffetteria dello Young Museum, museo di arte moderna americana che pero’ non visitiamo. Dopo la colazione ( non troppo economica tra l’altro!!!!) diamo uno sguardo veloce all’ingresso dei Botanical Garden e poi riprendiamo la nostra Pontiac. Poco dopo le 10.30 a.m. lasciamo San Francisco e imbocchiamo la 280 che collega la citta’ a Monterey, prossima nostra tappa. La strada passa vicino a Palo Alto, nella Silicon Valley e ci viene la folle idea di cercare Google, fondato proprio in zona. Dopo alcune ricerche ed una telefonata anche in Italia, scopriamo che Google non si trova a Palo Alto, ma a Mountain View. Impostiamo il nostro Tom Tom e dopo qualche ricerca finalmente arriviamo a destinazione. Si tratta di un complesso enorme con tantissimi palazzi immersi in curatissimi giardini. I giardini sono visitabili senza alcun problema, ma appena ci si avvicina al confine del palazzo la sicurezza si allerta subito e si viene bloccati. Fotografia con la scritta e poi riprendiamo il nostro itinerario. Per pranzo ci fermiamo in una catena In-n-out dove assaggiamo due ottimi hamburger preparati proprio al momento. Qui riesco finalmente a provare la root-bear, una strana bibita di cui avevo letto molto prima di partire, ma che credo non proverò piu’……….. Verso le 2.00 p.m. arriviamo a Monterey anche se il tempo non e’ proprio dei migliori. Lasciamo la nostra auto e visitiamo quello che può essere considerato il centro della città Fisherman’s Wharf e dintorni. E’ un molo simile a quello di San Francisco ovviamente riservato ai turisti e anche qui non manca la piccola colonia di leoni marini che si crogiola ai leggeri raggi di sole. Molto bello anche Cannery Row, un’antica fabbrica di inscatolamento di pesce ora recuperata e tramutata in un centro commerciale con negozi e locali di diverso genere. Visitata la cittadina decidiamo di dirigerci verso Pacific Grove, cittadina vittoriana dove pensiamo di trascorrere la notte. Cerchiamo un hotel seguendo i consigli della guida e decidiamo di scegliere uno dei tanti B&B presenti in citta’. Alla fine scegliamo il B&B Pacific Grove in Pine Avenue (www.pacificgrove-inn.com) realizzato in una antica casa vittoriana gestito da una anziana signora gentilissima. Certo il prezzo della camera non e’ economicissimo rispetto ai prezzi dei motel ma con 100 $ prendiamo una stanza con colazione inclusa. C’e’ addirittura la possibilita’ di prendere dei film in videocassetta per vederli in camera perche’ ogni stanza e’ dotata di videoregistratore. Sistemati i bagagli usciamo e visitiamo la bellissima cittadina vittoriana tanto che ci sembra di essere in Europa. La nostra passeggiata prosegue sino a Lovers Point Park, punto panoramico sull’oceano con vista su tutta la baia. Per la cena torniamo in uno dei ristoranti visti nel pomeriggio e vista la nostra passione per la cucina messicana optiamo per Pepper’s Mexicali. Il locale propone piatti della cucina messicana unita alla cucina locale e quando usciamo siamo veramente molto soddisfatti. Terminata la cena prendiamo la nostra auto ed andiamo prima a Lovers Point Park, ma siccome la zona e’ piuttosto buia ci accontentiamo di ammirare la splendida serenata. Decidiamo allora di tornare prima a Cannery Row e poi a Fisherman’s Wharf. Purtroppo però i locali sono aperti, mentre molti dei negozietti, alcuni veramente molto particolari, sono chiusi. Dopo la nostra passeggiata serale rientriamo nel nostro B&B.

15 settembre
E’ il nostro ultimo giorno negli Stati Uniti perche’ la giornata di domani sarà esclusivamente di volo aereo. Questa sarà pero’ una giornata impegnativa perche’ prevede il trasferimento a Los Angeles dove abbiamo prenotato la nostra ultima notte. La colazione al B&B e’ servita nella sala da pranzo della casa ed e’ piuttosto ricca con tanto di waffel preparati proprio al momento dalla proprietaria. Recuperati i bagagli partiamo per la nostra ultima giornata sulle strade della California. Per prima cosa andiamo verso il faro di Pacific Grove considerato molto antico ma a dire il vero niente di particolare. Ne approfittiamo pero’ per fermarci lungo la strada costiera per scattare qualche bella fotografia alla costa. La nostra prossima meta e’ la cittadina di Carmel adagiata su dolci colline che declinano dolcemente sino all’oceano. La cittadina e’ oramai un rinomato luogo di villeggiatura per vip con locali e negozi, soprattutto antiquari, collocati nelle casette in legno. Noi visitiamo sono il centro della cittadina e poi riprendiamo l’auto verso il Big Sur. Si tratta di una splendida regione con da un lato insenature rocciose battute dalle onde dell’oceano e dall’altro grandi foreste di sequoie.
Si tratta di uno splendido paradiso in cui si trova una strada panoramica praticamente deserta in cui si trovano diverse piazzole per fermarsi ad ammirare il panorama.
I locali dove fermarsi sono veramente pochi ed alla fine, per pranzo, ci fermiamo in uno dei lodge sulla strada. Accanto al lodge si trova anche un piccolo bar in cui assaggiamo dei buonissimi hamburger. Riprendiamo il nostro viaggio e facciamo una breve sosta a Morro Bay, un paesino sulla costa non molto particolare se non per il fatto che proprio di fronte sorge un isolotto roccioso. Giusto il tempo per sgranchirsi le gambe e poi riprendiamo la strada verso Los Angeles, dove ci aspetta una stanza in un motel in zona aeroporto. Il viaggio verso Los Angeles e’ veramente lunghissimo e sembra non finire mai anche a causa della grande coda che troviamo a partire da Santa Barbara. Arriviamo, praticamente distrutti, in hotel alle 07.30 p.m. l’hotel, il Travelodge, e’ ordinato e pulito e la nostra camera e’ carina e ideale per la nostra ultima notte, visto che comunque domattina dovremo alzarci piuttosto presto. Per cena decidiamo di uscire a piedi e di accontentarci di qualcosa in zona. Vediamo l’insegna di un Pizza Hut annesso ad un Taco Bell e decidiamo di entrare. Purtroppo non si tratta del Pizza Hut ristorante, ma di un fast food in cui servono dei tranci di pizza che alla fine non sono poi troppo male. Si chiude cosi’ la nostra vacanza negli Stati Uniti che ci ha portato alla scoperta di splendide citta’, NY prima di tutto, e splendidi panorami come il Gran Canyon.

…………. siamo sicuri…………. ci torneremo!!!!!!!!!!

16 settembre
La sveglia questa mattina suona piuttosto presto e alle 5.00 a.m. siamo già in piedi perche’ il nostro volo per NY partirà alle 8.00 a.m. Sistemati i bagagli ci dirigiamo verso la National Car Rental per restituire la nostra auto che ci ha fatto compagnia durante questi 3317 Km. Con la navetta arriviamo al LAX dove, nonostante l’orario, c’e’ veramente tantissima gente, effettuiamo il check in e scopriamo che in entrambi i voli non riusciamo ad avere dei posti vicini, ma speriamo di trovare qualcuno di molto gentile per scambiare i posti. Una veloce colazione da Starbucks per l’ultima volta e poi ci imbarchiamo. Purtroppo nessuno dei nostri vicini e’ cosi’ gentile da scambiare il posto con noi nonostante ognuno viaggi da solo. Dopo circa 5 ore atterriamo al Newark e senza ritirare i bagagli andiamo al nostro gate che tra l’altro si trova proprio di fianco rispetto a quello dell’arrivo. Aspettiamo il nostro imbarco gironzolando nel duty-free e quando saliamo a bordo ci accorgiamo che il personale di Continental ha provveduto e, molto gentilmente, ci ha dato due posti vicini. Il volo aereo e’ piuttosto tranquillo ed atterriamo a Malpensa al mattino sotto una fitta pioggia. Purtroppo questa splendida vacanza e’ terminata ma ci ha lasciato tantissimi bei ricordi e sono certa che torneremo.

Il Viaggio Fai da Te – Hotel consigliati negli Stati Uniti

 

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