Viaggio negli Stati Uniti occidentali

di Sonia Lauriola
Totale miglia 4112 – KM 6578
Ecco… questo è quello che si dice un viaggio on the road, probabilmente il termine è stato inventato proprio per indicare questa destinazione, il viaggio….sulle lunghe strade americane con un orizzonte infinito… certo il classico viaggio on the road dovrebbe partire da Los Angeles, ma stavolta ho preferito prenderlo un po’ più alla larga…. per poter raggiungere i parchi che di solito rimangono al margine e ogni volta ci si ripromette di visitarli… non stavolta però…

Questo viaggio che è durato due settimane è stato fatto a cavallo fra agosto e settembre. Per noi non è stata la prima esperienza sul suolo americano ma stavolta eravamo tutti e quattro. Io mio marito Sandro e i miei due figli Mattia di 9 anni e Alessio di 7.

Sabato 23 agosto

VOLO VENEZIA-PARIGI-ATLANTA-DENVER

Sveglia alle 4 del mattino dopo aver dormito poche ore di nuovo in piedi a finire di preparare i bagagli. Anche in bambini erano euforici così si sono alzati senza storie. Siamo arrivati all’aeroporto di Venezia verso le 6 e 30 dove abbiamo fatto i check in visto che on line ci avevano comunicato di presentarci direttamente in aeroporto essendo un volo internazionale. Il volo è partito alle 10 in punto e in un paio di ore siamo arrivati al Charles de Gaulle di Parigi per prendere la coincidenza per Atlanta Stati Uniti. Eravamo tutti e quattro nella fila centrale e per la gioia dei bambini e anche dei grandi c’erano i visori in ogni posto sui quali vedere film, cartoni, documentari, ascoltare musica o fare dei giochi. Io ho cercato subito di riposare con la mascherina sugli occhi perché per la stanchezza mi era venuto un forte mal di testa. Tutto sommato le otto ore e mezza del volo sono “volate” grazie anche ai continui break con snack, pranzi e cene. I bambini avevano tutti gli occhi rossi e non ne volevamo sapere di chiudere i visori. Verso la fine del volo li ho costretti e loro si sono messi a guardare lo schermo davanti al padre.

Ad Atlanta siamo arrivati verso le cinque del pomeriggio ora locale, sei ore in meno rispetto all’Italia. Abbiamo fatto dogana in fretta, tutti i documenti erano in regola per l’entrata negli States.

Prima di partire avevo compilato il modulo su internet dell’Immigrazione Statunitense ESTA che mi autorizzava a entrare nel territorio americano, senza quello il passaporto è insufficiente per l’accesso.

Non pensavamo di ritirare le due valigie che avevamo imbarcato a Venezia, per scrupolo siamo andati a controllare sul nastro trasportatore e le abbiamo trovate lì che giravano…ancora un pelo e le lasciamo ad Atlanta convinti che sarebbero arrivate direttamente a destinazione ossia Denver…mai fidarsi….

Da un lato era meglio, in questo modo eravamo sicuri che erano arrivate anche loro….e non si fossero fatte un giro in torno al mondo come altre volte è capitato….

Riprese quindi le valigie le abbiamo imbarcate nuovamente sul volo interno. Visto che avevamo più di tre ore di attesa e tutti eravamo affamati (il volo e i fusi fanno venire fame) ci siamo subito buttati sul tipico cibo americano…hamburger per i bambini e sandro e una deliziosa cheesecake, tutto enorme e saporito…E’ stato anche un primo approccio con il dollaro americano che al cambio risultava essere un euro contro 1.30 del dollaro.

I bambini cominciavano ad accusare i segni della stanchezza così sandro è andato a sedersi al gate di imbarco dove si sono addormentati. Purtroppo dato che eravamo in anticipo sul volo è stato veramente duro doverli svegliare per spostarci in aeroporto poichè cambiavano il gate di imbarco continuamente tanto che abbiamo pure preso una navetta tipo metro per andare da un posto all’altro.

A quanto pare l’aeroporto di Atlanta è uno dei più trafficati aeroporti del mondo per numero di passeggeri.

Quando ci siamo imbarcati erano le 9 di sera e tutti eravamo veramente stanchi tanto che ci siamo addormentati subito. Il volo interno fino a Denver è durato tre ore e mezza. Lì erano le 10 di sera quindi altre due ore in meno di fuso rispetto all’Italia per un totale di 8 ore. Anche qui il ritiro dei bagagli è stato rapido pure con la macchina che avevamo noleggiato on line non ci sono stati problemi nonostante l’ora tarda. Per guidare negli Stati Uniti è sufficiente la patente italiana.

Siamo usciti infatti dall’aeroporto e subito c’era lo shuttle che ci ha portato alla sede della Alamo dove siamo stati serviti velocemente. Il noleggio anche stavolta l’avevo fatto on line con molto anticipo dall’Italia anche per poter approfittare delle loro offerte.

Fra tutte le compagnie in questa occasione è stata la più economica tenendo conto che abbiamo fatto un drop off della macchina a San Francisco e quindi non l’abbiamo ritornata dove l’abbiamo prelevata. Tutto questo naturalmente ha avuto un costo aggiuntivo di circa 300 euro sul normale noleggio. Non c’era altra soluzione tutte le compagnie di noleggio applicano questi costi…purtroppo è una cosa da tenere in considerazione in questi tipi di viaggio sulle lunghe distanze.

Abbiamo noleggiato una tipica macchina statunitense una Chrysler nera 200, era enorme e bellissima sembrava nuova di zecca sebbene avesse già percorso 16000 km…non c’era da meravigliarsi viste le distanze negli Stati Uniti, d’altronde neppure noi le abbiamo riservato degli sconti…..

I bambini erano completamente storditi e non vedevo l’ora di sistemarli nel letto del Motel 6 che avevo prenotato. Anche qui non ci sono stati problemi e per fortuna che l’avevo fatto perché quando siamo arrivati c’erano diverse persone che cercavano una camera mentre stavo sbrigando le formalità del check in alla reception..a quanto pareva non c’era posto per loro…anche questa l’abbiamo sfiorata….

E’ da sapere che negli Stati Uniti se si va in cerca di un motel o quant’altro di sabato sera sono guai, non se ne trova uno neanche a pagarlo oro…come spiegherò più avanti….Con la comodità di internet ormai al giorno d’oggi non si dovrebbe mai incappare nel guaio di rimanere a dormire al fresco senza contare che è possibile vedere anche i dettagli delle stanze e conoscere i servizi disponibili. Non è più come ci è accaduto negli anni precedenti che per sapere i prezzi e la disponibilità delle stanze bisognava scendere e salire dalla macchina più volte fino a trovare quello adatto. Certo qui negli States per sapere se c’erano camere libere basta vedere se la scritta del motel presenta le parole Vacancy o no vacancy ma per i prezzi bisognava comunque chiedere…

Tornando al viaggio e al Motel 6 (fa parte di una catena di motel) dove eravamo, la stanza era la classica che si vede sempre nei film, con la disposizione dei mobili alla solita maniera. L’importante era la pulizia e questa non mancava. C’erano due letti queen size un tavolo tondo con la lampada ecc..

Qui voglio dare una delucidazione sulle misure americane dei letti rispetto alle nostre italiane:

queen size 152 larghezza per 200 di lunghezza

king size 198 larghezza per 200 di lunghezza

full size o full twin o double 137 larghezza e 190 lunghezza

DOMENICA 24 AGOSTO

DENVER-CHADRON 582 KM

Dopo un meritato riposo e riprese le forze mi sono alzata prima di tutti e per le otto eravamo già tutti in piedi pronti per iniziare la nuova avventura negli States. Sebbene fossimo già stati nell’ovest degli Stati Uniti stavolta ho voluto partire più dall’interno intendendo raggiungere zone che con il classico giro non si riescono a coprire con i soliti 15 giorni: ecco il motivo di Denver come punto di partenza…

Dopo aver impostato il navigatore dell’auto che inizialmente è stato un po’ difficoltoso da capire finalmente ci siamo mossi dal parcheggio. Anche sandro, prima di immettersi nel traffico ha preferito fare un’ulteriore prova con la macchina e controllare tutte i pulsanti e leve che c’erano per farla funzionare a regola d’arte…

In pochi minuti siamo arrivati nella downtown di Denver. Essendo domenica mattina c’era veramente poco traffico e movimento così come primo impatto non è stato scioccante…certo occorreva abituarsi ai semafori che si trovavano sulla sponda opposta dell’incrocio per il resto era tutto ok…

Denver è la capitale del Colorado che come il Wyoming ha la forma di un rettangolo i cui confini si trovano esattamenti sui meridiani e i paralleri. Il Colorado prende il nome dal colore delle montagne rocciose e Denver è detta città miglio perché si trova a 1600 metri di altitudine. La città ha una pianta a scacchiera e la downtown in realtà non è molto estesa.

Arrivando vicino alla downtown abbiamo costeggiato uno stadio di baseball tanto per non dire di non essere nel posto sbagliato. Abbiamo parcheggiato vicino alla zona pedonale che attraversa tutto il centro. Il clima era perfetto e il sole splendeva e si sentiva proprio di essere in una domenica mattina con la gente che faceva jogging o passeggiava. Per prima cosa ci siamo gettati a capofitto in una tipica colazione americana base di waffles da irrorare con sciroppo d’acero, pancakes con marmellata di mirtilli e panna, e french toast da cospargere di marmellata il tutto con cioccolata da bere e spremute d’arancia. Alla fine il conto è stato di circa 40 dollari comprese le mance al cambio circa 33 euro…considerato che quello sarebbe stato anche il pranzo niente male….

Abbiamo percorso la via centrale della città in mezzo ai grattacieli scintillanti arrivando fino alla zona del Campidoglio con i parchi pubblici.

Il campidoglio corrisponde al governo del Colorado. Mentre passeggiavamo c’erano gruppi di ragazzi che stavano organizzando delle gare sportive per cui la zona era molto affollata con chioschi e attrazioni. Man mano che le ore passavano cominciava veramente ad essere caldo e la media giornaliera sarebbe arrivata intorno ai 30 gradi. Primo obbiettivo era la visita del famoso museo di arte moderna della città ubicato in un edificio moderno molto particolare con delle opere gigantesche all’esterno.

Il museo di arte moderna è famoso soprattutto per le collezioni artistiche dei nativi americani. L’edificio è stato progettato da Gio’ Ponti con 24 facciate e sette piani. All’esterno è rivestito di piastrelle grigie.

I bambini all’interno avevano anche molte attività ma dovevamo comunque tenerli a bada…eravamo pur sempre in un museo…

La stanchezza per il jet- leg cominciava a tornare alla carica, abbiamo comunque camminato un sacco arrivando fino al Convention Center un enorme edificio dove un enorme orso blu sul marciapiede era appoggiato a una vetrata, molto carino da vedere soprattutto per i bambini…

Lì una signora mi ha informata che il Red Rock Amphitheater che avevo intenzione di andare a vedere fuori Denver il pomeriggio non era accessibile perché stavano organizzando concerti. Siccome finchè non vedo non ci credo ci siamo andati lo stesso..e sorpresa …era aperto..no komment…

Il Red Rock Amphitheater è una struttura di roccia a 10 km a ovest di Denver. In questo enorme anfiteatro scavato nella roccia vi si tengono concerti a cielo aperto. Si tratta di un grande disco di roccia rossa inclinato e affiancato da due colonne rocciose che può ospitare 9500 persone. Grandi concerti memorabili di grandi star si sono tenuti qui.

Dopo averlo visitato e fotografato ogni angolo ci siamo messi on the road stanchi e accaldati.

La meta era Chadron in Nebraska lì si trovava il nostro motel prenotato on line…bisognava fare però 500 km prima di raggiungerlo…quindi abbiamo guidato dalle tre alle otto di sera giusto all’ora del tramonto altrimenti sarebbe stato stressante e non avremmo potuto ammirare il panorama solitario e selvaggio di queste terre. Soltanto uscendo da Denver abbiamo trovato traffico poi un cielo infinito punteggiato da nuvole dalle mille forme ci ha portato a destinazione. Anche le formazioni rocciose erano incredibili ma soprattutto le enormi distese di campi e vegetazione che con il loro paesaggio rilassante ha portato i bambini ad appisolarsi.

Anche qui con il Motel 6 non ci sono stati disguidi ed era più carino del precedente, sembrava di una categoria superiore. I due letti doppi erano ancora più grandi quindi King size. Per prima cosa abbiamo sistemato i bagagli in camera poi siamo andati in cerca della steakhouse per sandro che se l’era proprio meritata visto tutti i km già macinati. I bambini nonostante le squisitezze hanno fatto i capricci per mangiare ma quando siamo tornati in motel non ci hanno pensato due volte a tuffarsi nella piscina riscaldata che era aperta fino alle dieci. La prima giornata del nostro viaggio americano è terminata e ogni aspettativa è stata soddisfatta…

LUNEDI’ 25 AGOSTO

CHADRON-DEADWOOD 587 KM

Stamane prima tappa è stata al supermercato aperto h24 accanto al nostro motel per fare un po’ di spesa da lasciare in macchina per eventuali necessità come biscotti, acqua ecc. siccome c’era la possibilità di mangiare all’interno del negozio ne abbiamo approfittato e fatto colazione praticamente in mezzo alle corsie…

Destinazione Badlands, per raggiungerle il viaggio è durato varie ore ma alla fine ne è valsa la pena perché le formazioni rocciose erano bellissime anche se la visita del parco è stata molto più impegnativa rispetto a quello che avevo pensato visto che poi abbiamo rallentato la tabella di marcia.

Lo stato del South Dakota prende il nome dagli indiani Lakota. Le Badlands è un parco costituito dalle cosiddette Buttes ossia colline isolate con i lati inclinati e una cima piatta, da pinnacoli e guglie circondato da vaste praterie. Le Badlands sono state formate da forze geologiche di deposizione e erosione. I depositi di sedimenti sono iniziati 69 milioni di anni fa quando un antico mare si estendeva in tutto quello che è oggi la Grande Pianura. Quando il mare si è ritirato i fiumi e le alluvioni hanno continuato a erodere e modellare il paesaggio e con il tempo tutto si estinguerà. Qui ci sono enormi accumuli fossili di mammiferi preistorici.

L’entrata ai parchi americani è a pagamento e se si ha intenzione di visitarne più di uno vale la pena fare la tessera annuale che costa circa 80 dollari è permette l’accesso di una macchina con tutti i passeggeri. Non è valida per i parchi gestiti direttamente dagli indiani come la Monument Valley e l’Antelope Canyon o altri. Una lista completa è on line per saperne di più.

Prima di raggiungere il famoso Monte Rushmore ci siamo fermati a mangiare qualcosa anche le ore erano completamente sfasate dato che erano le due del pomeriggio.

Ci trovavamo nelle Black Hills chiamate così per la fitta vegetazione le faceva apparire le colline scure in lontananza. Anche se il loro nome significa colline in realtà si tratta di montagne alte anche duemila metri e sono sacre agli indiani Lakota. Quando venne scoperto l’oro nel 1874 a seguito della spedizione di Custer le “colline vennero invase dai minatori e gli indiani vennero spostati nelle riserve.

Il Monte Rushmore è la famosa montagna con le facce dei quattro presidenti americani e il nome di colui che ha sovvenzionato la scultura. Venne iniziata nel 1927 da Guzman e più di 400 operai lo aiutarono. La scultura è alta 18 metri e inizialmente i presidenti dovevano avere anche i busti ma i fondi erano pochi così si limitarono ai volti. Ogni presidente raffigurato simboleggia qualcosa: George Washington la nascita della nazione, Thomas Jefferson la crescita, Theodore Roosvelt lo sviluppo e Abraham Lincoln la conservazione degli Stati Uniti.

Per visitare questa attrazione c’è un percorso ad anello in mezzo alla foresta con vari punti panoramici e varie tavole esplicative.

Da lì abbiamo attraversato il Custer State park famoso per i 1500 bisonti che scorrazzano liberi e dai quali meglio tenersi lontani perché pericolosi per certi versi anche se mentre passavamo con la macchina lentamente ci sfioravano incuriositi. In mezzo a loro c’erano pure dei muli. E’ stata un’esperienza incredibile specialmente per i bambini vedere dei bestioni così enormi e così vicini. In un certo senso facevano pure tenerezza…ma mi fermo qui non vorrei spronare qualcuno ad accarezzarli…visto che la tentazione sarebbe stata anche quella….

Prima del loro sterminio in Nordamerica vivevano 70 milioni di esemplari di bisonti ma in poco più di un secolo si sono ridotti drasticamente. I muli presenti nel parco si chiamano anche Begging burros perché elemosinano cibo dai passanti…

È possibile effettuare diversi circuiti automobilistici in questo parco che meriterebbe più tempo per essere scoperto; vi sono punti molto suggestivi con tunnel scavati nella roccia e formazioni rocciose attorno a dei laghetti.

Bisognava andare avanti perché era veramente tardi e dovevamo andare a vedere anche il Crazy Memorial il memoriale agli indiani scavato anch’esso nella montagna di dimensioni ancora più grandi ma ancora in fase di lavorazione. Vista l’ora non è stato possibile visitarlo da vicino perché occorreva prendere un autobus che portava direttamente alla terrazza panoramica in cima alla montagna proprio di fronte al volto del capo indiano Cavallo Pazzo, l’ultimo Sioux sul dorso del suo cavallo. Quando sarà terminata questa opera sarà alta 170 metri.

Non volevamo rischiare di arrivare a nostro motel già prenotato a Deadwood con il buio. È meglio guidare sempre con la luce del sole, di notte potrebbero sbucare animali all’improvviso o succedere di peggio.

Della famosa cittadina di Deadwood devo dire che siamo rimasti un po’ delusi. È più la fama del luogo che quello che c’è ancora. Era rinomata per essere molto pericolosa nel 1780 al tempo della corsa all’oro. Qui infatti c’erano molti saloons e bordelli pieni di brutti ceffi che giocavano d’azzardo e bevevano. Famosi personaggi del luogo sono stati Calamity Jane e Wild Bill Hickoc. Al giorno d’oggi il gioco d’azzardo è ancora molto presente con sale di slot machines come nel ristorante dove abbiamo mangiato.

26 AGOSTO 2014

DEADWOOD-CODY 681 KM

Anche stamane sveglia presto e alle sette eravamo già tutti on the road, sebbene poi i bambini hanno continuato il loro pisolino in macchina. Prima di partire abbiamo girovago per le strade deserte di Deadwood dato che eravamo arrivati la sera precedente tardi. Aveva proprio un’architettura stile vecchio west. Siamo passati anche vicino all’enorme cratere della miniera di ferro. Da lì abbiamo percorso una strada con forti curve che mostrava delle spettacolari montagne. Nel parco di Spearfish National canyon abbiamo trovato un bel lodge dove fermarci per la tipica colazione americana. Io mi sono tuffata sui pancakes e french toast mentre i bambini hanno preferito cibi salati come uova strapazzate, patate, salsicce e peperoni…

Siamo arrivati nel Wyoming lo stato meno popoloso degli Stati Uniti dove sono presenti moltissimi ranch.

La famosa Devil’s Tower immortalata nel film cult “ Incontri ravvicinati del terzo tipo” è stata la prima tappa odierna che abbiamo visitato percorrendo il sentiero che costeggia questa strana formazione di origine vulcanica. Anche questo picco è sacro agli indiani Lakota, i Cheyenne e Kiowa tuttavia molti turisti si cimentano nelle arrampicate fino alla cima piatta. Tornando alla macchina eravamo circondati dai tipici Chipmunks (scoiattolini striati) che strillavano sperando di ricevere qualcosa da mangiare anche se bisognava stare attenti a non farsi mordere….inutile continuare a dire ai bambini di starne alla larga…non ascoltavano neppure….

Altri 500 km ci aspettavano prima di arrivare a Cody la destinazione della giornata ma prima siamo passati per Bighorne National Park con spettacolari gole scavate da fiumi impetuosi che era possibile ammirare dai vari punti panoramici.

Primo contrattempo del viaggio (molti ne seguiranno…) è stato quando siamo stati fermati da un poliziotto perché abbiamo fatto un’inversione di marcia…praticamente ci siamo fermati in una pompa di benzina e invece di andare fino all’incrocio abbiamo girato direttamente sebbene ci fosse la linea continua…siccome il posto era praticamente isolato e solitario non siamo andati molto per il sottile e presi dall’istinto abbiamo fatto la bravata…come è come non è ci siamo trovati alle costole una macchina della polizia che ha acceso i lampeggianti e ci ha fatto accostare…come nelle classiche scene dei film e io e mio marito ci siamo guardati in faccia allarmati e abbiamo atteso svariati minuti prima che il poliziotto si avvicinasse a piedi alla macchina…quando si è affacciato al finestrino (qui veramente era la scena di un film)…aveva il classico cappello e gli occhiali a specchio e senza preamboli ci ha chiesto i documenti con i quali è sparito nella sua macchina per fare eventuali controlli…nel frattempo mio marito e io eravamo completamente pietrificati come i paesaggio circostante immaginando vari sviluppi della situazione….quando il poliziotto è tornato ci restituito i documenti della macchina e la patente di Sandro e ci ha solo rimproverandoci per la linea continua che non avrebbe dovuto essere oltrepassata….noi diligentemente lo abbiamo ringraziato per la delucidazione con mille sorrisini e lui ci ha fatto andare senza farcela pagare…..da allora in poi ho pregato mio marito di non azzardarsi più a fare gesti sconsiderati….ed essere più diligente visto che stavolta ci era andata bene non voleva dire che valeva per sempre….con la coda fra le gambe ci siamo avviati sulla nostra strada molto cautamente visto che il poliziotto ci ha pedinato per vari km….per i fatti suoi naturalmente….

A Cody siamo arrivati giusto in tempo per una rievocazione storica giornaliera di una sparatoria davanti all’Hotel Irma, il locale aperto proprio da Buffalo Bill, l’eroe del posto. I bambini si sono divertiti molto a sentire sparare e a vedere la recita degli attori vestiti con i tipici abiti del tempo della corsa all’oro.

Buffalo Bill fu una guida civile impiegato dall’esercito e dalla Pacific Railway la ferrovia che attraversa gli Stati Uniti. Fu anche uno sterminatore di Buffali( ecco da dove prese il suo sopranome) prima per liberare i territori e permettere la costruzione della ferrovia e poi per rifornire di cibo i lavoratori. Fu anche un attore e girò il mondo con degli spettacoli western arrivando anche in Italia. A lui si sono ispirate molte pellicole cinematografiche.

Dopo esserci sistemati nel nostro motel siamo andati in cerca di un posto tipico dove trascorrere la serata. Abbiamo girovagato per la strada principale gremita di gente che faceva shopping tipico del posto come cappelli, quadri, oggetti fatti dagli indiani o mangiava negli innumerevoli locali. Noi alla fine abbiamo optato proprio per il famoso Irma Hotel appartenuto a Buffalo Bill. Sembrava proprio di tornare indietro al tempo dei cowboys con lo stile da saloon tutto in legno e trofei di animali appesi. Anche le cameriere non erano da meno. Non ci siamo fatti scappare l’ennesima abbuffata americana anche sullo stile tex mex con richiami messicani dei nachos irrorati di salsa guaca mola e panna acida, concludendo così un’altra giornata a stelle e strisce…

27 AGOSTO 2017

CODY-JACKSON 472 KM

Anche oggi come sempre mi sono alzata prima di tutti, alle 6 meno venti! Ci aspettava una bellissima giornata in un bellissimo posto Yellowstone National Park. Alle 6 e 30 eravamo già in macchina per andare a fare un po’ di spesa. Prima tappa quindi è stato il Wallmarkt aperto 24 ore dove abbiamo comprato cibarie e abbiamo fatto colazione nel Subway adiacente accompagnando il tutto con delle ottime cioccolate calde con tanto di panna montata…Come sempre i bambini hanno fatto i capricci e non hanno voluto niente, si sono rifatti strada facendo…Siamo arrivati all’entrata del parco che erano le 9 e da lì abbiamo iniziato la nostra visita.

Yellowstone è il più antico parco nazionale del mondo è stato fondato nel 1872 ed è anche la più grande riserva naturale degli Stati Uniti. E’ stato dichiarato anche patrimonio dell’Umanità. E’ grande quasi come l’Umbria e si trova su una serie di altopiani con un’altezza media di 2400 metri. La zona è coperta da pianure erbose e foreste e attraversato da diversi fiumi fra i quali il più lungo è lo Yellowstone da cui il parco prende il nome e defluisce nell’omonimo lago. Nel corso delle ere ha creato un profondo canyon con cascate magnifiche.

Il Grand Loop è la strada principale a forma di otto ed è lungo oltre 200 km.

Inoltre il parco è diviso in cinque zone distinte:

La Lake Country attorno al lago Yellowstone dove si trova la maggior concentrazione di animali selvaggi.

Il Mammoth Country che è l’area termale per cui il parco è famoso con le sorgenti di Mammoth hot springs.

Il Canyon Country con il canyon conosciuto come canyon degli artisti con le cascate. La Lower Fall è alta due volte quella del Niagara.

Il Roosvelt Country con paesaggi popolati da cervi e bisonti.

Il Geyser Country dove si trova l’Old Faithful, il geyser più famoso al mondo con piscine naturali di acqua solforosa. Questo geyser emette getti di vapore ogni 96.5 minuti spaccati…

Secondo gli scienziati nel sottosuolo del parco si troverebbe un supervulcano che potrebbe eruttare in un futuro più o meno prossimo.

Tornando alla nostra giornata per prima cosa siamo andata nella zona delle fumarole dove svariate passerelle portavano direttamente vicino ai punti di osservazione e a volte eravamo investiti dai vapori e dall’odore di zolfo specie quando girava il vento. Sembra di essere in un paesaggio fatato.

Poi siamo andati a esplorare il canyon dall’alto. Anche qui sentieri di svariate centinaia di metri o anche un km e oltre portano ai vari punti panoramici dai quali ammirare il fiume e soprattutto le stupende cascate che offrono stupendi arcobaleni grazie alla rifrazione della luce sulle micro goccioline. Ovunque è segnalato di fare attenzione agli orsi che possono essere in zona ma con tutta la confusione di gente è praticamente impossibile che si vogliano avvicinare…anche se l’odore del cibo che tutti noi turisti si portano dietro potrebbe stuzzicarli un po’…La visione del fiume in piena dava veramente l’idea di quello che si vede nei film americani quando i personaggi vanno a fare le scampagnate nel bosco, si mettono a pescare e alla fine finiscono sempre nei guai….la vastità era immensa…



A tal proposito mentre stavamo raggiungendo un’altra zona del parco ci siamo messi alla ricerca anche di un’area picnic attraversando praterie con bisonti non solo in lontananza ma anche sul ciglio della strada, a tal proposito si deve rallentare sempre…

Il tempo era tiranno e le ore volavano e molto dovevamo ancora vedere, così macinando km all’interno del parco siamo arrivati nella zona dei geyser che si è rivelata anch’essa abbastanza impegnativa. C’erano vari sentieri e passerelle da percorrere e non siamo certamente riusciti a vederli tutti, ma almeno i principali e famosi sono stati catturati dalla nostra macchina fotografica. Anche qui scenari fatati e lunari. Non siamo arrivati in tempo però per ammirare la star del parco il Vecchio Fedele ossia l’Old Faithfull… il geyser che si presenta puntuale all’ora stabilita…c’è infatti anche un orologio che avvisa i turisti del momento adatto per fotografarlo…

Un’altra attrazione è la sorgente del Grand prismatic Spring che con i suoi colori rossastri è veramente strabiliante specie considerando che per raggiungerla si deve percorrere una lunghissima passerella sospesa sull’acqua…

Come ho detto la giornata è volata e il nostro motel era a centinaia di km così a malincuore abbiamo salutato questo parco strabiliante ben consapevoli che una giornata non basta. Ci vorrebbero almeno tre giorni e anche più ma noi per questioni di tempo non l’abbiamo fatto, tuttavia è meglio sapere che la disponibilità di alloggio all’interno del parco è molto limitata e bisogna prenotare molto molto in anticipo anche da un anno all’altro…gli americani che gli sono molto affezionati si riservato il posto da una stagione all’altra…

Per arrivare al nostro motel a Jackson (per prima non c’era molta scelta e possibilità di farlo in quanto coloro che vogliono stare a Yellowstone più giorni e non vi trovano posto sono costretti a pernottare nelle zone limitrofe e poi per noi si trattava di proseguire con il viaggio e le distanze erano molte) abbiamo percorso 150 miglia e in parte con il buio pesto su strade tortuose, non certo l’ideale se si vuole evitare incontri ravvicinati del terzo tipo…ma non c’era scelta così alle 9 e 30 di sera siamo arrivati a destinazione. Peccato che non siamo riusciti a vedere neppure in lontananza le cime di un altro famoso parco il Grand Teton National Park. Anche in questo si possono fare innumerevoli camminate in mezzo alla natura e agli animali ma noi ormai con le montagne avevamo fatto il pieno per questo giorno. Peccato anche non aver visto i tipici ranch del posto che offrono anche la possibilità di sperimentare la vita da cowboys…in un’altra vita magari…

28 AGOSTO GIOVEDI’

JACKSON-PANGUITCH 931 KM

Oggi tappa lunghissima 1000 km la più lunga del viaggio….sapevo che prima o poi sarebbe arrivata e per questo anche stamani sveglia prestissimo per tutti anche se poi i bambini si sono risistemati in macchina per continuare a dormire. Peccato non essere arrivati prima ieri sera perché la cittadina di Jackson era proprio stile western…stamane comunque era freschetto e a tratti abbiamo trovato dei nebbioni, giusto quello che ci voleva visto il tragitto da fare…più tardi comunque il sole ha fatto capolino e ha cominciato veramente a scaldare. Prima fermata è stata per la colazione. Abbiamo trovato un localino dove tostavano il caffè così risvegliati dal nostro coma per la stanchezza grazie al forte aroma ci siamo dedicati ai nostri deliziosi muffins. Prima di rimetterci on the road abbiamo fatto full tank ossia il pieno alla macchina e dopo cinque ore siamo giunti a Salt Lake City la capitale dello Utah e lo stato dei Mormoni….

Anche lo Utah è gremito di parchi nazionali e ne andremo a vedere molti. Per quanto riguarda i Mormoni la loro Chiesa detta Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni appartiene al Cristianesimo e conta ben 14 milioni di fedeli in tutto il mondo ma la loro sede è proprio a Salt Lake City. Il loro libro sacro è il Libro dei Mormoni oltre alla Bibbia ma considerano la Chiesa cristiana come era organizzata da Gesù ai tempi del Nuovo Testamento. Pare che nel 1820 un certo Smith pregando nel bosco gli si siano apparsi Dio padre e Gesu’ Cristo e un messaggero di nome Moroni. Il suo successore Brigham Young in seguito a varie persecuzioni per questa nuova fede guidò i Mormoni attraverso gli Stati Uniti localizzando proprio il luogo dove sorge Salt Lake City quello dove fondare la loro Chiesa. Fra i loro principi c’è quello del matrimonio plurimo e non impone la necessità del battesimo ai neonati. Le liturgie si svolgono in edifici religiosi chiamati case di riunione, cappelle o chiese. La messa domenicale può durare anche tre ore. Compiono un’azione di proselitismo volontario e la loro chiesa riceve donazioni dai fedeli in base alla decima ossia un decimo del guadagno di una persona in un anno. Inoltre le entrate derivano da grandi investimenti finanziari.

Il nostro giro per la città è iniziato proprio visitando il loro tempio o Tabernacle, all’interno del quale si trovava un organo gigantesco con le canne fra le più grandi al mondo, dove in determinati orari è possibile assistere a dei concerti come abbiamo fatto noi, scoprendo che gente di tutto il mondo eseguono concerti. Adiacente c’era un enorme Mall ossia centro commerciale dove abbiamo preso un po’ di fresco visto le temperature esterne e approfittato per fare uno spuntino nella Food Court. I bambini si sono diretti subito in un Mc Donald’s mentre io ho optato per cibo messicano. Poi siamo andati nella enorme Libreria Genealogica dove l’accesso è gratuito ed è possibile ricercare e studiare il proprio albero genealogico in tutto il mondo, ciò è possibile farlo anche online. Visto che eravamo siamo andati a dare un’occhiata anche al Campidoglio ossia l’edificio del governo dello stato dello Utah sullo stile di quello di Washington visto mille volte alla tv.

Chiamandosi Salt Lake City ovviamente la città sorge vicino a un enorme lago salato, in realtà un bacino lacustre in quanto nell’epoca preistorica era un lago, oggi in parte prosciugato. È comunque lungo 120 km e largo dai 48 agli 80 km ma è poco profondo. A causa dell’elevata salinità poche specie viventi lo popolano, soprattutto crostacei.

Sul nostro cammino abbiamo cercato di andare a vedere la miniera di rame più grande del mondo. Dopo mille giri e chiedendo informazioni ai locali siamo giunti davanti al cancello..completamente sbarrato e dal quale non è stato possibile vedere un fico secco…perdita di tempo totale… e altre quattro ore di macchina ancora ci aspettavano.

Completamente stravolti siamo arrivati a Tropic la località dove avevamo prenotato il motel. Ci siamo fiondati subito nell’unico ristorante annesso che chiudeva alle nove giusto in tempo per rifocillarsi e riprendere la sensibilità delle gambe!

29 AGOSTO VENERDI’

PANGUITCH-PAGE 362 KM

Anche stamane sveglia alle 6 e 30! Oggi la colazione era compresa nel costo della camera così ne abbiamo approfittato in vista delle lunghe camminate che faremo. Prima tappa è stato il Bryce Canyon (per me è la terza volta che ci vengo)…

Quando siamo arrivati erano le 8 e 30 ed era alquanto freschetto per fortuna che poi le temperature si sono alzate anche troppo visto che abbiamo fatto delle salite…

Il Bryce Canyon non è un vero e proprio canyon ma un enorme anfiteatro che si è formato in seguito a erosioni dell’altopiano. È famoso per i suoi pinnacoli detti Hoodoos e le rocce hanno una forte colorazione che varia dal rosso, all’arancio al bianco. I primi colonizzatori sono stati i Mormoni e infatti da uno di loro il parco prende il nome.

È possibile visitarlo sia dall’alto, costeggiando quindi tutto il suo corso e ammirando i vari paesaggi dai punti di osservazione e anche camminandoci in mezzo, scendendo in mezzo alle formazioni rocciose. Per permettere meravigliose passeggiate sono state scavate delle gallerie, è un vero e proprio labirinto. È possibile pernottare all’interno di queste gole con delle spedizioni organizzate e stare così veramente a contatto con la natura.

Alla mezza abbiamo ripreso la macchina direzione Lake Powell…

Avendo tempo si possono visitare altri famosi parchi (in cui sono stata in altri viaggi) come Il Kodrachrome Basin State park, Paria Canyon e Vermillion Cliffs, Grand Staircase Escalante National monument, Il Glen Canyon e Capitol Reef, tutti molto belli e suggestivi…ma in ogni viaggio occorre fare una scelta.

Tornando a noi siamo giunti al Lake Powell, ma non avevo calcolato il fuso orario cambiato(un’ora in meno rispetto a Bryce Canyon) così abbiamo deciso di andare fino al Motel prenotato e lasciare i bagagli visto che dovevamo aspettare due ore. Era veramente caldissimo e i bambini appena hanno visto che c’era la piscina si sono immediatamente fiondati dentro. Prima di tornare al lago Powell abbiamo visitato l’enorme diga e il visitor center.

Innanzitutto bisogna dire che siamo giunti in Arizona uno degli stati più ricchi di parchi naturali fra cui il famoso Gran Canyon. Circa un quarto dello stato è costituito da riserve indiane. Città come Flagstaff , Mesa e Tombstone sorsero in seguito alla migrazione degli americani verso la California.

Il Lago Powell è un lago artificiale creato sul fiume Colorado con la costruzione della diga di Glen Canyon. E’ lungo quasi 300 km (il secondo più grande degli States) con oltre 3000 km di costa. La profondità raggiunge i 170 metri e si trova sul confine tra Utah e Arizona. Il bacino cominciò a riempirsi nel 1963.

Sul lago ci sono numerosissime possibilità di escursioni: gite in battello, motoscafi e case-galleggianti. Le escursioni possono durare un’ora, due, tre o tutta la giornata dipende quali punti si vogliono visitare scendendo a piedi e raggiungendo varie attrazioni come archi di roccia.

Alle 4 e 15 ci siamo imbarcati e la gita è stata molto suggestiva e ricca di informazioni grazie alle cuffiette che ci hanno dato per le spiegazioni sulla centrale elettrica, il lago e la natura circostante. Ma faceva anche molto caldo, oltre 30 gradi e con la rifrazione dei raggi solari sull’acqua ci siamo abbrustoliti. E’ stato elettrizzante quando il battello risaliva delle strettoie dei canyon toccando quasi le pareti rocciose…

Tornati in motel i bambini non vedevano l’ora di rituffarsi in piscina. Per la cena abbiamo optato per Pizza Hut un’altra catena americana di fast food dove fanno delle pizze buonissime con abbinamenti di gusti stranissimi, tipico degli americani…

30 AGOSTO SABATO

PAGE-FLAGSTAFF 514 KM

Sveglia presto come sempre e colazione in hotel essendo inclusa, ho approfittato anche di mangiare dei dolcetti che avevo preso e tenuto in macchina, i bambini come sempre si sono mangiati uova strapazzate e salsicce. Oggi abbiamo cominciato ad esplorare il Gran Canyon e ci siamo diretti allo Horseshoe Bend praticamente un’ansa del fiume molto fotografata. Il canyon vero e proprio lo visiteremo domani.

L’Horseshoe Bend è un meandro del fiume Colorado profondo circa 100 metri a forma di U. Vista la sua peculiare forma prende il nome dal ferro di cavallo.

Per raggiungere questo punto panoramico abbiamo lasciato la macchina in un parcheggio molto distante poi camminando in mezzo al deserto abbiamo seguito la folla di gente che si stava dirigendo nello stesso punto, approfittando anche del sole che si stava alzando e che creava bellissimi colori…è risaputo che le foto migliori vengono quando il sole non è a picco sulla testa… I bambini ancora molto stanchi hanno preferito rimanere in macchina e noi come buoni genitori coscienziosi glielo abbiamo permesso… Per raggiungere il bordo è stata una bella passeggiata estenuante ma lo spettacolo è stato incredibile…un avvertimento importante che posso dare è di non camminare proprio sul bordo perché non è detto che sotto la roccia sia piena, un sacco di cartelli indicano questo pericolo…

Poi, sempre con il tempo tiranno, siamo tornati alla macchina con la paura che fosse successo qualcosa ai bambini visto che siamo stati via un bel pezzo (fra la strada di andata e ritorno, le foto, e i vari punti panoramici il tempo è volato).

Lungo la strada si intravedevano le riserve degli indiani anche se in realtà le loro abitazioni erano più all’interno mentre sul bordo strada c’erano un sacco di loro bancarelle dove vendevano prodotti artigianali specialmente oggetti in argento e perline.

Siamo arrivati nell’Antelope Canyon. Ho prenotato un’escursione on line dall’italia per essere sicura di poter visitare questo incredibile parco che le volte precedenti avevo saltato proprio perché affollato.

L’Antelope Canyon è lo slot Canyon (a fessura) più visitato degli Stati Uniti sudoccidentali. Si trova nella terra degli Indiani Navajo. Questo canyon come altri dello stesso genere si è formato con l’erosione dell’arenaria da parte dell’acqua e del vento nel corso di milioni di anni. La particolarità è la levigatezza delle pareti che grazie anche alla luce che entra solo dalla parte superiore si colorano di rosso vivo e variano in base all’orario ecco perché occorre prenotare le visite. Prima per il numero massimo di persone che vi possono accedere all’ora e poi proprio in base al momento de giorno. Il canyon si struttura in due parti. La parte più visitata e accessibile da tutti e anche più economica è la Lower Antelope Canyon. La Upper invece è molto più stretta e più riservata a chi veramente non si vuole accontentare solo della Lower.

Siamo arrivati in anticipo rispetto all’orario della prenotazione e visto che in quel momento non c’erano molte richieste ci hanno consentito di effettuare la visita con un altro gruppo. Abbiamo raggiunto l’imboccatura del canyon con le jeep degli indiani che sfrecciavano in mezzo alla polvere in comitiva…Un ragazzo indiano ci ha accompagnati nella visita suggerendoci le posizioni migliori per fotografare l’interno del canyon e ci ha raccomandati di stare anche attenti in quanto potevano esserci serpenti e altri animali velenosi. In caso di forti piogge avventurarsi in questi canyon è molto pericoloso perché in un minuto vengono completamente allagati per cui non effettuano visite in determinate circostanze.

Sebbene un bel po’ fuori circuito ho voluto tornare a vedere la mitica Monument Valley e soprattutto volevo mostrarla ai bambini….E’ stato quindi un grande sacrificio raggiungerla per poi dover tornare sui nostri passi e proseguire…ma i guai stavano per arrivare….

Percorso i 230 km finalmente davanti ai nostri occhi si sono rivelate le famose formazioni rocciose in mezzo a una vastità di pianure che veramente sembrava di trovarsi dispersi in mezzo al nulla…

La Monument Valley è una pianura fluviale fra lo Utah e l’Arizona caratterizzata da guglie rocciose icone del West. Queste guglie sono dette “buttes” o “mesas” con pareti scoscese e cime piatte. Anche questo parco fa parte della riserva degli indiani Navajo.

È possibile visitare il parco in autonomia ma è vivamente sconsigliato poiché le strade non sono asfaltate e ci sono forti pendenze e pietrisco che possono rovinare il veicolo come abbiamo avuto modo di vedere con i nostri occhi.

Anche qui abbiamo fatto un tour con jeep scoperte (alla fine eravamo tutti ricoperti di polvere rossastra). Una ragazza indiana ci ha raccontato la storia del suo popolo e a un certo punto ha pure intonato canti tribali che nel silenzio e nella vastità in cui ci trovavamo ci siamo sentiti trasportare in un’altra realtà con tanto di pelle d’oca…nonostante le alte temperature. Ci siamo fermati in vari punti panoramici con spiegazioni sulle attività degli indiani. C’erano anche un sacco di cavalli che correvano liberi… Dopo un paio di ore e aver assistito a episodi di gente che rimaneva a piedi perché avevano voluto avventurarsi con le loro macchine siamo tornati al visitor center per rinfrescarci e visto che c’eravamo abbiamo fatto degli acquisti di souvenir tipici.

E qui è successo l’irreparabile poiché sulla strada di ritorno verso il Gran Canyon e aver quindi percorso quasi 300 km sandro si è accorto di non avere più il portafoglio con dentro la patente. Io non volevo credere alle mie orecchie…e speravo che si stesse sbagliando, magari poteva averlo messo la mattina in qualche valigia…siccome stava ancora guidando quando si è tastato i pantaloni e lì è avvenuta la sua scoperta non eravamo ancora in grado di saperlo con certezza. Ormai era tardissimo e dovevamo arrivare a Flagstaff dove c’era il motel per la notte…lì avremmo cercato con calma senza farci prendere dal panico ma sotto sotto sapevamo quale era la verità…Sandro aveva capito quando era stato il momento esatto in cui aveva perso il portafoglio ecco perché non era per niente fiducioso di ritrovarlo….ha detto subito, mentre guidava, che lo aveva dimenticato nel gift shop del visitor center della Monument Valley. Si ricordava perfettamente di averlo appoggiato sul bancone in attesa di pagare poiché aveva le mani occupate e io mi ero avvicinata con altri oggetti da acquistare. Quando è stato il momento di raccogliere tutto dalla cassa il portafoglio è rimasto lì…a sentire quelle parole sono sbiancata….c’era la patente dentro….come cavolo avremmo potuto proseguire il viaggio senza farci beccare dalla polizia…correvamo grossi rischi se fosse successo….indietro non si poteva tornare senza avere la certezza che qualcuno lo avesse messo in parte in attesa che tornassimo…dovevamo arrivare al motel e pensare bene come dovevamo agire….

Arrivati a Flagstaff crocevia per raggiungere il mitico Gran Canyon sud c’era un sacco di gente in giro ed era già buio…con il cuore in subbuglio siamo arrivati al motel…ma le disgrazie non erano finite…il tipo dell’hotel quando ha capito che eramo noi che avevamo prenotato la camera ci ha detto che l’aveva già data via prima perché aveva effettuato una pre autorizzazione sulla carta didebito con la quale avevo fatto la prenotazione e visto che non c’erano soldi e poi perché, secondo quello che ci stava raccontando, aveva provato a contattarci ma non abbiamo risposto….per cui…niente più camera….l’aveva data via a qualcun altro….non credevo alle mie orecchie…adesso si che eravamo nella m…

Ora voglio chiarire come funziona il tutto…innanzitutto io avevo effettuato la prenotazione on line dall’Italia con una carta prepagata, sulle indicazione del sito riguardo a questa camera c’era scritto che l’hotel poteva riservarsi il diritto di fare una pre-autorizzazione sulla carta…dove in quel momento non c’erano soldi sufficienti in quanto prima di partire li avevo trasferiti sul conto corrente avendo poi intenzione di utilizzare la carta di credito per i pagamenti sul posto…ora quel gentile signore del motel che quando ci ha visti ha cominciato a sbraitare con tanto di coda di cavallo e stetson sulla testa aveva provveduto a vendere la camera a un prezzo maggiorato al primo che si è presentato alla reception fregandosene della nostra prenotazione…è da notare che negli stati Uniti è molto rischioso andare in cerca di un posto dove dormire il sabato sera specialmente in zone molto turistiche…si rischia veramente di rimanere al fresco….è inutile cercare ovunque è scritto non vacancy….

Tornando a noi con tutta la disperazione che avevamo siamo tornati in macchina dove i bambini ci stavano aspettando speranzosi di scendere finalmente a mangiare qualcosa….io ho fatto subito mente locale su cosa dovevamo fare…dormire in macchina proprio non se ne parlava….ho dato un’occhiata su internet è ho trovato un motel con l’unica camera disponibile…subito l’ho fermata e ci siamo fiondati in cerca del posto. Quando siamo arrivati volevano mostrarci la camera ma non abbiamo voluto..con tutti i problemi che avevamo…..quello era l’ultima cosa da fare…e comunque doveva andare bene in ogni caso….peccato però che anche qui ci sono state brutte sorprese….

Arrivati in camera abbiamo provveduto ad aprire tutti i bagagli e controllare disperatamente se il portafogli era lì…niente da fare era stato veramente dimenticato nel negozio di Monument Valley….adesso sì che eravamo nei guai…avevamo già avuto un incontro ravvicinato con la polizia in questo viaggio per la linea continua sorpassata…ed era quindi facile che potevano fermarci in ogni momento per una cavolata qualsiasi…non potevamo rimanere bloccati in mezzo al nulla…ci mancavano altri 3000 km prima della destinazione e una settimana di viaggio….Sandro e io non riuscivato più a raggionare eravamo completamente disperati….rischiavamo di andare al fresco, di dover cercare un avvocato e pagare una multa esagerata….

I bambini intanto avevano fame così siamo andati a cercare un posto per loro mentre noi non abbiamo mangiato niente, avevamo lo stomaco completamente chiuso….tornati in hotel ho provato a contattare via mail il Visitor Center di Monument Valley lasciando il recapito telefonico, mail e raccontando cosa era successo….speravo che qualcuno mi contattasse per dirmi qualcosa…eravamo disponibili a rifarci trecento e più km pur di riavere la patente o almeno la fotocopia via fax…in tal caso saremmo andati dalla polizia a fare una denuncia…rischiando che ci bloccassero la macchina e allora sì..addio viaggio….abbiamo trascorso una notte bestiale…ma non era ancora finita…mentre stavo smanettando su internet per risolvere la situazione con la coda dell’occhio ho visto un topo passare sul pavimento…mi si sono raddrizzati i capelli dalla paura e dallo schiffo….mi sono alzata di corsa dal letto e ho chiuso tutti i bagagli..la sola idea che si intrufolasse in mezzo alle nostre cose o nel letto non mi ha fatto chiudere occhio tutta la notte….senza contare il pianto disperato e gli attacchi di panico che mi sono venuti…anche sandro è stato malissimo, si sentiva il diretto responsabile dell’accaduto…ma non volevo fargliene una colpa…era già dura così…

31 AGOSTO DOMENICA

FLAGSTAFF-LAS VEGAS 658 KM

In ogni caso ci siamo alzati prestissimo. Ci siamo preparati…e con una doppia incazzatura mi sono precipitata alla reception del motel e gliene ho dette quattro al gestore per il topo che ho trovato in camera….avrei voluto che mi restituisse i soldi ma non ne ha voluto sapere…comunque l’ho sputanato davanti a tutti i clienti…e ce ne siamo andati…minacciandoli che avrei scritto una recensione negativa su internet…

Grazie alla bellissima giornata di sole che ci attendeva e una nuova carica positiva che mi era tornata dopo aver toccato il fondo abbiamo deciso di proseguire il viaggio come niente fosse…l’importante era ….rispettare il codice stradale alla lettera e non farci notare….dalla polizia….poi come sarebbe andata si sarebbe visto in seguito…

Con una nuova carica…..ci siamo diretti verso il Gran Canyon entrata South rim e non volevamo guastarci la giornata, ormai quello che era fatto era fatto…prima di entrare nel parco abbiamo deciso di provare a giocarci un’ultima carta per la patente persa poi non ci avremmo pensato più. Siamo andati all’ufficio del turismo dell’Arizona proprio all’entrata del parco. Ho spiegato la situazione e l’impiegata ha subito chiamato l’ufficio della Monument Valley per informarsi se avevano trovato un taccuino con dentro una patente italiana. Nienta da fare, come era da immaginarselo, il primo che l’ha trovata se l’è intascato….oltre alla patente c’erano 200 euro…pazienza..comunque con questa ultima conferma abbiamo capito che non sarebbe servito a niente tornare sui nostri passi…sarebbe stato solo tempo sprecato…ma almeno una soddisfazione l’abbiamo avuta, nel senso che non avremmo avuto il dubbio di aver preso la decisione sbagliata…

Il Gran Canyon è un’immensa gola creata dal fiume Colorado, è lungo 446 km e largo dai 500 ai 27 km e profondo fino a 1600 metri.

Pur essendoci già stati altre due volte è sempre uno spettacolo e spesso le foto non gli rendono giustizia. E’ possibile visitarlo su entrambi in lati. Stavolta siamo stati sul South Rim con molti punti di osservazione. Si percorre un Loop, un circuito con la macchina e si scende a piedi per raggiungere gli strapiombi e i suoi incredibili panorami. Essendo gestito dagli indiani Navajo ci sono edifici tipici come la Watchtower at Desert View trasformato in gift shop con artigianato tipico come tappetti, monili d’argento e pietra turchese, pitture con la sabbia. L’edificio detto Kiva dagli indiani Hopi presenta al centro un altare dedicato al dio serpente con oggetti usati nelle loro danze sacre….

Anche qui il tempo incalzava e la nostra destinazione finale della giornata era Las Vegas che distava 450 km.

Nonostante avessimo tenuto a bada l’agitazione degli ultimi avvenimenti nel subconscio sapevamo che il problema della patente rimaneva…senza contare che abbiamo realizzato che pure il problema hotel esisteva…se avessero controllato anche a Las Vegas la disponibilità economica sulla carta e verificato che non c’era niente rischiavamo di arrivare lì e non trovare neppure la camera un’altra volta….e saremmo andati incontro ad altre seccature….abbiamo cercato di essere positivi pensando che il problema è accaduto perché era sabato sera e quindi c’era una forte richiesta di camere….ma il dubbio restava…

Finalmente anche a Las Vegas siamo arrivati senza intoppi tenendo a bada la velocità. Volevamo trattarci bene e sapevamo, essendoci già stati, che c’era la possibilità di alloggiare in camere lussuose senza spendere cifre spropositate…cercando in anticipo su internet d’altronde ciò è stato facile…con tutta la miriade di possibilità che la città offre ho prenotato per due notti all’Hotel Excalibur uno dei pochi della Strip che aveva una enorme piscina all’aperto adatta ai bambini. L’hotel stesso si presentava come un castello incantato con le sue torri appuntite colorate….

Il parcheggio a dire il vero è stato difficoltoso perché era all’aperto e siccome non volevamo perdere tempo per avere la certezza che la nostra camera fosse ancora prenotata sono scesa solo io con i documenti e la prenotazione….quando sono entrata nell’enorme hotel sono andata in cerca della reception che come tutti i grandi alberghi di las vegas si perde in mezzo alle sale di slot machines, centri commerciali e altro…Mi sono resa conto di essere arrivata quando ho visto delle lunghissime code di persone davanti ai vari check in…con calma e trattenendo l’ansia finalmente sono arrivata davanti allo sportello, ho mostrato la prenotazione e l’addetta dopo vari controlli mi ha confermato la camera…..finalmente ho potuto tirare un sospiro di sollievo, dopo due giorni di stress e pensieri negativi potevamo rilassarci e goderci Las Vegas. Non dovevamo toccare la macchina per due giorni e per Sandro già significava molto….dopo migliaia di km avevamo bisogno di depurarci e rallentare….anche se era pur vero che eravamo a Las Vegas la città che non dorme mai….

Con le ali ai piedi sono tornata in parcheggio dove Sandro e i bambini stavano ancora cercando un posto…certo che un mega albergo così che non abbia un parcheggio sotterraneo o più ampio è incredibile…ma ormai non aveva importanza. La macchina si sarebbe riposata anch’essa per un paio di giorno….doveva portarci a destinazione senza altri intoppi….

Finalmente abbiamo presso possesso della camera, veramente spaziosa e pulita…era proprio quello che ci serviva…con calma abbiamo aperto le valigie ci siamo rilassati….ma a un certo punto …cosa noto? Un quadro…

Raffigurava una scena medievale con cavalieri addobbati e sullo sfondo un castello….era lo stesso preciso quadro…della sera precedente…nel motel con il topo….me lo ricordo benissimo….era proprio uguale…mi sembrava di essere in un telefilm della serie Ai confini della realtà….da mettere i brividi….in realtà gli alberghi e i motel in America nonostante siano di diverse categorie alla fine hanno la stessa disposizione dei mobili, del bagno, e gli addobbi…certo era un bella (o brutta) coincidenza….

Comunque eravamo stanchi e volevamo prendercela con calma…i bambini si sono messi a vedere la tv….fuori dalla nostra finestra avevamo Luxor un altro grande hotel casino’….Noi eravamo nella camera 5115 torre 1 quindi era proprio un grande albergo come tutti quelli della strip…sicuramente non avevano controllato la disponibilità sulla nostra carta di debito visto che se non ci fossimo presentati i clienti e le camere non mancavano…

Il Nevada era lo stato dove ci trovavamo ed è sopranominato lo stato d’argento… ognuno dei cinquanta stati americani ha un sopranome che si ritrova spesso sulle targhe automobilistiche con un eventuale simbolo. Il nome deriva dalla catena montuosa della Sierra Nevada ossia montagne innevate anche se è perlopiù desertico. Lo stato è famoso per le sue leggi libertarie come la legalizzazione del gioco d’azzardo e i matrimoni lampo. Sebbene il turismo sia una fonte di occupazione è l’estrazione dell’oro la principale risorsa economica.

Las Vegas è la sua capitale del divertimento ed è rivale di Reno anch’essa piena di casino’ sebbene più piccola.

La Strip è una lunga strada con i principali hotel casino’ conosciuti in tutto il mondo. Molti casino’ sono collegati fra loro dalla monorotaia o da passaggi sotterranei. La città è sopranominata Sin city per il gioco d’azzardo ma la prostituzione è illegale sebbene ovunque offrano servizi di vari livelli distribuendo volantini, riviste e biglietti..Ultimamente è stata scelta per numerose serie televisive prima fra tutte CSI.

Las Vegas si trova nel deserto del Mojave ed è molto arido con poche precipitazioni e temperature altissime anche 40 gradi. Nonostante tutto un forte spreco di acqua è visibile ovunque con le mega fontane e attrazioni dei casino’…per questo è stata costruita la diga di Hoover che ha creato il lago Mead….

Gli hotel casino’ ospitano ristoranti, negozi, teatri, sale congresso, cinema, spettacoli come Le cirque du Soleil.

Molti casino’ storici come Il Flamingo sono stati fondati da organizzazioni malavitose nei primi anni del 1900.

La periferia è formata da quartieri residenziali e molti pensionati americani vi si stabiliscono.

Dopo esserci riposati eravamo pronti a buttarci nella notte infinita di Las Vegas. E nonostante fosse calata la sera c’era un’aria bollente che faceva mancare il respiro soprattutto quando si usciva dagli edifici. Volevamo proprio girare pagina e godercela così abbiamo cenato in una steakouse sulla strip da dove guardare la gente che passeggiava. C’era una folla che a tratti non si riusciva neppure a camminare con il rischio di perdere i bambini che non volevano dare la mano…a volte ci nascondevamo a posta per vedere se prendevano paura e ci stavano più vicino. A proposito dei bambini, il loro accesso nei casino’ è possibile visto che si tratta di alberghi ma non possono avvicinarsi alle slot machines o mettersi a guardare la gente che gioca, ci sono persone preposte al controllo affinchè ciò non accada…

Ogni casino’ è a tema e ha le sue attrazioni. Fra i principali che abbiamo visto (praticamente tutti su entrambi i lati della strip…poi ci sono molti altri magari più piccoli…ma i più grandi e famosi non ce li siamo fatti scappare…erano dei veri e propri parchi di divertimento):

Il Bellagio richiama l’atmosfera delle Ville sul lago di Como. Di fronte si trova una enorme fontana che a intervalli di tempo fa dei giochi d’acqua, di luce e di musica….L’hotel ospita lo spettacolo del Cirque du Soleil.

Il Caesar’s Palace qui si esibisce Celine Dion è ha un’ambientazione da Antica Roma.

Excalibur (dove alloggiamo noi) ha l’aspetto da castello medievale.

Luxor hotel è una piramide egiziana ricoperta da vetrate nere e emana un potente fascio di luce dalla punta verso il cielo, l’interno ha una scenografia da Antico Egitto.

Mandalay Bay Resort è un gruppo di edificio con vetrate dorate, enormi piscine e fontane con giochi di luce e il tema dei tropici.

MGM Grand Las Vegas vi si tengono mega concerti, incontri di boxe e il teatro dell’illusionista David Copperfield…

New York New York con miniature di edifici di New York e una piccola Statua della Libertà, con una montagna russa. All’interno ci sono scorci della città.

Paris Las Vegas è un grattacielo stile romantico con tour Eiffel e Arco di Trionfo in miniatura.

Planet Hollywood Resort con stanze dedicate a film o attori.

Stratosphere ha un’altissima torre panoramica la più alta degli Stati Uniti 350 metri e ospita in cima le montagne russe.

Treasure Island come tema l’isola del tesoro con tanto di galeone esterno che sta’ affondando.

The Venetian sul tema di Venezia e ospita canali d’acqua con gondole che si possono noleggiare. All’esterno riproduce Piazza s. Marco e il campanile.

The Palazzo moderno e lussuoso stile europa.

The Mirage come attrazione c’è un vulcano che erutta all’esterno. All’interno palme e foresta pluviale.

Il Flamingo costruito da gangster nel 1946 è uno dei più vecchi in uno stile art deco’.

Circus Circus con il circo come tema con annessi spettacoli.

Las Vegas è anche la capitale dei matrimoni con poche formalità. Ci sono una miriade di Wedding Chapels di varie fedi religiose che offrono pacchetti tutto compreso (volo, hotel, cerimonia, abiti, fiori). Quando ci si sposa in Nevada il matrimonio è riconosciuto anche in Italia purchè trascritto sui registri italiani.

Eravamo tutti stanchissimi ma non abbiamo mollato volevamo vedere bene Las Vegas By night e anche i bambini tenevano botta…alla fine siamo andati a dormire alle due di notte…tanto l’indomani potevamo prendercela comoda e recuperare le forze…

1 SETTEMBRE LUNEDI’

LAS VEGAS

Stamane eravamo proprio stanchi ma il dovere ci chiamava…Per prima cosa abbiamo fatto i biglietti per la monorotaia che ci ha portato fino al lato opposto della Strip, poi con un taxi siamo andati in uno dei due più grandi outlet di Las Vegas che fa parte della catena della catena Outlet Mall Premium, questo era il North, sull’altro lato c’è il South.

Prima di buttarci nello shopping sfrenato abbiamo fatto un’ottima colazione in un bar gelateria del centro commerciale a base di gelato con cioccolato fuso, cialde e decorazioni varie. Nonostante fossero solo le nove del mattino faceva già un caldo tremendo, era comunque secco per cui si resisteva poi quando entravamo negli enormi negozi di tutte le più famose marche mondiali riprendevamo fiato con l’aria condizionata a palla…una peculiarità in tutti gli Stati Uniti è proprio l’aria condizionata con temperature bassissime tanto da avere forti sbalzi termici per cui se si soffre di qualche problema di salute è meglio equipaggiarsi. Il problema era anche fuori perché a parte la temperatura che si aggirava oltre i trenta gradi c’era pure un venticello bollente che soffiava…

Essendo cascati nella giornata del Labour Day c’erano ulteriori sconti sulla merce già scontatissima di suo soprattutto per le marche americane prima fra tutti la Levi’s, poi Polo Ralph Lauren e altre…Abbiamo fatto quindi il pieno di magliette, maglioni, jeans… L’outlet era enorme e naturalmente siamo andati dritti dritti dove più ci interessava tanto che all’una abbiamo ripreso un taxi per raggiungere la monorotaia dalla quale abbiamo ammirato il panorama di giorno con tutti i casino’ e la moltitudine di gente che c’era nonostante il gran caldo. Siamo andati a vedere anche il Casino’ Stratosphere che la sera prima non avevamo visitato perché un po’ più distante dagli altri della Strip.

Tornati al nostro Excalibur i bambini fremevano per andare nella mega piscina esterna e anche sandro e io volevamo riposare per raccogliere per fare il punto della situazione…Prima però abbiamo fatto un pranzo veloce a base di nachos messicani.

In realtà in questo hotel ci sono diverse piscine, una solo per adulti che vogliono la calma e tranquillità, una per i bambini piccoli e una per i ragazzi. Man mano che passavano le ore era sempre più caldo e per fortuna avevamo le piscine dove rinfrescarci, inutile dire che i bambini sono stati tutto il tempo in acqua.

Verso le sei siamo tornati in camera per prepararci alla serata. Con la monorotaia prima e con il taxi poi siamo giunti a Freemont Street Experience. E’ una zona un po’ decentrata di Las Vegas sebbene vi si trovano i più vecchi casino’ della città. L’attrazione principale è una volta a botte alta 27 metri e lunga 460 metri in mezzo ai casino’ dove vengono proiettati spettacoli di luce e musica. Anche lì un sacco di gente che assisteva a concerti e rappresentazioni.

Tornati con il taxi sulla strip siamo andati al casino’ hotel Circus Circus che aveva al suo interno un parco di divertimenti, poi a piedi siamo passati davanti a tutti i casino’ gustandoci meglio e con calma le varie attrazioni. Prima di tornare in hotel i bambini hanno voluto andare nel megastore della M&M’s per comprarsi dei regalini. A las vegas tutte le marche alimentari americane più famose hanno un loro mega store dove vendono gadget e dolciumi a volontà.

2 SETTEMBRE MARTEDI’

LAS VEGAS-TULARE 750 KM

Alzati tardissimo rispetto al nostro normale ritmo di marcia e per questo dopo una rapida colazione da Starbucks che si trovava all’interno dell’hotel ci siamo rimessi in viaggio…ormai il problema patente lo avevamo accantonato….certo bisognava stare sempre all’erta…ma dopo una giornata di fermo abbiamo recuperato le forze e l’ottimismo…

In questi giorni abbiamo avuto anche problemi ad usare il normale bancomat, poi oggi per fortuna siamo riuscita a tirare fuori un po’ di soldi…certo potevamo pagare sempre con la carta di credito …ma un po’ di soldi in contanti non fanno mai male ad averli in tasca…e lo avremo scoperto più avanti…

Ripreso la macchina nel parcheggio abbiamo notato che il finestrino lato guidatore era un po’ crepato…una leggera riga lunga 5 cm arrivata fino al bordo della chiusura…bene altre rogne ci mancavano proprio….con le alte temperature (specie quelle del posto dove stavamo andando) esterne e l’aria condizionata interna temevamo che potesse craccare completamente….

Comunque…direzione Death Valley, valle della morte….tanto per non sbagliarci….

La Valle Della Morte si trova in California e solo una piccola parte in Nevada. Badwater è il punto più basso del Nord America, 86 metri sotto il livello del mare. La valle della morte è lunga 225 km e larga in media 40 km. Ci sono vari percorsi a seconda dei punti di osservazione che si vogliono vedere. Il percorso è lungo circa 150 km.

Vi si trovano grandi giacimenti di sale poiché qui c’erano grandi laghi che con il surriscaldamento è evaporata nel corso dei millenni. La temperatura media in estate è di 45/50 gradi, di notte scende a 35 gradi, in inverno si va dai 20 a 26 gradi. Nel 1849 con la corsa all’oro molti pionieri sono arrivati con la speranza di arricchirsi ma pochi ci sono riusciti.

Ci sono invece molti giacimenti di borace che essiccato si trasforma in una specie di gesso e si usa per la fabbricazione del vetro, smalti o altro.

Un altro punto suggestivo è lo Zabrinski Point che permette di ammirare la valle dall’alto e presenta strane formazioni rocciose….

Scendere dalla macchina era veramente dura con le elevate temperature esterne….ma altresì suggestivo, un’immensità silenziosa e desolata.

Ci trovavamo quindi in California uno degli stati più popolosi degli Stati Uniti. Il suo sopranome è Golden State con riferimento alla corsa all’oro. È famosa anche per i terremoti dovuti soprattutto per la presenza di faglie, la principale quella di Sant’Andrea.

Siamo arrivati a Tulare dove abbiamo fatto rifornimento alla macchina e cenato in un Taco Bell un’altra catena di fast food americana con cibo messicano. Vicino c’era un ennesimo outlet dove fare un giretto e andare poi al nostro motel.

3 SETTEMBRE MECOLEDI’

TULARE-MORRO BAY 480 KM

Ancora tanta stanchezza anche perché sono andata a dormire tardi per sistemare la situazione dei motel delle sere successive…avevo ancora molta strizza che effettuassero controlli sulla prenotazione e non confermassero la disponibilità…

Per cominciare degnamente la giornata colazione in un tipico locale americano, di quelli che si vedono sempre nei film, con la cameriera che ti riempie la tazza di caffè, pancakes e waffles annaffiati di sciroppo d’acero, cioccolata fusa, panna…..

250 km ci attendevano per raggiungere il parco Naturale di Sequoia e Kings Canyon…e la strada era in mezzo alle foreste piena di curve…quindi cautela a volontà…

L’attrazione principale è costituita dalla presenza delle sequoie giganti che sono state scoperte dall’uomo nella prima metà del diciannovesimo secolo in seguito alla corsa all’oro. Le sequoie hanno immensi tronchi dalla forma cilindrica per buona parte della loro altezza. La corteccia colorata di un rosso intenso permette loro di sopravvivere agli incendi che spesso devastano enormi porzioni di territori soprattutto causati dall’uomo. L’incredibile quantità di legnane ricavabile da questi anni attirò già verso la metà del 1800 l’attenzione e per questo molti alberi monumentali sono stati abbattuti. Per fortuna vennero istituiti i parchi naturali e questo scempio cessò.

Gli esemplari più famosi del parco sono:

Generale Sherman considerato l’essere vivente più vecchio e più grande del mondo (dai 2300/2700 anni e alto 83 metri con un diametro di oltre 9 metri sopra la base.

Washington fino al 2003 il secondo più grande albero al mondo quando un fulmine lo incendiò in parte. All’interno dei parchi vivono il cervo mulo, l’orso nero americano e lo scoiattolo di Douglas.

Il parco lo abbiamo visitato facendo delle belle e lunghe passeggiate in mezzo a questi giganti sentendoci dei pollicini rispetto a loro.

Per raggiungere la nostra destinazione finale di oggi abbiamo percorso altri 225 km e si trovava sulla costa della California.

La California è famosa soprattutto per le sue città costiere, partendo da sud San Diego poi Los Angeles e San Francisco.

Lo Stato è un centro mondiale dell’ingegneria, dell’industria cinematografica e televisiva oltre che gran produttore di frutta e verdura.

La zona costiera da dove abbiamo cominciato la risalita verso San Francisco stavolta (ci siamo stati in altre occasioni esplorando la parte meridionale fino al confine con il Messico) si chiama Big Sur famoso per essere considerato la culla della New Age. Vi si trovano molti centri di studi e meditazione. Nella seconda metà del ventesimo secolo grazie alle sue bellezze naturali e l’isolamento molti scrittori e artisti si sono trasferiti qui fra cui Jack Kerouac esponente della Beat Generation.

La strada che percorre questa zona costiera è la mitica Highway 1 considerata una delle più scenografiche degli Usa ed è lunga 150 km.

Lungo la costa si incontrano molte missioni spagnole tipiche chiese fondate dai missionari francescani che verso la fine del 1700 arrivarono per convertire i nativi americani. Junipero Serra fondò la catena delle missioni, el camino real dell’alta California composto da 21 missioni. Le più famose da visitare sono quelle di San Diego, Santa Barbara, Carmel e San Francisco.

Tornando a noi, siamo giunti al nostro motel di Morro Bay sulla costa che esponeva un biglietto sulla porta con scritto No Vacancy…noi avevamo la prenotazione ma al momento del pagamento con la carta di credito non c’era il segnale e il proprietario non voleva insistere a provare nuovamente se funzionava…allora ci è venuto il dubbio che volesse fare il furbo…forse voleva darla a qualcun altro…lo abbiamo pregato di aspettarci che andavamo a vedere di tirare fuori i soldi da un bancomat lì vicino…per fortuna è andato tutto bene…La camera era molto bella, diversa dai soliti motel, molto ben arredata, sembrava un cottage con tendaggi e copriletti eleganti.

Essendo sulla costa volevamo approfittare di mangiare un po’ di pesce per cambiare così prima ci siamo fermati in un ristorante italiano sul mare, ma mentre aspettavamo al tavolo che qualcuno venisse a servirci abbiamo buttato l’occhio oltre la vetrata e a fianco ce n’era un altro che ci ispirava di più…così di corsa siamo sgattaiolati via..dopo che i bambini avevano già mangiato i grissini sul tavolo….non abbiamo però sbagliato, ci siamo trovati benissimo in un’atmosfera ancora più adatta all’ambientazione…

4 SETTEMBRE GIOVEDì

MORRO BAY-SAN FRANCISCO 374 KM

Stamane quando ci siamo presentati alla reception c’era la possibilità di fare colazione visto che era inclusa nel prezzo, ma si doveva stare in piedi così ne hanno approfittato solo Sandro e i bambini…io sono più delicatina e cercavo qualcosa di meglio. Abbiamo fatto un giro per la cittadina soprattutto lungo il molo dove c’erano locali e negozi molto pittoreschi con facciate di legno colorate. I bambini si sono divertiti a guardare i leoni marini che stavano sdraiati sul bagnasciuga. Li abbiamo visti anche lungo la strada direzione San Franciscco. Morro Bay è caratterizzato dalla Morro Rock una formazione vulcanica collegata alla terra ferma da una strada rialzata non accessibile poiché parco protetto.

Lungo la strada abbiamo fatto varie soste nei punti panoramici per vedere le spiagge e i ponti visti in molte serie televisive come Big Little Eyes. Ogni volta c’era l’assalto di una miriade di scoiattoli che elemosinavano cibo…

La mattina abbiamo trovato un cielo coperto e a tratti nebbia poi c’è stata una schiarita e i colori si sono accesi e la bellezza della natura è esplosa.

A Carmel abbiamo fatto una pausa per vedere un parco lungo la costa e soprattutto la Mission Dolores che con la sua atmosfera faceva tornare indietro al tempo dei coloni. A Carmel Clint Eastwood è stato il sindaco. In seguito ci siamo fermati a Monterey per un gelato. Questa cittadina è stata famosa per l’inscatolamento delle sardine al giorno d’oggi invece è il suo acquario che ne fa da padrone. Non lo abbiamo visitato ma è un’attrazione irrinunciabile, uno dei più belli della California.

La strada era ancora lunga per arrivare a San Francisco così abbiamo deciso di prendere l’autostrada e raggiungere il nostro hotel che per ragioni pratiche abbiamo prenotato vicino all’aeroporto quindi fuori dal centro. Anche qui abbiamo avuto problemi con la carta di credito ma al terzo tentativo ha funzionato, qui sono stati molto più pazienti e fiduciosi nei nostri confronti…per la cena abbiamo optato per il bistro’ dell’hotel stesso…

5 SETTEMBRE VENERDì

SAN FRANCISCO

Per raggiungere San Francisco abbiamo fatto una trentina di km anche se comunque già ci trovavamo in una sua contea quella di San Mateo esattamente. Il quartiere di Castro è stato il punto di inizio del tour della metropoli.

Castro è conosciuto per essere il quartiere della comunità gay ed è abbellito di murales che oltre ad essere su moltissimi edifici si trovano in stradine strettissime dove bisogna proprio andare a cercarli.

Nella vicinanza di Mission Dolores abbiamo parcheggiato e ci siamo trovati un bel posto dove fare colazione a base di succhi d’arancia, cookies (biscotti grezzi con cioccolato), pancakes ecc… carichi ci siamo avviati per la visita alla missione spagnola l’edificio più antico della città e famosa per essere apparsa nel film di Hitchcock “La donna che visse due volte” molto bello…Abbiamo imboccato poi la strada che saliva sulla collina di Twin Peaks da dove ammirare il panorama su tutta la città e la sua griglia a scacchiera della downtown e le altre colline sulle quali è adagiata.

Abbiamo raggiunto la spiaggia della città verso l’oceano Pacifico costeggiando dapprima la parte finale del Golden State Park l’enorme polmone verde fino a raggiungere il Golden Gate Bridge e passando nella zona del presidio dove fare delle camminate nella natura.

Il Golden Gate è stato iniziato nel 1927 ed è stato il ponte più lungo a sospensione del mondo e considerato il simbolo della città. Vi transitano oltre 100.000 veicoli al giorno e ha 6 corsie. La lunghezza fra le due campate centrali è di 1282 metri. Il suo colore ha una tonalità arancione scelto per intonarlo ai colori naturali dei dintorni e renderlo più visibile nella nebbia che lo avvolge costantemente. È famoso anche per essere il ponte dei suicidi per questo sono state adottate barriere di contenimento.

Nei dintorni si trova il Museo di Walt Disney che racconta la sua storia e mostra i suoi primi bozzetti e i cartoni animati da lui ideati. E’ un museo interattivo con molte riproduzioni.

Il Palazzo delle Esposizioni è stato costruito per un’esposizione internazionale nel 1915 e avrebbe dovuto essere distrutto subito dopo essendo stato fatto con materiali degradabili. In realtà è stato rifatto in seguito con cemento e acciaio a grande richiesta degli abitanti del quartiere.

Sulla punta del molo dello Yatcht Harbour si trova The Wave organ è un organo acustico acquatico creato con tubi in plastica, marmo e cemento creato da un artista e fa parte dell’Exploratorium, il museo interattivo della scienza che si trova invece nella zona dell’Imbarcadero.

Il tempo volava e molto c’era ancora da vedere. Abbiamo parcheggiato con molta fatica e messo le monetine nei famosi parchimetri che spesso si vedono nei film americani, quelli per intenderci che sono uno in ogni stallo della macchina.

Ci siamo diretti nella zona del Fischermann’s Wharf un quartiere sul lungomare caratterizzato da chioschi dove vendono pesce fresco con cui fare panini insaporiti con mille salse oppure pesce fritto. Buonissimi sono quelli con il granchio e i gamberi. Bisogna comunque stare sempre attenti ai gabbiani che planano e cercano di strappare il cibo dalle mani… Molti sono i musei come quello della Marina molto interessante anche per i numerosi modellini di navi famose e velieri reali all’esterno.

Centri commerciali fra cui il Ghirardelli Square con la facciata di mattoni a vista, un tempo fabbrica di cioccolato con la sua immensa insegna illuminata di notte è proprio un punto di riferimento. Numerose attrazioni si susseguono come il Ripley’sBelieve it or not che raccoglie bizzarrie umane di tutto il mondo. I moli infiniti ospitano anche molti ristoranti di pesce molto pittoreschi.

Altro simbolo della città sono i tram chiamati Cable Car che sono trainati da funi sotterranei adatti alle ripide salite delle colline sulle quali è adagiata San Francisco. Risalgono alla metà del 1800 e al loro capolinea su una piattaforma offrono lo spettacolo del conduttore che aiutato anche dai turisti li fa girare per invertire il senso di marcia.

Il molo più famoso è però il Pier 39 lunghissimo e pieno di negozi particolari, caffè e ristoranti e attrazioni varie come l’Acquario. È strutturato su due piani con passerelle sospese che permettono delle visuali dall’alto. Le piattaforme galleggianti di legno sono diventate la meta preferita delle colonie di leoni marini della baia, se ne stanno lì a crogiolarsi al sole sotto gli occhi dei turisti che li fotografano.

Ripresa la macchina siamo saliti in cima alla collina di Telegragh Hill dove si trova la Coit Tower in stile Art Deco’ alta 64 metri in cemento armato e monumento ai vigili del fuoco di San Francisco.

La città trovandosi sulla faglia di Sant’Andrea è stata spesso colpita da forti terremoti uno dei più potenti con magnitudo tra i 7.7 e gli 8.3 è accaduto nel 1906 quando venne rasa al suolo completamente. Ma la maggior parte dei morti è stato causato dagli incendi che si sono sviluppati in seguito grazie al fatto che tutte le abitazioni erano in legno.

Lombard Street è invece il tratto più celebre della città con i suoi otto ripidi tornanti anche essa immortalata in molti film americani.

Tornati verso la zona dell’Embarcadero con la sua successione di moli con ex magazzini e pieni di ristoranti, e al Pier 7 quello più famoso per la sua passeggiata abbellita da lampioni e panchine dal quale vedere la downtown da un lato e la baia con l’Oakland Bay Bridge.

Se si vuole andare sull’isola di Alcatraz in mezzo alla baia che ospita l’ex carcere di massima sicurezza visto in molti film ci si imbarca dal molo 33. Chi veniva mandato qui era considerato altamente pericoloso e aveva tentato la fuga da altre prigioni. E’ rimasto aperto solo per 29 anni poiché la gestione era molto dispendiosa.

Era il momento di fare un giro per la downtown ricca di grattacieli il più maestoso dei quali è la Transamerica Pyramid con la sua forma proprio a piramide alta 48 piani e confinante con la Chinatown cittadina.

Il Financial District è il quartiere caratterizzato da altissimi grattacieli appartenenti a grandi gruppi bancari. Camminarci in mezzo sembra proprio di essere in una grande jungla dove sentirsi piccoli piccoli.

Molto bello è entrare anche nell’’hotel Hyatt con la sua hall altissima al centro della quale si trova una scultura moderna gigantesca.

Stanchissimi e per l’ora ormai tarda non ce la siamo sentita di andare nel quartiere di Chinatown, uno dei più grandi fuori dalla Cina e il più antico degli Stati Uniti. Essendoci stati altre volte posso dire che è veramente…cinese…bello e pittoresco, migliaia di negozi e ristoranti.

Abbiamo deciso di tornare al nostro hotel per la cena in modo tale da cominciare a preparare i bagagli. Ho provveduto anche a riconfermare il volo di ritorno con il check in online.

6 SETTEMBRE SABATO

SAN FRANCISCO-AEROPORTO 187 KM

L’ultimo giorno del nostro viaggio è arrivato ma avevamo ancora una mezza giornata a disposizione. Fatto colazione e il check out dell’hotel abbiamo sistemato i bagagli in macchina e ci siamo diretti nuovamente nel centro di San Francisco. Oggi il traffico era più tranquillo essendo sabato così almeno non rischiavamo di prenderci qualche multa per guida maldestra…Volevo recuperare alcune cose che non siamo riusciti a vedere il giorno prima e saltare un giro nei d’intorni della città che comprendeva varie cittadine.

Il Googleplex ossia il quartiere generale di Google che si trova a Mountain View dove è possibile visitare la parte esterna con i suoi loghi e dei pupazzi con cui fotografarsi e girare per il campus. Nella zona ci sono anche Microsoft e Yahoo.

Sausalito si trova invece dall’altro lato del Golden Gate ed è una tranquilla cittadina di villeggiatura che offre belle viste su San Francisco.

Tornando alla nostra ultima giornata siamo andati a vedere il City Hall ossia il palazzo del governo della città in stile beaux art con la quinta cupola più alta del mondo.

Da lì siamo saliti fino alla piazzetta di Alamo Square con le sue casette vittoriane in legno colorato viste mille volte sulle cartoline. Queste case vittoriane sopranominate painted ladies ossia signore dipinte sono state costruite dalla metà del 1800 fino ai primi del 1900. Dalle 48000 iniziali poche sono rimaste in seguito al grande incendio e terremoti.

Per chiudere in bellezza il viaggio siamo andati nel grande parco della città il Golden State Park dalla forma rettangolare e più grande di Central Park a New York che misura 5 km di lunghezza con oltre 10 km di piste ciclabili. E’ suddiviso in varie aree e ospita diversi edifici come il Conservatorio che è una serra vittoriana una delle più grandi al mondo. Il museo di storia naturale che comprende l’acquario e il planetarium e una sezione sui fenomeni sismici. Il tetto è costituito da finte colline erbose dal quale ammirare il panorama sul parco.

Bellissimo il giardino di the giapponese , il Japanese tea garden, con pagode, bonsai e stagni ed è il più antico del genere negli Stati Uniti.

Reputandoci soddisfatti abbiamo deciso di terminare con questa visita il nostro viaggio negli States. Sebbene in anticipo per la riconsegna della macchina ci siamo diretti alla Alamo rent a car dove l’addetto ci ha fatto pagare solamente i 375 dollari per le spese del drop off, visto che è stata riportata in un altro centro rispetto a quello del ritiro. Del vetro segnato dalla parte del guidatore non ha detto niente probabilmente perché ha visto che avevamo la copertura assicurativa totale, che consiglio di fare sempre.

Con il cuore alleggerito poiché tutto alla fine è andato per il verso giusto siamo andati in aeroporto con l’air train che collega tutti i terminal. Al momento dell’imbarco delle valigie abbiamo dovuto riaprire le valigie e ridistribuire il peso perché avevamo sforato il limite, altrimenti dovevamo pagare la differenza. Ultimo giro per l’aeroporto. Ho trovato per fortuna una cassetta postale per spedire le cartoline che mi portavo dietro da giorni….il volo di ritorno fino a Parigi è volato…perché tutti più rilassati ci siamo fatti una bella dormita. Poi coincidenza per Venezia e finalmente arrivati a casa stanchi ma soddisfatti…pronti per pensare alla prossima partenza….

NOTE INFORMATIVE

PREZZO MEDIO VOLO A PERSONA CON ASSICURAZIONI 900 EURO

NOLEGGIO AUTO ASSICURAZIONE COMPLETA CON DROP OFF 700 EURO

MOTEL E HOTEL 1000 EURO CIRCA

BENZINA 630 EURO CIRCA

PRANZI E CENE 800 EURO CIRCA

 

Potete leggere altri racconti di viaggio Sonia nel suo sito http://familytripsontheroad.it

 

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