Viaggio tra California e parchi nazionali con paesaggi eccezionali

di Eleonora Fornai – 
Presi dalla curiosità di vedere da vicino il paese più ricco del mondo, io e il mio fidanzato siamo partiti alla scoperta delle due principali metropoli della California e dei parchi naturali della zona occidentale, lungo un percorso ad anello.

Mentre le prime ricordano scenografie da telefilm e cartone animato, ma non sono imperdibili; unici e rari sono i paesaggi creati dalla natura, che si estendono per molti chilometri e della loro imponenza mai nessuna cartolina potrà rendere l’idea.

GIORNO 1: LOS ANGELES.

Approfitto della mia prima colazione negli Stati Uniti per assaggiare il burro di arachidi, come avevo sempre visto fare nei cartoni animati e alzi la mano chi non ha mai avuto la curiosità di provarlo!

La giornata incomincia con una visita alla down town (centro città) di Los Angeles, con grattacieli altissimi e curiosi edifici di architettura moderna, trai quali sfrecciano curiosi personaggi con dei monopattini ad energia elettrica.

Prima ci dedichiamo alla moderna cattedrale cattolica di Nostra Signora degli Angeli, che da fuori ha la struttura simile a quella di un hotel, mentre all’interno è dotata di un organo molto elegante, oltre ad un affresco che rappresenta importanti personaggi della chiesa contemporanea, come Madre Teresa di Calcutta e papa Giovanni Paolo II ed un altro dipinto molto particolare, con l’immagine di Cristo.

Poi ammiriamo dall’esterno il teatro Walt Disney Concert Hall, oltre al municipio e alla stazione dei treni della città, tutti con una struttura architettonica molto particolare.

Successivamente, ci rechiamo a Hollywood, che sembra un’americanata per turisti scemi, ma ne approfittiamo per scattare una fotografia con le impronte dei personaggi famosi, davanti al teatro cinese; poi passiamo davanti a Madame Tussauds con le statue e ci affacciamo su un belvedere sulla collina con la scritta Hollywood.

Poi andiamo nel quartiere di Beverly Hills dove tra una palma gigante e l’altra, si trovano eleganti villette in legno e cortile, dotate di auto di lusso parcheggiata e bandiera americana rigorosamente esposta: la scenografia di un telefilm americano.

Prendiamo la strada per Laughlin, dove pernotteremo.

Lungo il tragitto, le colline di Beverly Hills lasciano gradualmente spazio a montagne rocciose, prima ornate di qualche sparuto albero, poi da cespugli e, infine, dal celeberrimo albero Joshua, con la sua struttura particolare, in un paesaggio che muta continuamente.

A destinazione, l’hotel a quattro stelle si trova dentro ad un casinò, in mezzo a montagne rocciose a circa 2000 m di altitudine, ma la temperatura supera abbondantemente i 40°C e sembra di essere a cuocere dentro ad un forno gigante; tuttavia ci rinchiudiamo dentro all’hotel con l’aria condizionata e riusciamo a sopravvivere.

GIORNO 2: ROUTE 66 E GRAND CANYON.

Dopo una colazione con vista sul fiume Colorado, ci dirigiamo verso il Grand Canyon, che raggiungeremo dopo oltre 5 ore di viaggio e una sosta a Seligman, per scattare una fotografia con la celeberrima insegna Route 66.

La strada costeggia la ferrovia ad un binario, percorsa soltanto da treni merci di una lunghezza infinita; il paesaggio continua a variare in spazi sterminati con montagne rocciose che lasciano spazio a pianure con pini ponderosa.

Unica testimonianza umana, una serie di camper lungo la strada, abitata da statunitensi che non possono permettersi un’abitazione perchè privi di una pensione adeguata; poco dopo incontreremo la cittadina di Kingman con eleganti villette, in un paese in cui il divario tra grande ricchezza e eccessiva povertà è molto ampio e fa riflettere.

Dentro al parco nazionale del Grand Canyon trascorreremo circa 3 ore ammirando il fiume Colorado che si interseca tra le rocce rosse in un paesaggio da cartolina.

Qualche miglia più avanti, passeremo ad ammirare il “deserto dipinto”, costituito da dune di sabbia e monumentali rocce grigie, rosse e verdi.

Il parco è gestito molto bene: tutti i percorsi sono asfaltati e segnalati con la relativa lunghezza di percorrenza; inoltre sono disponibili navette autobus per spostarsi da un luogo all’altro e dietro alle toilettes ci sono piccole fontane di acqua potabile.

Diversamente rispetto al resto del paese, dentro ai parchi nazionali viene fatta la raccolta differenziata dei rifiuti, che ritroverò soltanto nella città di San Francisco ed è una vergogna che in un paese così avanzato il riciclo dei rifiuti venga realizzato in modo così superficiale.

Pernotteremo nella città di Page, dopo una cena accompagnata da musica country e una temperatura che finalmente si è abbassata a circa 30°.

GIORNO 3: GLEN CANYON E MONUMENT VALLEY.

Dopo un’abbondante colazione in hotel, visitiamo il lago Powell e attraversiamo a piedi il ponte sulla diga che dal fiume Colorado ha creato il lago.

Presso il centro dei visitatori è disponibile un terrazzo panoramico dal quale è possibile scattare spettacolari fotografie sul lago; all’ingresso è stata posta una pietra con l’impronta di un dinosauro, ma mi riservo di dubitare sulla sua autenticità.

Successivamente, raggiungiamo lo Horse Shoe (Ferro di Cavallo), area in cui il fiume Colorado passa intorno ad una roccia rossa ricoperta di sabbia del medesimo colore, in una valle altissima, sulla quale ogni giorno si affacciano milioni di visitatori, per godere di uno degli spettacoli più incantevoli che la natura possa offrire.

La visita dura circa un’ora e mezza ed è consigliabile munirsi di cappello, occhiali da sole e cospargersi di crema solare ad alta protezione..

Riprendiamo la strada per la Monument Valley e pranziamo lungo il cammino al Burger King di Kajenta, dove approfittiamo per visitare un museo che illustra la cultura navajo con la ricostruzione di uno hogan e di un carro.

La Monument Valley è una riserva Navajo e non un parco naturale, di conseguenza, gli indiani permettono di girare film al suo interno; ovviamente, dietro lauto compenso, nel paese in cui tutto o quasi è possibile, per chi può pagare alte somme di denaro.

Partecipiamo ad un’escursione di circa 90 minuti con una jeep guidata da un navajo e ci fermiamo nei 3 maggiori punti panoramici per scattare delle foto.

Altissime rocce create dall’erosione del vento si ergono di fronte a noi e sarebbe bellissimo poterle ammirare al tramonto, magari durante una corsetta.

Riprendiamo la strada per Monticello, paesino per camionisti con quattro strade di numero messe in croce, dove ceniamo e pernottiamo.

GIORNO 4: PARCO NAZIONALE DEGLI ARCHI E CAVALLO MORTO.

Partiamo di prima mattina per raggiungere il parco nazionale degli archi, costituito da più di 2000 archi naturali di differenti colori e forme scavati nella roccia e gli dedichiamo circa due ore di visita. Pranziamo presso una catena di ristoranti chiamata Peace Tree, dove è possibile mangiare cibo di buona qualità a kilometro zero, ma a peso d’oro perchè per evitare i fast food ed ingerire cibo commestibile bisogna essere ricchi.



Proseguiamo per il Dead Horse Point, con da un lato una vista su un lago artificiale con un colore celeste molto acceso e circondato da giganti canyon rossi; dall’altro lato il fiume Colorado che si insinua tra irte rocce rosse, formando un ferro di cavallo, simile a quello già ammirato il giorno precedente.

Nuvole bianche formano un contrasto con le rocce rosse, ornate da qualche sparuto cespuglio verde e senza volerlo rievocano i colori della bandiera italiana.

Lasciamo alle spalle le rosse montagne rocciose del deserto, per attraversare un’aperta campagna quasi disabitata, dove son più numerose le mucche dei pochi ranch, in un paesaggio spettacolare che cambia continuamente; fino ad incontrare irte montagne ornate da pini, che sembrano abeti per le loro enormi dimensioni.

Arriviamo alla città di Vernal, chiamata anche “la città dei dinosauri” e vi pernottiamo.

GIORNO 5: GRAND TETON PARK.

Partiamo per affrontare i nostri circa 500 Km quotidiani e raggiungere la città di Jackson nel Wyoming, dove dormiremo.

Lungo il tragitto, attraversiamo su un ponte il lago Cherry e ammiriamo due isolette che lo popolano, più avanti costeggiamo il fiume Verde che scorre tra irte montagne di più di 2000 m di altitudine ornate di abeti.

Una pista ciclabile che scorre accanto alla strada, molto popolata da ciclisti ci accompagna fino alla città di Jackson.

Dopo pranzo, prima visitiamo la Cappella della Trasfigurazione, chiesa presbiteriana dei primi del novecento costruita in legno, poi andiamo ad ammirare il lago Jenny nel parco del Grand Teton e immergiamo i piedi nell’acqua fresca, potendo contemplare le montagne con cime innevate sullo sfondo e che si specchiano sul lago.

GIORNO 6: YELLOWSTONE NATIONAL PARK.

Usciamo dal parco del Grand Teton per entrare in quello di Yellowstone e, proprio sul più bello, quando la nostra guida chiede all’autista di fermarsi per farci scattare delle foto, i due litigano furiosamente e l’autista inchioda improvvisamente l’autobus per far cadere a terra la nostra guida, che sbatte la testa.

Vengono chiamati i rangers del parco (l’equivalente della nostra guardia forestale) che comminano una multa di 140 $ a testa, tanto alla guida, quanto all’autista, facendo pagare anche la parte lesa e applicando principi del diritto che a me sfuggono, ma anche questo è folclore americano!

Contro ogni principio di precauzione, buona parte del gruppo sale sul pullman con l’autista pazzo, mentre noi e altri più prudenti ci facciamo accompagnare fino all’hotel con un minibus messo a disposizione dal direttore del parco.

Lungo il tragitto, incontriamo un bellissimo stagno di ninfee, una cascata pittoresca e avvistiamo un bisonte proprio sul bordo della strada.

Siamo costretti a trascorrere il pomeriggio tra le due case di West Yellowstone, alle porte del parco e ne approfittiamo per fare una passeggiata di circa un’ora tra gli abeti e veniamo accompagnati da scoiattoli che saltellano tra un ramo e l’altro.

Al rientro nel villaggio, trai pochi negozi, ne spicca uno che vende armi e rimaniamo sorpresi dal fatto che vi entrano un uomo con un bambino, come se andassero a comprare giocattoli.

Terminiamo la giornata con cena a base di insalata e salmone dell’Alaska.

GIORNO 7: YELLOWSTONE NATIONAL PARK.

Dopo varie pressioni da parte di tutti i componenti del gruppo, ci mandano un nuovo autista, che sostituirà quello pazzo fino alla fine del viaggio; assomiglia a Fred dei Flinstones, ma speriamo che ci porti a destinazione sani e salvi!

Siamo finalmente pronti per andare alla scoperta del parco, con una prima sosta all’Old Faithful, un geiser gigante con un’eruzione di acqua bollente e fumo, che fuoriescono da un cratere bianco con la regolarità di circa un’ora e mezza l’una dall’altra.

Camminiamo intorno al cratere sopra ad una passerella, posta per evitare che i turisti si brucino i piedi, e ammiriamo delle piccole bacinelle create dalla natura, con acqua azzurra all’interno che bolle e piccole cascate di acqua arancione incandescente.

Poco più avanti, il Midway Geiser Basin, con piscine con acqua turchese e pietra arancione.

Dopo un’ora di viaggio, arriviamo alle meraviglie di Mammoth Hot Springs, un’area che ricorda le vasche termali di Saturnia e le biancane del monte Amiata, ma in dimensioni gigantesche e ammiriamo l’acqua termale che scorre sopra a rocce colorate.

Pranzo con due uova bollite, prese dalla colazione e il cui sapore si intona con l’odore dell’aria. Ammiriamo anche la Turquoise Pool, costituita da scenografiche vasche naturali colorate, ma con una temperatura più adatta per cucinare, piuttosto che per immergersi e fare il bagno.

Riprendiamo il cammino per Salt Lake City, dove arriveremo a notte inoltrata e dopo 7 ore di viaggio.

GIORNO 8: SALT LAKE CITY E BRYCE CANYON.

Dedichiamo la mattinata alla visita di Salt Lake city, con un centro molto pulito e ben tenuto e il simbolo del potere spirituale, la chiesa, accanto al simbolo del potere temporale, il parlamento dello stato dello Utah, con una struttura simile a quella della Casa Bianca.

La chiesa, invece, è una struttura di fine ottocento costruita con legno di pino ed è il tempio dei Mormoni, con due volontarie che ci offrono qualche notizia sulla loro religione.

Dopo circa 5 ore di viaggio raggiungiamo il parco nazionale del Bryce Canyon, dove faremo una passeggiata di più di 2 ore tra scenografiche rocce rosse alte molti metri: prendiamo il sentiero Navajo dal Sunset Point fino al Sunrise Point e godiamo di un tramonto meraviglioso.

Pernottiamo in un hotel con vista sul Bryce Canyon e ci prepariamo alle meraviglie del giorno successivo.

GIORNO 9: ZION NATIONAL PARK E LAS VEGAS.

Dopo una buona colazione, siamo pronti per ammirare un altro bellissimo parco naturale, quello di Zion, che segue al precedente del Bryce Canyon: percorriamo scenografiche strade a strapiombo sulla roccia per svariati chilometri e incontriamo un fiume in alcuni tratti asciutto, che poi progressivamente si riempie di poca acqua in altri punti.

Siamo colti da una pioggia battente a gocce giganti, che dura soltanto pochi minuti, probabilmente frutto dei cambiamenti climatici di cui questa zona risente.

Arriviamo a Las Vegas alle 4 del pomeriggio e camminiamo lungo Las Vegas Road, detta anche “Strip” fino alle 11 di sera per visitare i vari casinò, che sono una specie di Disneyland per adulti. Incominciamo dal casinò Excalibur, ispirato alla leggenda di Re Artù, che ospita l’hotel dove dormiremo per poi visitare il Bellagio, un’omaggio all’italianità con affresco costruito con elementi naturali come fagioli, che mi colpisce; dopo ci rechiamo al Caesar che omaggia l’antico mondo latino, per poi passare al New York con statua della libertà davanti all’ingresso e finire con il Luxor, che esibisce una sfinge gigantesca.

Degno di nota anche il Venetian, che tenta di ricostruire una città unica al mondo e con all’interno creata una laguna con delle gondole che trasportano i turisti e gli avventori vari da un lato all’altro del casinò.

GIORNO 10: DEATH VALLEY.

Sveglia alle 7 di mattina e ricca colazione in hotel, con ampia scelta tra cucina messicana, orientale, latina, italiana; io mangio soltanto due dolci fatti in casa: uno alla carota e uno al cioccolato, preferendo non rischiare, dato che gli americani non riescono ad essere sobri neanche quando mangiano: cibi troppo abbondanti e con mille sapori mischiati insieme!

Attraversiamo il casinò e notiamo che in molti sono davanti alle slot machines già di prima mattina. Partiamo in direzione Death Valley, così chiamata a causa delle alte temperature e passiamo accanto all’aeroporto con piccoli aerei privati che i proprietari dei vari casinò utilizzano per andare a prendere i giocatori e trasportarli fino alle sale da gioco.

A destinazione, il termometro segna circa 45° al sole e 35° all’ombra e beviamo un litro di acqua a testa, arricchito di sali minerali, per riprenderci.

Il parco nazionale della Death Valley occupa per l’80% la California e per il restante 20% l’Arizona e la parte più bassa della valle arriva fino a 83 metri sotto al livello del mare.

Durante la visita, ammiriamo le pietre del deserto, con colori che variano dal rosso al verde, passando dal grigio e nero; inoltre piccoli arbusti di tamerici ornano le dune di sabbia della valle.

In lontananza, scorgiamo alte colonne di sabbia che si formano sopra alle dune: sono dei piccoli tornado, frequenti in questa zona.

Riprendiamo il cammino e arriviamo a Mammouth Lakes, dove pernottiamo.

GIORNO 11: YOSEMITE NATIONAL PARK.

Partiamo di buon mattino per raggiungere il parco nazionale Yosemite, dove ammireremo irte montagne spruzzate di neve, ornate di maestose conifere e attraversate da imponenti cascate.

Lungo il tragitto, attraversiamo piccole strade a strapiombo sulla valle, costeggiando bellissimi laghi nei quali si specchiano le “vanitose” montagne.

Prima sosta presso uno dei trenta laghi del parco, il Lago di Cristallo, circondato da montagne ornate di abeti e con una piccola spiaggia con sabbia grossa, ma con un’acqua dal colore cristallino; siamo a circa 3000 metri di altitudine, passando in poco tempo dagli oltre 40° del deserto agli scarsi 20° della montagna.

Ci fermiamo anche al punto panoramico del Tunnel View, con una meravigliosa visuale sulla cascata al lato della vallata.

Pranziamo al self-service del parco con un “italian chicken sandwich”al prezzo di 8 $ e che di italian non ha proprio niente: pane scadente, pollo grasso, condito con ketchup e formaggio fuso, una cannonata nello stomaco sarebbe stata più gustosa e salutare!

Subito dopo, prendiamo un sentiero che porta proprio sotto alla cascata con 15 minuti di cammino per andare e altrettanti per tornare.

Sotto alla cascata, approfittiamo di un torrente che scorre in mezzo alle pietre per immergere i piedi nell’acqua fresca per qualche minuto.

Ripartiamo e incontriamo un paesaggio di campagna ricco di vigneti, uliveti e alberi di pistacchio; ci fermiamo presso una fattoria che vende prodotti locali e esibisce animali che si possono accarezzare e fotografare; ne approfitto per assaggiare un gelato al fiordilatte e pistacchio per 3.75 $, poco economico, ma molto buono.

Arriviamo presso il villaggio di Modesto, di nome e di fatto per le ridotte dimensioni, ceniamo e andiamo a dormire, dopo aver mangiato carne alla griglia di ottima qualità, presso la catena locale Dickey’s con 15 $ a testa.

GIORNO 12: SAUSALITO E SAN FRANCISCO.

Arriviamo a San Francisco alle 10 del mattino e la troviamo avvolta nella nebbia, con un clima che ricorda molto quello Scozzese.

Attraversiamo il centro finanziario con moderni grattacieli a vetri a specchio, per poi arrivare al quartiere con le villette in stile vittoriano, dopo una prima sosta alla moderna cattedrale di San Francesco, per una visita.

La cattedrale fu progettata da un architetto italiano nel 1992 ed è stata realizzata con una struttura antisismica e in stile moderno; all’interno ospita una cupola altissima e in fondo vi è una vetrata che permette una vista panoramica sulla città.

Per strada, accanto ad automobili di lusso parcheggiate, sono seduti dei barboni che chiedono le elemosina e finalmente riesco a trovare bidoni della raccolta differenziata; inoltre, la città si erge su collinette attraversate da piste ciclabili, impressionante per le sue mille contraddizioni.

Attraversiamo il celeberrimo ponte Golden Gate per una visita al villaggio di Sausalito, con un bellissimo panorama sulla baia e ennesimo simbolo della mania degli americani di ostentare ricchezza.

Tornati a San Francisco, pranziamo con la famosa Crawl Soup, zuppa con patate e qualche pezzo di granchio dentro ad una pagnotta scavata e riempita con la zuppa per 10 $ a testa.

Dopo pranzo, partiamo dal molo Pier 39 per una mini-crociera sulla baia al prezzo di 34 $ della durata di un’ora per ammirare il Golden Gate Bridge dal mare e vedere da vicino l’Isola degli Angeli e l’Isola di Alcatraz, che ospita la famosa prigione.

Al rientro, sulla sommità del molo, potremo vedere da vicino leoni marini appollaiati su tavole di legno galleggianti sul mare.

Pernottiamo a San Francisco in hotel in Lombard Street con vista sulla baia.

GIORNO 13: SAN FRANCISCO.

Noleggiamo una bicicletta per l’intera giornata al prezzo di 32 $ e sfruttare al meglio l’ultimo giorno di viaggio con volo aereo previsto per le 21 e, partenza dall’hotel in autobus per recarci all’aeroporto alle 17.

Percorriamo in bicicletta l’intera baia fino al Golden Gate avvolto nella nebbia e lo percorriamo fino all’altra sponda, facendoci la doccia con l’aria carica di gocce d’acqua, che è sul ponte.

Lungo la baia, fiume umano fa jogging e sulla spiaggia una ventina di persone con la muta da sub per la bassa temperatura nuotano in mare.

Poi ci dirigiamo verso il centro della città per spendere gli ultimi dollari ed evitare di fare acquisti all’aeroporto, dove i prezzi sono stellari.

Degni di nota due centri commerciali che vendono marche di prodotti da tutto il mondo: Westfield Mall in Market Avenue e Maucy’s in Union Square.

In serata, lasciamo gli Stati uniti per fare ritorno in Europa, ammirando dall’alto San Francisco, illuminata dalle luci della sera e potendo riflettere sul mondo occidentale da un punto di vista diverso rispetto al nostro.

Eleonora Fornai
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